{"id":3570,"date":"2019-11-25T19:04:10","date_gmt":"2019-11-25T18:04:10","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/europa-occorre-una-politica-post-crescita\/"},"modified":"2019-11-25T19:04:10","modified_gmt":"2019-11-25T18:04:10","slug":"europa-occorre-una-politica-post-crescita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/europa-occorre-una-politica-post-crescita\/","title":{"rendered":"Europa, occorre una politica post-crescita"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Assieme a tutte le donne e a tutti gli uomini che rifiutano di essere le prossime vittime del neo-liberismo, dobbiamo non solo cambiare le nostre modalit\u00e0 di vita quotidiana, ma anche esigere e attuare delle politiche globali, macro-economiche, che siano all\u2019altezza dei disastri planetari in corso. E per far questo \u00e8 necessario liberarci dai dogmi: da tutte quelle favole inventate, a partire da John Locke, dalle \u00e9lite finanziarie occidentali: la \u201cmano invisibile\u201d del mercato, la concordanza miracolosa dell\u2019egoistico interesse personale con l\u2019interesse generale, la deificazione dei mercati finanziari, la necessit\u00e0 di aumentare il Pil per vivere in pace&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La favola della \u201ccrescita\u201d fa evidentemente parte di questo discorso. In verit\u00e0, gran parte degli economisti non <em>sa <\/em>perch\u00e9 la crescita del Pil acceleri o rallenti, o diminuisca decisamente. Perch\u00e9, ad esempio, i tassi di crescita dell\u2019economia occidentale sono rallentati a partire dagli anni Ottanta del Novecento, quando il prezzo del barile di petrolio \u00e8 tornato a scendere dal 1985 allo stesso livello che deteneva prima del primo shock petrolifero del 1973? Perch\u00e9 il rallentamento si \u00e8 accompagnato a un forte aumento del debito pubblico e privato in quasi tutti i Paesi, indipendentemente dalle politiche pubbliche messe in atto, dal colore politico dei governi, dalla qualit\u00e0 del clima sociale? Da parte degli economisti <em>mainstream<\/em>, ci si perde in congetture. Perch\u00e9, al contrario, abbiamo conosciuto durante i \u201ctrenta gloriosi\u201d [il trentennio 1945-1975, caratterizzato da una forte crescita economica nel mondo occidentale, <em>NdR<\/em>] tassi di crescita da fare impallidire d\u2019invidia gli odierni sostenitori della crescita? La maggior parte degli economisti risponder\u00e0: grazie al \u201cprogresso tecnico\u201d. Significa forse che dagli anni Ottanta siamo \u201cprogrediti\u201d meno velocemente in ambito tecnologico?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma che cos\u2019\u00e8, propriamente, il \u201cprogresso tecnico\u201d? In verit\u00e0, si tratta del nome di battesimo dato da Robert Solow (nel suo <em>A Contribution to the Theory of Economic Growth<\/em>, 1956, che le pagine seguenti richiameranno pi\u00f9 volte) a quella parte della crescita degli Stati Uniti che il suo modello macro-economico semplicista non riusciva a spie- gare. Ossia il 60% della crescita osservata. L\u2019economia neo-classica ne sa di pi\u00f9 oggi su come il \u201cprogresso tecnico\u201d alimenta la crescita? No. Ha semplicemente raffinato le sue tecniche statistiche di stima di quella frazione maggioritaria della crescita la cui causa le sfugge. E anche il dibattito in merito alla \u201cstagnazione secolare\u201d d\u00e0 da pensare. Siamo forse alla vigilia di una grande rottura tecnologica che rilancer\u00e0 l\u2019economia mondiale? Forse le statistiche non permettono di comprendere in modo pertinente lo straordinario impatto delle \u201cnuove tecnologie della comunicazione\u201d, che dovevano procurare la prosperit\u00e0 per tutti e le cui tracce nella contabilit\u00e0 della crescita si fanno attendere da dieci anni? Sembra di leggere la pagina dell\u2019oroscopo di una rivista popolare. Nel frattempo, il permafrost continua a fondersi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In