{"id":3817,"date":"2020-06-01T09:57:28","date_gmt":"2020-06-01T07:57:28","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/modifiche-strutturali-al-sistema-tributario\/"},"modified":"2020-06-01T09:57:28","modified_gmt":"2020-06-01T07:57:28","slug":"modifiche-strutturali-al-sistema-tributario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/modifiche-strutturali-al-sistema-tributario\/","title":{"rendered":"Modifiche strutturali al sistema tributario"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema fiscale \u00e8 grossomodo da cinquanta anni, momento della riforma tributaria, l\u2019espressione delle principali categorie che lo sostengono. L\u2019Assonime \u00e8 la potente associazione che lo influenza nella sua parte proporzionale, riguardante il grosso dell\u2019industria e le banche. Il sindacato dei lavoratori fino a poco tempo fa, assieme all\u2019Assonime, dominava nell\u2019Agenzia delle entrate (ma anche oggi la loro influenza \u00e8 importante), imponendo i propri valori ed impedendone una conoscenza effettiva riguardo alla progressivit\u00e0, di cui vengono in particolare ignorati gli aspetti internazionali. Da qualche anno i lavoratori autonomi, molto importanti in Italia, hanno rappresentanze che svolgono un ruolo negli Studi di settore, ovvero si occupano della tassazione delle piccole imprese, la cui evasione \u00e8 per\u00f2 rimasta pressoch\u00e9 intatta. La classe professorale si \u00e8 sostanzialmente ritirata dalla conoscenza del sistema, ed indulge in modelli astratti, totalmente avulsi dalla realt\u00e0. Nonostante ci\u00f2 essa continua a macinare proposte, che restano lettera morta. Un esempio \u00e8 costituito dall\u2019ultimo numero (il n.1 del 2020) di Economia italiana, dove avviene l\u2019esercizio delle loro astrazioni. In particolare essi difendono la progressivit\u00e0 attuale contro il modello dell\u2019aliquota unica dell\u2019Irpef: i due temi (progressivit\u00e0 attuale, aliquota unica) sono, come vedremo, di significativit\u00e0 nulla. I professori di diritto tributario, pure divenuti importanti, si occupano in sostanza della gestione del sistema. Nel seguito discuteremo le proposte di riforma di Mirrlees, premio Nobel dell\u2019Economia nel 1996, che ha scritto nel 2012 una proposta sul National Tax Journal, dal titolo <em>The Mirrlees report<\/em>, avendo al suo seguito i maggiori professori a livello mondiale, di cui gli autori del volume di Economia Italiana rappresentano solo una pattuglia. La discussione avverr\u00e0 in parallelo a quella delle tesi di De Viti de Marco, principale sostenitore del sistema fiscale vigente fino al 1973, che ha scritto nella prima met\u00e0 del secolo (1933, <em>Principii di economia finanziaria<\/em>, tradotto nelle principali lingue estere). Assieme a De Viti hanno operato a difesa di quel sistema fiscale anche Einaudi, e, nella seconda met\u00e0 del secolo, Sergio Steve. Quest\u2019ultimo ha avuto un passato di sinistra, sostenendo anche il piano del lavoro, voluto da Giuseppe di Vittorio. Nell\u2019insieme De Viti, Einaudi e Steve rappresentano la Scuola Italiana di Scienza delle finanze. Questo scritto costituisce una sintesi dell\u2019articolo <em>De Viti\u2019s and Mirrlees Fiscal Systems<\/em>, che sta per uscire a mio nome sulla Rivista italiana di diritto finanziario e scienza delle finanze.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 una comune credenza che l\u2019attuale sistema fiscale sia personale, a base mondiale, e progressivo. I fondamenti di questa credenza, che Mirrlees alimenta, possono essere tuttavia criticati. Infatti la tassazione delle societ\u00e0 di capitali \u00e8 sul reddito in quanto prodotto, che differisce sostanzialmente dal reddito distribuito. Il reddito prodotto \u00e8 colpito prima della distribuzione, e perci\u00f2 non riguarda la nazionalit\u00e0 del cespite. E\u2019 un prelievo sul prodotto nazionale (sulla parte dei profitti nazionali nel caso delle societ\u00e0 di capitali), e per questo \u00e8 di necessit\u00e0 proporzionale. Il reddito distribuito riguarda invece la nazionalit\u00e0 del percettore, e colpisce i cittadini (o, meglio, i residenti in un paese) sul loro reddito a livello mondiale. Per quest\u2019ultima ragione esso \u00e8 (o meglio, potrebbe essere) progressivo. Per tentare di rendere i due sistemi di prelievo tra loro compatibili, si \u00e8 aggiunta la tassazione dei guadagni di capitale a livello personale a quella sul reddito prodotto a livello di grande impresa, creando in questo modo, in maniera occulta, un doppio livello di tassazione. Il sistema creato non funziona, perch\u00e9 i commercialisti riescono ad evitare abbastanza facilmente la tassazione dei guadagni di capitale. Ad ogni modo la \u201cschizofrenia\u201d sulla carta c\u2019\u00e8. Il trattamento dei risparmi costituisce un\u2019altra<\/span><span>schizofrenia dei sistema di tassazione personale. Se, come nel caso di Mirrlees, si propone l\u2019esenzione dei rendimenti normali del risparmio (questo per promuovere i risparmi, obiettivo assai contradditorio in un periodo in cui questi sono in eccesso \u2013 vedi il mio contributo <em>Politica fiscale quando il saggio di interesse \u00e8 basso<\/em>, nel numero n. 251 di <em>Nuovi Lavori<\/em>, del marzo 2020), accade solo una confusione generale, tra la progressivit\u00e0, gravemente colpita da tale esenzione, e la tassazione proporzionale delle societ\u00e0 di capitali, che \u00e8 pure gravemente colpita da provvedimenti come l\u2019ACE. Si tratta della deduzione dal reddito di impresa di un importo corrispondente al rendimento figurativo degli incrementi di capitale proprio, con sottoposizione ad un\u2019aliquota ridotta o nulla, in omaggio alla sua doppia tassazione. L\u2019Ace, introdotta nel 2012, \u00e8 stata reintrodotta in Italia a valere dal 2020, dopo una breve abolizione nel 2019.<strong>\u00a0<\/strong><\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Esaminiamo ora le tesi di De Viti de Marco sulla tassazione reale, nazionale, proporzionale, come esposte nel libro menzionato del 1933. Ricordiamo altres\u00ec che non si tratta di tesi in astratto, ma dell\u2019interpretazione del sistema fiscale allora vigente, che salvo piccole modifiche ha retto fino al 1973. Ne mostriamo la superiorit\u00e0 rispetto all\u2019impostazione di Mirrlees, in generale e nello specifico per quel che riguarda la redistribuzione del reddito.<\/span><span>La tassazione reale riguarda non le persone, ma i redditi prima della loro distribuzione, quando questi sono aggregati. La nazionalit\u00e0 \u00e8 infatti il riferimento automatico di questi redditi\/patrimoni (i redditi in quanto fanno parte del Prodotto Interno di un paese, i patrimoni in quanto si trovano dentro i confini del paese, tanto per fare gli esempi maggiori). I guadagni di capitale, depurati dai profitti non distribuiti (e dall\u2019inflazione, se questa \u00e8 alta), potrebbero essere considerati in addizione. Solo che non si tratta dei guadagni di capitale delle persone, ma di quelli che maturano presso le imprese, che sono alla radice di quelli personali. Tali guadagni si possono considerare sulla base della competenza (e non della cassa, che ne distrugge l\u2019effettivit\u00e0), con possibilit\u00e0 di rivalsa sui profitti distribuiti (che, ovviamente, tenderanno per questo ad essere maggiori). Quindi di fatto la loro dispersione nel mondo \u00e8 evitata in radice, come del resto la doppia tassazione, in quanto si prevederebbe la deduzione dei profitti, gi\u00e0 tassati, dai guadagni di capitale. Siccome i redditi esteri non sono considerati, la proporzionalit\u00e0 del prelievo \u00e8 un&#8217;altra necessaria conseguenza. Ciononostante ciascuno dei redditi ha un\u2019aliquota sua propria, da cui la progressivit\u00e0 segue di fatto. Per esempio nella tassazione italiana fino al 1973 (il principale oggetto di studio non solo di De Viti, ma anche di Einuadi e di Steve), le aliquote massime erano previste per i redditi da interessi, seguite da quelle per il reddito di impresa (distinguendo tra societ\u00e0 di capitali e piccola impresa), e poi da quelle sui redditi da lavoro (distinguendo tra lavoro autonomo e lavoro dipendente). La globalizzazione dell\u2019economia porta alla competizione fiscale. Ma, se vi sono problemi di competizione, come accade per i redditi da interesse e da impresa, la soluzione \u00e8 una reale internazionalizzazione (l\u2019internazionalizzazione non riguarda l\u2019amministrazione, ma solo gli accordi), che permette di rinforzare la discriminazione delle aliquote, e nello stesso tempo permette di raggiungere altri obiettivi economici importanti. Non \u00e8 la resa, come sta accadendo con la tassazione personale. Ora