{"id":3873,"date":"2020-06-29T11:59:26","date_gmt":"2020-06-29T09:59:26","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/le-sconfitte-dell-italia-in-libia-intervista-a-michela-mercuri\/"},"modified":"2020-06-29T11:59:26","modified_gmt":"2020-06-29T09:59:26","slug":"le-sconfitte-dell-italia-in-libia-intervista-a-michela-mercuri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/le-sconfitte-dell-italia-in-libia-intervista-a-michela-mercuri\/","title":{"rendered":"Le sconfitte dell&#8217;Italia in Libia. Intervista a Michela Mercuri"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quali saranno i \u201cgiochi\u201d strategici militari nel nuovo scenario libico? Ne parliamo con la professoressa Michela Mercuri. Michela Mercuri \u00e8 <\/em>docente del Corso in Terrorismo e le sue mutazioni geopolitiche alla SIOI (Societ\u00e0 italiana per le organizzazioni internazionali di Roma), insegno Geopolitica del Medio Oriente\u00a0all\u2019Universit\u00e0 Niccol\u00f2 Cusano e Storia contemporanea dei Paesi mediterranei all\u2019Universit\u00e0 di Macerata . E\u2019 componente dell\u2019Osservatorio sul Fondamentalismo religioso e sul terrorismo di matrice jihadista (O.F.T.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Professoressa, la situazione in Libia \u00e8 ancora ben lontana dalla stabilizzazione. Comunque un dato emerge : Haftar esce fortemente ridimensionato dal conflitto. Colui che voleva conquistare Tripoli viene respinto dal forte intervento turco a fianco del governo di accordo nazionale (quello di Tripoli). Adesso che faranno Francia e Russia? Secondo una fonte giornalistica, Arab weekly, Parigi e Mosca si stanno accordando per il controllo di Sirte (e anche della base di Al-Qardab\u00ecya). L&#8217;obiettivo russo \u00e8 avere basi in Cirenaica. Insomma per il Sultano Erdogan non \u00e8 una passeggiata, la Libia&#8230;<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La citt\u00e0 di Sirte \u00e8 da sempre considerata strategica sia per la sua collocazione geografica, sia per i giacimenti inesplorati che fanno gola a molte potenze straniere da tempo presenti nel teatro libico, Francia in testa. Inoltre, la base di Al-Qardab\u00ecya \u00e8 da tempo negli obiettivi di Putin che ha preso parte alla guerra per procura in Libia al fianco del generale Khalifa Haftar anche per poter ottenere uno sbocco sul mare e per il posizionamento di basi militari. Per questi motivi, per Mosca e Parigi, la Turchia non deve superare questa sorta di \u201clinea rossa\u201d. Al-Qardab\u00ecya, poi, ha un forte valore simbolico anche per Haftar che, nel 2016, chiam\u00f2 l\u2019offensiva militare contro le forze di Misurata battaglia di \u201cAl-Qardab\u00ecya 2\u201d. Nonostante tutto, un accordo tra Turchia e Russia sembrava nell\u2019aria: Ankara avrebbe lasciato al Cremlino la base aerea di al-Jufra, in cui sono gi\u00e0 \u201cpiazzati\u201d caccia russi, e magari altri \u201cassets\u201d, e la partita forse si sarebbe chiusa.Tuttavia la Francia per non rimanere esclusa dai giochi ha intensificato notevolmente la propria attivit\u00e0 su Sirte, con numerosi sorvoli effettuati con caccia Rafale\u00a0sui cieli della citt\u00e0, rimescolando le carte. Per non indispettire gli Usa, per ora pi\u00f9 vicini alle forze dell\u2019ovest, il Presidente Macron ha telefonato a Trump denunciando il comportamento \u201cinaccettabile\u201d della Turchia, tentando di mettere i bastoni tra le ruote a Erdogan che credeva oramai chiusa la partita libica con un accordo turco-russo. Il futuro, dunque, appare ancora incerto. Molto dipender\u00e0 dai futuri negoziati, che inevitabilmente vedranno