{"id":3274,"date":"2019-03-12T09:42:17","date_gmt":"2019-03-12T08:42:17","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/le-pensioni-dei-giovani-e-dei-soggetti-deboli-nel-mercato-del-lavoro\/"},"modified":"2019-03-12T09:42:17","modified_gmt":"2019-03-12T08:42:17","slug":"le-pensioni-dei-giovani-e-dei-soggetti-deboli-nel-mercato-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/le-pensioni-dei-giovani-e-dei-soggetti-deboli-nel-mercato-del-lavoro\/","title":{"rendered":"Le pensioni dei giovani e dei &#8220;deboli&#8221; nel mercato del lavoro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;introduzione di un nuovo canale di uscita pensionistico con la cosiddetta \u201cpensione quota 100\u201d ha suscitato un vasto dibattito sulla sua opportunit\u00e0, sui suoi costi, sui suoi effetti sulla sostenibilit\u00e0 del sistema, sulle sue conseguenze sul mercato del lavoro. Poco o nulla si \u00e8 discusso su alcune pur evidenti disparit\u00e0 contenute nel decreto in merito agli adeguamenti alla speranza di vita di cui all\u2019articolo 12 del decreto-legge n. 78\/2010. Mentre la revisione biennale \u00e8 bloccata fino al 2026 per il canale di uscita anticipato in base al requisito contributivo, la revisione continua a operare tranquillamente per i limiti di et\u00e0 per la pensione di vecchiaia e per il canale di uscita anticipato riservato a chi \u00e8 interamente contributivo (art 24 comma 11 del dl 201\/2011).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In modo un po&#8217; tranchant possiamo dire che ai lavoratori &#8220;forti&#8221; \u00e8 stata data una possibilit\u00e0 ulteriore di uscita e che per loro si sono bloccati per alcuni anni gli effetti negativi dell&#8217;aumento della speranza di vita mentre per i lavoratori &#8220;deboli&#8221; e i giovani questi effetti negativi sono rimasti inalterati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questa diversit\u00e0 di trattamento non \u00e8 sorprendente perch\u00e9 ha caratterizzato in modo pi\u00f9 o meno accentuato tutti gli interventi fatti sul nostro sistema pensionistico dal 1992, riforma Amato, a oggi. Interventi decisi con poche resistenze sull&#8217;et\u00e0 di vecchiaia, interventi pi\u00f9 graduati nel tempo, salvo la Fornero, sulle pensioni di anzianit\u00e0; nuovo sistema di calcolo delle pensioni applicato pro rata solo ai lavoratori pi\u00f9 giovani e integralmente solo a quelli futuri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In sintesi possiamo dire che le necessit\u00e0 di riforma hanno sempre dovuto fare i conti con i problemi di &#8220;consenso&#8221; e, a volte, con le esigenze politico\/elettorali. La conseguenza \u00e8 stata che l\u2019Italia \u00e8 il paese dell\u2019Unione che ha la differenza pi\u00f9 elevata tra et\u00e0 legale ed et\u00e0 media effettiva di pensionamento (circa quattro anni) e che a fronte di un&#8217;et\u00e0 legale di pensionamento pi\u00f9 elevata di tutti gli altri paesi, ha invece un&#8217;et\u00e0 media effettiva di pensionamento inferiore a molti paesi dell&#8217;Unione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Naturalmente non vanno dimenticati i problemi di carriere lunghe e\/o di lavori usuranti che giustificano uscite anticipate, quello che voglio sottolineare \u00e8 che altrettanta attenzione non \u00e8 stata riservata ai lavoratori pi\u00f9 deboli privi, per varie ragioni, di un&#8217;anzianit\u00e0 contributiva utile per accedere alla pensione di anzianit\u00e0 o anticipata.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non sono stati pochi fino ad oggi come testimonia il numero elevato di pensioni molto basse e integrate al minimo erogate dall&#8217;Inps e non lo saranno in futuro data la precariet\u00e0 diffusa nel mercato del lavoro. Per questi lavoratori l&#8217;et\u00e0 della pensione di vecchiaia s\u2019innalza inesorabilmente e nel sistema contributivo la situazione peggiora. Mentre, infatti, in quello retributivo e misto al requisito di et\u00e0 si aggiunge quello di una contribuzione minima di venti anni, nel sistema contributivo, oltre a questi due requisiti, \u00e8 necessario per accedere alla pensione anche un requisito d\u2019importo pensionistico non inferiore a 1,5 volte l&#8217;assegno sociale. In assenza l&#8217;accesso alla pensione sar\u00e0 rinviato di ulteriori quattro anni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non si tratta di un numero marginale di persone. Non considerando le pensioni erogate dalla gestione separata che possono essere oggi in larga misura seconde pensioni, in quelle di vecchiaia liquidate dall&#8217;Inps gestioni private nel 2017, \u00e8 inferiore a 1,5 