registriamo una totale impotenza fiscale, perfino in Europa. La teoria \u00e8 infatti per la proporzionalit\u00e0 con aliquote basse per i redditi che competono nel mondo, e la progressivit\u00e0 per i redditi, come quelli da lavoro, che non competono. Questa teoria \u00e8 avanzata peraltro mantenendo la base fiscale della personalit\u00e0 e della progressivit\u00e0 a livello internazionale. Se la competizione, come avviene in assenza di accordi internazionali, tende in ogni caso ad abbassare l\u2019aliquota sui redditi ad essa esposti, nel sistema di De Viti e nella tradizione italiana di Scienza delle finanze \u00e8 almeno evitata l\u2019internazionalizzazione della base imponibile personale, che ha effetti distruttivi specialmente sul risparmio ed i suoi redditi.<\/span><span>Un&#8217;altra caratteristica propria del sistema di De Viti \u00e8 la\u00a0 conformit\u00e0 ai principi del beneficio collettivo. Una moderna interpretazione di tali principi porta a riservare all\u2019imposizione indiretta il finanziamento della spesa a carattere principalmente collettivo e a riservare alla contribuzione sociale a livello individuale il finanziamento delle pensioni e dei benefici pubblici in denaro. Accanto a queste due forme di prelievo, lievemente progressive e dirette a finanziare gran parte dell\u2019intervento pubblico, c\u2019\u00e8 il sistema dell\u2019imposizione diretta, diminuito rispetto ad ora, ma reso maggiormente progressivo nei fatti (discriminazione delle aliquote sui redditi da capitale, eventuale sostituzione del prelievo sui redditi societari con imposte sul capitale), e diretto a finanziare la spesa pubblica redistributiva. Gli effetti di questa struttura sulla trasparenza ed efficacia del sistema fiscale sarebbero enormi. \u00a0<\/span><span>\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Passiamo ad una comparazione tra i due sistemi fiscali sulla tassazione internazionale. Di nuovo emerge la netta superiorit\u00e0 del sistema di tassazione di De Viti (emblema della scuola italiana, lo ripetiamo) rispetto a quello progressivo, di cui abbiamo assunto come emblema Mirrlees. Prima di tutto il sistema di Mirrlees implica un secondo livello di doppia tassazione, tra redditi interni e redditi esterni ai confini della nazione. Infatti, i redditi esterni posseduti da residenti, altra importante caratteristica dei sistemi globalizzati, sono oggi tassati due volte: una dalla tassazione nazionale del paese di residenza, un\u2019altra volta dal paese che da ospitalit\u00e0 ai redditi. Solo se ci sono trattati internazionali (su base bilaterale, non multilaterale) questa doppia tassazione \u00e8 ridotta, ma non \u00e8 eliminata (come dovrebbe fare il paese sui redditi dei non residenti che ospita). Non solo questo. Il sistema delle ritenute interne, fonte di efficienza enorme sui redditi interni quando non evasi od elusi, \u00e8 impossibile da realizzare sui redditi esterni dei residenti. Cos\u00ec quella che in apparenza \u00e8 una doppia tassazione, se il sistema funziona solo sulle ritenute, diviene di fatto un\u2019esenzione. Queste sono le ragioni reali che rendono la tassazione internazionale dei redditi da capitale (interessi e guadagni di capitale) assolutamente ridicola. I politici in materia urlano, senza rendersi conto che tutto dipende dalla logica di tassazione personale. Il sistema di De Viti non solo evita la doppia tassazione, ma implica una reale (e non falsata) progressivit\u00e0 in caso di completamento con gli accordi internazionali. Tali accordi sarebbero, ripetiamo, sulle aliquote (riguardanti interessi e superprofitti), e non riguardano l\u2019amministrazione del sistema. Questa infatti resta nazionale, al netto di alcuni scambi di dati.