{"id":3760,"date":"2020-04-21T10:09:11","date_gmt":"2020-04-21T08:09:11","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/equilibri-e-squilibri-parole-fondamentali-per-il-nostro-futuro\/"},"modified":"2020-04-21T10:09:11","modified_gmt":"2020-04-21T08:09:11","slug":"equilibri-e-squilibri-parole-fondamentali-per-il-nostro-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/equilibri-e-squilibri-parole-fondamentali-per-il-nostro-futuro\/","title":{"rendered":"Equilibri e squilibri, parole fondamentali per il nostro futuro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Non so se il perbenismo sociale vorr\u00e0 sapere quanto il corona virus e il suo ingresso nella vita dell\u2019uomo dipendano dalle modificazioni che l\u2019uomo ha operato sugli ecosistemi, sulla variazione dei loro equilibri, delle loro gerarchie interne, delle catene alimentari. Non sappiamo neanche se questo virus sia un tentativo di resilienza. Sicuramente siamo disposti ad accettare che la sua diffusione sia favorita dalla mobilit\u00e0 del sistema produttivo, finanziario, commerciale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sappiamo che molti virus sono nati dalle condizioni ambientali degli allevamenti intensivi, dai concimi e dai guani, dall\u2019agricoltura dei deserti verdi; sappiamo che l\u2019aumento della CO<\/span><span><sup>2 <\/sup><\/span><span>deriva dalla combustione delle sostanze fossili nei cicli energetici, nella mobilit\u00e0 e nei cicli urbani e residenziali, che l\u2019inquinamento del mare deriva dall\u2019aver trasformato l\u2019oceano in un\u2018immensa discarica. Quando per\u00f2 dobbiamo superare, nella conoscenza sociale diffusa, il rapporto diretto tra causa ed effetto per entrare nel rapporto complesso tra equilibri e squilibri sistemici ed ecosistemici, allora la conoscenza e l\u2019informazione sociale prendono le distanze; nascono prudenze e silenzi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sono notizie di questi giorni quelle che ci parlano di un numero notevole di virus per ora circoscritti e giacenti in nicchie ecologiche delle foreste pluviali. Se questi virus abbandoneranno le loro nicchie, lo faranno non perch\u00e9 presi da una subitanea voglia di viaggiare per conoscere il mondo ma perch\u00e9 qualcuno, distruggendo la loro nicchia o uccidendo i loro antagonisti, li libera e consegna loro un biglietto gratuito per girare il\u00a0 mondo al seguito di merci, manager, tecnici, operai specializzati che, a prescindere dal vettore, vivono il biglietto Roma-Frascati, Roma-Milano, Roma-New York\u00a0 con la stessa indifferenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Allo stato attuale delle conoscenze non sappiamo da dove e come il virus si sia insediato nel sistema umano e negli ecosistemi di sua maggior presenza e frequenza; sappiamo per\u00f2 che il suo ingresso nella vita dell\u2019uomo \u00e8 data da una variazione ecosistemica che, alterando o modificando gli equilibri in cui albergava o in cui aspettava tranquillamente una sua futura e imprecisata nascita, gli ha creato le nuove residenze di vita.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non c\u2019\u00e8 dato sapere se il virus sia nato o si sia diffuso in un suo processo migratorio indotto e non da lui voluto. Sappiamo per\u00f2 che la sua nuova comparsa nelle citt\u00e0 non pu\u00f2 che dipendere dalle variazioni (anche minime) degli elementi che compongono un determinato equilibrio in un luogo e quindi delle gerarchie ecosistemiche che l\u2019uomo ha compromesso con azioni dirette (urbanizzazione, deforestazione, variazione delle catene alimentari, uso di escrementi animali per concimazione, ecc.) e indirette (inquinamento dell\u2019aria, dell\u2019acqua e della terra).