{"id":3130,"date":"2018-12-18T12:12:11","date_gmt":"2018-12-18T11:12:11","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/"},"modified":"2018-12-18T12:12:11","modified_gmt":"2018-12-18T11:12:11","slug":"il-manifesto-della-prosperita-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/","title":{"rendered":"Il manifesto della prosperit\u00e0 europea"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fra un mese si celebra il ventesimo anniversario della nascita dell\u2019euro.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono stati due decenni molto particolari. Nel primo si \u00e8 esaurito un ciclo finanziario espansivo globale durato trent\u2019anni; il secondo \u00e8 stato segnato dalla peggiore crisi economica e finanziaria dagli anni \u201930. Da entrambi possiamo trarre utili lezioni, per ci\u00f2 che occorre ancora fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019unione monetaria \u00e8 stata un successo sotto molti punti di vista.\u00a0<\/strong>Dobbiamo allo stesso tempo riconoscere che non in tutti paesi sono stati ottenuti i risultati che ci si attendeva, in parte per le politiche nazionali seguite, in parte per l\u2019incompletezza dell\u2019unione monetaria che non ha consentito un\u2019adeguata azione di stabilizzazione ciclica durante la crisi. Occorre ora disegnare i cambiamenti necessari perch\u00e9 l\u2019unione monetaria funzioni a beneficio di tutti i paesi e realizzarli il prima possibile, ma spiegandone l\u2019importanza a tutti i cittadini europei.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 \u201cun mercato e una moneta\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mercato unico \u00e8 visto non di rado come una semplice trasposizione del processo di globalizzazione a cui nel tempo \u00e8 stata tolta persino la flessibilit\u00e0 dei cambi. Non \u00e8 cos\u00ec.\u00a0<strong>La globalizzazione ha complessivamente accresciuto il benessere in tutte le economie, soprattutto di quelle emergenti, ma \u00e8 oggi chiaro che le regole che ne hanno accompagnato la diffusione non sono state sufficienti a impedirne profonde distorsioni.<\/strong>L\u2019apertura dei mercati, senza regole, ha accresciuto la percezione di insicurezza delle persone particolarmente esposte alla pi\u00f9 forte concorrenza, ha accentuato in esse il senso di essere state lasciate indietro in un mondo in cui le grandi ricchezze prodotte si concentravano in poche mani. Il mercato interno, invece, sin dall\u2019inizio \u00e8 stato concepito come un progetto in cui l\u2019obiettivo di cogliere i frutti dell\u2019apertura delle economie era strettamente legato a quello di attutirne i costi per i pi\u00f9 deboli, di promuovere la crescita, ma proteggendo i cittadini europei dalle ingiustizie del libero mercato. Questa era senza dubbio anche la visione di Delors, l\u2019architetto del mercato interno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo del mercato unico fu delineato in un momento di debolezza dell\u2019economia europea. Il tasso di crescita dei dodici paesi che in seguito avrebbero formato l\u2019area dell\u2019euro, dopo essersi attestato al 5,3% annuo dal 1960 al 1973, si abbass\u00f2 al 2,2% all\u2019anno dal 1973 al 1985; similmente, il prodotto potenziale aveva rallentato dal 5% annuo all\u2019inizio degli anni \u201970 a circa il 2 all\u2019inizio del decennio successivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La risposta dei governi alla bassa crescita fu di aumentare i deficit di bilancio.<\/strong>Dal 1973 al 1985 i disavanzi pubblici furono in media il 3,5% del PIL nei futuri paesi dell\u2019area dell\u2019euro a 12, il 9% in Italia. Negli stessi paesi la disoccupazione sal\u00ec in media dal 2,6 al 9,2% e dal 5,9 all\u20198,2% in Italia. Per rilanciare la crescita, l\u2019Europa aveva gi\u00e0 a disposizione uno strumento efficace: il mercato unico. Ma una delle ragioni importanti del rallentamento nella crescita del prodotto potenziale era la stagnazione del commercio interno CEE all\u2019inizio degli anni \u201970, poich\u00e9 il mercato comune europeo riguardava essenzialmente prodotti intermedi maturi, la cui crescita iniziava a declinare. Gli scambi dei prodotti di settori innovativi ad alto contenuto di R&amp;S e di lavoro qualificato erano ancora intralciati dalle barriere non tariffarie che ostacolavano i trasferimenti di produttivit\u00e0. Rimuovendo queste barriere, il progetto del mercato unico puntava a rilanciare la crescita e l\u2019occupazione. Ma non si esauriva in ci\u00f2, perch\u00e9 mirava anche a garantire una rete di protezione capace di sostenere i costi sociali del cambiamento che ne sarebbe inevitabilmente derivato e creava il terreno politicamente pi\u00f9 favorevole per far avanzare il processo di integrazione europea, anch\u2019esso reso pi\u00f9 arduo dalla crisi degli anni \u201970.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu proprio il progetto del mercato interno che consent\u00ec all\u2019Europa, a differenza di quello che accadeva su scala globale, di imporre i propri valori al processo di integrazione, di costruire cio\u00e8 un mercato che fosse, per quanto possibile, libero ma giusto. La regolamentazione dei prodotti poteva essere utilizzata non solo per tutelare i consumatori dai bassi standard qualitativi vigenti in altri paesi e per proteggere i produttori dalla concorrenza sleale, ma anche per porre un freno al dumping sociale ed elevare gli standard delle condizioni di lavoro.