{"id":3909,"date":"2020-07-14T08:24:47","date_gmt":"2020-07-14T06:24:47","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/i-dottorati-di-comunita\/"},"modified":"2020-07-14T08:24:47","modified_gmt":"2020-07-14T06:24:47","slug":"i-dottorati-di-comunita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/i-dottorati-di-comunita\/","title":{"rendered":"I dottorati di Comunit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019 abbandono delle aree interne e delle zone \u201cnon produttive\u201d in Italia, come in Europa, \u00e8 un annoso tema che spesso \u00e8 stato ed \u00e8 motivo di conflitto ideologico tra i romantici dello sviluppo locale e i moderni sostenitori della societ\u00e0 capitalistica globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sotto la pressante spinta di quest\u2019ultimi, il modello neocapitalistico di sviluppo si \u00e8 velocemente propagato in tutto il Paese, concentrando ricchezze nelle mani di pochi e lasciando ai pi\u00f9 macerie territoriali, ambientali\u00a0 e umane. Per le aree deboli (di montagna, rurali diffuse, piccoli borghi storici, soprattutto del mezzogiorno d\u2019Italia, isole minori, ecc.) non c\u2019\u00e8 stato scampo: negli ultimi 20 anni si \u00e8 cos\u00ec completata l\u2019emorragica sparizione fisica e sociale di intere comunit\u00e0. \u00c8 inutile dire che sono stati complici attivi i molti terremoti e fenomeni di dissesto (idrogeologico ecc.), causati spesso dalla <strong>neo-<\/strong>fragilit\u00e0 dei territori <em>svuotati<\/em> dalle cure che li avevano plasmati e oggi destinati, per povert\u00e0 incipiente,\u00a0 all\u2019incuria e all\u2019abbandono.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nonostante ci\u00f2 e la colpevole incapacit\u00e0 di affrontare questa questione, i territori esistono e, con caparbiet\u00e0 contadina e montanara, <em>resistono<\/em>, mostrando tutto il loro potenziale valore; spesso (forse sempre) hanno la forza per reclamare un\u2018inversione di tendenza e partecipare a timide fasi di sviluppo (attuati con progetti di economie dipendenti).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per altre vie, nel periodo della crisi pandemica, l\u2019abbondanza di dati e statistiche elargitici ci hanno dimostrato che la persistenza e prevalenza di processi e integrit\u00e0 naturali hanno permesso, a una societ\u00e0 con tassi inferiori d\u2019inquinamento, di avere maggiori resistenze proprie. Questo fa s\u00ec che, anche se dolorosa, la situazione attuale li metta al centro di possibili piani di sviluppo come luoghi fondamentali da cui partire per costruire un paese migliore, pi\u00f9 solidale e con un\u2019impronta ecologica davvero ridotta al minimo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Diventa legittima una domanda: perch\u00e9 non provare a ripartire dalle aree neglette per costruire un Paese moderno ed ecologicamente sano, capace di utilizzare i migliori saperi e le pi\u00f9 affidabili tecnologie? Concertando e promuovendo un grande piano d\u2019intervento in questa direzione non solo ridiamo senso ai luoghi, ma contribuiamo a ricostruire e rinnovare relazioni di comunit\u00e0 tra le persone, costruendo <em>reti<\/em>\u00a0 tra comunit\u00e0 differenti.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le politiche europee e nazionali che via via sono state assunte per contrastare la tendenza distruttiva della nostra base sociale e produttiva e ricostruire le condizioni per la sopravvivenza anche degli ultimi, penultimi e terzultimi, hanno evidenziato e mostrano un\u2019indubbia nuova consapevolezza culturale. Basta pensare alla programmazione dei Fondi strutturali Europei 2014-2020 o al pi\u00f9 recente Green New Deal della Commissione Europea. I flussi dell\u2019economia reale e le conseguenti scelte di politica nazionale e internazionale vorrebbero e vogliono marciare in altre direzioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 per questo che le politiche di riequilibrio rischiano di restare ancora una volta mere dichiarazioni di principio se non si modificano <em>mentalit\u00e0, modalit\u00e0 e procedure,<\/em> contribuendo a cambiare lo status quo a tutti i livelli istituzionali e operativi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un esempio fra