{"id":2979,"date":"2018-09-17T11:15:05","date_gmt":"2018-09-17T09:15:05","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/papa222\/"},"modified":"2018-09-17T11:15:05","modified_gmt":"2018-09-17T09:15:05","slug":"papa222","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/papa222\/","title":{"rendered":"I soldi non si fanno con i soldi, ma con il lavoro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Santit\u00e0, un antico proverbio africano sostiene: \u201cSe vuoi andare veloce vai solo, ma se vuoi andare lontano vai insieme\u201d. Tutti noi sappiamo quanto si pu\u00f2 correre velocemente, grazie ai nuovi strumenti dell&#8217;innovazione tecnologica, nella comunicazione \u2013 anche tra le persone &#8211; e nell&#8217;economia. Ma le crisi profonde che si sono succedute, assieme ad una perdurante e dilagante incertezza, sembrano averci tagliato e oscurato gli orizzonti. In Gran Bretagna, addirittura, \u00e8 nato un ministero che si occupa della \u201csolitudine\u201d. Farebbe suo quel proverbio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo proverbio esprime una verit\u00e0; il singolo pu\u00f2 essere bravo, ma la crescita \u00e8 sempre il risultato dell&#8217;impegno di ciascuno per il bene della comunit\u00e0. Infatti le capacit\u00e0 individuali non possono esprimersi al di fuori di un ambiente comunitario favorevole, dal momento che non si pu\u00f2 pensare che il risultato raggiunto sia semplicemente la somma delle singole capacit\u00e0. Dico questo non per mortificare i singoli o per non riconoscere i talenti di ciascuno, ma per aiutarci a non dimenticare che nessuno pu\u00f2 vivere isolato o indipendente dagli altri. La vita sociale non \u00e8 costituita dalla somma delle individualit\u00e0, ma dalla crescita di un popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si riesce ad essere \u201cinclusivi\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedere l&#8217;umanit\u00e0 come un&#8217;unica famiglia \u00e8 il primo modo per essere inclusivi. Noi siamo chiamati a vivere insieme e a fare spazio per accogliere la collaborazione di tutti. Se ci guardiamo attorno con il cuore aperto non ci sfuggono le tante, le tantissime e preziose storie di sostegno, vicinanza, attenzione, di gesti di gratuit\u00e0, toccando con mano che la solidariet\u00e0 si estende sempre pi\u00f9. Se la comunit\u00e0 in cui viviamo \u00e8 la nostra famiglia, diventa pi\u00f9 semplice evitare la competizione per abbracciare l&#8217;aiuto reciproco. Come succede nelle nostre famiglie di appartenenza, dove la crescita vera, quella che non crea esclusi e scarti, \u00e8 il risultato di relazioni sostenute dalla tenerezza e dalla misericordia, non dalla smania di successo e dalla esclusione strategica di chi ci vive accanto. La scienza, la tecnica, il progresso tecnologico possono rendere pi\u00f9 veloci le azioni, ma il cuore \u00e8 esclusiva della persona per immettere un supplemento di amore nelle relazioni e nelle istituzioni.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non avere un progetto condiviso sulle riduzione delle diseguaglianze in un sistema sempre pi\u00f9 globalizzato pu\u00f2 determinare quella che Lei chiama \u201cl&#8217;economia dello scarto\u201d, dove le stesse persone diventano \u201cscarti\u201d. Nell&#8217;ultimo documento (\u201cOeconomicae et pecuniariae quaestiones \u2013 Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell&#8217;attuale sistema economico\u201d) la Santa Sede afferma che l&#8217;economia \u201cha bisogno per il suo corretto funzionamento di un&#8217;etica amica della persona\u201d. Ci pu\u00f2 spiegare questo punto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto una precisazione sull&#8217;idea degli scarti. Come ho scritto nell&#8217;Evangelii Gaudium: non si tratta semplicemente del fenomeno conosciuto come azione di sfruttamento e oppressione, ma di un vero e proprio fenomeno nuovo. Con l&#8217;azione dell&#8217;esclusione colpiamo, nella sua stessa radice, i legami di appartenenza alla societ\u00e0 a cui apparteniamo, dal momento che in essa non si viene semplicemente