{"id":3780,"date":"2020-05-05T12:14:34","date_gmt":"2020-05-05T10:14:34","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/europa-economia-e-coronavirus\/"},"modified":"2020-05-05T12:14:34","modified_gmt":"2020-05-05T10:14:34","slug":"europa-economia-e-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/europa-economia-e-coronavirus\/","title":{"rendered":"Europa, Economia e Coronavirus"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">LO SCENARIO EUROPEO E INTERNAZIONALE.<br \/>Si \u00e8 detto in un precedente intervento per Nuovi Lavori che l\u2019economia italiana si trova in una situazione di blocco cardiaco. Lo stesso si pu\u00f2 dire anche per gli altri paesi, nostri partner pi\u00f9 o meno vicini. Lo hanno confermato le stime dell\u2019andamento del PIL nel primo trimestre del 2020, che ovunque sono le peggiori del dopoguerra; nonostante che, in fondo, a parte la Cina, la crisi da Coronavirus \u00e8 esplosa solo alla fine del trimestre, nel mese di marzo. L\u2019impatto della pandemia sull\u2019attivit\u00e0 economica, anche da noi, si \u00e8 scaricata marginalmente nel primo trimestre; ma abbastanza per fare ruzzolare tutti con perdite record. Il Pil dell&#8217;Eurozona nei primi tre mesi dell\u2019anno \u00e8 sceso del 3,8% rispetto all\u2019autunno 2019; negli Stati Uniti la caduta \u00e8 stata del 4,8%. Francia, Spagna e Italia hanno avuto contrazioni record del PIL, con, rispettivamente, perdite del 5,8 , 5,2 e 4,7%. Anche il governo tedesco si aspetta una caduta record dell\u2019economia nel corso del 2020 e gi\u00e0 i primi mesi hanno segnato profondamente occupazione e vendite al dettaglio. C\u2019\u00e8 il rischio che tutta l\u2019economia europea, non solo l\u2019Italia e i paesi deboli, si avviti in una spirale deflazionistica.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Quello che \u00e8 stato registrato finora \u00e8 solo l\u2019inizio. Ben pi\u00f9 forte sar\u00e0 l\u2019impatto sul secondo trimestre; secondo la Banca centrale europea, l\u2019area Euro potrebbe registrare nella primavera un prodotto interno lordo in calo del 15%.\u00a0 Al Vertice UE di marzo la BCE ha stimato che una pandemia che duri fino all\u2019autunno porterebbe ad una recessione della zona euro nella media dell\u2019anno del 10%; in quello di fine aprile la Lagarde ha parlato di un calo dell&#8217;economia nella zona euro tra il 5 ed 15% nel 2020, secondo diversi scenari sanitari; cifre che appaiono perfino ottimiste rispetto al dilagare dell\u2019epidemia. Tutti i paesi europei si trovano davanti ad una doppia necessit\u00e0; da un lato tutelare al meglio la salute pubblica; d\u2019altro canto bisogna rendere possibile la politica di contenimento del virus attraverso il distanziamento sociale, e dunque consentirlo dal punto di vista economico e sociale.\u00a0 Come ha suggerito Mario Draghi, il corretto ruolo dello Stato \u00e8 utilizzare il proprio bilancio per proteggere cittadini ed economia contro gli shock, di cui il settore privato non \u00e8 responsabile e che non pu\u00f2 assorbire. Cos\u00ec come \u00e8 avvenuto in guerra, oggi si tratta di combattere contro il coronavirus e le sue conseguenze in termini umani ed economici. Questo richiede un intervento in ciascun paese e, quindi, nell\u2019insieme dell\u2019Unione. Ci sar\u00e0 certo un aumento del debito pubblico; da una parte perch\u00e9 cresce il deficit a causa dell\u2019aumento delle spese e della riduzione delle entrate; dall\u2019altro perch\u00e9 la stabilizzazione pubblica richieder\u00e0 di farsi carico di porzioni di debito privato e della garanzia dell\u2019azione delle banche, per evitare fallimenti sistemici e il collasso della struttura produttiva.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 stato cos\u00ec che, con l\u2019esplodere della crisi sanitaria, la Commissione europea ha proposto di far scattare la clausola di emergenza prevista dal Patto di Stabilit\u00e0, permettendo temporaneamente agli Stati membri di aumentare il deficit pubblico, senza il condizionamento delle regole europee. Si \u00e8 aggiunto, per\u00f2, che l\u2019applicazione della clausola non deve mettere a repentaglio la sostenibilit\u00e0 del bilancio e la deviazione dagli obiettivi di bilancio deve essere temporanea. Il Patto di Stabilit\u00e0 resta in vigore e questo anche per rassicurare il mercato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>LA BCE RAFFORZA L&#8217;ACQUISTO DI TITOLI PUBBLICI.