tutti: la spesa effettiva negli ultimi 5 anni dei Fondi Strutturali\u00a0 2014-2020 (fondi FESR e\u00a0 FSE), comprese le risorse a titolarit\u00e0 nazionale (PON), delle\u00a0 5 regioni meridionali si attesta oggi alla fine del periodo intorno\u00a0 ai 7 miliardi di \u20ac a fronte di una dotazione complessiva pari a 27 miliardi di \u20ac, che si traduce\u00a0 in circa il 25% del totale disponibile e che, senza misure correttive e agli stessi ritmi anche di poco superiori, significa \u00a0 che solo fra 15 anni\u00a0 la spesa sar\u00e0 completata! \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>All\u2019interno di questo quadro desolante, appare del tutto chiaro che le risorse destinate (e spese) ai temi della tutela dei territori, della riconversione ecologica e del riequilibrio tra aree urbane e rurali, sono davvero esigue e che, nonostante le pie intenzioni e gli\u00a0 enfatici momenti di disegno di \u201cStrategie Pilota\u201d, le aree interne e marginali del nostro Paese rischiano di rimanere\u00a0 vuote e abbandonate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per invertire la tendenza bisogna innanzi tutto produrre scienza e conoscenza in un approccio culturale innovativo che trovi le proprie basi nella possibilit\u00e0 di dare <strong>nuovo senso<\/strong> ai luoghi. Bisogna costruire una nuova politica inter-istituzionale che metta al centro <em>il tema del ritorno e della permanenza<\/em>, che faccia leva sul bisogno sociale diffuso, soprattutto nelle nuove generazioni, <em>di modelli di vita alternativi.<\/em> \u00c8 proprio la ricerca di questi modelli che sta portando nelle campagne e nei piccoli centri, giovani, intellettuali, scrittori e artisti.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma questa reazione sociale non \u00e8, n\u00e9 pu\u00f2 essere, sufficiente. Attorno \u00e8 necessario produrre progettualit\u00e0, disegnare interventi e proporre una nuova modalit\u00e0 di sostegno e incentivazione economico-finanziaria, mettendo a sistema le numerose\u00a0 azioni-testimonianza presenti\u00a0 nel nostro Paese. Spesso queste azioni-testimonianza si realizzano, nonostante tutto, grazie al fermento di soggetti formali e informali che esistono e da anni si occupano della questione. Purtroppo e spesso, sono troppo soli e isolati\u00a0 per produrre\u00a0 effetti di politica economica rilevante e duratura nel tempo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>I piccoli centri delle aree interne si dovrebbero trasformare sempre di pi\u00f9 in luoghi capaci di presentarsi come spazi sociali aperti, dinamici e, soprattutto, capaci di accogliere coloro che vogliono <em>ritornare<\/em> ma anche nuovi abitanti culturali temporanei, giovani creativi, immigrati. In altri termini occorre immaginare e costruire nuove e inedite forme di cittadinanza che oggi sono possibili e auspicabili.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Per creare e ricreare questo senso di comunit\u00e0 \u00e8 fondamentale creare e ricreare cultura e formazione.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Cultura, perch\u00e9 un luogo non pu\u00f2 vivere senza; formazione, perch\u00e9 il valore e le produzioni che permetteranno di ricreare una comunit\u00e0 autonoma e autosufficiente socialmente ed economicamente, non si realizzano con i lavori del bel tempo antico ma con l\u2019ausilio di quanto ci offrono oggi saperi, tecniche e tecnologie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Come mettere in relazione i saperi con l\u2019uso dei saperi, e i luoghi del sapere con i luoghi di attuazione del sapere? Come costruire un piano di sviluppo locale in cui la formazione di progetti e professionalit\u00e0 dia linfa culturale e attuativa ai luoghi del fare? Come far ritornare al centro, con il valore della verifica delle <em>buone pratiche, ci\u00f2 che si \u00e8 sperimentato sui territori <\/em>per continuare a costruire ricerca e produrre formazione?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sappiamo che oggi questo patrimonio di conoscenze \u00e8 presente nelle aree urbane (e non in tutte) del Paese, nelle universit\u00e0, nei centri di ricerca e negli uffici studi; <strong>dobbiamo creare un corto circuito tra i luoghi del sapere e quelli del fare per fornire scienza e conoscenza.