{"id":4196,"date":"2021-03-08T21:09:49","date_gmt":"2021-03-08T20:09:49","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/il-colpo-di-stato-in-birmania-ci-riguarda\/"},"modified":"2021-03-08T21:09:49","modified_gmt":"2021-03-08T20:09:49","slug":"il-colpo-di-stato-in-birmania-ci-riguarda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-colpo-di-stato-in-birmania-ci-riguarda\/","title":{"rendered":"Il colpo di Stato in Birmania ci riguarda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Vorremmo innanzi tutto ringraziare il Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, On. Piero Fassino e gli altri componenti della Commissione per averci voluto incontrare questa mattina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione in Birmania\/Myanmar sta peggiorando di giorno in giorno. La popolazione \u00e8 compatta nel non voler accettare i militari. Gi\u00e0 troppi i morti e le persone arrestate quotidianamente. Il mondo osserva ma non si muove con la necessaria rapidit\u00e0 e unitariet\u00e0 necessaria a fermare il colpo Stato. Ad oggi quindi non si intravede una via di uscita che, necessariamente non potr\u00e0 essere quella proposta dai militari. Ovvero la ripetizione delle elezioni.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il popolo birmano ha giustamente rifiutato questa ipotesi. I giovani che negli ultimi dieci anni hanno vissuto in un paese che aveva intrapreso un difficile percorso verso la democrazia, speravano di vivere in un tempo migliore di quello in cui sono vissuti i loro genitori. Questo golpe sta rubando il loro futuro e il futuro di coloro che sono usciti meno di dieci anni fa da 50 anni di durissima dittatura militare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019opposizione al colpo di stato, ha prodotto una straordinaria unit\u00e0 e ha coinvolto la stragrande maggioranza della popolazione del paese. La popolazione birmana, sia che alle ultime elezioni abbia votato per l\u2019NLD o per altri partiti, non vuole ritornare a vivere sotto il dominio militare. Lavoratrici e lavoratori immigrati dalle aree etniche, giovani della generazione Z, insegnanti, medici, funzionari ministeriali scendono in piazza quotidianamente. Gli scioperi coinvolgono i dipendenti dei ministeri, dei servizi pubblici, ospedali delle fabbriche, delle ferrovie, dei porti. I negozianti, i venditori per le strade si rifiutano di vendere cibo ai militari e alla polizia. Banche, porti, trasporti, fornitura di carburante: tutto \u00e8 ormai paralizzato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Purtroppo i gravissimi attacchi nei confronti dei manifestanti hanno causato numerosi morti e feriti. Ad oggi l\u2019Associazione dei Prigionieri Politici denuncia l\u2019arresto di oltre 1.132 persone. I militari stanno interrogando i manager delle fabbriche e rastrellando i dormitori dove vivono le migliaia di giovani lavoratrici immigrate. L\u2019obiettivo \u00e8 arrestare i sindacalisti. Il Presidente della Confederazione dei sindacati birmani CTUM parler\u00e0 pi\u00f9 specificamente di questi aspetti e delle richieste sindacali nel collegamento che \u00e8 previsto in questa audizione e trasmessa da una localit\u00e0 ignota per ragioni di sicurezza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Questo golpe nasce da una pluralit\u00e0 di motivi che \u00e8 utile analizzare, soprattutto se davvero si vuole cercare una soluzione a questa drammatica crisi. Questo paese aveva un governo semi civile, visto che il 25 % del parlamento non era eletto, ma nominato dai militari, che controllavano e gestivano fino alla fine di gennaio tre ministeri chiave: Difesa, Affari di Confine e Interni. Dopo il golpe i militari hanno azzerato non solo il Parlamento e il governo nazionale, ma hanno rimosso anche il governatore della Banca centrale, i governi delle regioni e degli Stati e anche tutti gli alti funzionari della pubblica amministrazione. Hanno sostituito direttori di ministeri, amministratori regionali e degli Stati etnici, fino agli amministratori delle township e dei villaggi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019esercito costituisce uno stato nello stato. I militari hanno i loro ospedali, le loro universit\u00e0 e una serie di altri servizi e strutture parallele, che li isolano dal resto della popolazione e li fanno sentire superiori e detentori del controllo e della stabilit\u00e0 del paese. I militari ritenevano che un colpo di stato ora, in piena emergenza COVID19, potesse avere minori ripercussioni interne ed internazionali. Anche le campagne denigratorie nei confronti della Consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, a seguito delle violenze dei militari