relegati negli scantinati dell&#8217;esistenza, nelle periferie, non veniamo privati di ogni potere, bens\u00ec siamo sbattuti fuori. Chi viene escluso, non \u00e8 sfruttato ma completamente rifiutato, cio\u00e8 considerato spazzatura, avanzo, quindi spinto fuori dalla societ\u00e0. Non possiamo ignorare che una economia cos\u00ec strutturata uccide perch\u00e9 mette al centro e obbedisce solo al denaro: quando la persona non \u00e8 pi\u00f9 al centro, quando fare soldi diventa l&#8217;obiettivo primario e unico siamo al di fuori dell&#8217;etica e si costruiscono strutture di povert\u00e0, schiavit\u00f9 e di scarti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vuol dire che siamo in un contesto valoriale nemico della persona?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo un&#8217;etica non amica della persona quando, quasi con indifferenza, non siamo capaci di porgere l&#8217;orecchio e di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non versiamo lacrime di fronte ai drammi che consumano la vita dei nostri fratelli n\u00e9 ci prendiamo cura di loro, come se non fosse anche responsabilit\u00e0 nostra, fuori dalle nostre competenze. Un&#8217;etica amica della persona diventa un forte stimolo per la conversione. Abbiamo bisogno di conversione. Manca la coscienza di un&#8217;origine comune, di una appartenenza a una radice comune di umanit\u00e0 e di un futuro da costruire insieme. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Un&#8217;etica amica della persona tende al superamento della distinzione rigida tra realt\u00e0 votate al guadagno e quelle improntate non all&#8217;esclusivo meccanismo dei profitti, lasciando un ampio spazio ad attivit\u00e0 che costituiscono e ampliano il cosiddetto terzo settore. Esse, senza nulla togliere all&#8217;importanza e all&#8217;utilit\u00e0 economica e sociale delle forme storiche e consolidate di impresa, fanno evolvere il sistema verso una pi\u00f9 chiara e compiuta assunzione delle responsabilit\u00e0 da parte dei soggetti economici. Infatti, \u00e8 la stessa diversit\u00e0 delle forme istituzionali di impresa a generare un mercato pi\u00f9 civile e al tempo stesso pi\u00f9 competitivo.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso documento in cui \u00e8 esplicito il messaggio perch\u00e9 l&#8217;attivit\u00e0 finanziaria sia al servizio dell&#8217;economia reale, e non viceversa, colpisce l&#8217;appello alle scuole dove si formano i manager e i capitani d&#8217;industria del futuro, affinch\u00e9 ci si renda conto che i modelli economici che perseguono solo dei risultati quantitativi non saranno in grado di mantenere nel tempo sviluppo e pace. Significa che i manager dovrebbero essere formati, e poi giudicati, anche sulla base di parametri diversi da quelli attuali? Quali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra importante osservare che nessuna attivit\u00e0 procede casualmente o autonomamente. Dietro ogni attivit\u00e0 c&#8217;\u00e8 una persona umana. Essa pu\u00f2 rimanere anonima, ma non esiste attivit\u00e0 che non abbia origine dall&#8217;uomo. L&#8217;attuale centralit\u00e0 dell&#8217;attivit\u00e0 finanziaria rispetto all&#8217;economia reale non \u00e8 casuale: dietro a ci\u00f2 c&#8217;\u00e8 la scelta di qualcuno che pensa, sbagliando, che i soldi si fanno con i soldi. I soldi, quelli veri, si fanno con il lavoro. E&#8217; il lavoro che conferisce la dignit\u00e0 all&#8217;uomo non il denaro. La disoccupazione che interessa diversi Paesi europei \u00e8 la conseguenza di un sistema economico che non \u00e8 pi\u00f9 capace di creare lavoro, perch\u00e9 ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro. E aggiungo, pensando ai lavoratori incontrati in Sardegna: la speranza \u00e8 come la brace sotto la cenere, aiutiamoci con la solidariet\u00e0 soffiando sulla cenere, la speranza, che non \u00e8 semplice ottimismo, ci porta avanti, la speranza dobbiamo sostenerla tutti, \u00e8 nostra, \u00e8 cosa di tutti, per questo dico spesso anche ai giovani non lasciatevi rubare la speranza. Dobbiamo anche essere furbi, perch\u00e9 il Signore