{"id":3829,"date":"2020-06-01T08:49:00","date_gmt":"2020-06-01T06:49:00","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/la-liberta-come-coscienza-delle-necessita\/"},"modified":"2020-06-01T08:49:00","modified_gmt":"2020-06-01T06:49:00","slug":"la-liberta-come-coscienza-delle-necessita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/la-liberta-come-coscienza-delle-necessita\/","title":{"rendered":"La libert\u00e0 come coscienza delle necessit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Tempi di coronavirus: finito lo sgomento e la paura, dobbiamo abituarci alla convivenza con il Covid 19? Con quali regole e ordinamenti sociali, con quale economia, con quale ecologia? Con le regole dell\u2019accettazione e della sola prudenza? Degli \u201caggiustamenti\u201d o dei cambiamenti? Con la coscienza di essere alla presenza di un <em>fatto<\/em> nuovo o all\u2019inizio di<em> fatti<\/em> nuovi?\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se, come possibile, \u00e8 madre Gaia che sta mettendo in essere azioni resilienti fino ad oggi a noi sconosciute, abbiamo e avremo di fronte tempi difficili e complessi che devono diventare presupposti di osservazione e studio, di valutazioni, ripensamenti, scelte.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ci aspetta un periodo complicato, che dovremo affrontare pieni d\u2019ignoranza e non solo rispetto al come e al dove sorgono le nuove epidemie e pandemie; \u00e8 un periodo cui arriviamo con cattive abitudini sociali ed economiche difficili da abbandonare, costruite in un rapporto ecologicamente infame con la natura; \u00e8 un periodo comunque pi\u00f9 complicato di quello trascorso nella paura durante il quale ci siamo difesi rintanandoci e organizzando l\u2019emergenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La convivenza \u00e8 sempre complicata, e soprattutto con uno sconosciuto, ma la sua presenza potrebbe essere un <em>memento<\/em> el\u2019occasione, anche se drammatica, per trovare il coraggio sociale ed economico per costruire nuove abitudini e stili di vita, studiare e capire perch\u00e9 e da dove nascono le <em>novit\u00e0<\/em> che la natura ci propone, definire nuovi paradigmi sociali, economici ed ecologici capaci di rapporti corretti con la natura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per sapere come misurare il futuro, dobbiamo sapere se abbiamo accanto l\u2019avanguardia di un nuovo esercito o un elemento\/evento nato da una condizione sfavorevole. Certo l\u2019affacciarsi di Kawasaki, le epidemie degli ultimi decenni, la polluzione imperante, uniti all\u2019allegra leggerezza con cui abbiamo spesso stravolto molti ecosistemi, fanno pensare all\u2019avanguardia di un esercito che nasce da variazioni e condizioni, forse da noi favorite e che in tutti i casi non siamo stati capaci di prevedere e governare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019unica uscita dall\u2019incubo di un presente doloroso non \u00e8 aspettare che passi la nottata, bens\u00ec costruire il futuro rileggendo con coscienza critica il presente. Dobbiamo pensare un futuro in cui questo presente, con il passato appena trascorso, non ne sia la matrice diretta e lineare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 nei tempi del coronavirus che la natura ha mostrato la sua autonomia porgendoci, in tutta la sua drammaticit\u00e0, una realt\u00e0 a noi sconosciuta, con il dubbio che sia nata da un\u2019azione resiliente a qualche equilibrio ecosistemico da noi fortemente compromesso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 quest\u2019autonomia di madre Gaia che ci tramuta da soggetti attuatori di alcune modificazioni ecosistemiche a oggetti che ne subiscono le azioni resilienti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo passaggio da soggetto a oggetto non \u00e8 determinato dalla \u201csorte cinica e bara\u201d ma dalla nostra ignoranza che con caparbiet\u00e0 costruisce economie, stili di vita, distribuzione del lavoro e della ricchezza non compatibili con il peso ecologico dell\u2019uomo e dell\u2019impronta ecologica che impone.