{"id":284,"date":"2013-12-17T13:21:43","date_gmt":"2013-12-17T12:21:43","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/gli-schemi-di-orario-stw-short-time-work-in-europa-ai-tempi-della-crisi\/"},"modified":"2013-12-17T13:21:43","modified_gmt":"2013-12-17T12:21:43","slug":"gli-schemi-di-orario-stw-short-time-work-in-europa-ai-tempi-della-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/gli-schemi-di-orario-stw-short-time-work-in-europa-ai-tempi-della-crisi\/","title":{"rendered":"Gli schemi di orario STW (short time work) in Europa, ai tempi della crisi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ridurre gli orari e ripartire il lavoro \u00e8 uno dei modi pi\u00f9 rilevanti per rispondere ai guasti provocati dalla crisi economica. A fronte del crescente livello della disoccupazione, in particolare di quella gravissima che riguarda i giovani, la riduzione degli orari pu\u00f2 aiutare a difendere i livelli di occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto con i posti di lavoro ha portato i sindacati europei a porre la riduzione degli orari al centro delle proprie rivendicazioni. Sindacati e Governi dei vari paesi europei hanno affrontato il tema degli orari con modalit\u00e0 diverse; ma ovunque, a partire dal 2008 si \u00e8 progressivamente esteso il ricorso al STW (short time work) &#8211; orario di lavoro ridotto &#8211;\u00a0 con schemi legislativi o accordi contrattuali, per difendere posti di lavoro e redditi dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le organizzazioni sindacali dei vari paesi dell\u2019U.E., pur con convinzioni diverse e diversa intensit\u00e0, hanno lavorato per ridurre la disoccupazione, hanno contrattato orari di lavoro ridotti e raggiunto accordi per mantenere i posti di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le modalit\u00e0 introdotte sono state le pi\u00f9 svariate:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; le \u201cbanche ore\u201d sono state lo strumento per realizzare una flessibilit\u00e0 dell\u2019orario, con la progressiva abolizione del lavoro straordinario e, attraverso varie forme di condivisione del lavoro, hanno contribuito a sostenere il reddito e mantenere i livelli occupazionali;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0 i \u201ccontratti di solidariet\u00e0\u201d,\u00a0 con riduzione di orario e di salario (compensato spesso da interventi di parziale sostegno al reddito con intervento legislativo o con accordi) per mantenere e difendere i livelli occupazionali;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; il \u201ckurzarbeit\u201d (orario di lavoro ridotto) tedesco, con contratti collettivi che mantengono i posti di lavoro con riduzione per tutti dell\u2019orario e del salario, ma con l\u2019intervento del Governo che compensa parte della perdita del reddito. A questo schema \u00e8 associato un intervento formativo nel tempo extra non lavorativo. Questi schemi seguono le esperienze che furono fatte in Germania negli anni \u201990: il solo intervento alla Volkswagen di condivisione del lavoro con la riduzione degli orari permise di salvare 30.000 posti di lavoro. Nel 2009 in Germania i fondi pubblici per questi schemi di intervento raggiungevano 5,1 miliardi di euro, per sostenere il reddito di 1.400.000 lavoratori e salvando quasi 500.000 posti di lavoro;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0\u00a0il ricorso a legislazioni di intervento tramite forme, tipo la nostra Cassa Integrazione (riduzione parziale o totale dell\u2019orario con parziale compensazione della perdita retributiva). Questi schemi di intervento richiedono anche l\u2019intervento della contrattazione collettiva. Spesso alla riduzione di orario si associano altre strumentazioni, quali il pensionamento anticipato o flessibile e l\u2019uso della formazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 *****<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa, negli ultimi dieci anni, \u00e8 proseguito un lento trend di riduzione dell\u2019orario di lavoro. Nel 2010 l\u2019orario settimanale di lavoro medio era di 37,5 ore contro le 40,5 del 1991. \u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei vari paesi dell\u2019Unione esistono comunque grandi differenze sul numero delle ore medie settimanali effettivamente lavorate. Si va dalle 35,6 ore in Germania, dalle 31,5 ore dei Paesi Bassi, dalle 35,3 ore dell\u2019Inghilterra fino alle 40,9 della Grecia e alle 38,1 ore del Portogallo. L\u2019Italia aveva nel 2010 una settimana lavorativa media di 37,3 ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mettendo in relazione la durata degli orari ed il tasso di occupazione dei vari paesi si ottiene il risultato che i paesi con pi\u00f9 alto tasso di occupazione hanno gli orari pi\u00f9 bassi, mentre quelli che hanno tassi di occupazione pi\u00f9 bassi hanno gli orari pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si veda la Figura 1 (Istat 2011) che mette in relazione, per il 2010, il tasso di occupazione (15 &#8211; 64 anni) e le ore medie settimanali lavorate. \u00a0 \u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-283\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/images_tab_pelos_123.