{"id":4086,"date":"2020-12-09T12:21:59","date_gmt":"2020-12-09T11:21:59","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/pandemia-crisi-del-lavoro-al-sud-rilancio-sfida-epocale\/"},"modified":"2020-12-09T12:21:59","modified_gmt":"2020-12-09T11:21:59","slug":"pandemia-crisi-del-lavoro-al-sud-rilancio-sfida-epocale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/pandemia-crisi-del-lavoro-al-sud-rilancio-sfida-epocale\/","title":{"rendered":"Pandemia, crisi del lavoro al sud, rilancio: sfida epocale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo ultimo Rapporto lo SVIMEZ nota che il COVID non \u00e8 stata una livella, ovvero non ha nella sfortuna reso l\u2019Italia pi\u00f9 uguale. Tutt\u2019altro. Per quanto abbia impattato nelle sue conseguenze sanitarie e direttamente economiche maggiormente al Nord, l\u2019effetto negativo tende ad essere amplificato nelle parti pi\u00f9 deboli del sistema produttivo e, proprio come il virus, si scarica soprattutto sulle fasce pi\u00f9 fragili dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La crisi economica, infatti, esaspera le disuguaglianze. Nonostante le massicce risorse messe in campo; solo nel 2020 si \u00e8 trattato di 108 miliardi di euro. Ma le misure, forse inevitabilmente, tendono ad essere indifferenziate e a non coprire alcune aree, mentre ci sono profonde differenze nelle situazioni. L\u2019impatto \u00e8 devastante in alcuni ambiti settoriali come il turismo, la ristorazione, le attivit\u00e0 artistiche, sportive e di intrattenimento o divertimento, ovvero quelle che presuppongono un rapporto personale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Inoltre sono molto pi\u00f9 colpiti gli operai con bassa qualificazione e debole livello di istruzione, che peraltro sono quelli maggiormente vincolati ad una prestazione in presenza; gli addetti pi\u00f9 qualificati, al contrario, hanno pi\u00f9 accesso allo smart working.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Come gi\u00e0 ricordato in un precedente articolo per la Newsletter di Nuovi Lavori le conseguenze della pandemia sono state pi\u00f9 negative per i rapporti a tempo determinato. Il blocco dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali hanno attenuato l\u2019impatto sull\u2019occupazione a tempo indeterminato. La riduzione degli occupati ha finora riflesso tra i dipendenti soprattutto la mancata attivazione di nuovi contratti a tempo determinato a fronte di un mancato rinnovo di quelli che andavano ad esaurirsi. Questo amplifica notevolmente la riduzione dell\u2019occupazione tra i giovani e le donne, che peraltro sono sovra rappresentati nei settori pi\u00f9 colpiti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nell\u2019Audizione dell\u2019ISTAT per la Legge di Bilancio si scrive che <em>\u201cgli effetti della crisi occupazionale dovuta all\u2019emergenza sanitaria si sono in prevalenza ripercossi sulle componenti pi\u00f9 vulnerabili del mercato del lavoro (giovani, donne e stranieri), sulle posizioni lavorative meno tutelate e nell\u2019area del Paese che gi\u00e0 prima dell\u2019emergenza mostrava le condizioni occupazionali pi\u00f9 difficili, il Mezzogiorno; in altre parole, la pandemia sembra aver avuto l\u2019effetto di acuire i divari preesistenti nella partecipazione al mercato del lavoro.\u201d<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In effetti, come nota la Banca d\u2019Italia nel suo recente Rapporto sulle Economie Regionali la crisi pandemica ha determinato un peggioramento delle condizioni delle famiglie meno abbienti, che sono pi\u00f9 diffuse nel Mezzogiorno. Qui \u00e8 anche pi\u00f9 alta la quota di nuclei il cui principale percettore di reddito da lavoro \u00e8 occupato in posizioni temporanee e in settori pi\u00f9 esposti agli effetti della pandemia. E\u2019 cos\u00ec che gli aspetti occupazionali si connettono strettamente a quelli reddituali. E\u2019 l\u2019assetto complessivo dell\u2019economia meridionale ad apparire pi\u00f9 indifeso nella crisi pandemica, tanto da richiedere a supporto del reddito dei nuclei meno abbienti, pure in presenza del reddito di cittadinanza, l\u2019introduzione del Reddito di emergenza; conseguentemente i beneficiari di questo sono pi\u00f9 concentrati nelle regioni del Sud e nelle Isole.