nei confronti della popolazione Rohingya \u00e8 stata oggettivamente utilizzata dall\u2019esercito nella convinzione che la leader democraticamente eletta fosse isolata nella comunit\u00e0 internazionale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Su questo punto in particolare \u00e8 bene pensare che la vicenda birmana \u00e8 molto complessa e troppo spesso \u00e8 stata analizzata in modo superficiale e parziale, non solo dai media ma, per certi versi anche da alcune istituzioni internazionali. Il governo dell\u2019NLD \u00e8 entrato in carica il 1\u00b0 aprile 2016. Il 1\u00b0 settembre 2016, ben prima delle violenze ultime nei confronti dei Rohingya, il governo dell\u2019NLD istitu\u00ec, contro il volere dei militari, la Commissione Consultiva sul Rakhine, presieduta da Kofi Annan, le cui importantissime raccomandazioni venivano presentate poche ore prima degli attacchi dell\u2019ARSA, il gruppo armato mussulmano, alle postazioni militari di confine nel Rakhine.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Successivamente, il 30 luglio 2018, a seguito delle violenze perpetrate dai militari e da gruppi ad essi collegati contro le popolazioni Rohingya, il governo dell\u2019NLD istitu\u00ec una ulteriore Commissione indipendente di indagine (ICOE) con il compito di investigare sulle violazioni dei diritti umani perpetrate nel Rakhine. Nonostante i pesanti limiti posti dall\u2019esercito, la leader birmana non \u00e8 stata, n\u00e9 in silenzio, n\u00e9 connivente con i militari e i loro crimini. \u00c8 proprio di pochi giorni fa, la notizia che i membri di entrambe le commissioni sono stati inquisiti per aver agito \u201cnell\u2019interesse di una persona, senza prendere in considerazione gli interessi dello Stato\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>I principali motivi di questo colpo di Stato si possono sintetizzare in questo modo:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>1) La pesante sconfitta alle elezioni dell\u2019USDP (il partito legato ai militari), ha annullato la capacit\u00e0 dei militari di influenzare l\u2019approvazione delle leggi ordinarie. Un governo forte come quello che sarebbe nato da un consenso dell\u201982% dei voti elettorali, avrebbe confinato i militari ad un ruolo marginale di mera conservazione della costituzione da loro imposta al paese nel 2008.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>2) Il comandante in capo delle forze armate, che avrebbe dovuto andare in pensione a luglio prossimo, a seguito di queste elezioni, pretendeva di diventare presidente del Myanmar, pretesa rigettata dalla Consigliera di Stato Aung San Suu Kyi il 29 gennaio scorso. E\u2019 noto inoltre che, sia il comandante in capo delle forze armate, siaaltri alti ufficiali sono oggetto di sanzioni da parte degli USA della UE e che sono sotto di indagine presso la Corte Penale Internazionale, la Corte internazionale di Giustizia e la UN International Fact Finding Mission per crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0, commessi nel Rakhine e negli altri Stati etnici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>3) La netta affermazione elettorale dell\u2019NLD avrebbe di fatto impedito ai militari di bloccare leggi fondamentali come quelle sulla lotta alla corruzione, sulla governance trasparente delle imprese, sulla lotta alla produzione e traffico di stupefacenti e alla economia parallela, che si alimenta di corruzione, traffici illegali e confisca delle terre, immettendo enormi risorse nelle tasche dei militari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Il potere nelle mani dell\u2019esercito<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019esercito birmano controlla direttamente politiche di difesa e sicurezza. Politiche, che stanno alimentando i conflitti armati negli stati etnici, ma ha anche il controllo di pezzi fondamentali dell\u2019economia. (allegato lista imprese). Il Comandante in capo delle Forze armate ed il suo vice, tutt\u2019oggi presiedono la Myanmar Economic Holding ltd (MEHL), e la Myanmar Economic Corporation, sotto il diretto controllo del ministero della difesa e i cui utili non sono registrati nel bilancio del ministero. I bilanci di entrambe le holding non sono pubblici. Ciascuna holding detiene poi un gruppo di banche e di imprese che beneficiano delle relazioni tra il MEHL, il MEC e le imprese di stato e giocano un ruolo fondamentale nella economia del paese. Come sottolineato dalla UN Independent Fact Finding Mission (IFFM): \u201cgran parte delle entrate generate dalle attivit\u00e0 militari in Myanmar non viene contabilizzato nel bilancio dello Stato, ma viene utilizzato per sovvenzionare operazioni militari, molte delle quali caratterizzate da gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.