{"id":3963,"date":"2020-09-29T10:28:31","date_gmt":"2020-09-29T08:28:31","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/decisione-politica-interessi-organizzati-e-territori-nello-stato-di-emergenza\/"},"modified":"2020-09-29T10:28:31","modified_gmt":"2020-09-29T08:28:31","slug":"decisione-politica-interessi-organizzati-e-territori-nello-stato-di-emergenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/decisione-politica-interessi-organizzati-e-territori-nello-stato-di-emergenza\/","title":{"rendered":"Istituzioni, parti sociali e territori nello &#8216;stato di emergenza&#8217;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>1. Dare un senso alla storia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per cominciare a introdurre questa riflessione <span style=\"font-size: x-small;\">1<\/span> prover\u00f2 a prenderla molto alla larga esaminando alcuni temi di filosofia del diritto pi\u00f9 volte tirati in ballo proprio per spiegare quanto \u00e8 accaduto. Per quanto la cosa possa apparire alquanto bizzarra non c&#8217;\u00e8 da stupirsi perch\u00e9, come vedremo, essi sono particolarmente utili per comprendere il senso degli avvenimenti di questi mesi. Il contesto attuale, caratterizzato dai profondi cambiamenti a seguito dell\u2019emergenza da Covid 19, viene sempre pi\u00f9 spesso indicato come &#8216;stato di eccezione&#8217; oppure &#8216;stato di emergenza&#8217;<span style=\"font-size: x-small;\">2<\/span>(Zagrebelsky 2020; Agamben 2020). Le due espressioni non sono sinonimi, tuttavia per le questioni che affronteremo in questa sede non appare cos\u00ec importante disquisire sulle differenze. Qual \u00e8 una ragionevole definizione di \u201cstato di eccezione\u201d? Si tratta di un concetto che ha una lunga storia nella filosofia politica e nel diritto costituzionale, su cui si \u00e8 applicato un gran numero di studiosi dall&#8217;antichit\u00e0 ai nostri giorni. Nel XX secolo di solito si fa riferimento a Carl Schmitt (1888-1985), un giurista tedesco controverso per via della sua adesione al nazismo, ma della cui originalit\u00e0 nessuno mette in dubbio il valore. In un suo libro del 1922, di solito indicato con il titolo <em>Teologia politica I<\/em>, ripubblicato (non a caso) nel 1934 a ridosso della presa del potere di Hitler, e tradotto in Italia nel 1972 <span style=\"font-size: x-small;\">3<\/span>, Schmitt ricorda come &#8220;tutti i concetti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati&#8221; (pag. 61). Per fare un esempio per tutti non c&#8217;\u00e8 chi non veda, appena ci rifletta sopra, il parallelo tra la Carta Costituzionale e i comandamenti biblici, oppure tra l&#8217;autorit\u00e0 del Presidente della Repubblica e quella divina.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Cito ancora, da quel testo, il richiamo ad una affermazione perentoria del giovane Engels: &#8220;L\u2019essenza dello Stato come della religione \u00e8 la paura dell\u2019umanit\u00e0 di fronte a s\u00e9 stessa&#8221; (pag. 73), ovvero nei confronti della morte e della malattia collettiva: la pandemia, sempre\u00a0 per rimanere ai nostri giorni. Nello &#8216;stato di eccezione&#8217;, quando si teme di morire, ci si affida allo Stato allo stesso modo nel quale in passato ci si affidava all\u2019intervento divino per far finire la peste, la carestia o la guerra. Ci\u00f2 che viene invocato \u00e8 il miracolo che ferma la catastrofe dell&#8217;epidemia, per poi rendere grazie a Dio attraverso adeguati atti di fede monumentali destinati a ricordare il miracolo, come nel caso della costruzione della basilica di Santa Maria della Salute a Venezia, costruita a Punta della Dogana dopo la fine della grande epidemia di peste bubbonica del 1630-31. Non a caso Carl Schmitt ricorda come &#8220;Lo stato di eccezione ha per la giurisprudenza un significato analogo al miracolo per la teologia&#8221; (pag. 61)<span style=\"font-size: x-small;\">4<\/span>, e ancora: \u201cSovrano \u00e8 chi decide sullo stato di eccezione\u201d (pag. 33). Cosa significa? \u00c8 sovrano chi decide quando fare il miracolo, vale a dire quando usare l\u2019ultima arma che si ha a disposizione: il potere di andare oltre i limiti costituzionali per salvare la nazione. E noi in questi mesi, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, abbiamo vissuto dentro uno &#8216;stato di eccezione&#8217;.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nonostante le molte affermazioni polemiche in senso contrario, noi non abbiamo fatto esperienza dello stato di eccezione negli anni della lotta al terrorismo, n\u00e9 in quelli della lotta alla mafia e neppure nelle varie emergenze dei post-terremoti. In senso tecnico, l&#8217;unica occasione \u00e8 stata quella del Covid con le decisioni assunte in prima persona dal Primo ministro Giuseppe Conte. Come lo stesso Presidente del Consiglio ha dichiarato in conferenza stampa il 25 marzo, \u201cabbiamo dovuto costruire un metodo di azione e di intervento che mai \u00e8 stato sperimentato prima\u201d<span style=\"font-size: x-small;\">5<\/span>. In pochi giorni, agli inizi di marzo, il capo del governo prende la decisione di usare lo strumento del Dpcm, un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, per far fronte all&#8217;emergenza. I Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri si collocano in uno dei gradini pi\u00f9 bassi della gerarchia delle fonti, tuttavia hanno il pregio -per cos\u00ec dire- di essere immediatamente esecutivi, non hanno bisogno dell&#8217;approvazione del Parlamento, non passano al vaglio del Consiglio dei Ministri, e non devono neppure essere controfirmati dal Presidente della Repubblica. Nonostante il riferimento alla pandemia proclamata dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 e la fragile copertura dei precedenti decreti-legge di gennaio e febbraio, nessuno prima della firma sui due Dpcm dell&#8217;8 e del 9 marzo 2020 aveva mai immaginato che nel nostro paese si potessero emanare norme del tipo di quella del comma 2 dell&#8217;art. 1 del Dpcm del 9 marzo: \u201cSull&#8217;intero territorio nazionale \u00e8 vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico\u201d, oppure quella prevista dal comma 1.a dell&#8217; art. 2 del Dpcm dell&#8217;8 marzo: \u201c\u00e8 altres\u00ec differita a data successiva al termine di efficacia del presente decreto ogni altra attivit\u00e0 convegnistica o congressuale\u201d. Attenzione: qui non si intende in alcun modo criticare l&#8217;operato di Conte, anzi, semmai, sottolineando l&#8217;eccezionalit\u00e0 degli accadimenti, suggerire la ragione del consenso crescente al capo del governo. Se, ad esempio, a met\u00e0 marzo, l&#8217;allarme per l&#8217;epidemia si fosse rivelato esagerato e il Covid una forma influenzale un po&#8217; pi\u00f9 grave del solito, Giuseppe Conte sarebbe stato accusato di attentato alla Costituzione o di qualcosa di analogo, e la sua carriera politica finita. L&#8217;aver per primo in occidente preso misure cos\u00ec drastiche l&#8217;ha prima esposto alla derisione internazionale, a cominciare dagli inglesi e dagli americani, poi all&#8217;encomio generalizzato e a una qualche invidia dichiarata, come in un recente articolo di Paul Krugman sul New York Times <span style=\"font-size: x-small;\">6<\/span>. Da questo punto di vista, il consenso interno \u00e8 il riflesso della percezione del pericolo e della necessit\u00e0 di non tergiversare con i se e con i ma sulle scelte di chi \u00e8 al comando. Analogo consenso si \u00e8 registrato a tutti i livelli della catena di comando, specie per i Presidenti di regione e per i sindaci <span style=\"font-size: x-small;\">7<\/span>, a conferma delle caratteristiche peculiari che si registrano quando il pericolo \u00e8 vissuto dai cittadini come un pericolo \u2018capitale\u2019 (che mette a rischio il <em>caput<\/em>), \u2018diretto\u2019 (sulla propria persona), \u2018immediato\u2019 (qui e ora) <span style=\"font-size: x-small;\">8<\/span>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Rimane tuttavia il fatto che con un Dpcm si sono sospese quasi tutte le libert\u00e0 della prima parte della Costituzione: la libert\u00e0 di movimento, di riunione, per non parlare del rinvio delle elezioni di assemblee legislative scadute. Come appare ovvio, i Dpcm erano la tappa finale di un percorso condiviso con le forze di governo, in parte anche con le opposizioni. Sicuramente il Presidente della Repubblica era informato e ha acconsentito a questi percorsi del tutto fuori dall&#8217;ordinario. Dobbiamo fare lo sforzo di metterci nei panni del Presidente del Consiglio in quelle ore drammatiche. L\u2019Italia \u00e8 stata la prima nazione