{"id":3610,"date":"2020-01-20T18:00:39","date_gmt":"2020-01-20T17:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/alla-ricerca-della-qualita-perduta\/"},"modified":"2020-01-20T18:00:39","modified_gmt":"2020-01-20T17:00:39","slug":"alla-ricerca-della-qualita-perduta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/alla-ricerca-della-qualita-perduta\/","title":{"rendered":"Alla ricerca della qualit\u00e0 perduta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Se ponessimo, in qualsiasi ambiente che non vuol apparire espressione del passato, la\u00a0seguente domanda retorica: &#8220;Si pu\u00f2 misurare la ricchezza di una nazione con il PIL che produce?&#8221; avremmo un grande silenzio da parte di chi vorrebbe dire <em>s\u00ec<\/em>, e una tanto grande risonanza di <em>no<\/em> che, a prescindere dalle differenze (e non solo sfaccettature) interne, riempirebbero la sala di \u201caneliti di futuro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In realt\u00e0 questa domanda retorica camufferebbe una domanda non retorica e pi\u00f9 generale: &#8220;Il mondo futuro (perlomeno di un futuro controllabile) deve organizzarsi ancora sulla cultura quantitativa o deve modificarsi introducendo i paradigmi di una cultura della qualit\u00e0?&#8221;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ed ecco la terza serie di domande, questa volta non retoriche (che non contengono cio\u00e8 l\u2019<em>ovvia<\/em> risposta): &#8220;Che cosa significa costruire una cultura della qualit\u00e0? Da dove nasce? Da una nuova domanda o da una nuova necessit\u00e0 sociale? Dalle condizioni obiettive di impoverimento della ricchezza ambientale? Dalla fatica della natura di ristabilire le regole della resilienza? \u00c8 troppo sperare che nasca da una ritrovata cultura qualitativa?&#8221;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Forse s\u00ec, ma forse no. Comunque vale la pena provarci perch\u00e9 introdurre la cultura qualitativa significa costruire e attuare nuove scuole e nuove professioni, nuovi processi produttivi e nuove scuole di formazione, nuova distribuzione sociale della ricchezza perch\u00e9 i valori qualitativi dell\u2019abitare e del godere il mondo superino il piacere di possedere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In sintesi e come ultima domanda: Fruire di condizioni ambientali sane e di servizi efficienti pu\u00f2 sostituire il piacere di possedere oggetti e abitudini che contribuiscono ad impoverire la ricchezza ambientale e quindi il nostro benessere?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La grande sperequazione salariale, l\u2019ineguale distribuzione delle ricchezze deriva da una cattiva distribuzione della torta ma anche dal fatto che questa torta con l\u2019economia quantitativa non pu\u00f2 crescere pi\u00f9 di tanto e la sua crescita \u00e8 riservata a chi la controlla nella produzione e nella gestione. Non ci sono pi\u00f9 spazi per chi opera materialmente nei processi di produzione sia delle merci sia dei servizi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Anche le arti liberali (cos\u00ec chiamate perch\u00e9 hanno permesso dal diciannovesimo secolo l\u2019ascensore sociale), ansimano e spesso hanno salari inferiori ai produttori materiali delle merci.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma la cultura quantitativa, che ha sempre identificato il termine <em>sviluppo<\/em> con quello di <em>crescita<\/em>, ha ancora tutte le chiavi dell\u2019organizzazione del consenso? \u00c8 ancora importante nella formazione della ricchezza, nella distribuzione del reddito e nell\u2019organizzazione sociale? O siamo noi che gliene lasciamo pi\u00f9 di quelle che lei realmente abbia? Siamo andati nei luoghi di lavoro e di servizio a verificare se la societ\u00e0 non sia pi\u00f9 avanti di quello che pensiamo e soffra solo di parcellizzazione, sfiducia, non riconoscibilit\u00e0?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Perch\u00e9 non usare i valori qualitativi come\u00a0i nuovi presupposti della formazione della ricchezza,\u00a0della distribuzione del reddito e dell\u2019organizzazione sociale?