{"id":3503,"date":"2019-10-15T12:14:29","date_gmt":"2019-10-15T10:14:29","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/conoscenza-coraggio-umilta\/"},"modified":"2019-10-15T12:14:29","modified_gmt":"2019-10-15T10:14:29","slug":"conoscenza-coraggio-umilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/conoscenza-coraggio-umilta\/","title":{"rendered":"Conoscenza, Coraggio, Umilt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Policymaking, responsabilit\u00e0\u00a0<\/strong><strong>e incertezza<br \/><\/strong>Fra poche settimane si concluder\u00e0 il mio mandato di Presidente della Banca centrale europea. \u00c8 una occasione per sollevare lo sguardo dalle incombenze quotidiane, per riflettere sull\u2019esperienza fatta nella speranza che le lezioni apprese possano essere utili per altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Parler\u00f2 poco di politica monetaria o della professione del central banking: <strong>preferisco concentrarmi sulla natura delle responsabilit\u00e0 del policy maker<\/strong>. Ho avuto il privilegio di ricevere nelle varie posizioni che ho occupato un mandato da politici designati dalla volont\u00e0 dei cittadini. Qui in Italia, al Tesoro e alla Banca d\u2019Italia; in Europa, alla BCE e al Comitato economico e finanziario europeo; a livello globale al Financial Stability Board.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ho avuto la fortuna di lavorare con banchieri centrali, funzionari dello Stato e politici di eccezionale valore, persone da cui ho appreso molto e a cui mi lega un debito di gratitudine. Spero che almeno alcune delle lezioni apprese da loro possano servire alla prossima generazione di servitori dello Stato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Molti studenti di questa e di altre universit\u00e0 vestiranno nel corso della propria vita i panni del servitore pubblico: il futuro della societ\u00e0 dipende dal sentire il bene pubblico da parte dei giovani migliori e dall\u2019impegno che profondono nel raggiungerlo.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Vorrei oggi condividere con voi quelle che mi paiono caratteristiche frequenti nelle decisioni che consideriamo \u201cbuone\u201d: <strong>la conoscenza, il coraggio, l\u2019umilt\u00e0.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Naturalmente la loro presenza non garantisce che si prenda sempre la decisione giusta. I policy maker spesso decidono in condizioni di incertezza in cui i risultati raramente sono conosciuti e valutabili con sicurezza. \u201cQuasi tutti i problemi sono estremamente complessi [\u2026] la realt\u00e0 \u00e8 per sua natura complessa e ambigua\u201d, notava qualche anno fa l\u2019ex Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Robert Rubin.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>La conoscenza<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019incertezza in cui operano i policy maker \u00e8 dunque sostanziale. <strong>A maggior ragione le loro decisioni dovrebbero cercare di essere fondate sulla conoscenza degli esperti.<\/strong> Essa fornisce le basi: per comprendere nel profondo un problema, per essere in grado di prendere decisioni ponderate, il cui merito tecnico \u00e8 tenuto distinto dal merito politico, e per saperle eventualmente correggere alla luce delle nuove evidenze. Il policy maker non pu\u00f2 appoggiarsi alla realt\u00e0 empirica nello stesso modo di uno scienziato ma pu\u00f2 utilizzare lo stesso approccio nell\u2019analisi dell\u2019esperienza e nel processo di verifica delle ipotesi adottate con l\u2019obiettivo di rispondere meglio alle richieste che i cittadini rivolgono ai governi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Oggi viviamo per\u00f2 in un mondo in cui la rilevanza della conoscenza per il policy making \u00e8 messa in discussione. Sta scemando la fiducia nei fatti oggettivi, risultato della ricerca, riportati da fonti imparziali; aumenta invece il peso delle opinioni soggettive che paiono moltiplicarsi senza limiti, rimbalzando attraverso il globo come in una gigantesca eco.