{"id":2852,"date":"2018-06-12T08:27:13","date_gmt":"2018-06-12T06:27:13","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/la-posizione-della-banca-d-italia-sul-debito-pubblico\/"},"modified":"2018-06-12T08:27:13","modified_gmt":"2018-06-12T06:27:13","slug":"la-posizione-della-banca-d-italia-sul-debito-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/la-posizione-della-banca-d-italia-sul-debito-pubblico\/","title":{"rendered":"La Banca d\u2019Italia sul debito pubblico*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Secondo i programmi della Nota, dopo la discesa attesa per l\u2019anno in corso, l\u2019incidenza del debito sul PIL continuerebbe a diminuire, portandosi nel 2018 al 130,0 per cento. Si tratta di un valore sostanzialmente analogo a quello del quadro tendenziale, nonostante l\u2019ampliamento (0,6 punti) dell\u2019indebitamento netto. L\u2019effetto di un disavanzo pi\u00f9 ampio viene infatti in gran parte compensato da un\u2019evoluzione pi\u00f9 favorevole dei fattori che incidono sul debito, ma non sull\u2019indebitamento netto (stock-flow adjustment).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 valutare che sia nella Nota sia nel DEF con riferimento al 2018 lo stock-flow adjustment nel quadro tendenziale risulti superiore a quello del quadro programmatico per circa 0,4 punti percentuali di PIL. Nel DEF si spiegava che alla differenza contribuisce il regime della tesoreria unica per gli enti locali che, introdotto in via transitoria, secondo la legislazione vigente verrebbe meno nel 2018 ma che il Governo programmava di prolungare fino al 2020.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In assenza di interventi nel 2018 la liquidit\u00e0 in Tesoreria si ridurrebbe in quanto i fondi degli enti tornerebbero nella disponibilit\u00e0 dei rispettivi tesorieri e, a parit\u00e0 di condizioni, ci\u00f2 determinerebbe la necessit\u00e0 di maggiori emissioni di titoli di Stato che accrescerebbero il debito. La riduzione del rapporto tra il debito e il PIL accelererebbe nel biennio successivo (circa tre punti percentuali in media all\u2019anno). Alla fine dell\u2019orizzonte di programmazione il rapporto si attesterebbe al 123,9 per cento. Il risultato sarebbe conseguito grazie ad avanzi primari crescenti nel tempo, ai proventi delle privatizzazioni (per i quali l\u2019obiettivo \u00e8 confermato: 0,3 punti di PIL l\u2019anno nel triennio 2018-2020) e all\u2019accelerazione della crescita nominale (dal 2,1 per cento previsto per quest\u2019anno al 3,1 per il 2018 e al 3,4 per l\u2019ultimo biennio di programmazione).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante la rimodulazione degli obiettivi dell\u2019indebitamento netto, il profilo del debito nello scenario programmatico non si discosta significativamente da quello previsto a legislazione vigente, soprattutto per effetto della crescita nominale pi\u00f9 sostenuta che si prevede di conseguire grazie agli interventi programmati.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Nota presenta analisi di sensibilit\u00e0 per verificare che cosa accadrebbe al rapporto tra debito e PIL nel caso di shock alla crescita e ai tassi di interesse. Essa conclude che anche in presenza di shock avversi non si interromperebbe, nel medio periodo, la tendenza alla riduzione del debito, anche se la dimensione del calo sarebbe ovviamente, e considerevolmente, ridotta.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali risultati sono qualitativamente in linea con le nostre analisi. Qualche mese fa, in occasione della presentazione della Relazione Annuale della Banca d\u2019Italia, e pi\u00f9 di recente nel suo intervento a Varenna(1), il Governatore ha discusso un esercizio di simulazione che collega la velocit\u00e0 della riduzione del rapporto tra il debito e il prodotto a diverse ipotesi sulla crescita, sui tassi di interesse e sugli orientamenti della finanza pubblica.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esercizio mostra che una significativa riduzione del debito pubblico nel medio termine \u00e8 possibile. In particolare esso evidenzia l\u2019entit\u00e0 dell\u2019impegno necessario a ricondurre il rapporto al di sotto del 100 per cento in dieci anni: nell\u2019ipotesi che la crescita reale dell\u2019economia sia in media intorno all\u20191 per cento all\u2019anno, l\u2019inflazione si porti al 2 per cento (coerentemente con l\u2019obiettivo della BCE), l\u2019onere medio del debito risalga gradualmente verso i valori di prima della crisi, sarebbe necessario in prospettiva mantenere l\u2019avanzo primario intorno al 4 per cento del PIL.