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><span>A livello europeo vi \u00e8 stato l\u2019intervento massiccio della Banca Centrale Europea, che ha smentito nei fatti quanto aveva dichiarato la stessa Presidente Lagarde il 12 marzo 2020 e che aveva determinato il panico sui mercati. La neo Presidente della BCE, in palese deviazione rispetto al periodo Draghi, aveva detto che non era compito della banca centrale comprimere i differenziali di tassi di interesse.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-3778\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/images_Schermata-2020-05-05-alle-12.12.05.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"744\" height=\"308\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/images_Schermata-2020-05-05-alle-12.12.05.png 1012w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/images_Schermata-2020-05-05-alle-12.12.05-300x124.png 300w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/images_Schermata-2020-05-05-alle-12.12.05-768x318.png 768w\" sizes=\"(max-width: 744px) 100vw, 744px\" \/>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Quello della Lagarde \u00e8 stato un clamoroso infortunio, forse per un ambiguo ammiccamento, da un lato verso coloro che in Germania e nei paesi del Nord non sopportano una politica monetaria troppo interventista, che porta a tassi di interesse negativi; dall\u2019altro per una strizzatina d\u2019occhio a coloro che, a ragione, ritengono che la politica monetaria da sola non ce la fa a rilanciare lo sviluppo in Europa.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il crollo delle Borse di tutta Europa, anche dei paesi forti, in un gioved\u00ec nerissimo di marzo ha fatto giustizia dell\u2019ambiguit\u00e0 e ha costretto la BCE a riprendere, e ancora con pi\u00f9 lena, il cammino del <em>quantitative easing<\/em>. E\u2019 stato, quindi, confermato l\u2019impegno senza limiti a difesa dell\u2019euro. E\u2019 stato previsto un programma di acquisti straordinario collegato all\u2019emergenza coronavirus di 750 miliardi di euro nei prossimi nove mesi, per di pi\u00f9 eliminando i limiti di intervento del 33% per ogni singolo Stato emittente e su singole emissioni, allargando il raggio di azione da titoli a brevissimo termine a quelli trentennali<em>.\u00a0 In pratica si calcola che la Banca Centrale europea si sia impegnata a comprare quest\u2019anno 220 miliardi di titoli italiani, una cifra enorme, pari al 12% del PIL<\/em>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nello stesso tempo la BCE ha deciso di consentire alle banche di operare temporaneamente al di sotto del livello di capitale previsto. In una situazione di grande turbolenza finanziaria con coefficienti rigidi, la difficolt\u00e0 dei debitori delle banche di rientrare nei loro impegni costringe gli istituti creditizi a ricapitalizzarsi: missione impossibile nelle condizioni date e che, dunque, in alternativa le porta a restringere il credito. Ma questo destabilizza a sua volta il sistema. L&#8217;alleggerimento di capitale deciso dalla vigilanza bancaria europea dovrebbe permettere agli istituti di credito di assorbire le perdite e di aiutare i propri clienti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le decisioni di politica monetaria e creditizia sono servite.\u00a0 Lo <em>spread<\/em> tra i titoli decennali italiani e tedeschi, che tra emergenza sanitaria e dichiarazioni della Lagarde aveva superato il 18 marzo 320 punti, \u00e8 tornato sotto i 200 punti. Successivamente, con le incertezze della trattativa a Bruxelles sulle misure di contrasto alla pandemia e anche per la percezione di un ritorno alla prudenza da parte della stessa Lagarde, lo spread si \u00e8 allargato di nuovo ed \u00e8 al momento intorno a 240 punti, anche se ancora un centinaio di punti sopra i livelli precedenti all\u2019esplosione del virus in Italia. Il rendimento dei BOT a 12 mesi, che al momento dell\u2019intervento massiccio della BCE, si era azzerato, ora \u00e8 allo 0,5%; il tasso decennale italiano, che il 18 marzo era schizzato al 3% \u00e8 tornato prima poco sopra l\u20191% e adesso si colloca all\u20191,8%. E\u2019 molto importante, che i tassi di interesse sul nostro debito pubblico restino contenuti, perch\u00e9 questo riduce l\u2019onere sul bilancio pubblico e rendono sostenibile un debito in ulteriore crescita. Questo \u00e8 possibile solo se i mercati si convincono che l\u2019Italia e gli altri paesi pi\u00f9 deboli abbiano uno scudo nella BCE.