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In questo contesto \u00e8 pi\u00f9 facile per i policy maker rispecchiare semplicemente quelli che egli reputa essere gli <strong>umori della pubblica opinione<\/strong>, sminuendo il valore della conoscenza, assumendo prospettive di breve respiro e obbedendo pi\u00f9 all\u2019istinto che alla ragione. Ma solitamente ci\u00f2 non serve l\u2019interesse pubblico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>La lezione della storia \u00e8 invece che le decisioni destinate ad avere un impatto duraturo e positivo sono basate su un lavoro di ricerca ben condotto, su fatti accuratamente accertati e sull\u2019esperienza accumulata<\/strong>. Cos\u00ec \u00e8 stato ad esempio per il sistema di Bretton Woods che ha stabilizzato l\u2019economia globale dopo la Guerra, assistendone lo sviluppo per decenni e creando le istituzioni finanziarie senza le quali non potremmo oggi cercare di governare le conseguenze della globalizzazione. Quel sistema non sarebbe mai nato senza la incessante ricerca empirica condotta durante la guerra da un grande economista: Ragnar Nurske e senza l\u2019esperienza e la visione di John Maynard Keynes.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>La competenza fondata sulla conoscenza \u00e8 essenziale per capire la complessit\u00e0<\/strong>, nel nostro caso, delle dinamiche economiche e sociali, per quantificare i rischi associati a determinate situazioni e per valutare di conseguenza l\u2019effettiva necessit\u00e0 di una certa azione; per stimare i trade off e gli effetti distributivi di un intervento, individuando coloro che ne beneficiano e coloro che ne vengono danneggiati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Credo ci\u00f2 sia importante in ogni ambito di policy. Un esempio particolarmente significativo \u00e8 costituito dal <strong>cambiamento climatico<\/strong>. <strong>\u00c8 solo grazie al lavoro degli studiosi del clima che possiamo comprendere gli scenari che ci aspettano<\/strong>, i feedback potenziali fra i vari ecosistemi, quantificando i rischi estremi e i costi dell\u2019inazione \u2013 come ha mostrato brillantemente l\u2019economista Martin Weitzman \u2013 e prevedendo le regioni e i settori produttivi maggiormente esposti come ad esempio l\u2019agricoltura che in Italia e in molti altri Paesi verr\u00e0 investita da eventi metereologici sempre pi\u00f9 difficili da gestire.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Come per la crisi ecologica, la crisi dell\u2019area dell\u2019euro ha rivelato l\u2019esistenza di molteplici circoli viziosi precedentemente non ben compresi, ad esempio quello fra debiti sovrani, banche e imprese. La crisi ha inoltre messo in discussione ci\u00f2 che sapevamo su alcune relazioni di fondo nell\u2019economia, come quella fra disoccupazione e inflazione. <strong>La ricerca e l\u2019analisi accurata dei dati dell\u2019economia dell\u2019eurozona, il lavoro degli economisti e degli statistici sono da decenni il pilastro su cui poggiano le valutazioni della BCE.<\/strong> In pi\u00f9 occasioni queste attivit\u00e0 hanno avuto un\u2019importanza cruciale nel contestualizzare correttamente il problema e nel fornire le coordinate per una risposta efficace.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un esempio in questo senso \u00e8 l\u2019inedito insieme di misure disegnato nel 2014-15, con l\u2019introduzione di tassi di interesse negativi e l\u2019acquisto di titoli pubblici, per scongiurare l\u2019incipiente deriva verso la deflazione. Allora molti policy maker, me incluso, si interrogavano su come queste misure potessero funzionare nell\u2019area dell\u2019euro. I tassi di interesse non erano mai stati sospinti nella zona negativa in una grande economia; non conoscevamo gli effetti degli acquisti di titoli pubblici in un\u2019economia basata sulle banche come l\u2019area dell\u2019euro. Entravamo in\u00a0terra incognita, dove per definizione gli effetti delle nostre azioni non potevano essere previsti con certezza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Le decisioni furono tuttavia guidate dai riscontri di cui disponevamo e da una valutazione complessiva dei rischi e delle opzioni utilizzabili per rispondervi.