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per questo, con la coscienza critica del presente, dobbiamo immaginare e pensare un futuro che non sia la prosecuzione lineare del vissuto degli ultimi decenni, ma che nasca dalla percezione cosciente degli errori commessi, un futuro che crei una cultura, una scienza, un\u2019economia capace di proporre e realizzare comportamenti individuali e sociali volti a conservare, costruire e ricostruire equilibri; un futuro quindi che si articoli sui paradigmi della qualit\u00e0, dell\u2019equilibrio naturale e sociale, che ridistribuisca non i consumi ma le ricchezze prodotte dal lavoro e della natura, in una sfera di socialit\u00e0 economica ed ecologica compatibile e virtuosa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 questo ci\u00f2 che dobbiamo e dovremo fare? Sicuramente s\u00ec: <strong>se non ora quando<\/strong>?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Gli ultimi mesi, nei quali il mondo si \u00e8 trasformato nella <em>citt\u00e0 proibita<\/em> ela finestra di casa \u00e8 diventata l\u2019unico punto di osservazione di un paesaggio consumato, ci obbligano a leggere e ad affrontare la realt\u00e0 con parametri, paradigmi e comportamenti diversi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sono queste letture e nuove pratiche della realt\u00e0 che dobbiamo sviluppare, facendole diventare cultura sociale. Dobbiamo promuovere politiche di equilibrio sociale e ambientale, capaci di produrre e formare la ricchezza come bene collettivo; e ancora promuovere politiche che realizzino il lavoro, i processi produttivi e distributivi per il ben-essere sociale e degli ecosistemi, politiche che abbiano <em>la qualit\u00e0<\/em> come valore e come paradigma.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 sulla qualit\u00e0 e sull\u2019efficacia dei processi di trasformazione che si deve formare l\u2019organizzazione del lavoro, della produzione, la scelta dei prodotti e dei consumi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In questi mesi di clausura abbiamo ampiamente verificato l\u2019incertezza delle scienze e delle culture segmentarie, imperanti nelle professioni e nel sentire comune rispetto ai valori olistici del binomio <em>trasformazioni dell\u2019uomo-reazioni della natura<\/em> nella ricerca di un equilibrio conseguente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Abbiamo verificato la timidezza che molta parte della scienza (in particolare di quella maggiormente dedicata alla ricerca applicata) mostra quando deve dire \u201c<em>non so\u201d<\/em> e quando non sa descrivere gli effetti delle trasformazioni che le economie settoriali e lineari chiedono perentoriamente di applicare. E chiunque abbia fatto per mestiere il ricercatore, sa che questa perentoriet\u00e0 \u00e8 imposta dal mercato che paga solo ci\u00f2 che pu\u00f2 essere trasformato in prodotto economicamente interessante.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sono evidenti i limiti dei paradigmi sui quali abbiamo costruito i valori del consumo e gli andamenti economici del mercato dei decenni appena trascorsi, su cui abbiamo organizzato non solo la produzione materiale delle merci ma la <em>parcellizzazione<\/em> della distribuzione. Il risultato \u00e8 stato il proliferare dei tanti interessi che per sopravvivere devono essere perennemente in concorrenza spietata tra di loro, devono contenere i prezzi aumentando le distorsioni del mercato del lavoro, lo sfruttamento, il lavoro nero, la corruzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il risultato \u00e8 che nelle citt\u00e0 le vie commerciali sono diventate teorie di attivit\u00e0 rivolte alla dovizia consumista; le piazze sono state sostituite dai centri commerciali in cui portare figli e nipoti non per socializzare ma per desiderare giochi che faranno in solitudine.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E poi nessuno vuol rinunciare agli standard di vita imposti dai disvalori del <em>consumismo.<\/em> Dopo l\u2019esperienza drammatica del corona virus, dopo aver visto, senza poterli assistere, i morti sepolti nelle fosse comuni, dobbiamo rimettere in discussione la cultura quantitativa di consumi sempre meno importanti e di ricchezze sempre meno socialmente distribuite.