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questi motivi il mercato interno si accompagn\u00f2, a met\u00e0 degli anni Ottanta, a un rafforzamento delle regole comuni nella CE e dei poteri di controllo giurisdizionale. All\u2019apertura dei mercati si accompagna la protezione della concorrenza leale con la creazione dell\u2019antitrust; gli standard regolamentari divennero pi\u00f9 cogenti, ad esempio con l\u2019obbligo dell\u2019indicazione della provenienza geografica per prodotti alimentari specifici. Le clausole di salvaguardia fondamentali del modello sociale europeo furono progressivamente incorporate nella legislazione comunitaria, nelle aree di competenza di quest\u2019ultima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Carta dei diritti fondamentali ha impedito una corsa al ribasso dei diritti dei lavoratori.<\/strong>\u00c8 stata introdotta una specifica legislazione per limitare le pratiche di lavoro scorrette, come \u00e8 avvenuto ad esempio quest\u2019anno con la revisione della direttiva sui lavoratori distaccati. La legislazione europea tutela le persone a maggior rischio occupazionale, come nel 1997 la direttiva sui lavoratori a tempo parziale e a tempo determinato. Un anno fa le istituzioni europee hanno sottoscritto il pilastro europeo dei diritti sociali, riguardante le pari opportunit\u00e0 e l\u2019accesso al mercato del lavoro, l\u2019equit\u00e0 delle condizioni di lavoro, la protezione sociale e l\u2019inclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La legislazione europea non ha condotto a una completa armonizzazione dei sistemi di protezione sociale nei vari paesi membri, ma il divario in termini di standard qualitativi delle condizioni di lavoro \u00e8 gradualmente diminuito<\/strong>, anche dopo l\u2019entrata nell\u2019Unione di paesi a pi\u00f9 basso reddito pro capite. Nonostante il rallentamento osservato negli ultimi anni, varie ricerche condotte mostrano un processo di convergenza in importanti comparti della spesa sociale in rapporto al PIL relativamente sostenuto a partire dal 1980. Non cos\u00ec in ambito internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il mercato unico che richiedeva una maggiore stabilit\u00e0 dei tassi di cambio di quanto non avvenisse in un\u2019area di libero scambio, si manifestarono peraltro importanti trade-off per la politica economica; lo chiar\u00ec Padoa-Schioppa in un suo famoso contributo sul \u201cquartetto inconsistente\u201d: se i paesi europei volevano beneficiare del libero scambio tra di loro, non potevano avere allo stesso tempo mobilit\u00e0 dei capitali, indipendenza della politica monetaria e un tasso di cambio fisso. I vari paesi inizialmente affrontarono questo dilemma cercando s\u00ec di mantenere i cambi fissi, ma introducendo i controlli sui movimenti di capitale a breve. Ci\u00f2 permise di mantenere una certa autonomia nelle politiche monetarie ma, col progredire dell\u2019integrazione finanziaria e con la progressiva abolizione dei controlli sui capitali nel corso degli anni \u201980, i cambi fissi divennero insostenibili. Nel sistema monetario europeo, i paesi le cui valute erano legate al marco tedesco dagli accordi di cambio dovevano, di fronte alle tempeste finanziarie internazionali di quegli anni, prendere periodicamente la decisione se mantenere una politica monetaria indipendente e svalutare o mantenere il cambio agganciato al marco e perdere ogni sovranit\u00e0 sulla politica monetaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Data la frequenza con cui queste decisioni si presentavano ai policy maker, alcuni paesi persero sia i benefici della stabilit\u00e0 dei cambi, sia la sovranit\u00e0 sulla loro politica monetaria. I costi sociali per questi paesi furono altissimi. Il processo si concluse con la crisi valutaria del 1992-93, quando fu chiaro che i paesi entrati in recessione non avrebbero potuto continuare ad alzare i tassi di interesse per inseguire quelli tedeschi. D\u2019altra parte, una politica di svalutazioni reiterate mal si conciliava con la costruzione del mercato unico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La situazione veniva ben descritta nelle parole del premio Nobel Robert Mundell, l\u2019artefice della teoria delle aree valutarie ottimali: \u201cNon riuscivo a capire perch\u00e9 dei paesi intenti a formare un mercato unico dovessero subire una nuova barriera al commercio sotto forma di incertezza sull\u2019andamento dei loro tassi di cambio\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La flessibilit\u00e0 dei tassi di cambio avrebbe indebolito il mercato unico in due modi. In primo luogo avrebbe ridotto l\u2019incentivo delle imprese residenti nel paese che svalutava ad accrescere la produttivit\u00e0, perch\u00e9 avrebbero potuto &#8211; sia pur temporaneamente &#8211; elevare la competitivit\u00e0 senza aumentare il prodotto per addetto. L\u2019Europa speriment\u00f2 ripetutamente come questa via fosse tutt\u2019altro che efficace. Dal varo dello SME nel 1979 alla crisi del 1992 la lira venne svalutata 7 volte rispetto al DM, perdendo cumulativamente circa la met\u00e0 del suo valore rispetto a questa valuta. Eppure, la crescita media annua della produttivit\u00e0[7]\u00a0in Italia fu inferiore a quella dei futuri paesi dell\u2019area dell\u2019euro a 12 nello stesso periodo, la crescita del PIL fu pressappoco la stessa di quella dei partner europei e il tasso di disoccupazione aument\u00f2 di 1,3 punti percentuali. Al contempo, l\u2019inflazione al consumo tocc\u00f2 cumulativamente il 223% contro il 103% dei futuri paesi dell\u2019area dell\u2019euro a 12[8].