<\/strong> L\u2019evidenza era allora univoca: <strong>senza ricorrere a misure non convenzionali la BCE non sarebbe stata in grado di adempiere al suo mandato di tutelare la stabilit\u00e0 dei prezzi.<\/strong> Le analisi suggerivano che il limite effettivo dei tassi di interesse era inferiore a quanto precedentemente ritenuto e che gli acquisti di titoli pubblici potevano avere un impatto rilevante tramite le banche perch\u00e9 ne avrebbero ridotto i costi di finanziamento e le avrebbero incentivate a far credito all\u2019economia reale piuttosto che al settore pubblico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le pi\u00f9 recenti stime lo hanno confermato. Esse mostrano che le misure introdotte hanno avuto un impatto sostanziale, contribuendo per 2,6 punti percentuali alla crescita del PIL nell\u2019area dell\u2019euro fra il 2015 e il 2018 e per 1,3 punti percentuali all\u2019inflazione. Almeno un quinto dell\u2019impatto complessivo sulla crescita nell\u2019anno di picco, il 2017, \u00e8 attribuibile ai tassi negativi, mentre gli acquisti di titoli contribuiscono per la maggior parte della quota restante.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nelle nostre valutazioni tenevamo conto anche dei possibili effetti collaterali. Tutte le politiche monetarie ne producono, anche in tempi normali, incidendo su alcune categorie pi\u00f9 che su altre. Ma come banca centrale dell\u2019intera area la BCE deve valutare il quadro complessivo e verificare se i benefici netti delle misure intraprese superano i costi potenziali. I dati suggerivano \u2013 e continuano a suggerire \u2013 che cos\u00ec in effetti era, una conclusione condivisa da tutta la comunit\u00e0 del central banking, come mostra un recente rapporto della Banca dei regolamenti internazionali[6]. Tuttavia, come sempre per il policy making basato sull\u2019evidenza empirica, le conclusioni che si raggiungono devono essere aggiornate e riviste, quando necessario.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 in quest\u2019ottica che la BCE ha recentemente corretto il tiro, in materia di tassi negativi, introducendo un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve in eccesso. In altre circostanze, sempre un\u2019accurata analisi fattuale ha mostrato come la preoccupazione di un peggioramento della diseguaglianza a seguito delle politiche non convenzionali fosse infondata, rafforzando la determinazione della BCE a proseguire nella stessa direzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Questo non significa che gli esperti\u00a0\u2013 inclusi quelli della BCE \u2013 possano contare su una conoscenza perfetta.<\/strong> <strong>Le teorie non spiegano necessariamente tutto e le previsioni che ne discendono possono rivelarsi errate.<\/strong> La crisi ha mostrato che l\u2019opinione prevalente nella professione sbagliava nel ritenere che i mercati finanziari potessero autoregolarsi. In effetti, lo ha spiegato Robert Shiller, non solo gli agenti operanti sul mercato ma anche gli esperti possono cadere vittima di \u201cepidemie narrative\u201d con effetti negativi sull\u2019economia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Contrastare questi fenomeni non significa rifiutare il valore della conoscenza.<\/strong> Gli esperti devono continuamente mettere in discussione le loro ipotesi, riesaminare le evidenze, e saper ascoltare la voce di chi non \u00e8 d\u2019accordo. Per i policy maker i dissensi sono come uno specchio con cui osservare le proprie azioni e costituiscono uno strumento con cui spezzare la forza delle narrative dominanti. Ci\u00f2 \u00e8 essenziale per l\u2019avanzamento della conoscenza e rappresenta il fondamento del progresso scientifico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Nulla pu\u00f2 sostituire per chi deve prendere decisioni il ruolo di un\u2019analisi rigorosa, accompagnata dell\u2019esperienza.