dell\u2019Occidente a essere coinvolta dall\u2019emergenza; le informazioni erano contraddittorie e confuse; si trattava di una situazione senza precedenti dai quali trarre indicazioni. Proprio di questo marasma parliamo quando si evoca l&#8217;espressione &#8216;stato di eccezione&#8217;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Tuttavia lo strappo costituzionale di questi mesi rende palese, anche per il solo fatto di costituire un precedente, la necessit\u00e0 di normare per via costituzionale lo &#8216;stato di eccezione&#8217;, non previsto nel nostro ordinamento per una scelta consapevole dell\u2019Assemblea Costituente. L\u2019unico caso di eccezionalit\u00e0 costituzionalmente previsto \u00e8 lo &#8216;stato di guerra&#8217;, il cui percorso inizia dopo che \u201cle Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari\u201d (art. 78, Cost.). La reticenza dei costituenti era motivata da quanto accaduto nel 1932-\u201833 in Germania <span style=\"font-size: x-small;\">9<\/span>, ovvero dalla preoccupazione di affidare poteri troppo ampi al Presidente della Repubblica <span style=\"font-size: x-small;\">10<\/span>. L\u2019importanza di normare gli stati di eccezione si evidenzia anche rileggendo un episodio di 35 anni fa. Nel 1986 il Colonnello Gheddafi (forse) lanci\u00f2 due missili sulla Sicilia, i quali caddero in acqua senza conseguenze di sorta. In quella occasione Francesco Cossiga, allora Presidente della Repubblica, invi\u00f2 un messaggio al Parlamento chiedendo che cosa si sarebbe dovuto fare se quella notte i missili fossero arrivati a destinazione causando morti e distruzioni. Nella sostanza il Presidente chiedeva se in una situazione di pericolo immediato e di drammatica emergenza, bisognasse attendere la convocazione dei due rami del parlamento e le loro deliberazioni, oppure se, alternativamente, vi fossero i margini ordinamentali per un intervento immediato di re-azione (un raid aereo fuori dai confini nazionali, in Libia ad esempio). Un secondo problema riguardava il ruolo del Presidente della Repubblica e quello del Presidente del Consiglio. Il Parlamento non rispose ma il Presidente del Consiglio dell\u2019epoca, Giovanni Goria, incaric\u00f2 una commissione di studio presieduta da Livio Paladin per sciogliere i dubbi. Due anni dopo, ai primi di giugno del 1988, la commissione Paladin consegn\u00f2 la sua relazione, che indicava nel Presidente del Consiglio il vertice responsabile delle iniziative nello \u2018stato di guerra\u2019 riservando al Presidente della Repubblica una funzione di controllo garantita dalle necessarie informazioni <span style=\"font-size: x-small;\">11<\/span>. A tutt\u2019oggi, tuttavia, le normative suggerite all\u2019epoca per proceduralizzare i rapporti tra i due massimi vertici dello Stato non sono state completate. Il rischio che accada lo stesso con lo \u2018stato di eccezione\u2019 \u00e8 molto elevato (e pericoloso) non fosse altro perch\u00e9, come gi\u00e0 detto, la presenza di un precedente cos\u00ec invasivo come le normazioni emergenziali al tempo del Covid pu\u00f2 essere invocato in futuro anche in circostanze tutt\u2019affatto diverse.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>2. Il ruolo degli attori politici e sociali nello &#8216;stato di eccezione&#8217;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Come si \u00e8 detto, l\u2019uso estensivo della decretazione non va demonizzato, anzi \u00e8 stata una scelta tanto coraggiosa quanto efficace. Ma cosa \u00e8 successo davvero? Sotto la superficie della scena mediatica, il processo attraverso cui venivano emanati i Dpcm era molto pi\u00f9 sofisticato di quanto fin qui evidenziato. Partiamo dal fatto, noto a tutti, di una sorta di esautoramento del Parlamento, anche perch\u00e9 sostanzialmente inabilitato a riunirsi per quasi due mesi. Le principali decisioni anti-Covid non sono passate per il Parlamento ma discusse e mediate in altre sedi, dove sedevano attori specializzati che poco o nulla avevano a che fare con la sfera dei partiti in senso stretto. Ogni Dpcm \u00e8 stato preceduto -consapevolmente, a mio avviso, specie dopo alcuni iniziali sbandamenti- da anticipazioni, fughe di notizie, <em>rumors<\/em> di stampa, cos\u00ec da consentire ad alcuni attori collettivi di svolgere un preciso ruolo di supplenza parlamentare. Stiamo parlando: a) degli esperti di settore attraverso le commissioni create ad hoc (epidemiologiche, sanitarie, economiche, sociali, ecc.); b) poi delle associazioni di rappresentanza degli interessi; ma anche c) delle rappresentanze territoriali che trovavano i loro portavoce nei Presidenti di regione; come pure d) della societ\u00e0 civile a cui veniva data voce da parte dei mass-media (giornali e tv, in primis) e dai <em>social<\/em>. Al termine di questo complesso percorso, di solito della durata di 10-15 giorni, e dopo un laborioso procedimento emendativo, solo e soltanto dopo veniva firmato e pubblicato il Dpcm definitivo. Sospeso il circuito standard governo\/parlamento veniva attivato &#8211; difficile dire se e quanto in modo meditato &#8211; un quadruplice circuito governo\/esperti sanitari, governo\/interessi organizzati, governo\/regioni, governo\/media che si metteva in moto a partire da un prima bozza di Dpcm fatta filtrare in via informale con la precisa finalit\u00e0 di dare voce ai quattro circuiti consultivi ed emendativi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In questi frangenti inediti, le associazioni sono state costrette a reinventarsi il proprio ruolo nel gioco. Torniamo a quei giorni. C\u2019erano centinaia di migliaia di lavoratori che dovevano andare a lavorare, e che non sapevano se e come avrebbero dovuto comportarsi in azienda. Le persone di tutte le et\u00e0, dopo la sottovalutazione iniziale, sono state travolte dalla paura, specie nelle zone pi\u00f9 colpite dai focolai. A dare loro rassicurazione, assistenza, tutela sono stati i quattro soggetti appena indicati: gli esperti, il personale delle associazioni, i Presidenti di regione, i giornalisti. Non a caso tutti o a (quasi) tutti gli attori si sono rilegittimati, superando per un momento la diffidenza diffusa dall\u2019antipolitica che sembrava inarrestabile. In una parola, la rappresentanza ha mostrato di essere ancora utile come mediazione tra le persone e il potere; se poi il circuito della rappresentanza politica perde colpi a causa di difficolt\u00e0 oggettive come l\u2019impossibilit\u00e0 di riunirsi da parte del Parlamento, ecco che torna buona la tanto bistrattata rappresentanza funzionale, come pure la rappresentanza territoriale federale, tanto che si potrebbe ipotizzare in una comparazione internazionale una relazione diretta tra la forza dell\u2019associazionismo e le <em>performance<\/em> delle politiche pubbliche nella crisi pandemica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Infine, la divisione alimentata dall\u2019antipolitica tra le agende della gente comune e le agende delle <em>elites <\/em>(dominate dai detentori della ricchezza economica). L\u2019agenda delle classi dirigenti, l&#8217;agenda dei ricchi, l\u2019agenda dei potenti, da un lato, e l\u2019agenda popolare dei perdenti della globalizzazione, dall&#8217;altro lato, si sono duramente scontrate in questa prima parte del XXI secolo: la prima in televisione nei <em>summit<\/em> europei e mondiali, l\u2019altra nelle osterie e sui social. Una frattura che il Covid ha per il momento rimarginato e che si \u00e8 per un attimo ricomposta, quasi per miracolo (Schmitt <em>docet<\/em>) intorno ad una nozione minimalista di \u2018bene comune\u2019, la sopravvivenza, al fatto di essere davvero, senza retorica, tutti nella stessa barca e tutti impegnati in un comune tentativo di salvarsi insieme. Ma se siamo tutti nella stessa barca bisogna accettare l\u2019idea che nel mare in tempesta c\u2019\u00e8 un capo unico, indiscusso, da non mettere mai in discussione fino a quando imperversa il pericolo. Giusto o sbagliato che sia, il suo operato non si contesta pena un pericolo ancora pi\u00f9 drammatico: l\u2019assenza di governo quando il rischio diventa mortale. Chi durante lo \u2018stato di eccezione\u2019 non ha capito questa elementare lezione di realismo ne ha pagato l\u2019inevitabile scotto in termini di consenso e popolarit\u00e0. \u00c8 quanto successo a Salvini e Renzi, che hanno perso di rilevanza politica proprio perch\u00e9 hanno voluto giocare a mettere in difficolt\u00e0 il capitano nel pieno della tempesta, pensando in questo modo di ricavarne una qualche rendita di posizione <span style=\"font-size: x-small;\">12<\/span>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A questo punto -come tema di riserva-\u00a0 si getta nella discussione l\u2019inesperienza di Giuseppe Conte e il suo fortunoso arrivo con successiva giravolta a Palazzo Chigi. Non pare un grande argomento, ma conviene citare\u00a0 direttamente Platone, <em>La<\/em> <em>Repubblica<\/em>, libro VI, dove mette in guardia dai dilettanti accecati dall\u2019ambizione del potere quando mettono in discussione il capo inesperto: \u201cguai alla situazione in cui un nocchiero piuttosto duro d\u2019orecchio e pure corto di vista e con altrettante scarse conoscenze di cose navali \u00e8 attorniato da marinai che si altercano tra loro per il governo della nave. Ciascuno credendosi in diritto di governarla lui medesimo. Mentre non ne ha mai appreso l\u2019arte n\u00e9 pu\u00f2 dichiarare in quale tempo e con quale maestro l\u2019abbia appresa. E inoltre affermano che quest\u2019arte non si pu\u00f2 insegnare pronti anche a fare a pezzi chi la dica insegnabile, tutti sempre stretti attorno al nocchiero a pregarlo e pregano in tutti i modi affinch\u00e9 affidi loro la barra\u201d.