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il passaggio all\u2019organizzazione sociale sui valori qualitativi \u00e8 il presupposto per individuare nuovi obiettivi, nuovi processi e quindi nuovi lavori nella stessa forma del fare, nell\u2019organizzazione produttiva, nell\u2019organizzazione sociale affinch\u00e9 li accolga e li usi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Alcuni esempi sono facili da fare:<\/span><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><span>Dimensionare i piani urbanistici sulla produzione o il risparmio della CO<\/span><span><sup>2<\/sup><sub>;<\/sub><\/span><\/li>\n<li><span>Riqualificare il patrimonio edilizio esistente con attenzione prioritaria al contenimento dei consumi energetici, coinvolgendo gli abitanti nel processo produttivo, creando cos\u00ec non solo un immenso mercato del lavoro a Km. 0 ma anche una riqualificazione ambientale di un comparto ad alta intensit\u00e0 di emissioni inquinanti<\/span><\/li>\n<li><span>Riqualificare i territori agricoli o della citt\u00e0 diffusa secondo le regole dei distretti energetici o degli smart village;<\/span><\/li>\n<li><span>Riqualificare i processi manifatturieri in modo sistemico ed innovativo;<\/span><\/li>\n<li><span>\u2026<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La forma economica che meglio permette di realizzare questo passaggio \u00e8 l\u2019economia circolare. Troppo spesso in questi ultimi scorci di tempo in cui questa formula ha preso piede, l\u2019economia circolare \u00e8 stata confusa con l\u2019economia del riciclo che indubbiamente fa parte della prima, ma non la esprime interamente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Provo a darne una definizione, anche se parziale e sommaria.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>L\u2019economia circolare<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>1. <\/strong>Studiare e proporre l\u2019economia circolare significa entrare nella filosofia del mondo sistemico con le sue regole e le sue convenienze che giudicano, valutandolo, il valore dei processi insediativi e produttivi con teorie, metodi e verifiche <strong>olistiche<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sul piano delle regole sostanziali e formali significa:<\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span>considerare ogni elemento introdotto come un potenziale disturbo dell\u2019equilibrio e quindi da organizzare in modo tale che la sua gestione sia la pi\u00f9 reintegrabile possibile in cicli ecologicamente sostenibili ed economicamente integrabili;<\/span><\/li>\n<li><span>verificare se nei bilanci economici la voce <strong>costi <\/strong>(approvvigionamenti, gestione, manutenzione ordinaria e straordinaria, ecc.) pu\u00f2 essere trasferita dall\u2019abaco delle <strong>spese<\/strong> a quello degli <strong>investimenti. <\/strong>Questo significa passare dai processi manutentivi, gestionali e ristrutturativi a quelli riqualificativi, complementari\/funzionali e sistemici, secondo criteri, norme e funzionalit\u00e0 circolari. Queste a loro volta saranno dettate dalle regole della complementariet\u00e0 e della reciproca funzionalit\u00e0 tra gli elementi che compongono il sistema territoriale insediativo e la compensazione economica;<\/span><\/li>\n<li><span>trovare tutti gli elementi di complementariet\u00e0 economica che permettano la diminuzione dei costi di produzione del prodotto in s\u00e9 (come strutturato nel ciclo produttivo dell\u2019economia settoriale) attraverso la complementariet\u00e0 economica di tutti i processi presenti, derivati e derivabili nell\u2019insediamento.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><span><strong>L\u2019unitariet\u00e0 della scienza e della conoscenza come fondamento teorico e fattuale per l\u2019economia circolare\u00a0<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019economia circolare si basa sulla visione olistica della realt\u00e0 e di conseguenza sulla complementariet\u00e0 funzionale delle azioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il mondo scientifico, programmatico e progettuale per organizzare i processi economici circolari con visione olistica ha, come necessit\u00e0 scientifica, quella di conoscere in modo unitario sia il sistema territoriale presente, e su cui graveranno le azioni, sia la sua nuova configurazione prodotta dalle trasformazioni. Ha bisogno, cio\u00e8, di utilizzare l\u2019ecologia, nei principi che reggono gli ecosistemi naturali, come scienza applicata agli ecosistemi umani, sociali ed economici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Quando il rapporto tra necessit\u00e0 umane e risorse naturali era a favore di queste ultime, quando resilienza era un vocabolo socialmente sconosciuto cos\u00ec come il processo che esprimeva, quando cio\u00e8 le azioni di rigenerazione delle risorse e di assorbimento degli squilibri prodotti erano considerate naturali, quando la biosfera era in grado di assorbire e rispondere positivamente con la costruzione di altre risorse ed equilibri compatibili all\u2019utilizzazione umana delle risorse naturali, <em>quando in sintesi le risorse naturali erano abbondanti e la capacit\u00e0 di assorbimento delle modificazioni era nella natura delle cose, la scienza poteva specializzarsi in forme separate del sapere, poteva perdere quel rapporto olistico con la comprensione del mondo che prima la legava alla filosofia e alla filosofia della scienza; \u00e8 questo che le ha permesso di indagare i segmenti del sapere perdendo di vista la visione unitaria dei fenomeni.