{"id":3280,"date":"2019-03-26T07:53:03","date_gmt":"2019-03-26T06:53:03","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/mele-234\/"},"modified":"2019-03-26T07:53:03","modified_gmt":"2019-03-26T06:53:03","slug":"mele-234","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/mele-234\/","title":{"rendered":"Un sindacalista prestato alla politica.Testo di  F. Malgeri"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Cento anni fa nasceva Carlo Donat-Cattin. <\/em><em>Ricordare Carlo Donat-Cattin significa ripercorrere la storia del cattolicesimo sociale che ha segnato la vita della Repubblica nella seconda met\u00e0 del 900. Con questo spirito, la Fondazione \u201cCarlo Donat-Cattin\u201d di Torino, ha promosso le celebrazioni che sono iniziate Gioved\u00ec scorso, a Roma al Senato, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il saluto del presidente Maria Elisabetta Casellati. I relatori del Convegno celebrativo, presso la Sala Koch di Palazzo Madama, sono stati: lo storico Francesco Malgeri, il ministro Alberto Bonisoli, il senatore Pierferdinando Casini e Annamaria Furlan, Segretario Generale della Cisl.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>Quello che fu definito il \u201cministro dei lavoratori\u201d nell\u2019autunno caldo ha lasciato un segno profondo nelle vicende politiche dimostrando sempre un profondo senso dello Stato, unito alla fedelt\u00e0 alle sue radici cristiane.<\/em><\/span><span><em><br \/> <\/em><\/span><span><em>Dalla Resistenza al sindacato, dalla Dc al governo, ha espresso sempre una coerenza ed un\u2019onest\u00e0 intellettuale che gli hanno conquistato il consenso delle classi pi\u00f9 umili, insieme al rispetto degli avversari.<\/em><\/span><span><em><br \/> <\/em><\/span><span><em>Un percorso umano segnato da successi e da sconfitte che la Fondazione ha inteso celebrare per costruire sulla memoria un futuro legato a quei valori che sono stati la forza di Carlo Donat-Cattin e di tanti cattolici che hanno speso la loro vita al servizio dell\u2019Italia. <\/em><\/span><span><em>Di seguito pubblichiamo, per gentile concessione dell\u2019autore, l\u2019intervento del professor Francesco Malgeri.<\/em><\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ricordiamo oggi, a cento anni dalla nascita, una delle figure pi\u00f9 rappresentative della storia dell\u2019Italia repubblicana, espressione di una viva e intensa sensibilit\u00e0 sociale e politica. Questa sensibilit\u00e0 Carlo Donat-Cattin l\u2019aveva maturata in seno alla sua famiglia, grazie all\u2019esempio del padre, che aveva militato nel popolarismo sturziano; l\u2019aveva consolidata alla scuola dell\u2019Azione cattolica, durante gli anni del fascismo, entrando in contatto con ambienti culturali come il cenacolo domenicano torinese, animato da p. Marcolino Daffara e p. Enrico di Rovasenda. Non aveva mancato di dedicare la sua attenzione anche alla scuola economica dell\u2019Universit\u00e0 cattolica di Milano, che aveva in Francesco Vito e nel giovane Amintore Fanfani gli studiosi pi\u00f9 accreditati. La Resistenza, che lo vide impegnato nella zona del Canavese, rappresent\u00f2 per lui un ulteriore scuola di libert\u00e0 e democrazia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nell\u2019immediato secondo dopoguerra il suo impegno si orient\u00f2 prevalentemente sul versante sindacale. Milit\u00f2 nelle Acli, fu dirigente a Torino della Libera CGIL e dal 1950 della Cisl. Mai abbandonando, per\u00f2, l\u2019attenzione alla politica, con l\u2019obiettivo di trasferire in seno al partito della Democrazia cristiana, una cultura, un pensiero una scuola ispirata all\u2019azione sociale e sindacale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Fu espressione e leader di quella Sinistra sociale che attraverso \u201cForze sociali\u201d, poi \u201cRinnovamento\u201d ed infine dal 1964 \u201cForze Nuove\u201d, rifletteva le istanze del pensiero sociale cristiano e l\u2019esigenza di trasferire le attese del mondo del lavoro in seno ad un partito interclassista, assumendo la funzione di gruppo propulsore di nuovi equilibri politici.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Potremmo affermare che Donat-Cattin fu un sindacalista prestato alla politica, ma anche uomo di partito e di governo, che si distingueva per la sua straordinaria sensibilit\u00e0 sociale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il suo passaggio alla politica avviene all\u2019inizio degli anni Cinquanta, quando la Democrazia cristiana conobbe il tramonto del\u00a0 dossettismo, l\u2019emergere di Iniziativa democratica e di un ricambio generazionale alla guida del partito con il progressivo declino della leadership degasperiana.