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Il coraggio<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>La conoscenza non \u00e8 per\u00f2 tutto.<\/strong> Una volta stabilito nella misura del possibile come stanno i fatti arriva il momento della decisione. Anche nel caso della politica economica, le azioni hanno sempre effetti collaterali e conseguenze indesiderate. Vi sono situazioni in cui anche le migliori analisi non danno quella certezza che rende una decisione facile: la tentazione di non decidere \u00e8 frequente. <strong>\u00c8 in questo momento che il policy maker deve far leva sul coraggio.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Anche il non agire rappresenta infatti una decisione.<\/strong> Quando l\u2019inazione compromette il mandato affidato al policy maker dai legislatori, decidere di non agire significa fallire. In molti casi i policy maker devono agire consapevoli che le conseguenze delle loro decisioni sono incerte , ma convinti che l\u2019inazione porterebbe a conseguenze peggiori e al tradimento del loro mandato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Spesso, durante la crisi dell\u2019ultimo decennio la necessit\u00e0 di prendere decisioni anche cruciali si \u00e8 scontrata con il timore che non tutte le possibili complicazioni fossero state considerate, con l\u2019opposizione da parte di interessi costituiti, con i dubbi sulla legittimit\u00e0 ad agire.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>L\u2019inazione trova la sua radice nella convinzione che l\u2019esistente non abbia bisogno di modifiche, anche quando tutta l\u2019evidenza e l\u2019analisi indicano la necessit\u00e0 di agire.<\/strong> Questo autocompiacimento acritico si avvale delle giustificazioni pi\u00f9 diverse e generalmente non verificate nella realt\u00e0. La costituzione del Meccanismo europeo di stabilit\u00e0 (ESM), il varo della vigilanza bancaria europea, la creazione del Fondo di risoluzione unico sono stati tutti ostacolati adducendo problemi di azzardo morale che sarebbero discesi dalla riallocazione a livello europeo di alcune responsabilit\u00e0 nazionali. In retrospettiva, ai governi dell\u2019area dell\u2019euro non \u00e8 mancato il coraggio; hanno saputo compiere i passi giusti nei momenti cruciali. L\u2019unione monetaria \u00e8 ora pi\u00f9 forte e gran parte delle paventate complicazioni si sono rivelate infondate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Il punto importante, in questa sede non \u00e8 che queste decisioni si siano rivelate appropriate\u00a0ex post; conta invece che, quando la necessit\u00e0 di agire \u00e8 stata documentata e motivata \u00e8 stato trovato il coraggio di decidere, senza esitazioni, per il bene dell\u2019Unione economica e monetaria.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Il secondo ostacolo incontrato dai riformatori \u00e8 l\u2019opposizione da parte degli interessi costituiti.<\/strong> Fu infatti immediatamente chiaro che alcuni governi avrebbero dovuto varare un programma di riforme strutturali per migliorare le prospettive di crescita e ridurre la disoccupazione. Le riforme strutturali non possono beneficiare tutti: accanto ai vincitori ci sono i perdenti che si oppongono alla loro realizzazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Eppure quei governi hanno saputo distinguere gli interessi costituiti dall\u2019interesse pubblico, guardando alla larga maggioranza che si sarebbe giovata delle riforme. I risultati positivi sono oggi sotto gli occhi di tutti. Con riferimento specifico al mercato del lavoro, l\u2019evidenza mostra chiaramente come le riforme realizzate dopo la crisi abbiano ridotto sia la componente strutturale della disoccupazione che quella ciclica. Esse hanno inoltre accresciuto la reattivit\u00e0 dell\u2019occupazione alla crescita, contribuendo per questa via all\u2019aumento di 11 milioni di occupati registrato nell\u2019area dell\u2019euro dalla met\u00e0 del 2013, quando si avvi\u00f2 la ripresa[9].