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"638\" height=\"417\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/images_tab_pelos_123.png 1928w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/images_tab_pelos_123-300x196.png 300w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/images_tab_pelos_123-1024x669.png 1024w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/images_tab_pelos_123-768x502.png 768w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/images_tab_pelos_123-1536x1004.png 1536w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/images_tab_pelos_123-1568x1025.png 1568w\" sizes=\"(max-width: 638px) 100vw, 638px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ottengono 4 quadranti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; \u00a0 orari lunghi e bassa occupazione: Grecia, Italia, Spagna, Polonia, ecc.;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; \u00a0 orari brevi e alta occupazione: Paesi Bassi, Germania, Danimarca, Inghilterra, ecc.;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; \u00a0 orari lunghi e alta occupazione: Portogallo, Lussemburgo, Slovenia, Rep. Ceca;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; \u00a0 orari brevi e bassa occupazione: Irlanda<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francia e Belgio hanno orari e tassi di occupazione praticamente coincidenti con la media U.E..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi decenni il progresso tecnologico ha portato nei paesi occidentali ad una crescita della produttivit\u00e0 pi\u00f9 rapida di quella del Pil. Ci\u00f2 ha significato pi\u00f9 produzione, pi\u00f9 ricchezza e si \u00e8\u00a0 tradotto anche in costanti riduzioni di orario di lavoro.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da almeno 30 anni per\u00f2 si sono affacciati processi nuovi e rilevanti: la globalizzazione, il post fordismo, una nuova organizzazione produttiva, le esternalizzazioni, le delocalizzazioni e soprattutto un\u2019innovazione tecnologica spinta con \u201ctecnologie di grande impatto potenziale\u201d, che sempre pi\u00f9 sostituiscono l\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crescita della produzione e della produttivit\u00e0 hanno comportato un impetuoso incremento di ricchezza, mentre diminuiva il monte salari, diminuiva il salario reale dei lavoratori e si arrestava la tendenza alla riduzione degli orari di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 stato un forte trasferimento di ricchezza da redditi da lavoro a profitti e rendite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi sei anni di durata della crisi, 2008-2013, in tutta Europa si sono adottate, come vedremo, strategie difensive importanti, in attesa di una ripresa dell\u2019economia e della crescita del Pil.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando sar\u00e0 superata la crisi, con una lenta risalita, sar\u00e0 comunque impossibile tornare ai livelli occupazionali degli anni pre &#8211; crisi, in particolare nell\u2019industria e nel manifatturiero. Sar\u00e0 necessario recuperare nel terziario e nei servizi. Ma con una innovazione tecnologica che cancella posti di lavoro sempre pi\u00f9 velocemente, senza riuscire a crearne di nuovi, l\u2019alternativa ad una disoccupazione di massa dovr\u00e0 passare inevitabilmente da una nuova fase di riduzione dei tempi di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente vero in Italia dove gli orari annui superano, per ogni lavoratore, di oltre 300 ore annue quelli dei paesi del centro e nord Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Redistribuzione della ricchezza e del reddito e ridistribuzione degli orari sono le nuove frontiere, nei prossimi anni, per reggere nei paesi europei una sostenibilit\u00e0 sociale e dare un lavoro alle nuove generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 *****<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando al tema delle risposte date alla crisi con le politiche degli orari nei vari paesi europei, \u00e8 da registrare che fin dagli anni \u201990 abbiamo avuto studiosi e ricercatori che hanno analizzato il rapporto tra occupazione e riduzione degli orari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nel 1994 gli studi di Abraham e Houseman hanno evidenziato che in alcuni paesi europei l\u2019uso\u00a0 dello STW ha permesso di aumentare la flessibilit\u00e0 interna delle imprese e di reagire a periodi di domanda negativa non con i licenziamenti, ma con le riduzioni delle ore lavorate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Van Audenrode nello stesso anno compara l\u2019esperienza di molti paesi industriali e analizza come in alcuni paesi i tassi di aggiustamento, in caso di shock di domanda, siano pi\u00f9 efficaci con la riduzione del numero di ore lavorate, rispetto al ricorso ai licenziamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1996 Hamermesh studia