volte l&#8217;assegno sociale il 23% del totale. Questi lavoratori, se gi\u00e0 fosse applicato l&#8217;ulteriore requisito previsto nel sistema contributivo, avrebbero dovuto rinviare di quattro anni l&#8217;accesso alla pensione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Difficile immaginare con questo mercato del lavoro che questa percentuale possa in futuro diminuire. Una riflessione su questo punto credo dovrebbe essere fatta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel sistema retributivo e misto \u00e8 previsto un correttivo all&#8217;esistenza di basse pensioni frutto di carriere contributive limitate e\/o di basse retribuzioni, l&#8217;integrazione al minimo. Nel sistema contributivo questo correttivo solidaristico (\u00e8 a carico delle gestioni non della Gias) \u00e8 stato eliminato. Le pensioni integrate al minimo sono oggi in costante diminuzione perch\u00e9 il valore medio delle pensioni erogate con il sistema retributivo con le pensioni calcolate sugli ultimi anni di retribuzione \u00e8 progressivamente aumentato, ma con il passaggio progressivo al misto e al contributivo la situazione muter\u00e0. Tutti i sistemi pensionistici con il calcolo esteso a tutta vita contributiva erogano pensioni in funzione della durata e della regolarit\u00e0 dei versamenti contributivi. Che cosa fare in un mercato del lavoro in cui questa regolarit\u00e0 \u00e8 quanto meno limitata?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A mio avviso \u00e8 necessario introdurre correttivi che integrino la pensione in questi casi. Le ipotesi che si possono fare in proposito sono molte. Alcuni anni fa fu ipotizzata l\u2019introduzione di una pensione di base con parallela unificazione dei contributi pensionistici a livelli inferiori all\u2019aliquota del 33% (oggi produrrebbe alti costi immediati). Cazzola e Treu l\u2019hanno ripresa ma solo per i lavoratori di nuova assunzione (ma la loro proposta produrrebbe una spaccatura nel mondo del lavoro con forte incentivo all\u2019espulsione dei lavoratori pi\u00f9 anziani). Contributi figurativi per periodi di non lavoro (costi immediati per la Gias). Varie forme di integrazione al minimo correlate agli anni di contribuzione (nessun costo immediato ma modifiche della spesa futura).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 un problema non immediato, che pu\u00f2 quindi essere affrontato con i tempi necessari assieme al requisito di 1,5 l\u2019assegno sociale per accedere alla pensione di vecchiaia, ma che andrebbe posto all\u2019ordine del giorno.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La Ragioneria Generale dello stato pubblica annualmente un Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e del sistema socio-sanitario, rapporto sempre pi\u00f9 voluminoso e ricco di informazioni. Nel rapporto sono stimati i tassi di sostituzione lordi e netti nei prossimi cinquanta anni. I dati indicano che per coloro che sono interamente nel contributivo i tassi di sostituzione saranno elevati e crescenti nel tempo per effetto sia dell\u2019aumento del montante contributivo per i maggiori anni di contribuzione sia per l\u2019utilizzo di coefficienti di trasformazione pi\u00f9 alti, elementi ambedue dipendenti dal progressivo aumento dell&#8217;et\u00e0 al pensionamento. Questi due fattori compensano e superano l\u2019effetto negativo prodotto dalla revisione periodica dei coefficienti di trasformazione. A questo risultato il Rapporto aggiunge il tasso di sostituzione derivante dalla previdenza complementare. Sommando le due percentuali si ottiene un tasso di sostituzione lordo e netto elevato e crescente nel tempo con valori non molto distanti da quelli prodotti dal sistema retributivo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Del resto un giovane lavoratore iscritto da pochi anni al FPLD che accede al calcolo reso disponibile dall&#8217;Inps con il programma &#8220;La mia pensione&#8221; ottiene, non modificando le ipotesi alla base del programma, tassi di sostituzione elevati e, se poco pi\u00f9 che ventenne, anche superiori a quelli ipotizzati nel Rapporto della Ragioneria.\u00a0 A cinque\/dieci anni dal pensionamento si pu\u00f2 fare una previsione credibile ma 30\/35 anni prima che valore ha una previsione del genere?