{"id":4367,"date":"2021-06-30T10:18:43","date_gmt":"2021-06-30T08:18:43","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/il-governo-del-mercato-del-lavoro-ha-bisogno-di-reti\/"},"modified":"2021-06-30T10:18:43","modified_gmt":"2021-06-30T08:18:43","slug":"il-governo-del-mercato-del-lavoro-ha-bisogno-di-reti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-governo-del-mercato-del-lavoro-ha-bisogno-di-reti\/","title":{"rendered":"Il governo del mercato del lavoro ha bisogno di reti*"},"content":{"rendered":"<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">La recente pandemia ha messo in evidenza come la variabilit\u00e0 dei mercati, l\u2019imporsi della globalizzazione e le interconnessioni dei sistemi produttivi finiscano per generare una instabilit\u00e0 permanente a cui possono sottarsi soltanto i grandi colossi delle multinazionali. Le transizioni occupazionali stanno dunque diventando una normalit\u00e0, senza che possano essere in Italia accompagnate da adeguati servizi e tutele; contemporaneamente molte imprese stentano a reperire le competenze e a fidelizzare le eccellenze.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Nell<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>introdurre il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza il Presidente del Consiglio Mario Draghi ci ricorda che \u00e8 stato il lavoro dei giovani e delle donne ad essere particolarmente colpito dalla pandemia e ci conferma che il Piano italiano si allinea al Programma Europeo Next Generation EU orientando la programmazione verso interventi che hanno come obiettivo una ripresa indirizzata a superare gli squilibri e le profonde disuguaglianze che caratterizzano il nostro paese.<\/strong>\u00a0Di qui l\u2019assunzione prioritaria per l\u2019Italia dei tre temi trasversali: giovani, donne e divario geografico; argomenti che attraversano tutte le sei Missioni di cui \u00e8 composto. Dentro a questo orizzonte due questioni mantengono una forte priorit\u00e0 su tutte le altre: la formazione e il lavoro. Esse non rappresentano solo la quota principale dell\u2019emergenza creata dal covid 19, ben di pi\u00f9, rappresentano nodi irrisolti delle politiche italiane da molti decenni.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">La recente pandemia ha messo in evidenza come l\u2019instabilit\u00e0 dei mercati, l\u2019imporsi della globalizzazione e le interconnessioni dei sistemi produttivi finiscano per generare una instabilit\u00e0 permanente a cui possono sottarsi soltanto i grandi colossi delle multinazionali. Le transizioni occupazionali stanno dunque diventando una normalit\u00e0, senza per\u00f2 che possano essere in Italia accompagnate da adeguati servizi e tutele; contemporaneamente molte imprese stentano a reperire le competenze e a fidelizzare le eccellenze.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>In questo contesto due questioni si affermano come le pi\u00f9 urgenti da affrontare:<\/strong><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>trovare nuovi e pi\u00f9 efficaci modelli per incrociare domanda e offerta di lavoro, soprattutto nella fase di ingresso;<\/strong><\/li>\n<li><strong>trovare nuove modalit\u00e0 per governare le transizioni tra il lavoro perso e il nuovo da raggiungere.<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">In Italia la transizione tra fine degli studi e inserimento lavorativo \u00e8 tra le pi\u00f9 lunghe dei i paesi europei. Per far fronte a questa piaga, che investe il mondo giovanile, bisogna lavorare in due direzioni: rafforzare le competenze nei percorsi scolastici e formativi e prevedere un pi\u00f9 esteso impiego dell\u2019apprendistato duale; entrambi fattori che riducono drasticamente il mismatching.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Effetti della pandemia sul mercato del lavoro<\/strong><\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">La pandemia da Covid ha generato forti asimmetrie nell\u2019economia italiana discriminando decisamente tra settori essenziali e non essenziali e tra lavoratori protetti e meno protetti.