altri termini, la nostra fissazione sulla crescita del Pil come alfa e omega delle nostre politiche pubbliche ha a che fare con il pensiero magico. Il nostro attaccamento alla <em>crescita <\/em>\u00e8 il sintomo della permanenza del <em>sacro <\/em>nelle nostre societ\u00e0 considerate post-moderne. Un inizio di risposta convincente alle domande precedenti non pu\u00f2 dimenticare la dipendenza delle nostre economie (e quindi della crescita) dall\u2019estrazione e dalla metabolizzazione delle risorse energetiche e della materia. I \u201ctrenta gloriosi\u201d coincidono con una crescita esponenziale dell\u2019estrazione di energia e di materia. E, nel caso della Francia, questo prelievo si opera principalmente al di fuori del Paese: da un secolo, importiamo pi\u00f9 risorse naturali di quante ne esportiamo (cfr. N. Magalh\u00e3es et alii, <em>The Physical Economy of France (1830-2015). The History of a Parasite<\/em>, 2018). Il che fa di noi dei parassiti altamente dipendenti (e dunque vulnerabili) dal resto del mondo. Inversamente, se le economie occidentali rallentano <em>tutte <\/em>da quarant\u2019anni, questo non pu\u00f2 essere affatto indipendente dall\u2019evoluzione della nostra attitudine a saccheggiare il sottosuolo. Questa capacit\u00e0 si riduce semplicemente perch\u00e9 sfiniamo il pianeta: la densit\u00e0 delle riserve disponibili a buon mercato di certi minerali (soprattutto il rame) crolla, il picco convenzionale di estrazione del petrolio \u00e8 gi\u00e0 stato raggiunto nel 2006 su scala planetaria&#8230;\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In verit\u00e0, le nostre economie funzionano come grandi processi metabolici: estraggono risorse, le metabolizzano producendo lavoro e rilasciano rifiuti. Una frazione di questo \u201clavoro\u201d \u00e8 molto utile. Il resto, per la maggior parte, \u00e8 non solamente inutile, ma socialmente nocivo: cos\u00ec \u00e8 per la finanza di mercato e i suoi battaglioni di <em>trader<\/em>, <em>sale<\/em>, <em>manager<\/em>, quadri, consulenti e altri guru. Il solo mezzo per rendere \u201csostenibile\u201d questo ciclo di energia e di materia consiste nel riciclare la maggioranza dei nostri scarti e nel sopprimere la parte inutile del \u201clavoro\u201d fornito. O meglio: nel selezionare le attivit\u00e0 di metabolizzazione alle quali teniamo veramente rispetto a quelle di cui possiamo, vogliamo o dobbiamo fare a meno in modo da <em>ridurre <\/em>il nostro prelievo di risorse minerarie non rinnovabili.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ci\u00f2 finir\u00e0 col provocare la decrescita di quel cattivo indicatore monetario che \u00e8 il Pil? Forse, ma non \u00e8 sicuro e non \u00e8 questa la domanda pertinente. Sostituire con energie rinnovabili gli idrocarburi fossili far\u00e0 meccanicamente abbassare la \u201cproduttivit\u00e0 del lavoro\u201d (che misura solo, in gran parte, la quantit\u00e0 di energia che un \u201clavoratore\u201d pu\u00f2 dissipare nella sua attivit\u00e0). Questo dovrebbe quindi far contrarre il Pil. Ma se abbiamo l\u2019intelligenza di compensare con lavoro umano il calo di produttivit\u00e0 delle energie che sostituiamo al petrolio, ci\u00f2 dovrebbe favorire considerevolmente l\u2019occupazione. E questo, inversamente, dovrebbe accrescere il Pil. <em>And so what? <\/em>Il Pil non \u00e8 un indicatore interessante di qualsiasi cosa dia senso alla nostra esistenza. Non \u00e8, o non \u00e8 pi\u00f9, correlato all\u2019occupazione fin dall\u2019inizio degli anni Novanta; al di sopra di 12.000 dollari circa di reddito annuale, esso non ci rende necessariamente pi\u00f9 felici: in cambio, allo stato attuale delle cose, costituisce ancora la migliore approssimazione disponibile della nostra attitudine a distruggere il pianeta.