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il problema sta nelle ipotesi alla base delle previsioni. Quelle macroeconomiche, come l&#8217;andamento del Pil, sono le pi\u00f9 difficili da stimare, ma un diverso andamento del Pil nel tempo non ha solo riflessi sulla sostenibilit\u00e0 finanziaria del sistema, ma anche sull&#8217;importo della pensione dato che i contributi sono rivalutati annualmente in base alla variazione del Pil (media quinquennale). Importante poi \u00e8 la dinamica della retribuzione in rapporto a quella del Pil e, soprattutto, la continuit\u00e0 o meno della carriera retributiva. L&#8217;Inps assume che dal momento in cui si chiede la previsione la carriera sia regolare e continua fino all&#8217;et\u00e0 di pensionamento. La Rgs ipotizza un&#8217;et\u00e0 di ingresso nel mondo del lavoro e poi, analogamente, una carriera regolare e continua.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>I tassi di sostituzione indicati valgono, quindi, solo per questa tipologia di lavoratori e per le ipotesi assunte, ma non possono essere considerati rappresentativi per l&#8217;intero mondo del lavoro. La stessa sommatoria di pensione obbligatoria e complementare ipotizzata dalla RGS vale per i lavoratori &#8220;regolari&#8221; che possono versare contributi per la pensione complementare. Un lavoratore &#8220;non regolare&#8221; unisce ai minori contributi versati per la previdenza pubblica la \u201cdifficolt\u00e0\u201d a versare contributi in quella privata. Difficolt\u00e0, tra l&#8217;altro, non contrastata dai benefici fiscali previsti per la previdenza complementare che favoriscono le retribuzioni pi\u00f9 elevate anzich\u00e9 quelle pi\u00f9 basse.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il tasso di sostituzione \u00e8 dato dal rapporto tra prima rata di pensione e l\u2019ultima retribuzione e ci indica come varia il reddito del soggetto nel momento in cui passa dall&#8217;attivit\u00e0 lavorativa allo stato di pensionato. Quello corretto da usare \u00e8 quello al netto da fisco e contribuzione perch\u00e9 mentre sulla retribuzione lorda pesano i contributi a carico del lavoratore non ci sono contributi a carico del pensionato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma il tasso di sostituzione non \u00e8 sufficiente a indicarci se la pensione \u00e8 &#8220;adeguata&#8221; o meno, ci indica solo il rapporto tra prima pensione e ultima retribuzione, non ci indica il valore della pensione in termini monetari. Un tasso di sostituzione del 70% ha un significato rispetto a una retribuzione di 3.000 euro, ha un altro significato rispetto a una retribuzione di 1.000 euro. Importante, dunque, \u00e8 anche l&#8217;ammontare della pensione, ma nel sistema contributivo \u00e8 necessario conoscere anche il rapporto tra la pensione ottenibile e l&#8217;assegno sociale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Abbiamo visto come per la pensione di vecchiaia contributiva sia necessario il requisito di una pensione pari almeno a 1,5 volte l&#8217;assegno sociale. Per avere accesso alla pensione anticipata nel sistema contributivo, tre anni prima di quella di vecchiaia, \u00e8 richiesto un requisito di pensione pari a 2,8 volte l&#8217;assegno sociale. Nel Rapporto Rgs \u00e8 indicato come condizione necessaria per arrivare a questo livello di pensione per una retribuzione pari a quella media di contabilit\u00e0 nazionale, circa 29.000 euro, un\u2019anzianit\u00e0 contributiva di almeno 38 anni. Durate contributive minori non consentono anche con quel livello retributivo di raggiungere il requisito richiesto, cos\u00ec come non lo consentono, pur con 38 anni di contribuzione, importi retributivi inferiori a 25.000 euro. In questi casi l\u2019unica uscita \u00e8 la vecchiaia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Da sottolineare che per questi lavoratori non \u00e8 possibile nemmeno la pensione anticipata con il requisito contributivo indipendente dall\u2019et\u00e0 anagrafica poich\u00e9 gli anni di contribuzione richiesti sono sempre largamente superiori a quelli ottenibili a meno di un ingresso nel mercato del lavoro in et\u00e0 molto giovane con carriera poi regolare (la Rgs per dare tassi di sostituzione con questo requisito considera un\u2019ipotesi d\u2019inizio di lavoro a 19 anni con carriera regolare e continua).