\u00a0Il settore alimentare, la salute, i servizi pubblici, ma anche la finanza e l\u2019istruzione non hanno avuto impatti economici pesanti, anche perch\u00e9\u00a0alcuni di questi hanno potuto facilmente continuare ad essere erogati on line. Al contrario nei settori non essenziali: hotel, bar, ristoranti, palestre, intrattenimento di massa, turismo, ecc. c\u2019\u00e8 stato un impatto pesantissimo. Guardando alle imprese: fino ad ora lo shock ha colpito il versante dell\u2019offerta e ha significato la chiusura o il rallentamento delle attivit\u00e0 imposti per legge. Guardando al lavoro: alla fine del blocco dei licenziamenti risulteranno pi\u00f9 protetti oltre i lavoratori pubblici, i dipendenti delle grandi aziende e quelli nei settori essenziali; mentre troviamo tra i meno protetti sicuramente quelli delle attivit\u00e0 non essenziali, in generale i lavoratori con contratti a termine, i giovani, le donne e i dipendenti delle piccole e piccolissime aziende.\u00a0Ma i redditi che hanno trovato maggiore protezione -grazie alla posizione lavorativa goduta- seppur non impiegati in parte per spese nel superfluo (ristoranti, palestre, teatri, ecc.) non si sono trasformati in spesa aggiuntiva, ma prevalentemente in risparmio. Tutto ci\u00f2, unitamente alla gi\u00e0 radicata tendenza al divario nei redditi, ha finito per potenziare la gi\u00e0 forte disparit\u00e0 economica tra ceti sociali.\u00a0C\u2019\u00e8 inoltre una ulteriore asimmetria tra quei settori di produzione e commercializzazione di beni di consumo duraturi (televisori, elettrodomestici, mobili, computer, auto, ecc.) che potranno trarre vantaggio al termine della pandemia perch\u00e9\u00a0i consumatori presumibilmente acquisteranno con un certo ritardo quei beni che avevano precedentemente rinviato; e quei servizi (alberghi, viaggi, palestre, ristoranti, parrucchieri) che non recupereranno mai le attivit\u00e0 del periodo di chiusura.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">Le possibili ricadute di queste previsioni potrebbero essere rappresentate da una quota significativa di lavoratori occupati in settori non essenziali che rimarranno disoccupati, anche se \u00e8 impossibile prevedere oggi se si tratter\u00e0 di shock temporanei o prolungati.\u00a0Perch\u00e9, rimosse le restrizioni normative che hanno limitato le attivit\u00e0 economiche non essenziali, i consumi potrebbero continuare ad essere rallentati dalle pi\u00f9 sfavorevoli e generalizzate condizioni di reddito. Inoltre questa prolungata pandemia ha introdotto, in una larghissima platea di persone, l\u2019abitudine agli acquisti on line \u2013 superando una diffidenza nei confronti dell\u2019e-commerce tutta italiana- e ci\u00f2 pu\u00f2 rappresentare una permanente svolta nei comportamenti collettivi, mettendo in crisi quanti non hanno saputo innovare i propri canali di vendita.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">Tutte queste dinamiche potrebbero portare ad una trasformazione permanente del mercato del lavoro e ci\u00f2 metterebbe a dura prova i molti meccanismi di rigidit\u00e0 che oggi rendono complicata la riallocazione settoriale del lavoro in Italia.\u00a0Gli strumenti di cui disponiamo per far fronte a questa epocale emergenza, nonostante le riforme di questi ultimi anni, compreso il Jobs Act, sono del tutto insufficienti. Proprio per l\u2019inadeguatezza delle politiche attive il sistema rimane centrato sulla difesa del posto di lavoro e questa tendenza risulta ulteriormente rafforzata dal prolungato blocco dei licenziamenti.\u00a0Sono quindi urgenti politiche che favoriscano la riallocazione del lavoro dai settori non essenziali, da quelli strutturalmente deboli e dai comparti della piccola o piccolissima impresa che non riesce a risollevarsi da questo shock ad altri settori. Tali politiche dovranno nel contempo essere immediatamente attivabili per far fronte alle emergenze, ma anche capaci di guardare al lungo periodo. Dovranno garantire tutele generalizzate a tutti i lavoratori e ancor pi\u00f9 assicurare un esteso programma di riqualificazione che coinvolga le Agenzie formative accreditate nelle Regioni, uniche capaci di produrre una offerta formativa capillare ed estesa in tutti i territori.