{"id":329,"date":"2014-01-28T18:27:48","date_gmt":"2014-01-28T17:27:48","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/dove-va-la-fiat\/"},"modified":"2014-01-28T18:27:48","modified_gmt":"2014-01-28T17:27:48","slug":"dove-va-la-fiat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/dove-va-la-fiat\/","title":{"rendered":"Sono cambiati tutti gli scenari"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La Fiat Chrysler, come tutte le aziende transnazionali e globali, andr\u00e0 dove trover\u00e0 maggiore convenienza nella allocazione degli investimenti e delle produzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come tutte le aziende globali sceglier\u00e0 i mercati finanziari che offriranno pi\u00f9 facile e conveniente accesso al credito e ai finanziamenti, allocher\u00e0 le produzioni dove c\u2019\u00e8 mercato e gli investimenti sono meglio remunerati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come tutte le aziende globali, Fiat Chrysler presidier\u00e0 con propri stabilimenti e produzioni e stringendo alleanze, le aree geografiche del mercato globale pi\u00f9 forti e promettenti e, presumibilmente, si organizzer\u00e0 con pi\u00f9 baricentri strategici nelle diverse aree del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il peso e l\u2019importanza di ciascuno di essi, non dipender\u00e0 dalla nazionalit\u00e0 della propriet\u00e0 del gruppo o dal luogo di nascita del suo amministratore delegato, ma esclusivamente dalla consistenza del mercato e dal peso dei risultati economici, nonch\u00e9 dalle opportunit\u00e0 che ciascuna area geografica potr\u00e0 offrire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci sono rendite di posizione per nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Fiat rimarr\u00e0 forte e solidamente ancorata al nostro paese: se il mercato dell\u2019auto italiano ed europeo riprenderanno, se gli ingegneri e i progettisti italiani\u00a0 progetteranno buone vetture e se i tecnici e gli operai della Fiat in Italia sapranno produrre auto con costi competitivi e di migliore qualit\u00e0 della concorrenza. Il resto sono chiacchiere!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea che la Fiat debba investire comunque in Italia e mantenere, a prescindere, il quartier generale a Torino in ragione delle sue origini e della sua storia, \u00e8 semplicemente illusorio. Prima lo capiamo e meglio \u00e8!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzi, meno male che la Fiat gi\u00e0 oggi non sia solo italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi anni di crisi del mercato italiano ed europeo, sono state le vendite e i risultati economici prodotti in Brasile e in Sud America che hanno tenuto a galla la Fiat e permesso di preservare la struttura industriale e l\u2019occupazione in Italia. Se la tenuta dei bilanci dell\u2019azienda fosse dipesa dalle attivit\u00e0 della Fiat italiana, si sarebbero gi\u00e0 dovuto portare i libri in tribunale. In Europa in 5 anni, dal 2007 al 2013, c\u2019\u00e8 stata una flessione delle immatricolazioni di oltre 4 milioni di vetture, passando da 16 a 12 milioni di auto immatricolate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul mercato italiano la situazione \u00e8 anche peggiore. In 5 anni il mercato dell\u2019auto in Italia si \u00e8 praticamente dimezzato. Sono quindi le attivit\u00e0 della Fiat multinazionale che ci consentono ancora oggi di domandarci \u201cdove va la Fiat?\u201d.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E per il futuro, cosa sarebbe capitato senza gli accordi sindacali e gli investimenti e l\u2019alleanza con Chrysler? Cosa sarebbe successo di Pomigliano e degli investimenti Fiat in Italia se si fosse dato retta a chi non ha voluto gli accordi sindacali e voleva vendere il marchio Alfa Romeo alla Volkswagen? Se questo fosse accaduto, alla domanda \u201cdove va la Fiat?\u201d, avremmo dovuto sostituire la domanda \u201cche fine ha fatto la Fiat?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Fiat, oggi, non ha nulla a che vedere con gli stereotipi, che nonostante tutto si ostinano a resistere, di una Fiat finanziata e assistita dal denaro pubblico e con gli operai pronti permanentemente alla lotta di classe! Di sicuro non \u00e8 pi\u00f9 vero il primo stereotipo, non \u00e8 mai stato vero il secondo.