{"id":3915,"date":"2020-07-14T08:37:37","date_gmt":"2020-07-14T06:37:37","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/progettare-il-lavoro-nuova-frontiera-per-il-sindacato\/"},"modified":"2020-07-14T08:37:37","modified_gmt":"2020-07-14T06:37:37","slug":"progettare-il-lavoro-nuova-frontiera-per-il-sindacato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/progettare-il-lavoro-nuova-frontiera-per-il-sindacato\/","title":{"rendered":"Progettare il lavoro, nuova frontiera per il sindacato*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Le cose che io mi sono preparato a dire riguardano la vostra responsabilit\u00e0 e la vostra azione e quindi io sono un po\u2019 imbarazzato perch\u00e9 non vorrei che le cose che dir\u00f2 possano sembrare lezioni di un professore a chi \u00e8 nella battaglia quotidiana, nella responsabilit\u00e0 e nella complessit\u00e0 quotidiana. Il quadro che io presenter\u00f2 \u00e8 un quadro tra i pi\u00f9 complessi che ci sia mai stato di fronte a noi: un cambiamento radicale di sistema produttivo. Su questi argomenti su cui sto studiando e lavorando, credo che il sindacato abbia un ruolo importante. Quindi chiedo perdono in anticipo nel presentare come fattibili delle cose che invece avranno dei percorsi complicati.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le cose di cui io voglio parlare sono grosso modo queste. La prima \u00e8 quella della <strong>partecipazione progettuale<\/strong>, ossia l\u2019idea di un sindacato che non si limita a contrattare ex post quello che sta avvenendo, ma prende partito e ha un ruolo prima che avvengano queste trasformazioni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Vi parler\u00f2 poi del <strong>futuro del lavoro<\/strong>. Noi leggiamo informazioni e dati che mettono paura. L\u2019immagine che appare \u00e8 che il lavoro sar\u00e0 sempre pi\u00f9 eroso dalle nuove tecnologie. Quello che io cercher\u00f2 di dire \u00e8 che questa \u00e8 una delle possibilit\u00e0: ma non \u00e8 quello che avverr\u00e0 se noi vogliamo che avvenga qualche cosa di diverso. Quindi non ci saranno effetti sociali delle tecnologie, ma ci sar\u00e0 l\u2019effetto della progettazione, cio\u00e8 dell\u2019atto umano di soggetti sociali che decidono che queste tecnologie devono andare in una direzione o in un\u2019altra. In cui il lavoro diventa una componente essenziale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Quali azioni possibili? Le prime ovviamente sono <strong>azioni politiche<\/strong> e le altre sono <strong>azioni di progettazione <\/strong>sui vari livelli: i territori, le reti di organizzazioni, le piattaforme, le imprese, le pubbliche amministrazioni. L\u2019idea di fondo \u00e8 che il lavoro pu\u00f2 essere riprogettato; cio\u00e8 questo lavoro che noi abbiamo davanti, che ci \u00e8 stato in qualche misura tramandato da una tradizione forte del taylor-fordismo e della burocrazia razionale viene da una parte incrinato e dall\u2019altra parte sostituito, qualche volta con lavori migliori, qualche volta con qualcosa di tragico e di mefitico come lavori precari e gig jobs che sono peggiori addirittura di quelli che noi avevamo incontrato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019utopia che io vi presento \u00e8 che sia possibile professionalizzare non solo quelli che hanno fatto il politecnico e le scuole tecniche, ma che sia possibile <strong>professionalizzare tutti<\/strong>: e cercher\u00f2 di dirvi quali sono alcuni percorsi possibili.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Andiamo al dunque: gli ambiti di progettazione in cui il sindacato si trova prima o dopo coinvolto sono diversi e a vari livelli. Una, la pi\u00f9 complicata, probabilmente difficile da identificare, \u00e8 lo sviluppo di <strong>nuove scoperte scientifiche e di nuove tecnologie<\/strong>. Qualcuno dice: ma che c\u2019entra il sindacato? Questa \u00e8 materia di studiosi, di ricercatori. In realt\u00e0 la definizione di che cosa dobbiamo studiare, di cosa investiamo sulle aree delle tecnologie diventa un elemento fondamentale. Discutevamo, con Fabrizio Barca, mentre venivamo qui, di questo progetto della costruzione di un centro di big data a Bologna che nasce come un centro che deve occuparsi di meteorologia, ma in realt\u00e0 \u00e8 una infrastruttura per lo sviluppo delle industrie, della ricerca, del lavoro, in tutta la regione e in tutta l\u2019Italia. La scelta di costruire questo \u00e8 una cosa in cui il sindacato ha avuto un peso. Perch\u00e9 la scelta di portare a Bologna un centro di questo genere \u00e8 importante.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La seconda partita importante \u00e8 lo <strong>sviluppo del territorio<\/strong>. Il sindaco ci ha detto una cosa molto importante non solo sull\u2019attenzione al tema delle differenze di genere ma sullo sviluppo di un territorio. Che ruolo pu\u00f2 avere il sindacato e la progettazione del lavoro su questo? Per esempio lo sviluppo di un progetto come a Milano \u00e8 in corso che tende a riportare all\u2019interno della citt\u00e0 attivit\u00e0 produttive che ne erano state espulse (non la Falck che torna in citt\u00e0, ma la valorizzazione localizzazione in citt\u00e0 del lavoro degli artigiani) \u00e8 un tema di rivitalizzazione del territorio. Il Patto per il lavoro dell\u2019Emilia Romagna \u00e8 un patto che ha visto 50 soggetti tra cui sicuramente il sindacato, che hanno concordato insieme, di fare delle azioni orientate a vari obiettivi di sviluppo, ma concentrate su un punto chiave: come portare la disoccupazione dal 12% al 5%. Ci sono riusciti, sono arrivati al 4,8%.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un altro livello di progettazione \u00e8 quello <strong>dell\u2019azienda, della fabbrica<\/strong> in cui si fanno delle cose, ossia il livello di produzione, che naturalmente dipende da tantissimi fattori ma avere evitato di fare tavoli in cui si discute invece di fare delle cose che orientano verso un risultato importante, \u00e8 un dato. Ecco, su questo, il sindacato fa partecipazione progettuale. Il recente accordo del 23 ottobre tra CGIL, CISL, UIL Metropolitane e Assolombarda \u00e8 un esempio di frontiera che tende a favorire processi di partecipazione progettuale da parte del sindacato e soluzioni innovative di tecnologia, organizzazione, lavoro<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La progettazione di <strong>reti organizzative<\/strong> \u00e8 un\u2019altra area di progettazione: le aziende sono sempre meno entit\u00e0 isolate e sono sempre pi\u00f9 filiere, luoghi di connessione. Allora, come si fa a costruire queste filiere in modo tale non solo per renderle efficaci ed efficienti, non solo per valorizzare le imprese minori, e orientarle a sviluppare non solo produttivit\u00e0 e successo economico, ma anche ad assicurare sostenibilit\u00e0 ambientale, sostenibilit\u00e0 sociale e soprattutto, valorizzazione del lavoro.