{"id":3,"date":"2013-05-24T11:31:00","date_gmt":"2013-05-24T09:31:00","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/newsletter-aspettando-un-governo\/"},"modified":"2013-05-24T11:31:00","modified_gmt":"2013-05-24T09:31:00","slug":"newsletter-aspettando-un-governo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/newsletter-aspettando-un-governo\/","title":{"rendered":"La poverta&#8217; sta cambiando tipologia, le politiche no"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span><span>Il presente tra bisogni inevasi ed esigenze di riforma<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>Lo scorso 11 marzo il Cnel e l\u2019Istat hanno presentato congiuntamente il 1\u00b0 Rapporto sul Benessere equo e sostenibile, nel quale si tratteggia lo stato del paese, a partire da una elevata quantit\u00e0 di indicatori. Per quanto riguarda il Benessere economico, il Rapporto evidenzia come le famiglie italiane siano\u00a0tradizionalmente caratterizzate da un\u2019elevata propensione al ri\u00adsparmio, una diffusa propriet\u00e0 dell\u2019abitazione, un contenuto ricorso all\u2019indebitamento e una significativa diseguaglianza della ricchezza. Con un sistema di welfare sbilanciato verso\u00a0la componente previdenziale, la famiglia ha assolto una funzione di ammortizzatore sociale a difesa dei membri pi\u00f9 deboli (minori, giovani e anziani), supplendo alle carenze di tutela e nascondendo le difficolt\u00e0 di accesso all\u2019indipendenza economica di giovani di ambo i sessi e donne di ogni et\u00e0.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<!--more--><br \/>\n<span><span><br \/>Ma il Rapporto segnala come \u201cLa crisi economica degli ultimi cinque anni sta mostrando i limiti di questo modello, accen\u00adtuando le disuguaglianze tra classi sociali, le profonde differenze territoriali e riducendo ulteriormente la gi\u00e0 scarsa mobilit\u00e0 sociale. Alcuni segmenti di popolazione e zone del Pa\u00adese sono stati particolarmente colpiti dalla riduzione dei posti di lavoro: la percentuale degli individui in famiglie senza occupati \u00e8 passata, tra il 2007 e il 2011, dal 5,1% al 7,2%, con una dinamica pi\u00f9 accentuata tra gli under 25 (per i quali \u00e8 cresciuta dal 5,4% all\u20198%) e nel Mezzo\u00adgiorno (dove dal 9,9% si \u00e8 saliti al 13,5%). Il potere d\u2019acquisto, cio\u00e8 il reddito disponibile delle famiglie in termini reali, \u00e8 diminuito del 5% tra il 2007 e il 2011, ma fino al 2009 ci\u00f2 non si \u00e8 tradotto in un significativo aumento degli indicatori di povert\u00e0 e di deprivazione grave (\u2026), grazie al potenziamento degli interventi di sostegno al reddito dei lavoratori (indennit\u00e0 di disoccupazione e assegni di integrazione salariale) e al funzionamento delle reti di solidariet\u00e0 familiare.\u00a0<\/p>\n<p>Sempre secondo il Rapporto \u201cle famiglie hanno tamponato la progressiva erosione del potere d\u2019acquisto intaccando il patrimonio, risparmiando meno e, in alcuni casi, indebitandosi: la quota di persone in famiglie che hanno ricevuto aiuti in denaro o in natura da parenti non coabitanti, amici, istituzioni o altri \u00e8 passata dal 15,3% del 2010 al 18,8% del 2011, mentre nei primi nove mesi del 2012 la quota delle famiglie indebitate \u00e8 passata dal 2,3% al 6,5%. Con il perdura\u00adre della crisi, nel 2011 si segnala un deciso deterioramento della situazione, testimoniato dall\u2019impennata degli indicatori di deprivazione materiale: la grave deprivazione aumenta di 4,2 punti percentuali, passando dal 6,9% all\u201911,1%, mentre il rischio di povert\u00e0 calcolato sul reddito 2010 cresce dal 13,6% al 15,1% nel Centro e dal 31% al 34,5% nel Mezzogiorno. Inol\u00adtre, aumenta anche la disuguaglianza del reddito: infatti, il rapporto tra il reddito posseduto dal 20% pi\u00f9 ricco della popolazione e il 20% pi\u00f9 povero sale da 5,1 del 2008 a 5,6 del 2011.\u201d<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong><span><span>Lo sguardo Caritas: una povert\u00e0 che si trasforma e cambia aspetto<\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>In base all\u2019esperienza di ascolto delle Caritas diocesane spiccano alcune tendenze dei fenomeni di povert\u00e0 ed esclusione sociale:<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span><span>crescono\u00a0le persone che si rivolgono ai Centri di Ascolto e ai servizi socio-assistenziali gestiti dalle Caritas diocesane e \u00a0cresce la percentuale di italiani;<\/span><\/span><\/li>\n<li><span><span>cresce la multi-problematicit\u00e0 delle persone prese in carico: soprattutto nel caso degli italiani, le storie di vita sono sempre pi\u00f9 complesse e si caratterizzano spesso per la presenza di patologie socio-sanitarie di non facile risoluzione;<\/span><\/span><\/li>\n<li><span><span>la fragilit\u00e0 occupazionale \u00e8 evidente: cassa integrazione, occupazioni saltuarie, lavoro nero, rendono difficile per molte famiglie coprire le necessit\u00e0, anche pi\u00f9 