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Fiat sugli investimenti non ha chiesto alcun finanziamento al Governo e i lavoratori della Fiat, pi\u00f9 che alla lotta di classe contro l\u2019azienda, soprattutto oggi, sono preoccupati e interessati a che gli investimenti ci siano e che il rientro al lavoro venga assicurato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019acquisizione di Chrysler e i programmi di investimenti negli stabilimenti italiani rappresentano oggi una straordinaria e irripetibile occasione per dare una risposta alla loro preoccupazione e per rilanciare e far crescere la produzione di auto in Italia. Condizione questa indispensabile per preservare la centralit\u00e0 e il peso della Fiat italiana nelle scelte del nuovo gruppo globale Fiat\/Chrysler\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda non \u00e8, quindi, solo quella di chiedere alla Fiat quanti investimenti e quali modelli, ma anche quella di che cosa il Governo, le amministrazioni locali e il sindacato sono disposti a fare per difendere l\u2019industria dell\u2019auto nel nostro Paese e sostenere il peso e il ruolo della Fiat italiana nel Gruppo Fiat\/Chrysler.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 molto da fare per rendere pi\u00f9 attrattivi i nostri territori agli investimenti e alle produzioni industriali e manifatturiere e per incoraggiare le imprese e i mercati finanziari ad investire in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso interrogativo su dove va la Fiat lo si potrebbe porre, infatti, sulla siderurgia italiana dopo le vicende e la crisi dell\u2019Ilva, oppure sul settore elettrodomestico italiano alle prese con pesanti ristrutturazioni in parte fatte e in parte annunciate, e con la difficolt\u00e0 di reggere sul piano dei volumi e dei costi la concorrenza dell\u2019Est europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cosa ne facciamo della nostra industria pubblica? E che dire di un sistema della piccola impresa, che da punto di forza del nostro sistema industriale,\u00a0 nell\u2019economia globalizzata \u00e8 diventato un freno che sta ritardando l\u2019internazionalizzazione e l\u2019apertura ai mercati globali di una parte significativa del nostro sistema industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora la domanda vera non \u00e8 \u201cdove va la Fiat?\u201d ma piuttosto \u201cdove vanno l\u2019industria e la manifattura italiana?\u201d Questo \u00e8 il tema decisivo per la crescita e l\u2019uscita dalla crisi. Non abbiamo alternative, n\u00e9 scorciatoie.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019industria manifatturiera \u00e8 alla base della nostra economia, \u00e8 quello che sappiamo fare meglio. \u00c8 la nostra vocazione, la nostra storia economica; \u00e8 quello che ci ha consentito di diventare negli anni un paese ricco ed evoluto dal punto di vista economico e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo impianti, tecnologie e presenze industriali in tutti i settori e in tutti i mercati pi\u00f9 importanti del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo soprattutto cultura, competenze e saperi industriali che hanno fatto scuola in Europa e nel mondo, costruiti in cento anni di storia industriale e che rappresentano la risorsa pi\u00f9 preziosa di cui disponiamo e da cui ripartire. Disperdere questa risorsa rappresenterebbe una perdita irrecuperabile che segnerebbe in modo definitivo il declino della nostra industria e della nostra economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza un\u2019industria forte e rilanciata non ci saranno n\u00e9 produzione, n\u00e9 ricchezza, n\u00e9 lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se avessimo dedicato in questi ultimi anni meno tempo a parlare, e spesso a \u201cstraparlare\u201d di Fiat, e ci fossimo invece occupati maggiormente dei nodi strutturali che impediscono alla Fiat come al resto dell\u2019industria italiana di uscire dalla crisi, forse l\u2019interrogativo sul futuro della Fiat avrebbe avuto un sapore meno preoccupato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli investimenti hanno bisogno di ambienti politici e amministrativi favorevoli e di relazioni sindacali stabili con regole certe ed esigibili. Qui c\u2019\u00e8 una bella differenza tra la situazione italiana e quella di altri paesi: penso alla fiducia e alla collaborazione che la Fiat ha trovato con il governo Usa sul salvataggio di Chrysler e con quello brasiliano sul progetto di investimenti Fiat-Chrysler\u00a0 in Brasile (\u00e8 in costruzione in Pernambuco un secondo stabilimento che occuper\u00e0, con\u00a0 l\u2019indotto, 12000 persone); come pure ai sostanziosi incentivi ricevuti dal governo polacco, turco e serbo,\u00a0 per favorire gli investimenti Fiat nei loro paesi.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso alla cooperazione che Fiat ha stabilito con il sindacato americano UAW, con il quale cogestisce l\u2019Accademia del WCM (World Class Manufacturing) per programmi di formazione congiunta e l\u2019implementazione del nuovo sistema di produzione nelle fabbriche Chrysler. Lo stesso WCM che in Italia \u00e8 stato ideologicamente demonizzato e usato pretestuosamente dalla Fiom per giustificare l\u2019opposizione agli accordi sindacali e alla Fiat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I progetti di investimento della Fiat hanno quindi dovuto fare i conti con la sostanziale indifferenza del Governo e con l\u2019aperta ostilit\u00e0 di una parte del sindacato e della politica e di gran parte dei mezzi di informazione che in questi anni hanno scatenato una vera e propria offensiva mediatica e politica contro la Fiat e contro i sindacati che con l\u2019azienda\u00a0 hanno fatto gli accordi sindacali.