{"id":2964,"date":"2018-09-17T10:50:12","date_gmt":"2018-09-17T08:50:12","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/de-gasperi-e-il-popolo-testo-di-paolo-pombeni\/"},"modified":"2018-09-17T10:50:12","modified_gmt":"2018-09-17T08:50:12","slug":"de-gasperi-e-il-popolo-testo-di-paolo-pombeni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/de-gasperi-e-il-popolo-testo-di-paolo-pombeni\/","title":{"rendered":"De Gasperi e il popolo. Testo di Paolo Pombeni"},"content":{"rendered":"<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Come ogni anno, nell\u2019anniversario della morte dello statista, la \u201cFondazione trentina Alcide De Gasperi\u201d offre \u00a0l\u2019opportunit<\/em><\/strong><strong><em><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><\/em><\/strong><strong><em>a studiosi e uomini politici \u00a0di confrontarsi con il pensiero del leader democristiano. \u00a0La\u00a0<\/em><\/strong><strong><em><span lang=\"FR\">Lectio<\/span><\/em><\/strong><strong><em>\u00a02018 ha trattato, da punti di vista complementari, l\u2019idea di De Gasperi sul popolo e sulla democrazia e in che modo si possa fare oggi tesoro del suo insegnamento in una fase politica di radicale trasformazione. \u00a0Pubblichiamo, per gentile concessione, il testo della Lectio del politologo bolognese Paolo Pombeni*<\/em><\/strong>\u00a0<\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><em><span>Pieve Tesino, 18 agosto 2018<\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Non occorre che richiami, visti i tempi non facili in cui stiamo vivendo, la cautela con cui va maneggiato un termine\/concetto come popolo. Specialmente in un uomo politico come De Gasperi che, per varie ragioni, nella sua vita dovette fare i conti con almeno tre contesti politici in cui il riferimento al popolo aveva assunto una valenza piuttosto divisiva. Ancor pi\u00f9 per uomo che aveva fatto della politica, come scrisse alla moglie dalla prigione fascista il 6 agosto 1927, \u201cla mia carriera, o meglio la mia missione\u201d e che concludeva: \u201crimango sempre un \u201cpopolare\u201d, il De Gasperi dei suoi giovani o dei suoi anni maturi\u201d.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Popolare non solo perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>cos\u00ec si definiva il partito trentino che aveva contribuito a fondare nel 1904 ancora nel quadro dell\u2019impero asburgico o il partito in cui si era inserito nell\u2019Italia a cui il Trentino era stato unito con le vicende della Prima Guerra Mondiale. Popolare perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>De Gasperi era e si sentiva un figlio del popolo e lo rivendicava con fierezza. Lo fece non solo nella prima parte della sua esperienza politica, ma anche nel secondo dopoguerra. A Trento, in un discorso del 20 luglio 1947 fece un riferimento diretto, cosa peraltro non frequente nella sua retorica: \u201cio vengo da un ceppo di contadini e mio nonno lavorava quella magra terra \u2013 che \u00e8 pi\u00f9 roccia che terra \u2013 di Sardagna e so che cosa sia il lavoro e la fatica del contadino, che cosa sia la libert<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>del contadino, ed i bisogni di questo infaticabile lavoratore che dopo tutti i disastri riprende il suo lavoro, che non vale solo per lui e per la sua famiglia, ma anche vale per la nazione; c\u2019\u00e8 in me un senso profondo di rispetto per questo lavoro, che deve essere la base di rinnovamento sociale\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Non era un passaggio occasionale, un cedimento al ricordo visto che parlava al congresso provinciale della Dc nella sua Trento, perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>aveva esordito di essere \u201cresponsabile di fronte all\u2019Assemblea Costituente, di fronte ai rappresentanti eletti dal popolo italiano, e sostengo e difendo la mia responsabilit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>dal banco del governo, davanti a tutti questi delegati del popolo italiano, a qualsiasi partito appartengano\u201d. E aggiungeva subito: \u201cnon \u00e8 che io comunque sfugga questo giudizio e non mi ci sottoponga: ammetto il principio di democrazia, ammetto il principio della sovranit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>del popolo, e opero e governo solo secondo questi principi\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>De Gasperi, che dichiarava apertamente il suo \u201cdesiderio di democrazia diretta popolare\u201d, chiariva che essa presumeva \u201crispetto della libert<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>di opinione, rinuncia alla violenza, rinuncia a forme ostruzionistiche, affidamento alla forza della parola ed al giudizio del libero popolo\u201d. Tuttavia egli sapeva bene quale ambiguit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>si nascondesse dietro la possibilit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>di appellarsi al popolo. \u00c8 curioso infatti che proprio in questa circostanza egli citi subito un messaggio anonimo che gli era stato recapitato e che recava scritto: \u201cIl popolo ti ringrazia per l\u2019aumento del prezzo del pane e per le tasse spogliatrici fatte gravare su contadini e artigiani\u201d. Lo statista non si faceva certo impressionare e spiegava con pazienza non solo quanto si era fatto per la necessit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>di impostare una politica finanziaria che evitasse l\u2019incubo dell\u2019inflazione (quell\u2019incubo che, notiamolo, la sua generazione ricordava con preoccupazione avendo visto dove aveva portato la repubblica di Weimar), ma anche la necessit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>di agire per una politica credibile e creduta tanto all\u2019interno quanto sulla scena internazionale.