{"id":2895,"date":"2018-06-25T09:29:28","date_gmt":"2018-06-25T07:29:28","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/insegnare-mettendolo-in-pratica\/"},"modified":"2018-06-25T09:29:28","modified_gmt":"2018-06-25T07:29:28","slug":"insegnare-mettendolo-in-pratica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/insegnare-mettendolo-in-pratica\/","title":{"rendered":"Insegnare, mettendolo in pratica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Pierre Carniti \u00e8 stato certamente uno dei maggiori protagonisti del sindacato italiano del dopoguerra. Tra questi quello a cui si devono alcune delle scelte determinanti nei fatti che hanno caratterizzato la storia dell\u2019organizzazione dei lavoratori dagli anni \u201960 in poi, come la strategia dell\u2019autunno caldo, l\u2019autonomia e l\u2019unit\u00e0 sindacale, la svolta dell\u201984 sulla scala mobile.\u00a0\u00a0Un ruolo protagonista che \u00e8 stato spesso maggiore della forza rappresentata, grazie alla sua visione del sindacato, al suo carisma e alla determinazione con cui sosteneva le sue idee. Carniti visse la vicenda sindacale in piena libert\u00e0, mettendosi sempre direttamente in gioco, forzando e sfidando gli equilibri costituiti per puntare pi\u00f9 in alto. Ci\u00f2 che rendeva credibili le sue posizioni, considerate spesso radicali, era l\u2019estrema coerenza con cui le proponeva, sempre disponibile e pagare di persona, fino al paradosso. Mentre ha sempre avuto chiaro il valore irrinunciabile e determinate dell\u2019azione collettiva, e pur partecipando attivamente alle aggregazioni che, di volta in volta, si formavano per rinnovare il sindacato, non ha mai costruito proprie correnti, non ha mai contrattato per questa via spazi di potere nel sindacato e fuori, ha sempre lottato a viso aperto conquistandosi lo spazio sul campo. Lo dimostra anche il modo totalmente disinteressato con cui ha lasciato la Cisl all\u2019apice del suo ruolo nel Paese, al termine del mandato di segretario generale nel 1985, e i suoi rapporti successivi con il sindacato, e nell\u2019impegno politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un protagonista del conflitto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella visione sindacale di Carniti il conflitto \u00e8 sempre stato il fattore trainante dell\u2019azione collettiva. Mai il conflitto fine a s\u00e9 stesso, ma lo strumento determinante per dare alla contrattazione incisivit\u00e0 ed efficacia. \u201c<em>Non basta avere ragione, bisogna farla valere<\/em>\u201d era il suo slogan preferito. Carniti ha interpretato in questo modo la strategia contrattuale della Cisl, considerata da molti suoi dirigenti una strategia moderata, responsabile e di segno anticomunista, e questo gli procur\u00f2 non pochi malintesi e conflitti aperti, che lui seppe superare con determinazione e chiara visione del futuro. Carniti fu un grande contrattualista, dotato di visione, spregiudicatezza e realismo, che sapeva sempre individuare la via da seguire, anche nelle situazioni pi\u00f9 difficili. Per questo sapeva, con grande capacit\u00e0, mettere assieme obiettivi ambiziosi e lotte durissime che si concludevano con accordi positivi. Ci\u00f2 perch\u00e9 non perdeva mai il filo strategico di una vertenza e questo gli consentiva di saper dosare, con intelligenza anticipatrice, pregiudiziali, rotture, scioperi e intese al momento giusto. La \u201cmaturazione\u201d della vertenza era il suo punto di riferimento. Per questo Carniti non ha mai fatto lotte disperate, votate a generose sconfitte, e se si \u00e8 trovato in questi frangenti \u00e8 stato per riparare gli errori di altri, come a Mirafiori nel 1980. Un esempio significativo fu il suo ruolo nel contratto dei metalmeccanici del 1969. Ricordo che ai primi di settembre di quell\u2019anno la Fiat mise in cassa integrazione a zero ore alcune decine di lavoratori con l\u2019accusa di aver perpetrato violenze in fabbrica e con il chiaro intento di licenziarli. La segreteria unitaria Fim-Fiom-Uilm che si riun\u00ec in quei giorni non sapeva come rispondere, quando Carniti propose con forte determinazione di porre subito al governo una pregiudiziale: o quei lavoratori rientrano in fabbrica o partono subito gli scioperi per il contratto. Il ministro del lavoro Donat Cattin convoc\u00f2 a Roma il presidente Fiat Gianni Agnelli e si raggiunse l\u2019accordo con il rientro in fabbrica di quei lavoratori. Questo episodio fece un certo scalpore tanto che la possibilit\u00e0 di reintegro fu inserita nel successivo Statuto dei lavoratori e divenne il famoso Articolo 18, che Carniti ha sempre considerato \u201cuna misura eccezionale in un periodo eccezionale\u201d, con buona pace degli attuali difensori a oltranza in un mondo del lavoro totalmente cambiato.