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Bisognerebbe eliminare i requisiti d\u2019importo previsti per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata. La ratio della loro esistenza \u00e8 chiara, prolungare il periodo di contribuzione ed elevare l\u2019et\u00e0 di pensionamento per ottenere pensioni pi\u00f9 elevate. Ma quello che per gli alti redditi e\/o per le carriere contributive lunghe e regolari diventa una possibile scelta, per i lavoratori con retribuzioni pi\u00f9 basse e\/o con carriere retributive irregolari diventa un obbligo. Sono questi ultimi poi che corrono i maggiori rischi di restare senza lavoro e senza pensione negli anni finali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Lasciamo anche a loro la scelta di quando andare in pensione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo tema si sposa con quello della flessibilit\u00e0 in uscita prevista dalla legge 335 per il sistema contributivo e poi eliminata nel 2004 dalla riforma Maroni. Il tema della flessibilit\u00e0 in uscita nel sistema contributivo \u00e8 strettamente legato al calcolo della pensione in base ai contributi versati e alla speranza di vita all&#8217;et\u00e0 del pensionamento. Questo sistema rende uguale nel periodo di vita attesa la spesa pensionistica complessiva: un rateo di pensione inferiore preso a un\u2019et\u00e0 pi\u00f9 bassa equivale a un rateo maggiore preso a un\u2019et\u00e0 pi\u00f9 elevata. La spesa complessiva \u00e8 la stessa. Cos\u00ec naturalmente non \u00e8 nel sistema retributivo e misto in cui tutta la pensione o parte di essa non \u00e8 rapportata all&#8217;et\u00e0 di pensionamento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se, quindi, non \u00e8 ipotizzabile, se non con costi a carico dello stato o con la possibilit\u00e0 di un\u2019opzione per il contributivo, una flessibilit\u00e0 nel sistema retributivo o misto, non vi \u00e8 ragione di non prevederla nuovamente nel sistema contributivo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L&#8217;obiezione a questa ipotesi \u00e8 che pur non mutando la spesa pensionistica nel medio periodo la flessibilit\u00e0 comporta un anticipo di spesa per i soggetti che vanno in pensione prima. Ma i primi pensionati interamente contributivi ci saranno solo dalla met\u00e0 degli anni trenta. Sulla sostenibilit\u00e0 del sistema questa flessibilit\u00e0 non avrebbe conseguenze perch\u00e9 non reintrodurla lasciando, come detto, ai lavoratori la libert\u00e0 di scelta?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Siamo l&#8217;unico paese dell&#8217;Unione che ai fini della pensione considera la speranza di vita sia per fissare l&#8217;et\u00e0 della pensione sia per determinare i coefficienti di trasformazione del montante in rendita. Gli altri paesi adottano l&#8217;uno o l&#8217;altro. Nel sistema contributivo basterebbe l&#8217;adeguamento dei coefficienti di trasformazione che rapportano il rateo di pensione alla speranza di vita. Il legame tra et\u00e0 di pensionamento e speranza di vita ha un senso solo nel sistema retributivo. Presi dalle difficolt\u00e0 di bilancio pubblico e dall&#8217;esistenza di sistemi profondamente diversi abbiamo introdotto entrambi i legami. Anche su questo sarebbe utile una riflessione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Vi \u00e8 infine un problema sollevato spesso da Sandro Gronchi, quello dei coefficienti di trasformazione. Oggi sono rivisti ogni due anni e i coefficienti riguardano tutti. Questo produce due conseguenze negative. Nel biennio in cui sono in vigore, sono applicati anche a soggetti nati in anni diversi e che hanno avrebbero speranze di vita diverse. D&#8217;altra parte soggetti che sono nati nello stesso anno e che vanno in pensione in due bienni diversi, si vedono applicati coefficienti di trasformazione calcolati sulla base di diverse speranze di vita nonostante abbiano la stessa. Oltre a produrre queste disparit\u00e0 il modo di applicare i coefficienti di trasformazione pu\u00f2 indurre nell&#8217;anno precedente la revisione una fuga anticipata per evitare appunto la revisione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Gronchi propone di adottare il modello svedese: calcolare annualmente i coefficienti di trasformazione e assegnarli a tutta la coorte che in quell&#8217;anno matura l&#8217;et\u00e0 pensionabile minima. I coefficienti calcolati per tutte le et\u00e0 previste da un pensionamento flessibile (attualmente nel nostro sistema per tre anni) resterebbero poi tali per tutti gli anni senza essere modificati dalle revisioni successive.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Forse sarebbe necessario uscire dai problemi di chi dovrebbe andare in pensione nei prossimi cinque o sei anni o, quantomeno, non limitarsi a questi. L&#8217;attuale normativa del contributivo presenta diversi problemi come visto, sarebbe ora di dedicarsi anche a questo sistema. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;introduzione di un nuovo canale di uscita pensionistico con la cosiddetta \u201cpensione quota 100\u201d ha suscitato un vasto dibattito sulla sua opportunit\u00e0, sui suoi costi, sui suoi effetti sulla sostenibilit\u00e0 del sistema, sulle sue conseguenze sul mercato del lavoro. 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