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Tornava cos\u00ec al tema del popolo che non andava adulato con \u201cfrasi sonanti o belle dizioni\u201d, perch<\/span><span lang=\"PT\">\u00e9 \u201c<\/span><span>ho imparato che bisogna guardare innanzitutto al popolo. Quando mi parlano di partiti, io li giudico da questo punto di vista: come servono il popolo? Io non servirei nemmeno la Democrazia Cristiana se non avessi la convinzione che la Democrazia Cristiana vuol servire il popolo. E il popolo vuol dire: il popolo come vive organicamente nel suo paese, nelle sue societ<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0<\/span><span>, nei suoi focolari, nelle sue citt<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0<\/span><span>. Non vuol dire il conglomerato posticcio improvvisato su di una piazza\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Erano parole forti altrettanto quanto quelle della sostanziale conclusione di questo discorso. \u201cOggi bisogna dire che si domanda al paese e ai cittadini di ogni partito,\u00a0<\/span>una disciplina non al servizio di un partito o di un uomo, cancelliere e non cancelliere, una disciplina che si chiede non per l\u2019adesione ad un partito, ad un governo che passa, ma una disciplina che si pretende per la libert<span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span>del popolo italiano, indipendentemente da qualunque governo e da qualunque partito\u201d.<\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Cos\u00ec parl\u00f2 De Gasperi in quel luglio 1947 quando ormai iniziavano a volgere a conclusione i lavori della Costituente. Ma aveva alle spalle una lunga vita di battaglie politiche, iniziate sin da quando era studente universitario a Vienna, e nell\u2019ambito delle lotte che si svolgevano nell\u2019impero asburgico da subito si era schierato per una scelta di posizionamento dalla parte del popolo. Eccolo allora che al congresso degli universitari cattolici a Borgo Valsugana, l\u201911 settembre 1905 tiene \u201cun discorso popolare\u201d che appunto si incentra su questo rapporto speciale.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>\u201cQuesta mattina al vedere tanta piena di popolo che ci accompagn\u00f2 qui quasi in trionfo mi tornava alla memoria un dialogo breve ch\u2019io ebbi al congresso di Caldonazzo con un professore universitario della Germania. Il professore, avvezzo a vedere gli studenti aggirarsi in quell\u2019atmosfera di birra e di fumo, gi<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>descritta dalla Stael, guardava attonito a quell\u2019affollarsi di popolo sotto le loro bandiere, a quel confondersi di tutte le classi con gli universitari. Veda, interruppi allora la sua esclamazione di meraviglia, il popolo \u00e8 grato agli studenti! Gli studenti hanno dichiarato di essere col popolo e per il popolo. Le opere non hanno smentito le promesse e il popolo se ne ricorda\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Era un discorso ardente, ancora segnato dalla retorica cattolica, ma anche da quella pedagogia che voleva le\u00a0<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9<\/span><span>lite come servizio alla comunit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0<\/span><span>. Tipica la chiusa: \u201cPromettiamolo qui e oggi, amici e colleghi, di fronte a questo popolo industre, di fronte a questo castello diroccato, testimonio di una gente non serva, ma fattrice dei propri destini. Gli anni che verranno sar<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>tempo di battaglia, le nostre energie giovanili cozzeranno giorno per giorno coi tempi ostili. Che importa! Siamo con Cristo e il suo popolo. Andiamo!\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Egli si era formato a cavallo fra Otto e Novecento e l\u2019appello al popolo aveva avuto nel XIX secolo una sua lunga storia. Non c\u2019era stato solo l\u2019esempio del bonapartismo, assai discusso e studiato nell\u2019Europa di quei decenni. Pi\u00f9 in generale l\u2019esistenza di una frattura fra il popolo, talora addirittura connotato come \u201cil buon popolo\u201d, e le\u00a0<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9<\/span><span>lite, era stata sfruttata nei pi\u00f9 diversi contesti, dalla contestazione di matrice socialista nelle sue varie forme, a quella radical conservatrice che aveva lanciato la famosa distinzione fra paese legale e paese reale (un tema fatto proprio da vari movimenti che si riferivano alla chiesa cattolica che si riteneva la vera interprete del buon popolo a lei fedele). Su un altro versante, non esattamente sovrapponibile a questo, aveva fatto irruzione nella storia europea la questione nazionale: anch\u2019essa voleva farsi promotrice del valore politico di popoli che si trasformavano in nazioni nel momento in cui la nazione si fosse riconosciuta, per citare una famosa formula poetica di Manzoni, \u201cuna d\u2019arme, di lingua e d\u2019altar\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Si pu\u00f2 capire come la faccenda, da questo punto vista, fosse spinosa in un contesto come quello dell\u2019impero asburgico, che era un\u00a0<\/span><em><span lang=\"DE\">Vielv<\/span><\/em><em><span lang=\"SV\">\u00f6<\/span><\/em><em><span lang=\"NL\">lkerstaat<\/span><\/em><span>, noi diremmo uno stato multietnico, ma la traduzione esatta \u00e8 uno stato di molti popoli. La costituzione\u00a0<\/span>imperiale del 1867, ottenuta dopo lunghe turbolenze e anche in conseguenza infine delle sconfitte nelle guerre italiane, neo nazionali per tanti versi, riconosceva all\u2019art. 19 ai\u00a0<em><span lang=\"NL\">Volkst<\/span><\/em><em>\u00e4<\/em><em><span lang=\"EN-US\">mme<\/span><\/em>, cio\u00e8 ai ceppi etnici presenti al suo interno, diritti di eguaglianza, di riconoscimento dell\u2019<span lang=\"FR\">identit\u00e0\u00a0<\/span>linguistico-culturale nell\u2019istruzione, nell\u2019amministrazione e nella autopromozione delle diverse comunit<span lang=\"FR\">\u00e0<\/span>.