la \u201cquestione Sirte\u201d al centro del dibattito, e da quanto e come gli Usa decideranno di esporsi in favore della Turchia. L\u2019ipotesi pi\u00f9 plausibile, al momento, \u00e8 quella di un congelamento delle posizioni, con la Turchia nell\u2019ovest e la Russia e (molto parzialmente) la Francia nell\u2019est. La domanda \u00e8 se questa sorta di \u201cinstabilit\u00e0 controllata\u201d sar\u00e0 destinata a durare. Su questo nutro dei dubbi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Resta comunque che la presenza turca s\u00ec \u00e8 rafforzata, non solo numericamente (con 1500 uomini e 11 mila mercenari siriani) ma anche con basi logistiche e navali. Sappiamo quanto sia importante per Erdogan rafforzare la presenza navale nello scacchiere centrale del mediterraneo. E le recenti manovre navali lo hanno confermato. Quali sono queste basi?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La Libia sembra essere divenuta \u201cl\u2019hub\u201d per la proiezione di potenza turca nel Mediterraneo orientale e non solo. L\u2019impegno di Ankara al fianco del Governo di accordo nazionale (Gna) di al-Serraj non \u00e8 certo stato dettato da spirito caritatevole ma da una precisa strategia: rafforzare la sua presenza nel mare nostrum in cambio del supporto al Gna. Prova ne sia <\/span><span>Erdogan, ancor prima di intervenire in Libia, aveva gi\u00e0 siglato con al- Serraj un accordo per una zona economica esclusiva che dalle coste della Turchia si estende a quelle della Libia per sfruttare le risorse di gas offshore in un\u2019area che vede forti interessi di Eni, Total e alcune compagnie americane.\u00a0<\/span><span> Ma il conto potrebbe essere pi\u00f9 salato. Il Sultano potrebbe installare basi militari nel Paese in aree strategiche.\u00a0 Una potrebbe essere collocata nell\u2019aeroporto di al-Watiya che si trova a circa 120 km a sud-ovest di Tripoli che \u00e8 stato recentemente sottratto alle forze di Haftar. Si tratterebbe di una base militare in cui collocare caccia, droni e sistemi antimissilistici. Ci sarebbe, poi, la possibilit\u00e0 di una infrastruttura navale nell\u2019area di Misurata utile a controllare gli interessi turchi nel Mediterraneo orientale. Va precisato che un tale \u201cinvestimento\u201d non sarebbe stato possibile senza il supporto del Qatar, altro alleato del Gna in Libia soprattutto in chiave anti Emirati che armano il generale Haftar. Lo scorso anno Ankara ha realizzato la sua seconda base in Qatar con lo scopo di proiettare la sua influenza anche nel Golfo. Detta in altri termini le ambizioni neo-ottomane del Sultano vanno ben oltre il Mediterraneo orientale.<\/span><span><\/p>\n<p> <strong>Gli Usa si affidano a Erdogan per tutelare i loro interessi?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nonostante le tensioni tra Washington e Ankara dopo l\u2019uccisione del generale iraniano Soleimani o le numerose \u201cfrizioni\u201d dovute alle diverse posizioni assunte dai due Paesi in Siria (solo per citare alcuni esempi) potremmo dire che la realpolitik tende a produrre \u201cstrange badfellow\u201d. Trump ed Erdogan, dopo il recente arrivo di caccia russi in Libia, sembrano aver capito che, se necessario, \u00e8 meglio mettere da parte le divergenze per far fronte al nemico comune e hanno concordato di \u201ccontinuare una stretta collaborazione\u201d in Libia basata su reciproci vantaggi. Il Presidente americano ha nella Turchia sia il partner che fa il \u201clavoro sporco\u201d, combattendo contro le forze di Haftar e arginando l\u2019azione dei russi, sia un possibile mediatore capace di dialogare con Putin. La Turchia, in cambio, pu\u00f2 ritagliarsi un maggior peso in Libia e nel Mediterraneo con il tacito consenso degli americani. D\u2019altra parte la Turchia non \u00e8 vista di buon occhio nella Nato, di cui pure fa parte, e uno \u201csdoganamento\u201d da parte americana pu\u00f2 essere sicuramente utile. Di converso, gli americani hanno basi strategiche in territorio turco. Meglio mettere da parte le divergenze, magari partendo proprio dalla Libia.