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il tema su cui sta lavorando il sindacato \u00e8 quello degli <strong>algoritmi<\/strong>: sempre di pi\u00f9 nelle aziende, nelle organizzazioni, nei consumi, la decisione di cosa si fa \u00e8 data da un meccanismo apparentemente impenetrabile che \u00e8 un algoritmo definito da qualcuno che non risponde a nessuno. Google sa che io sono qui anche se non gliel\u2019ho detto. Mi sta bene? Non mi sta bene? Glielo voglio far sapere? Questo non mi d\u00e0 un grande problema, per\u00f2 quando l\u2019algoritmo definisce i miei turni di lavoro o i contenuti del lavoro, questo diventa un po\u2019 pi\u00f9 pesante. Il sindacato su questo c\u2019\u00e8 ed \u00e8 presente.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il tema della <strong>partecipazione strategica<\/strong>: cosa dobbiamo sviluppare? Nelle Marche c\u2019\u00e8 stata una grande crisi dell\u2019industria delle calzature. Il tema Whirlpool ci dice che tutto il settore degli elettrodomestici sta andando in crisi in tutta Italia. Dobbiamo continuare a produrre le stesse cose? Produciamo altre cose? Produciamo le stesse cose in altro modo? Questa \u00e8 un\u2019area su cui il sindacato, da tempo, \u00e8 presente rivendicando una presenza sugli orientamenti strategici.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un altro tema che io credo molto importante \u00e8 il tema della <strong>progettazione delle grandi aziende<\/strong>. Ecco, sempre di pi\u00f9 noi ci troviamo di fronte, da una parte, ad imprese gigantesche, impenetrabili. Google, Apple non hanno mai chiesto un contributo dei sindacati, per\u00f2 il modello di organizzazione che sviluppa Google \u00e8 un modello importante, imponente, inquietante. C\u2019\u00e8 un libro che suggerisco a tutti di leggere, intitolato \u201cIl cerchio\u201d, apparentemente un romanzo ma che in realt\u00e0 descrive l\u2019organizzazione del lavoro di Google: \u00e8 un libro che mette i brividi perch\u00e9 con l\u2019apparenza della libert\u00e0, della comunicazione, dello scambio delle informazioni, nulla \u00e8 al di fuori del controllo di questa grande azienda. Dall\u2019altra parte come si fa a pensare che le grandi aziende come le Ferrovie, piuttosto che Pirelli, siano organizzate differentemente, ma poi soprattutto il sistema delle PMI italiane, che sono il 96% del sistema produttivo italiano, possono essere ripensate. La vera domanda \u00e8: lasciamo fare ai venditori di tecnologie, che nel vendere le tecnologie stabiliscono come verranno organizzate le aziende del futuro, o ci si mette mano? Questo \u00e8 un problema per gli imprenditori, per i dirigenti, \u00e8 un problema per le scuole, \u00e8 un problema per i tecnici ed \u00e8 un problema per il sindacato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0Penultimo punto: sono in corso, da tutte le parti, percorsi di <strong>miglioramento continuo<\/strong> della produzione. Il fenomeno pi\u00f9 noto a tutti \u00e8 la Toyota. Ha 350 mila dipendenti e ogni anno tira fuori 700 mila proposte di miglioramento approvate, non suggerimenti tipo cassetta delle idee. Alcune sono piccole cose, alcune sono grandi cose. Un modello di miglioramento continuo adottato da molte imprese italiane. Su questo c\u2019\u00e8 un dibattito: \u00e8 una cosa buona o cattiva la partecipazione dei lavoratori? Questo migliora la qualit\u00e0 della vita dei lavoratori o \u00e8 una forma ulteriore di sfruttamento gratuito dei lavoratori? Questo \u00e8 un grande tema aperto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0Ultimo \u00e8 invece il tema della <strong>micro-organizzazzione<\/strong>: se abbiamo un gruppo di lavoro che si allontana dai vecchi sistemi produttivi tradizionali delle catene di montaggio, \u00e8 un gruppo fatto di collaborazione, di intesa fra i lavoratori allora il capo del team \u00e8 un leader non pi\u00f9 un \u201ccane da guardia\u201d Questo nuovo tipo di capo che rapporto ha con la rappresentanza dei lavoratori sul posto di lavoro?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Allora, se questa \u00e8 l\u2019agenda aperta che forme di azione possono essere applicate? Questo \u00e8 tema della vostra discussione, non ci voglio entrare, ma ovviamente l\u2019elenco \u00e8 lunghissimo: accordi cornice come quello citato di Milano, tavoli negoziali per le politiche, strutture condivise per la progettazione, contrattazione degli algoritmi e aree contrattuali tradizionali su salario, orario diritti e welfare e molto altro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Queste sfide richiedono nuove forme organizzative nel sindacato e nuove modalit\u00e0 di rapporti con la controparte, ma anche con gli enti pubblici, con la scuola, con la Regione. \u00c8 una cosa che mette un po\u2019 paura, ma \u00e8 anche credo entusiasmante, nel senso che si apre la possibilit\u00e0 di fare le cose in una maniera diversa.\u00a0 Quindi partecipazione progettuale \u00e8 in sostanza un modo per cui si possa intervenire prima che avvengano le cose e per farlo non basta dirlo, bisogna organizzarsi per poterlo fare.