{"id":3568,"date":"2019-11-25T19:00:15","date_gmt":"2019-11-25T18:00:15","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/il-lavoro-come-chiave-della-cittadinanza\/"},"modified":"2019-11-25T19:00:15","modified_gmt":"2019-11-25T18:00:15","slug":"il-lavoro-come-chiave-della-cittadinanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-lavoro-come-chiave-della-cittadinanza\/","title":{"rendered":"Il lavoro come chiave della cittadinanza (**)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Buongiorno a tutti e grazie per questa occasione di confronto.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Oggi avevo pensato di parlarvi \u201cda sindaco\u201d, per condividere con voi le difficolt\u00e0 di un ruolo costantemente in trincea e per raccontarvi come tanti sindaci democratici siano riusciti \u2013 in una fase politica decisamente non favorevole \u2013 a vincere le ultime elezioni amministrative.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Di come queste affermazioni siano nate dalla concretezza e dalla prossimit\u00e0. Soprattutto, dalla capacit\u00e0 di tenere insieme, ciascuno nella sua citt\u00e0, crescita e inclusione sociale, innovazione e solidariet\u00e0, apertura e appartenenza. Ma mi fermo qui.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La politica si fa nella realt\u00e0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In questi giorni ho ascoltato molti interventi e visto venire avanti un\u2019idea di fondo sul futuro del Pd: un\u2019idea del tutto condivisibile dal punto di vista valoriale e delle finalit\u00e0 ultime del nostro impegno. Insufficiente per\u00f2, a parer mio, a guidare la nostra azione politica oggi e domani, nell\u2019Italia degli anni Venti. Di questo dunque vorrei parlare. Ho respirato molta idealit\u00e0 e poca realt\u00e0. E la politica, invece, si fa nella realt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si \u00e8 parlato molto di giustizia sociale, di lotta alle disuguaglianze e di redistribuzione della ricchezza. Tutti temi, ripeto, molto condivisibili. Non altrettanto della formazione della ricchezza, anzi per niente. Ha ragione Mauro Magatti quando dice che non conta solo la dimensione della torta, ma anche chi l\u2019ha fatta, quali ingredienti ha usato, come vengono divise le fette. Ma conta anche la dimensione della torta.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non c\u2019\u00e8 stato un solo intervento che abbia affrontato i temi della produttivit\u00e0, della crescita, del debito, della micidiale zavorra rappresentata dagli interessi su quel debito. Anche a me sta a cuore la giustizia sociale, insieme alla libert\u00e0. E\u2019 per questo che faccio politica. Ma un partito serio \u2013 se ci tiene \u2013 ha il dovere di chiedersi come, con quali strumenti, nell\u2019Italia degli anni Venti, quell\u2019obiettivo si possa realizzare. Io non credo ci siano molte alternative. Se vogliamo arrivare a quell\u2019obiettivo dobbiamo mettere il lavoro e l\u2019occupazione al centro dell\u2019agenda del Partito Democratico e del Paese.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il lavoro come chiave della cittadinanza<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il lavoro come valore, innanzitutto. Il lavoro come chiave della cittadinanza e come antidoto all\u2019insicurezza. Il lavoro inteso come strumento di emancipazione personale, ma anche come leva insostituibile di coesione e sviluppo collettivo. Il lavoro come fondamento dell\u2019identit\u00e0 di questo partito e del suo rapporto con la societ\u00e0. Dobbiamo tornare ad essere il partito del lavoro e dell\u2019occupazione! Di tutti i lavori: di quello dipendente e di quello autonomo, del lavoro precario e del lavoro d\u2019impresa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nella mia provincia il tessuto produttivo \u00e8 composto per oltre il 90% da piccole e piccolissime imprese. Molte di queste sono state create da operai o artigiani che un giorno hanno deciso di mettersi in proprio e con fatica, magari lavorando 15 ore al giorno, piano piano hanno costruito la loro azienda. Oggi sono imprenditori. Mi spiegate come possiamo non stare dalla parte di queste persone? Se siamo un partito di soli pensionati e dipendenti pubblici c\u2019\u00e8 decisamente qualcosa che non va\u2026 Perch\u00e9 stare dalla parte del lavoro e dell\u2019occupazione significa avere una bussola.