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Chi meglio della rete pu\u00f2 attuare questo processo? Chi meglio della formazione a distanza pu\u00f2 garantirne l\u2019attuabilit\u00e0? Certo serve un gande sforzo organizzativo che superi la separazione del sapere con quella del fare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Dobbiamo studiare una nuova pedagogia? Per prudenza dovremmo dire forse s\u00ec, per convinzione accentuiamo i valori affermativi e cancelliamo <em>forse.<\/em>\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Senza cultura non si fa sviluppo. Quando nel Meridione tornavano gli emigrati con la poca ricchezza che avevano accumulato con decenni di sacrifici, tornavano con la loro cultura di partenza: <em>la casa casosa<\/em>, enorme, sovrabbondante, grande occupatrice e consumatrice di suolo \u2026 <em>MA <\/em>simbolo del riscatto sociale. L\u2019apparato istituzionale, culturalmente coincidente e quindi consenziente, era in tutti i casi troppo debole e certo non idoneo a contrastare la cultura che produceva questi interventi e quindi \u2026 <em>avanti tutta.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non stiamo accennando a nessuna critica, stiamo solo dicendo che i processi di ritorno e di neo-ingresso devono avere un alveo culturale in cui muoversi e nel quale trovare tutti gli elementi conoscitivi che possano permettere lo svolgimento di un\u2019economia sana e soddisfacente in armonia con gli ecosistemi naturali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Serve un cambio culturale che ha bisogno di strumenti specifici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Noi ne proponiamo (<strong>ri-<\/strong>proponiamo) uno: <strong>i dottorati di comunit\u00e0<\/strong> che, <\/span><span>anche<\/span><span> attraverso la formazione a distanza, mettano in relazione i luoghi del fare con quelli del sapere per formare progetti e operatori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 necessario un cambio culturale che, dovendo essere deciso, richiede un progetto concreto d\u2019impegno civile, istituzionale e politico; che sia capace di costruire le proprie fondamenta sui valori di comunit\u00e0, sulla partecipazione, sulla conoscenza, sulla cultura; che sia capace di riconoscere bellezza, identit\u00e0 e valori; che promuova e sorregga l\u2019innovazione sociale e la capacit\u00e0 della comunit\u00e0 di apprendere e utilizzare con continuit\u00e0 le innovazioni tecnologiche e organizzative pi\u00f9 appropriate ai propri bisogni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Dobbiamo costruire cultura e progetti che abbiano le caratteristiche del processo; che siano in grado di innescare dinamiche e impatti sempre pi\u00f9 vasti e di coinvolgere fasce sempre pi\u00f9 ampie di vecchi e nuovi abitanti. Dobbiamo costruire un percorso che necessariamente deve partire, ma solo partire, dalle voci, dalle memorie, dai racconti, dalle pratiche degli abitanti per restituire ai luoghi la loro storia; il passato non deve diventare un vessillo per contrastare la nuova multiculturalit\u00e0, le nuove dinamiche sociali, l\u2019ingresso di nuova conoscenza, la formazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Occorre predisporsi a nuovi modi di ascoltare, osservare, guardare, dialogare con gli altri per trovare e dare nuovo senso ai luoghi e alle attivit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Se la politica e le forze di governo vorranno assumersi la responsabilit\u00e0 e accettare la sfida di promuovere i dottorati di comunit\u00e0, un ruolo importante\u00a0 di affiancamento alle comunit\u00e0 lo devono e lo possono dare le Universit\u00e0, i centri di ricerca scientifica e il mondo dell\u2019innovazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 qui che risiede la possibilit\u00e0 di trovare nuove energie e nuovi saperi che incontrando quelli esistenti nelle comunit\u00e0 locali e la multiculturalit\u00e0 derivante dalle immigrazioni presenti, possano contribuire e creare e ristabilire nuove condizioni di equilibrio sociale, ambientale ed economico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In altre parole dobbiamo contribuire a creare le condizioni strutturali per uno sviluppo locale ecologicamente sostenibile e duraturo. E questo non pu\u00f2 che essere figlio d\u2019innovazione nelle forme produttive, nei servizi collettivi e nella cooperazione tra persone e territori. Dobbiamo essere consapevoli che le sole risorse identitarie e i saperi locali non sono sufficienti per innescare nuovi e sostenibili processi di sviluppo nelle aree interne.