{"id":3584,"date":"2019-12-10T15:38:15","date_gmt":"2019-12-10T14:38:15","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/il-mes-in-breve\/"},"modified":"2019-12-10T15:38:15","modified_gmt":"2019-12-10T14:38:15","slug":"il-mes-in-breve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-mes-in-breve\/","title":{"rendered":"Il MES in breve"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Prima della Riforma &#8211;\u00a0<\/em><\/strong>Da settimane si discute della riforma del <strong>Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0<\/strong> (noto anche come MES e in inglese ESM). Si tratta di quello che \u00e8 pi\u00f9 noto come Fondo Salva Stati, cio\u00e8 del fondo finanziario europeo per la stabilit\u00e0 finanziaria della zona euro, che ha lo scopo di aiutare i paesi che si trovano in difficolt\u00e0 economica. Il MES venne creato nel settembre del 2012 e port\u00f2 al superamento di altri due fondi creati in precedenza allo stesso scopo (EFSF ed EFSM) per salvare dall&#8217;insolvenza Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A questo scopo il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0 \u00e8 <strong>un\u2019organizzazione intergovernativa<\/strong> dei paesi che condividono l\u2019euro come moneta; nell\u2019unione monetaria serve per raccogliere i fondi necessari per fornire <strong>accesso immediato ai programmi di assistenza finanziaria<\/strong> per gli Stati membri della zona euro in difficolt\u00e0 finanziaria: il presupposto \u00e8 che se uno stato membro \u00e8 in difficolt\u00e0, queste possono avere conseguenze anche sugli altri. D\u2019altra parte si tratta di fondi finanziati dai singoli stati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il MES ha una dotazione di 80 miliardi di euro di capitale versato, pagati in maniera proporzionale alle dimensioni economiche dei paesi dell\u2019eurozona: la Germania \u00e8 il primo contributore con quasi il 27 per cento del capitale; il secondo contributore \u00e8 la Francia con il 20%, l\u2019Italia con circa il 18%, la Spagna con il 12% e via via gli altri. Inoltre, emettendo titoli con la garanzia degli stati che ne fanno parte, il MES pu\u00f2 raccogliere sui mercati finanziari fino a 700 miliardi di euro. Questi soldi possono essere prestati agli stati in difficolt\u00e0, per esempio anche per ricapitalizzare i loro sistemi bancari. Gli stati che hanno accesso al MES, se rispettano alcune condizioni, possono ricevere anche l\u2019aiuto illimitato da parte della BCE nella forma delle OMT, le operazioni definitive monetarie, l&#8217;acquisto diretto senza limiti da parte della BCE di titoli di stato a breve termine emessi da paesi in difficolt\u00e0 macroeconomica grave e conclamata. Per salvaguardare la liquidit\u00e0 dei titoli pubblici di un paese in crisi, la BCE li avrebbe acquistati sul mercato secondario senza alcun limite prefissato, a condizione che il paese aderisca a un programma di assistenza finanziaria. L\u2019intervento \u00e8 condizionato perch\u00e9 con quest\u2019operazione la Banca centrale elimina di fatto il rischio di credito dei debiti creati non da un\u2019autorit\u00e0 politica centrale, ma dai diversi partecipanti all\u2019euro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel Fondo Salva Stati, per ricevere l\u2019aiuto, uno stato doveva accettare un piano di riforme la cui\u00a0 applicazione era sorvegliata dalla \u201cTroika\u201d, il comitato costituito da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale. Erano previste misure anche molto impopolari, come taglio alla spesa pubblica, privatizzazioni, liberalizzazioni e interventi sul diritto del lavoro, nell\u2019ottica di quell\u2019austerity che avrebbe dovuto recuperare la sostenibilit\u00e0 dei conti pubblici. Questo \u00e8 quanto \u00e8 avvenuto per i paesi che hanno usufruito di programmi di aiuto del MES ( fino ad oggi Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong><em>La