{"id":3564,"date":"2019-11-25T18:54:18","date_gmt":"2019-11-25T17:54:18","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/le-ragioni-per-continuare-a-preoccuparsi-delle-disuguaglianze\/"},"modified":"2019-11-25T18:54:18","modified_gmt":"2019-11-25T17:54:18","slug":"le-ragioni-per-continuare-a-preoccuparsi-delle-disuguaglianze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/le-ragioni-per-continuare-a-preoccuparsi-delle-disuguaglianze\/","title":{"rendered":"Le ragioni per continuare a preoccuparsi delle disuguaglianze*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il tema del contrasto alle disuguaglianze continua a suscitare perplessit\u00e0 nel nostro paese. Perch\u00e9 occuparsi delle disuguaglianze quando queste sarebbero sostanzialmente stabili? I veri problemi non sono forse povert\u00e0, impoverimento e bassa crescita anzich\u00e9 ci\u00f2 che capita nella parte medio-alta e alta della distribuzione? Se cos\u00ec, di questi problemi dovremmo occuparci, nella consapevolezza delle differenze fra le politiche contro la povert\u00e0\/l\u2019impoverimento e a favore della crescita, da un lato e le politiche contro le disuguaglianze, dall\u2019altro. Paradigmatico, al riguardo, \u00e8 l\u2019articolo di Borga su Il Foglio del 26 agosto c.a.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La posizione che vorrei argomentare \u00e8 che certamente ci sono stati periodi nella nostra storia recente in cui le disuguaglianze sono aumentate di pi\u00f9 di quanto stia avvenendo oggi. Come rileva Atkinson (Disuguaglianza. Che cosa si pu\u00f2 fare, Raffaello Cortina, 2016), se analizziamo l\u2019evoluzione della disuguaglianza, ci\u00f2 che osserviamo, oltre all\u2019eterogeneit\u00e0 fra paesi, \u00e8 il peso degli episodi. La crescita della disuguaglianza, in altri termini, non sembra seguire una tendenza continua. Al contrario, si concentra in determinati momenti. Per l\u2019Italia, centrale \u00e8 stato l\u2019incremento realizzatosi all\u2019inizio degli anni \u201890. Al contempo, l\u2019Italia \u00e8, nel complesso, meno disuguale dei paesi anglosassoni e i super-ricchi detengono una quota assai pi\u00f9 bassa di reddito nazionale. In questo senso, vanno abbandonate anche la retorica delle disuguaglianze costantemente crescenti e la tendenza a fare di tutta l\u2019erba un fascio, estendendo automaticamente all\u2019Italia considerazioni che valgono per altri paesi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Certamente povert\u00e0, impoverimento, bassa\/assente crescita sono un grave problema per il nostro paese. I poveri assoluti erano nel 2018, l\u20198,4% della popolazione, di cui 1.260.000 minori. Seppure stabile rispetto agli anni precedenti, il dato si attesta ai livelli massimi dal 2005, con un incremento di poco meno del 145%. Inoltre, il PIL reale pro capite \u00e8 ancora oggi inferiore al valore pre-crisi: era 28.200 euro nel 2008 ed \u00e8 sceso a 26.700 euro nel 2018, con una diminuzione di circa 5,5 punti. Rispetto al PIL medio della UE a 28, ci\u00f2 significa una diminuzione da 107,2% a circa 95%. Considerando il 2007, la perdita \u00e8 addirittura di circa 7 punti. Questa riduzione del PIL pro capite si \u00e8 riversata anche sui redditi disponibili e, come sottolineano Brandolini, Gambacorta e Rosolia (2019), essa \u201cha riguardato tutta la popolazione: il crescente impoverimento nella parte inferiore della distribuzione si \u00e8 associato a un calo generalizzato dei redditi\u201d. In questo contesto, la disuguaglianza non \u00e8 cambiata molto e, comunque, anche il lieve cambiamento avrebbe a che fare pi\u00f9 con un peggioramento nella parte bassa che con un miglioramento nella parte alta. Come rileva Baldini (https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/52760\/perche-aumenta-la-disuguaglianza-in-italia\/), infatti, i soggetti che hanno perso di pi\u00f9 dalla crisi sono coloro che si collocano nei primi decili della distribuzione del reddito.