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Una delle favole pi\u00f9 dure a morire, forse perch\u00e9 la sua apparente tecnicit\u00e0 relativa la rende credibile agli occhi dei presunti esperti, \u00e8 la seguente: la crescita del Pil \u00e8 imperativa per pagare gli interessi sui debiti. Dato che non c\u2019\u00e8 investimento senza credito bancario, e non c\u2019\u00e8 credito bancario senza interessi positivi, cos\u00ec procede l\u2019argomento, non potremo mai fare a meno della crescita. Davvero?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se l\u2019\u201cargomento\u201d fosse vero, la conclusione che se ne dovrebbe trarre sarebbe semplice: nazionalizzare tutte le banche e costringerle a prestare a tasso zero \u2013 cosa che, d\u2019altronde, presto o tardi bisogner\u00e0 fare per le banche di mercato e le banche \u201cmiste\u201d (che cumulano attivit\u00e0 di mercato e attivit\u00e0 tradizionali di credito-deposito), tenuto conto dell\u2019incapacit\u00e0 della schiacciante maggioranza di esse a rendersi socialmente utili. Il prossimo crack finanziario non dovrebbe ormai tardare, tenuto conto dell\u2019enormit\u00e0 dei debiti privati e della pericolosit\u00e0 delle posizioni adottate dalle istituzioni finanziarie sui mercati. E poich\u00e9 l\u2019Unione bancaria europea, come ho mostrato altrove (G. Giraud &#8211; T. Kockerols, <em>Vers une Union bancaire europ\u00e9enne r\u00e9siliente sur le plan macro-\u00e9conomique<\/em>, Rapporto per il Parlamento europeo, https:\/\/bit.ly\/2xEWHa4, 2015), non protegge affatto i contribuenti europei, ci troveremo allora di nuovo all\u2019ora delle scelte: distruggere ancor pi\u00f9 le nostre economie per salvare le nostre banche? O mettere al passo la finanza di mercato per poter infine affrontare la sfida dell\u2019oggi, la salvaguardia dell\u2019umanit\u00e0?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma, in questa fase e in attesa del prossimo crack, non \u00e8 neppure necessario nazionalizzare semplicemente le banche, perch\u00e9 l\u2019argomento sopra riportato \u00e8 falso. Dal punto di vista contabile, il rimborso de- gli interessi legati al deposito dei debiti contratti (privati e pubblici) richiede l\u2019aumento non certo del Pil, ma della quantit\u00e0 di moneta in circolazione. Ora, quest\u2019ultima non cessa di aumentare in favore del credito bancario privato (le banche creano moneta tutti i giorni, lo sapevate?). Quel che ci serve \u00e8 controllare questo credito perch\u00e9 sia orientato verso gli investimenti sociali e \u201cverdi\u201d, e non verso la speculazione immobiliare o finanziaria, come accade oggi nella gran parte dei casi. Ma tutto ci\u00f2 non implica affatto far crescere il Pil.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E se il Pil ristagna o decresce mentre la massa monetaria aumenta, si creer\u00e0 inflazione? Non necessariamente. Dipende tutto dalla velocit\u00e0 di circolazione della moneta. La quale diminuisce lentamente da diversi decenni. Alla fin fine, quand\u2019anche creasse inflazione, che male ci sarebbe? Finch\u00e9 i salari tengono il passo, l\u2019inflazione \u00e8 un eccellente mezzo per ridistribuire ricchezza dai creditori (ricchi) verso i debitori (cio\u00e8 coloro che investono e coloro che sono costretti a sopravvivere al credito). Da uno pseudo-imperativo moralizzante (\u00abserve la crescita per pagare i nostri debiti\u00bb), arriviamo a un vero dibattito sociale. Vogliamo continuare ad avere una crescita del Pil senza inflazione, accompagnata da una disoccupazione di massa esorbitante, da una esplosione di ineguaglianze, da un accrescersi della miseria per la maggioranza di noi e, soprattutto, dall\u2019aggravarsi di catastrofi ecologiche rilevanti? Oppure siamo pronti ad accettare l\u2019inflazione se non taglia il potere di acquisto dei salariati e se permette di ridurre le emissioni, di creare occupazione \u201cverde\u201d e di adattarci pi\u00f9 facilmente all\u2019impatto del riscaldamento in atto?