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In questi ultimi decenni anche nella ricca Europa \u00e8 cresciuto non solo il mondo degli invisibili, ma anche quello delle nuove povert\u00e0, dei declassamenti sociali, dell\u2019impossibilit\u00e0 di accedere, anche con la cultura e l\u2019istruzione superiore, agli ascensori sociali fino a ieri caratterizzanti le arti e professioni liberali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Abbiamo misurato la ricchezza sui dati quantitativi del PIL e dei patrimoni personali, mai sulla qualit\u00e0 dei processi, dell\u2019istruzione, del ben-essere, mai sul BES (Benessere Equo Sostenibile) come giustamente riportato nella N.L. precedente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Perch\u00e9 non proviamo a costruire una societ\u00e0 dai bei paesaggi sociali e naturali? Siamo sicuri che sia un obiettivo quello di essere <em>i pi\u00f9 ricchi del cimitero<\/em>?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Credo che la risposta alla domanda <em>se non ora quando?<\/em> sia in realt\u00e0 pi\u00f9 semplice di quello che si possa pensare, e questa risposta \u00e8 \u201c<strong><em>adesso!\u201d<\/em> <\/strong>Inoltre questa condizione \u00e8 necessaria se non vogliamo condannarci a essere destinatari permanenti delle \u201cnovit\u00e0\u201d che la natura ha in serbo per noi come risposta alle nostre attivit\u00e0 trasformative.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Ricordiamoci sempre che madre Gaia ha forza, energia e autonomia per essere <em>soggetto di trasformazione<\/em> e non <em>oggetto trasformato<\/em>.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sono almeno tre decenni che, con un crescendo rossiniano, ci sta elargendo nuove malattie, epidemie e pandemie. Sono <em>piombate<\/em> all\u2019improvviso; nell\u2019abbondanza dell\u2019ignoranza, molte cure si sono dimostrate simili ai \u201cpannicelli caldi\u201d usati dai cerusici prima della penicillina.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Senza rimuovere le condizioni che generano le negativit\u00e0, ci accingiamo a uscire dalla clausura per approdare alla libert\u00e0 vigilata. Ma come? Con la sola forza del valore delle abitudini? Se \u00e8 cos\u00ec, allora \u00e8 vero che l\u2019ignoranza \u00e8 l\u2019unica giustificazione per riproporre il futuro come figlio diretto del recente passato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sul micro dobbiamo iniziare a ragionare \u201csubito\u201d, perch\u00e9 <em>\u00e8 \u201csubito\u201d che diventa quotidiano<\/em>; lo dobbiamo fare senza giustificazioni e con categorie ampie ma capaci di contenere dettagli e sfaccettature affinch\u00e9 il particolare e gli interessi di alcuni non cambino lo schema del ragionamento e delle considerazioni. Se esistono, ed esistono, interessi particolari e di categoria, questi devono arricchire gli schemi e non diventare elementi di conflitto, o peggio ancora portatori di soluzioni corporative e conflittuali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Veniamo da molti decenni in cui lo sviluppo del manifatturiero si \u00e8 realizzato su alcuni parametri conosciuti tra cui uno \u00e8 preminente, ed \u00e8 il consumo; il valore del dio <em>\u201cconsumo\u201d<\/em> ci ha marcato profondamente. \u00c8 proprio l\u2019affermazione del suo valore che ha determinato il nostro modo di essere, ha pervaso il nostro modo di produrre e di vivere, la nostra cultura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>\u00a7 Una lettura e una proposta<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Propongo una lettura che parte da una domanda e da una considerazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>La domanda \u00e8<\/em>: perch\u00e9 non cominciamo ad occuparci del nostro stile di vita ripercorrendo con coscienza critica la nostra giornata?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>La considerazione \u00e8<\/em>: come \u00e8 possibile che 2 mesi siano sufficienti a mettere in ginocchio l\u2019economia di una Nazione?