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Governo \u00e8 stato praticamente assente, ed \u00e8 ridicolo oggi continuare a chiamarlo in causa perch\u00e9 convochi la Fiat solo per dare modo alla Fiom di essere presente a un tavolo con Fiat e farci ripetere in sede istituzionale quello che gi\u00e0 \u00e8 stato detto dalla Fiat nelle sedi sindacali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tavolo di confronto e la collaborazione tra Fiat e Governo sono naturalmente necessari. \u00c8 giusto e doveroso che il Governo e il sindacato chiedano alla Fiat di rendere conto dei suoi progetti e impegni per gli stabilimenti italiani e di dare continuit\u00e0 al piano degli investimenti nel nostro paese.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia viviamo in tempi nei quali non \u00e8 concesso di limitarsi a chiedere a un\u2019azienda investimenti e impegni occupazionali senza assumere a propria volta impegni e responsabilit\u00e0 sui progetti industriali. Quindi il Governo italiano deve fare la sua parte e mettere in campo quello che serve per sostenere i progetti\u00a0 industriali della Fiat e di rilancio dell\u2019industria dell\u2019auto nel nostro paese.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Deve contribuire alla ripresa dei consumi interni riducendo l\u2019imposizione fiscale che grava sul lavoro, promuovere l\u2019innovazione e la ricerca, sostenere le esportazioni, assumere tutte le iniziative che possano favorire l\u2019attrattivit\u00e0 del nostro paese per gli investimenti italiani ed esteri. Tutto questo darebbe forza e autorevolezza al Governo italiano nel chiedere impegni certi circa la presenza e l\u2019occupazionale di Fiat\/Chrysler in Italia e aiuterebbe il sindacato a fare meglio la sua parte.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su queste vicende la politica italiana e una parte del sindacato hanno dimostrato troppo provincialismo e di non essere al passo dei cambiamenti che la nuova condizione dei mercati impone e che la Fiat ha chiesto. E mentre si decidevano le sorti della principale industria del paese e del programma di investimenti privati pi\u00f9 importante degli ultimi decenni, la politica pensava ad altro, limitandosi sostanzialmente a fare da spettatrice di fronte allo scontro sindacale che si era aperto. Peggio; una parte, come una tifoseria da stadio, non ha fatto altro che parteggiare rumorosamente per l\u2019uno e l\u2019altro dei contendenti, sperando cos\u00ec, con largo spreco di demagogia e populismo, d\u2019intascare qualche misero dividendo di facile consenso. Uno spettacolo indecente!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Fim-Cisl ha fatto altro! In questi anni di crisi, in Fiat come in tutte le aziende metalmeccaniche ha messo al centro della propria azione una sola priorit\u00e0: il lavoro da difendere, il lavoro da creare. Per questo, in Fiat come nella altre aziende metalmeccaniche, la Fim-Cisl in questi anni ha fatto gli accordi sindacali necessari a salvare fabbriche e posti di lavoro. Non diversamente da come hanno fatto nella crisi i pi\u00f9 importanti sindacati industriali in Europa e nel Mondo .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Fiat ha condizionato con perentoriet\u00e0 il programma di investimento e di incremento della produzione di auto nel nostro paese alla possibilit\u00e0 di disporre di una organizzazione produttiva pi\u00f9 flessibile ed efficiente, oltre che di relazioni sindacali pi\u00f9 stabili e affidabili. Il primo e pi\u00f9 impegnativo banco di prova \u00e8 stata la trattativa di Pomigliano sul progetto industriale pi\u00f9 importante per la Fiat, e nello stabilimento pi\u00f9 a rischio e pi\u00f9 difficile per il sindacato: il trasferimento della produzione della Panda dalla Polonia allo stabilimento di Pomigliano. Nella trattativa abbiamo concretamente e visibilmente preso atto che la Fiat era cambiata. La rigidit\u00e0 delle posizioni negoziali e la disinvoltura con la quale Fiat stava abbandonando il tavolo di trattativa, e con esso il progetto di investimento su Pomigliano, hanno fatto precipitare in poche settimane le relazioni sindacali della Fiat e italiane nel mondo globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte alle nuove e pi\u00f9 impegnative condizioni negoziali c\u2019\u00e8 chi non si \u00e8 sottratto alla responsabilit\u00e0 e ha negoziato e fatto gli accordi, e chi invece, ha preferito buttare la palla in calcio d\u2019angolo e dedicarsi alla politica. Adesso che la nebbia