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La scelta \u00e8 presto fatta&#8230; Ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno, collettivamente, \u00e8 imparare a pensare un mondo post-crescita. E per farlo, dobbiamo liberarci dai tab\u00f9 di oggi: il mito dell\u2019inflazione, quello del deficit e del debito pubblico, che funzionano abbastanza esattamente come quello del \u201cgrande lupo cattivo\u201d nel XIX secolo, destinato a fare paura ai bambini affinch\u00e9 restino tranquilli mentre giunge la catastrofe. Vogliamo continuare a essere trattati da bambini?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><span>Per una riabilitazione del politico\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Resta il fatto che, per fare i conti con i disastri in corso, siamo obbligati a sostenerci a vicenda. La cooperazione, l\u2019aiuto reciproco, l\u2019intelligenza collettiva, la condivisione, i beni comuni sono i soli mezzi per riuscire a limitare i danni. Questo impone di gettare alle ortiche l\u2019altra parte della favola che serve da fondamento dogmatico al capitalismo a base finanziaria di oggi: l\u2019idea che la guerra di tutti contro tutti (ribattezzata: \u201cconcorrenza pi\u00f9 o meno perfetta\u201d) e la selezione darwiniana (ribattezzata: \u201cuguaglianza delle opportunit\u00e0\u201d) siano le mediazioni necessarie alla sopravvivenza. E per farlo, la nostra societ\u00e0 deve apprendere di nuovo a simbolizzare i suoi conflitti, a configurare una istanza politica capace di indicare una rotta e di mettere in opera una politica.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel 2014 mi capit\u00f2 di pranzare nei giardini dell\u2019Eliseo con il presidente Hollande, in compagnia di Nicolas Hulot, Alain Grandjean, S\u00e9gol\u00e8ne Royal, un invitato nord-americano e un alto funzionario dell\u2019Eliseo, incaricato di prendere appunti. Durante il pranzo, l\u2019interlocutore americano apostrof\u00f2 il presidente, con cortesia ma con fermezza: \u00abSignor presidente, quando metterete fine alle sovvenzioni pubbliche alle energie fossili?\u00bb. Dopo qualche battito d\u2019ali che segnal\u00f2 il passaggio di un angelo, Hollande si rivolse al suo interlocutore sorridendo: \u00ab&#8230; gradisce ancora un po\u2019 di vino?\u00bb. Quanto al consigliere dell\u2019Eliseo che quel giorno svolgeva il ruolo di segretario, perse i propri appunti e non fece mai un rendiconto dell\u2019incontro. Oggi fa parte dei quadri dirigenziali di una delle quattro grandi banche private francesi che fanno correre un rischio sistemico alla nostra societ\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Due anni prima, al termine delle discussioni promosse su richiesta del ministro Delphine Batho (a quel tempo non ancora silurata) all\u2019interno del Comitato di esperti per il dibattito nazionale sulla transizione ecologica, nelle conclusioni consegnate a Hollande furono presentate quattro grandi famiglie di scenari per la transizione energetica dell\u2019economia. Ognuno di questi \u201cracconti\u201d descriveva una traiettoria considerata \u201cpossibile\u201d, che permetteva alla societ\u00e0 francese di ridurre la sua dipendenza dal carbone barattando energie non carbonifere con gli idrocarburi fossili che essa continua ancora oggi a bruciare. Fra di essi figurava lo scenario \u201cNegawatt\u201d (che puntava alla chiusura dell\u2019ultima centrale nucleare francese verso il 2035), ma anche lo scenario radicalmente opposto \u201cNegatep\u201d (che, invece, puntava tutto sul nucleare per uscire dal carbone). Sulla scorta di questi grandi racconti si abbozzavano quattro prospettive ben distinte per gli anni Trenta del XXI secolo. La scelta fra le quattro traiettorie non era dunque solo tecnica, ma anche sociale: in quale societ\u00e0 francese volevamo vivere fra quindici anni?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00abAh, non c\u2019\u00e8 una soluzione unica?\u00bb chiese il presidente.