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sappiamo che se un essere nasce, \u00e8 perch\u00e9 ha un principio e se si diffonde \u00e8 perch\u00e9 ha un veicolo su cui viaggiare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Anche se sono tante le cose che non sappiamo, ne conosciamo molto bene due: la prima riguarda le modificazioni dirette e indirette che abbiamo operato sugli ecosistemi; la seconda, la nostra enorme ignoranza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se riuscissimo ad avere un minimo di modestia e fossimo capaci di abbandonare l\u2019arroganza che ci caratterizza, riconosceremmo con semplicit\u00e0 che ci siamo mossi conoscendo (e neanche troppo bene) solo quello che ci interessa per realizzare le trasformazioni che ci servono, senza nessuna coscienza e conoscenza delle derivazioni ecosistemiche che sarebbero sorte a causa delle variazioni da noi introdotte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le variazioni che operiamo le conosciamo perfettamente perch\u00e9 sono nate dalle nostre azioni; per le conseguenze \u2026 <em>apr\u00e8s moi le d\u00e9luge<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ogni modificazione degli equilibri modifica le loro gerarchie interne; fa scomparire alcuni antagonisti; fa proliferare gli esseri divenuti liberi per l\u2019assenza di quegli antagonisti. Nascono sicuramente nuove forme di vita, come i vermi dalla putrefazione. Sappiamo che la morte \u00e8 un attimo in cui l\u2019assenza di entropia prelude a nuove forme di vita magari nascoste o soggiacenti (come i fiori del deserto che nascono quando piove o piover\u00e0, non importa quando).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se un gruppo di esseri non ha pi\u00f9 antagonisti, ha libert\u00e0 di crescita e, qualora trovi un vettore idoneo, di espandersi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il loro sviluppo ed espansione, quali variazioni porta nell\u2019equilibrio ecosistemico e soprattutto quali conseguenze hanno le loro crescite e diffusioni? Come cambiano i valori gerarchici?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Apro qui una parentesi elementare: il passaggio da 500 milioni d\u2019individui a 8 miliardi, quanti alberi ha tagliato? Quanti animali ha allevato? Quali spazi ha occupato? Quali sono state le variazioni micro e macro sistemiche e quelle ecosistemiche, prodotte <em>in ogni e da ogni<\/em> individuo, in ogni luogo aggregato e da ogni luogo di nuova aggregazione?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Senza proseguire oltre con le domande e per rimanere nel concreto, sappiamo che il vuoto in natura non esiste ma non sappiamo per\u00f2, fatte salve le sostituzioni che creiamo, come si riempiranno i vuoti nelle micro e nelle macro condizioni sistemiche e in quelle ecosistemiche.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Quando sostituiamo un\u2019unit\u00e0 complessa (un\u2019unit\u00e0 ecosistemica) con un\u2019unit\u00e0 diversa e inizialmente semplice, non sappiamo con quali processi questa semplicit\u00e0 iniziale si andr\u00e0 arricchendo, con quali processi migratori di specie e diversit\u00e0, con quali processi generativi o auto-generativi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>Che fare<\/em>? <em>E pur dobbiamo operare<\/em>, visto che 8 miliardi di individui \u00a0 hanno<em> necessit\u00e0<\/em> in abbondanza e che la libert\u00e0 (dei singoli e della collettivit\u00e0) \u00e8 nella coscienza delle <em>necessit\u00e0<\/em> (dei singoli e della collettivit\u00e0).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La prima risposta \u00e8 semplice: <strong>dobbiamo studiare<\/strong>, dobbiamo aumentare il quoziente conoscitivo della cultura sistemica e del valore circolare dei processi, dobbiamo far diventare <strong>cultura di base <\/strong>(patrimonio di tutti) la cultura sistemica e il valore circolare dei processi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Che cosa significa?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Primo: che ogni azione di trasformazione ha una conseguenza sull\u2019equilibrio (positiva o negativa) che in tutti i casi va prevista, stu diata e soprattutto, utilizzata, sapendo che la sua utilizzazione pu\u00f2 essere foriera di <em>nuovi investimenti<\/em> mentre trascurarla pu\u00f2 comportare <em>spese sociali ed economiche di riparazione<\/em> superiore ai vantaggi da essa creata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per fare questo \u00e8 necessario rivedere profondamente gli statuti delle discipline otto\/novecentesche costruite sui valori puntuali degli interventi e disattenti ai valori sistemici dei processi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Secondo: va ricondotta la politica nell\u2019alveo delle scienze sociali, superando l\u2018attuale tendenza alla sua gestione manageriale. La Politica va ricondotta al suo ruolo di <em>gestore<\/em> della <em>Res Publica<\/em>, del benessere sociale e dei cittadini. Se ci fosse qualche dubbio su questo, \u00e8 