ci fa capire che gli idoli sono pi\u00f9 furbi di noi, ci invita ad avere la furbizia del serpente con la bont\u00e0 della colomba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Furbizia e bont\u00e0 per lottare contro l&#8217;idolo-denaro? Come si fa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo momento nel nostro sistema economico al centro c&#8217;\u00e8 un idolo e questo non va bene: lottiamo tutti insieme perch\u00e9 al centro ci siano piuttosto la famiglia e le persone, e si possa andare avanti senza perdere la speranza. La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, l&#8217;inserimento dell&#8217;azienda in un territorio, la responsabilit\u00e0 sociale, il welfare aziendale, la parit\u00e0 di trattamento salariale tra uomo e donna, la coniugazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell&#8217;ambiente, il riconoscimento dell&#8217;importanza dell&#8217;uomo rispetto alla macchina e il riconoscimento del giusto salario, la capacit\u00e0 di innovazione sono elementi importanti che tengono viva la dimensione comunitaria di un&#8217;azienda. Perseguire uno sviluppo integrale chiede l&#8217;attenzione ai temi che ho appena elencato.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa fa bene all&#8217;azienda?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modo di pensare l&#8217;azienda incide fortemente sulle scelte organizzative, produttive e distributive. Si pu\u00f2 dire che agire bene rispettando la dignit\u00e0 delle persone e perseguendo il bene comune fa bene all&#8217;azienda. C&#8217;\u00e8 sempre una correlazione tra azione dell&#8217;uomo e impresa, azione dell&#8217;uomo e futuro di un&#8217;impresa. Mi viene in mentre il Beato Paolo VI che avr\u00f2 la gioia di proclamare santo il prossimo 14 ottobre, che nell&#8217;enciclica Populorum progressio scriveva: \u00abLo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l&#8217;uomo. Com&#8217;\u00e8 stato giustamente sottolineato da un eminente esperto: \u201cnoi non accettiamo di separare l&#8217;economico dall&#8217;umano, lo sviluppo dalla civilt\u00e0 dove si inserisce. Ci\u00f2 che conta per noi \u00e8 l&#8217;uomo, ogni uomo, ogni gruppo d&#8217;uomini, fino a comprendere l&#8217;umanit\u00e0 intera\u201d\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il recente documento vaticano di analisi sul sistema economico cui ho gi\u00e0 fatto riferimento osserva, soprattutto, come \u201cquel potente propulsore dell&#8217;economia che sono i mercati non \u00e8 in grado di regolarsi da s\u00e9: infatti essi non sanno n\u00e9 produrre quei presupposti che ne consentono il regolare svolgimento (coesione sociale, onesta, fiducia, sicurezza, leggi\u2026) n\u00e9 correggere quegli effetti e quelle esternalit\u00e0 che risultano nocivi alla societ\u00e0 umana (diseguaglianze, asimmetrie, degrado ambientale, insicurezza sociale, frodi\u2026)\u201d. Vuol dire che l&#8217;economia non pu\u00f2 bastare a se stessa e ha in qualche modo bisogno di essere essa stessa \u201csalvata\u201d? Quali sono, a Suo giudizio, i \u201cgiusti\u201d, limiti del profitto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attivit\u00e0 economica non riguarda solo il profitto ma comprende relazioni e significati. Il mondo economico, se non viene ridotto a pura questione tecnica, contiene non solo la conoscenza del come (rappresentato dalle competenze) ma anche del perch\u00e9 (rappresentata dai significati). Una sana economia pertanto non \u00e8 mai slegata dal significato di ci\u00f2 che si produce e l&#8217;agire economico \u00e8 sempre anche un fatto etico. Tenere unite azioni e responsabilit\u00e0, giustizia e profitto, produzione di ricchezza e la sua ridistribuzione, operativit\u00e0 e rispetto dell&#8217;ambiente diventano elementi che nel tempo garantiscono la vita dell&#8217;azienda. Da questo punto di vista il significato dell&#8217;azienda si allarga e fa comprendere che il solo perseguimento del profitto non garantisce pi\u00f9 la vita dell&#8217;azienda. Oltre a queste questioni legate pi\u00f9 direttamente all&#8217;azienda, dobbiamo lasciarci interpellare da ci\u00f2 che sta intorno a noi. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile che gli operatori economici non ascoltino il grido dei poveri. Ancora Paolo VI, &#8211; e voglio qui citarlo integralmente per la sua importanza &#8211; affermava nella Populorum progressio che \u00abla legge del libero scambio non \u00e8 pi\u00f9 in grado di reggere da sola le relazioni internazionali. I suoi vantaggi sono certo evidenti quando i contraenti si trovino in condizioni di potenza economica non troppo disparate: allora \u00e8 uno stimolo al progresso e una ricompensa agli sforzi compiuti. Si spiega quindi come i paesi industrialmente sviluppati siano portati a vedervi una legge di giustizia. La cosa cambia, per\u00f2, quando le condizioni siano divenute troppo disuguali da paese a paese: i prezzi che si formano \u201cliberamente\u201d sul mercato possono, allora, condurre a risultati iniqui. Giova riconoscerlo: \u00e8 il principio fondamentale del liberalismo come regola degli scambi commerciali che viene qui messo in causa. L&#8217;insegnamento di Leone XIII nella Rerum novarum mantiene la sua validit\u00e0: il consenso delle parti, se esse versano in una situazione di eccessiva disuguaglianza, non basta a garantire la giustizia del contratto, e la legge del libero consenso rimane subordinata alle esigenze del diritto naturale. Ci\u00f2 che era vero rispetto al giusto salario individuale &#8211; ha scritto ancora il mio venerato Predecessore Paolo VI &#8211; lo \u00e8 anche rispetto ai contratti internazionali: una economia di scambio non pu\u00f2 pi\u00f9 poggiare esclusivamente sulla legge della libera concorrenza, anch&#8217;essa troppo spesso generatrice di dittatura economica. La libert\u00e0 degli scambi non \u00e8 equa se non subordinatamente alle esigenze della giustizia sociale\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201cSole 24 Ore\u201d \u2013 come Radio 24 e l&#8217;Agenzia Radiocor Plus- \u00e8 il quotidiano della Confindustria, cio\u00e8 l&#8217;organizzazione degli imprenditori italiani che rappresenta 160 mila aziende, in grande maggioranza piccole e medie. Gli industriali italiani si battono per una societ\u00e0 aperta e inclusiva. Cosa \u00e8 necessario, a Suo giudizio, perch\u00e9 un imprenditore sia un \u201ccreatore\u201d di valore per la sua azienda e per gli altri, a partire dalla comunit\u00e0 in cui vive e lavora? Dalla lettura dei Vangeli emerge peraltro che Ges\u00f9 mostra grande simpatia (si pensi alla parabola dei cinque talenti) per gli imprenditori che si assumono un rischio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo l&#8217;incontro che nel febbraio del 2016 ho avuto con l&#8217;Associazione. Ricordo tanti volti dietro ai quali c&#8217;erano passione e progetti, fatica e genialit\u00e0; dicevo che ritengo molto importante l&#8217;attenzione alla persona concreta che significa dare a ciascuno il suo, strappando madri e padri di famiglia dall&#8217;angoscia di non poter dare un futuro e nemmeno un presente ai propri figli. Significa saper dirigere, ma anche saper ascoltare, condividendo con umilt\u00e0 e fiducia progetti e idee. Significa fare in modo che il lavoro crei altro lavoro, la responsabilit\u00e0 crei altra responsabilit\u00e0, la speranza crei altra speranza, soprattutto per le giovani generazioni, che oggi ne hanno pi\u00f9 che mai bisogno. Credo sia importante lavorare insieme per costruire il bene comune ed un nuovo umanesimo del lavoro, promuovere un lavoro rispettoso della dignit\u00e0 della persona che non guarda solo al profitto o alle esigenze produttive ma promuove una vita degna sapendo che il bene delle persone e il bene dell&#8217;azienda vanno di pari passo. Aiutiamoci a sviluppare la solidariet\u00e0 ed a realizzare un nuovo ordine economico che non generi pi\u00f9 scarti arricchendo l&#8217;agire economico con l&#8217;attenzione ai poveri e alla diminuzione delle disuguaglianze. Abbiamo bisogno di coraggio e di geniale creativit\u00e0.