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un interprete appassionato dell\u2019autonomia e dell\u2019unit\u00e0 sindacale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo sia stato l\u2019amore per il sindacato e per il suo ruolo a servizio dei lavoratori a impegnare Carniti in direzione dell\u2019autonomia e l\u2019unit\u00e0 sindacale. La sua ambizione era quella di costruire un sindacato come soggetto politico autonomo, in grado di rendere pi\u00f9 efficace la promozione dei diritti dei lavoratori e vivificare la nostra democrazia.\u00a0\u00a0Quando, a met\u00e0 degli anni \u201860, si avvi\u00f2 il dibattito sull\u2019unit\u00e0, la soluzione prevalente era quella di un sindacato unitario di centrosinistra, omologo della maggioranza politica di governo, e Carniti si trov\u00f2 inizialmente da solo a sostenere la necessit\u00e0 di un dibattito aperto anche ai comunisti, forzando in tal senso gli equilibri politici. L\u2019incompatibilit\u00e0 tra incarichi sindacali e politici era perci\u00f2 la condizione per un\u2019autonomia libera da condizionamenti di partito. Carniti dovette sostenere una doppia battaglia. Durissima all\u2019interno della Cisl, che arriv\u00f2 fin quasi a una scissione, con coloro che interpretavano l\u2019unit\u00e0 come una svendita del sindacato ai comunisti e con lo stesso Pci che intravvedeva nel processo unitario una rimessa in discussione dell\u2019egemonia (presunta) del partito sulla classe operaia. Mentre nei confronti della Dc, Carniti, tramite anche il consenso di Moro, sarebbe riuscito a superare le difficolt\u00e0 e ad arrivare all\u2019unit\u00e0, la Cgil, fortemente condizionata nella sua componente comunista dal Pci, divenne l\u2019anello debole che, sia a livello confederale che nei metalmeccanici, non ebbe la forza di completare il processo. Tuttavia, Carniti non rinunci\u00f2 mai a ricercare rapporti unitari nell\u2019autonomia, ma questo non gli risparmi\u00f2 ulteriori tensioni, conflitti e rotture, soprattutto con il Pci. La mancata unit\u00e0 consent\u00ec la riedizione di un pluralismo sindacale a bassa tensione innovativa e ci\u00f2 ha contribuito, a mio avviso, a non percepire adeguatamente la rivoluzione tecnologica e organizzativa che ha investito imprese e lavoro negli ultimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La svolta dell\u201984: la grande politica riformista di Carniti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La svolta neoliberista negli anni\u201980 della politica economica mondiale determin\u00f2 nella fragile economia italiana una crisi inflazionistica con effetti fortemente negativi nella ripartizione del reddito e nel potere d\u2019acquisto dei lavoratori. Questa situazione indusse la Cisl di Carniti, auspice le analisi di Ezio Tarantelli, a intervenire per abbassare le aspettative di inflazione e difendere cos\u00ec i salari reali. La scelta fu quella di concordare con il governo Craxi un raffreddamento della scala mobile bloccando alcuni punti maturati. Nella sinistra si sommarono due motivi di opposizione: la difesa acritica della scala mobile e lo scontro con il governo Craxi, per cui si determin\u00f2 uno scontro durissimo con una sovrapposizione di motivi sindacali e politici, culminato nel referendum dell\u201985, perso inopinatamente dal Pci. Carniti pag\u00f2 sulla sua persona questo scontro, ma la durezza del conflitto politico non oscur\u00f2 il carattere squisitamente sindacale della scelta della Cisl, che apr\u00ec un grosso problema riformista nella sinistra italiana, purtroppo frettolosamente accantonato.