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>La riforma delle politiche attive<\/strong><\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">Come anticipato dal Ministro Orlando ci sar\u00e0 una riforma delle politiche attive del lavoro, che avr\u00e0 l\u2019obiettivo di mettere in stretta correlazione il Recovery Plan italiano con l\u2019insieme dei servizi che presidiano il mercato del lavoro. La sfida per il Ministero del Lavoro sar\u00e0 sostanzialmente quella di creare nuove e solide reti, capaci non solo di fare sinergie pi\u00f9 incisive tra pubblico e privato, obiettivo gi\u00e0 parzialmente avviato con il jobs Act, ma soprattutto mettere in campo la formazione professionale come vettore indispensabile al rafforzamento delle competenze dei lavoratori disoccupati o in transizione.\u00a0L\u2019intento dovr\u00e0 essere quello di rafforzare la formazione professionale e renderla parte integrante delle politiche attive, con un piano che superi la logica oggi predominante del semplice aggiornamento professionale dei lavoratori disoccupati per ricollocarli in imprese spesso dello stesso settore. Va lanciato invece un vero e proprio programma di riqualificazione anche per il conseguimento di titoli aggiuntivi.\u00a0Dove l\u2019impegno non andr\u00e0 posto nella direzione di migliorare e aggiornare le competenze esistenti, ma quello di far transitare verso nuove professioni ampi settori dei lavoratori di quei servizi che non potranno pi\u00f9 risollevarsi dalla crisi. Un nuovo approccio quindi si rende necessario per le politiche attive, anche in ragione del fatto che una grande fetta di popolazione adulta, al lavoro o fuori dal lavoro, possiede oggi titoli e competenze non sufficienti ad affrontare le sfide della digitalizzazione e della transizione tecnologica.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">Considerati i vincoli di tempo e di spesa posti da Bruxelles, questa volta la riforma voluta dal Piano Italiano di Ripresa e Resilienza non potr\u00e0 restare sulla carta.\u00a0Vale la pena di ricordare che di politiche attive del lavoro se ne sta parlando in Italia dal 1978, con la legge quadro di riforma della formazione professionale. Dopo oltre quarant\u2019anni un bilancio di quanto si \u00e8 fatto e sull\u2019efficienza dei servizi in campo resta sconfortante, soprattutto se si guarda all\u2019isolamento in cui la formazione \u00e8 stata confinata nei processi di placement, e al tasso di occupazione che permanentemente \u00e8 rimasto inalterato tra il 58-59% al netto dei periodi di crisi.\u00a0Per certo non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile che un paese con tassi di disoccupazione giovanile elevatissimi e con una enorme fetta di donne escluse dal mercato del lavoro possa ancora, e per il futuro, convivere con oltre cento mila posto vacanti richiesti dalle aziende e di difficile reperimento.\u00a0Se si guarda a queste strutturali criticit\u00e0 storiche bisogna concludere che l\u2019efficacia delle politiche attive svolte in questi ultimi decenni \u00e8 stata del tutto insufficiente<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">Altra questione incompiuta \u00e8 la costruzione di una vera politica di sussidiariet\u00e0 sia orizzontale che verticale. Uno scoglio da superare per poter creare in tutte le Regioni solide reti di partenariato tra la formazione professionale e i servizi per il lavoro, dando vita ad una gestione attiva dei mercati del lavoro territoriali.\u00a0Poich\u00e9\u00a0le politiche attive servono oggi, per far fronte alle imminenti scadenze modulate dai diversi blocchi dei licenziamenti, dovr\u00e0 essere prodotto con urgenza uno sforzo organizzativo su come far funzionale al meglio quello che gi\u00e0 c\u2019\u00e8, senza rinviare l\u2019operativit\u00e0 alle norme applicative della nuova riforma. Ci\u00f2 alla fine si riduce alla esigenza di avviare il lavoro di partenariato costruendo le reti; anticipando ci\u00f2 che dovr\u00e0 essere centrale nella riforma.