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Vi \u00e8 una differenza tra la recessione del 2012, in cui intervenne Draghi, e quella pandemica, dove si trova ad operare la Lagarde: la prima colpiva essenzialmente alcuni Paesi dell&#8217;Unione, la seconda agisce su tutti. E\u2019 per questo che l\u2019intervento oggi ha messo in secondo piano la condizionalit\u00e0, ovvero la richiesta che l\u2019intervento sia subordinato all\u2019accettazione di un determinato <em>modus operandi<\/em>. Fino anche alla decisione della stessa Banca Centrale Europea della possibilit\u00e0 di comprare titoli gravati da un giudizio negativo da parte delle societ\u00e0 di rating. Vi sono sempre falchi e colombe a Francoforte, ma l\u2019equilibrio \u00e8 in evoluzione, al modificarsi delle cose. Oggi, infatti, nella consapevolezza che la recessione pu\u00f2 trasformarsi in una depressione strutturale, tutti, anche i falchi dentro la BCE abbozzano (copyright Donato Masciandaro) per quello che appare una novit\u00e0 rispetto alle politiche precedenti. Ma il rischio \u00e8 che questo atteggiamento sia troppo a tempo, nell\u2019assoluta emergenza attuale, e possa cambiare una volta che appaia superata la crisi sanitaria. Inoltre resta vero che la politica monetaria non pu\u00f2 tutto se non \u00e8 coordinata a livello europeo con la politica fiscale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>Gli interventi degli Stati<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le politiche monetarie di tutti i paesi, dagli Stati Uniti alla Cina, sono state rese ancora pi\u00f9 espansive in termini di disponibilit\u00e0 e costo del credito. Un obiettivo che tutti i paesi si sono posti \u00e8 stato quello di arginare la catena della perdita di liquidit\u00e0 per i mancati ricavi delle imprese; questa, risalendo la catena dei fornitori, si allarga e diventa crisi di insolvenza e, quindi, pu\u00f2 portare a chiusure e fallimenti con forti conseguenze strutturali.\u00a0 Inoltre l\u2019insolvibilit\u00e0 delle imprese rischia di pesare sui bilanci delle banche con un possibile effetto di contagio bancario. Vi \u00e8 poi il reciproco condizionamento tra debito bancario e debito sovrano; eventuali salvataggi di istituti creditizi appesantiscono il debito pubblico; il peggioramento di questo riduce il valore dei titoli in possesso delle banche e, dunque, ne indeboliscono il patrimonio netto. Per spezzare questa catena in effetti i diversi paesi sono intervenuti per creare cuscinetti di liquidit\u00e0; si calcola che la Francia abbia reso disponibile 300 mld e la Germania 650 mld di \u20ac; gli Stati Uniti 850 mld di $. Nello stesso senso gli accordi tra governi, sistema delle imprese, organizzazioni sindacali e mondo bancario per rendere pi\u00f9 fluido il sistema dei pagamenti, compresi gli ammortizzatori sociali, ed evitare il dilagare della crisi di liquidit\u00e0. Occorre dare alle attivit\u00e0 economiche quei respiratori che aiutino a superare la polmonite e a mantenere il tessuto vivo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma le politiche monetarie e le garanzie alle imprese, anche se importantissime, da solo non bastano. Sono stati molto rilevanti, perci\u00f2, gli interventi di politica di bilancio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In <\/span><span>Germania<\/span><span> lo scorso 23 marzo il governo ha approvato un aumento del deficit del 4,7 per cento del Pil rispetto a quanto previsto in precedenza. Oltre alle minori entrate legate al rallentamento dell\u2019economia, vi \u00e8 un pacchetto di nuove spese per far fronte all\u2019emergenza di 123 miliardi, cio\u00e8 il 3,6 per cento del Pil, destinate principalmente ad un accesso pi\u00f9 facile agli assegni familiari e ai sostegni al reddito (circa 60 miliardi), aiuti una tantum a piccole imprese e lavoratori autonomi (50 miliardi) e alcune spese aggiuntive per la sanit\u00e0 (7 miliardi). Altri 200 miliardi di debito pubblico potranno essere aggiunti durante l\u2019anno per interventi temporanei nel capitale di aziende in difficolt\u00e0 (fino a un massimo di 100 miliardi) o acquisti di obbligazioni della banca pubblica tedesca KfW, destinati a finanziamenti alle imprese. La Germania si \u00e8 impegnata ad offrire un ammontare \u201cillimitato\u201d di garanzie pubbliche sui prestiti alle imprese. Finora si \u00e8 parlato di 1.200 miliardi di garanzie sui prestiti tra grandi, piccole e medie imprese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In <\/span><span>Francia <\/span><span>il pacchetto prevede 45 miliardi di euro, l\u20191,9 per cento del Pil sotto la forma di sospensione di imposte