\u00a0\u00a0Questa fu la grande vittoria di Carniti, certificata poche settimane dopo al Congresso della Cisl con la presenza di tutti i segretari di partito, Pci compreso, cosa mai avvenuta nella storia del sindacato italiano, e dall\u2019efficace difesa dei salari reali con la riduzione del tasso d\u2019inflazione di dieci punti in un anno. Purtroppo, questo lascito riformista di Carniti non \u00e8 stato raccolto e sviluppato dal sindacato e dalla sinistra. Noi della Cisl, soprattutto per responsabilit\u00e0 di chi l\u2019ha guidata, non siamo stati all\u2019altezza di tale ruolo e abbiamo preferito un comodo riadattamento dei rapporti unitari a scapito del rigore strategico e innovativo dell\u2019azione sindacale. Nella Cgil \u00e8 cos\u00ec prevalsa una pratica fondamentalista e burocratica della strategia dei diritti, ben diversa dall\u2019interpretazione di Bruno Trentin che l\u2019aveva ideata. Oggi, a distanza di tanti anni, possiamo constatare quanto pesi questo ritardo sullo stato di salute della sinistra e sui destini del nostro Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pierre e la mia esperienza sindacale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il parere e le proposte di Carniti sono stati determinanti in alcune scelte fondamentali della mia vita sindacale. La mia andata nella Fim di Vicenza per favorire l\u2019unit\u00e0 sindacale e il mio trasferimento nella Cisl del Veneto si devono a lui. Proposte impegnative, con conseguenze non sempre facili, ma che hanno dato senso e valore al mio essere sindacalista. Questa era la logica di Carniti, proporre obiettivi impegnativi agli altri come faceva nei confronti si s\u00e9 stesso. In altre occasioni gli dissi anche dei no e non so se ho fatto sempre bene. Conobbi Pierre in occasione di un Consiglio generale della Fim che si tenne a Bardolino, sul lago di Garda a met\u00e0 degli anni \u201960, e rimasi positivamente impressionato per la passione e la determinazione con cui propose l\u2019avvio del processo di unit\u00e0 sindacale con un dibattito che coinvolgesse l\u2019intera Cgil. Trovai la proposta giusta e doverosa e aderii a essa con passione anche se da questa scelta iniziarono per me non pochi problemi nella Cisl veronese. Ciononostante, quelli furono anni di grande entusiasmo, dentro una Fim che era una fucina di idee, passioni, solidariet\u00e0 operante. Capii in quella situazione cosa significa l\u2019innovazione sindacale: avere delle idee, proporle con coraggio e lottare per affermarle, anche da posizioni di minoranza nella Cisl e nell\u2019intero sindacato.\u00a0\u00a0In questo contesto l\u2019incontro con il \u201968 ebbe un effetto ulteriormente generatore che produsse confronto, dialogo e qualche conflitto con le sue diverse espressioni, ma credo che il sindacato fu, in quegli anni, l\u2019unico soggetto che seppe proporre a quel movimento una prospettiva riformista di cambiamento sociale. In quel periodo toccai con mano il ruolo di innovazione strategica di Carniti e l\u2019importante funzione di ponte tra la nuova Cisl e quella tradizionale da parte di Luigi Macario, un altro sindacalista determinante per l\u2019evoluzione del sindacato italiano che, a mio avviso, \u00e8 stato troppo presto dimenticato. Il periodo successivo, scandito dai fatti che ho ricordato, l\u2019ho vissuto con vari ruoli avendo sempre Carniti come punto di riferimento discreto ma sempre stimolante ed esigente, anche quando, lasciata la Cisl mantenne un rapporto con il Veneto nel periodo in cui si candid\u00f2 al Parlamento europeo nel Psi, nella circoscrizione del Nordest. In tale occasione emerse in modo evidente la personalit\u00e0 di Carniti nel suo rapporto con la politica di partito in campagna elettorale. Un rapporto difficile perch\u00e9 il chiedere ai lavoratori e ai cittadini il voto era una sorta di inversione del suo legame precedente con loro, caratterizzato sempre dal dare pi\u00f9 che dal ricevere, e credo che dipese anche da questo se Carniti non divenne mai un politico all\u2019altezza del suo ruolo sindacale. Un atteggiamento che caratterizz\u00f2 anche il suo successivo impegno nella fondazione, assieme a Gorrieri, del movimento dei Cristiano-sociali per il quale l\u2019attenzione era tutta rivolta a favorire la costruzione di un nuovo rapporto tra cristiani e militanza a sinistra nel nostro Paese, al di l\u00e0 della ricerca del consenso organizzativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, da Carniti ho imparato, tramite la sua concreta testimonianza, la dignit\u00e0 umana e sociale del sindacalista, un mestiere che richiede, impegno, passione, cultura, coraggio, responsabilit\u00e0, capacit\u00e0 di immedesimarsi nelle condizioni dei lavoratori da rappresentare e disponibilit\u00e0 a pagare di persona. Nel modo che lui sapeva fare da singolare maestro: insegnare mettendolo in pratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*gi\u00e0 Segretario confederale Cisl<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierre Carniti \u00e8 stato certamente uno dei maggiori protagonisti del sindacato italiano del dopoguerra. 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