<\/span><span><br \/> <\/span><span>\u00abS\u00ec, signor presidente, ce ne sono quattro. Bisogna scegliere&#8230;\u00bb. \u00ab\u00c8 frustrante&#8230;\u00bb.<\/span><span><br \/> <\/span><span>Credo che Hollande stesse dando voce alle fantasie di un numero significativo di alti funzionari. Ah, se tutta la politica potesse ridursi ad arbitrati \u201ctecnici\u201d, a una gestione \u201csana\u201d che sarebbe una sorta di versione un po\u2019 pi\u00f9 complicata della gestione del \u201cbuon padre di famiglia\u201d&#8230; Ridurre i propri debiti praticando l\u2019austerit\u00e0 del bilancio e continuare a premere sull\u2019acceleratore della crescita pregando che il veicolo \u201cFrancia\u201d esca dal solco in cui, bizzarramente, sembra essersi impantanato da fin troppi anni. Che angoscia quando si tratta di <em>decidere <\/em>veramente e di assumersi le proprie scelte. Non vediamo, per\u00f2, che il veicolo ha gi\u00e0 due ruote nel vuoto e che, se continuiamo ad accelerare, finiremo nel <em>burrone<\/em>?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Da parte del governo francese non sembra che si sia compresa la portata della gravit\u00e0 della situazione: si procede a tutto gas mantenendo, per di pi\u00f9, il volante girato nella direzione sbagliata. Da candidato \u00c9mmanuel Macron aveva promesso un piano di rinnovamento termico degli edifici di cui Alain Grandjean e io avevamo suggerito le linee di massima nel 2014, ma nulla ha visto la luce in questi due anni. I 30 miliardi di euro ugualmente promessi per la \u201ctransizione\u201d energetica non sono mai esistiti. Quanto all\u2019ex ministro della transizione ecologica e solidale, Nicolas Hulot, ha passato un anno a lottare, prima di dimettersi, contro le trappole tese dall\u2019Eliseo, da Matignon [sede dell\u2019ufficio del Primo ministro, <em>NdR<\/em>] e Bercy [sede del ministero dell\u2019Economia, <em>NdR<\/em>]: dal decreto che, dall\u2019estate 2017, ratificava la riduzione del livello convenzionale di magra dei fiumi al di qua del quale il pompaggio dell\u2019acqua non \u00e8 pi\u00f9 autorizzato fino alla decisione, alla fine dell\u2019agosto 2018, di allargare l\u2019elenco degli uccelli che rientrano fra le possibili prede per i nostri cacciatori e la divisione per due del prezzo del permesso di caccia. In un contesto in cui la sesta estinzione di massa del vivente \u00e8 <em>gi\u00e0 <\/em>avviata e in cui le nostre campagne si svuotano, queste provocazioni non sono pi\u00f9 accettabili.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Potrebbero sembrare meri episodi, se non fossero il sintomo di un\u2019incomprensione profonda delle sfide del tempo presente. Voler rispettare il Patto europeo di stabilit\u00e0 e di crescita \u00e8 una scelta suicida nella situazione attuale. Richiederebbe, nel caso della Francia, di far passare il debito pubblico dal 99% del Pil nel 2018 al 92% nel 2022, cio\u00e8 una riduzione delle spese pubbliche di 60 miliardi di euro all\u2019anno da qui al 2022. Una simile cura non potr\u00e0 essere somministrata senza un violento deterioramento dei servizi pubblici e la rinuncia a investimenti pubblici in favore delle energie rinnovabili e dell\u2019adeguamento al riscaldamento, che sono invece imperativi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si risponder\u00e0 forse che le spese pubbliche rappresentano gi\u00e0 la met\u00e0 del Pil francese, che siamo allo stesso livello della Corea del Nord e che \u00e8 urgente ridurre le spese per liberare l\u2019iniziativa privata! Questo racconto ripetuto <em>ad nauseam <\/em>di un Paese strangolato da una potenza pubblica ipertrofica \u00e8 una finzione: il valore aggiunto dell\u2019insieme delle amministrazioni pubbliche francesi era di 375 miliardi di euro nel 2017 per un Pil di 2.292 miliardi, cio\u00e8 il 16,4% del Pil. E questa frazione, molto scarsa, \u00e8 pressappoco costante dagli anni Ottanta del Novecento. Il presidente della Repubblica ha un bel ripetere questo mito a volont\u00e0, le cifre sono testarde: lo Stato spende poco, troppo poco per poter farsi carico delle sue mansioni di interesse generale, e ci\u00f2 spiega in gran parte la collera dei \u201cgilet gialli\u201d. L\u2019insegnamento, gli ospedali pubblici, la giustizia, la polizia, i servizi pubblici locali, le cure materne e infantili sono dei benefici per tutti coloro che, lontani dalle metropoli gentrificate, in un numero considerevole di territori di Francia e di oltremare, sono in pensione o vedono la loro qualit\u00e0 di vita degradarsi pericolosamente.