e contributi, ammortizzatori sociali, fondi di supporto a piccole imprese e altre misure; anche qui sono previste garanzie pubbliche sui prestiti bancari alle imprese per 300 miliardi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Negli <\/span><span>Stati Uniti<\/span><span> repubblicani e democratici hanno definito un accordo bipartisan per uno stimolo economico di circa 2.000 miliardi di dollari (il 9 per cento del Pil) per attenuare gli effetti depressivi del coronavirus sull\u2019economia. Le misure dovrebbero includere assegni diretti a adulti e minori, prestiti e garanzie sui prestiti di circa 500 miliardi diretti ad industria, Stati federali e citt\u00e0 e 367 miliardi di aiuti alle piccole e medie imprese per attenuare i problemi di mancanza di liquidit\u00e0. Sembrerebbero essere presenti anche nuovi sussidi di disoccupazione e fondi per la sanit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-3779\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/images_Schermata-2020-05-05-alle-12.11.55.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"670\" height=\"301\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/images_Schermata-2020-05-05-alle-12.11.55.png 987w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/images_Schermata-2020-05-05-alle-12.11.55-300x135.png 300w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/images_Schermata-2020-05-05-alle-12.11.55-768x345.png 768w\" sizes=\"(max-width: 670px) 100vw, 670px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Figura 2 Si veda Fabio Angei, Edoardo Frattola e Pietro Mistura (2020), Quanto spendono gli altri paesi per l\u2019emergenza coronavirus?, Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, https:\/\/osservatoriocpi.unicatt.it, 23 marzo<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le misure sopra viste indicano interventi molto rilevanti nel loro impatto finanziario e con un armamentario complessivamente non troppo differenziato. Come gi\u00e0 si era visto con la crisi del 2008, i paesi con maggiori problemi di finanza pubblica sono quelli che possono mettere in campo una potenza di fuoco decisamente ridotta; vale per l\u2019Italia, per la Spagna, ma anche per la Francia. Questo significa dover subire un impatto recessivo pi\u00f9 forte che determina esso stesso un grande shock di finanza pubblica e un possibile cane che si morde la coda.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La crisi del Coronavirus, inoltre, segna dappertutto il ritorno alla grande dell\u2019intervento pubblico oltre che nell\u2019economia, nella stessa vita delle imprese; in via indiretta con un ruolo di garante dei prestiti, ma anche in via diretta con prestiti e capitalizzazione. A livello europeo significa la sospensione del divieto degli aiuti di stato: si \u00e8 deciso che gli \u201ceventi eccezionali\u201d legittimano gli interventi diretti che gli Stati stanno per varare con l&#8217;obiettivo di sostenere i settori produttivi maggiormente colpiti dall&#8217;emergenza coronavirus.\u00a0 Si parla, ad esempio, del salvataggio della Lufthansa da parte dello stato tedesco. Ma anche su questo lato si crea un\u2019asimmetria tra i paesi. Quelli pi\u00f9 forti avranno maggiore potenza di fuoco e questo incider\u00e0 inevitabilmente sulla capacit\u00e0 di muoversi a livello internazionale; le ristrutturazioni dei settori ne saranno segnate, con alcuni paesi che avranno pi\u00f9 mezzi e <em>chance<\/em> rispetto ad altri, che sarebbero esposti a scalate ostili. La stessa Ursula von der Leyen ha notato che da quando sono state sospese le regole che limitano gli aiuti di Stato alle imprese, met\u00e0 degli interventi autorizzati riguardano un solo Paese, la Germania. Il rischio \u00e8 che prevalgono i forti e le fratture dentro l\u2019Unione si allarghino, economicamente e, soprattutto, politicamente.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Alla ricerca di una strategia europea: le ipotesi in campo<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Accanita \u00e8 stata dentro l\u2019Unione e nei singoli paesi membri la discussione su quali strumenti adottare per fare fronte alla pandemia. Le posizioni sono state molto divaricate fino alla fine: c\u2019erano le posizioni tradizionali dei diversi paesi, sulla base dei differenti interessi. Ma soprattutto ha pesato e pesa il condizionamento sovranista che nei paesi del Nord Europa tira per nessuna concessione ai paesi con finanza pubblica pi\u00f9 debole, visti come perennemente affetti da pigrizia e cattiva volont\u00e0 di mettere a posto le cose in casa; negli altri paesi il sovranismo pretende un\u2019immediata liberazione dai condizionamenti delle regole comuni, viste unicamente come prevaricazione degli interessi nazionali tedeschi verso gli altri.