<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Il terzo ostacolo sono i dubbi sulla legittimit\u00e0 ad agire.<\/strong> Anche la BCE ha incontrato quest\u2019ostacolo con riferimento a molte delle sue misure non convenzionali, non da ultimo le operazioni monetarie definitive (OMT) introdotte nell\u2019estate del 2012. Alcuni vi si opposero con decisione, perch\u00e9 a loro parere il compito di stabilizzare l\u2019area dell\u2019euro spettava ai politici, non alla banca centrale che cos\u00ec facendo avrebbe invaso il campo della politica fiscale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Da un lato, vi era il timore che l\u2019impegno ad acquistare illimitatamente titoli pubblici avrebbe potuto rendere incerto il confine fra la politica monetaria e le altre politiche. Ma in questo caso si trattava pi\u00f9 di una questione di disegno che di principio. Era necessario mettere in campo garanzie e limiti che contenessero i rischi, obiettivo che realizzammo, fra l\u2019altro, con la condizione che fosse attivato simultaneamente un programma da parte del Fondo europeo di stabilit\u00e0 (ESM) in grado di garantire l\u2019attuazione di politiche di bilancio adeguate per poter accedere all\u2019OMT. La Corte di giustizia europea conferm\u00f2 che il disegno delle operazioni era pienamente conforme al mandato della BCE.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>D\u2019altro canto emergeva il rischio concreto che se non avessimo agito con decisione l\u2019area dell\u2019euro sarebbe stata investita da una catastrofica destabilizzazione, con profondi effetti deflattivi. Nel luglio del 2012 gli spread dei titoli pubblici a 10 anni rispetto all\u2019equivalente titolo tedesco erano pari rispettivamente a 500 punti base in Italia e a 600 in Spagna; valori ancora pi\u00f9 elevati si registravano per la Grecia, il Portogallo e l\u2019Irlanda. Il costo di protezione dalla deflazione era cresciuto da 184 punti base nel gennaio del 2012 a 276 in luglio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il coraggio necessario per agire venne dalla convinzione che i rischi incombenti sarebbero stati assai maggiori se non avessimo fatto nulla. Saremmo in questo caso semplicemente venuti meno al nostro mandato e avremmo potenzialmente messo a rischio l\u2019integrit\u00e0 della moneta che avevamo il compito di preservare. Ci\u00f2 rendeva inevitabile la decisione presa; era l\u2019unica possibile per un policy maker responsabile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le operazioni monetarie definitive OMT non sono state mai attivate ma l\u2019effetto del nostro impegno a fare tutto ci\u00f2 che fosse necessario per preservare l\u2019euro fu potente, equivalente a quello di un programma di acquisto di titoli su larga scala. Gli spread nei paesi esposti caddero in media di 400 punti base nei successivi due anni. L\u2019impatto macroeconomico dell\u2019annuncio del programma fu di entit\u00e0 analoga a quella di altri programmi di acquisto di attivit\u00e0 finanziarie che vennero attuati in altri Paesi. Ricerche condotte nella BCE mostrano che gli effetti sul PIL e sui prezzi sono stati sostanzialmente in linea con quelli prodotti dall\u2019espansione monetaria (QE) attuata negli Stati Uniti e nel Regno Unito.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>L\u2019umilt\u00e0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Essa discende dalla consapevolezza che il potere e la responsabilit\u00e0 del servitore pubblico non sono illimitati ma derivano dal mandato conferito che guida le sue decisioni e pone limiti alla sua azione. <strong>I funzionari pubblici, le banche centrali in particolare, ricevono un mandato politico, nel senso che esso \u00e8 il frutto di un processo politico.