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro, che pure quando manca \u00e8 un&#8217;intollerabile emergenza, personale e sociale, \u00e8 spesso percepito come una sorta di condanna quotidiana, una routine insopportabile. Pu\u00f2 indicarci, ad esempio, due ragioni perch\u00e9 non lo \u00e8, o almeno non lo deve essere, e i modi in cui le imprese si possono adoperare per far s\u00ec che non lo sia, con ci\u00f2 stesso contribuendo anche al successo delle aziende stesse e alla prosperit\u00e0 della societ\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea che il lavoro sia solo fatica \u00e8 abbastanza diffusa, ma tutti esperimentano che non avere un lavoro \u00e8 molto peggio di lavorare. Quante volte ho raccolto lacrime di disperazione di padri e madri che non hanno pi\u00f9 un lavoro! Lavorare fa bene perch\u00e9 \u00e8 legato alla dignit\u00e0 della persona, alla sua capacit\u00e0 di assumere responsabilit\u00e0 per se e per altri. E&#8217; meglio lavorare che vivere nell&#8217;ozio. Il lavoro d\u00e0 soddisfazione, crea le condizioni per la progettualit\u00e0 personale. Guadagnarsi il pane \u00e8 un sano motivo di orgoglio; certamente comporta anche fatica ma ci aiuta a conservare un sano senso della realt\u00e0 ed educa ad affrontare la vita. La persona che mantiene se stessa e la sua famiglia con il proprio lavoro sviluppa la sua dignit\u00e0; il lavoro crea dignit\u00e0, i sussidi, quando non legati al preciso obiettivo di ridare lavoro e occupazione, creano dipendenza e deresponsabilizzano. Inoltre lavorare ha un alto significato spirituale in quanto \u00e8 il modo con il quale noi diamo continuit\u00e0 alla creazione rispettandola e prendendocene cura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale apporto Lei chiede alle imprese?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le imprese possono dare un forte contributo affinch\u00e9 il lavoro conservi la sua dignit\u00e0 riconoscendo che l&#8217;uomo \u00e8 la risorsa pi\u00f9 importante di ogni azienda, operando alla costruzione del bene comune, avendo attenzione ai poveri. So che in molte aziende si d\u00e0 un giusto spazio alla formazione. Sono convinto che gioverebbe molto ad un&#8217;azienda completare la formazione tecnica con una formazione ai valori: solidariet\u00e0, etica, giustizia, dignit\u00e0, sostenibilit\u00e0, significati sono contenuti che arricchiscono il pensiero e la capacit\u00e0 operativa.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mondo globalizzato si \u00e8 fatto in qualche modo piccolo, ormai abbiamo raggiunto i limiti di quella che Lei chiama la nostra casa comune, cio\u00e8 il pianeta Terra, tanto che si progetta di colonizzare nuovi pianeti. L&#8217;ecologia e un mondo sostenibile sono una Sua grande preoccupazione e gli stessi grandi player internazionali dell&#8217;energia, a partire dell&#8217;italiano Eni, hanno annunciato le loro svolte \u201cverdi\u201d. Ritiene che su questo punto si stia facendo abbastanza?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 ancora molto da fare per ridurre comportamenti e scelte che non rispettano l&#8217;ambiente e la terra. Stiamo pagando il prezzo di uno sfruttamento della terra che dura da molti anni. Anche oggi, purtroppo, in tante situazioni, l&#8217;uomo non \u00e8 il custode della terra ma un tiranno sfruttatore. Ci sono per\u00f2 segnali di nuove attenzioni verso l&#8217;ambiente; \u00e8 una mentalit\u00e0 che gradatamente viene condivisa da un numero sempre maggiore di Paesi. E&#8217; un percorso che ha bisogno di una cura particolare perch\u00e9 \u00e8 necessario passare da una descrizione dei sintomi, al riconoscimento della radice umana della crisi ecologica, dall&#8217;attenzione all&#8217;ambiente ad una ecologia integrale, da un&#8217;idea di onnipotenza alla consapevolezza della limitatezza delle risorse. Il punto nodale \u00e8 che parlare di ambiente significa sempre anche parlare dell&#8217;uomo: degrado ambientale e degrado umano vanno di pari passi. Anzi le conseguenze della violazione del creato sono spesso fatte pagare solo ai poveri. Lo sviluppo della dimensione ecologica ha bisogno della convergenza di pi\u00f9 azioni: politica, culturale, sociale, produttiva. In particolare la formazione di una nuova coscienza ecologica ha bisogno di nuovi stili di vita per costruire un futuro armonico, promuovere uno sviluppo integrale, ridurre le disuguaglianze, scoprire il legame tra le creature, abbandonare il consumismo.