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Gli Eurobond<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La sospensione del Patto di Stabilit\u00e0 e il rinnovo del <em>Quantitative Easing<\/em> della BCE non bastano a sostenere adeguatamente l\u2019economia europea, nel suo insieme e nei suoi elementi pi\u00f9 deboli. Prima del Vertice del 26 marzo dell\u2019UE nove paesi \u2013 Francia, Italia, Spagna, Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Grecia, Portogallo e Slovenia &#8211; avevano chiesto in una lettera al Presidente del Consiglio Europeo l\u2019emissione, da parte di un\u2019istituzione europea, di uno strumento di debito comune per fare fronte al coronavirus. Si parlava di Coronabond, titoli di debito europei per finanziare la risposta all\u2019emergenza. Si era detto che questa proposta non mirava alla mutualizzazione dei debiti pubblici, ovvero a caricare sugli altri paesi gli impegni finanziari pregressi; ma piuttosto alla creazione di debito aggiuntivo legato alla crisi sanitaria. Si era specificato che questa proposta mirava piuttosto all\u2019emissione congiunta di Eurobond garantiti da tutti i paesi che fanno parte dell&#8217;eurozona, avendo come obiettivo quello di combattere il virus e stabilizzare l\u2019economia. Sarebbe questo il modo di esprimere una solidariet\u00e0 europea, che porterebbe ad avere sul mercato la percezione di rischi minori per i singoli paesi, in particolare quelli con un debito alto, e, dunque, ad ottenere tassi di interessi complessivamente pi\u00f9 bassi. L\u2019impegno dei singoli paesi non basta, dato che quelli deboli non hanno spazio sufficiente. Finanziare con titoli europei, meno attaccabili dalla speculazione, rende possibile agire finalmente e in modo spedito su progetti comuni di sviluppo sostenibile mirati anche al medio \u2013 lungo periodo. Come aveva detto il Presidente Mattarella a commento della riunione \u201cLa solidariet\u00e0 non \u00e8 soltanto richiesta dai valori dell\u2019Unione, ma \u00e8 anche nel comune interesse\u2026 Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi fuori dalla realt\u00e0 delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente\u201d. Macron aveva parlato o di una capacit\u00e0 di indebitamento comune, comunque esso si chiami, oppure di un aumento di bilancio dell\u2019Unione europea.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Successivamente al vertice, su questa posizione dei nove paesi vi era stata la convergenza di altri cinque paesi membri: i paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), Cipro e la Slovacchia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Decisamente contrari sono restati l\u2019Olanda, l\u2019Austria e la Finlandia, che temono la mutualizzazione dei debiti e la scarsa affidabilit\u00e0 dei paesi mediterranei. La Germania non voleva gli Eurobond, ma si dichiarava meno contraria ad un intervento di emissione di nuovi titoli, non tanto attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0, il MES, ma da parte della BEI e della Banca Europea degli investimenti. Il comunicato finale del Vertice del 26 marzo, alla fine, aveva richiamato la possibilit\u00e0 per la BEI di attivare garanzie bancarie e investimenti nelle aziende europee.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nell\u2019impossibilit\u00e0 di assumere una decisione all\u2019unanimit\u00e0, i leader del Consiglio Europeo, sulla base di quanto suggerito dall\u2019Italia, avevano dato mandato ai presidenti delle principali istituzioni comunitarie (Consiglio, Commissione, Parlamento, Banca Centrale, Eurogruppo) di avanzare proposte entro il 7 aprile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il MES<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Gli Eurobond, come strumento completamente nuovo, oltre ad avere un problema di convergenza politica, avrebbero un percorso difficile e forse non breve dal punto di vista dell\u2019operativit\u00e0. Molti hanno sottolineato che i tempi potevano essere incompatibili con la virulenza della pandemia. Un possibile strumento che, opportunamente adattato, sarebbe potuto servire per creare il debito pubblico europeo come i Coronabond, sarebbe stato il MES.