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Quello che ha pesato \u00e8 stata al Sud la rilevanza della &#8220;street economy&#8221;, a connotare l\u2019economia informale, espressione forse pi\u00f9 adatta del termine pi\u00f9 tradizionale di sommerso. A indicare che, per quanto sconosciuta alle pubbliche amministrazioni, la \u201cstreet economy\u201d \u00e8 un\u2019economia ben visibile di occupazioni marginali, persone che si arrangiano in attivit\u00e0 a bassa produttivit\u00e0 ( piccolo commercio, personale ausiliario, manovali, addetti alle pulizie) che nel lockdown hanno avuto improvvisamente interrotte le proprie fonti di sussistenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019andamento dell\u2019occupazione nel Mezzogiorno<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il Grafico sottostante tratto dal Rapporto SVIMEZ chiarisce come dalla crisi del 2008 l\u2019occupazione nel Mezzogiorno si sia fortemente deteriorata in termini relativi anche a fronte di andamenti complessivamente non favorevoli a livello nazionale. Fatto pari a 100 il numero complessivo degli occupati al IV trimestre 2008, nel Centro Nord si \u00e8 avuto un calo per oltre un quinquennio, fino ad un livello minimo pari a 98 a met\u00e0 del 2013; poi \u00e8 iniziata una lenta, ma costante ripresa; nel 2015 veniva recuperato il livello di inizio periodo, che veniva superato per arrivare ad un massimo di circa 104 all\u2019inizio del 2019. Il rallentamento del PIL ha poi portato ad un calo degli occupati, che pur restavano in termini di persone, non di ore, al 2\u00b0 trimestre 2020 sopra il livello di partenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ben diversa la situazione nel Mezzogiorno. Il calo \u00e8 stato decisamente pi\u00f9 forte nelle due recessioni del 2008 e del 2012, fino ad un minimo inferiore a 92; la ripresa poi \u00e8 stata molto meno rilevante e si \u00e8 fermata prima, gi\u00e0 all\u2019inizio del 2018. Dunque, ai suoi massimi, l\u2019occupazione meridionale non ha superato il livello minimo del Centro Nord, intorno a 96 \u2013 97. La caduta determinata dalla pandemia \u00e8 stata poi pi\u00f9 precipitosa di quanto avvenuto nel resto del paese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-4082\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.05.50.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"712\" height=\"422\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.05.50.png 712w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.05.50-300x178.png 300w\" sizes=\"(max-width: 712px) 100vw, 712px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il divario tra Nord-Sud non \u00e8 soltanto rispetto alla quantit\u00e0 dell\u2019occupazione, ma riguarda anche la qualit\u00e0 della stessa per l\u2019intensit\u00e0 lavorativa e la stabilit\u00e0 dell\u2019occupazione. Lo SVIMEZ sottolinea che a met\u00e0 2020 i lavoratori con contratto standard (a tempo pieno e indeterminato) sono ancora circa 650 mila in meno dei livelli del 2008 nel Mezzogiorno. Nel Mezzogiorno \u00e8 maggiore infatti la precariet\u00e0 del lavoro: i dipendenti a termine sono il 22,3% dei dipendenti totali a fronte del 15,1% del Centro-Nord. Non solo; nelle regioni meridionali circa un quarto di quelli che hanno un\u2019occupazione a termine ha quel lavoro almeno da cinque anni contro il 12,3% del Centro-Nord. Nel Nord, in altri termini, le posizioni a termine preludono pi\u00f9 spesso a un\u2019assunzione a tempo indeterminato, sia pure nell\u2019arco di qualche anno.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Dietro questo andamento vi \u00e8 un andamento pi\u00f9 sfavorevole del Prodotto interno Lordo, che peraltro ha conosciuto un forte deterioramento, sia al Nord che al Sud rispetto alla media europea. Secondo lo Svimez, infatti, il calo del PIL nel periodo 2008 \u2013 2014 \u00e8 stato del 12,6% nel Mezzogiorno contro il 7,2% nel Centro Nord. Nel periodo della ripresa, dal 2015 al 2018 il PIL meridionale \u00e8 cresciuto cumulativamente del 2,5% contro il 5,2% del resto del paese. Questi dati ci rinviano al problema della bassa crescita della produttivit\u00e0 in entrambe le aree, ma particolarmente nel Mezzogiorno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-4083\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.05.55.