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vuol dire che c&#8217;\u00e8 bisogno di cambiare modello di produzione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come scrivevo nell&#8217;enciclica Laudato si&#8217; questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Pensiamo, ad esempio, al nostro sistema industriale, che alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacit\u00e0 di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si \u00e8 ancora riusciti ad adottare un modello di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l&#8217;uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l&#8217;efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero. Dobbiamo ammettere che in questa direzione il lavoro da fare rimane ancora molto.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli \u201cscartati\u201d della Terra ci sono i migranti che si spostano da un continente all&#8217;altro in fuga dalle guerre o in cerca di condizioni per vivere o sopravvivere. Lei, in un periodo storico che vede le frontiere (anche quelle commerciali) chiudersi e prevalere i nazionalismi in un&#8217;Europa stanca e divisa, non si sente un po&#8217; come un Mos\u00e8 contemporaneo che apre il passaggio, apre le porte per tutti i popoli e le persone, a cominciare dai pi\u00f9 poveri? C&#8217;\u00e8 chi pensa che questa non sia comunque la missione di successore di Pietro. Perch\u00e9, invece, ritiene che lo sia? E di cosa ha bisogno questa Europa per ritrovare una rotta comune e insieme per rispondere alle paure dei suoi cittadini?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I migranti rappresentano oggi una grande sfida per tutti. I poveri che si muovono fanno paura specialmente ai popoli che vivono nel benessere. Eppure non esiste futuro pacifico per l&#8217;umanit\u00e0 se non nell&#8217;accoglienza della diversit\u00e0, nella solidariet\u00e0, nel pensare all&#8217;umanit\u00e0 come una sola famiglia. E&#8217; naturale per un cristiano riconoscere in ogni persona Ges\u00f9. Cristo stesso ci chiede di accogliere i nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati con le braccia ben aperte, magari aderendo all&#8217;iniziativa che ho lanciato nel settembre dell&#8217;anno scorso: Share the Journey &#8211; Condividi il viaggio. Il viaggio, infatti, si fa in due: quelli che vengono nella nostra terra, e noi che andiamo verso il loro cuore per capirli, capire la loro cultura, la loro lingua, senza trascurare il contesto attuale. Questo sarebbe un segno chiaro di un mondo e di una Chiesa che cerca di essere aperta, inclusiva e accogliente, una chiesa madre che abbraccia tutti nella condivisione del viaggio comune. Non dimentichiamo, come ho gi\u00e0 detto precedentemente, che \u00e8 la speranza la spinta nel cuore di chi parte lasciando la casa, la terra, a volte familiari e parenti, per cercare una vita migliore, pi\u00f9 degna per s\u00e9 e per i propri cari. Ed \u00e8 anche la spinta nel cuore di chi accoglie: il desiderio di incontrarsi, di conoscersi, di dialogare\u2026 La speranza \u00e8 la spinta per \u201ccondividere il viaggio\u201d della vita, non abbiamo paura di condividere il viaggio! Non abbiamo paura di condividere la speranza. La speranza non \u00e8 virt\u00f9 per gente con lo stomaco pieno e per questo i poveri sono i primi portatori della speranza e sono i protagonisti della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come deve muoversi, in concreto, l&#8217;Europa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Europa ha bisogno di speranza e di futuro. L&#8217;apertura, spinti dal vento della speranza, alle nuove sfide poste dalle migrazioni pu\u00f2 aiutare alla costruzione di un mondo in cui non si parla solo di numeri o istituzioni ma di persone. Tra i migranti, come dice lei, ci sono persone alla ricerca di \u201ccondizioni per vivere o sopravvivere\u201d. Per queste persone che fuggono dalla miseria e dalla fame, molti imprenditori e altrettante istituzioni europee a cui non mancano genialit\u00e0 e coraggio, potranno intraprendere percorsi di investimento, nei loro paesi, in formazione, dalla scuola allo sviluppo di veri e propri sistemi culturali e, soprattutto in lavoro. Investimento in lavoro che significa accompagnare l&#8217;acquisizione di competenze e l&#8217;avvio di uno sviluppo che possa diventare bene per i paesi ancora oggi poveri consegnando a quelle persone la dignit\u00e0 del lavoro e al loro paese la capacit\u00e0 di tessere legami sociali positivi in grado di costruire societ\u00e0 giuste e democratiche.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Vaticano \u00e8 in Italia e Lei \u00e8 il vescovo di Roma. Ma il popolo italiano ha riservato grandi consensi alle forze politiche definite \u201cpopuliste\u201d che non condividono l&#8217;apertura delle porte del Paese ai migranti. Come vive questo scostamento tra pecore e Pastore?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le risposte alle richieste di aiuto, anche se generose, forse non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti. Ci sono stati troppi silenzi. Il silenzio del senso comune, il silenzio del si \u00e8 fatto sempre cos\u00ec, il silenzio del noi sempre contrapposto al loro. Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessit\u00e0 dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti. Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare l&#8217;amore misericordioso di Dio verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In che modo si pu\u00f2 realizzare un percorso di integrazione in grado di superare paure e inquietudini, che sono reali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non smettiamo di essere testimoni di speranza, allarghiamo i nostri orizzonti senza consumarci nella preoccupazione del presente. Cos\u00ec come \u00e8 necessario che i migranti siano rispettosi della cultura e delle leggi del Paese che li accoglie per mettere cos\u00ec in campo congiuntamente un percorso di integrazione e per superare tutte le paure e le inquietudini. Affido queste responsabilit\u00e0 anche alla prudenza dei governi, affinch\u00e9 trovino modalit\u00e0 condivise per dare accoglienza dignitosa a tanti fratelli e sorelle che invocano aiuto. Si pu\u00f2 ricevere un certo numero di persone, senza trascurare la possibilit\u00e0 di integrarle e sistemarle in modo dignitoso. E&#8217; necessario avere attenzione per i traffici illeciti, consapevoli che l&#8217;accoglienza non \u00e8 facile. Ricordo qui quanto scrivevo quest&#8217;anno nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: quattro pietre miliari per l&#8217;azione, che amo esprimere tramite i verbi \u00abaccogliere, proteggere, promuovere e integrare\u00bb, e sottolineo che il 2018 condurr\u00e0 alla definizione e all&#8217;approvazione da parte delle Nazioni Unite di due patti globali, uno per migrazioni sicure, ordinate e regolari, l&#8217;altro riguardo ai rifugiati. Patti che rappresenteranno un quadro di riferimento per proposte politiche e misure pratiche. Per questo \u00e8 importante che i nostri progetti e proposte siano ispirati da compassione, lungimiranza e coraggio, in modo da cogliere ogni occasione per far avanzare la costruzione della pace: solo cos\u00ec il necessario realismo della politica internazionale non diventer\u00e0 una resa al disinteresse e alla globalizzazione\u00a0<span>dell&#8217;indifferenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>*dall&#8217;intervista IL SOLE 24 ORE 7\/09\/2018<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Santit\u00e0, un antico proverbio africano sostiene: \u201cSe vuoi andare veloce vai solo, ma se vuoi andare lontano vai insieme\u201d. Tutti noi sappiamo quanto si pu\u00f2 correre velocemente, grazie ai nuovi strumenti dell&#8217;innovazione tecnologica, nella comunicazione \u2013 anche tra le persone &#8211; e nell&#8217;economia. 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