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il Meccanismo europeo di Stabilit\u00e0 ha da subito liquidit\u00e0 per circa 500 miliardi di euro. Sono due gli strumenti a disposizione: la linea di credito basata su un programma economico e prestiti precauzionali legati ad alcune condizioni. La prima modalit\u00e0 d\u00e0 luogo di fatto ad una riduzione pi\u00f9 o meno ampia di sovranit\u00e0 a medio e lungo termine. \u00a0 Il secondo prestito \u00e8 meno vincolante, ma dipende dalle condizioni che vengono poste. Il MES pu\u00f2 prestare denaro ai paesi membri ma solo a certe condizioni; questo \u00e8 un argomento molto enfatizzato da chi \u00e8 contrario al MES e che vi vede una sorta di trappola; in realt\u00e0 si \u00e8 subito chiarito che questo vincolo pu\u00f2 essere superato stabilendo che le condizioni siano quelle determinate dall\u2019emergenza sanitaria piuttosto che da vincoli macroeconomici.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si \u00e8 sparsa a piene mani l\u2019idea che il MES sia per un paese una sorta di Forche Caudine; idea che viene dal vecchio Fondo Salva Stati con annessa troika, ma che con l\u2019epidemia da Coronavirus \u00e8 stata subito esclusa. In ragione della crisi, l\u2019idea \u00e8 stata piuttosto quella di distribuire i prestiti del MES a tutti i paesi membri; questo evita lo stigma per i paesi che vi ricorrano e inoltre rende il contesto europeo pi\u00f9 espansivo. Si tratterebbe di mettere a disposizione di uno Stato membro una linea di credito precauzionale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il MES ha una dotazione di 80 miliardi di euro di capitale versato, come mezzi propri, pagati in maniera proporzionale alle dimensioni economiche dei paesi dell\u2019eurozona: la Germania \u00e8 il primo contributore con quasi il 27 per cento del capitale; il secondo contributore \u00e8 la Francia con il 20%, l\u2019Italia con circa il 18%, la Spagna con il 12% e via via gli altri. Inoltre, emettendo titoli con la garanzia degli Stati che ne fanno parte, il MES pu\u00f2 raccogliere sui mercati finanziari fino a 700 miliardi di euro. Questi soldi possono essere prestati agli Stati in difficolt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un\u2019altra idea che \u00e8 stata messa sul tavolo \u00e8 stata quella di una <em>joint venture<\/em> tra MES e BEI. Ipotizziamo che circa 25 miliardi del primo siano utilizzati per accrescere le risorse per sostenere le piccole e medie imprese europee. Questo consentirebbe alla BEI di raddoppiare i suoi finanziamenti annuali, da 70 a 140 miliardi, che diventano 240 se si considerano i miliardi aggiuntivi di co-partecipazione ai finanziamenti da parte delle banche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Oltre ai prestiti del MES, \u00e8 stato costruito un fondo con cui finanziare i sistemi nazionali degli ammortizzatori sociali, come la cassa Integrazione in Italia. Si tratta del <strong>Fondo SURE<\/strong>, di riassicurazione europea per i sussidi di disoccupazione. Con questo la UE attiva una linea di credito per dare assistenza finanziaria sotto forma di prestiti verso i paesi membri sulla base degli schemi nazionali di protezione dei lavoratori. Il Fondo fornir\u00e0 assistenza finanziaria per un totale di 100 miliardi di \u20ac sotto forma di prestiti, concessi dall&#8217;UE agli Stati membri a condizioni favorevoli. I prestiti aiuteranno gli Stati membri ad affrontare aumenti repentini della spesa pubblica per il mantenimento dell&#8217;occupazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ad analizzare attentamente gli strumenti si fa fatica a giustificare i toni che da noi, e non solo da noi, ha assunto il dibattito; battaglia tutta di principio piuttosto che nel merito specifico. Facevano premio le posizioni a priori, piuttosto che le opportunit\u00e0. Sul MES in Italia ha pesato e pesa lo stigma di un dibattito che ha visto forze politiche, come i Cinque Stelle, ma anche l\u2019estrema sinistra, a suo tempo molto contrari e che temono la polemica sul tema da parte dei sovranisti antieuropei.