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ripercorrendo con coscienza critica la giornata:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A) Se facciamo colazione al bar ci condanniamo a mangiare cibi precotti, congelati, comunque preconfezionati; se prendiamo la colazione a casa per lo pi\u00f9 mangiamo cibi preconfezionati industrialmente con ingredienti\u00a0 provenienti dai deserti verdi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>B) Mobilit\u00e0; meglio non parlarne per i costi sociali, individuali e ambientali che ha. E poi vuoi mettere la scomodit\u00e0, il lavoro, i consumi energetici, lo stress? Spendiamo un patrimonio per acquistare il prodotto con uno dei pi\u00f9 alti indici di deprezzamento. Anche nel pi\u00f9 semplice esame di economia ci darebbero -3.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>C) Arriva la fatidica ora della <em>pausa pranzo<\/em>. Di corsa a farci del male. Le nostre citt\u00e0 pullulano di micro attivit\u00e0 con micro cucine e forni a micro-onde; sono un vero inno al precotto, al congelato-scongelato, comunque senza sapore ma pieni di conservanti, grassi ecc.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>D) Nel ritorno a casa perch\u00e9 farci mancare l\u2019aperitivo? La sua mancanza \u00e8 stata simbolo, emblema e bandiera della clausura da Covid 19. Figuriamoci se possiamo fare a meno di continuare a farci del male; non rinunciamo di certo a salatini e intrugli pieni di colesterolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per quanto riguarda la <em>considerazione<\/em> (stendendo un velo pietoso sulla Pianura Padana, le citt\u00e0 e l\u2019edilizia su cui gi\u00e0 tanto \u00e8 stato scritto e tanti morti abbiamo pianto) possiamo sintetizzare quanto segue:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>1. Qualunque Paese si faccia mettere in ginocchio in 2 mesi \u00e8 un Paese fragile; ma\u00a0 l\u2019Italia non \u00e8 la nazione del risparmio? E allora? Per creare in cos\u00ec breve tempo tutta questa nuova povert\u00e0 \u00e8 evidente il peso che ha il lavoro nero e sottopagato, l\u2019infausta distribuzione della ricchezza, la mancanza dello stato sociale, la vendita dei <em>gioielli<\/em> manifatturieri e del made in Italy.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>2. La micro impresa \u00e8 prevalente nell\u2019artigianato, nell\u2019edilizia, ma anche nel manifatturiero e nella distribuzione, scambio e consumo, dove imperano sempre il lavoro nero, sottopagato, precario.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>3. L\u2019agricoltura italiana, dell\u2019area geografica pi\u00f9 <em>forte <\/em>e pi\u00f9 resiliente del Mediterraneo (che a sua volta \u00e8 una delle 5 aree pi\u00f9 forti e resilienti del pianeta), produce solo energia alimentare e riempie la terra di scarti e inquinamento. Perch\u00e9 non corredarla di tutti i vantaggi dell\u2019economia circolare con tutti i prodotti qualitativamente riconoscibili?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>4. Le aree interne avendo perso qualsiasi forma di autonomia economica sono diventate non solo economicamente ma anche socialmente e culturalmente dipendenti dal turismo urbano e non reggono neanche \u201c<em>la chiusura degli impianti\u00a0 a fune\u201d<\/em> (un esempio per tutti).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>5. Il turismo si accontenta di vendere le bellezze del passato ed \u00e8 completamente disinteressato ai disvalori del presente. Accetta le orribili periferie, il consumo dissennato del territorio, la perdita dei valori paesaggistici urbani, agrari e naturali; non ha mai cercato rapporti virtuosi con l\u2019agricoltura di qualit\u00e0, n\u00e9 con la pesca, n\u00e9 con i forestali. La manutenzione dei paesaggi attraverso il lavoro gli \u00e8 estraneo come \u00e8 estraneo alla cultura e ai programmi-progetti istituzionali.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Partendo proprio dal terzo, quarto e quinto punto vediamo quanto si pu\u00f2 fare se invece di poggiare tutta la ripresa economica sulla richiesta dei finanziamenti a fondo perduto, proviamo a ripartire adottando la cultura della qualit\u00e0 e usando il metodo della riqualificazione (dall\u2019ambiente all\u2019urbano, ai salari, al tempo di lavoro, ai prodotti).