Riforma prevista<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Il Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0, in sostanza, riduce l\u2019incertezza sul mercato finanziario circa la solvibilit\u00e0 dei singoli paesi e del sistema complessivo<\/strong>, contenendo, dunque, il premio al rischio generale e di quello dei titoli specifici. Il MES \u00e8 infatti un\u2019istituzione che presta denaro a chi non riesce pi\u00f9 a ricevere prestiti e somiglia, dunque, a un prestatore di ultima istanza. Il meccanismo, attraverso risorse rese disponibili da singoli paesi (versate o su cui si d\u00e0 garanzia), \u00e8 predisposto per risolvere situazioni molto difficili. Lo si pu\u00f2 legittimamente pensare come una ciambella di salvataggio. <strong>E\u2019 necessario che ci sia. <\/strong>Se l\u2019Italia pensasse di stare fuori dal MES, non potrebbe accedere nemmeno all\u2019aiuto della BCE; verrebbe immediatamente percepita come paese pi\u00f9 a rischio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il problema del Fondo Salva Stato sta nelle politiche che vengono richieste per attivare l\u2019aiuto. Esse da un lato vengono criticate perch\u00e9 troppo dure e in alcuni casi controproducenti. Dall\u2019altro i paesi pi\u00f9 solidi, Germania e Nord Europa, temono che aver comunque accesso ad un prestatore, che mette soldi propri, porti ad un allentamento insopportabile del rigore della finanza pubblica. Al di l\u00e0 del contenuto tecnico delle previsioni, naturalmente fa molta differenza se il contesto di politica economica \u00e8 quello di una politica fiscale dell\u2019area euro pi\u00f9 espansiva con il sostegno degli investimenti, rispetto ad una situazione segnata dall\u2019austerit\u00e0 generalizzata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A giugno 2019 prima l&#8217;Eurogruppo, dove siedono i ministri dell\u2019Economia della zona euro, e poi il Consiglio europeo, dove partecipano i capi di stato e di governo e il presidente della commissione Ue, hanno varato una revisione delle regole del MES. Manca l&#8217;approvazione definitiva del testo in un\u2019ultima sessione dei capi di governo, da tenersi a dicembre, e poi la ratifica da parte dei Parlamenti nazionali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Con la riforma i paesi che vorranno accedere agli aiuti, cio\u00e8 a una linea di credito precauzionale, lo potranno fare, firmando una <strong>lettera di intenti<\/strong>, senza dettagliare le riforme da adottare solo se in regola con i parametri di Maastricht, tra cui il 60% nel rapporto debito PIL. Dei 19 paesi dell\u2019area Euro, solo dieci, sarebbero in tale condizione. Gli altri, tra cui l\u2019Italia, non avrebbero tale opportunit\u00e0. Dovrebbero predefinire le riforme che si impegnano a varare. L\u2019ex Ministro Tria ha detto che nel corso della trattativa i paesi del Nord Europa volevano che in caso di richiesta da parte di uno Stato di un intervento di sostegno venissero predefinite regole di ristrutturazione dei debiti sovrani, cio\u00e8 regole per la riduzione e la ristrutturazione del debito; questo avrebbe significato che in caso di richiesta di accesso al sostegno si sarebbe dovuto automaticamente fissare la riduzione del valore dei titoli da rimborsare e \/ o il posponimento del rimborso. E\u2019 questa la possibilit\u00e0 confusamente richiamata nel dibattito politico quando si dice \u201cmettere le mani nei conti correnti degli italiani\u201d. In realt\u00e0 i conti correnti non c\u2019entrano; si parla dei dei titoli pubblici. Il passato Governo si \u00e8 opposto a tale previsione: anche solo l\u2019esistenza di quest\u2019eventualit\u00e0 avrebbe determinato un innalzamento, anche non in situazione di crisi, del premio al rischio, cio\u00e8 avrebbe determinato un innalzamento degli interessi da pagare sui titoli pubblici italiani e dei paesi pi\u00f9 deboli. La ristrutturazione automatica del debito non \u00e8 passata, ma per i nove paesi pi\u00f9 in ritardo rispetto a Maastricht, comunque non vi \u00e8 un vantaggio rispetto alla situazione precedente. I programmi di aggiustamento potrebbero essere simili o anche a impatto pi\u00f9 forte di quelli negoziati dalla Troika.