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Io ho vissuto la stagione degli gli anni 70, anni in cui molti di voi non erano ancora nati: negli anni 70 \u00e8 successa una cosa di magnitudo simile a quella che abbiamo davanti: un cambio di sistema produttivo, la crisi del taylor-fordismo. Le catene di montaggio che sembrava non potessero essere diversamente organizzate ad un certo punto vengono sostituite da un\u2019altra cosa, le isole di produzione. Ecco, questo apr\u00ec una, vivacissima discussione in Italia su una questione: si possono organizzare le fabbriche e gli uffici, in una maniera diversa, soprattutto nella parte manifatturiera? L\u2019Olivetti inventa le isole di produzione, nella siderurgia la Dalmine organizza la produzione in un altro modo, cos\u00ec anche l\u2019Italsider. Su questa cosa si apre una battaglia di grande portata in cui una parte del sindacato \u00e8 favorevole ad entrare nel merito, una parte teme di essere intrappolata in processi di coinvolgimento; sul fronte del mondo padronale le partecipazioni statali, sono dell\u2019avviso di avviare dei progetti di questa natura, la Confindustria \u00e8 ostile in maniera totale, anche la Fiat lo \u00e8. Ci si mettono ad un certo punto anche le Brigate Rosse che sparano a Carlo Castellano che era in quel momento un po\u2019 la persona di riferimento, un dirigente che faceva anche lezioni all\u2019universit\u00e0. Nel frattempo in Germania si sviluppava la <em>Mitbestimmung<\/em>, in Scandinavia si sviluppava la <em>Industrial Democracy<\/em>. Si trattava di un sistema diverso di relazioni intorno ad un fatto epocale: come facciamo a smontare quel modello produttivo che \u00e8 stato importante, rilevante, significativo e ne inventiamo un altro? Poi la storia \u00e8 andata come sapete. \u00c8 andata che se ne sono occupate le aziende, un po\u2019 bene, un po\u2019 male. \u00c8 cambiato tantissimo, ma questo tema, in qualche misura, \u00e8 scappato dall\u2019attenzione del sindacato, tranne il periodo in cui \u00e8 stato fatto l\u2019accordo IRI.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ora qui siamo di fronte ad una cosa pi\u00f9 complicata di allora. Io ho l\u2019impressione che non si pu\u00f2 non tornare, oltre alle singole cose che bisogna fare, a pensare ad un modello diverso di partecipazione. Io uso questo termine, <strong>\u201cprogettare insieme<\/strong>\u201d: insieme vuol dire progettare <strong>insieme tecnologia, organizzazione lavoro<\/strong> e dall\u2019altra parte farlo <strong>insieme fra diversi soggetti sociali<\/strong>. Nessuno, neanche Google, Apple, FCA da sola \u00e8 in grado di affrontare da solo la rivoluzione industriale che \u00e8 gi\u00e0 cominciata. Questa \u00e8 una minaccia per il sindacato, ma anche un\u2019opportunit\u00e0 importante.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Andiamo allora al <strong>futuro del lavoro<\/strong>: qualcuno dice che non ci sar\u00e0 pi\u00f9 lavoro, qualcuno dice che nel 2040-2050 il lavoro non ci sar\u00e0 pi\u00f9 perch\u00e9 lo faranno le macchine. Un\u2019importante organizzazione americana che si chiama <em>Singularity University<\/em>, diretta da quello che era stato il capo Technology della Google pronostica che nel 2050 l\u2019intelligenza dei calcolatori sar\u00e0 superiore all&#8217;intelligenza di tutti gli uomini e tutte le donne messe assieme.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Noi non crediamo che questo sia vero, che sia possibile. La tesi che io presento \u00e8 invece quella di dire che le nuove tecnologie sconvolgono l\u2019esistente, ma lavoro, le imprese, l\u2019organizzazione, la pubblica amministrazione che avremo \u00a0 sar\u00e0 il risultato di una progettazione, non il risultato automatico delle tecnologie. Quindi il futuro dipende in grande misura da una nuova capacit\u00e0 progettuale dei soggetti sociali che dovranno comportarsi in una maniera diversa dal passato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Alcuni autori americani del MIT hanno varato questa espressione \u201cc\u2019\u00e8 una gara del lavoro contro le macchine e le macchine vinceranno\u201d. Le previsioni, che sono apparentemente credibili, dicono che il 50% dei lavori che avremo nel 2030 oggi non esistono. Per questi ricercatori americani il 49% delle ore lavorate negli Stati Uniti, possono teoricamente essere sostituite dalle macchine. Questo corrisponde a 11.900 miliardi di dollari di salari in meno. Siccome siamo ancora in un regime capitalistico questo alle aziende potrebbe apparire attrattivo. In Europa il saldo tra i lavori che saranno eliminati e quelli nuovi, secondo alcuni ricercatori seri, \u00e8 di meno 30%. E\u2019 in corso un vero panico, che qualcuno\u00a0 chiama un <em>roboapocalypse now<\/em>. Le profezie di una <em>jobless society<\/em>, una societ\u00e0 senza lavoro si diffondono. Questa paura porta alla tecno-fobia, quindi le tendenze ad un nuovo luddismo. Non deve andare cos\u00ec e non andr\u00e0 cos\u00ec. Dobbiamo distinguere le tendenze plausibili, se no facciamo niente da quello che avverr\u00e0 realmente se facciamo qualcosa.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 vero che i computer, le tecnologie possono sostituire dei compiti di lavoro che oggi fanno gli uomini: in qualche caso lo fanno, per\u00f2 il risultato finale sar\u00e0 quello che noi vogliamo. In una visione che identifica il lavoro con i compiti operativi (i tasks)\u00a0 come operazioni materiali, operazioni di imputazione dei dati, analisi della radiografia, \u00e8 plausibile concludere che i computer possono assorbire quei compiti. Questo grafico che qui vi presento dice per\u00f2 che, da una parte, i lavori pi\u00f9 complessi, pi\u00f9 creativi non verranno probabilmente toccati e influenzati, che i lavori pi\u00f9 bassi tipo l\u2019operatore ecologico, la badante, non verranno toccati. Quelli minacciati saranno quelli medi, quindi quelli che in grande misura fa la classe media di tutto il mondo, operai e impiegati.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Una seconda analisi dice che i ruoli che richiedono intelligenza sociale, creativit\u00e0, percezione, manipolazione, hanno una bassissima possibilit\u00e0 di essere sostituiti da qualunque macchina. Un altro gruppo di ricerche dice che se il valore per il cliente del lavoro \u00e8 elevato si continuer\u00e0 ad usare il lavoro umano e non il lavoro delle macchine. Voi sapete che c\u2019\u00e8 questo grande calcolatore della IBM, Watson, che fa delle diagnosi ad una velocit\u00e0 sterminata e qualcuno dice che non serviranno pi\u00f9 i medici, ma ci sar\u00e0 Watson. Questa profezia \u00e8 una stupidaggine colossale. Da una parte, \u00e8 vero che il processo di elaborazione dei dati diagnostici sar\u00e0 probabilmente, in parte, sostituito, ma la verit\u00e0 \u00e8 che il vero problema \u00e8 che dopo la diagnosi non c\u2019\u00e8 nessun computer che \u00e8 in grado di prendere decisioni sulla terapia sostenibile per te, di assisterti, di accompagnarti. Inoltre noi in occidente, in particolare in Italia, godiamo di un sistema sanitario buono, molto qualificato. La stragrande maggioranza degli esseri umani sul pianeta non gode di assistenza sanitaria. Allora perch\u00e9 non pensiamo di riorganizzare i Watson del caso con dei medici in grado, in loco e telematicamente, di assicurare cure di qualit\u00e0 in Africa, Asia, America Latina. Se facessimo questo, il valore e l\u2019estensione di servizi sanitari crescerebbe enormemente e con questo l\u2019occupazione complessiva<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Altri calcoli sono pi\u00f9 ottimistici: il World Economic Forum ha intervistato i capi di aziende americane con 15 milioni di dipendenti e gli ha chiesto \u201cquali lavori scompariranno e quali saranno i nuovi lavori?