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E battersi cos\u00ec per la dignit\u00e0 del lavoro, dipendente e precario, e per una giusta remunerazione; dare importanza alla formazione e alla competenza; comprendere che l\u2019innovazione tecnologica rappresenta un\u2019opportunit\u00e0 di emancipazione del lavoro e dei lavoratori, come dimostrano i Paesi che pi\u00f9 hanno investito in tecnologie e formazione \u2013 Germania, Giappone, Corea del Sud \u2013 che hanno bassi tassi di disoccupazione e un\u2019occupazione di alta qualit\u00e0 \u2013 altro che tecnofobia; significa riconoscere la transizione ecologica come un\u2019occasione di sviluppo, persino disporre di una chiave per l\u2019integrazione degli immigrati: attraverso il lavoro; e infine un indirizzo etico: perch\u00e9 lavoro significa anche fatica, sacrificio e senso del dovere \u2013 e ce n\u2019\u00e8 molto bisogno.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Investire sul futuro<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un libro che ho letto nelle scorse settimane \u2013 \u201cLa societ\u00e0 signorile di massa\u201d, del sociologo Luca Ricolfi \u2013 mette in evidenza un dato abbastanza sconcertante. In Italia lavora solo il 45% degli abitanti. Per farvi capire: in Svezia lavora il 69% dei cittadini \u2013 tutti compresi -, in Svizzera il 65%, in Inghilterra il 61%, il 60% negli Stati Uniti, il 59% in Germania. In Italia il 45%, dato che sarebbe ancora pi\u00f9 basso \u2013 43% \u2013 se si considerassero i soli italiani, e che un poco si alza grazie agli stranieri, che lavorano per il 60%. 45 per cento. E gli altri? Gli altri accedono al surplus \u2013 e non se la passano malissimo, secondo l\u2019autore, a giudicare dai consumi \u2013 senza lavorare. Se escludiamo i minori e i pensionati, gli altri vivono grazie alla rete familiare, alla ricchezza accumulata dai padri o dai nonni, a rendite di vario tipo, a trasferimenti di denaro pubblico, all\u2019evasione e allo sfruttamento del lavoro servile (lavoro nero e sottopagato, perlopi\u00f9 di stranieri): una nuova forma di schiavismo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 dagli anni 80 che gli italiani hanno smesso di investire nel futuro, cercando di conservare la ricchezza pi\u00f9 che produrla. E da quando questo assetto a cominciato a scricchiolare \u2013 per il 50% della popolazione, a causa della doppia crisi iniziata nel 2008, un 50% concentrato soprattutto al Sud e nelle periferie, in cui forte \u00e8 la quota di giovani e di famiglie numerose \u2013 la paura di perdere il benessere che si era acquisito \u00e8 diventato il sentimento prevalente nel nostro paese. Non stupisce che la modernit\u00e0 sia vista come una minaccia, e la narrazione ottimista come uno schiaffo: perch\u00e9 la gente sente la terra che si disfa sotto i piedi. Proteggere quel benessere che sta svanendo \u00e8 la prima preoccupazione degli italiani.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E l\u00ec trova chi le promette protezione: chi un reddito senza neanche bisogno di lavorare, chi la pensione anticipata, chi un drastico taglio delle tasse\u2026 L\u00ec trova l\u2019uomo forte che \u00e8 capace di cantarle all\u2019Europa, quello che parla chiaro e che promette muri, difese, dazi, porti chiusi. La Nazione come rifugio dal mondo. Come rifugio dalle novit\u00e0 che sottratte ad ogni nostro controllo e contro ogni nostra volont\u00e0 fioriscono e impazzano nel mondo (globalizzazione, concorrenza, asiatica, tecnologia, stranieri). Rifugio materiale e rifugio culturale. La Nazione come scudo protettivo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 un\u2019Italia spaventata che mitizza il passato e che crede alle favole dei populisti. Prima gli italiani! Potete immaginare qualcosa di pi\u00f9 consolatorio? Potete immaginare qualcosa di pi\u00f9 illusorio? Di pi\u00f9 falso? Noi abbiamo il dovere di dire la verit\u00e0. La verit\u00e0 \u00e8 che non pu\u00f2 durare. Un Paese che non cresce \u00e8 un Paese che va indietro, e il conto lo pagano i pi\u00f9 fragili. Che senza Europa saremo molto pi\u00f9 deboli. La verit\u00e0 \u00e8 che questo Paese \u00e8 fermo da 25 anni. E che quelli che lavorano sono troppo pochi per andare avanti. La verit\u00e0 \u00e8 che chi lo ha governato negli ultimi anni della prima repubblica lo ha indebitato fin sopra i capelli. Anche l\u2019austerit\u00e0 \u00e8 a suo modo un\u2019illusione. Una necessit\u00e0 ma anche un\u2019illusione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019Italia deve tornare a crescere<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Dal 1996 ad oggi l\u2019Italia ha accumulato nel complesso un avanzo primario medio del 2% all\u2019anno (\u00e8 la differenza tra entrate e uscite, al netto degli interessi sul debito), nel complesso pari al 43% del PIL e a circa 700 miliardi di euro ai valori attuali. 