\u201d<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel corso dei passati decenni di dittatura e anche successivamente, i militari hanno accumulato enormi risorse in conti esteri. Secondo quanto dichiarato dal FMI, ad oggi le riserve in valuta straniera, ammontano a 6.7 miliardi di US$ (settembre 2020), di cui 1 miliardo di US$ negli USA, che il governo americano ha provveduto immediatamente a congelare. Gli altri fondi dovrebbero subire la stessa sorte, sempre che i governi interessati lo decidano. La giunta militare pu\u00f2 accedere al sistema finanziario internazionale, attraverso le banche statali (che detengono il 30% degli asset del sistema bancario birmano); quelle controllate dai militari o le banche controllate da soggetti legati ai militari.3 E\u2019 pertanto fondamentale bloccare le transazioni finanziarie da queste banche, sia in dollari che Euro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel 2019 il valore degli investimenti diretti esteri approvati dal governo nel settore energetico per quell&#8217;anno era di 43,6 miliardi di dollari, rappresentando poco pi\u00f9 della met\u00e0 degli IDE totali.\u00a0 Circa il 30 % delle entrate estere dello stato provengono dal settore dell\u2019Oil e del Gas. Enormi sono i profitti provenienti dallo sfruttamento di tali riserve nel paese. I profitti derivanti dal settore non vengono contabilizzati nel bilancio dello stato, ma vengono versati al MOGE, impresa statale la cui governance \u00e8 estremamente opaca e, che dopo il golpe militare, come tutte le altre imprese \u00e8 passata sotto il diretto controllo militare. Il grande peso economico dei militari serve non solo ad arricchire loro stessi, le loro famiglie e le loro amicizie, ma serve anche all\u2019acquisto di armi, in primis da Cina, Russia, Ucraina, Israele. Le principali imprese di questo settore comprendono Total Fina, Chevron, Posco, Petronas. L\u2019Eni ha una presenza limitata e recente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Le risposte possibili al colpo di Stato<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Importante \u00e8 stata la recente riunione informale dell\u2019Assemblea Generale ONU tenutasi il 26 febbraio scorso. Gli interventi dei governi mostrano le profonde divergenze rispetto alle misure che la comunit\u00e0 internazionale dovrebbeadottare a seguito del colpo di Stato. Di grande importanza l\u2019intervento della inviata speciale del Segretario Generale Christine Shraner Burgener ed il suo appello ad \u201cagire rapidamente e collettivamente\u201d e l\u2019appello ai governi \u201cnon possiamo pi\u00f9 permetterci divisioni profonde\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Straordinario e coraggioso \u00e8 stato l\u2019intervento dell\u2019Ambasciatore della Birmania\/Myanmar all\u2019ONU Kyaw Moe Tun, che ha parlato in rappresentanza del governo legittimo della Birmania\/Myanmar. Un appello per un sostegno forte e continuo da parte della comunit\u00e0 internazionale, ma anche una azione il pi\u00f9 possibile robusta, perch\u00e9 si ponga fine immediatamente al colpo di Stato, all\u2019oppressione del popolo innocente, per il ritorno del potere dello Stato al popolo eil ripristino della democrazia. Le sue richieste sono state molto chiare:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>1) dichiarazioni pubbliche che condannino con forza il colpo di stato militare;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>2) non riconoscimento in alcun modo dello State Administration Council e del regime militare;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>3) richiesta urgente al regime di rispettare i risultati delle elezioni generali:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>4) non cooperazione con i militari sino al ritorno del potere statuali nelle mani del popolo attraverso il governo eletto;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>5) adozione delle misure pi\u00f9 forti possibile per fermare i violenti e brutali attacchi commessi dalle forze di sicurezza contro i dimostranti pacifici e porre fine immediatamente al colpo di stato militare;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>6) sostegno al CRPH (il Comitato che rappresenta il Parlamento eletto).