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sono anni carichi di attese e di speranze. Gli anni che segnano l\u2019avvio del miracolo economico, destinato non solo a favorire un balzo in avanti dell\u2019economia italiana ed una straordinaria accelerazione allo sviluppo industriale del paese, ma anche ad incidere sul costume, sulla mentalit\u00e0 e i comportamenti degli italiani. Una crescita che conobbe anche alti costi sociali segnati, tra l\u2019altro, dalle grandi migrazioni che dalle regioni meridionali hanno trasferito nel triangolo industriale una massa eccezionale di forza lavoro.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Matura in questi anni anche una delle pi\u00f9 significative svolte politiche conosciute dalla storia della democrazia repubblicana, con un processo che porta al superamento del tradizionale quadro politico, ancorato ai partiti del centro democratico, e all\u2019inserimento nell\u2019area di governo del partito socialista che, superando lo schema frontista, si proponeva come forza politica disponibile all\u2019incontro e alla collaborazione con le forze di democrazia laica e cattolica.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Siamo negli anni che, sul piano internazionale registrano importanti novit\u00e0: dalla destalinizzazione in Unione sovietica, alle rivoluzioni polacche e ungheresi, al processo di distensione avviato da Kruscev, all\u2019avvento di Kennedy alla Casa Bianca. Un processo che suscit\u00f2 grandi speranze, animate anche dalla dall\u2019avvento di Giovanni XXIII al soglio pontificio e dal grande rinnovamento della Chiesa cattolica operato nella stagione del Concilio Vaticano II.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 in questo contesto storico e politico che Donat Cattin entra a pieno titolo nella vita politica nazionale. Consigliere nazionale della DC dal 1954, deputato dal 1958 e membro della direzione del partito dal 1959, dopo le elezioni del 1963, cominci\u00f2 una lunga esperienza di governo, come Sottosegretario alle partecipazioni statali nei primi tre governi di centro sinistra, guidati da Moro, dal dicembre 1963 al giugno 1968.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019impegno di governo era una esperienza nuova per Donat Cattin. Una esperienza che gli offre l\u2019occasione per cogliere le molte e significative realt\u00e0 dell\u2019economia italiana. Se scorriamo i suoi interventi parlamentari in quegli anni vediamo emergere i molti problemi dell\u2019industria pubblica da lui affrontati: dall\u2019Italsider, alla Rai, all\u2019Ansaldo, all\u2019Alfa Romeo, all\u2019Eni, all\u2019Agip, alle acciaierie di Bagnoli, alla Cogne, alla Tirrenia, all\u2019Alitalia e cos\u00ec via.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il suo impegno di governo gli consent\u00ec di affrontare, con una intensa partecipazione, piccoli e grandi problemi che attraversano la vita economica e industriale del nostro paese, spesso con ricadute che investono il mondo del lavoro.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Donat Cattin coltivava la speranza e l\u2019ambizione di favorire la crescita di un sistema economico in grado di offrire all\u2019uomo, al lavoratore uno sviluppo non alienante, ma costruito sulla base di equilibri che tengano conto soprattutto del rispetto dei valori pi\u00f9 profondi che devono animare la convivenza civile. A suo avviso, il centro-sinistra avrebbe dovuto costruire uno \u201cstadio pi\u00f9 alto di civilt\u00e0\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Prende corpo in questi anni la sua amicizia e collaborazione con Aldo Moro. Si tratt\u00f2 di un rapporto intenso e profondo. La formazione sociale e sindacale di Donat Cattin, forgiatasi nella durezza degli scontri e delle rivendicazioni del movimento operaio torinese, sorretta dalla chiara idea di un partito che doveva farsi carico delle esigenze e dei bisogni del mondo del lavoro, forse mal si conciliava con l\u2019elaborazione culturale e politica di un intellettuale del Mezzogiorno, che aveva maturato le sue scelte politiche sulla base di una fede profondissima, di una