\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, il progetto del mercato unico sarebbe stato a lungo andare compromesso se gli sforzi delle imprese volti ad accrescere la produttivit\u00e0 fossero stati vanificati da politiche di \u201cbeggar thy neighbour\u201d degli altri paesi attraverso svalutazioni ripetute. L\u2019apertura dei mercati non sarebbe durata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Europa aveva del resto sperimentato con la Politica Agricola Comune quali potessero essere i problemi generati dai cambiamenti nei valori relativi delle valute negli anni \u201960. In assenza di una moneta unica, la PAC si basava su prezzi definiti in unit\u00e0 di conto. Nel 1969 la rivalutazione del marco tedesco e la corrispondente svalutazione del franco francese incrinarono la fiducia dei mercati a seguito delle richieste degli agricoltori colpiti di essere compensati per le perdite subite. Il problema fu affrontato introducendo compensazioni monetarie per mitigare gli effetti di improvvise variazioni dei prezzi agricoli a seguito di repentini aggiustamenti delle parit\u00e0 dei cambi. Questa soluzione si rivel\u00f2 tuttavia di macchinosa realizzazione e incapace di impedire l\u2019emergere di significative distorsioni nella produzione e nel commercio, con l\u2019effetto di avvelenare le relazioni nella Comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In sintesi, una moneta unica rappresentava, per lo meno in linea di principio, un modo per sfuggire ai dilemmi del \u201cquartetto inconsistente\u201d, offrendo ai paesi la possibilit\u00e0 di mantenere stabili i tassi di cambio e quindi di godere dei benefici dell\u2019apertura all\u2019interno del mercato unico, contenendone allo stesso tempo i costi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sappiamo, non tutti i paesi che entrarono nel mercato unico aderirono allo stesso tempo anche all\u2019euro. Alcuni paesi, come la Danimarca, agganciarono le proprie valute alla moneta unica. Per altri il mercato unico rappresent\u00f2 l\u2019anticamera dell\u2019euro. Altri cinque paesi adottarono l\u2019euro nei primi dieci anni e altri tre nei dieci anni successivi, mentre alcune economie pi\u00f9 piccole non l\u2019hanno ad oggi introdotto. Il caso del Regno Unito, l\u2019unica grande economia che scelse di rimanere fuori dall\u2019area dell\u2019euro \u00e8 particolare, non solo per motivi politici ma anche per ragioni strutturali, come la bassa sensibilit\u00e0 dei prezzi alle variazioni del tasso di cambio in passato.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I benefici attuali di \u201cun mercato e una moneta\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 opportuno chiedersi quali siano stati i benefici di \u201cun mercato e una moneta\u201d. Al riparo dello scudo dell\u2019euro il commercio intra-UE ha accelerato, salendo dal 13% in rapporto al PIL nel 1992 al 20% oggi. Gli scambi all\u2019interno dell\u2019area dell\u2019euro si sono accresciuti sia in termini assoluti sia come quota degli scambi totali tra le economie avanzate, anche dopo l\u2019ingresso delle economie emergenti sul mercato globale. Gli IDE nell\u2019area UE sono ugualmente aumentati, e nel caso italiano questi investimenti di origine UE sono aumentati del 36% tra il 1992 e il 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla crescita del commercio intra-UE ha contribuito un fattore importante: l\u2019infittirsi dei legami fra le economie tramite lo sviluppo delle catene di valore (value chains). Dall\u2019inizio degli anni 2000 i legami all\u2019interno della catena di approvvigionamento tra i paesi dell\u2019UE si sono intensificati a un ritmo pi\u00f9 sostenuto e hanno mostrato una maggiore tenuta durante la crisi, rispetto a quelli esistenti con i paesi al di fuori del mercato unico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rimozione delle barriere tariffarie ha favorito l\u2019espansione dei flussi di commercio lordi in entrata e in uscita dai paesi, in corrispondenza alle diverse fasi del processo produttivo. La creazione e diffusione di standard europei ha conferito forte impulso alle catene di valore all\u2019interno dell\u2019Unione dando maggior certezza sulla qualit\u00e0 dei beni prodotti in altri paesi e in tal modo stimolando la frammentazione dei processi produttivi che \u00e8 tipica delle catene di valore. La moneta unica, comprimendo i costi dei regolamenti delle transazioni e delle coperture dai rischi di cambio ha ulteriormente rafforzato questa tendenza. I paesi che sono parte delle catene di valore hanno tratto importanti benefici, soprattutto grazie all\u2019aumento di produttivit\u00e0 associato alla crescita degli input importati. A sua volta la maggiore produttivit\u00e0 ha sospinto i salari: la partecipazione alle catene di