\u00a0 L\u2019unico che invece ha immediatamente intuito con un\u2019abilit\u00e0 straordinaria il da farsi, ovvero come recitare la parte dell\u2019opposizione in situazioni di emergenza \u00e8 stato Silvio Berlusconi, il quale ha subito offerto il suo sostegno, esplicito e implicito, al Governo, condividendo le politiche europee e svolgendo la classica funzione emendatoria-correttiva invece che cercare di mettere i bastoni tra le ruote. Ancora pi\u00f9 esplicito \u00e8 stato il discorso in parlamento il 18 marzo del leader dell\u2019opposizione portoghese Rui Rio, il quale cos\u00ec si \u00e8 rivolto nelle ore pi\u00f9 tragiche al premier socialista Antonio Costa <span style=\"font-size: x-small;\">13<\/span>: \u201cLa minaccia che dobbiamo combattere esige unit\u00e0, solidariet\u00e0, senso di responsabilit\u00e0. Per me in questo momento il Governo non \u00e8 l\u2019espressione di un partito avversario, ma la guida dell\u2019intera nazione che tutti abbiamo il dovere di aiutare. Non parliamo pi\u00f9 di opposizione ma di collaborazione. Signor ministro, conti sul nostro aiuto. Le auguriamo coraggio, nervi d\u2019acciaio, e buona fortuna, perch\u00e9 la sua fortuna sar\u00e0 la nostra fortuna\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si potrebbero fare molti altri esempi tratti dalla cronaca di questi mesi o dalla storia dei secoli passati, ma pare assodato che ad essere chiamate in causa non sono solo le forze politiche ma pure il ruolo delle associazioni di rappresentanza degli interessi chiamate a svolgere una \u2018opposizione cooperativa\u2019, il che non significa rinunciare alla critica e al conflitto, ma individuare le differenti modalit\u00e0 di esercizio della rappresentanza\u00a0 compatibili con lo stato di emergenza. Questa considerazione non vale tanto e solo come ricognizione ragionata su quanto accaduto nei mesi passati, ma ancora di pi\u00f9 come ragionamento strategico sul futuro prossimo, dato per scontato di non avere certezza alcuna su cosa succeder\u00e0 nel prossimo autunno-inverno. Non sapendo se stiamo attraversando la quiete prima di una nuova tempesta occorre dotarsi della capacit\u00e0 guardare lontanissimo, a come sar\u00e0 il mondo dopo la pandemia, unita ad una mobilit\u00e0 tattica straordinaria per reggere al cambio dei venti (come pure delle opinioni). Compreso il diritto\/dovere di mutare opinione quando nuove informazioni cambiano il quadro interpretativo fino ad allora considerato non opinabile. Sotto questo profilo le infinite critiche al governo o ai Presidenti di regione sono ingenerose, dal momento che navigando in mari incogniti l\u2019errore -appunto, l\u2019<em>errare<\/em> inciampando in mille sentieri interrotti- fa parte della fisiologia, non della patologia, quando si \u00e8 dentro gli stati emergenziali. Non che le critiche non siano legittime e necessarie, ma esse hanno senso se finalizzate a migliorare l\u2019azione di coordinamento politico, non a delegittimarlo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Anche l\u2019accusa di cedimento alla \u2018politica degli interessi\u2019 manca il bersaglio. Tanto la letteratura sul corporativismo degli anni trenta quanto quella sul neocorporativismo della seconda met\u00e0 del novecento hanno chiarito come si tratti quasi sempre di una forma di governo instabile, strettamente legata al fronteggiamento di contingenze straordinarie come una guerra, una grave crisi economica, e\/o di regime. Sia la variante autoritaria (di destra come di sinistra) sia la variante liberale (il corporativismo democratico) prevedono la supremazia del circuito governo\/interessi organizzati e un rafforzamento del circuito governo\/esperti e di quello governo\/media. Semmai la novit\u00e0 dell\u2019epidemia \u00e8 costituita, non solo in Italia, dalla rilevanza assunta dal circuito governo\/territori, una sorta di inedita sperimentazione di cosa significhi l\u2019espressione \u2018federalismo cooperativo\u2019. Le misure governative, dopo essere passate al vaglio degli esperti e degli interessi organizzati, per essere implementate con efficacia, hanno bisogno dei mille aggiustamenti che solo chi le deve applicare pu\u00f2 suggerire. Al di l\u00e0 dei toni muscolari utilizzati per comprensibili finalit\u00e0 di consenso, le prese di posizione dei Presidenti di regione sono risultate funzionali a migliorare l\u2019applicabilit\u00e0 dei Dpcm e la loro messa in opera cooperativa da parte di regioni, province e comuni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>3. Il ruolo degli interessi organizzati: un\u2019analisi con base i livelli territoriali\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Proviamo a riflettere su quanto \u00e8 accaduto ai diversi livelli territoriali, per poi ragionare sulle lezioni che se ne possono ricavare. Prima di argomentare sui livelli locali \u00e8 necessario ribadire, nonostante non sia l&#8217;oggetto specifico di questo lavoro, come anche la dimensione europea si sia rilegittimata grazie al Covid, mostrando tuttavia, proprio grazie alla\u00a0 capacit\u00e0 di intervento delle istituzioni comunitarie, il ritardo nella costruzione di un livello organizzativo sovranazionale da parte di tutte le associazioni di rappresentanza di interessi, con un vuoto sempre pi\u00f9 trasparente via via riempito dall&#8217;azione di agenzie di lobbying microsettoriale o aziendale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>3.1. Il livello aziendale\/locale.<\/em> In primo luogo, va sottolineata l\u2019impressione di una vastit\u00e0 mai sperimentata prima di interventi aziendali, molto spesso di natura unilaterale, specie nelle aree pi\u00f9 colpite dalla pandemia, volta a lenire il disagio dei lavoratori e delle loro famiglie. Mai come in questa occasione, infatti, l\u2019idea di una \u2018comunit\u00e0 aziendale\u2019, entro la quale convivono interessi diversi ma in parte convergenti, sembra essere emersa come minimo comun denominatore dell\u2019azione degli attori collettivi, tanto sul versante datoriale quanto su quello sindacale. Con ogni probabilit\u00e0, quando avremo a disposizione dati quantitativi su quanto accaduto nella prima met\u00e0 del 2020, si osserver\u00e0 una correlazione abbastanza solida tra i luoghi dove in modo pi\u00f9 grave si \u00e8 manifestata l\u2019epidemia e la numerosit\u00e0 degli interventi aziendali &#8211; a base contrattuale o a base unilaterale &#8211; di sostegno al reddito dei lavoratori e di prime misure per garantire la sicurezza dei lavoratori. Dalle notizie di stampa, ad esempio, risulta molto ampio, anche da parte di\u00a0 \u00a0 aziende che non avevano in essere piani di welfare aziendale, l\u2019intervento di anticipo della cassa integrazione e, in un numero minore di casi, di integrazione salariale fino alla\u00a0 copertura piena della busta paga ordinaria. Ulteriori interventi a carico delle aziende &#8211; di nuovo, sia su base negoziale che su base unilaterale &#8211; si sono registrati, specie nella prima fase del Covid, nell\u2019area della sicurezza del lavoro, anche quando non ancora espressamente previsti dalle disposizioni governative e regionali, in particolare per quanto riguarda i tamponi, la misurazione della temperatura in ingresso, la disinfestazione e l\u2019uso di protezioni facciali, la sanificazione degli ambienti di lavoro. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Poi, a partire dal livello locale, \u00e8 emersa l&#8217;incredibile capacit\u00e0 di risposta in forma organizzata alle domande minute degli associati, anche quando si trattava solo di una richiesta di rassicurazione o di vicinanza. Ma si pensi alle infinite richieste di chiarimenti, di assistenza nella compilazione di domande e moduli, oppure ancora alla fornitura di indicazioni in materia di ambiente e di sicurezza sul lavoro. Una qualsiasi attivit\u00e0 artigianale o commerciale con punto vendita aveva bisogno come minimo di locandine con le istruzioni per gli acquirenti; come tutti noi possiamo ancora oggi verificare, la cartellonistica di servizio, anche nel pi\u00f9 sperduto borgo alpino, porta il marchio della rispettiva associazione di categoria. Ma tutto questo \u00e8 stato possibile perch\u00e9 la rappresentanza \u00e8 innanzitutto un fatto organizzato, tanto nella dimensione orizzontale quanto in quella verticale. Entrambe le dimensioni sono necessarie pena ridondanze e inefficienze. L\u2019organizzazione serve se fa &#8216;sistema&#8217;, come si usa dire in gergo associativo, ovvero se \u00e8 in grado di massimizzare l&#8217;integrazione tra le due dimensioni. Se invece le organizzazioni sono libere repubbliche federate &#8211; in gergo, <em>loosely coupled <\/em>&#8211; esse sprecano un&#8217;infinit\u00e0 di risorse con risultati sub-ottimali.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un altro\u00a0 tema che il Covid ha\u00a0 riportato al centro dell&#8217;attenzione delle associazioni di rappresentanza degli interessi \u00e8 stato quello relativo alla centralit\u00e0 dell\u2019associato, in particolare a livello aziendale o locale; non solo, dopo vent&#8217;anni in direzione contraria, abbiamo assistito ad un rinnovato ruolo della rappresentanza, la quale riacquisisce peso specifico rispetto ai servizi. Questi ultimi sono stati fondamentali nel ruolo di tutela e assistenza agli iscritti; tuttavia nell&#8217;emergenza \u00e8 apparso evidente che senza un chiaro indirizzo politico e di rappresentanza non ci sarebbe stata alcuna capacit\u00e0 di coordinamento delle iniziative associative. Ne \u00e8 emersa la resilienza di antiche doti tipiche di un mestiere particolarissimo, qual \u00e8 quello di chi fa sindacato di interessi collettivi: la capacit\u00e0 di ascolto empatico, l&#8217;abilit\u00e0 nell&#8217;interpretare e ri-elaborare le domande della propria gente, la tecnica di traduzione degli interessi individuali in interessi collettivi. Non che i servizi non abbiano contato anche in questa occasione, ma mai l&#8217;integrazione tra servizi e rappresentanza \u00e8 stata cos\u00ec indispensabile come nei mesi dell\u2019emergenza di Covid.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>3.2. Il livello territoriale\/provinciale<\/em>. La crisi delle istituzioni provinciali \u00e8 palese, come pure l&#8217;insensatezza di una riforma che ha lasciato in balia del caso il destino degli enti intermedi sovracomunali, specie se si tiene conto della storica frammentazione di cui soffre il sistema delle autonomie. Va osservato come il Presidente della Provincia, nella crisi dei mesi scorsi, quasi mai abbia svolto primariamente il ruolo di coordinatore delle iniziative sul suo territorio provinciale, non fosse altro perch\u00e9 oberato dalle mille urgenze che gli capitavano tra capo e collo in quanto Sindaco del suo comune.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Di conseguenza, di fronte alla fragilit\u00e0 dell&#8217;istituto provinciale, le istituzioni centrali non hanno potuto fare altro che andare alla ricerca di un diverso interlocutore di coordinamento nelle province, alla fine trovandolo in quelle Prefetture che trent&#8217;anni fa avevano rischiato di essere abolite a furor di popolo. Come tutte le supplenze inventate sul momento, i prefetti hanno fatto quello che hanno potuto anche in ragione delle loro scarsissime competenze in materia economica. Un episodio per tutti. Una Confindustria provinciale del Nord Italia invia al Prefetto una lunga lista di eccezioni relative ai codici Ateco di aziende che avrebbero voluto rimanere aperte; il Prefetto, non sapendo che pesci pigliare, trasmette la richiesta alla Provincia chiedendo il loro parere, ma non ottiene neppure risposta. Allora pensa bene di chiedere conforto alla Camera di Commercio, la quale, tanto per non sbagliare, chiede lumi tramite mail protocollata a chi? A Confindustria, come \u00e8 ovvio, chiudendo cos\u00ec il cerchio di quella che si potrebbe definire la &#8216;concertazione emergenziale <em>italian style<\/em>&#8216;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza di interessi \u00e8 stato rilevantissimo proprio per la capacit\u00e0 di coordinamento tra aziende, enti locali, istituzioni provinciali (Inps, Inail, Prefetture, Aziende sanitarie, <em>in primis<\/em>). Senza il loro operato appare difficile immaginare come il sistema produttivo, in particolare al Nord, avrebbe potuto continuare a operare con (relativa) normalit\u00e0, superando attraverso le procedure cooperative di tipo neocorporativo i mille ostacoli delle sanificazioni, dei vincoli posti dal distanziamento, delle norme sull\u2019igiene e la sicurezza sul lavoro. Inoltre mai come in questa occasione si \u00e8 visto in opera il circuito virtuoso tra servizi e rappresentanza, in cui i primi alimentavano la seconda attraverso un continuo flusso di informazioni sull\u2019impatto micro delle normative nazionali e delle ordinanze regionali.\u00a0 Certo, si \u00e8 trattato di un lavorio tutto di retrobottega, poco visibile, lontano dalle passerelle tanto dei media tradizionali quanto dei <em>social media<\/em>, ma importantissimo e di cui prima o poi andrebbe raccontata la ricchezza di esperienze prima che se ne perda la memoria.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>3.3. Il livello regionale.<\/em>Come \u00e8 noto, il livello regionale \u00e8 sempre stato quello pi\u00f9 problematico dal punto di vista associativo. Se nelle province vi \u00e8 stata una vera e propria crisi istituzionale, come si \u00e8 appena visto, essa\u00a0 ha riguardato poco e nulla le associazioni di rappresentanza di interessi le quali, anche in presenza di <em>merger <\/em>tra associazioni provinciali, hanno comunque mantenuto una forte caratterizzazione a scala provinciale (o mandamentale). Il livello regionale delle associazioni, anche nelle esperienze migliori, ha sempre sofferto della mancanza di spazio adeguato tra il centro (nazionale) e la periferia (provinciale) tanto che nel dibattito interno alle organizzazioni datoriali e sindacali si era affermato un\u2019opinione maggioritaria su di un loro radicale ridimensionamento.\u00a0 Tuttavia l\u2019emergenza Covid \u00e8 stata prima di tutto un\u2019emergenza sanitaria che andava affrontata principalmente in termini di organizzazione dei servizi sanitari, di prevenzione del contagio e di controllo dei comportamenti della popolazione, ovvero si trattava per tutte e tre le fattispecie di funzioni in capo da decenni ai governi regionali e impossibili da regolare senza la loro (leale) cooperazione. Cosa in larga parte accaduta, al netto dell\u2019inevitabile propaganda da parte dei Presidenti di regione e dei membri del Governo nazionale, tanto da configurare, come si \u00e8 detto un interessante esperimento metodologico di cosa si debba intendere per \u2018federalismo cooperativo\u2019 post-riforma del 2001 <span style=\"font-size: x-small;\">14<\/span>. \u00a0 Secondo le ricostruzioni giornalistiche, in questi mesi Regioni e Governo hanno litigato dalla mattina alla sera ma chiediamoci chi \u00e8 andato realmente fuori dalle norme? Nessuno, tranne due\u00a0 tentativi &#8211; in Calabria e in Sicilia &#8211; prontamente respinti con altrettante immediate e semplici sentenze del Tar.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non tutte le politiche pubbliche hanno avuto lo stesso impatto sulle relazioni tra centro e periferia, ad esempio meno efficace \u00e8 stata la capacit\u00e0 di intervento in materia lavoristica, tuttavia l\u2019impressione che si ha \u00e8 che gli insegnamenti di questi mesi valgano molto di pi\u00f9 di decenni di sentenze della Corte Costituzionale sulla leale collaborazione tra i diversi livelli di governo. Anche a questo livello, organizzazioni datoriali e sindacali sono state l\u2019interfaccia continuo delle istituzioni regionali e l\u2019indispensabile soggetto di coordinamento delle iniziative associative sui territori. Si pensi al lavoro negli ospedali e nelle Rsa, oppure agli interventi in materia di cassa integrazione, oppure ancora alla definizione delle ordinanze sugli Ateco: in tutti questi casi, il presidio regionale ha consentito di realizzare una miriade di accordi attuativi, seguiti da\u00a0 un\u2019informazione immediata e indicazioni\u00a0 operative a chi interveniva nei territori <span style=\"font-size: x-small;\">15<\/span>. Di conseguenza \u00e8 emerso per la prima volta una significativa rilevanza del livello regionale associativo tanto che \u00e8 possibile osservare una relazione diretta tra le performance delle politiche regionali di tipo emergenziale e la maggiore strutturazione delle organizzazioni di rappresentanza degli interessi in quelle regioni (Veneto, Friuli-VG, Emilia, Toscana, <em>in primis<\/em>).