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>1. L\u2019agricoltura e la zootecnia oggi producono, fatti salvi alcuni prodotti di eccellenza, pi\u00f9 per produzioni quantitative che qualitative. I valori dei prodotti orticoli, caseari e zootecnici spesso si sono persi per l\u2019inquinamento dei territori, la partecipazione attiva al degrado sociale, produttivo e ambientale della corruzione e della delinquenza organizzata. Non parliamo poi della perdita qualitativa dei prodotti trasformati. Il risultato sono alimenti mediocri per qualit\u00e0 organolettiche, energetiche e salutari. Questi processi non solo hanno diminuito la qualit\u00e0 dei cibi ma hanno trasformato il paesaggio agrario in capannoni e deserti verdi pieni di inquinamento, il mare in una discarica di riserva, le coste marine \u2026 stendiamo un velo pietoso.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Eppure \u00e8 facile invertire il processo: basta assegnare al settore agricolo-zootecnico il ruolo di trasformatore-produttore di energia <em>tout court<\/em> (compresi gas, concimi, elettricit\u00e0 da biodigestione), dotarlo della cultura e delle tecnologie necessarie e <strong>trasformare i finanziamenti di sostegno con finanziamenti per l\u2019innovazione e l\u2019istruzione.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019agricoltura in senso lato (tanto pi\u00f9 se vi uniamo il forestale e la pesca) \u00e8 grande produttrice di <em>scarti<\/em> (dalle potature alle deiezioni, a \u2026). Nell\u2019economia circolare ben strutturata, tutti gli <em>scarti<\/em>, convogliati in impianti di bio-digestione e bio-trasformazione, invece d\u2019inquinare possono diventare materie prime per la produzione di energia e materiali <em>da fonti biologiche<\/em>. Gli impianti, facilmente dimensionabili, possono servire per il fabbisogno energetico dell\u2019azienda, per l\u2019abitato ecc. Si tratta di attuare distretti eco-energetici dimensionati sul fabbisogno agricolo-residenziale, del lavoro e della mobilit\u00e0 del distretto stesso. Ai processi <em>digestivi<\/em> e di bio-trasformazione possono partecipare tutte le sostanze idonee alla combustione e al riciclo che si trovano lungo le vie e le trazzere, con grande vantaggio per la viabilit\u00e0 e le casse comunali. Se, <em>ad abundantiam<\/em>, progettiamo anche una serie di laghetti e li riempiamo di pesci in numero idoneo a tener pulita l\u2019acqua, ci costruiamo riserve d\u2019acqua, variet\u00e0 alimentare e un ottimo contenimento di zanzare e insetti (i pesci d\u2019acqua dolce sono ghiotti di larve). L\u2019agricoltura e la zootecnia perderebbero valori quantitativi ma guadagnerebbero in qualit\u00e0 (con relativi prezzi) e disporrebbero di tre prodotti aggiuntivi: gas, elettricit\u00e0, concimi degassificati immediati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>2. Siamo invasi dalla \u201cmonnezza\u201d e allora \u201cCopenaghen docet\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Senza farla troppo lunga, sto parlando del termovalorizzatore come tecnologia propria dell\u2019economia circolare idonea a trasformare quelli che oggi sono costi in prodotti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il termovalorizzatore smaltisce e valorizza, recuperando energia nella trasformazione dei rifiuti solidi che, con gli <strong>attuali<\/strong> mezzi di selezione\/acquisto\/riutilizzazione, rimarrebbero in discarica. Sono realizzabili in diverse dimensioni e questo permette di attagliarsi alle esigenze locali. La piccola dimensione (sempre utile nell\u2019economia circolare del distretto) ha il grande vantaggio di consentire risparmi sui costi delle reti di distribuzione. Inoltre le energie prodotte sono in grado di soddisfare perimetri urbani dimensionabili.