valore da parte di un\u2019impresa \u00e8 correlata con un aumento dei salari per tutti i lavoratori, a prescindere dal loro grado di qualificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, ripartendo i guadagni e le perdite connesse con il commercio con il resto del mondo in modo pi\u00f9 uniforme, le catene di valore hanno accresciuto la condivisione del rischio fra i paesi europei. Nell\u2019Unione quasi il 20% dei lavoratori delle imprese orientate all\u2019esportazione \u00e8 impiegato in paesi diversi da quello dell\u2019esportatore del prodotto finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Circa mezzo milione di lavoratori italiani partecipa ai processi produttivi di imprese che risiedono in altri paesi europei ed esportano nel resto del mondo<\/strong>. Dal canto loro, le imprese italiane partecipano, esse stesse, in misura significativa alle catene di valore, con effetti positivi sulla produttivit\u00e0 del lavoro. \u00c8 spesso attraverso questo legame con le catene di valore che specialmente la piccola-media impresa italiana, caratteristica del nostro sistema produttivo, riesce a sopravvivere e a crescere, conservando al Paese, in un mondo sempre pi\u00f9 orientato alle grandi dimensioni, una sua caratteristica fondamentale. L\u2019Italia \u00e8 attraverso il mercato unico e con la moneta unica, strettamente integrato nel processo produttivo europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per i vari paesi dell\u2019unione monetaria questa maggiore integrazione ha avuto due effetti importanti sulle loro relazioni di cambio. Primo, il costo di non poter svalutare nell\u2019unione monetaria \u00e8 diminuito. Analisi della BCE mostrano che l\u2019entit\u00e0 dei disallineamenti dei tassi di cambio effettivi reali dei paesi dell\u2019area dell\u2019euro rispetto ai loro valori di equilibrio, sebbene pi\u00f9 persistenti nel tempo, \u00e8 inferiore rispetto a quella che si registra sia tra i paesi delle economie avanzate sia anche tra quelli legati da regimi di pegged exchange rate e che essa \u00e8 diminuita nel secondo decennio di vita dell\u2019UEM rispetto al primo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo le catene di valore hanno ridotto i benefici di breve periodo delle svalutazioni competitive. Poich\u00e9 le esportazioni hanno un maggior contenuto di beni importati, ogni espansione della domanda estera conseguita con una ipotetica svalutazione \u00e8 ora controbilanciata dai maggiori costi dei prodotti intermedi importati. Le catene di valore hanno quindi diminuito la sensibilit\u00e0 dei volumi esportati al tasso di cambio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, un paese che ipoteticamente volesse svalutare il proprio tasso di cambio per accrescere la propria competitivit\u00e0 dovrebbe oggi utilizzare questo strumento in misura ben maggiore che in passato, non solo pregiudicando l\u2019esistenza del mercato unico, ma subendo una sostanziale perdita di benessere al proprio interno a causa del maggior peso negativo della svalutazione sul prezzo delle importazioni. Alcuni studi su paesi extraeuropei suggeriscono che la perdita di benessere pi\u00f9 elevata colpirebbe le fasce pi\u00f9 povere della societ\u00e0, poich\u00e9 le famiglie pi\u00f9 povere tendono a spendere una quota maggiore di reddito per acquistare beni commerciabili rispetto alle famiglie pi\u00f9 ricche[25], ma ci\u00f2 accade in genere anche nei paesi dell\u2019area dell\u2019euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 neanche ovvio che un paese tragga vantaggio in termini di maggiore sovranit\u00e0 monetaria dal non essere parte dell\u2019area dell\u2019euro.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo, la moneta unica ha consentito a diversi paesi di recuperare sovranit\u00e0 monetaria rispetto al regime di parit\u00e0 fisse vigenti nello SME. Le decisioni rilevanti di politica monetaria erano allora prese in Germania, oggi sono condivise da tutti i paesi partecipanti. La dimensione dei mercati finanziari dell\u2019euro ha inoltre reso l\u2019area della moneta unica meno esposta agli spillover della politica economica americana, nonostante l\u2019accresciuta integrazione finanziaria globale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Infine, vale la pena di osservare che fra i presunti vantaggi della sovranit\u00e0 monetaria quello di poter finanziare con la moneta la spesa pubblica non \u00e8 in apparenza particolarmente apprezzato dai paesi che fanno parte del mercato unico ma non dell\u2019euro.<\/strong>La media ponderata del debito pubblico di questi paesi \u00e8 pari al 68% del PIL (44% del PIL escluso il Regno Unito), contro un rapporto dell\u201989% per quelli a moneta comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, come mostra la storia italiana,\u00a0<strong>il finanziamento monetario del debito pubblico non ha prodotto benefici nel lungo termine.