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Occorre dotare questi territori di quei beni pubblici che costituiscono i fattori immateriali e non economici dello sviluppo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si rafforza la strada di avviare, potenziare e sviluppare\u00a0 i &#8220;dottorati di comunit\u00e0&#8221;. Li riproponiamo per utilizzare un concetto che riprende esperienze (purtroppo esigue) positive come buone pratiche da approfondire e diffondere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si tratta di un grande piano di opportunit\u00e0 e di lavoro qualificato per i giovani ricercatori da incentivare per farli rientrare in Italia con contratti stabili, per realizzare la grande conversione ecologica e territoriale dell\u2019economia, a partire dalle aree abbandonate e marginali del Paese. Riguarda giovani laureati che dopo essersi formati con una visione comune di cambiamento e di futuro, si curano del proprio territorio e degli ecosistemi di provenienza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le universit\u00e0 e i centri di ricerca, ai vari livelli, superando le gelosie e la voglia di protagonismo, si dovranno coordinare con le organizzazioni della societ\u00e0 civile e le amministrazioni locali per definire un piano d\u2019inserimento dei giovani dottori di ricerca e dei ricercatori che oggi rimangono spesso precari e sottoutilizzati anche all\u2019interno degli organismi di ricerca.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In una prima fase l\u2019organizzazione dovrebbe essere demandata a soggetti attivi del territorio, come ad esempio i Gruppi di Azione Locale, che potrebbero essere gli organismi intermedi da cui partire per l\u2019avvio di tale processo, la semplificazione delle procedure e la gestione snella delle attivit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La responsabilit\u00e0 dell\u2019avvio del Piano deve scaturire dal processo partecipativo avviato, coinvolgere la maggior parte degli attori territoriali presenti e dovr\u00e0 prevedere forme contrattuali convenienti anche per facilitare il rientro di ricercatori che oggi si trovano lontani dall\u2019Italia ma che possono decidere di rientrare se adeguatamente incentivati e motivati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00c8 questo patrimonio umano, che noi abbiamo formato, che deve essere risorsa preziosa in questo disegno complesso di rinnovamento.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In ogni Regione, alla scala di territori circoscritti (ad esempio quelli dei GAL), le universit\u00e0 presenti dovranno aprirsi al territorio, accettare di costituire nei settori sociali ed economici d\u2019interesse i \u201c<em>Dottorati di comunit\u00e0<\/em>\u201d, vere scuole e officine di ricerca, progettazione e attuazione di iniziative e servizi. Pensiamo a un laboratorio di buone pratiche diffuse, costruite sull\u2019interazione tra competenze e saperi differenti e complementari, gestito da esperti giovani e pronti a mettersi in gioco. Con questi, va strutturato un percorso per superare gli ostacoli che necessariamente si frapporranno a questo disegno innovativo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>I <em>dottorati di comunit\u00e0<\/em> evolvono e si sviluppano tra la formazione continua delle persone che vi partecipano e il servizio di rigenerazione dei luoghi in cui vivono. Ci\u00f2 avviene grazie all\u2019impegno diretto, concreto, continuo e costante di nuovi e vecchi abitanti, che si prendono cura dei luoghi di vita, sperimentano nuove forme dell\u2019abitare fondate sui valori dell\u2019inclusione sociale, della sostenibilit\u00e0 ambientale, della qualit\u00e0 della vita, della bellezza del paesaggio. I <em>formati<\/em> in queste scuole lavoreranno in sinergia, attraverso le reti formali e informali, con i cittadini presenti nella comunit\u00e0 e sul territorio alimentando una visione della comunit\u00e0 intesa come <strong>smart land.