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"744\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.05.55.png 744w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.05.55-300x148.png 300w\" sizes=\"(max-width: 744px) 100vw, 744px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Infatti va anche tenuto conto che nel frattempo l\u2019Italia nell\u2019insieme peggiorava la sua posizione nel panorama internazionale. Nel Rapporto sulle Economie Regionali della Banca d\u2019Italia si rileva infatti che nel 2000 il livello di PIL pro capite del Centro Nord (valutato a parit\u00e0 di potere di acquisto) era uguale al 122 per cento della media UE-15, mentre nel 2017 era sceso al 106 per cento; si \u00e8 cos\u00ec aperto un divario rispetto alle regioni europee di confronto, quelle pi\u00f9 sviluppate, (dove il prodotto pro capite \u00e8 salito dal 123 al 129 per cento della media UE-15). Anche l\u2019arretramento relativo del Mezzogiorno \u00e8 stato rilevante: in rapporto alla media UE-15, il PIL pro capite \u00e8 sceso dal 69 al 59 per cento tra il 2000 e il 2017, mentre nelle regioni europee del gruppo di riferimento, quelle pi\u00f9 in ritardo, il rapporto \u00e8 salito lievemente nello stesso periodo (dal 69 al 71 per cento). La SVIMEZ parla di smottamento generalizzato del Sistema Paese, che sta peraltro portando alcune regioni come Marche e Umbria, gi\u00e0 felicemente parte del \u201cmodello adriatico\u201d, a meridionalizzarsi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo dato ci suggerisce che ci\u00f2 che serve all\u2019economia italiana, e in particolare a quella meridionale, non \u00e8 un sostegno congiunturale, ma un forte intervento strutturale che riapra e sfrutti le potenzialit\u00e0 del paese, negli ultimi anni rattrappitesi (per usare un eufemismo) rispetto allo scenario europeo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La riduzione dell\u2019occupazione durante la pandemia<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Lo choc del COVID, proprio per la fragilit\u00e0 dell\u2019economia, l\u2019esposizione nei settori pi\u00f9 colpiti dagli effetti della pandemia, come quelli legati al turismo, la particolare composizione dell\u2019occupazione con la quota pi\u00f9 elevata di lavoratori impiegati in posizioni temporanee e la minore protezione da parte degli ammortizzatori sociali ha determinato al Sud un impatto pi\u00f9 forte in termini di occupazione. Il blocco dei licenziamenti e l\u2019eccezionale ricorso a strumenti di integrazione salariale hanno contenuto l\u2019impatto sul lavoro dipendente a tempo indeterminato, pi\u00f9 diffuso al Centro Nord. Molto ampio \u00e8 stato anche il calo del lavoro autonomo, sia nella sua configurazione pi\u00f9 tradizionale che nella componente parasubordinata. Secondo la Banca d\u2019Italia potrebbe avere inciso anche il fatto che la prossimit\u00e0 fisica sul luogo di lavoro risulta pi\u00f9 pronunciata al Sud e nelle Isole in connessione con la maggiore specializzazione nel settore terziario; al contrario, la possibilit\u00e0 di lavorare da remoto \u00e8 pi\u00f9 elevata nel Nord Ovest e al Centro, anche grazie alla quota relativamente maggiore di lavoratori nell\u2019industria, nei servizi professionali e finanziari e nella Pubblica amministrazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il calo dell\u2019occupazione nei primi tre trimestri 2020 \u00e8 stato, quindi, pari al 4,5% (il triplo rispetto al Centro-Nord). La SVIMEZ stima una perdita di circa 280 mila posti di lavoro al Sud.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La pandemia ha portato in Italia, al Nord, come al Sud, ad un\u2019estensione inimmaginabile degli ammortizzatori sociali. La SVIMEZ, su elaborazioni dell\u2019Ufficio Parlamentare del Bilancio e dell\u2019ISTAT, calcola che si \u00e8 passati a livello nazionale da una platea di 10 milioni di soggetti gi\u00e0 tutelati a 15 milioni, con nuovi addetti tutelati pari a 5 milioni, di cui 1,3 milioni al Sud. Nonostante questo, le criticit\u00e0 strutturali dell\u2019economia meridionale portano ad un\u2019area potenziale di soggetti esclusi dalle tutele di circa 2 milioni, di cui un milione di lavoratori irregolari, che in parte sono coperti dal reddito di cittadinanza, circa 500 mila persone in cerca di occupazione, compresi gli scoraggiati e 500 mila lavoratori saltuari o domestici. Si tratta di un\u2019area molto vasta a cui bisogna associare coloro che, nel caso di prolungamento della crisi, andrebbero a perdere il lavoro tutelato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-4084\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.06.01.