<\/strong>Nei periodi in cui fu estensivamente praticato, come negli anni \u201970, il paese dovette ricorrere ripetutamente alla svalutazione per mantenere un ritmo di crescita simile a quelli degli altri partner europei. L\u2019inflazione divenne insostenibile, il \u201ccarovita\u201d colp\u00ec i pi\u00f9 vulnerabili nella societ\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Convergenza e divergenza nell\u2019area dell\u2019euro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se \u00e8 vero che i presunti vantaggi di una maggiore libert\u00e0 di manovra al di fuori dell\u2019unione monetaria appartengono a una memoria offuscata dal tempo e dai drammi della recente crisi, \u00e8 anche vero che in alcuni paesi vari benefici che si attendevano dall\u2019UEM non si sono ancora realizzati. Non era, e non \u00e8 oggi, sbagliato attendersi maggiore crescita e occupazione da quella che allora fu chiamata la \u201ccultura della stabilit\u00e0\u201d, che l\u2019unione monetaria avrebbe portato. Ma non era pensabile che a questo risultato si arrivasse solo per aver aderito all\u2019unione monetaria. Occorreva e occorre molto di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I fondatori dell\u2019UEM sapevano bene che la costruzione di un\u2019unione monetaria ben funzionante in tutti i suoi aspetti sarebbe stato un processo lungo, graduale.<\/strong>L\u2019esperienza storica suggeriva che l\u2019apertura dei mercati avrebbe prodotto guadagni asimmetrici, alcune regioni ne avrebbero beneficiato pi\u00f9 di altre, determinando un processo di convergenza disomogeneo, come nel caso italiano e tedesco dopo le rispettive unificazioni nella seconda met\u00e0 del XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei paesi dove la convergenza \u00e8 stata maggiore: i paesi baltici, la Slovacchia e, in misura minore, Malta e Slovenia, la distanza del loro PIL pro capite dalla media dell\u2019area dell\u2019euro si \u00e8 accorciata circa di un terzo dal 1999. Altri, anch\u2019essi inizialmente assai distanti dalla media dell\u2019area, non sono per\u00f2 riusciti a ridurre il divario in misura significativa, come la Grecia e il Portogallo. Ma queste divergenze non sono soltanto nell\u2019area dell\u2019euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PIL pro capite dello Stato pi\u00f9 ricco degli USA \u00e8 circa il doppio rispetto a quello dello Stato pi\u00f9 povero, sostanzialmente lo stesso divario che abbiamo nell\u2019area dell\u2019euro. Inoltre, la dispersione dei tassi di crescita fra i paesi dell\u2019area dell\u2019euro si \u00e8 ridotta notevolmente nel tempo e dal 2014 \u00e8 paragonabile a quella tra i singoli Stati degli USA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che cosa ha determinato le diverse traiettorie di convergenza e in che misura queste sono legate all\u2019appartenenza all\u2019area dell\u2019euro?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di convergenza pu\u00f2 essere pensato in due modi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo riguarda la convergenza dei livelli di PIL reale pro capite. Questo \u00e8 un processo di lungo periodo, spinto da fattori quali la tecnologia importata, la crescita della produttivit\u00e0, la qualit\u00e0 delle istituzioni: questi possono essere favoriti dalla partecipazione a una moneta comune ma non sono da essa determinati. Sono le politiche nazionali, sono le riforme strutturali e istituzionali, nonch\u00e9 il contributo dei fondi strutturali della UE ad avere un ruolo cruciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo modo di guardare alla convergenza riguarda i tassi di crescita, il grado di sincronizzazione dei cicli economici, soprattutto in occasione di shock rilevanti. In questo caso l\u2019appartenenza a un\u2019unione monetaria gioca un ruolo importante perch\u00e9 influenza la capacit\u00e0 con cui le singole economie stabilizzano la domanda, soprattutto durante le fasi recessive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso dell\u2019Italia hanno contato entrambi gli aspetti. Fra il 1990 e il 1999, prima dell\u2019introduzione dell\u2019euro, l\u2019Italia registrava il pi\u00f9 basso tasso di crescita cumulato rispetto agli altri paesi che hanno aderito fin dall\u2019inizio alla moneta unica. Lo stesso accadde dal 1999 al 2008 sempre rispetto a tutti i paesi dell\u2019area. Dal 2008 al 2017 il tasso di crescita \u00e8 stato superiore solo a quello della Grecia. E, andando indietro nel tempo, la crescita degli anni \u201980 fu presa a prestito dal futuro, cio\u00e8 grazie al debito lasciato sulle spalle delle future generazioni. La bassa crescita italiana \u00e8 dunque un fenomeno che ha inizio molti, molti anni prima della nascita dell\u2019euro. Si tratta chiaramente di un problema di offerta, evidente del resto anche guardando alla crescita nelle varie regioni del paese. Esiste una correlazione fra i PIL pro capite regionali e alcuni indicatori strutturali, fra i quali, ma non solo, l\u2019indice Doing Business con cui la Banca Mondiale sinteticamente misura la \u201cfacilit\u00e0 di fare impresa\u201d, i cui valori per le regioni pi\u00f9 povere sono in genere inferiori a quelli delle regioni pi\u00f9 ricche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contempo, il fatto che l\u2019economia italiana \u2013 insieme con quelle di altri paesi \u2013 abbia registrato durante la crisi un andamento divergente rispetto alla media delle economie dell\u2019area sottolinea due punti importanti. Primo, le economie strutturalmente deboli sono pi\u00f9 vulnerabili di altre alle fasi cicliche negative; secondo, l\u2019unione monetaria \u00e8 ancora incompleta sotto diversi profili essenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste ampia evidenza circa la maggiore rapidit\u00e0 di recupero dopo la crisi da parte di quei paesi che hanno attuato politiche strutturali incisive. In questi paesi il mercato del lavoro \u00e8 divenuto pi\u00f9 reattivo alla crescita dell\u2019economia, con il migliorare della situazione congiunturale, si sono registrati significativi aumenti di occupazione. Tuttavia, insieme alle politiche strutturali, sono necessari diversi strati di protezione per assicurare che i paesi riescano a stabilizzare le proprie economie in tempo di crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In assenza di presidi adeguati a livello dell\u2019area dell\u2019euro, i singoli paesi dell\u2019unione monetaria possono essere esposti a dinamiche auto-avveranti nei mercati del debito sovrano.<\/strong>Ne pu\u00f2 scaturire nelle fasi recessive l\u2019innesco di politiche fiscali pro-cicliche, producendo cos\u00ec un aggravamento della dinamica del debito, come nel 2011-12. Di norma, gli oneri del debito sovrano devono scendere in una recessione, ma in quella circostanza le economie di dimensione pari complessivamente a un terzo del PIL dell\u2019area registrarono una correlazione positiva che si autoalimentava fra gli oneri del loro debito e il grado di avversione al rischio[32]. La carenza di una azione di stabilizzazione macroeconomica incise sulla crescita e sulla sostenibilit\u00e0 del debito.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono quindi i paesi strutturalmente pi\u00f9 deboli ad avere pi\u00f9 bisogno che l\u2019UEM disponga di strumenti che prima di tutto diversifichino il rischio delle crisi e che poi ne contrastino l\u2019effetto nell\u2019economia.<\/strong>Ho ricordato in altra sede come nei paesi, quali l\u2019Italia, giunti alla crisi indeboliti da decenni di bassa crescita e senza spazio nel bilancio pubblico, una crisi di fiducia nel debito pubblico si sia trasformata in una crisi del credito con ulteriori pesanti riflessi sull\u2019occupazione e sulla crescita.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una maggiore condivisione dei rischi nel settore privato attraverso i mercati finanziari \u00e8 fondamentale per prevenire il ripetersi di simili eventi. Negli Stati Uniti circa il 70% degli shock viene attenuato e condiviso tra i vari Stati attraverso mercati finanziari integrati, contro appena il 25% nell\u2019area dell\u2019euro. \u00c8 perci\u00f2 interesse anche dei paesi pi\u00f9 deboli dell\u2019area completare l\u2019unione bancaria e procedere con la costruzione di un autentico mercato dei capitali.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma non basta: i bilanci pubblici nazionali non perderanno mai la loro funzione di strumento principale nella stabilizzazione delle crisi.<\/strong>Nell\u2019area dell\u2019euro gli shock sulla disoccupazione sono assorbiti per circa il 50% attraverso gli stabilizzatori automatici presenti nei bilanci pubblici nazionali, molto di pi\u00f9 che negli Stati Uniti. L\u2019uso degli stabilizzatori automatici da parte dei paesi dipende, tuttavia, dall\u2019assenza di vincoli connessi al loro livello del debito. Occorre dunque ricreare il necessario margine per interventi di bilancio in caso di crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E ancora non basta: occorre un\u2019architettura istituzionale che dia a tutti i paesi quel sostegno necessario per evitare che le loro economie, quando entrano in una recessione, siano esposte al comportamento prociclico dei mercati. Ma ci\u00f2 sar\u00e0 possibile solo se questo sostegno \u00e8 temporaneo e non costituisce un trasferimento permanente tra paesi destinato a evitare necessari risanamenti del bilancio pubblico, tantomeno le riforme strutturali fondamentali per tornare alla crescita.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 stato per una pulsione tecnocratica ad assicurare la convergenza fra paesi e il buon funzionamento dell\u2019unione monetaria, che in questi anni ho frequentemente affermato l\u2019importanza delle riforme strutturali.<\/strong>Ogni paese ha la sua agenda, ma \u00e8 solo con esse che si creano le condizioni per far crescere stabilmente: salari, produttivit\u00e0, occupazione, per sostenere il nostro stato sociale. \u00c8 un\u2019azione che in gran parte non pu\u00f2 che svolgersi a livello nazionale, ma pu\u00f2 essere aiutata a livello europeo dalle recenti decisioni di creare uno strumento per la convergenza e la competitivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, per affrontare le crisi cicliche future, occorre che i due strati di protezione contro le crisi \u2013 la diversificazione del rischio attraverso il sistema finanziario privato da un lato, il sostegno anticiclico pubblico attraverso i bilanci nazionali e la capacit\u00e0 fiscale del bilancio comunitario dall\u2019altro \u2013 interagiscano in maniera completa ed efficiente. Quanto maggiore sar\u00e0 il progresso nel completamento dell\u2019unione bancaria e del mercato dei capitali, tanto meno impellente, sebbene sempre necessaria, diverr\u00e0 la costruzione di una capacit\u00e0 fiscale che potr\u00e0 talvolta fare da completamento agli stabilizzatori nazionali. L\u2019inazione su entrambi i fronti accentua la fragilit\u00e0 dell\u2019unione monetaria proprio nei momenti di maggiore crisi; la divergenza fra i paesi aumenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019unione monetaria, conseguenza necessaria del mercato unico, \u00e8 divenuta parte integrante e caratterizzante, con i suoi simboli e i suoi vincoli, del progetto politico che vuole un\u2019Europa unita, nella libert\u00e0, nella pace, nella democrazia, nella prosperit\u00e0.