sufficiente osservare i prezzi sociali e individuali che sono stati pagati nell\u2019attuale gestione del virus Covid 19 a causa dello smantellamento di gran parte della sanit\u00e0 pubblica a favore di quella convenzionata e privata; dobbiamo rivedere la filosofia e la struttura legislativa e dei finanziamenti, nonch\u00e9 l\u2019organizzazione della tassazione, che regola le azioni di trasformazioni del territorio e dell\u2019ambiente. Vanno favorite in ogni modo le trasformazioni e la gestione degli interventi progettati e realizzati nella cultura <em>sistemica <\/em>secondo i canoni dell\u2019economia circolare, mentre vanno penalizzati, fino alla dissuasione,gli interventi progettati e costruiti sul loro <em>valore puntuale<\/em>. Lo stesso discorso vale per la struttura e l\u2019organizzazione dei finanziamenti: devono essere incentivate e favorite solo le opere di trasformazione organizzate sul circuito completo delle risorse e capaci di coinvolgere soggetti e processi co-settoriali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Terzo: dobbiamo modificare e rinnovare profondamente i processi produttivi, la formazione e la distribuzione della ricchezza tra territori e tra individui, sapendo che nei processi sistemici e nell\u2019economia circolare molte delle voci che nell\u2019economia puntuale sono classificate come spese possono e devono diventare il presupposto di nuovi investimenti e di nuovi circuiti economici figli e complemento di quelli che fino a oggi sono stati interventi puntuali; comunque, devono ricollocarsi nei binomi produttivi <em>spese\/investimenti<\/em>\u00a0 e <em>risparmi\/guadagni<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Rinnovare il mondo? Tutti sappiamo che convincere le oligarchie che controllano e governano economicamente e politicamente il mondo, non sono cose risolvibili con gli strumenti della Fatina dai capelli turchini. Quelli che dobbiamo avviare sono <em>processi<\/em> e come tali hanno un avvio e un percorso che va costruito con i tempi, le possibilit\u00e0 e le capacit\u00e0 che possiamo mettere in campo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Entriamo nel merito con le scuse per la sommariet\u00e0 propria degli enunciati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le teorie sistemiche dimostrano che ogni azione non \u00e8 fine, n\u00e9 pu\u00f2 esserlo, a s\u00e9 stessa; se entriamo nell\u2019errore dell\u2019intervento <em>puntuale<\/em> creiamo alterazioni negli equilibri ecosistemici\u00a0 che non abbiamo n\u00e9 previsto, n\u00e9 studiato, n\u00e9 tanto meno compensato. \u00c8 inutile dire che questo ha comportato conseguenze sociali, ambientali ed economiche pi\u00f9 onerose dei vantaggi acquisiti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per questo ogni disciplina, trattando un solo segmento conoscitivo, sa e deve sapere che questo segmento confluisce in un sistema complesso. \u00c8 questo rapporto tra segmento e complessit\u00e0 che va conosciuto nel suo intero, sia nel dettato disciplinare sia in quello sistemico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se vogliamo un mondo misurato sulla qualit\u00e0 e non sul PIL, dobbiamo far in modo che ogni conoscenza specifica e puntuale sia trattata e <\/span><span><strong>usata<\/strong><\/span><span> con il criterio olistico della valutazione complessa, sistemica ed ecosistemica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se su questo ci fosse qualche dubbio \u00e8 sufficiente valutare quanto bisogno di riqualificazione esiste. Se dobbiamo riqualificare \u00e8 perch\u00e9 abbiamo dequalificato e quindi \u2026 Ma a prescindere dalle spese mal fatte calcoliamo quanto lavoro e quanta ricchezza oggi potrebbero (e possono) produrre progetti e processi di riqualificazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Avviando un grande piano del lavoro e degli investimenti <em>sui magnifici <\/em><\/span><span><strong><em>Ri<\/em><\/strong>,<\/span><span> non solo potremmo dare una risposta positiva all\u2019arido PIL e ai suoi altrettanto aridi estimatori, ma potremmo rispondere positivamente alle carenze oggi registrate e manifestate dal malessere sociale rispetto ai valori negativi degli indicatori che misurano la qualit\u00e0 della vita e del lavoro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Domandiamoci quanti investimenti risiedono (o potrebbero risiedere) nei processi di riqualificazione, rispetto agli indicatori delle qualit\u00e0, di ci\u00f2 che \u00e8 stato strutturato e realizzato con la cultura del valore puntuale degli interventi (due esempi tra i tanti sono le citt\u00e0 e il sistema energetico).