700 miliardi! Nessun Paese occidentale \u00e8 stato altrettanto virtuoso. La Germania non ha fatto altrettanto, eppure\u2026 Nelle dinamiche del debito pubblico apparentemente non c\u2019\u00e8 traccia di decenni di disciplina di bilancio italiano. Dal 2006 ad oggi il debito tedesco \u00e8 sceso dall\u201986% al 68% del PIL. Nello stesso periodo quello italiano \u00e8 salito dal 104% al 134%. Perch\u00e9?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Perch\u00e9 negli ultimi vent\u2019anni le dimensioni dell\u2019economia italiana sono cresciute dell\u20190,5% medio, quasi nulla, contribuendo a far salire il debito \u2013 su cui ogni anno si aggiungono decine di miliardi di interessi (quest\u2019anno 65, nel 2020 saranno 76) \u2013 e soprattutto il rapporto tra questo e il PIL. L\u2019economia tedesca \u00e8 cresciuta tre volte di pi\u00f9 e soprattutto il debito tedesco \u00e8 un quarto del nostro.\u00a0 E sarebbe stato molto peggio senza l\u2019euro e senza Draghi! L\u2019austerit\u00e0 \u00e8 dunque necessaria ma inefficace.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se l\u2019Italia non riprende a crescere \u00e8 come cercare con fatica di riempire un secchio bucato. La verit\u00e0 \u00e8 che senza crescita non abbiamo futuro. E la crescita richiede impegno, fatica, intelligenza e solidariet\u00e0: tutte cose oggi piuttosto impopolari. Dobbiamo evitare di dirle perch\u00e9 sono impopolari? Se preferite possiamo accodarci all\u2019onda retrotipista, alla nostalgia del passato, e rituffarci nel \u2018900, nella critica del capitalismo sfruttatore, e fustigarci per aver fugacemente creduto che il mercato possa determinare delle opportunit\u00e0, abiurare il jobs act e i governi Letta, Renzi e Gentiloni. In questi giorni ho sentito parecchia gente suonare questo spartito. Porta voti? Ho qualche dubbio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 la stessa strada percorsa dai socialisti francesi. Se la imboccassimo anche noi credo che Renzi avrebbe motivo di festeggiare\u2026 Soprattutto non risolve i problemi dell\u2019Italia. Non restituisce benessere a chi ha paura di perderlo, non crea nuovi posti di lavoro, non frena la denatalit\u00e0, non evita la fuga di tanti giovani, non allarga il welfare, non sostiene una vera svolta ambientale, non potenzia l\u2019istruzione. Non avvicina l\u2019obiettivo della giustizia sociale. Senza crescita non ci sono i soldi per fare cose di sinistra. Lo stiamo vedendo con la legge di bilancio: per evitare l\u2019aumento dell\u2019Iva, che sarebbe stato un disastro, e fare poco di pi\u00f9, facciamo 14 miliardi di deficit e siamo costretti ad inventarci nuove tasse.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Siamo in un loop di debito che cresce, interessi che si mangiano tutto e pochi spiccioli che restano per fare le cose. Certo, c\u2019\u00e8 il contrasto dell\u2019evasione fiscale, ma non pensiate che basti. E\u2019 da un quarto di secolo che l\u2019Italia non cresce, anzi decresce se si conta la senescenza naturale degli edifici, delle infrastrutture e delle conoscenze. Il problema \u00e8 nella produzione. La Francia ha quasi la stessa produzione manifatturiera con 800 mila addetti in meno. Un addetto in Italia crea 60 mila euro di valore all\u2019anno, in Francia 73 mila, e in Germania 77 mila. Siamo la seconda manifattura d\u2019Europa, ma rischiamo il sorpasso da parte della Francia. Per cambiare marcia servono pi\u00f9 investimenti: privati, pubblici e delle multinazionali. Bisogna convincere le aziende \u2013 i cui depositi sono cresciuti di 128 miliardi dal 2012 al 2019 \u2013 a investire nel digitale, in ricerca, in nuove soluzioni organizzative, in capitale umano \u2013 esattamente com\u2019\u00e8 stato fatto in Emilia Romagna e come abbiamo fatto anche noi con Industria 4.0, muovendo 240 miliardi di investimenti, e come oggi fatichiamo a fare. E perch\u00e9 le aziende si decidano ad investire servono una pubblica amministrazione pi\u00f9 efficiente, una forte semplificazione delle norme e della burocrazia e una giustizia pi\u00f9 rapida.