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019unitariet\u00e0 della scienza \u00e8 un dato incontrovertibile che ha avuto un <em>vulnus<\/em>: ogni disciplina, piena del suo sapere, ha interpretato come generali e giustificative le soluzioni dei fenomeni e delle azioni che nascono dalle cause che l\u2019hanno costruita; non ha mostrato alcuna attenzione per le conseguenze che queste azioni avrebbero generato sugli equilibri sistemici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A un\u2019analisi lessicale e attenta dobbiamo riconoscere che la linguistica ha sempre mantenuto il singolare per la parola <em>scienza<\/em>;\u00a0 tutte le volte (o nella maggior parte dei casi) che ha usato la forma plurale <em>\u201cle scienze\u201d<\/em>, ha sempre aggiunto un aggettivo specificativo per ben definire il grado gerarchico inferiore quando il sostantivo viene usato al plurale (..le scienze esatte ecc.).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>Con questo non voglio certamente disconoscere il valore delle specificit\u00e0 e l\u2019autonomia nella costruzione dei percorsi d\u2019indagine, voglio semplicemente dire che da troppo tempo le discipline hanno perso il loro contatto con la sintesi sistemica del percorso.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 questa mancanza di sintesi sistemica che le ha allontanate, con la loro settorialit\u00e0, da una ricollocazione unitaria del sapere e, per quello che riguarda i nostri obiettivi, dalla partecipazione funzionale <em>all\u2019economia circolare<\/em>. Questo <em>minus<\/em> strutturale, che confina negli sprechi e nelle spese ci\u00f2 che pu\u00f2 essere un valore aggiunto nei processi produttivi, nasce dalla mancanza di una visione sistemica delle trasformazioni socialmente richieste, professionalmente risolte, imprenditorialmente attuate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Marcello Cini nel testo \u201c<em>L\u2019ape e l\u2019architetto\u201d<\/em> parla esplicitamente della <strong>soggettivit\u00e0 della scienza<\/strong>: <strong>si studia ci\u00f2 che \u00e8 finanziato,<\/strong> <strong>ponendo proprio in questa origine la separazione dei saperi<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Considero questa un\u2019osservazione fondamentale per mettere a confronto sia il mondo della ricerca con quello delle imprese, sia la teoria con l\u2019attuazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per affrontare con il giusto respiro i temi dell\u2019economia circolare si pongono tre indirizzi:<\/span><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><span>reali capacit\u00e0 di produrre progetti con una matrice culturale olistica e con un controllo sistemico delle azioni di trasformazioni proposte tenendo presenti le difficolt\u00e0 disciplinari e imprenditoriali ad abbandonare visioni riduttive, settoriali e tematiche;<\/span><\/li>\n<li><span>abbandonare progressivamente la preminenza di un sistema produttivo che nulla o poco ha a che fare con il mondo del progetto sistemico e della visione olistica delle trasformazioni prodotte;\u00a0<\/span><\/li>\n<li><span>abbandonare le false melodie dell\u2019economia sommersa.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>3. Il progetto sistemico<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 nella natura del progetto sistemico che risiede la necessit\u00e0 di una scienza unitaria che deve superare le frammentazioni per ritrovare i suoi valori unitari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le resistenze a una visione olistica della conoscenza nascono dalle frammentazioni disciplinari che, finalizzate all\u2019utilit\u00e0 del risultato, scelgono, orientano e soprattutto dividono per aumentare il grado di specializzazione con l\u2019estrapolazione dell\u2019elemento dal tutto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Quando, per realizzarsi, le attivit\u00e0 umane e i processi produttivi sono stati ospitati sul territorio, le discipline che si sono occupate delle trasformazioni artificiali del territorio hanno organizzato la loro sapienza e le loro azioni sul concetto di <em>sostituzione<\/em>: della naturalit\u00e0 con l\u2019artificialit\u00e0, della biodiversit\u00e0 con l\u2019abioticit\u00e0, dell\u2019equilibrio sistemico naturale con un equilibrio semplificato in alcuni elementi e pertanto indebolito e vulnerabile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le discipline che si sono occupate delle trasformazioni artificiali non hanno preso a modello i cicli naturali e nei loro statuti non hanno lasciato spazio per i valori dei cicli a saldo zero e, figuriamoci, per quelli del riciclo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>La conseguenza di questa distrazione scientifica e imprenditoriale \u00e8 stata non solo quella di riempire il mondo di rifiuti ma di confliggere con la cultura della riqualificazione proponendo esclusivamente quella della ristrutturazione.