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli strumenti su cui rimodellare le politiche attive sono gi\u00e0 definiti nel PNRR:<\/strong><\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Piano Nazionale Nuove Competenze<\/strong><\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">Il Piano Nazionale Nuove Competenze ha l\u2019obiettivo di riorganizzare la formazione dei lavoratori in transizione o disoccupati attraverso il riordino e rafforzamento del sistema della formazione professionale; con la definizione di livelli essenziali di qualit\u00e0 per le attivit\u00e0 che verranno attivate. L\u2019obiettivo, che ci auguriamo venga perseguito, non \u00e8 solo l\u2019aggiornamento professionale ma un pi\u00f9 ampio progetto di riqualificazione attraverso il conseguimento di titoli di qualifica e diploma professionale, diploma tecnico superiore e lauree professionalizzanti attraverso il riconoscimento dei crediti maturati in contesti formali e informali di apprendimento.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">La riduzione del mismatch di competenze pu\u00f2 essere perseguito intraprendendo con decisione due percorsi. Riqualificando e allargando l\u2019attrattivit\u00e0 \u00a0della formazione tecnica e professionale e migliorando i programmi di formazione continua, aumentandone la qualit\u00e0, riconoscendo e certificando le nuove competenze acquisite dal lavoratore in modo da renderle spendibili nel curriculum personale lungo tutto l\u2019arco della vita lavorativa.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Se verr<\/strong><strong>\u00e0 cos\u00ec declinato il Piano Nazionale Nuove Competenze rappresenter\u00e0 un importante passo in avanti, non solo per riallineare il nostro paese agli standard europei, ma perch<\/strong><strong>\u00e9\u00a0<\/strong><strong>mirer\u00e0 finalmente ad integrare le politiche attive, mettendole in grado di interfacciarsi con i sistemi di formazione professionale e di istruzione e perch<\/strong><strong>\u00e9\u00a0<\/strong><strong>potr\u00e0 dar vita ad una offerta di percorsi formativi, anche di lunga durata, finalizzati ai soggetti in transizione, inattivi o disoccupati; in una ottica di radicale cambiamento del settore occupazionale.<\/strong><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Programma Nazionale per la Garanzia e l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>Occupabilit\u00e0 dei Lavoratori (Gol)<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019entrata a regime del Programma Gol \u00e8 prevista l\u2019istituzione di un sistema unitario di profilazione del disoccupato a livello nazionale e la predisposizione di una offerta di servizi che integrino la formazione professionale alle politiche attive. Prevede inoltre un sistema di presa in carico dei soggetti in transizione (percettori di reddito di cittadinanza, NASPI, CIGS) con la costruzione di percorsi di riqualificazione delle competenze e di\u00a0 accompagnamento al lavoro.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo pertanto diventa quello di affiancare alle misure di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro percorsi di formazione di durata variabile, anche particolarmente estesa; finalizzati a far maturare competenze acquisite con nuovi titoli di studio, prima del reinserimento lavorativo.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Per il successo del Programma saranno rilevanti i processi di governance, che richiederanno una gestione in accordo con le Regioni.