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Le nostre richieste<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In questi giorni continuano ad arrivare notizie di ulteriori morti e di centinaia di arresti (ad oggi oltre 1500 persone in carcere) da parte delle forze armate e di polizia aiutate anche da oltre 23.000 provocatori assassini liberati dalle carceri birmane con l\u2019obiettivo di attaccare i manifestanti per creare il caos,\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>ITALIA-BIRMANIA.INSIEME ritiene che l\u2019Unione Europea debba decidere con urgenza l\u2019adozione di sanzioni finanziarie ed economiche mirate nei confrontidella giunta militare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>ITALIA-BIRMANIA.INSIEME apprezza enormemente l\u2019impegno sin qui profuso dal nostro governo in tutte le sedi a partire dal G7, alla UE e all\u2019ONU per l\u2019approvazione di posizioni chiare ed incisive, a fronte delle diverse sensibilit\u00e0 espresse anche in seno alla UE.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Proprio per questa chiarezza di impegni, ITALIA-BIRMANIA.INSIEME ritiene che, dopo queste quattro settimane di sangue e repressione, sar\u00e0 fondamentale che il nostro governo lavori per il superamento della posizione espressa dall\u2019Ambasciatore UE all\u2019ONU Olof Skoog che aveva affermato che \u201cla UE sta preparando sanzioni mirate contro i responsabili del golpe, se gli sforzi per una soluzione di dialogo falliscono\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>ITALIA-BIRMANIA.INSIEME ritiene urgente che la UE e, anche attraverso alcuni suoi governi, con rapporti politici ed economici privilegiati con Cina e India, si possa avviare con urgenza un dialogo con i governi di questi paesi, in considerazione dei grandi interessi geopolitici ed economici che hanno in Birmania, per individuare le possibili azioni necessarie a riportare il paese alla seppur parziale democrazia, riconfermando il parlamento eletto, liberando tutti gli arrestati, a partire dal Presidente della Repubblica e dalla Consigliera di Stato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La Cina \u00e8 il principale partner commerciale della Birmania, ha enormi interessi economici nel paese a partire dal China Myanmar Economic Corridor, con i grandi investimenti infrastrutturali ed industriali come la grande zona Economica industriale e il porto profondo nel Rakhine, e geopolitici, anche in contrapposizione con l\u2019India.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>ITALIA-BIRMANIA.INSIEME ritiene anche che la UE debba agire con urgenza adottando sanzioni finanziarie ed economiche mirate, senza attendere soluzioni negoziali derivanti dall\u2019impegno di cui sopra o dei paesi ASEAN. Questi ultimi, sino ad oggi, hanno espresso posizioni timide, divaricanti e comunque basate sul rispetto della non ingerenza negli affari interni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il golpe rischia di indebolire ulteriormente l\u2019immagine dell\u2019ASEAN, ma anche di indebolire la sicurezza regionale. Gi\u00e0 recentemente la fuga dei Rohingya dalle violenze, uccisioni e incendi di villaggi da parte dei militari birmani e l\u2019assenza di una risposta efficace dei paesi ASEAN aveva attirato le critiche internazionali su una associazione, l\u2019ASEAN, incapace di una leadership univoca. L\u2019assenza di ruolo dell\u2019ASEAN nella individuazione di una soluzione realistica al colpo di stato militare birmano, rischia di causare inoltre un peggioramento della condizione dei Rohingya e delle altre minoranze etniche, che per altro si sono rifiutate di continuare i negoziati di pace con la giunta militare, e di causare nuovamente un aumento del numero dei rifugiati nei paesi limitrofi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019Asean, in questa situazione, mostra ancora una volta l\u2019incapacit\u00e0 di attuare i principi contenuti nella Carta dei diritti umani, la cosiddetta Dichiarazione di Bangkok, che all\u2019art. 1 elenca tra i suoi principi il rafforzamento della democrazia, la valorizzazione della buona governance, dello stato di diritto e la tutela dei diritti umani e delle libert\u00e0 fondamentali. Il Brunei Darussalam, che ha la presidenza di turno dell\u2019ASEAN, con lo slogan \u201cWe Care, We Prepare, We Prosper\u201d non ha infatti condannato il colpo di stato e la violazione della Carta dei diritti umani, n\u00e9 l\u2019arresto dei leader politici, ma ha parlato solo di riconciliazione e ritorno alla normalit\u00e0. In ogni caso il principio che le decisioni devono basarsi sul consenso e sulla non interferenza negli affari interni di un altro paese, render\u00e0 quasi impossibile qualsiasi decisione significativa per la soluzione di questa grave crisi, mostrando ancora una volta purtroppo, come i principi democratici non siano alla base degli interessi di questi paesi tanto quanto gli interessi economici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In questo