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Una seconda questione riguarda <strong>la guida della gestione delle crisi<\/strong>. In precedenza essa era in capo alla Commissione, istituzione politica fondata sul principio della rappresentativit\u00e0 di tutti i Paesi, e che quindi agisce sulla base del compromesso tra i diversi interessi nazionali; con la riforma pare avere un ruolo prevalente lo stesso MES. E\u2019 vero viene superato il ruolo del Fondo Monetario Internazionale e della BCE. Il MES, per\u00f2, \u00e8 un organismo tecnico, con potere decisionale autonomo e che risponde direttamente ai governi che lo hanno istituito; ad esso viene riconosciuta e garantita indipendenza e autonomia decisionale nel valutare la capacit\u00e0 dello stato che chiede il sostegno di ripagare il debito. La Commissione \u00e8 coinvolta, ma manterrebbe secondo molti un ruolo pi\u00f9 marginale. E\u2019 questo che ha fatto pensare ad una costruzione troppo meccanica e artificiale, che, mettendo in scacco la politica, paralizza la sovranit\u00e0 economica degli stati e dei loro governi. La decisione di prestare assistenza ad uno Stato che lo chiede richiede, secondo il modello intergovernativo, l\u2019unanimit\u00e0 degli organi del MES e, comunque, necessita in procedura d\u2019urgenza, sulla base dell\u2019 opportunit\u00e0 sollecitata dalla Commissione, una maggioranza qualificata dell\u201985%; questo d\u00e0 di fatto potere di veto ai paesi maggiori. Lo stesso organigramma attuale del MES, composto da persone tutte provenienti da paesi forti, fa pensare a una minima considerazione delle esigenze degli altri paesi. E\u2019 vero, per\u00f2, che tra poco scade il mandato del presidente del MES, Klaus Regling, economista tedesco, ex direttore degli affari economici dell\u2019Unione. Si potrebbero candidare personalit\u00e0 di alto profilo anche a livello europeo, per essere certi che nessuno abusi del meccanismo, enfatizzandone gli elementi di automatismo e ponendolo in un ruolo prevalente rispetto alla Commissione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nella riforma del MES sembra affermarsi il principio secondo cui l\u2019assistenza finanziaria venga erogata solo ai paesi i cui debiti, sulla base delle valutazioni proprie dell\u2019organismo, sono giudicati sostenibili. Se non lo sono devono essere preventivamente ristrutturati. La previsione pi\u00f9 problematica della Riforma, sottolineata dallo stesso Governatore della Banca d\u2019Italia Ignazio Visco, ma anche da vari esperti italiani ( Galli, Cottarelli) \u00e8 data dalla <strong>semplificazione delle procedure per la ristrutturazione del debito<\/strong>, in questo caso volontaria, e non obbligatoria, da parte dello Stato. Tale possibilit\u00e0 viene rafforzata con l\u2019introduzione nel\u00a0 2022 delle clausole di azione collettiva per la ristrutturazione del debito pubblico fatta con un solo voto dei creditori al posto delle procedure complesse oggi previste. Per l\u2019attuale Ministro dell\u2019Economia Gualtieri si tratta di un cambiamento noto da tempo, che non dovrebbe avere alcun impatto sul debito pubblico dei paesi dell\u2019eurozona, e che anzi impedisce comportamenti opportunistici e ricattatori da parte di fondi speculativi. Altri, come Giampaolo Galli,\u00a0 rilevano che la semplificazione nei meccanismi di definizione rende di per s\u00e8 pi\u00f9 probabile una riduzione concordata del valore del prestito fatto allo stato; dunque, i risparmiatori vorranno cautelarsi chiedendo interessi pi\u00f9 elevati ai Paesi considerati meno solidi, come l\u2019Italia. Questo aumenterebbe gli spread tra paesi forti e meno forti e farebbe salire il