<\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Da un lato questo riferimento alla presenza di molti popoli si sarebbe mantenuta in forme pi\u00f9 o meno liturgiche sino alla fine del regno degli Asburgo (si ricordi che nei proclami che dichiaravano l\u2019entrata nella Prima Guerra Mondiale, l\u2019imperatore usava l\u2019incipit \u201cai miei popoli\u201d \u2013 un plurale significativo), ma dall\u2019altro la Duplice Monarchia sarebbe stata travagliata proprio dalla fine del XIX secolo in avanti dal sorgere di una complicata e tempestosa questione nazionale proprio fra la pluralit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>dei suoi popoli.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>La questione era particolarmente calda in Trentino, dove era in atto una sfida che i tirolesi portavano alla identit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>italiana di quello che invece per loro doveva essere il\u00a0<\/span><em><span lang=\"DE\">Welschtirol<\/span><\/em><span>. Quando il quotidiano di cui De Gasperi fu fatto giovanissimo direttore dal vescovo Endrici mut\u00f2 il proprio nome da \u201cLa Voce Cattolica\u201d a \u201cIl Trentino\u201d, i giornali di Innsbruck si allarmarono, vedendo nella nuova titolazione \u201cuna pericolosa concessione all\u2019irredentismo nemico della Chiesa\u201d sicch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>avvertivano i nuovi redattori, dietro cui avevano visto bene la nuova \u201cUnione politica popolare\u201d, che \u201cil popolo non vuole saperne del \u2018fantastico\u2019 Trentino e che faremmo bene a non scivolare nella china fatale del nazionalismo\u201d. De Gasperi rispondeva con durezza che \u201cdi questo Trentino sapremo difendere la fede avita, i diritti nazionali e gli interessi economici\u201d sottolineando che la questione di un sistema elettorale democratico non era rinviabile.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Quella tematica lo avrebbe posto in urto anche coi liberali, poco simpatetici con l\u2019idea che sorgesse un partito cattolico ben radicato nell\u2019elettorato e che di conseguenza cercavano di metterlo in difficolt<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>accusandolo di non battersi per l\u2019italianit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>della sua terra. Ad essi il giovane direttore rispondeva a muso duro che quella battaglia si faceva \u201ccol combattere a spada tratta e con la massima energia la vostra [dei liberali] politica negativa, frasaiola e nullista, la quale ci ha ridotto nazionalmente cos\u00ec deboli. In poche parole noi vogliamo innanzitutto far opera di democrazia, perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>solo attraverso questa e con l\u2019elevazione economica potremo inaugurare una politica positivamente nazionale. E la nostra democrazia non \u00e8 una parola, avete dovuto ammetterlo anche voi. E non assomiglia punto alla vostra, voi, che nel giornale di ieri avete il coraggio di attaccare una societ<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>di poveri segantini in Fiemme, i quali cercano onestamente e legalmente di migliorare le proprie condizioni. Ci vedete anche in questa societ<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0<\/span><span>, che non \u00e8 niente affatto confessionale, un prodotto della nostra politica? Ebbene sia segno che la nostra politica \u00e8 buona, che la nostra democrazia \u00e8 genuina e che noi ci interessiamo davvero delle classi popolari\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>La polemica sulla questione nazionale sarebbe durata a lungo. Essa gli consentiva un doppio fronte, verso i liberali e verso i tirolesi pangermanisti. Ai primi rinfacciava una politica che traviava soprattutto i giovani che \u201cprediligono come \u00e8 naturale le aspirazioni pi\u00f9 radicali ed estreme e s\u2019imbevono di un romanticismo nazionale\u201d. Ma cos\u00ec si sarebbero formati degli uomini \u201cdivisi ormai moralmente dal popolo\u201d, rinchiusi \u201cnell\u2019egoismo della loro carriera\u201d e fatalmente destinati ad una collocazione di classe:\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>\u201cEd eccovi costituita per un processo naturale la classe dei\u00a0<em>siori<\/em>, quella borghesia che visse in buona parte di un nazionalismo astratto ed impopolare\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0Sull\u2019altro versante attaccava i nemici del\u00a0<\/span><em><span lang=\"NL\">Volksbund<\/span><\/em><span>, anch\u2019essi soggetti ad improbabili appelli al popolo, sognanti riconquiste \u201cper un anacronistico romanticismo misto alla moderna megalomania teutonica\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Erano tempi difficili in cui sorgeva un populismo di nuovo stampo, che, senza del tutto abbandonare le antiche formule reazionarie, puntava ora su un nazionalismo di nuovo conio. De Gasperi coglieva con acutezza il passaggio storico. Cos\u00ec il 25 febbraio 1913 con ormai all\u2019orizzonte la crisi politica europea (\u00e8 una leggenda che la Prima Guerra Mondiale scoppi inaspettata) l\u2019ormai affermato leader cattolico, che dal 1911 era parlamentare a Vienna, rifletteva su un tornante che