<\/strong> Dobbiamo corredare e strutturare il territorio per garantire che si appropri delle soluzioni tecnologiche adeguate ai propri bisogni. \u00c8 la comunit\u00e0 che propone e realizza una sorta di auto-diagnosi delle proprie necessit\u00e0; \u00e8 sulla base di questa analisi che la comunit\u00e0 decide, e pu\u00f2 decidere, quali innovazioni siano pi\u00f9 funzionali al soddisfacimento dei bisogni emersi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Cos\u00ec i Dottori di ricerca nella comunit\u00e0, dovranno operare per costruire nuove forme di cittadinanza, a partire da coloro che hanno deciso di rimanere o di ritornare,\u00a0 per promuovere e sostenere\u00a0 nei centri e nei Borghi delle aree interne nuove forme di cittadinanza culturale, per andare oltre l\u2019accoglienza e sperimentare nuove e innovative forme di cittadinanza multietnica.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>I <em>dottorati di comunit\u00e0<\/em> saranno utili a chi ha deciso di restare o di ritornare attraverso attivit\u00e0 e iniziative volte a :<\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span>fare emergere e mettere in rete il capitale sociale e identitario;<\/span><\/li>\n<li><span>attivare la partecipazione consapevole dei cittadini, in applicazione del principio istituzionale della sussidiariet\u00e0 tra Istituzioni e Cittadini;<\/span><\/li>\n<li><span>aprire il territorio alla presenza e alla contaminazione di nuovi cittadini temporanei (es. cittadini culturali, nomadi digitali, creativi\/artisti, etc.)\u00a0<\/span><\/li>\n<li><span>aprire e rendere permeabile il territorio ai processi di innovazione sociale e tecnologica che si sono sviluppati e stanno crescendo a livello regionale, nazionale e internazionale e che vedono un forte protagonismo delle nuove generazioni, di creativi, artisti, innovatori, maker, nomadi digitali;<\/span><\/li>\n<li><span>sostenere la promozione e l\u2019avvio di nuovi modelli di imprese della w-economy, come le cooperative di comunit\u00e0, per l\u2019erogazione di servizi alle comunit\u00e0 e per la gestione dei beni pubblici utilizzati e non;<\/span><\/li>\n<li><span>individuare, attivare e mettere in relazione i soggetti disponibili a \u201cprendersi cura\u201d del loro territorio in tutte le sue dimensioni.\u00a0<\/span><\/li>\n<li><span>valorizzare e potenziare le Reti formali e informali che operano nel territorio, ovvero sostenerne la creazione di nuove negli ambiti sprovvisti.\u00a0<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Promuovere e sostenere nelle aree interne nuove forme di cittadinanza culturale significa sperimentare nuove forme di partecipazione e di cittadinanza basate sull\u2019assunto che la cultura \u00e8 un processo che si costruisce nelle comunit\u00e0, sperimentando nuovi modelli di ascolto, condivisione e produzione, attraverso la partecipazione attiva dei cittadini, residenti e non, che assumono il ruolo di abitanti culturali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Cultura, conoscenza, innovazione e creativit\u00e0 rappresentano le possibili opzioni per costruire un futuro aperto nei Centri e nei Borghi in cui sia possibile:<\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span>coltivare e accrescere, soprattutto per i giovani, le proprie aspirazioni;<\/span><\/li>\n<li><span>sperimentare e realizzare nuovi prodotti e servizi, attraverso l\u2019integrazione tra competenze scientifiche e tecnologiche, creativit\u00e0 e abilit\u00e0 manuali;<\/span><\/li>\n<li><span>attrarre artisti, creativi, ricercatori, investitori per la costruzione di comunit\u00e0 innovative;<\/span><\/li>\n<li><span>trasformare i Borghi e i Centri storici, con le loro straordinarie tradizioni e l\u2019immenso patrimonio culturale, in laboratori culturali e creativi aperti.