elementari, del quotidiano;<\/span><\/span><\/li>\n<li><span><span>aumentano gli anziani e le persone in et\u00e0 matura che si affacciano ai servizi Caritas;<\/span><\/span><\/li>\n<li><span><span>coerentemente con le tendenze sopra evidenziate, diminuiscono i \u201csenza reddito\u201d e i \u201csenza-tetto\u201d: ormai dal 2010 calano infatti, in modo vistoso, coloro che si dichiarano a \u201creddito zero\u201d e vivono sulla strada;<\/span><\/span><\/li>\n<li><span><span>anche se si assiste ad una \u201cnormalizzazione sociale\u201d nel profilo dell\u2019utenza Caritas, si registra un peggioramento di chi stava gi\u00e0 male: aumentano in percentuale le situazioni di povert\u00e0 estrema, che coesistono tuttavia con una vita apparentemente normale,\u00a0magari vissuta all\u2019interno di un\u2019abitazione di propriet\u00e0.<\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong><span><span>Alcuni limiti dell\u2019intervento nel contrasto alla povert\u00e0<\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>L\u2019assenza di una strategia nazionale di contrasto alla povert\u00e0 \u2013 grazie anche alla poco meditata riforma del Titolo V della Costituzione e della contestuale assenza di uno strumento di sostegno al reddito delle famiglie povero sul modello europeo &#8211;\u00a0\u00e8 evidenziata da una serie di limiti del sistema di protezione sociale italiano, tra i quali:<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span><span>la dispersione delle misure economiche su una pluralit\u00e0 di provvedimenti nazionali, regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura, al di fuori da qualsiasi tipo di regia e coordinamento complessivo;<\/span><\/span><\/li>\n<li><span><span>l\u2019estrema variet\u00e0 e sperequazioni nella definizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poter usufruire di determinate prestazioni, calcolato spesso sulle condizioni socio-economiche dell\u2019anno\u00a0precedente;<\/span><\/span><\/li>\n<li><span><span>il forte carattere categoriale di gran parte delle misure di sostegno economico o di agevolazione tariffaria degli enti locali;<\/span><\/span><\/li>\n<li><span><span>il progressivo restringimento delle disponibilit\u00e0 finanziarie nel settore socio-assistenziale, che sta determinando la negazione o la riduzione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali.<\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>A questo quadro si aggiunge il dramma dei divari territoriali, il quale rende meno cittadini in alcuni contesti territoriali e rappresenta una ulteriore sfida al modello attuale di welfare, che si coniuga al tema di un nuovo modello di sviluppo per le regioni meridionali.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>L\u2019effetto complessivo di quanto sopradescritto \u00e8 quello di un vero e proprio percorso ad ostacoli per quanti si trovano in condizioni di bisogno nei diversi territori.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong><span><span>Agenda per la nuova legislatura<\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>Appare evidente che tra i rischi generati dalla instabilit\u00e0 politica consegnataci dalle elezioni del febbraio scorso, vi \u00e8 quello\u00a0di un governo debole, in grado di trovare accordi solo per i problemi considerati pi\u00f9 urgenti.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>La sottovalutazione della condizione di sofferenza sociale che il paese sta affrontando non sarebbe per\u00f2 un segnale di lungimiranza politica. E allora occorre chiedersi: quali sono, in campo sociale, gli ambiti di intervento normativo non rinviabili?<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>Anzitutto \u00e8 necessaria una decisa azione di sostegno alle famiglie, che offra garanzie e tutele certe, al di l\u00e0 dei drammatici differenziali regionali (pure parzialmente livellati dalla minore disponibilit\u00e0 di risorse in tempo di crisi), a partire da una misura universalistica di contrasto della povert\u00e0. E si propone come necessario un ripensamento \u201cconcettuale\u201d del sistema di welfare, da orientare sempre pi\u00f9 alla famiglia come soggetto \u00a0certamente esposto ai rischi dell\u2019esclusione, ma anche come agente per l\u2019inclusione.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>La sola cassa integrazione \u2013 comunque da rifinanziare nei prossimi mesi \u2013 non \u00e8 sufficiente per contrastare gli effetti della crisi, innanzitutto perch\u00e9 tutela solo alcune tipologie di condizioni occupazionali, con un approccio categoriale. D\u2019altro canto la pur lodevole sperimentazione della nuova social card, avviata a gennaio nelle 12 citt\u00e0 metropolitane, rappresenta una prospettiva interessante, a patto che operi in una prospettiva di generalizzazione sempre pi\u00f9 sussidiaria. Oggi, infatti, l\u2019unica forma esplicita di contrasto istituzionale alla povert\u00e0 \u00e8 rappresentata dalla social card ordinaria, finanziata parzialmente per il 2013, accanto al programma di\u00a0aiuti alimentari\u00a0gestito dall\u2019AGEA \u00a0\u2013 che nel 2012 hanno aiutato 4 milioni di persone \u2013 anche questo senza una\u00a0garanzia di prosecuzione.