vedeva lucidamente. Da un lato il chiudersi del lungo Ottocento sociale: \u201cAvevamo avuto un lungo periodo di pace e di ricostruzione civile. Per quasi cinquant\u2019anni ogni sforzo nazionale parve concentrarsi nell\u2019intensificare e nel migliorare la vita sociale. Non s\u2019\u00e8 parlato che di rappresentanza proporzionale degli interessi, di protezione delle classi deboli, di equa distribuzione del benessere, e proprio negli ultimi anni si studiava e si preparava \u2018l\u2019assicurazione sociale\u2019, le pensioni per gli invalidi e gli indigenti, la garanzia dei forti in favore dei deboli\u201d. Ma ora il vento era cambiato come mostrava la Francia che, pur avendo al governo \u201cdemagoghi radicali e tribuni socialisti\u201d, aveva appena varata una legge sul prolungamento a tre anni del servizio militare di leva. \u201cChe cosa sar<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>di altri Stati ove la potenza militare \u00e8 l\u2019ideale di un\u2019educazione e la garanzia a cui in mancanza di altre pi\u00f9 sicure sono tentati di ricorrere i dominanti? Ritorniamo dunque proprio indietro? All\u2019epoca sociale seguir<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>un\u2019era imperialista e nazionalista?\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>La domanda avrebbe presto trovato una risposta purtroppo positiva con lo scoppio della Grande Guerra. Dopo anni molto duri, in cui si sarebbe visto dissolversi il rapporto che indubbiamente legava una parte consistente delle classi popolari trentine al vecchio orizzonte a causa della dissennata politica contro gli austro-italiani condotta dalle autorit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>asburgiche, si giunse all\u2019inclusione del Trentino nel regno d\u2019Italia.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>C\u2019era scarso entusiasmo in Italia per far gestire il passaggio del Trentino nel nuovo sistema in un quadro di rappresentativit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>democratica dal basso. Era stata s\u00ec istituita una Consulta delle forze politiche locali, ma il suo peso era modesto. Cos\u00ec De Gasperi interveniva il 24 giugno 1919 dalle colonne del suo giornale, che aveva riaperto col titolo de \u201cIl Nuovo Trentino\u201d, esponendosi senza riserve: \u201cLa Consulta trentina nella sua ultima seduta ha proclamato alto e forte un principio di<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>democrazia e di libert<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>ed ha anche indicato il mezzo per attuarlo. Principio. Il sistema di amministrazione di un paese non dev\u2019essere imposto dalla burocrazia, ma determinato dal popolo stesso. Mezzo. Indire le elezioni in base al suffragio universale e proporzionale e dare incarico a questa rappresentanza popolare in tal modo eletta, di fare le proposte concrete\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>La battaglia perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>il Trentino entrasse nel sistema politico italiano forte di una propria visione ed esperienza della democrazia fu combattuta da De Gasperi anche con l\u2019adesione del suo vecchio partito al nuovo Partito Popolare Italiano promosso da don Sturzo. \u00c8 per\u00f2 significativo ricordare che nell\u2019assemblea costitutiva della nuova formazione, il 14 ottobre 1919, l\u2019ormai affermato leader politico non mancava di rinviare ancora una volta la nozione di popolo alla sua dimensione di comunit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span>strutturata. \u201cAttingiamo anche qui del resto alle fonti pi\u00f9 pure della nostra storia. Le nostre vicinie, i nostri municipi, le nostre comunit<span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span>che cosa furono se non i gangli pi\u00f9 vivi e resistenti del nostro organismo di fronte alla prepotenza assorbente del dominio straniero e questi gangli a che cosa ci ricongiungono se non alle fulgide tradizioni dei comuni italiani che irradiarono tanta civilt<span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span>nel mondo? \/ Non abbiate quindi paura, voi che vi chiamate progressisti e siete pur cos\u00ec putibondi conservatori, in un momento in cui altri parla di costituente, e altri ancora organizza un supremo sforzo per conquistare la dittatura, di proclamare alto il diritto alle nostre libert<span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span>e di rivendicare le nostre autonomie. Non ci parlate semplicemente di decentramento amministrativo, cosa desiderabilissima anche questa, ma cosa vale un decentramento delle istanze burocratiche, se non vi \u00e8 unito un proprio e fondamentale decentramento dei poteri?\u201d<\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Quella battaglia per l\u2019autonomia non avrebbe ottenuto risultati per il rapido avvento del fascismo con la conseguente espulsione di De Gasperi dalla politica attiva. Non certo domato, egli avrebbe coltivato come e finch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>gli era possibile una sua attivit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>di pubblicista sia pure sotto pseudonimo. Durante i lunghi anni del regime l\u2019ultimo segretario del PPI non avr<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>molte occasioni di tornare a parlare espressamente del suo concetto di \u201cpopolo\u201d: visto l\u2019uso che del termine facevano Mussolini e i suoi seguaci e quello, assai aggressivo, di Hitler e del nazismo non era davvero possibile esporsi su una materia tanto incandescente per un soggetto che era e rimaneva un \u201csorvegliato speciale\u201d degli organi di regime. Nonostante questo De Gasperi trov\u00f2 pi\u00f9 volte modo di tornare sul tema del costituzionalismo e dell\u2019apporto che ad esso, contro quello che si sosteneva, a volte anche dall\u2019interno della Chiesa, avevano dato i cattolici. E non c\u2019\u00e8 dubbio che il tema del costituzionalismo chiamasse in causa la sovranit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>popolare e, sia pure con passaggi progressivi, la democrazia.