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La distanza dagli alleati di governo<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Difficile non vedere come questo punto \u2013 il lavoro, e cosa serva per creare lavoro \u2013 segni una rilevante distanza dalla cultura dei nostri attuali alleati di governo. Non ero contrario ad avviare una la collaborazione, viste le alternative \u2013 ben altro \u00e8 immaginare un\u2019\u201calleanza strutturale\u201d \u2013 ma la qualit\u00e0 di un governo non si giudica dalle intenzioni, si giudica dalle opere. E le opere, su questo specifico fronte, lasciano molto a desiderare. I titoli li conoscete: Ilva, Alitalia, Whirpool, Comau, riconversione dell\u2019automotive, fallimento del reddito di cittadinanza, frenata su Industria 4.0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>C\u2019\u00e8 un problema di egemonia culturale, che stiamo subendo. L\u2019impressione che diamo \u00e8 che il governo non abbia abbastanza a cuore la crescita e la produttivit\u00e0, e a che a prevalere sia la cultura del risarcimento assistenziale, accompagnata da un ritorno di statalismo. Visto dalle regioni del Nord, questo determina una gravissima frattura con i ceti produttivi, e non solo con gli imprenditori. E\u2019 un problema molto serio. Come ha scritto Dario Di Vico: \u201cLa Lega \u00e8 gi\u00e0 forte di suo \u2013 anche qui, anche in Emilia Romagna \u2013 non ha bisogno di essere aiutata\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il modello Emilia Romagna<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E a proposito di Emilia Romagna, la piazza delle \u201csardine\u201d \u2013 l\u2019altra sera \u2013 \u00e8 stata meravigliosa. Qualcuno ha osservato che era una piazza principalmente \u201ccontro\u201d, e non si vince se ci si ferma al \u201ccontro\u201d. Quella piazza, secondo me, era invece anche \u201cper\u201d: per un modello di societ\u00e0 che si accompagna ad un modello di economia. E che le \u201csardine\u201d stipate in Piazza Maggiore vogliono tenersi stretto. Quel modello, il modello dell\u2019Emilia Romagna, \u00e8 fondato innanzitutto sul lavoro e sull\u2019occupazione, ed \u00e8 un modello che tutta l\u2019Italia vi invidia. E\u2019 il modello di una regione che in questi anni ha portato la disoccupazione dal 9 al 4.8%. E che vanta un tasso di occupazione del 71,3%, il pi\u00f9 alto del Paese. Che ha raggiunto questi risultati partendo dal Patto per il Lavoro \u2013 appunto \u2013 sottoscritto con imprese, sindacati, camere di commercio, comuni, universit\u00e0 e terzo settore. E che ha saputo attivare investimenti per oltre 20 miliardi nelle opere pubbliche e nella mobilit\u00e0, nella tutela del territorio e nella casa, nella ricerca tecnologica, nell\u2019innovazione e nell\u2019internazionalizzazione del sistema produttivo, nella formazione, nella sanit\u00e0 e nel welfare. Investimenti pubblici e investimenti privati. Che ha avuto la capacit\u00e0 di attrarre investimenti privati nelle aree interne, chiedendo impegni nella formazione in cambio degli incentivi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lavoro, occupazione, crescita. Lavoro, occupazione, crescita. Su cui si fondano l\u2019ampliamento del welfare, il contrasto della povert\u00e0 e la lotta alle disuguaglianze. La giustizia sociale che ci sta tanto a cuore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo \u00e8 il modello Emilia Romagna, che quelle \u201csardine\u201d vogliono sia difeso. E che mi piacerebbe che fosse il modello di tutto il Pd.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Crescita e inclusione. Sviluppo e solidariet\u00e0. Apertura e comunit\u00e0. \u00c8 esattamente la ricetta dei sindaci democratici. Con questa ricetta a maggio abbiamo vinto, battendo i candidati della Lega.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sono sicuro che ci riuscir\u00e0 anche Stefano Bonaccini.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>(*) Giorgio Gori<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Giornalista e produttore televisivo, fondatore della casa di produzione televisiva Magnolia ed ex direttore di Canale 5 e di Italia 1. Dal 10 giugno 2014 \u00e8 sindaco di Bergamo, a capo di una coalizione di centro-sinistra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>(**) Intervento pronunciato il 17 novembre 2019 a Bologna all\u2019evento PD \u201cTutta un\u2019altra storia\u201c<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Buongiorno a tutti e grazie per questa occasione di confronto.\u00a0 Oggi avevo pensato di parlarvi \u201cda sindaco\u201d, per condividere con voi le difficolt\u00e0 di un ruolo costantemente in trincea e per raccontarvi come tanti sindaci democratici siano riusciti \u2013 in una fase politica decisamente non favorevole \u2013 a vincere le ultime elezioni amministrative. 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