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non \u00e8 quindi astrazione parlare di crisi della qualit\u00e0, figlia del persistere di un insieme di elementi diversi e concorrenti che possono essere letti come crisi del \u201c<em>modello di sviluppo\u201d<\/em> rimanendo imperanti il consumo di suolo, le cattive pratiche di materiali inquinanti e non studiati sul riciclo, il disinteresse per il risparmio energetico, la <em>salute<\/em> del territorio e la sua messa in sicurezza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Pur dando nel dibattito grande spazio alla riqualificazione, non si pensa di<em> impostare grandi progetti di riforma strutturale della produzione e dell\u2019economia proprio sui temi della riqualificazione degli elementi e dei sistemi, che potrebbero garantire ricerca scientifica, investimenti, lavoro, qualit\u00e0 dei territori, dei processi produttivi, dell\u2019abitare.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 chiaro come un processo di questa natura abbia come necessit\u00e0 quella di una scienza unitaria che leghi gli interventi puntuali alle conseguenze sistemiche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Nell\u2019ipotesi di un new deal basato sui processi di riqualificazione territoriale,<\/strong> devono giocare un ruolo importante le discipline che trattano il paesaggio costruito che oggi ci circonda come l\u2019espressione di una cultura che va profondamente modificata perch\u00e9 dannosa in termini economici e dequalificante per le attivit\u00e0 umane.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>\u00c8 proprio la cultura nata dalla frammentazione del sapere che deve essere ricondotta e ricomposta in una visione olistica del conoscere e del fare.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>Il mondo dell\u2019edilizia \u00e8 un esempio: permanenza e prevalenza delle imprese tradizionali, uso di tecniche e materiali spesso arcaici, quadro normativo frammentario, debole politica fiscale in merito all\u2019innovazione tecnologica. Questo ha fatto s\u00ec che le attivit\u00e0 innovative siano state lasciate ai margini dei processi, delle agevolazioni, dei finanziamenti e prive della costruzione di quel quadro normativo, finanziario e fiscale che sancisca la decisa scelta di campo.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Poich\u00e9 la stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive nelle citt\u00e0 e poich\u00e9 queste sono passate progressivamente dalla forma chiusa allo sviluppo per direttrici, persa la \u201cforma urbis\u201d, \u00e8 necessario trovare una nuova \u201cforma\u201d che abbia la sostenibilit\u00e0 ambientale ed energetica come nuova <em>firmitas, <\/em>si contrapponga all\u2019inutile spreco delle risorse e avvii il processo di riqualificazione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Dobbiamo portare a valore le comunit\u00e0 energetiche con il bilanciamento nei comparti urbani capaci di distribuire l\u2019energia autoprodotta in sincronia tra fonti usate e loro uso temporale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le istituzioni devono fare la loro parte nella coscienza istituzionale che qualsiasi processo di rinnovamento deve fare i conti con le strenue resistenze dell\u2019economia arretrata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>I valori della qualit\u00e0 devono riprendere il loro ruolo e garantire un processo che riqualifichi il costruito (dalla citt\u00e0 alla dispersione rurale): <strong>un new deal come piano d\u2019investimenti sulla riqualificazione ambientale e paesaggistica.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ci sono alcuni valori che riguardano <em>le qualit\u00e0 <\/em>dei manufatti e dei territori sui quali \u00e8 stata raggiunta una convergenza di opinione e di consenso sociale. Il termine sostenibilit\u00e0 raccoglie in alcuni ambienti un tale suffragio d\u2019impiego da farlo apparire logoro.<br \/> Non sempre per\u00f2 a questa maggiore attenzione e disponibilit\u00e0 sociale corrisponde un reale adeguamento dell\u2019organizzazione economica e istituzionale non solo dei prodotti e dei sistemi produttivi ma anche e soprattutto dei processi culturali che informano l\u2019organizzazione sociale del lavoro e dei consumi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sono sotto gli occhi di tutti le nuove accresciute fragilit\u00e0 dei territori e i disvalori del tessuto urbano su territori senza organizzazione fisica n\u00e9 coesione sociale. E\u2019 la necessit\u00e0 di ridare valore al presente e rispettare il futuro che dovrebbe obbligare ad azioni progettuali volte alla <em>riqualificazione <\/em>e poggiate sull\u2019equilibrio di economie sistemiche e inclusive.