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Gli interventi scritti in questo periodo risentono ovviamente delle contingenze, ma \u00e8 comunque possibile trovare in essi notazioni interessanti, perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>ripetute. Non \u00e8 qui possibile esaminarle, ma sono importanti perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>testimoniano della riflessione profonda che De Gasperi aveva fatto in tema di democrazia. Pi\u00f9 volte aveva ricordato come il partito cattolico tedesco, lo\u00a0<\/span><em><span lang=\"DE\">Zentrum<\/span><\/em><span>, non aveva avuto difficolt<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>a collaborare alla stesura della costituzione di Weimar che prevedeva non solo la sovranit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>del popolo, ma anche la repubblica. Citer<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>molte volte il volume di James Bryce,\u00a0<\/span><em><span lang=\"EN-US\">Modern Democracies,\u00a0<\/span><\/em><span>dove questo importante studioso e politico, inglese e gladstoniano, aveva riconosciuto l\u2019apporto delle chiese alla costruzione della moderna libert<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>politica. Lo far<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>anche in un intervento polemico contro la\u00a0<em>Storia d\u2019Europa\u00a0<\/em>di Croce che invece quel merito ai cattolici non aveva voluto riconoscerlo. Era cos\u00ec amareggiato che a Stefano Jacini scriveva: \u201cSiccome a sentire il Croce \u2013\u00a0<\/span><span lang=\"EN-US\">ed\u00a0<\/span><span>\u00e8 un maestro fra molti \u2013 nessun credente nella vita ventura pu\u00f2 essere un liberale cosciente, sai dirmi ove potremmo collocarci noi, ed un discreto numero di nostri antenati spirituali?\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Non che il suo pensiero fosse fermo al costituzionalismo liberale dell\u2019Ottocento. Nella sua anonima rassegna internazionale che usciva sull\u2019\u00a0<em>Illustrazione Vaticana<\/em>, il 1 settembre 1935 scriveva: \u201cUn\u2019altra reazione si annunzia e si consolida e sta creandosi una teoria ed una dottrina. \u00c8\u00a0<\/span><span lang=\"FR\">il\u00a0<\/span><em><span>pluralismo sociale\u00a0<\/span><\/em><span>che si vuol opporre al totalitarismo statale, ultimo corollario dell\u2019individualismo assoluto. Abbiamo gi<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>messo in rilevo la dottrina pluralista del Maritain, che, risalendo in fondo alla\u00a0<\/span>scolastica, distingue nettamente fra Societ<span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span>e Stato, il quale della societ\u00e0 \u00e8 parte, come sono parte le persone e le istituzioni intermedie. Una dottrina similare \u00e8 ora svolta sistematicamente, nel suo aspetto soprattutto giuridico, da un non cattolico, il prof. Gurvitch, nel suo recente libro:\u00a0<em>L\u2019id<\/em><em><span lang=\"FR\">\u00e9e du Droit social<\/span><\/em>.\u201d<\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Dovevano passare ancora lunghi e difficili anni, ma alla fine si sarebbe prospettato il crollo del regime e la possibile riapertura di un futuro politicamente nuovo. Dettando ad inizi del 1943 un suo \u201cTestamento politico\u201d<\/span><span>15<\/span><span>scriveva, indirizzandosi a chi, dopo il crollo, \u201cdar<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>la sua opera alla ricostruzione dello Stato italiano\u201d, che l\u2019obiettivo da porsi doveva essere: \u201cInstaurare la pace del popolo, abolire cio\u00e8 i privilegi di partito e di classe, ridestare nei cittadini il senso della responsabilit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0 e l<\/span><span>\u2019interessamento, ora morto, per la pubblica cosa, ecco una prima meta della libert<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>politica\u201d. E proseguiva: \u201cEliminando quindi ogni discriminazione di partito, di classe e di razza ricostruiremo la democrazia italiana sulla base del suffragio universale, come espressione dei diritti generali del cittadino: sistema che ha incontrato obiezioni, ma al quale, dopo molteplici esperienze, si \u00e8 finito sempre col ritornare, come ad uno strumento rappresentativo che pi\u00f9 di ogni altro soddisfa la tendenza popolare all\u2019eguaglianza politica, pur senza impedire l\u2019emulazione dei migliori\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>De Gasperi auspicava una nuova democrazia sociale ed economica, ma, non rinunciando al suo consueto realismo, ammoniva: \u201cVero \u00e8 che il funzionamento della democrazia economica esige disinteresse, come quello della democrazia politica suppone la virt\u00f9 del carattere. L\u2019opera di rinnovamento fallir<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0<\/span><span>, se in tutte le categorie, in tutti i centri non sorgeranno degli uomini disinteressati, pronti a faticare e a sacrificarsi per il bene comune e la democrazia politica sar<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>una parola vana se gli uomini che se ne fanno sostenitori non si sentiranno legati dalle ferree leggi della solidariet<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>che