\u201d Hanno risposto dicendo che nelle loro aziende 0.98 milioni di posti di lavori saranno perduti e 1.74 milioni saranno acquisiti. Estrapolando questi numeri sul totale del mercato del lavoro americano risulterebbero 75 milioni di lavori perduti e 133 milioni di lavori nuovi. Sono dati opinabili, ma la vera domanda \u00e8: che tipo di fabbriche, di pubbliche amministrazioni, di sindacato, di universit\u00e0 andremo a costruire? Allora lasciamo stare le tendenze e andiamo a vedere gli sviluppi che vogliamo e possiamo generare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questa rivoluzione industriale che \u00e8 in corso, come qualcuno la definisce, si affronta con <strong>4 leve fondamentali<\/strong>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Una \u00e8 costituita dalle <strong>politiche industriali<\/strong>: che cosa produco, dove lo produco, etc. Un esempio per tutti \u00e8 il programma industria 4.0 che ha finanziato le nuove tecnologie ed \u00e8 un esempio di politica industriale, imperfetta, incompleta ma molto meglio che ci sia che non ci sia. Sulle politiche industriali \u00e8 chiaro che molte delle cose che stiamo dicendo riguardano gli orientamenti di carattere generale. Queste tecnologie oltre a minacciare il lavoro fanno tante cose importanti che noi non avevamo pensato: per esempio i servizi sanitari, scolastici possono essere migliori e pi\u00f9 economici; la protezione dell\u2019ambiente pu\u00f2 essere un asse portante; lo sviluppo dei big data pu\u00f2 essere utile per tutte le attivit\u00e0 industriali e di servizio; etc. Per fare questa cosa la domanda \u00e8: dove si pigliano i soldi, a chi si danno e come si danno. Quindi questa \u00e8 una grande partita.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La seconda sono le <strong>politiche sociali<\/strong>: tutto quello che stiamo dicendo implicher\u00e0 che tante persone, perderanno i lavori che stanno facendo e non possono fare i lavori nuovi per mancanza di competenze. Quindi bisogna capire che azioni bisogna fare in termini di ricollocazione, sostegno al reddito, formazione, sostegno alla famiglia e via di seguito. Noi avremo una modifica profonda della qualificazione delle persone. Quindi cosa facciamo per riqualificare le persone che ci sono, per vedere che tipo di attivit\u00e0 formativa si pu\u00f2 fare e, per quelli che probabilmente in questo percorso una riqualificazione non potranno averla, come assicuriamo delle condizioni di vita e di lavoro a loro e alle loro famiglie. Questa \u00e8 una seconda grande partita.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La terza leva \u00e8 un <strong>modo nuovo di progettare<\/strong> le citt\u00e0, le imprese, le pubbliche amministrazioni, etc&#8230; Su questo il punto fondamentale \u00e8 quale tipo di partecipazione sar\u00e0 necessaria. La citazione antidiluviana degli anni 70 che vi ho fatto, dice che allora il sindacato ha perso un treno, ma questo treno della quarta rivoluzione industriale sarebbe meglio che non venisse perso. La progettazione, cosa vuol dire? Bisogna progettare i lavori e l\u2019organizzazione del lavoro: come sono progettati ruoli e professioni, com\u2019\u00e8 organizzato un reparto, com\u2019\u00e8 organizzato un team, com\u2019\u00e8 organizzato uno stabilimento, un negozio, un ospedale etc.? Come facciamo a riprogettare le imprese, le reti di imprese, i territori, le piattaforme e gli ecosistemi? E poi come facciamo a ripensare alla filiera dell\u2019alimentare, della logistica in una situazione di competizione internazionale in cui con altri siamo presenti e competitivi?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Progettazione vuol dire andare nella direzione di sviluppare una cosa nuova, o delle cose nuove, avendo degli obbiettivi. Se devo progettare un bicchiere, prima di rompermi la testa a capire come faccio la tecnologia del vetro, devo chiedermi a che serve questo bicchiere, quanto costa, a chi lo devo vendere. L\u2019elemento pi\u00f9 importante di tutto questo ragionamento sono cio\u00e8 gli obbiettivi della progettazione. Questo disegno voi lo conoscete: \u00e8 il disegno dei 17 obbiettivi dello sviluppo sostenibile che non serve soltanto per orientare l\u2019azione dei governi, ma serve per progettare tutte le cose che ho citato un minuto prima: se devo progettare una citt\u00e0 o un\u2019impresa mi devo domandare che obbiettivi mi devo dare entro queste 17 dimensioni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-3911\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.27.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"633\" height=\"336\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.27.png 633w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.27-300x159.png 300w\" sizes=\"(max-width: 633px) 100vw, 633px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per quello di cui discutiamo oggi, fra i 17 \u00e8 molto importante la qualit\u00e0 della vita di lavoro dove l\u2019occupazione \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante (o il lavoro non ce l\u2019ho) ma sono importanti anche il salario, le condizioni di rischio fisico, le condizioni di stress, l\u2019equilibrio tra vita di lavoro e vita sociale. Ma soprattutto l\u2019identit\u00e0 e la dignit\u00e0 del lavoratore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-3912\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.31.