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"797\" height=\"544\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.06.01.png 797w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.06.01-300x205.png 300w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.06.01-768x524.png 768w\" sizes=\"(max-width: 797px) 100vw, 797px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le previsioni per i prossimi anni\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le anticipazioni pi\u00f9 pessimistiche che si avevano a giugno scorso sugli andamenti dell\u2019economia e quelle, invece, decisamente positive di fine estate sono entrambe superate. All\u2019inattesa tonicit\u00e0 del terzo trimestre si \u00e8 accompagnato l\u2019irrompere della seconda fase della pandemia, peggiore rispetto alle attese per intensit\u00e0 e diffusione territoriale. La lotta contro il Covid-19, dopo una fase estiva poco prudente e previdente, \u00e8 stata giustamente inasprita. Il Mezzogiorno si \u00e8 trovato questa volta molto pi\u00f9 direttamente coinvolto. L\u2019esperienza della primavera ha portato, \u00e8 vero, in questa seconda fase a interventi pi\u00f9 mirati e circoscritti, che per quanto rilevanti e dolorosi, sono stati di portata economica pi\u00f9 ridotta rispetto alla prima.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il calo al momento dell\u2019attivit\u00e0 economica appare di gran lunga inferiore rispetto a quello osservato in primavera. Diversamente dai primi mesi dell\u2019anno, il manifatturiero non sembra aver rallentato troppo, anche per il sostegno della domanda internazionale. La stessa indagine rapida della Confindustria stima valori ancora in crescita della produzione industriale italiana ad ottobre (+1,2%), e un rallentamento importante, ma non enorme a novembre (-2,3%). Il terziario resta il settore pi\u00f9 colpito e secondo l\u2019indagine sul clima di fiducia dell\u2019ISTAT si registra un diffuso e marcato peggioramento dei giudizi sia sugli ordini, sia sull\u2019andamento degli affari. Le restrizioni, per\u00f2, sono minori rispetto ai mesi precedenti; alcune parti, come il trasporto merci e i servizi di supporto, risentono favorevolmente degli effetti della domanda industriale. A dicembre la riduzione delle restrizioni favorisce la ripresa dell\u2019attivit\u00e0 economiche; lo shopping prenatalizio sta dando piuttosto qualche preoccupazione per l\u2019affollamento. Molti si aspettano che il clima di fiducia delle famiglie migliori con le prospettive pi\u00f9 vicine della vaccinazione contro il COVID perch\u00e9 questo alimenta la speranza di un ritorno alla normalit\u00e0 nel 2021.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le previsioni al momento dell\u2019andamento del PIL nel 2020 sia del Governo che dei centri di ricerca vedono un calo del 9% e questo presuppone un quarto trimestre con un forte rallentamento, largamente superiore al 3%. L\u2019andamento degli indicatori tempestivi dell\u2019attivit\u00e0 economica e, tra questi, i consumi di energia elettrica farebbero pensare a qualcosa di meglio, che naturalmente incider\u00e0 poco nel consuntivo del 2020, ma sar\u00e0 molto importante in termini di trascinamento sul nuovo anno. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le previsioni per il 2021 sono al momento distanti dallo scenario pi\u00f9 favorevole disegnato dalla Nota di Aggiornamento al DEF del Governo che vedeva anche per effetto dei provvedimenti di politica economica una crescita del 6% (vedi tavola sotto). Ma risultano anche un po\u2019 pi\u00f9 incoraggianti rispetto a quelle segnate dallo scenario recrudescenza della stessa NADEF che aveva ipotizzato una seconda ondata della pandemia; in questo caso, il Governo aveva previsto un aumento limitato nel 2021 all\u20191,8%. Le previsioni ora si collocano ad un livello intermedio. Per l\u2019ISTAT (stime del 3 dicembre) il PIL \u00e8 previsto nel 2021 in Italia aumentare del 4,0% sostenuto dal contributo della domanda interna al netto delle scorte (per 3,8 punti percentuali) e dalla domanda estera netta (per 0,3 punti percentuali); ma anche Prometeia valuta al momento per il prossimo anno una crescita del 3,5%. E\u2019 palesemente un recupero del tutto insufficiente rispetto alla caduta drammatica del 2020; il ritorno ai livelli precedenti tende a spostarsi al 2023, mettendo ancora pi\u00f9 in sofferenza il mercato del lavoro. Per di pi\u00f9, si tratta di valori che presuppongono che non ci siano false partenze all\u2019inizio del 2021. In particolare la condizione \u00e8 che non vi sia una terza ondata pandemica significativa e dunque che le Feste di fine d\u2019anno si caratterizzino nel contrastare il contagio per grande attenzione e capacit\u00e0 generalizzata di autocontrollo, oltre che di disposizioni efficaci.