profonda formazione filosofica e giuridica. Probabilmente lo affascin\u00f2 di Moro la eccezionale capacit\u00e0 di lettura e interpretazione dei fenomeni sociali, a partire da quel discorso pronunciato nel novembre 1968, sui \u201ctempi nuovi \u201c, sul \u201cmoto irresistibile della storia\u201d e su una \u201cnuova umanit\u00e0 che vuol farsi\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Attento osservatore della societ\u00e0 italiana, a Donat Cattin non sfuggirono, alla fine degli anni Sessanta,<\/span><span> i segnali che provenivano dai mutamenti generazionali e dalle agitazioni studentesche, oltre che operaie. Egli cerc\u00f2 di coglierne il carattere e gli obiettivi, vi rintracci\u00f2 prospettive \u201cancora confuse\u201d e \u201cnon omogenee\u201d, ma anche la denuncia nei confronti degli aspetti autoritari dei sistemi politico-economici, che avevano \u201cla disponibilit\u00e0 &#8211; afferm\u00f2 &#8211; dei mezzi di controllo e di manipolazione approntati dallo sviluppo tecnologico\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ebbe anche tentazioni scissionistiche, ben presto rientrate, nella convinzione che \u201csenza radici storico-sociali l\u2019avventura politica del cristiano si limita a testimonianza\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Momento significativo nella biografia politica di Donat-Cattin, fu la nomina, nell\u2019agosto del 1969, a Ministro del lavoro nel secondo governo Rumor, confermato nel 3\u00b0 Rumor e nei successivi governi di Colombo e di Andreotti, sino al giugno 1972. Donat Cattin assumeva la carica che era stata del socialista Giacomo Brodolini, morto nel luglio 1969.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Tocc\u00f2 proprio al vecchio sindacalista, al \u201cministro dei lavoratori\u201d Donat Cattin, gestire la drammatica situazione segnata dall\u2019esplodere delle agitazioni sindacali del 1969, di quell\u2019\u201cautunno caldo\u201d che fu soprattutto una risposta alla crisi determinatasi dalla conclusione del processo espansivo dell&#8217;economia italiana e dalla diminuzione degli investimenti industriali.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il successo pi\u00f9 significativo del ministro, grazie all\u2019azione congiunta dei sindacati e della Dc, impegnati sul piano politico e sindacale, fu l\u2019approvazione da parte del Parlamento nel 1970 dello Statuto dei lavoratori, che fissava precise norme a tutela del mondo del lavoro. Donat Cattin ebbe a definirlo \u201cun fondamento dello Stato democratico\u201d e \u201cil completamento del sistema di libert\u00e0\u201d nel nostro paese.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Alla fine degli anni Settanta, nel clima di emergenza economica, sociale e terroristica, Donat-Cattin, sia pure con qualche esitazione e riserve iniziali, aveva condiviso il progetto di Moro, tendente a coinvolgere il Pci nell\u2019area di governo. Aveva giudicato un \u201ccapolavoro politico\u201d il modo con cui Moro era riuscito a realizzare quel disegno, che doveva portare ad un governo di \u201ctregua\u201d e di \u201ctransizione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Seguirono i giorni drammatici del sequestro e dell\u2019assassinio di Moro, che Donat-Cattin visse con passione e sgomento. Lo confermano le lettere ad Andreotti e la disperata ricerca di una via d\u2019uscita per salvare la vita del suo amico.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Anche le lettere di Moro dal carcere lasciarono un segno nell\u2019animo di Donat Cattin. Quelle parole, a volte crude e pesanti, svelavano, a suo avviso, \u201cpagine tristi di uno squallido mondo del potere\u201d.\u00a0 Quelle pagine, scriveva il vecchio sindacalista con la sua consueta franchezza, \u201cscavano giudizi contro il sistema e contro di noi democratici cristiani. Sapremo costituire &#8211; si chiedeva &#8211; quel senso che lasciano con una immagine pi\u00f9 vicina a quella di una Dc che ha saputo risollevare l\u2019Italia col sacrificio, la dedizione, il disinteresse di tante guide e di tanti militanti?