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un differenziale tra tasso di interesse e tasso di crescita inferiore il percorso di riduzione sarebbe pi\u00f9 rapido; un minore avanzo primario allungherebbe invece i tempi. A titolo di esempio, il Governatore segnalava che con una crescita pi\u00f9 alta di un punto, la soglia del 100 per cento sarebbe raggiunta due anni prima; con un avanzo primario inferiore di due punti (intorno al 2 per cento) ci vorrebbero circa sei anni in pi\u00f9.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello scenario di base delle simulazioni della Nota, che mantiene l\u2019avanzo costante al livello conseguito alla fine dell\u2019orizzonte di programmazione (3,3 per cento) e adotta ipotesi macroeconomiche solo lievemente differenti dalle nostre, il rapporto tra il debito e il PIL si colloca poco al di sopra del 106 per cento nel 2028.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le proiezioni effettuate periodicamente dalla Commissione europea, pur avvertendo che esistono rischi per la dinamica del debito pubblico italiano nel medio termine, sugli orizzonti pi\u00f9 lunghi non hanno finora messo in evidenza rischi significativi di sostenibilit\u00e0. Come ha ricordato il Governatore della Banca d\u2019Italia nel suo recente intervento, e come sottolinea la Nota, l\u2019insieme delle riforme previdenziali realizzate in pi\u00f9 di vent\u2019anni ha migliorato in modo sostanziale sia la sostenibilit\u00e0 sia l\u2019equit\u00e0 intergenerazionale del sistema. Tuttavia le prospettive demografiche e di crescita potenziale sono state aggiornate e risultano meno favorevoli.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le pi\u00f9 recenti proiezioni dell\u2019incidenza della spesa sul prodotto, da poco rese note dalla Ragioneria Generale dello Stato, sono, conseguentemente, pi\u00f9 alte di quanto precedentemente prospettato. Nel dare conto di tali stime, la Nota di aggiornamento segnala che queste ultime comporterebbero un peggioramento degli indicatori di sostenibilit\u00e0 delle finanze pubbliche calcolati dalla Commissione europea.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, pubblicato lo scorso agosto dalla Ragioneria Generale dello Stato, l\u2019incidenza sul PIL della spesa per pensioni, oggi pari a circa il 15,5 per cento, raggiungerebbe valori di poco superiori al 18 per cento tra il 2040 e il 2045, imboccando successivamente un sentiero di costante e significativa discesa.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto alle precedenti proiezioni della Ragioneria, la spesa risulta sensibilmente maggiore in ciascun anno del periodo considerato (la differenza tra le due serie raggiunge il valore massimo \u2013 pari a 2,7 punti percentuali del PIL \u2013 nel 2045). Il peggioramento riflette la revisione al ribasso effettuata da Eurostat delle prospettive di crescita italiane, a sua volta riconducibile a una pi\u00f9 deludente dinamica della produttivit\u00e0 totale dei fattori e a minori flussi migratori netti.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l\u2019importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* * *\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Signor Presidente, Onorevoli Senatori, Onorevoli Deputati, la ripresa continua; le prospettive della domanda, dell\u2019occupazione, dei conti con l\u2019estero sono favorevoli. Occorre trarre vantaggio dalle condizioni contingenti in cui ci troviamo (prodotto in crescita seppur graduale, bilancia dei pagamenti correnti in ordine, tassi di interesse molto bassi, premi al rischio moderatissimi sui mercati finanziari internazionali) per irrobustire la finanza pubblica, per ridurre visibilmente il debito, nostro perenne fattore di debolezza; per porre le basi di uno sviluppo duraturo.