derivano dalla morale e dall\u2019onore\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Il rinvio alla propria tradizione storica era forte nel periodo di preparazione della svolta democratica. Lo vediamo sviluppato in un intervento del dicembre 1943, in cui scriveva che\u00a0<\/span><span lang=\"FR\">\u00ab<\/span><span>la molteplice esperienza mondiale negli ultimi 150 anni porta alla conclusione che il metodo pi\u00f9 adatto alle presenti condizioni della convivenza umana \u00e8 il metodo della libert<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>e la miglior forma politica\u00a0<em>una democrazia rappresentativa fondata sull\u2019uguaglianza dei diritti e dei doveri<\/em>. N<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>partito unico, n<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>cesarismo plebiscitario, n<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>monarchia assoluta, n<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>repubblica dittatoriale, n<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>l\u2019oligarchia dei ricchi, n<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>la dittatura dei proletari\u00bb. Seguiva una importante integrazione che, sia pure da un altro punto di vista, andava a specificare il suo approccio alla moderna questione democratica: \u201c Il partito \u00e8 uno strumento organizzativo atto a fungere su di un solo settore della nostra comunit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>nazionale, quello dello Stato. E come per noi pluralisti (nel senso di Maritain e di Sturzo) lo Stato \u00e8 l\u2019organizzazione politica della societ<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0<\/span><span>, cos\u00ec il partito \u00e8 un organismo limitato che non deve proporsi di tutto rifare e riordinare in tutti i campi, ma suppone che altri organismi sociali agiscano nello stesso tempo e nello stesso spazio su diversi piani \u2026\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>La riaffermazione del rapporto fondativo fra libert<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0<\/span><span>, costituzionalismo e partecipazione del popolo alla costruzione della sfera politica era contenuta anche nel suo intervento alla prima assemblea della sezione romana della Democrazia Cristiana nel luglio 1944. \u201cLa Democrazia Cristiana \u00e8 un partito di riforme, meglio di rivoluzione, ma in questo mai dovr<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>perdere di vista il supremo bene della libert<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0<\/span><span>. Questo bene deve essere gelosamente custodito e strenuamente difeso. Quale che\u00a0<\/span>dovr<span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span>essere l\u2019avvenire, \u00e8 necessario che avvenga costituzionalmente e per volont<span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span>del popolo, e che non ci sia imposto con dimostrazioni di piazza e con violenze private.\u201d<\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Non c\u2019\u00e8 tempo qui per esaminare i molti interventi in cui nel periodo costituente e dopo la sua affermazione alle elezioni del 18 aprile 1948 torna a ribadire la sua profonda convinzione per il regime democratico, come regime di popolo, ma di popolo concreto, che trovava la sua forma nelle istituzioni politiche che certo nascevano dalla sua volont<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0<\/span><span>, ma che diventavano poi dei vincoli all\u2019azione delle sue componenti.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Mi piace invece concludere citando due passaggi di due discorsi del 1950. Era quello un anno difficile, di tensioni sociali, che aveva richiesto anche uno sforzo di unit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>alla Democrazia Cristiana, tanto che si era, almeno momentaneamente, composta la frattura con la sinistra dossettiana chiamando il suo leader a riassumere la vicesegreteria politica del partito.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Parlando il 22 ottobre al congresso dei capi partigiani delle formazioni non comuniste, De Gasperi, in forte polemica coi comunisti, richiamava il carattere democratico che aveva avuto la resistenza fondando un regime che doveva durare: \u201cdomani ci pu\u00f2 essere un\u2019altra maggioranza diversamente costituita, ma il principio non deve essere perduto: istituzioni libere e possibilit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>di trasmissione diretta della sovranit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>del popolo; questa \u00e8\u00a0<\/span><span lang=\"FR\">la libert\u00e0\u00a0<\/span><span>politica della sovranit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>del popolo\u201d. Non era un inciso, la questione della fondazione popolare del sistema politico non poteva essere evitata: \u201carriva un momento in cui si impone il dovere morale di difendere il carattere di una nazione, la dignit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>di un popolo. Ed allora, diamo contenuto a questa parola di patriottismo, a questa parola di nazione, diamo un contenuto che si inquadri nei nostri valori storici e soprattutto quella parola applichiamola al popolo. Non \u00e8 pi\u00f9 il momento di decidere delle questioni in piccola gerarchia o rappresentanza di classe. \u00c8 il popolo italiano l\u2019attore principale, non dimentichiamolo\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>In chiusura del suo intervento lo statista si lasciava andare ad un passaggio quasi lirico. Sebbene non sia esatto descrivere la retorica degasperiana come priva di pathos, perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>sapeva anche trovare accenti forti che muovevano il suo uditorio, \u00e8 per\u00f2 vero che il passaggio che ora cito \u00e8 molto particolare per impatto emotivo.