\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il leader di Forze nuove torn\u00f2 pi\u00f9 volte ad interrogarsi su quel difficile e drammatico momento, cercando di trovare nella propria coscienza le ragioni di una scelta difficile e penosa. \u201cSe pure la scelta era difficile \u2013 scrisse nell\u2019ottobre del \u201990 \u2013 chi era amico di Moro la comp\u00ec con libera e scrupolosa coscienza\u201d, precisando che \u201cla coscienza \u00e8 sempre in qualche misura condizionata dal costume, dagli influssi dominanti della cultura\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La tragica scomparsa di Moro, il venir meno della solidariet\u00e0 nazionale con il progressivo disimpegno del Pci, e l\u2019emergere della disponibilit\u00e0 socialista a far parte di un esecutivo basato sulla formula del pentapartito, convinse Donat-Cattin a escludere qualsiasi forma i collaborazione governativa con il Pci. Nel 1980 fu l\u2019estensore del \u201cpreambolo\u201d alla mozione della maggioranza al Congresso, che accoglieva una pregiudiziale contraria al coinvolgimento del Pci nell\u2019area di governo. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questa vicenda fece riemergere la sua figura in primo piano nel quadro politico nazionale. Molti interpretarono questo suo atteggiamento se non un tradimento certo un radicale abbandono delle sue antiche battaglie.\u00a0 In realt\u00e0, rileggendo oggi, a circa quarant\u2019anni di distanza quella vicenda, va ricordato che la sua posizione era riflesso di una diversa e contrapposta visione dello Stato. Donat-Cattin rifiutava l\u2019idea dello Stato socialista inteso come \u201ceconomia statizzata e burocratizzata\u201d, \u201cliquidazione della libert\u00e0 di un paese. Giudicava fatale per la democrazia, \u201cuna maggioranza pressoch\u00e9 unanimistica, con tutti e due i piedi dentro la \u2018democrazia consociativa\u2019 senza controllo, slittante verso la strategia incontrollabile di piccoli gruppi dirigenti\u201d. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma egli intendeva anche evitare che la Dc venisse sospinta a destra, ad interpretare un ruolo conservatore nel quadro politico nazionale. Aveva affermato, un anno prima, il 12 agosto 1979 alla Camera, per definire la fisionomia del suo partito: \u201cNoi non siamo marxisti n\u00e9 siamo liberali. Siamo cresciuti nel solco tracciato per faticosi decenni nella gleba dell\u2019Italia contadina, tra le minoranze cattoliche dei quartieri operai e degli opifici di vallata della prima e della seconda industrializzazione, nel popolo minuto dedito all\u2019artigianato e al commercio, nella schiera interminabile di educatori, intellettuali, uomini di pensiero, nella pi\u00f9 ristretta schiera di imprenditori, di scienziati, di ricercatori chiamati alla vita sociale dalla ispirazione cristiana [\u2026] E siamo i continuatori della tradizione politica del popolarismo\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Negli ultimi anni della sua vita matura la crisi del sistema politico italiano. Donat-Cattin non crede che la soluzione si dovesse trovare nel cambiamento del vecchio sistema, imperniato sul ruolo centrale dei partiti e sul sistema proporzionale. Temeva fortemente un cambiamento poco ponderato, che rischiava di incidere negativamente sulla vita democratica nazionale. Temeva soprattutto le avventure plebiscitarie, i partiti personali, il peso eccessivo e l\u2019ingresso sempre pi\u00f9 invadente del potere economico e finanziario nella vita politica italiana.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La sua morte, avvenuta il 17 marzo 1991, precede di poco le grandi trasformazioni destinate a modificare radicalmente quel sistema politico nel quale Donat-Cattin si era formato e aveva operato. Precedeva di poco anche la conclusione della lunga esperienza politica della Democrazia cristiana, di cui era stato una delle espressioni pi\u00f9 vivaci e coerenti, avendone animato i dibattiti con l\u2019obiettivo di rivendicare il \u201cprimato del sociale\u201d e di riaffermare la natura popolare del partito.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Dal sito: <span><a href=\"http:\/\/confini.blog.rainews.it\/2019\/03\/13\/donat-cattin-fu-un-sindacalista-prestato-alla-politica-ma-anche-uomo-di-partito-e-di-governo-con-una-straordinaria-sensibilita-sociale-un-testo-di-francesco-malgeri\/\">http:\/\/confini.blog.rainews.it\/2019\/03\/13\/donat-cattin-fu-un-sindacalista-prestato-alla-politica-ma-anche-uomo-di-partito-e-di-governo-con-una-straordinaria-sensibilita-sociale-un-testo-di-francesco-malgeri\/<\/a><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cento anni fa nasceva Carlo Donat-Cattin. 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