<\/strong> I membri del Comitato esecutivo della BCE sono nominati dal Consiglio degli Stati \u2013 il Consiglio europeo \u2013 e sugli stessi esprimono un parere i rappresentanti dei cittadini: il Parlamento europeo. Sono vincolati da un obiettivo, la stabilit\u00e0 dei prezzi, che in Europa ha valore costituzionale \u2013 \u00e8 iscritto nel Trattato. Altrove \u00e8 definito dalla legge, ma scaturisce sempre da un processo democratico. Essi devono dunque rispondere ai parlamenti della loro azione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Un mandato politico \u00e8 essenziale affinch\u00e9 l\u2019indipendenza della banca centrale sia compatibile con la democrazia.<\/strong> Le banche centrali sono potenti e indipendenti ma non sono elette dai cittadini: \u00e8 un assetto accettabile solo se esse agiscono sulla base di un mandato chiaramente definito dato da coloro che sono eletti e a cui devono pubblicamente rispondere. Il Presidente della BCE viene ascoltato almeno ogni tre mesi dal Parlamento europeo, e nel mio caso ci\u00f2 ha comportato quaranta audizioni in otto anni; inoltre sono stato convocato dalle commissioni parlamentari in diversi Paesi per spiegare le nostre azioni e per rispondere alle loro domande.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>La natura politica del nostro mandato ha alcune implicazioni essenziali: non abbiamo la libert\u00e0 di decidere se dobbiamo fare ci\u00f2 che \u00e8 necessario fare per assolvere il nostro mandato.<\/strong> <strong>\u00c8 nostro dovere farlo.<\/strong> Rassegnarsi a venirvi meno non \u00e8 un\u2019opzione accettabile se abbiamo gli strumenti per adempiere alle nostre responsabilit\u00e0. Al contempo, il mandato implica l\u2019obbligo permanente di agire rigorosamente nei limiti della legge. Nessun policy maker responsabile pu\u00f2 mai concepire di agire\u00a0ultra vires.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Tutta l\u2019azione della BCE durante la crisi \u00e8 stata guidata da questo principio. Un esempio particolarmente significativo \u00e8 la situazione che dovemmo affrontare in <strong>Grecia alla met\u00e0 del 2015<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Fronteggiavamo allora due posizioni diametralmente opposte. La prima sosteneva che la BCE avrebbe dovuto interrompere i finanziamenti alla Grecia; ci\u00f2 avrebbe determinato il collasso completo dell\u2019economia greca e la probabile uscita del Paese dall\u2019euro. La seconda riteneva che dovessimo in ogni caso fornire liquidit\u00e0 illimitata e incondizionata al governo e all\u2019economia della Grecia. Nel primo caso la BCE avrebbe innescato un processo eminentemente politico di enorme portata con possibili ricadute sul mandato stesso della BCE, una decisione comunque di competenza delle autorit\u00e0 politiche, espressione della volont\u00e0 dei cittadini. Nel secondo, avremmo potenzialmente avviato un finanziamento monetario o sostenuto banche senza adeguato collaterale, violando cos\u00ec il Trattato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Seguimmo un sentiero che rispondeva ai doveri del mandato, rimanendo rigorosamente entro i limiti della legge. Il sostegno dato alla Grecia fu sostanziale: al suo picco, la somma dei prestiti erogati dalla BCE e dalla Banca di Grecia alle banche del Paese raggiunse 127 miliardi, corrispondenti al 71% del PIL. Ma i finanziamenti non furono mai n\u00e9 incondizionati n\u00e9 illimitati. L\u2019aderenza a un programma di risanamento concordato con l\u2019Eurogruppo garantiva la qualit\u00e0 del collaterale, i titoli di Stato dati dalle banche greche come garanzia per il loro finanziamento. Inoltre varie clausole evitavano qualsiasi finanziamento monetario del bilancio pubblico. La BCE si mantenne cos\u00ec entro i limiti del suo mandato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>In ultima analisi la nostra scelta si \u00e8 rivelata giusta, sia per la Grecia che per l\u2019Europa, anche se il prezzo per i cittadini greci \u00e8 stato alto. Grazie alla solidariet\u00e0 dell\u2019Europa, al coraggio e all\u2019impegno dei successivi governi greci si \u00e8 trovato un percorso per uscire dalla crisi.