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>3.4. Il livello nazionale.<\/em>Dopo la prima fase di incertezza, anche i livelli nazionali delle organizzazioni di rappresentanza degli interessi hanno funzionato bene. In almeno tre direzioni: in primo luogo il circuito governo-interessi ha migliorato in modo significativo i provvedimenti di urgenza, specie quelli riguardanti il lavoro, l\u2019economia, la sicurezza, in secondo luogo, il flusso informativo dal centro alla periferia &#8211; e viceversa, altrettanto rilevante &#8211; \u00a0ha fornito risposte immediate e corrette \u00a0 alle strutture regionali e territoriali, come pure, al centro, un costante flusso informativo sull\u2019impatto dei provvedimenti; infine, il coordinamento nazionale dei \u00a0servizi in ogni organizzazione di rappresentanza degli interessi ha assicurato l\u2019applicazione omogenea delle normative in materia di lavoro e prevenzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Qualche tensione non \u00e8 mancata, ma tutto sommato il circuito governo-interessi \u00e8 stato quello meno sensibile alle sirene della ricerca del consenso e della propaganda, forse perch\u00e9 molto meno esposto alla pressione dei media, i quali invece hanno rischiato pi\u00f9 volte il cortocircuito in una sorta di <em>addiction<\/em> da esperti. Non \u00e8 questa la sede per una riflessione sul circuito governo-media-esperti ma va quantomeno osservato come molti incidenti di percorso abbiano alla loro base la scarsa dimestichezza di una parte della comunit\u00e0 scientifica, quella di norma meno coinvolta come \u2018consigliere del principe\u2019, con le regole del gioco della consulenza istituzionale e dei relativi rapporti con i media. I quali, a loro volta, in diverse circostanze hanno avuto pochi scrupoli a giocare al gatto e al topo con gli ultimi arrivati nel ring della scena pubblica.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Da questo punto di vista, i leader sindacali e datoriali hanno in comune con i politici una lunga consuetudine con il circuito mediatico e ne conoscono sia le lusinghe sia le trappole. Inoltre, siccome le decisioni alle quali concorrevano e di cui assicuravano un\u2019ordinata attuazione, per quanto di loro competenza riguardavano materie derivate, non di immediato interesse sanitario, hanno avuto\u00a0 buon gioco a limitare le apparizioni pubbliche e a mantenere un profilo sotto traccia. Di qui a volte alcuni giudizi negativi 16 che sottostimano il ruolo degli interessi durante il Covid, quasi che il fatto di non promuovere i classici, retorici, spesso inconcludenti manifesti comuni tra organizzazioni datoriali e sindacali sia stato un segno di intrinseca debolezza strategica e non di una (pi\u00f9 o meno) consapevole opzione strategica circa i loro comportamenti negli \u2018stati di emergenza\u2019.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>4. Un catalogo provvisorio di antecedenti e conseguenze del ritorno dello stato<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si dir\u00e0 che il giudizio proposto sui circuiti decisionali nazionali, regionali e territoriali \u00e8 troppo ottimistico, tuttavia vale la pena, anche solo come ipotesi di ricerca per gli studi futuri, di non fermarsi alla superficie riflessa dai media ma provare a dare una pi\u00f9 realistica comprensione dei meccanismi di rilegittimazione dei circuiti rappresentativi (istituzionali e associativi) che abbiamo visto all\u2019opera in questi mesi. Il fatto che il Dpcm di fine agosto abbia riconosciuto significativi contributi economici ai servizi associativi (caf e patronati) non pu\u00f2 essere inteso se non come il riconoscimento del lavoro, anche di supplenza, svolto in questi mesi dall\u2019intero sistema dei cosiddetti corpi intermedi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per certi versi si tratta di un\u2019occasione unica e non prevista di ripensamento dei rapporti tra associazioni di rappresentanza e istituzioni, molto simile a quanto accaduto dopo la prima guerra mondiale e dopo la crisi del 1929; tuttavia \u00e8 difficile avviare questo ripensamento se non si parte da un\u2019analisi realistica degli avvenimenti dei mesi passati.\u00a0 Come \u00e8 stato gi\u00e0 osservato per altre emergenze precedenti, non \u00e8 detto che il circuito governo\/interessi e il circuito governo-regioni mantenga il suo rilievo anche nel post-emergenza, tuttavia sembra quantomeno in difficolt\u00e0 l\u2019idea che la disintermediazione, con il corollario di democrazia del leader pi\u00f9 democrazia diretta, sia la migliore soluzione al governo delle societ\u00e0 contemporanee.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9, perch\u00e9 la pandemia di questi mesi getta una luce diversa e nuova sui principali accadimenti del recente passato.\u00a0 Negli anni dieci del XXI secolo il mondo \u00e8 stato sconvolto da quattro eventi critici inattesi, in larga parte non prevedibili secondo i canoni tradizionali di interpretazione lineare dello sviluppo economico e sociale. Ricordiamone solo i titoli: a) la crisi finanziaria del 2008-2011 a partire dal <em>default<\/em> dei prestiti subprime americani; b) il ripiegamento di stampo protezionista rispetto alla globalizzazione dei mercati di beni e servizi, in particolare dopo l\u2019elezione di Trump nel 2016; c) la difficolt\u00e0 a controllare l\u2019espansione delle tecnologie digitali, tanto sul versante degli effetti sui posti di lavoro quanto su quello del loro impatto geo-politico; d) una pandemia di dimensioni e pericolosit\u00e0 del tutto imprevista e diffusasi a macchia d\u2019olio in ogni parte del mondo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Queste quattro crisi hanno davvero cambiato il modo con il quale guardare alla nostra epoca, in particolare perch\u00e9 hanno per la prima volta messo in discussione la primazia del mercato come unico regolatore delle societ\u00e0 contemporanee. E non caso ritorna prepotente sulla scena una vecchia figura dei secoli passati, fino a qualche tempo fa considerata fuori moda: l\u2019autorit\u00e0 statuale, ovvero le istituzioni, gli attori pubblici, la politica, con il necessario corollario dell\u2019intervento pubblico nell\u2019economia e nella societ\u00e0. Appare infatti evidente che il mercato \u00e8 inadatto ad affrontare questo tipo di crisi, le quali necessitano, tutte, di meccanismi di coordinamento gerarchico e intenzionale, molto pi\u00f9 direttivi rispetto a quelli espressi da attori indipendenti e non coordinati tipici dello scambio concorrenziale. Che si tratti di\u00a0 regolare i mercati finanziari, di riorganizzare gli scambi internazionali, di frenare\/controllare alcune dimensioni preoccupanti delle\u00a0 tecnologie digitali, oppure infine di limitare la diffusione\u00a0 delle pandemie con misure straordinarie di sanit\u00e0 pubblica, \u00e8 facile concludere che in tutti questi casi abbiamo a che fare con eventi globali\u00a0 impossibili da risolvere attraverso le sole forze di mercato. \u00a0 Torna di aiuto a questo punto un\u2019altra suggestione di diretta derivazione schmittiana. Come \u00e8 noto, uno dei temi costanti della sua riflessione riguarda il tema dell\u2019autorit\u00e0 statale come <em>kathecon<\/em>, il \u2018potere che trattiene\u2019, ritarda, frena, l\u2019avvento dell\u2019apocalisse, \u201cperch\u00e9 non si manifesti se non nel suo tempo\u201d <span style=\"font-size: x-small;\">17<\/span>. Non si tratta di sconfiggere il nemico ma di ritardarne e frenarne l\u2019avanzata perch\u00e9 solo in questo modo si raggiunge la salvezza, per quanto temporanea. Da secoli si discute sul significato di queste oscure parole di San Paolo, e anche se non sembrano esserci dubbi sul riferimento a una qualche autorit\u00e0 terrena, politica o religiosa in grado di trattenere il nemico interno, si tratta tuttora di un argomento controverso. Per l\u2019ultimo Schmitt questo nemico era identificato con la \u2018tecnica\u2019. Ma \u00e8 sorprendente quanto queste parole a dir poco iniziatiche del primo secolo dopo Cristo si adattino alla perfezione al \u2018che fare?\u2019 di fronte ad una pandemia. Il Covid non si sconfigge in campo aperto ma solo ritardandone la diffusione, frenando il contagio.