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"573\" height=\"415\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.31.png 573w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.31-300x217.png 300w\" sizes=\"(max-width: 573px) 100vw, 573px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, quale tipo di <strong>obbiettivi<\/strong> perseguire nella quarta rivoluzione industriale? Nella catena di montaggio di Henry Ford funzionava cos\u00ec: io ti do 5 dollari all\u2019ora, a tutto il resto ci pensiamo noi. Quel modello ha funzionato. Ora questa cosa qui noi non la vogliamo pi\u00f9, vogliamo che il lavoro (sia del giovane ingegnere, sia del tecnico, sia dell\u2019operaio di produzione, sia del cameriere, sia della badante) sia qualche cosa che protegga la sua vita di lavoro e assicuri identit\u00e0 e dignit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente ci sono aziende aperte, amministrazioni attente che si preoccupano di queste cose, ma qui ci vuole proprio una controparte. Quindi da questo punto di vista della sostenibilit\u00e0 che vi ho fatto vedere prima, sia sulla qualit\u00e0 di vita di lavoro noi abbiamo bisogno come non mai di un <strong>agente contrattuale proattivo<\/strong> che non si limiti a dire \u201ccontrattiamo dopo che \u00e8 stata decisa l\u2019organizzazione del lavoro\u201d, ma che invece entri in un processo preventivo, cambiando i modi di progettare e trovando soluzioni che proteggano sostenibilit\u00e0 e qualit\u00e0 della vita di lavoro. \u00c8 un\u2019utopia? Non lo so, a me pare che per\u00f2 \u00e8 una cosa che serve. Il contratto fra Assolombarda, CGIL Metropolitana, Cisl, UIL \u00e8, come gi\u00e0 detto, una best practice da imitare e diffondere<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In questo percorso che cosa vuol dire <strong>partecipazione<\/strong>? Vuol dire che dentro questo processo\u00a0 non c\u2019\u00e8 soltanto l\u2019azienda e il sindacato, ci sono le istituzioni pubbliche (che devono fornire incentivi e regolare diritti), l\u2019universit\u00e0 e la scuola ( che non possono pi\u00f9 limitarsi a dare le lauree o i diplomi, ma devono entrare nel merito della progettazione dei nuovi lavori): i progetti di ITS\u00a0 per esempio in molti casi, sono percorsi in cui si progettano contemporaneamente le competenze delle persone e il lavoro delle persone e questa cosa \u00e8 fatta attraverso una partecipazione, spesso virtuosa, tra scuola, impresa e sindacato. I media sono fondamentali perch\u00e9 tutta questo di cui stiamo parlando bisogna che sia raccontata: anche i nostri bambini sanno che cos\u2019\u00e8 una catena di montaggio perch\u00e9 hanno visto Charlie Chaplin in Tempi moderni; ma il lavoro che sta emergendo ( sia quello negativo dei ragazzi fattorini che vanno in bicicletta, sia quello positivo del giovane tecnico che lavora nell\u2019azienda qui vicino e fa la manutenzione predittiva), questa cosa non la spiega nessuno. Soprattutto il tema \u00e8 che la progettazione del lavoro deve diventare un tema importante per i lavoratori e per i cittadini. Oggi di che cosa si occupano i nostri giornali, di che cosa si occupano i nostri utenti? Lo dir\u00e0 meglio di me Fabrizio Barca, queste cose entrano dentro un\u2019area che non \u00e8 soltanto un\u2019area di azione, \u00e8 un\u2019area di movimento, \u00e8 un\u2019area culturale, un\u2019area politica con la P maiuscola.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Vediamo allora quali sono le soluzioni<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La <strong>tecnologie \u00a0 abilitanti<\/strong>\u00a0 le conoscete: robot, stampanti, IOT, realt\u00e0 aumentata, simulazioni e, soprattutto, intelligenza artificiale che fa delle cose molto complicate. Non entriamo qui nel merito: sono cose prodigiose che svolgono funzioni straordinarie. Ma non bisogna lasciarsi stupire perch\u00e9 queste cose le viviamo anche ciascuno di noi quotidianamente, senza andare in fabbrica, ma quando pigliamo il telefonino.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Cosa ci dice tutto questo rispetto al tema del lavoro? Alcune di queste tecnologie sostituiscono operazioni: per telefonare non apro pi\u00f9 la rubrica per cercare il numero, per ritirare i soldi non vado pi\u00f9 allo sportello ma vado al bancomat e gli esempi possono continuare. Ma nello stesso tempo molte di queste tecnologie sono abilitanti: mi consentono di fare delle cose che io prima non ero in grado di fare. Questo sia a livello personale che a livello del sistema produttivo. Per esempio il 99% delle cose che avvengono nella guida di un aereo di linea o militare le fa il computer, non \u00e8 per\u00f2 che il pilota non fa niente ma deve sapere bene come funziona il sistema nel caso ci sia un\u2019emergenza. Nella medicina gran parte delle operazioni chirurgiche oggi si fanno attraverso i robot, ma i robot non fanno il lavoro del chirurgo, ma solo un lavoro operativo guidato da un\u2019equipe di chirurgi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>C\u2019\u00e8 un\u2019azienda emiliana, la Dallara, che vince tutte le gare. Il nuovo Amministratore Delegato \u00e8 l\u2019ex Amministratore Delegato di IBM, che ha detto: invece di fare la simulazione fisica delle nostre macchine, lo facciamo con i computer. Altri esempi li troviamo nella\u00a0 Protezione Civile dove con tecnologie digitali siamo in grado di sapere prima il rischio ambientale. La cosa pi\u00f9 corrente, che probabilmente \u00e8 l\u2019esperienza di ciascuno di voi, \u00e8 la manutenzione predittiva. I sistemi di big data, di intelligenza artificiale, consentono di sapere quando si fermer\u00e0 una macchina: ma agire poi non \u00e8 una cosa che fa la macchina ma \u00e8 il gruppo di lavoro insieme che dice cosa si deve fare. Questa \u00e8 la cosiddetta <em>augmentation strategy<\/em>, cio\u00e8 usare queste tecnologie per aumentare le capacit\u00e0 delle persone. Questa cosa non la troviamo per strada, c\u2019\u00e8 solo se noi la progettiamo in questo modo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Andiamo all\u2019impresa e all\u2019organizzazione. Le <strong>imprese<\/strong>, sempre di pi\u00f9\u00a0 vivono e si sviluppano non perch\u00e9 fanno produzione di massa, come ai tempi miei. Sempre di pi\u00f9 le imprese sono orientate a produrre quasi all\u2019unit\u00e0 (from scale to scope) e la tecnologia aiuta a fare questo. Non si fa la calzatura uguale per tutti ma la si fa su misura. Il servizio viene profilato sul bisogno del cliente. Da questo punto di vista, la strategia dell\u2019azienda che aveva successo perch\u00e9 produceva abbattendo i costi, su cui il sindacato ha negoziato tutta la vita, diventa una strategia per una produzione di qualit\u00e0 centrata sul cliente, ma che possa cambiare se il cliente lo richiede. Questa cosa non la fa la tecnologia, la fa chi definisce le strategie. Lo pu\u00f2 fare l\u2019imprenditore isolato ma per lo pi\u00f9 lo fa insieme a vari soggetti, in un sistema.