<\/span><\/span><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong><span><span>Reddito di cittadinanza versus reddito minino<\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>Anche in questo ambito il confuso dibattito preelettorale sul tema di una misura di sostegno al reddito delle famiglie in difficolt\u00e0 ha oscillato tra il populismo di un presunto reddito di cittadinanza \u2013 insostenibile per le finanze pubbliche non solo italiane, ma di gran parte delle democrazie occidentali \u2013 e un\u00a0\u00a0 reddito minimo dai contorni non molto nitidi.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>Tito Boeri e Roberto Perotti su la Voce.info\u00a0del 5 marzo scorso hanno chiarito che il \u00a0reddito di cittadinanza \u00e8 un programma di contrasto alla povert\u00e0 di tipo universalistico in cui la concessione del sussidio non \u00e8 subordinata a un accertamento delle condizioni economiche e patrimoniali dell\u2019individuo. Ma \u201cproprio per questo \u00e8 economicamente infattibile. (\u2026) Si consideri un reddito di cittadinanza che garantisca a ogni individuo un trasferimento mensile, indipendentemente dal reddito e dalla situazione lavorativa, di 500 euro al mese (un importo chiaramente prudenziale); si supponga che venga corrisposto ai circa 50 milioni di individui con pi\u00f9 di 18 anni. Il totale della spesa per questo programma sarebbe di 300 miliardi di euro, quasi il 20 per cento del Pil. \u201c<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>D\u2019altro canto Il reddito minimo garantito \u00e8 un programma universale e selettivo, come\u00a0\u00a0spiegano sempre i due economisti \u201cnel senso che \u00e8 basato su regole uguali per tutti (non limitato ad alcune categorie di lavoratori come nella tradizione italiana), che subordinano la concessione del sussidio ad accertamenti su reddito e patrimonio di chi lo domanda. Questo \u00e8 uno schema oggi esistente, pur in forme molto diverse, in tutti i paesi dell\u2019Unione Europea a 15. Il reddito minimo garantito dovrebbe sostituire e riordinare molti schemi preesistenti, riducendo sprechi ed evitando la compresenza di tanti strumenti presenti.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>Dovrebbe infatti sostituire le pensioni sociali e le integrazioni al minimo nonch\u00e9 tutte le prestazioni di indennit\u00e0 civile: assegno di assistenza, indennit\u00e0 di frequenza minori, pensioni di inabilit\u00e0, e indennit\u00e0 di accompagnamento.\u201d\u00a0La stima finanziaria \u2013 ipotizzando sempre un tetto procapite di 500 euro del reddito minimo \u00e8 rilevante rispetto alla situazione finanziaria del paese, ma pi\u00f9 sostenibile: circa 10 miliardi\u00a0all\u2019anno.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong><span><span>E\u2019 possibile altro?<\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>Ma \u00e8 possibile ipotizzare \u2013 con responsabilit\u00e0 e realismo \u2013 una misura contestualmente ancora pi\u00f9 sostenibile sul piano finanziario e pi\u00f9 mirata ai bisogni delle famiglie, non coperte da altre forme di tutela in caso di insufficienza o perdita dei redditi da lavoro?<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>Certamente si, pensando ad una misura con un target dei destinatari limitato alla povert\u00e0 assoluta, focalizzato nel trasferimento di risorse limitate al superamento di quella soglia, incrementale nel tempo \u2013 vale a dire che copre progressivamente i potenziali beneficiari &#8211; , sussidiario nella architettura degli interventi di inclusione, fondato sul nuovo Isee disegnato dai progetti di riforma del Governo Monti.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>Una misura di questo tipo potrebbe rappresentare il primo dei livelli di essenziali vagheggiati dalla legge 328\/2000, stimolerebbe la costruzione progressiva di un servizio sociale di base nei territori meno provveduti e di una complessiva rimodulazione della congerie di interventi locali, spesso onerosi e non coordinati.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>Ma soprattutto ridarebbe diritti universali e cittadinanza effettiva a quanti \u2013 nella ingiusta lotteria di una normativa categoriale \u2013 \u00e8 finora rimasto fuori da un accettabile sistema di tutela.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span><span>(*)\u00a0\u00a0<span>Vice-direttore di Caritas Italiana\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente tra bisogni inevasi ed esigenze di riforma \u00a0 Lo scorso 11 marzo il Cnel e l\u2019Istat hanno presentato congiuntamente il 1\u00b0 Rapporto sul Benessere equo e sostenibile, nel quale si tratteggia lo stato del paese, a partire da una elevata quantit\u00e0 di indicatori. 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