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Anche altri dati, per\u00f2, vanno presi in considerazione. Ad esempio, se si osserva la disuguaglianza di mercato, ossia la disuguaglianza prima dell\u2019intervento pubblico in materia di tassazione e integrazione dei redditi, l\u2019Italia si colloca a un livello fra i pi\u00f9 elevati nei paesi OCSE, con un valore simile a quello degli Usa. Rispetto ai redditi disponibili (i redditi detenuti dopo l\u2019intervento impositivo e i trasferimenti), la disuguaglianza \u00e8, invece, inferiore a quella degli Stati Uniti, dove \u00e8 minore incidenza dell\u2019intervento redistributivo. Anche rispetto ai redditi disponibili, la disuguaglianza resta, tuttavia, elevata quando confrontata con quella di molti altri paesi europei. Se \u00e8 poi vero che la disuguaglianza nei redditi disponibili non ha subito cambiamenti rilevanti negli ultimi tempi \u2013 il valore odierno dell\u2019indice Gini \u00e8 simile a quello di quindici anni fa -, altrettanto \u00e8 vero che era un po\u2019 diminuita prima della crisi, ma ha ricominciato a crescere dopo di essa, passando da circa 0,31 a 0,33.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se si considerano poi i redditi da lavoro, l\u2019ultimo rapporto dell\u2019INPS focalizzato sui lavoratori dipendenti privati, rileva l\u2019aumento, negli ultimi quaranta anni, delle soglie per accedere all\u2019ultimo decile e, all\u2019interno di tale decile, la concentrazione dell\u2019aumento sulla quota pi\u00f9 ricca. Pi\u00f9 in particolare, considerando l\u2019intervallo 1978-2017, la soglia per entrare nel top 0,01% \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata, passando da 220.000 euro a 533.000; quella per entrare nel top 0,1% \u00e8 quasi raddoppiata, passando da 122.000 euro a 217.000; quella per entrare nel top 1% \u00e8 passata da 62.000 a 91.000 euro, mentre per accedere al 10% pi\u00f9 ricco l\u2019incremento \u00e8 stato pi\u00f9 contenuto, da 31.000 a 39.000 euro. Le soglie di accesso ai decili meno elevati della distribuzione sono, invece, rimaste sostanzialmente immutate (e nell\u2019ultimo periodo sono in diminuzione). Agire (Contro le Disuguaglianze. Un Manifesto, Laterza, 2018), dal canto suo, rileva come il lavoro abbia nel tempo acquisito un peso crescente fra le fonti dei redditi dei pi\u00f9 ricchi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se si considera, inoltre, la ricchezza, alcune stime preliminari di Acciari, Alvaredo e Morelli, relative al periodo 1995-2015, mostrano una crescita nella quota di ricchezza detenuta dall\u20191% pi\u00f9 ricco, dal 18% al 24%. Al contempo, cala al 38% la quota detenuta dal 90% pi\u00f9 povero.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le osservazioni finora riportate si limitano alla dimensione corrente. Esaminando la dimensione inter-generazionale, la disuguaglianza non solo \u00e8 sempre stata elevata nel nostro paese, ma appare anche in crescita\u2026 In questi ultimi anni, \u00e8 altres\u00ec aumentata la concentrazione dei lasciti ereditari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si tratta, ovviamente, di evidenze parziali. Mi sembrano, tuttavia, sufficienti per mettere in discussione il disinteresse per la disuguaglianza. Al contrario, nel nostro paese, i livelli di disuguaglianza sono elevati e vi sono segnali (seppure parziali) di aumento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Disuguaglianze elevate possono avere conseguenze negative anche rispetto alla possibilit\u00e0 di contrastare povert\u00e0 e impoverimento. Da un lato, sul piano distributivo, la povert\u00e0\/l\u2019impoverimento dipendono dalle modalit\u00e0 di ripartizione del valore aggiunto prodotto dall\u2019economia: distribuzioni pi\u00f9 ugualitarie li riducono e distribuzioni meno ugualitarie li aumentano. Se cos\u00ec, neppure vi \u00e8 alcuna garanzia che una maggiore crescita produca miglioramenti per chi sta peggio. Non a caso, i lavoratori poveri sono in aumento anche in molti paesi che hanno beneficiato di una crescita pi\u00f9 robusta della nostra. La povert\u00e0 dipende, altres\u00ec, da come si distribuiscono i posti di lavoro. Distribuzioni a favore del secondo redditiere di famiglie non povere potrebbero essere del tutto impotenti a ridurre la povert\u00e0. Dall\u2019altro lato, sul piano redistributivo, maggiore \u00e8 la disuguaglianza, minore potrebbe essere la disponibilit\u00e0 ad aiutare gli svantaggiati. La disponibilit\u00e0 a redistribuire appare, infatti, influenzata dalle condizioni materiali. Pi\u00f9 ci percepiamo parte di una medesima comunit\u00e0 di rischio pi\u00f9 tendiamo a essere disponibili a darci l\u2019un l\u2019altro