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>C\u2019\u00e8 da aggiungere che il termovalorizzatore con il suo processo d\u2019incenerimento permette il riciclo di materia attraverso il recupero, impossibile con altre tecnologie (almeno ad oggi); permette l\u2019estrazione di quantitativi interessanti di metalli ferrosi e non ferrosi e ceneri pesanti che, salvo verifiche, possono essere usati o nelle infrastrutture o in edilizia, sostituendo sabbia e ghiaia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>\u00a7. Abbandonando gli esempi<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sui temi dell\u2019ambiente e dell\u2019economia circolare, viviamo una fase in cui gli slogan si sostituiscono ai ragionamenti, alla ricerca e alla promozione di azioni concrete senza le quali \u00e8 impossibile promuovere una cultura sociale fondata sui nuovi paradigmi economici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Eppure l\u2019uso e l\u2019abuso del dibattito sulla promozione dell\u2019economia verde \u00e8 enorme ma come sempre, quando non si vuol trovare la soluzione di un problema, \u00e8 buona norma straparlarne.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Se non ora quando?<\/strong> Dobbiamo uscire da due crisi, quella economica e quella del modello di crescita fino ad ora usato, che ha prodotto enormi disturbi agli ecosistemi naturali che\u00a0 per ora hanno reagito con assaggi epidemici, riscaldamento ecc.; poi?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Dobbiamo fare attenzione alla concretezza, vivendo in una societ\u00e0 in cui l\u2019informazione <em>come tale<\/em> ha superato l\u2019uso documentale dell\u2019informazione stessa; le parole hanno preso il sopravvento sulle azioni a tutto vantaggio del mantenimento dello status quo e degli interessi consolidatisi nella storia che ha formato i problemi e i dissesti ecosistemici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Bisogna agire e studiare, preparare e organizzare azioni che possano dare concretezza alle soluzioni e non <em>alla sola evidenza dei problemi sociali, economici, ambientali<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Tra i vari problemi il primo da tener presente \u00e8 quello del lavoro e della distribuzione sociale della ricchezza. Cominciamo a pensare seriamente a processi produttivi ecosostenibili (come quelli sommariamente espressi negli esempi) attuati con la diminuzione dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di salario (vi ricordate le 35 ore?)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A questo si aggiunge un elemento determinante: i problemi evidenziati, che vivono all\u2019interno di una crisi profonda in gran parte da loro stessi prodotta, comportano, nella loro soluzione, nuovi lavori, nuovi investimenti, nuovo benessere sociale e ambientale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Questo fa s\u00ec che sia proprio il mondo del lavoro il principale portatore d\u2019interesse di una nuova economia.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se continuiamo ad andare dietro alle richieste delle attivit\u00e0 cos\u00ec come si sono consolidate, non potremo che continuare a tamponare situazioni in crisi latente e preannunciata per loro stessa definizione. Prendiamo ad esempio il settore della ristorazione nelle aree turistiche e il turismo in generale. La micro impresa, quella che definisce le aree \u201c<em>mangificio\u201d<\/em>, che costruisce menu all\u201980% sui precotti e serviti in micro-tavoli da camerieri improvvisati, entra in crisi appena intervengono delle misure igieniche legate al rispetto delle distanze, e comunque al rapporto ottimale tra volumi e frequentatori. Lo stesso discorso vale per la rinuncia all\u2019estensione delle presenze distribuite nell\u2019arco dell\u2019anno e non delle stagioni storicamente prevalenti; quando servono progetti strategici, la micro impresa locale si contrappone e impone la sua esistenza non strategica per l\u2019area stessa.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 sulle nuove soluzioni che si pu\u00f2 costruire la nuova economia della qualit\u00e0 e del lavoro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Partire dal mondo del lavoro e dai soggetti reali, che formano e producono la ricchezza, \u00e8 un modo <em>certo<\/em> per costruire azioni concrete abbandonando la <em>produzione di riunioni a mezzo di riunioni<\/em> .