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Al contrario (qui il pessimismo della ragione \u00e8 d\u2019obbligo e deve cedere il passo all\u2019ottimismo della volont\u00e0) mentre fino alla fine del 2019 non si poteva aprire un organo di stampa senza trovare almeno una citazione sul <em>new deal green<\/em>, oggi che pur dobbiamo pensare alla ripresa economica e all\u2019uscita dalla crisi, tutti pensano solo a riaprire i processi produttivi esistenti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Invece che considerarli dismessi (e mi scuso per la forzatura che elude i tempi dei processi) li consideriamo solamente parcheggiati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 come quando ritorniamo da una vacanza: riapriamo l\u2019appartamento conosciuto e, riscoprendolo intatto, dimentichiamo il soggiorno occasionale che abbiamo vissuto e riprendiamo le antiche abitudini.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non pu\u00f2 essere cos\u00ec.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se non utilizziamo, cosa che da Keynes in poi si \u00e8 fatto, la crisi e il post-crisi per un grande ripensamento del lavoro e degli investimenti, allora veramente non abbiamo dato degna sepoltura ai nostri morti e ci comportiamo come degli eredi scialacquoni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per ritornare alla formazione della matrice culturale, senza la quale non pu\u00f2 esserci pensiero innovativo, le discipline devono fare la loro parte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La necessit\u00e0 delle specializzazioni deve contribuire a formare un\u2019unit\u00e0 conoscitiva ancora pi\u00f9 ricca e complessa e non rimanere separata lasciando agli individui o ai gestori della <em>Res Publica<\/em> l\u2019onere di ritrovare la sintesi. I saperi separati sono utili se ricondotti all\u2019unit\u00e0 sistemica capace di garantire la formazione di un nuovo equilibrio utile e non dannoso per la comunit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La sintesi tra conoscenze separate e azioni che potrebbero comportare attivit\u00e0 diverse e divergenti, deve procedere in modo unitario in una sintesi circolare tra cultura politica e gestione, ritrovando quell\u2019unit\u00e0 decisionale e comportamentale capace di garantire la societ\u00e0 e gli individui sul valore sistemico delle azioni proposte e realizzate.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel <em>Club di Roma<\/em> fu trovata una formula chiarissima per spiegare la matrice dei progressivi dissesti che nascevano dalle azioni degli uomini: i tempi storici [di trasformazione] non coincidono pi\u00f9 con i tempi biologici [di metabolizzazione della natura]. Questo purtroppo sar\u00e0 una divaricazione che ci porteremo avanti. Per questo la forbice va progressivamente diminuita ed \u00e8 per questo che i progetti di trasformazione devono riferirsi all\u2019intero ecosistema che subisce le trasformazioni puntuali, spesso contradditorie anche tra di loro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Bisogna intervenire sugli statuti disciplinari e far s\u00ec che le discipline si uniformino sempre pi\u00f9 al valore sistemico della conoscenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Cos\u00ec come fino ad oggi per costruire un\u2019unit\u00e0 (di qualunque tipologia essa sia) dobbiamo conoscere tutti i valori prescrittivi (statici, sismologici ecc.) propri delle legislazioni urbanistiche nate dalla <em>firmitas<\/em> di Vitruvio, da domani dovremo iniziare a introdurre i valori ecologici ed ecosistemici delle conseguenze.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Progettare non pu\u00f2 essere pi\u00f9 un verbo che si riferisce alla realizzazione di un manufatto, di un complesso, di \u2026, ma deve comprendere la progettazione dell\u2019ecosistema trasformato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E non mi si venga a dire che non \u00e8 possibile farlo. La trasformazione del paesaggio agrario, pre-industrializzazione dell\u2019agricoltura, non \u00e8 stata dettata dalla scienza ma dal profitto. \u00c8 la legge del profitto che ha trasformato in deserti verdi la ricchezza biologica propria del territorio agricolo cos\u00ec come \u00e8 descritto nella <em>Storia del paesaggio agrario<\/em> di Emilio Sereni<em>.