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il (faticoso) accordo dei Fondi per la ripresa. Pi\u00f9 strumenti sono meglio di uno solo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un passo dopo l\u2019altro alla fine si \u00e8 trovato un\u2019intesa di fondo che appare importante per la gestione della crisi. Il 23 aprile i Ventisette hanno approvato le misure decise dall&#8217;Eurogruppo e che possono segnare il ritorno ad una pi\u00f9 efficace cooperazione europea. Se lo schema del confronto si era sempre mosso sull\u2019alternativa secca tra MES e Eurobond, alla fine l\u2019accordo si \u00e8 basato, invece, su una pluralit\u00e0 di strumenti e non un singolo bazooka. Le misure prevedono:<\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span>l&#8217;uso del MES senza i precedenti condizionamenti, ma con l\u2019impegno a utilizzarlo esclusivamente a copertura dei costi sanitari e di prevenzione, diretti e indiretti. Si tratta di definire linee di credito pari al 2% del PIL. Il che significa per l\u2019insieme dell\u2019Unione un ammontare di circa 250 mld di euro e per l\u2019Italia di 35 mld ;<\/span><\/li>\n<li><span>il finanziamento per ammortizzatori sociali verso dipendenti e autonomi nei Paesi membri (Fondo Sure) con una dotazione complessiva di 100 miliardi di euro. La quota dell\u2019Italia <\/span><span>sarebbe di circa<\/span><span> 15-20 mld;<\/span><\/li>\n<li><span>il rafforzamento della Bei per l\u2019acquisto di titoli e garanzie a favore delle Piccole e Medie Imprese con una quota complessiva di 200 miliardi e che per l\u2019Italia potrebbe essere stimata intorno ai 20 miliardi.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo pacchetto ammonta complessivamente a 540 miliardi di Euro e, risolte le ultime questioni tecniche, dovrebbe entrare in vigore entro il 1\u00b0 giugno 2020.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>il Consiglio europeo ha, per\u00f2, anche dato mandato alla Commissione di mettere a punto un <strong>Fondo per la rilancio economico<\/strong>, con cui affrontare lo shock causato dalla pandemia. Sarebbe questo incentrato sul bilancio comunitario 2021-2027, e quindi, con il vantaggio rispetto agli Eurobond, di essere agganciato al quadro normativo esistente. Il Vertice non ha dettagliato le modalit\u00e0 di finanziamento del Fondo. Berlino si \u00e8 detta pronta a un forte aumento del suo contributo finanziario a favore del Bilancio dell&#8217;Unione, ma tra le modalit\u00e0 di finanziamento del piano di ricostruzione ci sar\u00e0 il ricorso consistente all&#8217;emissione di titoli comuni europei; allo scopo la Commissione europea dovr\u00e0 prendere denaro a prestito sui mercati finanziari, aumentando la quota delle risorse proprie nel bilancio comunitario, dall&#8217;1,2% a circa il 2% del totale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sono state definite alcune regole. Il <em>Recovery Fund <\/em>sar\u00e0 gestito dalla Commissione; le decisioni saranno, dunque, prese a maggioranza, meno condizionate dall&#8217;unanimit\u00e0 che la gestione da parte del Consiglio avrebbe richiesto. Sembrerebbe acquisito, ma non certo, che il Fondo porti ad un raddoppio del bilancio pluriennale; secondo la von der Leyen questo significa mobilitare una somma certamente superiore ai 1000 miliardi di euro, anche se non \u00e8 stato precisato se questa cifra si riferisca a quanto raccolto sul mercato o agli investimenti generati dal Fondo. Si tratta, comunque, di una cifra importante. Altri aspetti restano incerti; come i settori dove occorre investire di pi\u00f9; riguardo all\u2019utilizzo del Fondo non si sa quanto dar\u00e0 luogo a prestiti e quanto e per quali paesi a finanziamenti a fondo perduto; se si tratter\u00e0 di prestiti, quali saranno le condizioni degli stessi (durata e tassi di interesse). Sapendo che la differenza tra trasferimenti a fondo perduto e prestiti non \u00e8 molto rilevante, se non per l\u2019incidenza sul debito, se si tratta di prestiti a lunghissimo termine e a bassi tassi di interesse.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Francia, Italia e Spagna chiedono che il Fondo abbia liquidit\u00e0 per 1000-1500 miliardi di euro e distribuisca anche finanziamenti a fondo perduto. Altri quali la Svezia o l&#8217;Olanda sono per strumenti meno generosi e per operare sotto la forma di prestiti. E\u2019 da aspettarsi che si arrivi ad un mix, cos\u00ec come ventilato dalla Presidente della Commissione. Un&#8217;altra questione da chiarire sono i tempi di costituzione del Fondo; vi sono le condizioni di operativit\u00e0 da chiarire, con scadenze possibilmente ravvicinate proprio in relazione alla gravit\u00e0 della crisi; la Commissione, per\u00f2, vedrebbe bene anche un inizio non immediato, considerando le altre risorse disponibili.