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Siamo sempre stati consapevoli della entit\u00e0 e dei limiti dei nostri obblighi legali. Per questo non ci hanno preoccupato i ricorsi contro alcune nostre decisioni presentati alla Corte di giustizia europea. Anzi, ne siamo stati lieti perch\u00e9 ci\u00f2 ha consentito alla pi\u00f9 alta autorit\u00e0 giuridica europea di confermare la piena legittimit\u00e0 delle nostre azioni e di chiarire quali ne fossero i limiti. La Corte non soltanto afferm\u00f2 che gli acquisti di attivit\u00e0 sono uno strumento legittimo di politica monetaria nell\u2019area dell\u2019euro, ma rilev\u00f2 anche l\u2019ampia discrezionalit\u00e0 della BCE nel ricorrere a tutti i suoi strumenti secondo necessit\u00e0 e in maniera proporzionata per conseguire il suo obiettivo. Ho descritto la nostra posizione con l\u2019imperativo di \u201cfare tutto ci\u00f2 che dobbiamo entro il nostro mandato e per adempiere al nostro mandato\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma il riconoscimento dell\u2019estensione e dei limiti del nostro mandato comporta l\u2019obbligo di parlare chiaramente quando necessario e di spiegare le opzioni disponibili. Oggi ci\u00f2 \u00e8 necessario.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Descrissi una volta l\u2019indipendenza della banca centrale come\u00a0indipendenza nell\u2019interdipendenza. Intendevo con ci\u00f2 sottolineare che il contesto istituzionale nel quale operiamo influenza la velocit\u00e0 con la quale raggiungiamo il nostro obiettivo e l\u2019entit\u00e0 degli effetti collaterali delle nostre azioni. \u00c8 doveroso esprimere con chiarezza quando altre politiche potrebbero rendere il nostro compito pi\u00f9 agevole e rapido.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>L\u2019indipendenza della banca centrale non \u00e8 un fine in se stesso.<\/strong> Il suo scopo risiede nel garantire la credibilit\u00e0 della banca centrale nel perseguimento della stabilit\u00e0 dei prezzi e nello scongiurare che la politica monetaria sia succube della politica fiscale; essa assicura cos\u00ec una \u201cdominanza monetaria\u201d. L\u2019indipendenza della banca centrale non impedisce perci\u00f2 un dialogo con il governo quando \u00e8 evidente che esso consentirebbe un pi\u00f9 rapido ritorno alla stabilit\u00e0 dei prezzi. Pone soltanto dei limiti ai suoi eventuali effetti. In particolare un coordinamento delle politiche, quando necessario, deve contribuire alla stabilit\u00e0 monetaria e non pu\u00f2 ostacolarla.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per questa ragione sin dal 2014 abbiamo rivolto sempre maggiore attenzione al mix di politica macroeconomica nell\u2019area dell\u2019euro, vale a dire alla combinazione dei contributi forniti dalle politiche monetaria e fiscale al sostegno dell\u2019economia. Dove la politica fiscale ha svolto un ruolo pi\u00f9 rilevante dopo la crisi, il ritorno alla stabilit\u00e0 dei prezzi \u00e8 stato pi\u00f9 rapido. Negli Stati Uniti, ad esempio, dal 2009 al 2018 il disavanzo primario strutturale \u00e8 stato in media pari al 3,6% del PIL potenziale, nell\u2019area dell\u2019euro si \u00e8 registrato un avanzo pari allo 0,5%. \u00c8 una delle ragioni per cui i tassi di interesse hanno potuto risalire pi\u00f9 velocemente negli Stati Uniti, mentre nell\u2019area dell\u2019euro sono bassi o negativi da lungo tempo. Una politica fiscale pi\u00f9 attiva nell\u2019area dell\u2019euro permetterebbe quindi di modificare pi\u00f9 celermente quelle politiche dei cui effetti negativi su alcune categorie di cittadini e di intermediari siamo ben consapevoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 sempre