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Iniziamo dal potenziare tutte le azioni e i provvedimenti gi\u00e0 esistenti volti alla diminuzione progressiva delle fonti inquinanti e degli inquinamenti. In questo processo sono fondamentali i provvedimenti sulla tassazione e sui finanziamenti e su questo lo Stato deve fare la sua parte, fondamentale per creare le condizioni di convenienza e quindi di confluenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019azione deve proseguire con quella che pu\u00f2 essere chiamata economia sistemica: l\u2019economia deve prendere dall\u2019ecologia la sua cultura sistemica e deve organizzare i suoi progetti di sviluppo svincolandoli dai processi di crescita di settore o di unit\u00e0 aziendale. \u00c8 il particolare che deve trovare spazio e respiro nel generale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sappiamo e conosciamo bene il valore del disordine, dell\u2019entropia, della diversit\u00e0. Partendo dal valore della biodiversit\u00e0, dal concetto di equilibrio e traendo proprio dal valore dell\u2019equilibrio quello dell\u2019ordine progettuale delle trasformazioni, possiamo e dobbiamo avvicinarci al valore del progetto sistemico ed ecosistemico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per questo, anche se lo dico con molta prudenza e cosciente della schematicit\u00e0 della trattazione, \u00e8 necessario iniziare a praticare il concetto e il valore della <em>neghentropia<\/em>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per questo chiediamo la complicit\u00e0, la complessit\u00e0 e l\u2019organizzazione ai <em>magnifici <\/em><\/span><span><strong><em>Ri<\/em><\/strong><\/span><span>.\u00a0 Con questa complicit\u00e0, che ci permette di misurare una societ\u00e0 sui suoi valori qualitativi e non sul solo PIL, possiamo arrivare a progetti di sviluppo che minimizzino gli scarti, assumano come i<em>nvarianti<\/em> <em>progettuali<\/em> solo quelle che scaturiscono dall\u2019uso dei valori qualitativi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se la neghentropia ci permette di trasformare un sistema da disordinato a ordinato, non dobbiamo tuttavia incorrere in un ulteriore errore: quello di <em>ordinare<\/em> per valori uguali e non per valori e specie diversi. I processi di riordino devono essere finalizzati alla formazione di realt\u00e0 complesse e plurali espresse dalle biodiversit\u00e0 e capaci di avere il valore dell\u2019equilibrio e non della supremazia o della monarchia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Lo sforzo richiesto a chi \u00e8 preposto a gestire i processi d\u2019insediamento e trasformazione territoriale \u00e8 quindi quello di costruire delle linee guida, impiegando l\u2019approccio e adattandolo alle specificit\u00e0 dell\u2019ecosistema per costruire una catena di diversit\u00e0 compensative e funzionali all\u2019equilibrio<strong>.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un esempio per tutti \u00e8 l\u2019infrastruttura verde; fino a oggi ha riguardato, oltre alle aree naturali, al massimo il verde agricolo (quando non siano deserti verdi) che, nel migliore dei casi, \u00e8 stato inserito nei corridoi biologici e nella redazione di carte per definire la rete ecologica. \u00c8 evidente la debolezza di questo approccio. L\u2019infrastruttura verde \u00e8 quindi fondamentale per legittimare l\u2019occupazione <strong>artificiale<\/strong> (quindi non solo edilizia) del suolo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La gestione di un piano dovr\u00e0 quindi essere basata sulle funzionalit\u00e0 dell\u2019infrastruttura verde a garantire processi di resilienza e sulla sua armatura minima indispensabile a biodiversit\u00e0, idrologia, clima, funzioni igienico-estetiche.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il primo elemento per garantire processi di resilienza \u00e8 ampliare la permeabilit\u00e0 del suolo (includendo nei territori da rendere permeabili anche quelli ora semi impermeabili e\/o fortemente inquinati e inquinanti \u2013 fino alle falde acquifere &#8211; degli allevamenti intensivi e dei deserti verdi).