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Alla fine la scelta \u00e8 andata verso un pacchetto articolato, fatto con pi\u00f9 interventi, intrecciato con il bilancio pluriennale, che nel complesso dovrebbe valere almeno 1.500 miliardi di euro. Non proprio bruscolini. E\u2019 vero che non tutto \u00e8 stato definito; la trattativa tra i paesi sar\u00e0 lunga e forse anche dura, ma come ha scritto Romano Prodi \u201c<em>gli eventi di questi giorni ci portano a pensare che questa crisi possa aprire finalmente le porte a un processo di collaborazione solidale fra i diversi paesi europei. Una collaborazione che, anche se ha avuto inizio da uno stato di necessit\u00e0, non pu\u00f2 che costituire un precedente per il futuro.<\/em>\u201d<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si pu\u00f2 dire che tutti gli strumenti indicati puntano ad aumentare le risorse finanziarie disponibili a livello nazionale e \/ o europeo per combattere la recessione da pandemia. E anche per finanziare una transizione verso un\u2019economia che fa della sostenibilit\u00e0 il suo obiettivo primario. \u00c8 scontato che questo, \u201ccome in una guerra\u201d, aumenta il debito pubblico sia dei singoli paesi, che dell\u2019Unione come tale. \u00c8 anche sostanzialmente inevitabile. Una scelta diversa, quella di avvitarsi nella recessione, sarebbe perfino pi\u00f9 pericolosa per la finanza pubblica.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma avere degli strumenti a disposizione non significa automaticamente essere capaci di utilizzarli. E questo vale particolarmente per l\u2019Italia. Dove si segnalano almeno due ordini di problemi: uno \u00e8 certamente la capacit\u00e0 di attingere e utilizzare le risorse comunitarie; l\u2019esperienza dei fondi strutturali da questo punto di vista \u00e8 significativo. Si spera che non saremo sempre in cronico ritardo come invece, dove pi\u00f9, dove meno, siamo stati finora. L\u2019altro ordine di problemi, certamente intrecciato al primo, \u00e8 quello dell\u2019incapacit\u00e0 nel nostro sistema di decidere bene, in maniera efficace e tempestiva e di tradurre le decisioni in risultati operativi concreti. Ne sono esempio i tempi biblici di attuazione e spesa delle opere pubbliche, il diluvio di norme che si accompagna ad una selva di provvedimenti attuativi, sempre in attesa di completamento, l\u2019incertezza nell\u2019applicazione delle regole che porta allo \u201csciopero della firma\u201d della burocrazia, che, in fondo, \u00e8 vittima e carnefice; tutto secondo il principio \u201cMeglio star fermi che rischiare. Meglio avere un ordine che avere un\u2019iniziativa. Meglio porre un quesito che decidere.\u201d Invece vi deve essere una decisa semplificazione normativa; le regole devono essere poche e chiare, la normativa ridotta all\u2019essenziale, resistendo all\u2019iper regolamentazione dei dettagli; le procedure ragionevolmente certe, impostate tra le istituzioni secondo il principio della leale collaborazione, pure nella diversit\u00e0 dei punti di vista e degli interessi in gioco. Bisogna rimuovere la ragioni di fondo del nostro Gap di crescita potenziale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019Europa senza quella cooperazione e solidariet\u00e0 richiamate da Mattarella potrebbe affondare tutta insieme. E\u2019 importante continuare su una strada di reciproca maggiore comprensione tra Nord e Sud Europa. L\u2019Italia non pu\u00f2 fare da sola. Ha bisogno assoluto, per finanziare il suo debito pubblico, che le siano garantiti quantit\u00e0 e condizioni di credito accettabili, oltre che tassi di interesse bassi. Ha bisogno di un contesto europeo; ha bisogno della BCE. Come hanno scritto Codogno e Galli \u201cChi pu\u00f2 fare a meno dell\u2019Europa non \u00e8 l\u2019Italia, ma i paesi nordici\u201d. Quello che verrebbe pesantemente sanzionato dal mercato sarebbe il colpo di testa di un \u201cFai da Te\u201d nazionale, della serie \u201cAllora me ne vado\u201d. Rifinanziare il debito pubblico italiano diventerebbe in quel caso estremamente complicato e ipercostoso. Per banalizzare, la differenza tra le due strade \u00e8 quella che si avrebbe, per comprare una casa, tra accendere un mutuo in banca, di cui si sono verificate modalit\u00e0 e condizioni, e affidarsi ad uno strozzino. In questo secondo caso la strada del default (Argentina docet) sarebbe spalancata.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LO SCENARIO EUROPEO E INTERNAZIONALE.Si \u00e8 detto in un precedente intervento per Nuovi Lavori che l\u2019economia italiana si trova in una situazione di blocco cardiaco. Lo stesso si pu\u00f2 dire anche per gli altri paesi, nostri partner pi\u00f9 o meno vicini. 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