<\/span><span>Un\u2019altra implicazione del sistema reale riguarda la territorialit\u00e0 dei redditi. Questa \u00e8 semplicemente garantita dal sistema di De Viti, anche su basi minori riguardo al territorio nazionale (Regioni, Comuni). E\u2019 ridicola e pericolosa in Mirrlees, dove il sistema \u00e8 obbligato a rispondere ad un centro di raccolta del gettito, progressivamente sempre pi\u00f9 distante a livello mondiale al crescere della globalizzazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 il turno dell\u2019imposizione indiretta. Anche qui De Viti, con alcune riformulazioni della teoria, domina pienamente rispetto a Mirrlees. Le tesi di Mirrlees in materia sono semplicemente ovvie. Si reclama infatti principalmente l\u2019uniformit\u00e0 delle aliquote dell\u2019Iva. La misura \u00e8 semplicemente sconvolgente, specie per i paesi, come l\u2019Inghilterra, che usano l\u2019Iva con intento redistributivo. La tassazione indiretta \u00e8 invece decisiva nello schema di De Viti. Per la sua ampiezza e perch\u00e9, nella teoria rivista e nella pratica, essa, con il fatto di riferirsi al valore aggiunto, diviene particolarmente atta a finanziare i servizi pubblici collettivi. A parte ci\u00f2, vi sono due altri punti assai importanti. Il primo punto \u00e8 la possibilit\u00e0 di decentrare effettivamente il gettito. Questa pu\u00f2 essere ottenuta attraverso l\u2019Iva, una volta che sia introdotto un semplice meccanismo (gi\u00e0 introdotto nel 2004 in Italia: si tratta del quadro VT), e attraverso il resto della tassazione indiretta. Questo meccanismo semplificherebbe anche l\u2019introduzione del regime definitivo dell\u2019Iva per l\u2019Europa, che aspetta fin dal 1993. Il regime provvisorio, ora in vigore, favorisce ulteriormente l\u2019evasione dell\u2019imposta, attraverso le cartiere fiscali ed le cosiddette frodi carosello. Il secondo punto concerne strumenti effettivi per contenere l\u2019evasione fiscale. Anche in questo caso \u00e8 decisivo il meccanismo sopra visto, che consente una effettiva rivelazione del consumo (l\u2019imposta attuale risponde al consumo, ma non lo esplicita), per settore e per regione. Una volta che agli stessi livelli (settori, regioni) le statistiche divengano disponibili (lo sono gi\u00e0 in gran parte), \u00e8 aperta la possibilit\u00e0 di avere strumenti effettivi per contenere l\u2019evasione, coinvolgendo in pieno i professionisti e le categorie produttive, sotto il controllo dello Stato. L\u2019imposizione diretta, che per i bassi livelli di reddito diviene conveniente quando comparata con i benefici ricevuti direttamente dallo Stato, concorre all\u2019obiettivo. La tassazione indiretta potrebbe divenire ancora pi\u00f9 potente, con l\u2019introduzione di una piccola aliquota effettiva sugli acquisti tra imprese (comunemente detti B to B, che sono gi\u00e0 considerati dall\u2019Iva, pur se non producono gettito in quanto c\u2019\u00e8 la deducibilit\u00e0 degli acquisti) e sull\u2019ammortamento. Alla fine viene fuori un forte somiglianza con il sistema vigente ai tempi di De Viti. Il ruolo dell\u2019imposizione indiretta pu\u00f2 diventare peraltro totale, arrivando a eliminare la tassazione diretta, ma non la contribuzione sociale progressiva, se in questo campo la cooperazione internazionale non riesce ad essere effettiva. Il riferimento \u00e8 alla tassazione pressoch\u00e9 totale degli interessi, compresi quelli privati, ove positivi; alla tassazione particolare degli extraprofitti, colpendone gli aspetti monopolistici ed oligopolistici. Quest\u2019ultima tassazione, oltrech\u00e9 rimediare a gravi ingiustizie, dovr\u00e0 essere diretta ad evitare la concentrazione delle imposte pagate in un solo paese, quando sono molti i paesi in cui si svolge l\u2019attivit\u00e0. Se i progressi su questi due aspetti ritardano in quanto sono coinvolti molti paesi, \u00e8 meglio concentrare nei singoli paesi il prelievo sull\u2019imposizione indiretta (oltre che la contribuzione sociale progressiva), che almeno pone rimedi parziali alla situazione.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un ulteriore aspetto riguarda la tassazione reale del capitale e la tassazione personale del patrimonio. In De Viti la tassazione del patrimonio riguarda solamente il capitale di impresa, ove pu\u00f2 sostituire completamente le imposte sul reddito. Si dimostra che in questo caso la tassazione del patrimonio pu\u00f2 avere diversi vantaggi rispetto a quella del reddito. Pu\u00f2 infatti conseguire un\u2019evasione minore, ed un\u2019efficienza pi\u00f9 grande. In Mirrlees la tassazione del patrimonio \u00e8 invece internazionale e travalica i confini. Con ci\u00f2 di fatto si riduce a colpire solo a livello nazionale; a moltiplicare l\u2019evasione con le fughe all\u2019estero; a ridurre al minimo la base imponibile, nel caso ci siano le esenzioni (prima casa, un minimo di attivit\u00e0 finanziarie, e altre). La superiorit\u00e0 di De Viti riguarda infine un ultimo e decisivo