<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Purtroppo il mondo del lavoro si \u00e8 perso e disperso nei mille rivoli dell\u2019individualismo e sovranismo, delle differenze sociali e dell\u2019iniqua ripartizione della ricchezza e dei salari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Bisogna ritrovare, nella proposta di azioni concrete, le capacit\u00e0 aggregative che favorirono le formazioni della cooperazione e dei sindacati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Oggi il mondo della produzione non si articola sul solo binomio capitale\/lavoro. I soggetti sociali, amministrativi e finanziari che devono essere interessati sono molteplici e derivano dai molti accessi al credito.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In questi nuovi finanziamenti delle attivit\u00e0 riqualificative dei territori, dell\u2019ambiente e dei settori produttivi perde sempre pi\u00f9 importanza chi possiede il capitale costante mentre aumenta quella di chi \u00e8 in grado di promuovere, amministrare e gestire lavorando concretamente nei processi e nei progetti che permettono di usufruire dei finanziamenti come liquidit\u00e0 del capitale strategico per l\u2019area.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ci troviamo di fronte a un tema sistemico. Niente di meglio se vogliamo avviare economie sistemiche capaci di prodursi e riprodursi nella circolarit\u00e0 degli investimenti, delle convenienze sociali e individuali, del ben-essere. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Oggi dobbiamo considerare invarianti i temi e i valori dell\u2019economia locale, della partecipazione, dello sviluppo locale e dell\u2019Ente territoriale idoneo e legittimato a gestire i processi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non \u00e8 sufficiente\u00a0la partecipazione di un solo soggetto (che al massimo pu\u00f2 essere trainante), ma sono <em>tutti gli attori del\u00a0territorio<\/em> che devono comparire per garantire un progetto sistemico in cui tutti ritrovino le loro convenienze.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Dobbiamo individuare aree che, indebolite dalla mala economia (significativo l\u2019esempio tra la stagionalit\u00e0 in un\u2019area turistica montana e l\u2019estensione annuale di tutta l\u2019economia dell\u2019area interna), siano capaci di aggregare attori e settori, nella circolarit\u00e0 delle convenienze e degli investimenti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Senza la presenza <em>della pluralit\u00e0 degli attori e delle convenienze<\/em>, accade quello che \u00e8 accaduto fino a oggi: NULLA.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019economia circolare ha basi teoriche sorrette da alcuni esempi importanti soprattutto per ci\u00f2 che riguarda le aree a <em>crescita ritardata o dipendente<\/em>. La circolarit\u00e0 dell\u2019economia, la tramutazione della voce <em>spese<\/em> (che oggi troppo spesso compare nei bilanci) nella voce\u00a0 <em>investimenti<\/em>, \u00e8 fondamentale per la cultura dell\u2019azione ecologicamente corretta capace di progettare non solo la mutazione ecosistemica necessaria ma anche l\u2019equilibrio della post-mutazione. Senza cultura e teoria si costruiscono azioni effimere incapaci di durare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La verifica dell\u2019azione nel suo nuovo equilibrio e il suo consolidamento nella coscienza sociale sono fondamentali perch\u00e9 l\u2019economia circolare \u00e8 talmente lontana dalla nostra cultura d\u2019uso, \u201cmoderna e quantitativa\u201d, che deve iniziare per progetti circostanziati capaci di legittimare, in modo empirico, i vantaggi del sistema uomo-natura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Enfatizzo il termine <em>empirico <\/em>(pur essendo per tradizione culturale pi\u00f9 votato alle teorie), perch\u00e9 ogni territorio \u00e8 un sistema singolo e definito, e l\u2019economia sistemica deve creargli un\u00a0vestito su misura. Nell\u2019economia sistemica e circolare non esistono i <em>pr\u00eat \u00e0 porter<\/em>, tutti i vestiti sono su misura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ogni