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>I manufatti e i paesaggi che si creano sono l\u2019<em>anima materiale <\/em>del tempo: trasformano gli spazi lasciando un\u2019<em>impronta umana <\/em>che, modificando assetti ed equilibri ambientali, perdura nel tempo come memoria. <\/strong>Questa memoria \u00e8 un valore fino a quando i dati quantitativi sono compatibili con la capacit\u00e0 di carico dell\u2019ambiente naturale; quando si va oltre, le opere diventano <em>ingombri <\/em>e creano i disvalori propri delle eccedenze. \u00c8 cos\u00ec che diminuisce la nostra ricchezza rendendo precario il presente e povero il futuro.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Per rispettare il diritto dei futuri dobbiamo compiere due azioni correlate: progettare il futuro e riqualificare (risanando) il presente;<\/strong> per organizzare le trasformazioni da attuare dobbiamo recuperare il concetto di <em>insostenibilit\u00e0 <\/em>saldandolo al concetto opposto di <em>sostenibilit\u00e0 <\/em>declinato non in termini di assolutismo statico, ma secondo il canone relativistico dell\u2019efficienza nella transizione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per questo pensiamo che sia fondamentale introdurre, come <strong>nuova firmitas<\/strong> delle trasformazioni territoriali, il valore dell\u2019energia (e i molteplici fattori ad esso connessi).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Senza la conoscenza e coscienza sistemica delle modificazioni prodotte continuiamo a progettare trasformazioni territoriali, a introdurre tecnologie, a tollerare contrabbandi e illegalit\u00e0 sugli smaltimenti, a inventarci le quote d\u2019inquinamento ammissibili finalizzate a riciclare tecnologie incompatibili, a ridurre l\u2019agricoltura a settore produttivo ambientalmente insostenibile, con la stessa sicumera con cui alcuni anni fa espandevamo l\u2019uso dell\u2019amianto.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo comporta pericoli precisi che possono essere superati con la valutazione dei processi, delle risorse e dei comportamenti, con la conoscenza e la coscienza delle conseguenze, con la partecipazione allargata alle scelte e ai progetti, con l\u2019inclusione sociale nello sviluppo.<br \/> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Non serve solo costruire per il futuro, bisogna apprendere a costruire nel futuro.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Non serve solo lasciare ai futuri una testimonianza del presente, serve che questa testimonianza non rappresenti ci\u00f2 che dovranno demolire o riqualificare.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>I punti di partenza per quest\u2019attivit\u00e0 insediativa e produttiva sono individuabili nel concetto di responsabilit\u00e0 relativa (si parte quindi dai doveri) e nella considerazione che <strong>il presente altro non \u00e8 che <em>il futuro del recente passato<\/em><\/strong>. \u00c8 questo che ci consentir\u00e0 di valutare e correggere i danni prodotti dalle azioni di modificazione compiute verificando secondo quali princ\u00ecpi e quali azioni i nostri diritti siano stati lesi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 l\u2019azione che impone l\u2019istituto della valutazione sistemica e della <em>durabilit\u00e9. <\/em>Dobbiamo passare dalle <em>misurazioni <\/em>dei fenomeni accaduti e delle trasformazioni proposte alla loro collocazione negli equilibri sistemici che producono: <strong>le trasformazioni vanno progettate non pi\u00f9 divise per parti ma fortemente interconnesse con la loro complessit\u00e0, progettando in modo olistico l\u2019intero sistema di appartenenza.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per il progetto sistemico e il metodo olistico d\u2019intervento non \u00e8 sufficiente dividere il territorio in aree d\u2019uso ma vanno analizzate le regole sistemiche che lo definiscono e lo governano come unit\u00e0, sia nei valori positivi dell\u2019equilibrio sia nei disvalori che ne segnano fragilit\u00e0 e disequilibri.