\u00a0 L\u2019obbiettivo strategico non \u00e8 la sua scomparsa ma far scendere l\u2019indice di diffusione del contagio, il famoso R inferiore a 1. \u00a0 Il miracolo equivale alla salvezza di quanta pi\u00f9 gente possibile; l\u2019unico a cui rivolgersi in un mondo nel quale \u2018dio \u00e8 morto\u2019 \u00e8 il potere statale attraverso la decisione sovrana di chi governa. E la decisione nello \u2018stato di eccezione pandemica\u2019 riguarda le modalit\u00e0 di sanit\u00e0 pubblica (e di ordine pubblico) in grado di assicurare la salvezza-miracolo del contenimento del virus e della sua capacit\u00e0 infettiva. Ecco disvelato il senso oscuro del \u2018trattenere\u2019 kateconico: come nelle arti marziali orientali, il nemico non va respinto ma \u2018contenuto\u2019 in modo fargli diminuire la sua forza virale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questa vera e propria strategia di rallentare gli effetti negativi degli <em>shock <\/em>economici e sociali indotti dallo sviluppo sembra essere una costante dell\u2019azione dei governi nel XXI secolo. Si pensi al contenimento dei fallimenti bancari negli Stati Uniti dopo il 2008, oppure alle misure di rallentamento delle sperimentazioni con le biotecnologie, oppure ancora al ritorno dei dazi per limitare gli squilibri eccessivi degli scambi internazionali. Di recente, poi, Richard Baldwin ha proposto di rallentare per\u00a0 via politica la diffusione\u00a0 delle innovazioni tecnologiche in modo da diluire in tempi pi\u00f9 lunghi l\u2019inevitabile distruzione di posti di lavoro <span style=\"font-size: x-small;\">18<\/span>. L\u2019idea sottostante \u00e8 che la nuova fase del progresso tecnico non riesce pi\u00f9 a rimpiazzare con nuovi posti di lavoro <em>hi-tech<\/em> i posti di lavoro che distrugge. Ma se non si pu\u00f2 fermare il progresso scientifico si pu\u00f2 cercare quantomeno di diluire i suoi effetti in un tempo pi\u00f9 lungo, attenuando in questo modo la violenza dei suoi impatti sulla societ\u00e0. Di nuovo ritorna l\u2019idea del <em>kathecon<\/em>, di un potere capace di rallentare la velocit\u00e0 del cambiamento. Per quanto in apparenza molto simile, non si tratta di corteggiare le sirene della \u2018decrescita felice\u2019 ma, invece, di accettare l\u2019idea che situazioni eccezionali necessitano di strategie (e poteri) eccezionali. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Da un certo punto di vista si tratta di un&#8217;occasione unica e non prevista di ripensamento dei rapporti tra associazioni di rappresentanza e istituzioni, molto simile a quanto accaduto dopo la prima guerra mondiale e dopo la crisi del 1929. A livello territoriale, regionale nazionale, infatti, le associazioni di rappresentanza degli interessi hanno svolto un enorme lavoro di tutela delle proprie basi elettive, in molti casi attraverso un continuo confronto con le istituzioni provinciali, regionali e nazionali. Ogni associazione, secondo le sue tradizioni, si \u00e8 trovata ad affrontare compiti di rappresentanza, tutela e servizio con una intensit\u00e0 mai sperimentata prima. Si tratta di un\u2019esperienza eccezionale che dovr\u00e0 prima o poi venire raccontata in tutte le sue sfaccettature in modo da dare un senso storico agli accadimenti dei mesi scorsi. Ma che obbliga anche a riflettere su come riorganizzare le \u00a0 strutture associative, cos\u00ec da rispondere in modo pi\u00f9 adeguato e tempestivo alle crescenti domande che provengono dalle loro basi elettive. Specie se si tiene conto che la rinnovata centralit\u00e0 delle istituzioni pubbliche &#8211; Stato e regioni, <em>in primis &#8211; <\/em>necessita dell\u2019apporto delle \u00a0 competenze e dei <em>feed-back <\/em>offerti dagli interessi organizzati, pena il rischio di ritardi, inefficienze e sprechi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Analogo discorso pu\u00f2 essere fatto per le relazioni centro-periferia. <\/span><span>Come \u00e8 stato notato, la conferenza Stato-Regioni ha dato grande prova di efficienza durante la pandemia, con i vertici quotidiani con il ministro Boccia in cui si decidevano le linee guida poi messe in atto dalle Asl sotto la regia degli assessorati regionali alla sanit\u00e0. Una sorta di <\/span><span>\u201c<\/span><span>governo parallelo\u201d che ha sollevato perplessit\u00e0 poco comprensibili visto che una prassi analoga \u00e8 la regola negli stati federali, in Germania ad esempio. Anche la parziale autonomia delle ordinanze regionali va nella stessa direzione. In molte questioni (non decisive) i presidenti di regione hanno avuto massima autonomia decisionale, ma, appunto, perch\u00e9 inserita in un processo di codecisione negoziata tra Roma e i governi regionali. Ad esempio, in Emilia e in Veneto a un certo punto si sono aperti gli stadi agli spettatori per le partite della serie A di calcio, mentre Zingaretti nel Lazio \u00e8 rimasto fermo sulla linea del no, in sintonia con le indicazioni del Comitato tecnico scientifico del ministero della sanit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Dopo le recenti elezioni regionali, Zaia e Bonaccini hanno subito riaperto il dossier autonomia.<\/span><span>Ma cosa significa davvero autonomia? A volte si ha l&#8217;impressione di una parola d&#8217;ordine molto vaga, buona per indicare un comune orizzonte di senso, tipico della dimensione mitico-teologica della politica. Qualcosa di analogo alla &#8216;terra promessa&#8217; del popolo ebraico e al &#8216;sol dell&#8217;avvenire&#8217; del socialismo utopico di fine ottocento. Piuttosto, la domanda da porsi, specie dopo l&#8217;approvazione del referendum sulla riduzione dei parlamentari e la mancata riforma del bicameralismo perfetto, \u00e8 se non vada trovato un modo per reimpostare in modo completamente diverso e pi\u00f9 radicale la rivendicazione autonomista delle regioni, finora incentrata sulla richiesta di potest\u00e0 legislativa sulle 23 materie concorrenti, ai sensi dell&#8217;articolo 116, terzo comma della Costituzione. La strada potrebbe essere quella di una costituzionalizzazione della Conferenza Stato-Regioni rendendo obbligatorio il metodo della codecisione tra poteri centrali e poteri regionali su un ventaglio di materie molto pi\u00f9 ampio di quanto fin qui ipotizzato, con relative soluzioni di ripiego in caso di mancato accordo, pi\u00f9 procedure di possibile autonomia differenziata ancora pi\u00f9 estese una volta fissato il plafond di base.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Inoltre va assolutamente posto rimedio al vuoto istituzionale a livello sovra comunale che si \u00e8 registrato nell&#8217;emergenza come conseguenza del fallimento della riforma Del Rio delle province. Come si \u00e8 detto nel terzo paragrafo, si \u00e8 perfino dovuto ricorrere al ruolo di supplenza dei prefetti per porre una qualche toppa al vuoto di potere e di coordinamento \u00a0 che avrebbe dovuto svolgere un necessario livello intermedio tra regioni e comuni. Forse, la soluzione pi\u00f9 semplice sarebbe quella di estendere a tutte le regioni a statuto ordinario la previsione della legge costituzionale 2\/1993 in materia di ordinamento degli enti locali, consentendo cio\u00e8 ad ogni regione piena autonomia nella scelta del livello ottimale sovracomunale (province o circoscrizioni o unioni) e comunale (unioni o fusioni). \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>5. Una verifica empirica a partire dalle ultime elezioni regionali<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Una verifica parziale, anche se non esaustiva, delle ipotesi di lavoro esposte nei paragrafi precedenti pu\u00f2 venire dall&#8217;analisi dei risultati elettorali nelle recenti consultazioni per il rinnovo di sei consigli regionali <span style=\"font-size: x-small;\">19<\/span> e per il referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La partecipazione al voto \u00e8 stata molto pi\u00f9 elevata delle attese, sia nelle regioni in cui si votava per entrambe le consultazioni sia nelle regioni dove si votava solo per il referendum. Per il referendum in particolare, l&#8217;affluenza in Italia <span style=\"font-size: x-small;\">20<\/span> \u00e8 stata del 53,8%, \u00a0 inferiore al solo referendum sulla proposta di Renzi (68,5%), identica a quella del 2006 quando si vot\u00f2 sulla riforma costituzionale in senso presidenzialista di Berlusconi (53,8%),\u00a0 quasi\u00a0 venti punti percentuali superiore a quella registrata nel 2001 in occasione del referendum D&#8217;Alema sulla revisione costituzionale del titolo quinto ( 34,1%). Si tratta di un dato imprevisto e inatteso &#8211; alcuni sondaggi stimavano una partecipazione molto pi\u00f9 bassa, nell&#8217;ordine del 30-40%, circostanza che avrebbe portato pi\u00f9 in alto i voti negativi &#8211; specie se si pensa alla preoccupazione, ancora molto elevata, per i possibili contagi, all&#8217;anomalia di una campagna elettorale condotta solo sui media, alle code e ai disagi ai seggi. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Anche il voto di stampo plebiscitario ai presidenti di regione uscenti ha sollevato stupore. Tuttavia, l&#8217;alta partecipazione popolare e i consensi fuori dalla norma ai presidenti di regione che si sono ricandidati trovano una loro spiegazione ragionevole nelle interpretazioni che abbiamo cercato di proporre nei paragrafi precedenti. Il voto di fine settembre infatti non appartiene alla normalit\u00e0 dei rinnovi elettorali ma alle condizioni eccezionali tipiche degli stati di emergenza.\u00a0 Senza questa cautela, il rischio \u00e8 di scambiare lucciole per lanterne estremizzando le interpretazioni tradizionali, tipiche della sociologia elettorale e chiamando in causa il voto personale, la disintermediazione, i partiti liquidi, e cos\u00ec via. \u00a0 Invece della consueta divisivit\u00e0 delle scelte di voto individuali abbiamo assistito ad una comunit\u00e0 che si ritrova per celebrare una cerimonia di fratellanza e di solidariet\u00e0. Si \u00e8 trattato cio\u00e8 di un rito collettivo, di una &#8216;festa del ringraziamento&#8217; di fronte allo scampato pericolo e, al contempo, di una funzione propiziatoria svoltasi durante la quiete prima di una (possibile) futura tempesta.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel passato, in occasioni di questo genere si facevano le processioni e si portavano gli ex-voto al Padreterno o alla Madonna. Oggi ci si esprime allo stesso modo con un voto laico. Ad esempio, a Venezia, la festa del Redentore trae origine da una promessa fatta il 4 settembre 1576 che impegn\u00f2 il Senato veneziano, in caso di liberazione dalla peste del 1575-77, alla costruzione dell&#8217;omonima chiesa e a ricordare il miracolo con una festa annuale, la terza domenica di luglio di ogni anno. Sempre a Venezia, analoga genesi si rintraccia nella festa della Madonna della salute, che si svolge tutti gli anni il 21 novembre come atto di ringraziamento prima per il rallentamento, poi per l&#8217;estinguersi della peste bubbonica nel 1630-31, dopo aver provocato la morte di poco meno di 47.000 persone, un quarto della citt\u00e0. Se questa interpretazione fosse anche solo in parte vera, appare molto pi\u00f9 semplice spiegare il successo fuori dell&#8217;ordinario dei presidenti di regione uscenti come pure interpretare il voto referendario come un riconoscimento di fiducia al governo Conte e alla sua coalizione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Molti commentatori si sono (troppo) concentrati sul risultato di Luca Zaia in Veneto (76,8%), che in effetti ha ottenuto la percentuale di voto in assoluto pi\u00f9 elevata in tutta la storia delle elezioni regionali. Tuttavia bisogna ricordare che nel 2010, alla prima candidatura di Zaia, la coalizione di centro-destra aveva gi\u00e0 ottenuto oltre il 60% dei voti, poi scesi al 50% nel 2015 a causa della scissione del sindaco leghista di Verona (11,8%).\u00a0 Grossomodo la crescita di Zaia \u00e8 stata intorno al 15-17% sulle precedenti tornate elettorali regionali; rispetto alle elezioni politiche del 2018 (48,1%), circa 28 punti percentuali in pi\u00f9. Risultati eccezionali, certo, ma anche in altre regioni sono accaduti dei veri e propri miracoli, per certi versi superiori a quanto accaduto in terra veneta. De Luca in Campania aveva vinto nel 2015 con il 41,1%, poi la coalizione di centro-sinistra \u00e8 stata travolta nelle elezioni politiche del 2018 raccogliendo appena il 16,4% dei voti. \u00a0 Nel 2020 ottiene il 69,5% dei voti, 28 punti percentuali in pi\u00f9 rispetto al 2015 e addirittura 53 punti sopra due anni fa. Merito delle politiche pubbliche regionali? Merito della personalizzazione della politica? Oppure questi risultati assolutamente fuori della normalit\u00e0 democratica rinviano all&#8217;eccezionalit\u00e0 del tempo appena trascorso? Passiamo alla Puglia. Contro ogni previsione, grazie al voto al solo presidente e al voto disgiunto, Emiliano viene riconfermato presidente della sua regione con il 46,8% dei voti. E&#8217; vero, si tratta pi\u00f9 o meno della stessa percentuale del 2015, ma bisogna tener conto del contesto di forte contestazione all&#8217;operato della giunta di centro-sinistra, tanto che nelle elezioni politiche del 2018 i consensi erano scesi al 16,1%. Nel 2020 triplicano \u2013 appunto &#8211; per miracolo, con un aumento imprevedibile di oltre 30 punti percentuali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si possono fare molti altri esempi anche a livello comunale, ma rimane il fatto che la volatilit\u00e0 elettorale contemporanea da sola non riesce a spiegare cosa \u00e8 accaduto. In molte occasioni, Alessandro Pizzorno, da sempre scettico sulle virt\u00f9 progressive della democrazia elettorale, ha ricordato l&#8217;interpretazione della scuola antropologica contemporaneista francese secondo cui il voto rappresenta uno degli ultimi grande riti collettivi della post-cristianit\u00e0: non si sceglie, non si decide, ma si partecipa ad una cerimonia comunitaria di ri-legittimazione delle istituzioni politiche<span style=\"font-size: x-small;\"> 21<\/span>. Questo modo di vedere le cose non ha mai avuto particolare seguito, non fosse altro perch\u00e9 troppo confliggente con l&#8217;esperienza empirica del conflitto partigiano nelle campagne elettorali, le scelte divisive degli elettori, le differenze che pur si possono misurare tra le politiche di governo di una parte o dell&#8217;altra.\u00a0 ma le eccezioni e le emergenze a volte accadono e cambiano il senso della storia. Con il condimento di tutta la retorica risorgimentale dell&#8217;epoca \u00e8 quanto ci ricorda l&#8217;inno di Mameli (1847) quando, di fronte al pericolo, invoca il <em>refrain <\/em>&#8220;stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, l&#8217;Italia chiam\u00f2, s\u00ec!&#8221;. Per molti versi la partecipazione al voto e l&#8217;esito del referendum possono essere interpretati allo stesso modo. Come pure i modesti risultati di chi come Renzi e Salvini hanno cercato di interpretare nel solito modo di sempre il ruolo dell&#8217;opposizione. Di nuovo, nell&#8217;emergenza c&#8217;\u00e8 solo un gioco in citt\u00e0.\u00a0 Qualcosa del genere, come si \u00e8 ricordato nel secondo paragrafo, si osserva anche in tutte le altre nazioni del mondo come reazione alla grande paura del Covid, mentre in Europa ha perfino cambiato in modo radicale il modo in cui le opinioni pubbliche continentali guardano a Bruxelles, compresa l&#8217;Inghilterra, che per la prima volta dopo molti anni registra una netta maggioranza favorevole alla Comunit\u00e0 Europea.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"font-size: x-small;\">note<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">1 Una versione precedente e concisa di questo testo \u00e8 stata pubblicata sul n. 5 del 2020 di &#8220;ItalianiEuropei&#8221;.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">2\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">\u00a0Vedi G. Zagrebelsky (2020), Non \u00e8 l\u2019emergenza che mina la democrazia. Il pericolo \u00e8 l\u2019eccezione, in \u201cLa Repubblica\u201d, 28 luglio e la reazione di G. Agamben (2020), Stato di eccezione e stato di emergenza, in <a href=\"http:\/\/www.quodlibet.it\/una-voce-giorgio-agamben\">www.quodlibet.it\/una-voce-giorgio-agamben<\/a>, 30 luglio. \u00a0\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">3\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">\u00a0Il saggio \u00e8 compreso nel volume, curato da Gianfranco Miglio e Pierangelo Schiera, che raccoglie una silloge di scritti di C. Schmitt (1972), Le categorie del \u2018politico\u2019, Bologna, Il Mulino, pp. 29-86. Per comprendere l\u2019ambiente culturale del cattolicesimo conservatore tedesco che fa da retroterra a questo scritto giovanile si veda C. Schmitt (2015), Imperium. Conversazioni con Klaus Figge e Dieter Groh,1971, trascrizione integrale e note di commento a cura di Frank Hertweck e Dimitrios Kisoudis in collaborazione con Gerd Giesler, Macerata, Quodlibet. Un primo tentativo di ricostruire la ricezione italiana si trova in C. Galli (2010), Carl Schmitt nella cultura italiana (1924-1978). Storia, bilancio, prospettive di una presenza problematica, in \u201cStoricamente\u201d, n. 6 (www.storicamente.org\/Galli_Carl_Schmitt#nt-1), riedizione integrale del saggio pubblicato nel 1979 in \u201cMateriali per una storia della cultura giuridica\u201d, n.1.