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Come si stanno comportando gli altri &#8220;attori&#8221;? Mi riferisco in particolare a Egitto, Arabia Saudita e Qatar&#8230;<br \/> <\/strong><br \/> <\/span><span>Qatar, Arabia Saudita ed Egitto in Libia hanno fin qui sostenuto fronti opposti. In estrema sintesi Doha \u00e8 al fianco di al-Serraj mentre Riad e Il Cairo sostengono Haftar. L\u2019Arabia Saudita al momento sembra meno interessata al dossier libico, mentre gli Emirati arabi uniti sono rimasti gli unici veri sponsor di Haftar. Saranno probabilmente loro a cercare in ogni modo di rispondere alla \u201cvittoria turca\u201d, forse non in Libia ma su altri tavoli come, ad esempio, la gi\u00e0 martoriata Siria. Nel frattempo cercano di mettere i bastoni tra le ruote ad Ankara nel Mediterraneo orientale intessendo rapporti con molti degli attori interessati al progetto del gasdotto East Med (ostacolato dalla Turchia) tra cui l\u2019Egitto. Per quanto riguarda Il Cairo, al-Sisi sembra voler salire su un gradino pi\u00f9 alto, passando da attore attivo del conflitto, grazie al suo sostegno ad Haftar, al ruolo di mediatore. Per questo motivo ora pare molto pi\u00f9 vicino ad Aquila Saleh, il Presidente del Parlamento di Tobruk sostenendo la sua \u201ciniziativa di pace\u201d che richiedeva, tra le altre cose un immediato cessate il fuoco, il ritiro delle forze straniere e un ritorno al processo politico. La proposta \u00e8 stata evidentemente restituita al mittente dal Gna e dalla Turchia. Tuttavia il ruolo egiziano potrebbe essere importante per futuri negoziati che, mi auspico, vi saranno a breve.<\/span><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Qualcuno ha scritto che la Libia \u00e8 un\u00a0Monumento alla inettitudine della classe politica italiana. Condivide il giudizio?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La Libia \u00e8 la cartina al tornasole dell\u2019assenza di una strategia di politica estera dell\u2019Italia. Nel 2011 abbiamo preso parte a un intervento internazionale voluto soprattutto dalla Francia, pagando per far fuori Gheddafi, il nostro migliore alleato nel Mediterraneo. Nel tempo siamo riusciti a recuperare alcune postazioni nel Paese, grazie anche all\u2019Eni che ha continuato a lavorare in Libia mantenendo rapporti con gli attori locali. Dal 2016, abbiamo deciso di sostenere il Gna di Serraj per tutelare i nostri interessi nell\u2019ovest ma limitando troppo spesso la nostra \u201cchiave di lettura\u201d della crisi libica al tema migratorio e, dunque, senza quello sguardo strategico d\u2019insieme che una seria politica estera richiederebbe. Quando, per\u00f2, l\u2019offensiva di Haftar per conquistare Tripoli sembrava volgere a suo favore abbiamo \u201cstrizzato l\u2019occhiolino\u201d al generale della Cirenaica, perdendo credibilit\u00e0 nell\u2019ovest. A chiudere questa \u201cparata di errori\u201d, negli ultimi mesi, forse troppo presi dai problemi del Covid, abbiamo abbandonato di nuovo il dossier libico lasciando campo libero alla Turchia che ha rifornito le milizie di Tripoli e dintorni di armi e mercenari permettendo ad al- Serraj di costringere Haftar a una parziale ritirata e ora \u201cle chiavi\u201d dell\u2019ovest sono in mano ad Erdogan. Eppure abbiamo ancora numerosi assets nel Paese. La nostra ambasciata a Tripoli svolge un ottimo lavoro, l\u2019Eni continua ancora ad avere un importante peso anche tra la popolazione. Abbiamo buoni rapporti con gli attori che sostengono le diverse fazioni.