<br \/> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le discipline progettuali propongono azioni che producono conseguenze; \u00e8 questo arco che implica il passaggio (progetto) e il controllo (gestione) da un equilibrio a un altro. \u00c8 proprio sulla forma e sulla sostanza di questo passaggio che si verificano i termini dell\u2019identit\u00e0 e dell\u2019omologazione, dell\u2019equilibrio e dello spreco, della valorizzazione e della sovrapposizione ineguale tra risorse locali, capacit\u00e0 di carico e trasformazioni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il sistema territoriale come luogo unitario e gerarchico insieme \u00e8 il riferimento per la riprogettazione del territorio stesso perch\u00e9 comprensivo dell\u2019attenzione al particolare e al generale, nell\u2019obiettivo di ricostituire l\u2019unit\u00e0 sistemica come equilibrio.<br \/> Per questo la progettazione deve riarticolarsi sui concetti di sistema, di <em>distretto <\/em>e di rete: sistema come obiettivo di equilibrio tra elementi, azioni, relazioni diverse; distretto come comunit\u00e0 locale interessata, reti come giunzione specifica di elementi che tentano di restituire anche ai luoghi degradati e compromessi la capacit\u00e0 di riqualificazione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>La progettazione sistemica non deve essere pi\u00f9 e solo un valore culturale ma deve diventare strumento normativo, strumento sociale di partecipazione e condivisione, strumento strutturante le attivit\u00e0 progettuali e di governo.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un esempio per tutti\u00a0 \u00e8 l\u2019<strong>Ecological design <\/strong>perun\u2019<strong>ecological community.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La citt\u00e0 attuale \u00e8 il luogo energivoro per antonomasia e, nella consapevolezza che la concentrazione della popolazione sia il presupposto della concentrazione della ricchezza e dei consumi, dobbiamo porci il tema della trasformazione profonda nei consumi energetici sia con azioni dirette sia indirette. La trasformazione dei cicli energetici (produzione e consumo) pu\u00f2 diventare la chiave per la trasformazione in termini sistemici della citt\u00e0 e del territorio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Basta osservare il paesaggio urbano che ci circonda: \u00e8 l\u2019espressione di una cultura del costruire, del produrre e dell\u2019abitare che va profondamente modificata, perch\u00e9 dannosa in termini economici e dequalificante per le attivit\u00e0 umane e le economie integrate basate sui sistemi di qualit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Alle continue sollecitazioni verso la sostenibilit\u00e0 ambientale dello sviluppo, esprimibile sinteticamente con la green economy, il quadro istituzionale ha risposto con indirizzi che faticano a diventare disposizioni perentorie. Le attivit\u00e0 innovative non hanno avuto a corredo la costruzione di quel quadro normativo, finanziario e fiscale capace di sancire la decisa scelta di campo. Le fragilit\u00e0 dei territori, i temi del risparmio energetico e delle risorse ambientali, come quelli del riciclo, imporrebbero politiche ben pi\u00f9 incisive.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>Perch\u00e9 non prevedere una programmazione occupazionale e d\u2019investimenti che, rifacendo bella l\u2019Italia, detti una nuova cultura progettuale e ambientale?\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Servono politiche mirate che contengano e controllino la rendita, dettino le regole ecologiche per i premi di cubatura, <em>riorganizzino il sistema fiscale<\/em> sulle costruzioni e sulla propriet\u00e0, superando le regole arcaiche che hanno determinato le forme attuali della citt\u00e0 dispersa, grande consumatrice di energia e di suolo, con tempi di mobilit\u00e0 inaccettabili e con un rapporto spesso impossibile anche con i servizi primari come la salute.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il consumo di suolo potr\u00e0 essere contenuto, e successivamente bloccato, solo intervenendo in modo massiccio nella ristrutturazione\/riqualificazione urbana ed edilizia. Si tratta di un obiettivo che va perseguito, tutti i dati quantitativi e qualitativi ci impongono non solo di riflettere ma anche di adoperarci affinch\u00e9 sia prodotta una stringente direttiva in tal senso.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>*Professore di Urbanistica, La Sapienza di Roma<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se ponessimo, in qualsiasi ambiente che non vuol apparire espressione del passato, la\u00a0seguente domanda retorica: &#8220;Si pu\u00f2 misurare la ricchezza di una nazione con il PIL che produce?&#8221; avremmo un grande silenzio da parte di chi vorrebbe dire s\u00ec, e una tanto grande risonanza di no che, a prescindere dalle differenze (e non solo sfaccettature) [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3609,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-3610","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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