costo del debito pubblico, innescando un possibile circolo vizioso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La Riforma del MES prevede modifiche che rendono <strong>pi\u00f9 solido il sistema bancario europeo<\/strong>. Le banche della zona euro potranno finanziare con 55 miliardi di euro il Fondo di risoluzione unico per aiutare gli istituti di credito in difficolt\u00e0, determinando una rete di salvataggio (<em>backstop<\/em>) pari all\u20191% dei depositi garantiti; il MES pu\u00f2 intervenire a supporto nel caso in cui il Fondo di risoluzione unico dovesse finire le sue risorse. Si parla degli istituti di credito della periferia d\u2019Europa ma anche di una grande banca tedesca. Una parte delle polemiche verte proprio sul fatto che la Germania e i paesi forti avrebbero solo vantaggi dalla Riforma del MES senza nessuna contropartita. Finora l\u2019Italia ha fatto tutto da sola, con interventi dello stesso sistema bancario, valutati dall\u2019ABI in 12,5 miliardi di euro, o ricapitalizzazione pubblica; la Commissione UE a suo tempo si era opposta per interventi di salvataggio di nostri piccoli istituti con ricorso al Tribunale Europeo e, avendo questo dato ragione agli italiani, alla Corte di Giustizia. Ora la Commissione appare pi\u00f9 disponibile a questa strada e c\u2019\u00e8 chi vede una connessione alle attuali problematiche di un grande istituto tedesco. Bene la conversione. Meglio tardi che mai. La misura effettivamente consentir\u00e0 una gestione pi\u00f9 efficace delle crisi bancarie, e senza condizioni a carico dei paesi interessati. Anche per l\u2019Italia \u00e8 una misura positiva, che da tempo avevamo richiesto e che costituisce un nuovo tassello verso il completamento dell\u2019Unione bancaria.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong><em>Conclusioni<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>L\u2019Italia non pu\u00f2 uscire dal MES, non le conviene.<\/strong> Gli altri Stati possono fare l\u2019accordo senza di noi e questo ci renderebbe pi\u00f9 deboli, perch\u00e9 senza reti di salvataggio. Saremmo pi\u00f9 esposti e, anche in una situazione \u201ctranquilla\u201d, pagheremmo con una crescita dei differenziali di costo sul nostro debito pubblico e forse con l\u2019uscita dall\u2019Euro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 vero che la Riforma del MES andrebbe vista in un quadro <strong>pi\u00f9 vasto di accordo di politica economica<\/strong>. La nuova Commissione Europea deve dare forza e concretezza con risorse proprie e rilevanti alla strategia del Green New Deal, che ha posto al centro della sua azione. Anche\u00a0 la quota di finanziamenti nazionali di un piano straordinario di investimenti pubblici e privati deve avere un un trattamento diverso rispetto a oggi per il calcolo del deficit strutturale. Questo darebbe la differenza tra una gestione macroeconomica tendenzialmente recessiva e una di sviluppo aperta alle sfide del miglioramento del benessere, dell\u2019innovazione tecnologica, della sostenibilit\u00e0 sociale e ambientale. Il negoziato europeo deve essere pi\u00f9 ampio e la Riforma del MES va vista in questo ambito.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo naturalmente non esclude la possibilit\u00e0 e la necessit\u00e0 di <strong>rivedere i punti problematici della Riforma<\/strong> e gestire adeguatamente l\u2019accordo anche con le nomine giuste; avendo in mente l\u2019obiettivo, che deve essere quello di fare \u201cwhatever it takes\u201d, tutto quello che \u00e8 necessario, per il mantenimento di un\u2019Unione Europea realisticamente solidale.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Roma, 3\/12\/2019<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima della Riforma &#8211;\u00a0Da settimane si discute della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0 (noto anche come MES e in inglese ESM). 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