\u00a0 Solo per fare alcuni esempi, <\/span><span>il gas egiziano porta il marchio di Eni, il giacimento Zhor, oggi, rappresenta da solo un terzo della produzione totale di gas del Paese. Dall\u2019altra parte l\u2019Italia fa affari anche con il Qatar, alleato di al-Serraj. Detta in altri termini abbiamo ancora delle buone carte per giocare la nostra partita ma non lo stiamo facendo. Possiamo definire \u201cinettitudine\u201d questo atteggiamento, o pi\u00f9 semplicemente incapacit\u00e0 di portare avanti una chiara linea di politica estera. Qualunque definizione vogliamo utilizzare i fatti non cambiano: almeno per il momento abbiamo perso la Libia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Quali sono i rischi che corrono l&#8217;Italia e l&#8217;Europa da un rafforzamento di Putin e Erdogan in Libia?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019Italia e l\u2019Europa non rischiano di perdere pi\u00f9 di quanto abbiano gi\u00e0 perso, visto che oramai sono totalmente escluse dalla partita libica. In termini brutali potremmo dire che chi \u00e8 sul terreno vince e Russia e Turchia hanno combattuto nel Paese \u201cboots on the ground\u201d e ora chiedono il conto ai rispettivi alleati sul terreno. Quanto sar\u00e0 \u201csalato\u201d lo scopriremo solo quando i due si siederanno al tavolo delle trattative. In ballo ci sono basi militari, porti, affari miliardari per la ricostruzione e, pi\u00f9 in generale, l\u2019influenza geostrategica nel quadrante mediterraneo. Se il buongiorno si vede dal mattino, tra tutti i Paesi europei, l\u2019Italia \u00e8 la grande sconfitta. Il 18 giugno, in una lettera pubblicata nel quotidiano La Repubblica, il leader del Gna, Fayez al- Serraj, pur chiedendo all\u2019Onu e all\u2019Unione europea un aiuto per una soluzione politica del conflitto e ribadendo il legame con l\u2019Italia, sottolinea pi\u00f9 volte l\u2019indispensabile supporto fornitogli dalla Turchia e la validit\u00e0 dell\u2019accordo concluso con Ankara per la gi\u00e0 menzionata zona economica esclusiva nel Mediterraneo orientale. Parole che pesano come un macigno sull\u2019Europa ma soprattutto sull\u2019Italia. Non servono altri esempi per spiegare il ruolo oramai marginale che ricopriamo nel Paese. Per il nostro governo non vi sono pi\u00f9 scelte: se vorr\u00e0 tornare a dialogare con gli attori dell\u2019ovest dovr\u00e0 necessariamente \u201calzare la cornetta e chiamare Ankara\u201d: \u00e8 lei che decide, probabilmente anche sulla questione migranti. E a chi eccepisce che la Turchia non sia l\u2019interlocutore migliore con cui parlare non si pu\u00f2 che rispondere che l\u2019Italia ha scelto di trovarsi in questa difficile situazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Ma in tutta questa vicenda le trib\u00f9 libiche che ruolo stanno giocando?