<\/strong>Fu una risposta eccezionale oggi, parafrasando Robert Kagan diremmo antistorica, a un secolo di dittature, di guerre, di miseria, che in questo non era dissimile dai secoli precedenti.\u00a0<strong>L\u2019Europa unita fu parte di quell\u2019ordine mondiale, frutto esso stesso di eccezionali circostanze, che seguiva alla seconda guerra mondiale. Il tempo passato da allora avrebbe giustificato la razionalit\u00e0 di queste scelte in Europa e nel mondo: le sfide che da allora si sono presentate hanno sempre pi\u00f9 carattere globale; possono essere vinte solo insieme, non da soli.<\/strong>E ci\u00f2 \u00e8 ancora pi\u00f9 vero per gli europei nella loro individualit\u00e0 di Stati e nel loro insieme di continente: ricchi ma relativamente piccoli, esposti strategicamente, deboli militarmente. Eppure oggi, per tanti, i ricordi che ispirarono queste scelte appaiono lontani e irrilevanti, la loro razionalit\u00e0 sembra pregiudicata dalla miseria creata dalla grande crisi finanziaria dell\u2019ultimo decennio. Non importa che se ne stia uscendo: nel resto del mondo il fascino di ricette e regimi illiberali si diffonde: a piccoli passi si rientra nella storia. \u00c8 per questo che il nostro progetto europeo \u00e8 oggi ancora pi\u00f9 importante. \u00c8 solo continuandone il progresso, liberando le energie individuali ma anche privilegiando l\u2019equit\u00e0 sociale, che lo salveremo, attraverso le nostre democrazie, ma nell\u2019unit\u00e0 di intenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*Pubblichiamo l&#8217;intervento di Mario Draghi, presidente della Bce, in occasione del conferimento della Laurea honoris causa in Economia della Scuola Superiore Sant\u2019Anna di Pisa il 15 dicembre 2018<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra un mese si celebra il ventesimo anniversario della nascita dell\u2019euro. Sono stati due decenni molto particolari. Nel primo si \u00e8 esaurito un ciclo finanziario espansivo globale durato trent\u2019anni; il secondo \u00e8 stato segnato dalla peggiore crisi economica e finanziaria dagli anni \u201930. Da entrambi possiamo trarre utili lezioni, per ci\u00f2 che occorre ancora fare. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3129,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-3130","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il manifesto della prosperit\u00e0 europea - Nuovi Lavori<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il manifesto della prosperit\u00e0 europea - Nuovi Lavori\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Fra un mese si celebra il ventesimo anniversario della nascita dell\u2019euro. Sono stati due decenni molto particolari. Nel primo si \u00e8 esaurito un ciclo finanziario espansivo globale durato trent\u2019anni; il secondo \u00e8 stato segnato dalla peggiore crisi economica e finanziaria dagli anni \u201930. Da entrambi possiamo trarre utili lezioni, per ci\u00f2 che occorre ancora fare. [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Nuovi Lavori\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2018-12-18T11:12:11+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/images_bandiera-unione-europea-orig.jpeg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1697\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1131\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Lia\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Lia\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"22 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/\"},\"author\":{\"name\":\"Lia\",\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#\/schema\/person\/381e9894ea394d41738d8d55e63fc0da\"},\"headline\":\"Il manifesto della prosperit\u00e0 europea\",\"datePublished\":\"2018-12-18T11:12:11+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/\"},\"wordCount\":4460,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/images_bandiera-unione-europea-orig.jpeg\",\"articleSection\":[\"Newsletter\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/\",\"url\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/\",\"name\":\"Il manifesto della prosperit\u00e0 europea - Nuovi Lavori\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/images_bandiera-unione-europea-orig.jpeg\",\"datePublished\":\"2018-12-18T11:12:11+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/images_bandiera-unione-europea-orig.jpeg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/images_bandiera-unione-europea-orig.jpeg\",\"width\":1697,\"height\":1131},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Newsletter\",\"item\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/category\/newsletter\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Il manifesto della prosperit\u00e0 europea\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/\",\"name\":\"Nuovi Lavori\",\"description\":\"\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#organization\",\"name\":\"Nuovi Lavori\",\"url\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#\/schema\/logo\/image\/\",\"url\":\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/images_logonl.jpg\",\"contentUrl\":\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/images_logonl.jpg\",\"width\":400,\"height\":327,\"caption\":\"Nuovi Lavori\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#\/schema\/logo\/image\/\"},\"sameAs\":[\"https:\/\/www.youtube.com\/user\/newsletteranl\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#\/schema\/person\/381e9894ea394d41738d8d55e63fc0da\",\"name\":\"Lia\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1c1ab5e88d6553d3bd7303b8f064565e43a5f4bcf8fa0acc18820db78be45882?