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Altri risponderanno, nello spirito del funesto \u201crapporto Attali\u201d che resta la Bibbia ideologica di Emmanuel Macron, che bisogna decisamente smagrire una funzione pubblica inefficace. La mia esperienza \u00e8 del tutto diversa: di fatto, esiste un\u2019enorme inefficienza burocratica nelle banche di mercato private in cui ho lavorato un tempo. E questo costa molto caro alla nostra societ\u00e0. In cambio, le donne che, ad esempio, praticano le professioni di aiuto alla persona fanno spesso un lavoro da eroine a dispetto della precarizzazione che viene loro inflitta. Per aver anche lavorato come aiuto-infermiere nel servizio di geriatria di lungo soggiorno di un ospedale, so cosa significhi correre <em>tutte le mattine <\/em>per lavare una sessantina di persone anziane allettate. Semplicemente, quando il numero di letti \u201cda trattare\u201d passa da 60 a 80 al giorno per il motivo che bisogna \u201crazionalizzare la spesa\u201d, sono, per forza di cose, le persone anziane a soffrirne. E una societ\u00e0 che non \u00e8 capace di rispettare i suoi <em>senior <\/em>non \u00e8 affatto \u201crazionale\u201d: a maggior ragione non sar\u00e0 capace di rispettare i suoi bambini n\u00e9 alcuno di noi umani. Essa \u00e8 semplicemente sul punto di piombare nella follia collettiva.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma esistono alternative desiderabili al suicidio delle restrizioni di bilancio. \u00c8 urgente utilizzare i reali margini di manovra di bilancio di cui disponiamo oggi, soprattutto grazie alla debolezza dei tassi d\u2019interesse sul debito pubblico, per investire nelle infrastrutture verdi e nelle politiche sociali che renderanno la Francia di domani sobria nel consumo di carbone e resiliente. \u00c8 altres\u00ec urgente ridiscutere il Patto di stabilit\u00e0 e una buona parte delle regole della zona Euro: il calcolo del deficit pubblico di un Paese, ad esempio, pu\u00f2 sicuramente essere effettuato escludendo gli investimenti a lungo termine. Questa interpretazione delle regole di Maastricht \u00e8 perfettamente compatibile con i trattati europei, come ho mostrato con Alain Grandjean e alcuni altri. Che cosa aspettiamo per negoziare tale interpretazione?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019alternativa al risveglio salutare \u00e8 purtroppo prevedibile: la soddisfazione dei criteri di Maastricht, per quanto sia possibile, non porter\u00e0 a nessuna attenuazione dell\u2019intransigenza tedesca, al contrario. Avete mai provato a negoziare una cosa qualsiasi cominciando col sottomettervi alle condizioni del vostro avversario? L\u2019austerit\u00e0 non comporter\u00e0 nessuna ripresa duratura della sacrosanta crescita perch\u00e9, in tempi di pressione deflazionista, la riduzione delle spese pubbliche ha <em>sempre <\/em>aggravato il male \u2013 guardate l\u2019Europa e gli Stati Uniti fra le due guerre, il Giappone, la Grecia e l\u2019Italia di oggi. Essa provocher\u00e0 un deterioramento supplementare del clima sociale e una sofferenza tali che, proprio come durante gli anni Trenta, la maggior parte dei \u201cperdenti\u201d \u2013 il che significa tutti noi, tranne lo 0,1% dei francesi che beneficia delle esenzioni fiscali del governo \u2013 finir\u00e0 per supplicare che un regime \u201cautoritario\u201d venga a liberarlo dall\u2019incubo. La supplica si far\u00e0 al prezzo, beninteso, di un tragico malinteso sulle vere cause del problema: daremo la caccia ai migranti o a qualunque altro capro espiatorio che consenta di distrarre l\u2019opinione pubblica.