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>\u201cCon un pensiero vorrei concludere: la nazione \u00e8 anche una storia, una tradizione, un complesso di sentimenti, un complesso di idee che continuamente rifluiscono di generazione in generazione; ma la patria vivente in cui dobbiamo lavorare e che dobbiamo difendere, \u00e8 il popolo italiano. E quando diciamo di amare la patria, bisogna voler dire: lavorare, continuare nello sforzo pazientemente, fino a che al popolo italiano sia data la possibilit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>di una giustizia sociale che oggi non ha\u201d. E continuava, rivolgendosi direttamente al capo partigiano Riccardo Mauri, un simbolo vivente della resistenza autonoma nelle Langhe: \u201cAnche qui, amico Mauri, io credo che saremo d\u2019accordo, perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>in un suo libretto ho trovato ricordata una canzone dei partigiani del Piemonte in cui si precisavano gli scopi della guerra di liberazione. Le strofe erano diverse, ma una mi ha colpito specialmente: perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>combattere? E la canzone partigiana rispondeva: \u2018perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>questa antica parola popolo suoni divina \u2013 al mio compagno signore \u2013 e a me stirpe contadina\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Su questi concetti, incluso quello di una sua estrazione dal popolo, De Gasperi sarebbe tornato poco dopo, il 5 novembre 1950, in un discorso a Modena in cui\u00a0<\/span>puntava a spiegare come tutta l\u2019opera del suo governo fosse orientata alla realizzazione di una democrazia sociale.<\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Affrontava nell\u2019occasione una questione assai calda in quel momento: l\u2019accusa da parte delle sinistre \u201cdi mancata fede verso il popolo\u201d. Puntualizzava come di fronte a questi attacchi non si fosse reagito con la repressione, ma ci\u00f2 rientrava nella consapevolezza di non volere un sistema di guerra per bande. \u201cNo! \u2013 tuonava De Gasperi \u2013\u00a0<\/span><span lang=\"EN-US\">Unit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>dello Stato, unit<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>del popolo come \u00e8 organizzato dal governo. L\u2019Italia \u00e8 un paese povero che non arriva a mantenere i suoi figli: lo sappiamo, ma sappiamo anche, con tranquilla coscienza, di fare ogni sforzo per il bene del popolo\u201d. E qui richiamava l\u2019impegno per le riforme e per gli interventi sociali e aggiungeva: \u201cSi dice che De Gasperi in queste cose \u00e8 un poco sinistroide; la verit\u00e0 \u00e8 che io sono nato figlio del popolo, mi sono sempre trovato in mezzo a lavoratori, ho sentito la loro miseria, sono parte del popolo minuto e sento che questo popolo ha delle ragioni da far valere e che c\u2019\u00e8 una giustizia da compiere\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Potrebbe sembrare un passaggio che si apriva ad un linguaggio populista, ma non era cos\u00ec. Il presidente del consiglio prendeva di petto le accuse comuniste che dipingevano la politica italiana come vittima di un \u201cregime di oppressione\u201d guidato da \u201cuomini maledetti\u201d (erano citazioni di un comizio del PCI proprio a Modena) e rispondeva che invece \u201ctutto indica che la Repubblica italiana \u00e8 un regime aperto ad ogni progresso e soprattutto all\u2019avvento delle masse popolari e del popolo\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Era questa l\u2019affermazione che pi\u00f9 stava a cuore al \u201cpopolare\u201d Alcide De Gasperi perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>rappresentava non solo ci\u00f2 per cui si era battuto tutta la vita, ma la sua stessa storia personale, come si vede bene in questo passaggio. \u201cNon \u00e8 vero che si possa parlare politicamente di una casta dominante. Che casta? La gente che sta al governo oggi viene dai ceti contadini, dai piccoli proprietari, dal ceto medio dei lavoratori. Sono figli del popolo che appartengono anch\u2019essi al popolo. Dove sono questi rappresentanti della classe dominante che vogliono restringere, mantenere a s<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>il potere? \u00c8 una frase, una menzogna convenzionale. Questo \u00e8 un governo di popolo, un governo che si fonda sopra la maggioranza popolare, pronto ad andarsene domani quando ci fosse un\u2019altra maggioranza; perch<\/span><span lang=\"FR\">\u00e9\u00a0<\/span><span>questa \u00e8 democrazia e questa \u00e8\u00a0<\/span><span lang=\"FR\">libert<\/span><span>\u00e0\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Era magari una visione ideale che avrebbe ricevuto non pochi colpi dalla realt<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>politica degli anni seguenti, ma costituiva la sintesi del percorso che il figlio di una famiglia del popolo aveva fatto nella storia politica dell\u2019Italia e dell\u2019Europa. Un percorso in cui non aveva mai dimenticato che era la \u201cdemocrazia moderna\u201d l\u2019orizzonte in cui ci si doveva muovere e che in essa il popolo era una componente costitutiva: ma il popolo concreto che vive nelle istituzioni sociali, culturali e politiche che gli danno forma e lo rendono attore e costruttore del destino comune, non il popolo fantasma che amano evocare i demagoghi di tutte le risme, uno spettro in cui incarnare ci\u00f2 che essi vorrebbero prendesse forma come risultato delle loro fantasie.