bravo montanaro o operatore dell\u2019edilizia acrobatica sa che, prima di sporgersi, deve essere sicuro che la corda sia fissata bene. Sui temi dell\u2019economia sistemica e sulla sua struttura circolare, le confusioni sono ancora molte e quindi va posta molta attenzione: non si pu\u00f2 sbagliare e dobbiamo iniziare con il nodo giusto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Abbiamo bisogno di esempi e di sperimentazione. Un antico proverbio dice: \u201c<em>Se vuoi andare veloce vai solo, se vuoi andare lontano vai insieme<\/em>\u201d; dobbiamo lasciare la solitudine agli slogan e ai lamenti (che corrono veloci sui media di tutto il mondo) e, per andare lontano, iniziare <strong>subito e insieme<\/strong> un percorso virtuoso, di progetti e di verifiche empiriche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Chi si occupa di economia circolare o di economia sistemica (la generalit\u00e0 in cui la prima si attua realizzandosi) ha due riferimenti fissi: lo sviluppo locale (non ci sono pr\u00eat \u00e0 port\u00e9) e la partecipazione. A questi due temi si aggiungono quelli della multiculturalit\u00e0 come valore sistemico dell\u2019integrazione e della circolarit\u00e0 degli interessi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sono temi che non possono essere disattesi soprattutto ora che stanno avanzando sovranismi e destre. Questi sono sorretti non solo dai negazionisti dei problemi climatici e dei dissesti ambientali, ma hanno fatto il pieno di voti da parte dei poteri e dei conservatori degli interessi consolidati, delle scienze settoriali, dell\u2019economia mono-direzionata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019economia sistemica, nel suo strumento applicativo dell\u2019economia circolare, \u00e8 una rivoluzione perch\u00e9 cambia i soggetti d\u2019interesse, la struttura e il modo di formare la ricchezza e di distribuirla.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Cambia anche la partecipazione al lavoro, la formazione dei salari e la <em>giornata di lavoro<\/em>. Soprattutto nelle aree interne, in quelle agricole, in quelle aree cio\u00e8 che storicamente sono state le aree dei mille mestieri e dei mille saperi possiamo ritrovare le ricchezze culturali e formative capaci di far cantare e risuonare i valori della complementariet\u00e0 dei processi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Quando un paese diventa <em>faber<\/em> delle sue soluzioni, quando cio\u00e8 passa da oggetto che subisce i danni del dissesto, a soggetto che ricostruisce le condizioni di sicurezza, ORGANIZZA di fatto nuovi lavori con nuove economie.<\/strong> \u00c8 su questo che si ridefinisco economie, distribuzione e preminenze, attuando un processo sociale ed economico sostitutivo. Una rivoluzione? Comunque una condizione che pu\u00f2 mandare a casa gli attuali modi di produrre e formare la ricchezza e la sua distribuzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Gli attuali proprietari della formazione della ricchezza e della sua ripartizione sociale (sia salariali sia di sicurezza sociale e strutturale) o si convertono o ti combattono avendo tutti i vantaggi di chi difende il conosciuto e il consolidato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 da qui (o anche da qui) che rinascono destre e sovranismi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Che fare? Cominciare a operare con continuit\u00e0 sui territori con la cultura della qualit\u00e0 e del lavoro, sorretti da progetti sistemici capaci di coinvolgere interessi e lavoro e soprattutto con il lavoro come perno dell\u2019azione, della formazione della ricchezza e della distribuzione della ricchezza.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Manlio Vendittelli\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempi di coronavirus: finito lo sgomento e la paura, dobbiamo abituarci alla convivenza con il Covid 19? Con quali regole e ordinamenti sociali, con quale economia, con quale ecologia? Con le regole dell\u2019accettazione e della sola prudenza? Degli \u201caggiustamenti\u201d o dei cambiamenti? 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