frangente, mentre si dovr\u00e0 cercare uno spazio negoziale con la giunta, pur conoscendo i limiti delle sanzioni, queste rappresentano una dichiarazione di forte opposizione al colpo di Stato e di solidariet\u00e0 robusta con le popolazioni che lottano a mani nude contro le violenze militari. Chiediamo pertanto che il Parlamento e governo italiano si impegnino perch\u00e9 l\u2019Unione Europea e le istituzioni internazionali raccolgano l\u2019appello del popolo birmano, perch\u00e9:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>&#8211; Non si riconoscano i rappresentanti della giunta militare all&#8217;ONU e in tutti gli altri organismi internazionali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>&#8211; Si approvi a livello internazionale un embargo generale all&#8217;importazione di armi in Myanmar.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>&#8211; Si ritirino le credenziali degli addetti militari presenti nelle Ambasciate del Myanmar.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>&#8211; Si adottino sanzioni economiche rivolte a tutti gli interessi finanziari ed economici dei componenti del SAC State Administrative Council, al fine di ridurne il potere economico, chiedendo alle aziende presenti in Myanmar,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>&#8211; Si sospenda qualsiasi rapporto con le societ\u00e0 legate al regime militare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>&#8211; Si localizzino e congelino i miliardi di dollari di riserve estere del Myanmar, che secondo il FMI a settembre 202\u00b0 ammontavano a 6,7 miliardi di US$. Una decisione simile eviter\u00e0 che tali fondi vengano sottratti dai militari;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>&#8211; Si sospendano tutte le attivit\u00e0 con banche controllate dello stato, con quelle militari e con le banche di soggetti alleati dei militari in Myanmar, evitando che possano utilizzare il codice Swift utilizzato da tutte le banche per le transazioni;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>-Si chieda alle organizzazioni internazionali del settore petrolifero e del gas che aziende associate congelino le loro attivit\u00e0 in Myanmar fino al ripristino della democrazia. Durante la precedente dittatura, tutte le sanzioni adottate dai vari paesi, inclusa la UE, escludevano proprio le aziende di questo importante settore. Solo una decisione internazionale, coordinata e concordata da parte delle organizzazioni che rappresentano le compagnie petrolifere e del gas potr\u00e0 portare ad una azione congiunta che congeli le attivit\u00e0 in Birmani\/Myanmar e che in ogni caso tuteli i diritti dei lavoratori di queste imprese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Da ultimo, ITALIA-BIRMANIA.INSIEME ritiene che il ritorno alla situazione precedente al golpe militare sar\u00e0 quasi impossibile. Molte delle leggi approvate dal governo semi civile dell\u2019NLD sono state cancellate e sostituite da leggi repressive della vecchia dittatura. Tutti gli amministratori ai vari livelli sono stati sostituiti da altri fedeli ai militari. Il ritorno alla normalit\u00e0, quando ci si arriver\u00e0, dovr\u00e0 essere costruito, necessariamente, attraverso la partecipazione di tutte le componenti sociali, economiche ed etniche del paese. Certo \u00e8 che sar\u00e0 quasi impossibile tornare ad una convivenza con i militari, lasciando nelle loro mani grandi fette di potere politico ed economico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Si dovr\u00e0 immaginare una profonda riforma della Costituzione, per la realizzazione di una Unione democratica e federale, che superi l\u2019attuale controllo militare del Parlamento, delle istituzioni dello Stato e di pezzi del potere economico. Il popolo birmano non potr\u00e0 pi\u00f9 tollerare, che quanto \u00e8 successo il 1\u00b0 febbraio 2021 possa ripetersi ancora una volta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>*Intervento all\u2019audizione alla Commissione Affari Esteri della Camera,01\/03\/2021<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Italia-Birmania insieme Onlus direzione@italiabirmania.org<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Via Sardegna, 55 -00187 Roma www.birmaniademocratica.org<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Tel. 06.42016752 &#8211; Fax 06.42003048 Codice Fiscale 97755850589<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vorremmo innanzi tutto ringraziare il Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, On. Piero Fassino e gli altri componenti della Commissione per averci voluto incontrare questa mattina. 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