<br \/> <\/strong><\/span><span>La Libia \u00e8 un Paese di notevoli dimensioni fatto di realt\u00e0 tribali radicate nel territorio e con un forte ascendete sulla popolazione che neppure Gheddafi riusciva a controllare del tutto, specie nella Cirenaica e nel Fezzan<\/span><span>. Le trib\u00f9, e pi\u00f9 in generale gli attori locali come le municipalit\u00e0, sono player indispensabili che potrebbero avere un ruolo aggregativo o disgregativo nei futuri assetti libici. In Tripolitania, ad esempio, <\/span><span>dopo la sconfitta di Haftar \u00e8 venuto a mancare \u201cil nemico comune\u201d e ora le forze che si erano strumentalmente unite contro di lui potrebbero rispolverare ambizioni egemoniche capaci di portare a scontri interni. Prima dell\u2019avanzata dell\u2019esercito di Haftar, per esempio, c\u2019erano vistose crepe tra al-Serraj e i gruppi di Misurata, la potente citt\u00e0-Stato che con le sue milizie ha battuto lo Stato islamico a Sirte nel 2016 e da l\u00ec ha sempre ambito a un ruolo di primo piano nel Paese. I misuratini sono fin qui statipreziosi alleati del Gna nel respingere l\u2019offensiva militare di Haftar, ma ora potrebbero chiedere il conto. Discorso simile pu\u00f2 essere fatto per le altre milizie libiche, unite dalla causa comune di \u201csalvare Tripoli\u201d ma che ora potrebbero ingaggiare una guerra intestina. Di questo anche Turchia e Russia dovranno tenere conto quando decideranno come far valere i loro interessi nel Paese. D\u2019altra parte, gli attori locali, o per lo meno alcuni, potrebbero essere alleati della comunit\u00e0 internazionale per un processo di ricomposizione del Paese. Un percorso che richiede una grande conoscenza della complessa realt\u00e0 territoriale libica e una notevole capacit\u00e0 di dialogo e mediazione che fino ad oggi nessuno si \u00e8 sforzato di compiere.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Sono ancora possibili negoziati di pace?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nonostante le evidenti difficolt\u00e0 di cui abbiamo sin qui parlato, \u00e8 indispensabile tentare nuovi negoziati. Questa volta, per\u00f2, sar\u00e0 necessario lasciare da parte le belle photo opportunity (unico risultato raggiunto nei vari vertici internazionali fin qui realizzati sulla Libia) ed essere molto pi\u00f9 pragmatici, intavolando un dialogo inclusivo con le municipalit\u00e0 e con le trib\u00f9. La domanda \u00e8: chi pu\u00f2 farlo e come? E\u2019 evidente che Russia e Turchia saranno i protagonisti indiscussi dei futuri negoziati e che gli Usa, che per il momento hanno scelto Ankara, giocheranno la loro partita dietro le quinte. Per quanto riguarda l\u2019Europa \u00e8 oramai chiaro che nessuno Stato da solo pu\u00f2 fare la differenza e dunque non resta che sperare che le cancellerie europee aprano gli occhi e capiscano, dopo quasi10 anni di instabilit\u00e0 e conflitti, che la guerra, oltre ad essere una catastrofe per la popolazione, viene sempre vinta da chi \u00e8 pi\u00f9 spregiudicato e non ha problemi nell\u2019esporsi e combattere (e questo non \u00e8 certo nelle corde dell\u2019Europa). A volte, dunque, \u00e8 pi\u00f9 conveniente trovare una soluzione comune tra tutti gli Stati e non per spirito di unit\u00e0, che in Europa fin qui non \u00e8 mai esistito, ma per la pragmatica presa di coscienza che una Libia stabile pu\u00f2 favorire l\u2019interesse nazionale di tutti i Paesi europei. Se l\u2019Europa ci riuscir\u00e0 potr\u00e0 forse ambire a un qualche ruolo nel futuro del Paese.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal sito: <a href=\"http:\/\/confini.blog.rainews.it\/2020\/06\/19\/tutte-le-sconfitte-dellitalia-in-libia-intervista-a-michela-mercuri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/confini.blog.rainews.it\/2020\/06\/19\/tutte-le-sconfitte-dellitalia-in-libia-intervista-a-michela-mercuri\/<\/a><\/p>\n<p><span>\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali saranno i \u201cgiochi\u201d strategici militari nel nuovo scenario libico? Ne parliamo con la professoressa Michela Mercuri. 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