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto tecnicamente sofisticati e aggiornati possano essere i nostri strumenti previsivi, non sappiamo veramente che cosa ci riserva il futuro a medio termine. I modelli analitici e le attese dei mercati ci aiutano a gettare uno sguardo verso l\u2019orizzonte pi\u00f9 vicino e \u2013 i primi soprattutto \u2013 a verificare con rigore la coerenza delle ipotesi e dei risultati.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non possiamo per\u00f2 indovinare i punti di svolta futuri. Non sappiamo se e quando possono cambiare le condizioni di mercato; l\u2019esperienza della fine della \u201cgrande moderazione\u201d ci ha insegnato che un periodo di crescita stabile e di bassi premi al rischio pu\u00f2 interrompersi anche in modo repentino. Sappiamo tuttavia che un ciclo congiunturale favorevole non pu\u00f2, per sua natura, durare indefinitamente; n\u00e9 lo pu\u00f2 l\u2019attuale politica monetaria straordinariamente accomodante.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo che condizioni strutturali pi\u00f9 robuste consentono all\u2019economia di affrontare meglio i momenti avversi, di sfruttare meglio quelli favorevoli. L\u2019equilibrio prospettico della finanza pubblica \u00e8 uno degli elementi, e non dei meno importanti, di questa robustezza.\u00a0\u00a0La politica di bilancio si deve muovere lungo un \u201csentiero stretto\u201d tra l\u2019esigenza di non soffocare la ripresa congiunturale e l\u2019imperativo di ridurre il debito; lo ha pi\u00f9 volte ricordato anche il Ministro dell\u2019Economia e delle finanze. In questo momento il sentiero, pur sempre arduo, \u00e8 un po\u2019 meno angusto che in passato, grazie alle favorevoli condizioni della congiuntura e dei mercati.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il\u00a0\u00a0DEF\u00a0programmava per il 2018 un cambiamento di segno della politica di bilancio, che \u2013 anche secondo le pi\u00f9 recenti valutazioni della Commissione europea \u2013 nei precedenti quattro anni \u00e8 stata espansiva. La Nota conferma in prospettiva il passaggio a un orientamento restrittivo, pur facendolo slittare agli anni successivi. La significativa riduzione del rapporto tra il debito pubblico e il prodotto nel medio termine \u00e8 alla nostra portata; lo mostrano tanto le nostre analisi quanto quelle del Governo.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avanzi primari pi\u00f9 contenuti possono dare benefici temporanei alla crescita, ma di norma si accompagnano a una pi\u00f9 lenta riduzione del debito; espongono quindi pi\u00f9 a lungo il paese alla volatilit\u00e0 dei mercati; rischiano di compromettere la crescita futura.\u00a0\u00a0Nell\u2019attuale situazione congiunturale avanzi primari lievemente inferiori a\u00a0quelli programmati in aprile possono essere gestibili, a patto che gli interventi necessari a conseguire gli obiettivi di medio termine siano definiti chiaramente e attuati senza alcuna incertezza.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il minimo indispensabile. La credibilit\u00e0 dell\u2019impegno ad assicurare finanze pubbliche in ordine \u00e8 condizione necessaria affinch\u00e9 un graduale ritorno alla normalit\u00e0 delle condizioni monetarie e finanziarie nell\u2019area dell\u2019euro non implichi un aumento del differenziale tra costo del debito e crescita dell\u2019economia, che a sua volta si tradurrebbe\u00a0\u00a0\u00a0\u2013 come un circolo vizioso \u2013 in un peggioramento della dinamica del debito.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">****************************<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Sviluppo dell\u2019economia e stabilit\u00e0 finanziaria: il vincolo del debito pubblico, intervento del Governatore della Banca d\u2019Italia Ignazio Visco al 63\u00b0 Convegno di Studi Amministrativi, Varenna, 21 settembre 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* estratto dall\u2019audizione presso le Commissioni riunite di Camera e Senato sul DEF, 03\/10\/2017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">**Vice Direttore Generale della Banca d\u2019Italia\u00a0\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo i programmi della Nota, dopo la discesa attesa per l\u2019anno in corso, l\u2019incidenza del debito sul PIL continuerebbe a diminuire, portandosi nel 2018 al 130,0 per cento. 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