avendo in mente \u201cindipendenza nell\u2019interdipendenza\u201d che, durante il mio mandato, la BCE ha continuamente auspicato il varo di ulteriori riforme istituzionali nell\u2019area dell\u2019euro. Abbiamo accolto con favore i progressi realizzati ed esortato governi e parlamenti a proseguire il loro impegno in questa direzione. Lo abbiamo fatto perch\u00e9 siamo convinti che solo in questo modo la nostra unione monetaria potr\u00e0 divenire pi\u00f9 robusta e essere pi\u00f9 capace di rispondere alle attese che ne hanno motivato la creazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Conclusioni<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Come ho detto nell\u2019introduzione, mi auguro che molti studenti di questa universit\u00e0 decidano un giorno di mettere le loro capacit\u00e0 al servizio pubblico. Se deciderete di farlo, non dubito che incontrerete ostacoli notevoli, come succede a tutti i policy maker. Ci saranno errori e ritirate perch\u00e9 il mondo \u00e8 complesso. <strong>Spero per\u00f2 che vi possa essere di conforto il fatto che nella storia le decisioni fondate sulla conoscenza, sul coraggio e sull\u2019umilt\u00e0 hanno sempre dimostrato la loro qualit\u00e0.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>La creazione dell\u2019Unione europea, l\u2019introduzione dell\u2019euro e l\u2019attivit\u00e0 della BCE hanno incontrato molti ostacoli e dovuto fronteggiare molte critiche. Hanno dimostrato nondimeno il loro valore; oggi sono coloro che dubitavano a essere messi in discussione.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ci\u00f2 riflette lo sviluppo normale delle unioni monetarie, che \u00e8 lento, non lineare, accidentato. Gli Stati Uniti, ad esempio, non ebbero una banca centrale per pi\u00f9 di 130 anni dopo la loro fondazione; il bilancio federale ha assunto un vero ruolo solo negli anni Trenta dello scorso secolo. Oggi pochi penserebbero di ritornare indietro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 essenziale per lo sviluppo di un\u2019unione monetaria che i suoi cittadini credano nell\u2019unione e la assumano comunque, anche criticamente, come riferimento piuttosto che considerare tutti i problemi guardando all\u2019orizzonte del loro punto di vista particolare. <strong>Mi sembra che le ultime elezioni per il Parlamento europeo, forse le prime incentrate su temi prevalentemente europei, lo abbiano confermato. Anche chi mirava a rallentare l\u2019integrazione europea non ha contestato la legittimit\u00e0 delle istituzioni dell\u2019Unione, pur criticandole anche duramente. I parlamentari eletti sono risultati in maggioranza a favore dell\u2019Europa.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Per questa ragione sono ottimista sul futuro dell\u2019Europa.<\/strong> Penso che col tempo essere parte dell\u2019UE e dell\u2019Unione monetaria sia diventato normale per gran parte dei cittadini. L\u2019euro \u00e8 pi\u00f9 popolare che mai; il sostegno all\u2019UE tocca i valori pi\u00f9 alti registrati dall\u2019inizio della crisi. Nei dibattiti sul futuro dell\u2019Europa si discute sempre meno se la sua esistenza abbia senso e assai di pi\u00f9 sulla via migliore per avanzare. Su queste basi la nostra Unione pu\u00f2 durare e prosperare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>* testo integrale dell&#8217;intervento di Mario Draghi, presidente della Bce, in occasione del conferimento della Laura honoris causa in Economia dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore. Settembre 2019<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Policymaking, responsabilit\u00e0\u00a0e incertezzaFra poche settimane si concluder\u00e0 il mio mandato di Presidente della Banca centrale europea. \u00c8 una occasione per sollevare lo sguardo dalle incombenze quotidiane, per riflettere sull\u2019esperienza fatta nella speranza che le lezioni apprese possano essere utili per altri. 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