\u00a0 Nasce da qui l\u2019incentivo ai processi di riqualificazione e ridefinizione dei volumi urbani, questo perch\u00e9 pensiamo che la prima vera riqualificazione di un territorio avvenga attraverso l\u2019innesco di processi culturali che si tramutano in attivit\u00e0 e quindi in impresa e lavoro. I processi economici legati alla riqualificazione urbana e territoriale sono enormi, capaci di innescare veri processi di sviluppo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nello schema di ragionamento che propongo, si affaccia il concetto di <em>costruire una comunit\u00e0 ecologica<\/em> (ecological community) basata sulla qualit\u00e0 e con processi legati alla circolarit\u00e0 dell\u2019economia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Partiamo per semplicit\u00e0 dalla citt\u00e0 (la stessa logica vale per gli insediamenti industriali, le grandi aree dei deserti verdi, il raggruppamento dei grandi allevamenti intensivi) che \u00e8 uno dei luoghi energivori per antonomasia.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Basta osservare il paesaggio urbano che ci circonda: \u00e8 l\u2019espressione di una cultura del costruire e dell\u2019abitare che va profondamente modificata, perch\u00e9 dannosa in termini economici e dequalificante per le attivit\u00e0 umane e le economie integrate basate sui sistemi di qualit\u00e0. Alla base si evidenzia la necessit\u00e0 di cambiamenti anche di tipo comportamentale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 necessario trovare una nuova <em>forma urbis<\/em>, anche in termini di riorganizzazione immateriale, che abbia la sostenibilit\u00e0 ambientale ed energetica come nuova <em>firmitas<\/em> avviando un grande processo di ristrutturazione e riqualificazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 questo processo che implica l\u2019organizzazione e la gestione di un piano d\u2019investimenti sulla riqualificazione ambientale e paesaggistica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per questo abbiamo posto come prioritario il piano di sviluppo (e non della sola crescita) capace di innescare una programmazione occupazionale e d\u2019investimenti che, rifacendo <em>belli<\/em> i territori contaminati da insediamenti urbani, industriali e agricoli miserevoli, detti una nuova cultura progettuale e ambientale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Serve una riorganizzazione strutturale che detti le regole ecologiche superando le regole che hanno determinato le forme attuali della citt\u00e0 dispersa, grande consumatrice di energia e di suolo, con tempi di mobilit\u00e0 inaccettabili e con un rapporto spesso impossibile anche con i servizi primari come la salute.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il consumo di suolo potr\u00e0 essere contenuto, e in seguito bloccato, solo intervenendo in modo massiccio nella ristrutturazione\/riqualificazione urbana ed edilizia, sugli allevamenti zootecnici, sui deserti verdi e sugli insediamenti produttivi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>Nel progetto sistemico il termine<\/em><strong><em> territorio<\/em><\/strong><em> si sostituisce con il termine<\/em><strong><em> ecosistema<\/em><\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo significa che il benessere \u00e8 da ricercare nel mantenimento della biodiversit\u00e0 con la cura di quei valori <em>naturali<\/em> (i <em>beni <\/em>comuni) di cui l\u2019uomo ha necessit\u00e0 per il suo benessere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Questo significa che il progetto di trasformazione territoriale va dimensionato su tutti i valori fisici ed economici, biotici e abiotici, strutturali e ambientali capaci di garantire il benessere umano; quando la qualit\u00e0 ambientale \u00e8 stata compromessa, devono essere proposte opere necessarie a invertire processi di degrado e necessarie per avviare processi di resilienza.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>*Professore di Urbanistica, Univ. La Sapienza, Roma<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non so se il perbenismo sociale vorr\u00e0 sapere quanto il corona virus e il suo ingresso nella vita dell\u2019uomo dipendano dalle modificazioni che l\u2019uomo ha operato sugli ecosistemi, sulla variazione dei loro equilibri, delle loro gerarchie interne, delle catene alimentari. Non sappiamo neanche se questo virus sia un tentativo di resilienza. 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