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span lang=\"EN-US\">Note<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>1 A. De Gasperi, Lettere dalla prigione 1927-1928 , Milano, Mondadori, 1965, p. 101.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>2 A. De Gasperi, Scritti e discorsi politici, [d\u2019ora innanzi \u00a0ADG, Scritti ], Vol. III, Bologna, Il Mulino, 2008, p.1074. L\u2019intero discorso pp. 1069 -1076.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>3 ADG, Scritti , I, (Bologna, Il Mulino, 2006) pp. 356-359<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>4 Ne ho ampiamente dato conto nel mio, La ragione e la passione. Le forme della politica nell\u2019Europa<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>contemporanea , Bologna, Il Mulino, 2010.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>5 Sulla complessa fisionomia dell\u2019impero, M. Bellabarba, L\u2019impero asburgico , Bologna, Il Mulino, 2014.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>6 Ibidem , pp. 431-434<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>7 Ibidem , pp. 436-37 (l\u2019articolo \u00e8 datato 10 aprile 1906).<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>8 Vigilia , ibidem, \u00a0pp. 978-990 (articolo del 18 settembre 1909)<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>9 Documenti contro i germanizzatori , ibidem , pp. 990-992 (articolo del 8 ottobre 1909)<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"DA\">10 Ibidem,\u00a0<\/span><span>\u00a0pp. 1531-1532<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>11 ADG, Scritti, \u00a0vol. II, Bologna, Il Mulino, 2007, pp. 274-277.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"DA\">12 Ibidem,\u00a0<\/span><span>\u00a0p. 331.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>13 Citato da G. Vecchio, Alcide De Gasperi 1919-1942 , saggio introduttivo a ADG, Scritti , vol. II, p. 142<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>14 ADG, Scritti , II, p. 2348.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>15 ADG, Scritti , IV, pp. 2829-2846.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>16 La parola ai democratici cristiani ,\u00a0<\/span><span lang=\"FR\">\u00ab<\/span><span>Il Popolo\u00bb 12 dicembre 1943. Ora in ADG, Scritti, \u00a0III, pp. 652- 662.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>Questo documento, come quello citato sopra, sar<\/span><span lang=\"FR\">\u00e0\u00a0<\/span><span>riedito anche l\u2019anno seguente come programma della DC.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>17 ADG, Scritti, \u00a0III, pp. 711- 714.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"PT\">18 Ibidem , pp. 1403-1408.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"DA\">19 Ibidem,\u00a0<\/span><span>\u00a0pp. 1410-1419.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>*<\/span><span>Paolo Pombeni, (Bolzano 1948), \u00e8 professore emerito presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell\u2019universit\u00e0 di Bologna dove ha insegnato Storia dei Sistemi Politici Europei e dal 2010 al 2012 ha diretto l\u2019Istituto di Studi Avanzati. Dal 2010 al 2016 ha diretto l\u2019Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler Trento. Ha fondato ed \u00e8 membro del comitato direttivo della rivista \u201cRicerche di Storia Politica\u201d e dell\u2019editorial board del \u201cJournal of Political Ideologies\u201d. \u00c8 membro del direttivo della rivista \u201cIl Mulino\u201d e del Consiglio Editoriale della Casa Editrice Il Mulino; del Consiglio scientifico della \u201cFondation Charles De Gaulle\u201d (Parigi); del Comitato Scientifico per l\u2019Edizione Nazionale delle opere di Aldo Moro e del Comitato Scientifico per l\u2019Edizione Nazionale delle lettere di Alcide De Gasperi. Ha diretto l\u2019edizione critica degli Scritti e discorsi politici di Alcide De Gasperi. \u00c8 editorialista del quotidiano Il Sole-24Ore. \u00c8 segretario della giuria del premio \u201cAlcide De Gasperi-Costruttori dell\u2019Europa\u201d. Fra le sue opere pi\u00f9 recenti: La ragione e la passione. Le forme della politica nell\u2019Europa contemporanea, Bologna, Il Mulino, 2010; Giuseppe Dossetti. L\u2019avventura politica di un riformatore cristiano, Bologna, Il Mulino, 2013; (in dialogo con M. Marchi), La politica dei cattolici dal Risorgimento ad oggi, Roma, Citt\u00e0 Nuova, 2015; La questione costituzionale in Italia, Bologna, Il Mulino, 2016; Che cosa resta del \u201968, Bologna, Il Mulino, 2018.<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"Didefault\" style=\"text-align: justify;\">Dal sito: <a href=\"http:\/\/confini.blog.rainews.it\/2018\/08\/30\/de-gasperi-e-il-popolo-un-testo-di-paolo-pombeni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/confini.blog.rainews.it\/2018\/08\/30\/de-gasperi-e-il-popolo-un-testo-di-paolo-pombeni\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ogni anno, nell\u2019anniversario della morte dello statista, la \u201cFondazione trentina Alcide De Gasperi\u201d offre \u00a0l\u2019opportunit\u00e0\u00a0a studiosi e uomini politici \u00a0di confrontarsi con il pensiero del leader democristiano. \u00a0La\u00a0Lectio\u00a02018 ha trattato, da punti di vista complementari, l\u2019idea di De Gasperi sul popolo e sulla democrazia e in che modo si possa fare oggi tesoro del [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2963,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-2964","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>De Gasperi e il popolo. 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