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Le reti organizzative<\/strong>. Quando noi abbiamo cominciato a studiarle sembravano cose da ricerca universitaria. Adesso tutte le aziende sono fatte cos\u00ec. Altavilla, l\u2019ex n.2 di FCA, l\u2019azienda che viene dalla tradizione pi\u00f9 tayloristica che si sia, ha dichiarato: \u201cper noi l\u2019industria 4.0 \u00e8 una grande innovazione organizzativa, la configurazione di una rete governata che connette l\u2019azienda, i fornitori, i lavoratori e gli utenti, usando la tecnologia e l\u2019organizzazione\u201d. Pensate al cambiamento radicale della testa dei dirigenti, dei capi intermedi, dei sindacalisti che devono gestire questa cosa. La Bonfiglioli che \u00e8 un\u2019azienda emiliana, non grandissima, che ha voluto aiutare i propri fornitori a dotarsi di tecnologie e ad essere autonomi. Per fare questa cosa favorisce l\u2019accesso alla consulenza qualificata e fa un accordo con una grande banca per agevolare gli investimenti dei fornitori investimenti. L\u2019interesse \u00e8 un interesse industriale, cio\u00e8 fare in modo tale che tutte le parti delle filiere funzionino bene come l\u2019impresa centrale; ma per fare questo si deve dare a queste imprese fornitrici delle qualificazioni tecniche, organizzative, professionali straordinarie. Qui vicino abbiamo una storia di questo tipo: quando la Brembo faceva i freni per la Fiat era un suo fornitore, poi ad un certo punto ha deciso di vendere a tutti perch\u00e9 riteneva di produrre i freni meglio di come li voleva la Fiat e diventa cos\u00ec un\u2019azienda grande. Quando la Fiat va in crisi, la Brembo non va in crisi. Le reti organizzative sono oggetto di progettazione. Questo \u00e8 un tema importante per il sindacato su come intervenire sulle filiere: le filiere sono modi con cui riconfigurare l\u2019insieme delle imprese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Il funzionamento organizzativo.<\/strong> Ci sono sempre meno reparti o uffici tradizionali dove c\u2019\u00e8 il capo, ma ci sono dei teams dotate di una certa autonomia. Questo non \u00e8 il disordine ma richiede modelli di funzionamento diverso. Una squadra di calcio, o un gruppo jazz, lavora cos\u00ec. Adesso l\u2019industria, i servizi, la distribuzione tendono a lavorare cos\u00ec. E per fare questo l\u2019organizzazione di riferimento non pu\u00f2 essere pi\u00f9 la formalit\u00e0 dell\u2019organigramma, dei processi, delle mansioni parcellari. Ci vuole un\u2019altra cosa: portare la natura sociale della collaborazione, della cooperazione all\u2019interno dei processi produttivi. Senza questo, le tecnologie di cui disponiamo non funzionano.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>La responsabilit\u00e0 sociale dell\u2019impresa.<\/strong> Le imprese non possono pi\u00f9 essere imprese che pensano solo al loro profitto e che rispondono solo ai loro azionisti. Sempre di pi\u00f9 queste imprese, per sopravvivere, devono tener conto dell\u2019ambiente, delle persone, del territorio. A me \u00e8 capitato di lavorare in un\u2019azienda che faceva macchine da scrivere e calcolatori ad Ivrea e l\u2019imprenditore di questa azienda diceva: l\u2019impresa ha un\u2019anima. Era la Olivetti e Adriano Olivetti. Questa \u00e8 una fotografia di via Jervis ad Ivrea dove da una parte c\u2019era la fabbrica (massimo livello di razionalit\u00e0 produttiva del tempo) e, dall\u2019altra parte, c\u2019erano i servizi sociali, la scuola, la biblioteca, l\u2019infermeria. Per lavoratori che avessero un lavoro dignitoso e un welfare accettabile. A quale tipo di impresa puntiamo ora? Io la chiamo <strong>impresa integrale<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Il lavoro.<\/strong> Nella grande variet\u00e0 di lavori, i nuovi lavori sono accomunati su un modello centrato su 4 cose: la cooperazione autoregolata ( una cooperazione che viene largamente affidata alle persone); le conoscenze condivise (le persone devono condividere non solo le conoscenze che stanno nel gruppo, ma anche le conoscenze che stanno nella rete); le comunicazioni estese (questi gruppi di lavoro sono in condizioni di connettersi); le nuove comunit\u00e0. Un lavoro cos\u00ec non ha nulla a che fare con il lavoro taylor-fordista che noi abbiamo ereditato. Questo lavoro richiede competenze tecniche complesse ma richiede anche competenze sociali raffinate come il saper lavorare insieme, l\u2019avere il senso dell\u2019obbiettivo, il risolvere i problemi, etc. Un lavoro che \u00a0 riesca a suscitare passione, un lavoro che crei relazioni positive tra le persone e tra le persone e il sistema produttivo. Questa deriva dalla <em>augmentation strategy<\/em>: che la gente non ha voglia di avere rapporto con la tecnologia \u00e8 una chiacchiera vuota. E soprattutto, e qui veniamo ad un punto molto complicato e delicato per il vostro mestiere di sindacalisti: un lavoro che non sar\u00e0 pi\u00f9 definito dalle mansioni, dai profili, dalle declaratorie, dalle posizioni, dai livelli ma da altri concetti e meccanismi. Mansioni, profili, declaratorie, livelli sono stati uno strumento importante di negoziazione e anche di protezione del lavoro, ma quello a cui noi stiamo assistendo \u00e8 un lavoro che si definisce in altri modi: i ruoli e i mestieri\/professioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>I <strong>ruoli <\/strong>sono definiti da quattro dimensioni: dagli obbiettivi, dal tipo di controllo sui processi lavorativi, dall\u2019ambito di relazioni fra le persone, dalle competenze. Questo ruolo, che pu\u00f2 dirlo l\u2019azienda ed \u00e8 il \u201cruolo ascritto\u201d, definito non da queste dimensioni non da compiti . Ma poi quello che conta \u00e8 il \u201cruolo agito\u201d, cio\u00e8 come il lavoratore lo gestisce. Questa cosa noi la conosciamo bene: se prendiamo l\u2019Amleto di Shakespeare, il ruolo di Amleto \u00e8 scritto sul libro, per\u00f2 se vado io alla Filodrammatica a fare Amleto dormite tutti perch\u00e9 non so recitare, se c\u2019\u00e8 Laurence Olivier ci emozioniamo tutti. Ecco, allora il lavoro del futuro sar\u00e0 fatto di ruoli definiti in maniera ampia in cui ci sar\u00e0 lo spazio di interpretazione (performance) del ruolo in base al contesto, alla formazione, alla motivazione delle persone. La formazione \u00e8 importante, ma \u00e8 importante se\u00a0 anima i ruoli, non se semplicemente