una mano: non a caso, i pi\u00f9 importanti sviluppi dello stato sociale sono avvenuti in comunit\u00e0 in condizioni simili. Pi\u00f9 le distanze aumentano, pi\u00f9 i destini, invece, si divaricano: i ricchi neppure vedono chi sta peggio e i loro bisogni. Addirittura, si accentua il rischio di una modificazione delle preferenze dei pi\u00f9 ricchi (a carico dei quali sarebbe posta la redistribuzione) nella direzione di una minore empatia nei confronti di chi sta peggio (come sostenuto sul Menab\u00f2 da FragGRa). Non solo: la distanza fra ricchi e poveri implica anche segmentazione territoriale, fra aree di opulenza e aree di degrado, con connessi effetti Matteo secondo cui chi pi\u00f9 ha pi\u00f9 avr\u00e0 e chi meno ha meno avr\u00e0. Per i poveri ci\u00f2 significa esposizione a servizi sempre peggiori, a cumuli di svantaggi materiali e immateriali e, per la collettivit\u00e0, un maggiore costo da sostenere qualora si volesse rimediare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Considerazioni analoghe si estendono alla crescita economica, poich\u00e9 la disuguaglianza indebolisce la domanda aggregata e la disponibilit\u00e0 a impegnarsi. Disuguaglianze elevate, inoltre, potrebbero produrre altre conseguenze indesiderabili, in particolare per la coesione sociale e il funzionamento della democrazia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In ogni caso (e ringrazio Maurizio Franzini per questa osservazione), contrastare la povert\u00e0 senza incidere sulle disuguaglianze a rigore vuol dire che si punta esclusivamente sul reddito in pi\u00f9 che i poveri potranno ottenere grazie alla crescita. Anche a prescindere dalle altre critiche: quanti anni ci vorrebbero nelle condizioni attuali?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non \u00e8 tutto. A prescindere dall\u2019elevatezza e dalle relative conseguenze, le disuguaglianze di reddito e di ricchezza pongono, in s\u00e9, ulteriori problemi etici, al cuore della giustizia sociale. La ragione \u00e8 che l\u2019equit\u00e0 richiede di giustificare gli uni agli altri le modalit\u00e0 di ripartizione dei benefici e dei costi della cooperazione sociale. In ambito di mercato, ci\u00f2 significa giustificare cosa \u00e8 mio e cosa \u00e8 tuo, ossia, affrontare l\u2019annosa questione dei diritti di propriet\u00e0 (torniamo al tema della distribuzione, in questo caso, indipendentemente dagli effetti sulla povert\u00e0). Potremmo anche dire cosa si meritano gli uni e cosa si meritano gli altri. I mercati, da soli non sono in grado di offrire una risposta. Tocca alla collettivit\u00e0 e molte delle risposte oggi offerte appaiono carenti, suffragando pi\u00f9 di un dubbio circa la giustizia delle odierne distribuzioni di mercato. Basti pensare all\u2019indebolimento del potere per un gran numero di lavoratori, alla precarizzazione di molti rapporti di lavoro, alla crescita del peso delle rendite e alla persistenza di nepotismo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In conclusione, appare davvero poco convincente opporre il contrasto della povert\u00e0\/dell\u2019impoverimento e la promozione della crescita, alla lotta alle disuguaglianze. Al contrario, dato il livello delle disuguaglianze esistenti, limitarle pu\u00f2 contribuire anche alla riduzione della povert\u00e0\/dell\u2019impoverimento e alla crescita e pu\u00f2, inoltre, produrre altre conseguenze positive. Le disuguaglianze in s\u00e9 pongono poi seri problemi etici, relativi alla giustizia o all\u2019ingiustizia dei processi di formazione. I segnali di ingiustizia appaiono oggi numerosi. Adottare una seria agenda di contrasto alle disuguaglianze rimane, pertanto, un\u2019esigenza centrale per il nostro paese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>*da Etica ed economia n 11\/2019<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>** Universit\u00e0 Roma Tre<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema del contrasto alle disuguaglianze continua a suscitare perplessit\u00e0 nel nostro paese. Perch\u00e9 occuparsi delle disuguaglianze quando queste sarebbero sostanzialmente stabili? I veri problemi non sono forse povert\u00e0, impoverimento e bassa crescita anzich\u00e9 ci\u00f2 che capita nella parte medio-alta e alta della distribuzione? 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