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Lo SVIMEZ (novembre 2020) stima per il Centro-Nord una crescita nel 2021 del PIL che risente della riduzione del sostegno pubblico, fattore per\u00f2 che viene pi\u00f9 che compensato dalla ripresa della domanda internazionale; questo dovrebbe portare ad un aumento del 4,5% per il prossimo anno e del 5,3% nel 2022. Sempre secondo lo SVIMEZ si aprirebbe un grosso divario rispetto al Sud, dove nel medesimo periodo, la crescita si fermerebbe rispettivamente all\u20191,2% e all\u20191,4%. Perdurerebbe secondo l\u2019istituto di ricerca una forte asimmetria nei comportamenti congiunturali dell\u2019economia meridionale; questa risentirebbe direttamente delle fasi di rallentamento, ma si troverebbe poi sistematicamente in affanno ad agganciare i periodi di ripresa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em>Tabella 1 CONSUNTIVO E PREVISIONI PRODOTTO INTERNO LORDO (Var. %)<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-4085\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.06.09.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"778\" height=\"528\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.06.09.png 778w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.06.09-300x204.png 300w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/images_Schermata-2020-12-09-alle-17.06.09-768x521.png 768w\" sizes=\"(max-width: 778px) 100vw, 778px\" \/><\/em><\/span><\/p>\n<table cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<span style=\"text-align: justify;\">Secondo lo SVIMEZ gli interventi della Legge di Bilancio per il 2021 e l\u2019utilizzo del Recovery Fund possono migliorare questo profilo a livello nazionale e nelle due aree nel prossimo anno, ma soprattutto in quello successivo. Infatti la distribuzione territoriale delle risorse complessive della Legge di Stabilit\u00e0, \u00e8 pi\u00f9 favorevole al Sud in raffronto alla popolazione delle due macro-aree: 45% contro il 55% al Centro-Nord. Il Mezzogiorno beneficia soprattutto dell\u2019incremento della spesa in conto capitale, che ha un importante effetto moltiplicatore. In questo pi\u00f9 favorevole scenario la crescita del PIL al Sud passerebbe dall\u20191,2 all\u20191,6% nel 2021 e dall\u20191,4 al 2,5%. Il beneficio sarebbe esteso a livello nazionale presentando la crescita valori di qualche decimo pi\u00f9 elevati.\u00a0<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td colspan=\"4\" valign=\"top\">\u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Quello che pi\u00f9 colpisce di questa analisi \u00e8 che al fondo neanche una Legge di Bilancio che la stessa Svimez considera favorevole al Mezzogiorno e le grandi risorse europee che dovrebbero essere messere in campo e che dovrebbero vedere il Sud come principale utilizzatore, dovrebbero secondo la Svimez modificare troppo la situazione. Il Centro Nord mostrerebbe una ripresa sostanzialmente a V, con un recupero pressoch\u00e9 completo rispetto alla caduta, pur con qualche ritardo e rallentamento determinato dalle fasi pandemiche. Lo stesso sarebbe secondo le previsioni dello SVIMEZ ben lontano da avvenire al Mezzogiorno; gli sgravi contributivi per i dipendenti e il forte potenziale di investimenti del Recovery recupererebbero poco pi\u00f9 di quattro punti rispetto ai nove di PIL persi nel 2020. Con tutte le conseguenze che ne deriverebbe dal punto di vista occupazionale, in termini quantitativi e qualitativi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Lo stesso SVIMEZ pare cos\u00ec non credere troppo alla capacit\u00e0 di attivazione delle risorse europee al Sud e forse non solo. Riusciremo a costruire un piano convincente? E dopo aver costruito un programma all\u2019altezza, sapremo implementarlo e costruirlo in tempi europei? Forse non \u00e8 impossibile, ma certo \u00e8 una bella sfida. Ma se ci\u00f2 non dovesse avvenire, sarebbe un segnale che i problemi del Sud sono pi\u00f9 gravi e profondi di una certa dimenticanza del paese rispetto ai ritardi infrastrutturali materiali ed immateriali. Apparirebbe pi\u00f9 chiaro che le criticit\u00e0 hanno un connotato istituzionale, costituzionale, di <em>governance<\/em>, come d\u2019altra parte suggerirebbero le recenti vicende della Sanit\u00e0 in queste regioni. E dunque la farraginosit\u00e0 delle regole, la montagna delle complicazioni sempre da scalare. E a specchio il connotato istituzionale influirebbe sulle capacit\u00e0 di reazione della societ\u00e0 meridionale, che, con notevoli e lodevoli eccezioni, appaiono anestetizzate, intorpidite, catturate nella trappola del sottosviluppo. Abbiamo molto da fare, tutti insieme, per rimuovere questo sospetto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo ultimo Rapporto lo SVIMEZ nota che il COVID non \u00e8 stata una livella, ovvero non ha nella sfortuna reso l\u2019Italia pi\u00f9 uguale. Tutt\u2019altro. 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