ti insegna l\u2019informatica e poi ti arrangi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nella progettazione dei nuovi lavori per la quarta rivoluzione industriale si progettano dei <strong>ruoli<\/strong>. Il ragazzo che io ho incontrato qui vicino della Bosch, che ho visitato recentemente, un ingegnere del Politecnico, mi ha detto che \u00e8 laureato in Ingegneria informatica e si occupa di manutenzione predittiva. Gli ho chiesto se fosse contento e mi ha detto di s\u00ec: \u201cAl Politecnico mi hanno insegnato gli algoritmi, che servono alla manutenzione predittiva; per\u00f2 io sto imparando qui dentro che una volta che con l\u2019algoritmo capisco che la macchina si sta fermando, devo parlare con il gruppo di lavoro che \u00e8 fatto di operai normali e devo mettermi d\u2019accordo con loro su cosa possiamo fare. Una volta che abbiamo scoperto la soluzione, questo stesso modello di manutenzione predittiva lo dobbiamo portare nel resto degli stabilimenti. E siccome noi siamo la Bosch, che \u00e8 un\u2019azienda internazionale, quando abbiamo scoperto come si fa, questo deve diventare uno standard per tutta l\u2019azienda Bosch. Sto imparando una cosa diversa: il mio ruolo non \u00e8 il tecnico che smanetta con il software, ma \u00e8 una cosa diversa e lo sto imparando continuamente insieme con gli altri\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La domanda \u00e8 come facciamo a progettare lavori cos\u00ec e a formare le persone? Questo \u00e8 evidentemente un lavoro qualificato. Ma non \u00e8 tutto oro quello che luccica: il lavoratore \u00e8 ben pagato, \u00e8 protetto dallo stress, pu\u00f2 riutilizzare l\u2019esperienza in un altro posto, ha un equilibrio fra vita lavorativa e vita sociale, ha identit\u00e0 sociale? Questa \u00e8 la qualit\u00e0 della vita di lavoro. Chi protegge e fa evolvere la qualit\u00e0 di vita del lavoro degli operai e di questo ingegnere? Non potete che essere voi del sindacato. Il problema \u00e8: che ne fate delle mansioni, dei profili, degli inquadramenti?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Tutto questa complessit\u00e0 non basta. C\u2019\u00e8 dell\u2019altro.\u00a0 L\u2019aggregato di tutti questi ruoli diversissimi che vanno cambiando finisce con il precipitare dentro <strong>nuovi mestieri<\/strong>, <strong>nuove professioni.<\/strong> Un medico pu\u00f2 essere un giovane medico o un guru, pu\u00f2 essere un ortopedico o un ginecologo, pu\u00f2 essere un impiegato di un ospedale o un libero professionista: per\u00f2 tutti stanno dentro la professione medica, anche se implica retribuzioni diverse, compensi diversi: ma d\u00e0 un\u2019identit\u00e0 comune. Questi data scientist cosa sono? tecnici del software o sono delle nuove professioni? L\u2019operaio industriale che lavora in queste fabbriche interconnesse, che lavora sui dati, che una volta fa una cosa, una volta ne fa un\u2019altra, come lo chiamiamo? In un paese come il nostro che ha oltre il 12% di PIL del turismo come facciamo a ridisegnare le professioni del turismo? \u00a0 Possiamo dire che il cameriere che lavora all\u2019osteria del cacciatore qui vicino ha la stessa professione del cameriere del ristorante stellato? Io penso che dobbiamo costruire professioni di servizio in cui magari uno comincia da cameriere all\u2019osteria, poi passa al ristorante di qualit\u00e0, poi finisce col fare il direttore di sala. Questa idea di ricostituire le professioni \u00e8 aperta, \u00e8 necessaria per fare piani formativi, per definire linee di carriera.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questi tecnici della quarta rivoluzione hanno dei nomi evocativi: progettisti customizzatori, data scientist, collaborative robot expert, IOT integration manager, tecnici commerciali informatici, etc. Viene il mal di testa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questa \u00e8 una materia per le imprese, \u00e8 una materia per il sistema educativo, \u00e8 un tema per gli studiosi che si occupano di questo ed \u00e8 una materia per il sindacato. Qualcuno dice: i data scientist per\u00f2 non si iscrivono al sindacato. Allora affrontiamo il problema, perch\u00e9 non si iscrivono? Se al data scientist dite che gli fate avere un aumento di salario a lui non interessa: glielo dar\u00e0 abbondantemente l\u2019azienda se \u00e8 bravo e non vuole farlo andar via. Se parlate di controllo degli orari di lavoro a uno che, per finire il suo lavoro, tira fino alle 2 del\u00a0 mattino, il sindacato non ha presa. Per\u00f2 se il sindacato proteggesse e promuovesse la sua integrit\u00e0 intellettuale, la sua salute mentale, il suo rapporto con la famiglia, il suo futuro, la sua professionalit\u00e0, i suoi avanzamenti, la formazione che riceve, allora si che potrebbe essere ascoltato.\u00a0 Se il lavoratore \u00e8 l\u2019ingegnere della Bosch, che \u00e8 un\u2019azienda che magari tutto ci\u00f2 glielo garantisce, forse non vi ascolter\u00e0; ma quelli del 96% delle aziende italiane che non\u00a0 garantiscono tutto ci\u00f2, probabilmente vi seguiranno.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A chi se ne occupa lascio una domanda. \u00c8 possibile un\u2019utopia? Cio\u00e8 dire: invece di pensare che le tecnologie si mangeranno il lavoro, pensare che progettando insieme tecnologia, organizzazione e lavoro e facendolo con percorsi negoziali progettuali condivisi tra i vari soggetti, si arrivi ad un\u2019idea, <strong>professionalizziamo tutti<\/strong>, cio\u00e8 ridiamo dignit\u00e0 al lavoro, sia a quello qualificato che a quello meno?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Abbiamo fatto una ricerca, qualche anno fa, per il Ministero del Lavoro sui lavori di servizio. Dentro questi lavori di servizio, dove ci sono 1 milione 200 mila lavoratori e lavoratrici c\u2019\u00e8 l\u2019assistente sociale che ha la laurea, l\u2019assistente socio-sanitario che ha il diploma e poi le badanti che sono una parte essenziale del nostro sistema di welfare. Chi si prende cura di questo grande bacino di professioni non ben definite?\u00a0 Pochi e nessuno. Quindi questo \u00e8 il punto.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo disegnino dice che l\u2019oggetto di questa progettazione del lavoro dovrebbe toccare questi 3 pilastri: il ruolo, la professione e la persona, cio\u00e8 quello che la persona si porta dentro di s\u00e9. La storia delle persone \u00e8 una storia importante. La formazione \u00e8 importante se \u00e8 formazione non solo tecnica, ma \u00e8 formazione di <strong>persone integrali<\/strong>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-3913\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.49.