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Macron, da parte sua, non ha pi\u00f9 alcuna possibilit\u00e0 di venire rieletto nel 2022. Il rigetto della politica inegualitaria e anti-ecologica di cui \u00e8 oggi l\u2019incarnazione rende molto poco verosimile, secondo me, la riedizione di ci\u00f2 che egli stesso ha qualificato come un <em>hold-up <\/em>elettorale nel 2017. Sarebbe tempo che i deputati che continuano a sostenerlo ne prendessero coscienza. Presentando se stesso come l\u2019unico baluardo contro il fascismo, pur praticando <em>al tempo stesso <\/em>una politica che soffia sulle braci dell\u2019odio, l\u2019attuale occupante dell\u2019Eliseo prepara il terreno al Rassemblement National e alle uscite di strada antidemocratiche di cui Laurent Wauquiez e alcuni altri demagoghi oseranno rendersi colpevoli da qui al 2022.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Quattro Ong (Notre Affaire \u00e0 tous, Greenpeace, Fondazione Nicolas Hulot e Oxfam) hanno depositato una denuncia contro il governo francese per il mancato rispetto dell\u2019Accordo di Parigi. La loro petizione ha raccolto 2 milioni di firme. Il governo ascolter\u00e0 questo messaggio? Ahim\u00e8, continua a far mostra di una finta attenzione, tinta di disprezzo. Sembra infatti che si stia inventando un nuovo \u201cstile\u201d politico (da parte della maggior parte dei ministri attuali, per fortuna non tutti): perdere ore, settimane, mesi facendo credere di ascoltare l\u2019interlocutore, senza modificare di uno iota la propria politica. Dopo aver passato cinque ore nella sede del movimento di aiuto alla povert\u00e0 Atd\/Quart Monde (una felice prima nella storia della Repubblica), Macron \u00e8 sembrato commosso: sembrava aver capito il vicolo cieco del suo \u201cpiano povert\u00e0\u201d. Lo ha per\u00f2 modificato? Nemmeno di una virgola. Sar\u00e0 forse perch\u00e9 nel frattempo altre priorit\u00e0 si sono rivelate pi\u00f9 importanti che salvare i 30 mila bambini per strada in Francia e i 3 milioni di loro che vivono al di sotto della soglia di povert\u00e0? Ci piacerebbe conoscerle, queste priorit\u00e0. Inoltre, la \u201cdisavventura\u201d di Atd\/Quart Monde \u00e8 solo un esempio tra centinaia di altri di quel che somiglia molto a una strategia sistematica. Si tratta forse di tattiche di seduzione condotte da governanti inesperti che confondono dongiovannismo e politica? No, non solo. L\u2019iscrizione dello stato di eccezione nel diritto comune attraverso la \u201clegge anti-terrorismo\u201d, denunciata con forza dall\u2019avvocato Fran\u00e7ois Sureau (in <em>Pour la libert\u00e9<\/em>, 2017), o la legge \u201canti- vandali\u201d, di cui il deputato Charles de Courson afferma giustamente che ci riporta a Vichy, non sono semplici coincidenze. L\u2019uscita fuori dalla via democratica \u00e8 gi\u00e0 <em>in atto<\/em>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>(<em>Traduzione di Mario Porro<\/em>)\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>(*) <strong>Ga\u00ebl Giraud<\/strong><\/span><span>\u00a0chief economista dell\u2019Agenzia francese dello Sviluppo, direttore di ricerca del Centre national de la recherche scientifique, professore all\u2019\u00c9cole nationale des Ponts Paris Tech. Nel 2013 \u00e8 stato ordinato sacerdote gesuita.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Assieme a tutte le donne e a tutti gli uomini che rifiutano di essere le prossime vittime del neo-liberismo, dobbiamo non solo cambiare le nostre modalit\u00e0 di vita quotidiana, ma anche esigere e attuare delle politiche globali, macro-economiche, che siano all\u2019altezza dei disastri planetari in corso. 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