l\u2019impatto di varie tipologie di riduzione del lavoro e conclude che la riduzione collettiva delle ore giornaliere lavorate ha i migliori effetti sulla crescita dell\u2019occupazione. Nello stesso anno Fitgerald studia gli effetti della riduzione delle ore lavorative, in relazione alla produttivit\u00e0, al salario e ai costi dell\u2019impresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2010 Hijzen e Venn studiano l\u2019efficacia del STW nel salvaguardare i posti di lavoro durante la crisi, analizzando i dati di 19 paesi Ocse, in quattro settori industriali. Essi affermano che lo STW \u00e8 efficace nel preservare il numero dei lavoratori (in Germania e in Giappone calcolano tra lo 0,7 e lo 0,8% il numero di posti di lavoro salvati), ma esclusivamente per i lavoratori a tempo indeterminato. Non ci sarebbe nessun beneficio per i lavoratori a termine e per quelli a part time, in parte, ma non solo, perch\u00e9 essi vengono preventivamente esclusi dai programmi di riduzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arpaia studia i dati di 27 paesi europei tra il 1991 e il 2009 e la capacit\u00e0 del STW di ridurre la variabilit\u00e0 dell\u2019occupazione durante la recessione. L\u2019autore esamina anche la durata della compensazione STW nei vari paesi e come essa sia stata estesa (es. da 3 a 24 mesi in Austria e da 6 a 18 mesi in Germania, poi portata a 24). In Italia questa compensazione \u00e8 garantita tramite varie forme di CIG, mentre in altri paesi, alle compensazioni decise dai Governi, si sono aggiunti incentivi alle imprese che accettano schemi di STW, quali la riduzione dei contributi sociali, una maggiore flessibilit\u00e0 e incentivi alla formazione (obbligatoria o no, a seconda dei paesi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2010 l\u2019\u201dOECD Employment Outlook\u201d studia l\u2019effetto dell\u2019avvio del STW in 19 paesi Ocse. Le conclusioni sono che gli schemi di STW aiutano a salvaguardare i posti di lavoro a tempo indeterminato nella crisi, ovviamente\u00a0 in modo diverso nei vari paesi per la durata della caduta di domanda nelle crisi, per il numero di lavoratori coinvolti e per le tipologie di STW utilizzate. Lo studio stima che il STW ha salvaguardato circa 200.000 lavoratori in Germania e ben 400.000 circa in Giappone, limitatamente ai lavoratori permanenti. Gli schemi di STW e la loro efficacia variano, secondo altri studi condotti, dalla loro tipologia, dai costi per il datore di lavoro, dalla preesistenza o meno di altri strumenti di salvaguardia dell\u2019impiego, dal tipo di flexicurity esistente, laddove esiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019efficacia dello STW sarebbe anche legata all\u2019obbligo, nel periodo, di ricercare o accettare un lavoro, alla partecipazione dei datori e alla presenza di bilateralit\u00e0 nel finanziamento dello STW.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci sono invece studi specifici sul rapporto tra l\u2019introduzione di schemi di STW e la tipologia della contrattazione presente. Come, cio\u00e8, la presenza della contrattazione collettiva &#8211; a livello nazionale, oppure di un sistema di contrattazione non centralizzata o di un sistema misto con i due livelli complementari &#8211; influisca sul ricorso al STW. Infatti in Europa la situazione della contrattazione \u00e8 molto articolata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio in Austria, Belgio, Germania e Paesi Bassi i programmi di STW sono attuati tramite accordi collettivi settoriali e locali. In altri paesi la contrattazione collettiva si esplica a livello aziendale. Ad esempio in Bulgaria, Ungheria e Polonia i contratti collettivi su orari ridotti sono stati siglati in societ\u00e0 multinazionali e grandi aziende. Anche in Svezia gli accordi sulle riduzioni di orario\u00a0 vengono negoziati a livello aziendale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 *****<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venendo alle esperienze di STW, prendiamo in esame la situazione in alcuni paesi dell\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda l\u2019Italia la situazione \u00e8 nota, ma va ricordato che ai sistemi di CIG preesistenti si \u00e8 aggiunto quella in deroga, per settori e aziende che non ne beneficiavano. I sindacati chiedono al Governo il rifinanziamento per l\u2019utilizzo dei contratti di solidariet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Francia si \u00e8 introdotta nel 2000 la settimana lavorativa di 35 ore, con una forte apertura alla flessibilit\u00e0 degli orari, in quanto le ore di lavoro si computano su base annua e non pi\u00f9 settimanalmente. Si stima che la legge abbia prodotto l\u2019introduzione di circa nuovi 350.000 posti di lavoro. Tra il 2008 e il 2009, per quanto riguarda gli schemi di STW, si sono aumentati i benefici e la durata e si sono estesi a tutti i lavoratori, compresi quelli temporanei e a part time.