si \u00e8 diradata e i contorni della realt\u00e0 industriale e sindacale emergono con pi\u00f9 evidenza, credo appaia pi\u00f9 chiaro chi, in Fiat, ha fatto le scelte giuste e chi quelle sbagliate. E i fatti fanno giustizia delle accuse e degli insulti che per quelle intese ci siamo presi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa ne sarebbe, infatti, dello stabilimento di Pomigliano e degli investimenti Fiat se anche la Fim e gli altri sindacati si fossero tirati indietro e, per amore dell\u2019unit\u00e0, non si fossero presi l\u2019onere e la responsabilit\u00e0 di firmare gli accordi sindacali con la Fiat sulle nuove regole e sul nuovo modello organizzativo. Certo, un\u2019intesa sindacalmente impegnativa\u00a0 e naturalmente discutibile, che tuttavia conteneva solo deroghe\u00a0 al CCNL in materia di flessibilit\u00e0 degli orari, la monetizzazione di 10 minuti di pausa e interventi giustificati antiassenteismo. La costituzione della Newco e l\u2019uscita della Fiat da Confindustria sono avvenute infatti solo successivamente all\u2019accordo. Quanto all\u2019uscita della Fiom dalla Fiat, essa \u00e8 solo conseguenza del rifiuto di quel sindacato di riconoscere le maggioranze delle Rsu e dei lavoratori che si erano espresse a favore dell\u2019accordo.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con gli accordi sindacali abbiamo assicurato in Fiat gli investimenti, permesso il rientro al lavoro di migliaia di lavoratori e costruito realistiche prospettive per coloro che sono ancora in CIG.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il miglior riconoscimento dell\u2019accordo di Pomigliano e degli accordi Fiat \u00e8 venuto infine dalle nuove regole unitarie sulla rappresentanza. Basti pensare che con queste stesse regole, gli accordi di Pomigliano e Mirafiori,\u00a0 sarebbero stati gli accordi di tutti e rispettati da tutti, e le vicende Fiat avrebbero conosciuto esiti meno complicati.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi e l\u2019acquisizione di Chrysler hanno cambiato gli scenari. Il piano industriale Fabbrica Italia presentato dalla Fiat nel 2009, che puntava al raddoppio delle produzioni e alla forte crescita della quota Fiat in Europa, si \u00e8 presto infranto contro una crisi senza precedenti, che di fatto ha dimezzato in questi anni il mercato dell\u2019auto in Italia e ridotto drasticamente quello Europeo. Il perfezionamento dell\u2019acquisizione di Chrysler e la costituzione di un\u2019unica azienda globale aprono nuovi orizzonti e inedite opportunit\u00e0 per dare continuit\u00e0 agli investimenti in Italia e rilanciare, con un nuovo progetto industriale, produzioni e marchi italiani nella competizione europea e globale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019incontro al Lingotto di fine ottobre 2012 ci sono state presentate\u00a0 dall\u2019AD Marchionne le linee generali di un nuovo piano industriale strategico, che mette al centro il ridisegno delle missioni produttive degli stabilimenti nonch\u00e9 la progettazione e messa in produzione di 17 nuovi modelli per il prossimo quinquennio. Si tratta di un rilancio basato su prodotti trasformati in marchi Cinquecento, Panda per il segmento di bassa gamma, da un lato e dall\u2019altro, Alfa Romeo e Maserati, al fine di spostare decisamente il baricentro produttivo sull\u2019alto di gamma, che ha maggiori possibilit\u00e0 di mercato e migliori margini.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un progetto industriale ambizioso, una sfida difficile per l\u2019azienda ma anche per il sindacato. Fiat\/Chrysler \u00e8 destinata a diventare un\u2019unica azienda globale. Il processo di integrazione industriale e societaria sar\u00e0 definito a breve. Per noi si pone il problema dell\u2019integrazione sindacale tra Fim-Fiom-Uilm e Uaw e gli altri sindacati del gruppo. \u00c8 gi\u00e0 attiva una collaborazione sulla quale la Fim sta investendo molto, consapevole che in fondo non \u00e8 cos\u00ec importante la collocazione del quartier generale (tra l\u2019altro, al momento in cui scrivo non \u00e8 scontato, come molte Cassandre profetizzano, che \u00e8 gi\u00e0 deciso venga trasferito negli Stati Uniti): quello che conta \u00e8 che nel quartier generale della nuova societ\u00e0 abbiano ascolto le voci dei lavoratori di Fiat\/Chrysler in qualsiasi parte del mondo si trovino e che il sindacato di Fiat\/Chrysler sappia costruirsi e concepirsi come sindacato globale, e come tale interlocutore autorevole dell\u2019azienda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) Segretario generale Fim Cisl<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Fiat Chrysler, come tutte le aziende transnazionali e globali, andr\u00e0 dove trover\u00e0 maggiore convenienza nella allocazione degli investimenti e delle produzioni. 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