aspetto, la traslazione delle imposte. Infatti la contribuzione sociale si pone in maniera commutativa riguardo ai trasferimenti ricevuti, e molte tassazioni riguardano le rendite, cos\u00ec evitando la traslazione, come mostra l\u2019economista Ricardo. In Mirrlees invece la traslazione \u00e8 facile, perch\u00e9 queste ipotesi di tassazione sono escluse. Cos\u00ec, perfino nel caso che la progressivit\u00e0 non abbia confini ristretti, essa perde la capacit\u00e0 di ridistribuire i redditi. Assai attuale \u00e8 la situazione dei dirigenti, i cui redditi lordi si sono molto estesi, in parte sicuramente a causa della progressivit\u00e0 cui sono sottoposti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Una effettiva configurazione del sistema di De Viti porta a vederne il suo equilibrio, in valori relativi ed assoluti. Il sistema regge infatti sia nel bilanciamento, che vede le imposte indirette finanziare direttamente i servizi pubblici collettivi e vede i contributi sociali a fronte dei benefici individuali ricevuti dalla spesa, sia nella redistribuzione, che avviene massicciamente con le imposte dirette e le spese specifiche dirette a modificare i redditi. Ci\u00f2 per il fatto che i contributi sociali sono graduati con il reddito, l\u2019Iva resta progressiva e c\u2019\u00e8 un comparto di spesa redistributiva finanziato da imposte che prevedono aliquote non personali, ma fortemente progressive. C\u2019\u00e8 dunque qualcosa di profondamente sbagliato nell\u2019accettare dei miti quali la progressivit\u00e0 del prelievo delle imposte a livello personale. Questa accettazione parte a livello popolare, sulla base del semplice fatto che un reddito pi\u00f9 grande deve sostenere una maggiore tassazione rispetto ad un reddito piccolo. Ci\u00f2 dovrebbe avvenire a livello esplicito, <em>coram populis<\/em>, anche a costo di generare delle gravi insufficienze. I nuovi pensatori come Mirrlees rafforzano questa opinione astratta arrivando a teorizzare l\u2019esatto contrario, cio\u00e8 la regressivit\u00e0 del prelievo in presenza di imposte personali, affermando di seguire l\u2019economia reale. Nessuno bada a rivalutare un sistema fiscale che era in vigore fino a cinquanta anni fa, ed era sostenuto dalla maggior parte dei professori universitari in Italia. Abbiamo dimostrato invece la superiorit\u00e0 di tale cultura, sostenendo che grandi miglioramenti possono seguire da un suo rinnovato restauro, sia in politica economica che nel fisco.<\/span><span>Tornando all\u2019inizio, la speranza \u00e8 che Sindacato dei lavoratori, Assonime e Confindustria, Lavoro autonomo e Professionisti prendano atto di questa realt\u00e0. Il sindacato dei lavoratori deve smetterla di rivendicare una progressivit\u00e0 divenuta astratta, optando per una progressivit\u00e0 concreta e fattibile. L\u2019Assonime deve smetterla di essere ipocrita coprendo la grande elusione delle imprese, e deve rivendicare il suo ruolo di <em>leadership<\/em> per il nuovo sistema, che gi\u00e0 nei fatti adotta, salvo fittizie bardature. I lavoratori autonomi devono smetterla di mascherare la propria evasione con gli studi di settore, evitando di farne lo strumento della piccola impresa, e rivedendoli per puntare sui consumi, al fine di ridurre significativamente l\u2019evasione. Lo Stato deve smetterla di lanciare sempre e solo proclami, promuovendo una configurazione fiscale che permette dei ruoli pubblici al Sindacato, all\u2019Assonime, ai Lavoratori autonomi, ai Commercialisti, e che raggiunge un nuovo equilibrio tra ruolo delle nazioni e ruolo delle Confederazioni di Stati a livello mondiale, almeno nei paesi avanzati del G20. In assenza di ci\u00f2 ogni richiamo all\u2019Europa naufraga senza possibilit\u00e0, e fa diventare ridicolo un sistema che affonda nelle sue gravi contraddizioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>*Insegna Economia dei tributi, facolt\u00e0 di Economia, Universit\u00e0 Tuscia (Viterbo)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sistema fiscale \u00e8 grossomodo da cinquanta anni, momento della riforma tributaria, l\u2019espressione delle principali categorie che lo sostengono. L\u2019Assonime \u00e8 la potente associazione che lo influenza nella sua parte proporzionale, riguardante il grosso dell\u2019industria e le banche. 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