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">4\u00a0Si veda a proposito dell\u2019importanza del \u2018miracolo\u2019 nella riflessione\u00a0 schmittiana8 C. Pontorieri (2017), \u00a0 Il miracolo e il silenzio. Note su Schmitt e Dostoevskij, in \u201cCarl-Schmitt-Studien\u201d, n. 1, pp. 176-192.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">5\u00a0E cos\u00ec proseguiva: \u201cAbbiamo dovuto costruire un metodo di azione e di intervento che mai \u00e8 stato sperimentato prima, ricorrendo allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri\u00bb, per poi chiarire che i Dpcm erano adottati con il \u00abmassimo coinvolgimento delle Regioni\u00bb e coinvolgendo \u00abanche le parti sociali\u00bb, proprio come vedremo pi\u00f9 avanti. Vedi <a href=\"http:\/\/www.agipronews.it\/attualit%252525C3%252525A0-e-politica\/Coronavirus-Conte-Crisi-Governo-id.163489\">http:\/\/www.agipronews.it\/attualit%C3%A0-e-politica\/Coronavirus-Conte-Crisi-Governo-id.163489<\/a>.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">6\u00a0Cfr. P. Krugman (2020), Why Can\u2019t Trump\u2019s America Be Like Italy?, in \u201cThe New York Times\u201d, 23 luglio.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">7\u00a0Le poche eccezioni, come quella del Presidente della Lombardia Attilio Fontana, vanno considerate nella loro specificit\u00e0 come eccezioni che confermano la regola.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">8\u00a0Le tre caratteristiche citate nel testo fanno riferimento alla gravit\u00e0 delle decisioni di cui parlano J. Buchanan e G. Tullock (1998, ed. orig. 1962),\u00a0 Il calcolo del consenso. Fondamenti logici della democrazia, Bologna, Il Mulino.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">9\u00a0A titolo di promemoria appare utile ricordare quella parte dell\u2019art. 48 della Costituzione di Weimar che recitava: \u00abIl presidente pu\u00f2 prendere le misure necessarie al ristabilimento dell\u2019ordine e della sicurezza pubblica, quando essi siano turbati o minacciati in modo rilevante, e, se necessario, intervenire con la forza armata. A tale scopo pu\u00f2 sospendere in tutto o in parte la efficacia dei diritti fondamentali stabiliti dagli articoli 114, 115, 117, 118, 123, 124 e 153\u00bb , che si riferivano nell\u2019ordine: all\u2019inviolabilit\u00e0 della persona, del domicilio, del segreto di corrispondenza, della libert\u00e0 di pensiero, di riunione, di associazione, di propriet\u00e0. Il problema forse pi\u00f9 rilevante dell\u2019art. 48 era l\u2019assenza di qualsiasi indicazione su cosa si dovesse intendere per \u201crilevante\u201d.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">10\u00a0Preoccupazione poi rilevatasi fondata specie se si pensa alle tensioni politico-istituzionale tra la met\u00e0 degli anni cinquanta e la met\u00e0 degli anni sessanta durante le presidenze di Giovanni Gronchi e Antonio Segni.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">11\u00a0Cfr. G. Motzo (1988) Politica della difesa e comando costituzionale delle Forze Armate, in \u201cQuaderni costituzionali\u201d, n. 2, pp. 297-317 con, a seguire, la relazione della Commissione Paladin, pp. 318 e ss. Una diversa ricostruzione di questo episodio, che trascura l\u2019insediamento e il lavoro della Commissione Paladin, \u00e8 stata proposta da A. Panebianco (2020), Quando l\u2019emergenza chiama meglio farsi trovare preparati, in \u201cCorriere della sera\u201d, 18 marzo.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">12\u00a0Una ricerca su 58 paesi e oltre 100.000 interviste \u00e8 stata condotta dal National Bureau of Economic Research di Cambridge MA e conferma la crescita quasi ovunque della fiducia nei governi nazionali. Si veda Aa. V.v. (2020), Global behaviors and perceptions at the onset of the Covid-19 Pandemic, Working Paper 27082, anche in https:\/\/<a href=\"http:\/\/www.nber.org\/papers\/w27082\">www.nber.org\/papers\/w27082<\/a>. Per una panoramica europeo della crescita di popolarit\u00e0 dei leader nazionali e per lo stupefacente rivolgimento nei giudizi dei cittadini europei, primi fra tutti\u00a0 gli italiani, nei confronti di Bruxelles si vedano le periodiche rilevazioni realizzate da Eurobaroemtro ( come ad esempio: <a href=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/www.europarl.europa.eu_at-your-service_files_be-heard_eurobarometer_2020_covid19_en-public-opinion-in-the-time-of-covid19-20200701.pdf\">https:\/\/www.europarl.europa.eu\/at-your-service\/files\/be-heard\/eurobarometer\/2020\/covid19\/en-public-opinion-in-the-time-of-covid19-20200701.pdf<\/a>). Costanti aggiornamenti sulle dinamiche del clima di opinione nel nostro paese sono forniti da tutti gli istituti di sondaggio, come nel caso,\u00a0 ad esempio, di Ipsos in <a href=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/www.ipsos_.com_sites_default_files_ct_news_documents_2020-05_italia_ai_tempi_del_covid_-_26_maggio_-_agg_nr_15.pdf\">https:\/\/www.ipsos.com\/sites\/default\/files\/ct\/news\/documents\/2020-05\/italia_ai_tempi_del_covid_-_26_maggio_-_agg_nr_15.pdf<\/a>).<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">13\u00a0Il testo integrale del discorso di Rui Rio,\u00a0 con il quale nella seduta del 18 marzo 2020\u00a0 ha espresso\u00a0 il voto \u00a0 favorevole del gruppo parlamentare del Psd alla proclamazione dello stato di emergenza, si trova in <a href=\"http:\/\/app.parlamento.pt\/webutils\/docs\/doc.pdf?path=6148523063446f764c324679626d56304c334e706447567a4c31684a566b786c5a79394551564a4a4c305242556b6c42636e463161585a764c7a457577716f6c4d6a42545a584e7a77364e764a5449775447566e61584e7359585270646d4576524546534c556b744d4451794c6e426b5a673d3d&amp;fich=DAR-I-042.pdf&amp;Inline=true\">http:\/\/app.parlamento.pt\/webutils\/docs\/doc.pdf?path=6148523063446f764c324679626d56304c334e706447567a4c31684a566b786c5a79394551564a4a4c305242556b6c42636e463161585a764c7a457577716f6c4d6a42545a584e7a77364e764a5449775447566e61584e7359585270646d4576524546534c556b744d4451794c6e426b5a673d3d&amp;fich=DAR-I-042.pdf&amp;Inline=true<\/a>.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">14\u00a0A giudizio di chi scrive, pur nella diversit\u00e0 di giudizi sui rapporti governo-regioni,\u00a0 sono sicuramente utili le considerazioni svolte nel recente saggio di G. Scaccia e C. D\u2019Orazi (2020), La concorrenza fra Stato e autonomie territoriali nella gestione della crisi sanitaria fra unitariet\u00e0 e differenziazione, in \u201cForum di Quaderni Costituzionali\u201d, n. 3, 2020 (anche\u00a0 in: www.forumcostituzionale.it).<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">15\u00a0Una prima evidenza empirica della rilegittimazione delle organizzazioni di rappresentanza di interesse la si pu\u00f2 rinvenire nei dati di Astrid, Ipsos (2020, a cura di), Indagine sui corpi intermedi. Report. Indagine demoscopica sulla popolazione italiana, Maggio, mimeo.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">16\u00a0Valga per tutti l\u2019articolo di D. Di Vico (2020),\u00a0 E le parti sociali?, in \u201cCorriere della sera\u201d, 7 settembre.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">17\u00a0Il riferimento \u00e8 alla seconda lettera paolina ai Tessalonicesi (2, 1-12) in Lettere di San Paolo. Nuova versione ufficiale della Cei, Milano, Edizioni Paoline, 2009, pp. 198-200. Vedi anche le svariate annotazioni in tutta l\u2019opera di Schmitt. Qui interessa in particolare C. Schmitt (2001), Glossario, Milano, Giuffr\u00e8, p. 91 e passim,; Id. (1987) Ex Captivitate Salus. Esperienze degli anni 1945-47, Milano, Adelphi, pp. 30-32.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">18\u00a0Cfr. R. Baldwin (2020), Rivoluzione globotica. Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro, Bologna, Il Mulino.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">19\u00a0Alle sei regioni a statuto ordinario (Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia) va aggiunto anche il rinnovo del consiglio regionale della Val d&#8217;Aosta<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">20\u00a0Per omogeneit\u00e0 di confronti non si \u00e8 tenuto conto del voto (per corrispondenza) degli italiani residenti all&#8217;estero iscritti all&#8217;Aire.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: x-small;\">21\u00a0Cfr. ad esempio A. Pizzorno (2007), Il velo della diversit\u00e0. Studi su razionalit\u00e0 e riconoscimento, Milano, Feltrinelli.<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. Dare un senso alla storia. 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