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"454\" height=\"303\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.49.png 454w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.49-300x200.png 300w\" sizes=\"(max-width: 454px) 100vw, 454px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le <strong>forme di progettazione<\/strong> sono complicate: se quello che dobbiamo progettare \u00e8 tecnologia e organizzazione del lavoro ai vari livelli, la progettazione implica un \u00a0 piano (dove voglio andare), uno o pi\u00f9 progetti (ridisegno un reparto, un lavoro, un sistema) un percorso di miglioramento continuo. Nei modelli tradizionali sequenziali, prima si facevano i piani, poi i progetti poi la realizzazione. Questo \u201cmodello lineare a cascata\u201d \u00e8\u00a0 saltato. Queste fasi si succedono in modo ricorsivo. Qualcuno la chiama <em>learning organization<\/em>: si pu\u00f2 partire, come ha fatto la Toyota, dal miglioramento continuo, poi si progetta la macchina che pulisce l\u2019aria; si puoi partire dal caso Olivetti che fa il progetto delle isole e cambia dopo la struttura produttiva dell\u2019azienda; si pu\u00f2 partire dall\u2019idea di un cambiamento strategico dell\u2019azienda come quello della Dallara che si trasforma da fabbrica di automobili a laboratorio di simulazione. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-3914\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.53.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"603\" height=\"329\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.53.png 603w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/images_Schermata-2020-07-14-alle-08.25.53-300x164.png 300w\" sizes=\"(max-width: 603px) 100vw, 603px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Le proposte<\/strong> che mi sento di sottoporre alla vostra attenzione sono<\/span><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><span>la prima proposta \u00e8 una lezione che mi ha insegnato Trentin, <strong>intervenire sui contenuti di lavoro, cio\u00e8 rendere il lavoro libero<\/strong>.\u00a0<\/span><\/li>\n<li><span>la seconda l\u2019ho gi\u00e0 detto, <strong>progettare invece di inseguire gli effetti sociali delle tecnologie<\/strong>, lavorare su questi 3 pilastri, tecnologia, organizzazione e lavoro, convertire questa gara del lavoro come una falsa profezia e vederla invece come una possibile alleanza tra tecnologia, organizzazione e lavoro, sviluppare casi esemplari.\u00a0<\/span><\/li>\n<li><span>la terza, \u00e8 avviare un <strong>movimento culturale<\/strong>.\u00a0<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo oggi per lo pi\u00f9 non avviene. Ci sono casi positivi? Si. Senza innamorarci di questi casi, per\u00f2 li vogliamo studiare? Vogliamo capire cosa \u00e8 andato bene? La CGIL ha un bellissimo portale che raccoglie casi ed esperienze. Questa \u00e8 la strada, raccontare le cose che sono andate bene e imparare, lavorarci. Ai miei studenti dico lasciate stare i manuali, studiate i casi; non potete andare in fabbrica o in giro per il mondo a vedere com\u2019\u00e8 il lavoro, per\u00f2 almeno leggete le cose che avvengono\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Torno alla cosa che ho detto prima: la partecipazione non piace. Non piace alle imprese, non piace al governo, non piace ai miei colleghi universitari, qualche volta non piace alle persone. Quindi se vogliamo fare in modo che non sia una cosa consolatoria, la partecipazione va organizzata, per questo ho citato la industrial democracy svedese. Ci hanno messo 10 anni a inventare un modello e il Primo Ministro che ha aveva lanciato questa cosa, Ol\u00e0f Palm lo hanno ammazzato. La Mitbestimmung che non va bene per l\u2019Italia, va bene per la Germania ma \u00e8 stata voluta da tutti i soggetti. Quindi questa partecipazione va sviluppata. Stiamo studiando l\u2019esperienza del Patto per il Lavoro dell\u2019Emilia Romagna per capire quanto contenga un metodo che vada oltre le specificit\u00e0 emiliano-romagnole e possa essere diffuso. L\u2019accordo di Milano sulla partecipazione siglato da Assolombarda e sindacati metropolitani \u00e8 un modello da attuare, studiare, diffondere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La cosa pi\u00f9 difficile per\u00f2 non \u00e8 tanto portare il sindacato dentro l\u2019area della partecipazione, ma la cosa pi\u00f9 difficile \u00e8 portarci le persone, la <strong>partecipazione diretta dei lavoratori e dei consumatori<\/strong>. La partecipazione funziona se \u00a0 porta ad una modifica del modo\u00a0 di\u00a0 lavorare, di fruire dei servizi. Per farla occorre un percorso di formazione, di educazione delle persone che non si fa seduti nei banchi di scuola, non si fa dicendo alle persone che si deve fare questa cosa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non ho citato l\u2019ultima, \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante: in tutto questo cambiamento la <strong>difesa dei diritti<\/strong> e la difesa della <strong>dimensione distributiva<\/strong> in una situazione di ineguaglianze crescenti diventa fondamentale. \u00a0 Possiamo affrontare queste tematiche in due modi: o ci occupiamo solo dei diritti e dall\u2019ineguaglianza oppure facciamo in modo tale che si progetti un lavoro pi\u00f9 equo e quindi meglio proteggibile e che crei la base per ridurre differenziazione e \u00a0 disuguaglianza.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>*Lectio Magistralis agli Stati Generali CGIL Lombardia, X edizione, 29\/30 ottobre 2019<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>**Presidente Fondazione IRSO, Professore Emerito di Sociologia dell\u2019organizzazione all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano-Bicocca\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le cose che io mi sono preparato a dire riguardano la vostra responsabilit\u00e0 e la vostra azione e quindi io sono un po\u2019 imbarazzato perch\u00e9 non vorrei che le cose che dir\u00f2 possano sembrare lezioni di un professore a chi \u00e8 nella battaglia quotidiana, nella responsabilit\u00e0 e nella complessit\u00e0 quotidiana. 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