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Andare oltre l\u2019accoglienza; tramontata (speriamo per sempre) l\u2019epoca della paura dello straniero, significa essere consapevoli di essere in presenza di un nuovo ciclo della storia delle migrazioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Occorre avviare subito percorsi di confronto e di condivisione, anche istituzionali, con i Paesi di origine degli immigrati, per definire le modalit\u00e0 attraverso le quali questi nuovi cittadini possono contribuire, al pari degli altri cittadini, a migliorare la qualit\u00e0 della vita e lo sviluppo delle attivit\u00e0 economiche nelle aree dove essi vivono. I vantaggi e le opportunit\u00e0 derivanti da un\u2018integrazione completa sarebbero molteplici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Di seguito se ne riportano sinteticamente alcuni per gli ambiti pi\u00f9 importanti:<\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span>Nelle aree interne, soprattutto al Sud, sono presenti abitazioni non occupate, spesso abbandonate. La gran parte di queste abitazioni sono localizzate nei Centri pi\u00f9 interni e sono la conseguenza dei processi di spopolamento avvenuti nel tempo. Avviare una strategia di recupero di questi immobili per destinarli, con modalit\u00e0 innovative, ad abitazioni per le famiglie di immigrati, porterebbe a un immediato ripopolamento dei Borghi interni con tutto quello che ne consegue in materia di rigenerazione sociale ed economica, di mantenimento dei servizi essenziali e di tutela del patrimonio ambientale e culturale.<\/span><\/li>\n<li><span>Le aree interne presentano notevoli potenzialit\u00e0 e opportunit\u00e0 di crescita nel settore agricolo e zootecnico che non sono utilizzate per molteplici motivi, primo fra tutti il costante invecchiamento della popolazione e la fuga delle nuove generazioni dalle attivit\u00e0 agricole. Le produzioni orticole, vitivinicole e olivicole, insieme ai prodotti della zootecnia, possono, se opportunamente innovate nei modelli organizzativi e nei processi produttivi, creare nuova ricchezza e lavoro qualificato. Il sempre maggiore e qualificato coinvolgimento dei lavoratori immigrati in queste attivit\u00e0 \u00e8 ormai indispensabile, anche attraverso forme innovative di autoimprenditorialit\u00e0 e di lavoro cooperativo.<\/span><\/li>\n<li><span>La sperimentazione di un nuovo modello di cittadinanza multietnica permetterebbe di arricchire il patrimonio culturale delle zone attraverso il confronto e l\u2019integrazione di patrimoni identitari spesso millenari. Questo renderebbe ancora pi\u00f9 interessante e attrattivo il territorio per i nuovi Cittadini Culturali.<\/span><\/li>\n<li><span>Le aree interne, attraverso la sperimentazione del modello di cittadinanza multietnica, potrebbero diventare un Laboratorio di interesse nazionale e internazionale per policy maker, agenzie di sviluppo internazionali, universit\u00e0 e centri di ricerca, organizzazioni dell\u2019economia sociale e per gli stessi Paesi di origine degli immigrati. Sperimentazioni importanti potrebbero riguardare i percorsi di accoglienza e istruzione, l\u2019integrazione sociale, culturale e lavorativa, la cooperazione per lo sviluppo con i Paesi di origine.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Su quest\u2019ultimo punto, si vuole ricordare l\u2019esperienza del Master in Cooperazione Internazionale e Sviluppo locale realizzato nel corso di 7 anni nel piccolo comune di Bova nell\u2019area Grecanica in provincia di Reggio Calabria e quella del dottorato internazionale\u00a0 promosso negli ultimi anni dall\u2019Universit\u00e0 di Milano Bicocca <\/span><span>che, oltre al territorio lombardo, ha coinvolto 4 paesi dell\u2019America latina, tutti accomunati dagli stessi bisogni di formazione per lo sviluppo locale e di\u00a0 strutturare percorsi virtuosi di cooperazione internazionale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>* \u00a0<\/span><span style=\"text-align: left;\">Pietro A. Polimeni Responsabile delle Infrastrutture di Ricerca sede di\u00a0 Reggio Calabria) del Polo d&#8217;Innovazione Ambiente e Rischi Naturali; professore a contratto di pianificazione e cooperazione Universit\u00e0 Bicocca Milano.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019 abbandono delle aree interne e delle zone \u201cnon produttive\u201d in Italia, come in Europa, \u00e8 un annoso tema che spesso \u00e8 stato ed \u00e8 motivo di conflitto ideologico tra i romantici dello sviluppo locale e i moderni sostenitori della societ\u00e0 capitalistica globale. 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