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1c1ab5e88d6553d3bd7303b8f064565e43a5f4bcf8fa0acc18820db78be45882?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1c1ab5e88d6553d3bd7303b8f064565e43a5f4bcf8fa0acc18820db78be45882?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Lia\"},\"url\":\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/author\/lia\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Il manifesto della prosperit\u00e0 europea - Nuovi Lavori","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Il manifesto della prosperit\u00e0 europea - Nuovi Lavori","og_description":"Fra un mese si celebra il ventesimo anniversario della nascita dell\u2019euro. Sono stati due decenni molto particolari. Nel primo si \u00e8 esaurito un ciclo finanziario espansivo globale durato trent\u2019anni; il secondo \u00e8 stato segnato dalla peggiore crisi economica e finanziaria dagli anni \u201930. Da entrambi possiamo trarre utili lezioni, per ci\u00f2 che occorre ancora fare. [&hellip;]","og_url":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/","og_site_name":"Nuovi Lavori","article_published_time":"2018-12-18T11:12:11+00:00","og_image":[{"width":1697,"height":1131,"url":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/images_bandiera-unione-europea-orig.jpeg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Lia","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"Lia","Tempo di lettura stimato":"22 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/"},"author":{"name":"Lia","@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#\/schema\/person\/381e9894ea394d41738d8d55e63fc0da"},"headline":"Il manifesto della prosperit\u00e0 europea","datePublished":"2018-12-18T11:12:11+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/"},"wordCount":4460,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/images_bandiera-unione-europea-orig.jpeg","articleSection":["Newsletter"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/","url":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/","name":"Il manifesto della prosperit\u00e0 europea - Nuovi Lavori","isPartOf":{"@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/images_bandiera-unione-europea-orig.jpeg","datePublished":"2018-12-18T11:12:11+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#primaryimage","url":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/images_bandiera-unione-europea-orig.jpeg","contentUrl":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/images_bandiera-unione-europea-orig.jpeg","width":1697,"height":1131},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-manifesto-della-prosperita-europea\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Newsletter","item":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/category\/newsletter\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Il manifesto della prosperit\u00e0 europea"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#website","url":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/","name":"Nuovi Lavori","description":"","publisher":{"@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#organization","name":"Nuovi Lavori","url":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/images_logonl.jpg","contentUrl":"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/images_logonl.jpg","width":400,"height":327,"caption":"Nuovi Lavori"},"image":{"@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.youtube.com\/user\/newsletteranl"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/#\/schema\/person\/381e9894ea394d41738d8d55e63fc0da","name":"Lia","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1c1ab5e88d6553d3bd7303b8f064565e43a5f4bcf8fa0acc18820db78be45882?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1c1ab5e88d6553d3bd7303b8f064565e43a5f4bcf8fa0acc18820db78be45882?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1c1ab5e88d6553d3bd7303b8f064565e43a5f4bcf8fa0acc18820db78be45882?s=96&d=mm&r=g","caption":"Lia"},"url":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/author\/lia\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3130","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3130"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3130\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3129"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3130"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3130"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3130"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}