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Germania l\u2019introduzione del Kurzarbeit \u00e8 stata studiata\u00a0 da vari autori che hanno messo in rilievo che le imprese che lo hanno utilizzato:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; \u00a0 non hanno ridotto le retribuzioni, quindi le riduzioni orarie sono avvenute a parit\u00e0 di salario;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; \u00a0 hanno anche assunto nuovi lavoratori, ma solo a termine e a part time;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; \u00a0 hanno aumentato la flessibilit\u00e0 interna e stabilizzato l\u2019occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri autori mettono in rilievo che, oltre a quanto gi\u00e0 esposto, il Kurzarbeit non \u00e8 uno strumento che serve per il lungo periodo; serve solo per stabilizzare il ciclo economico e non nel caso di cambiamenti strutturali; \u00e8 utilizzato prevalentemente nel settore manifatturiero (l\u201980% dei lavoratori sussidiati lavora nel manifatturiero); non servirebbe per situazioni di crisi pi\u00f9 profonde e durature; \u00e8 scarsamente utilizzato nelle piccole imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2009 il periodo di utilizzo \u00e8 stato esteso a 24 mesi e sono state migliorate le procedure e le condizioni di utilizzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Portogallo la settimana lavorativa \u00e8 stata portata da 44 a 40 ore a parit\u00e0 di salario. Sono previsti corsi di formazione fino a 6 mesi nel periodo di riduzione dell\u2019orario, di sospensione a 0 ore o di sospensione del contratto. La copertura \u00e8 dell\u201985%. Sono presenti incentivi alla riqualificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Austria l\u2019estensione della durata dell\u2019intervento \u00e8 estesa a 24 mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Belgio si \u00e8 esteso il programma ai lavoratori part time e a termine che hanno pi\u00f9 di 3 mesi di anzianit\u00e0 aziendale. Per gli operai l\u2019intervento varia dal 70 al 75% del salario di riferimento; per gli impiegati si \u00e8 introdotta la sospensione parziale per 26 settimane o la sospensione intera per 16 settimane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da uno studio del 2011 dei gi\u00e0 citati Hijzen e Venn sono stati censiti i seguenti paesi dove esistono schemi di STW: Austria, Belgio, Canada, Rep. Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Italia, Giappone, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Rep. Slovacca, Spagna, Svezia, Svizzera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni paese ci sono specifiche condizioni\u00a0 di idoneit\u00e0 e condizioni per l\u2019accesso. Variano, a seconda dei paesi, il costo per le imprese, il tasso di copertura a compensazione per il lavoratore, la riduzione delle ore prevista e la durata massima dell\u2019intervento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bibliografia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Katharine G. Abraham &amp; Susan N. Houseman, 1994. &#8220;<a href=\"http:\/\/ideas.repec.org\/h\/upj\/uchaps\/snhkga1994.html\"><strong>Does Employment Protection Inhibit Labor Market Flexibility? Lessons from Germany, France, and Belgium<\/strong><\/a>,&#8221; <a href=\"http:\/\/ideas.repec.org\/s\/upj\/uchaps.html\">Book chapters authored by Upjohn Institute researchers<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Van Audenrode<strong>, <\/strong>M<strong>. <\/strong>1994<strong>.<\/strong> \u201c<strong>Short-Time Compensation, Job Security, and Employment Contracts: Evidence from Selected OECD Countries<\/strong>.\u201d Journal of Political Economy 102(1): 76-102.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daniel S, Hamermesh\u00a0 <strong>Labor demand<\/strong>, Paper 1996, Princeton University Press<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D.S. Hamermesh, W.H.J. Hassink, J.C. Van Ours, (1996), <strong>Job turnover and labor turnover: a taxonomy of employment dynamics<\/strong>, \u201cAnnales d\u2019Economie et de Statistique\u201d, No. 41\/42, Part 1, pp.21-40.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Alexander Hijzen &amp; Danielle Venn, 2011. &#8220;<a href=\"http:\/\/ideas.repec.org\/p\/oec\/elsaab\/115-en.html\"><strong>The Role of Short-Time Work Schemes during the 2008-09 Recession<\/strong><\/a>,&#8221;<a href=\"http:\/\/ideas.repec.org\/s\/oec\/elsaab.html\">OECD Social, Employment and Migration Working Papers<\/a> 115, OECD Publishing<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A. Arpaia et al. \u201cOccasional Paper 64: <strong>Short Time Working Arrangements as response to Cyclical Fluctuations<\/strong>\u201d, (Brussels: European Commission, 2010)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ridurre gli orari e ripartire il lavoro \u00e8 uno dei modi pi\u00f9 rilevanti per rispondere ai guasti provocati dalla crisi economica. A fronte del crescente livello della disoccupazione, in particolare di quella gravissima che riguarda i giovani, la riduzione degli orari pu\u00f2 aiutare a difendere i livelli di occupazione. 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