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Il sistema duale<\/strong><\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">Opportunamente il PNRR assegna principalmente al sistema duale il compito di adeguare le competenze nei percorsi formativi, proprio avvalendosi dell\u2019esperienza maturata in questi cinque anni, sia nel facilitare l\u2019inserimento lavorativo, sia nel contrasto alla dispersione scolastica. \u00a0La flessibilit\u00e0 dello strumento duale ha dimostrato di poter sviluppare l\u2019apprendimento in contesto di impresa per circa la met\u00e0 dell\u2019orario formativo annuale tramite diversi strumenti -apprendistato, alternanza rafforzata e impresa formativa simulata- adattandoli alle caratteristiche, alle attitudini e alle sensibilit\u00e0 dell\u2019allievo. Il duale si \u00e8 dimostrato un valido strumento per il conseguimento della qualifica triennale, del diploma quadriennale; inoltre non sono stati pochi i casi in cui con l\u2019apprendistato duale si\u00a0 sono conseguiti i Certificati di Specializzazione Tecnica Superiore. Insomma nel duale \u00e8 maturata una esperienza dal 2015 che pu\u00f2 contagiare altri comparti formativi.\u00a0<strong>Attraverso la flessibilit\u00e0 e la modulabilit\u00e0 degli IFTS si possono comporre offerte formative flessibili per la riqualificazione dei NEET, dei percettori di Reddito di Cittadinanza, dei lavoratori disoccupati di lunga durata o in Cassa Integrazione, insomma di tutti quei segmenti del mercato del lavoro verso i quali non bastano semplici percorsi formativi di aggiornamento di professionalit\u00e0 ma che necessitano di vere e proprie transizioni occupazionali, anche verso settori economici diversi da quelli di provenienza. In questa prospettiva \u00e8 l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>apprendistato di primo livello lo strumento principale che pu\u00f2 caratterizzare i percorsi formativi pi\u00f9 lunghi, che mirano alla qualifica, al diploma professionale o al Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore, mentre i tirocini curriculari rimangono la modalit\u00e0 per percorsi pi\u00f9 brevi. Le risorse investite per il sistema duale nel PNRR confermano il giudizio positivo su questo strumento non solo per dare continuit\u00e0 all<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>esperienza maturata verso la platea dei giovani in et\u00e0 di secondaria superiore, ma anche perch<\/strong><strong>\u00e9\u00a0<\/strong><strong>l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>esperienza conseguita possa allargarsi alla platea dei giovani adulti e dei disoccupati in transizione.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>ITS: alcune brevi considerazioni<\/strong><\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">E\u2019\u00a0ormai convinzione generale che gli Istituti Tecnici Superiori rappresentino una priorit\u00e0 per la ripartenza del nostro paese dopo la lunga crisi pandemica. Ci\u00f2 che indica il PNRR non \u00e8 un semplice investimento in una filiera formativa, ma evidenzia l\u2019esigenza di rimettere mano a questo istituto decennale per migliorarne la governance e specializzarne i compiti.<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Una impronta appare chiara: gli ITS sono sempre pi\u00f9 piegati verso l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>ordinamento universitario, anche con la previsione di favorire i passaggi verso le lauree brevi. Un disegno del tutto coerente con la natura di formazione terziaria di questa filiera, che tuttavia per essere rafforzato ha\u00a0 bisogno di una radicale riforma per poter perseguire il raddoppio di questa offerta formativa rafforzando tra i giovani in alta formazione le competenze specialistiche nell<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>ambito dell<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>innovazione e della transizione digitale, tecnologica e ambientale. Inoltre tale riforma non potr\u00e0 esimersi dal ridefinire nuovi modelli di governance, sburocratizzazione di procedure e riqualificazione degli interventi formativi (oggi classificabili in modo insufficiente per circa un terzo).<\/strong><\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo principale \u00e8 la costruzione attorno agli ITS di reti tra Universit\u00e0. Scuole Superiori, Centri di Ricerca, Centri di Formazione Professionale e imprese che possano conseguire non solo l\u2019ampliamento delle competenze professionali nell\u2019alta formazione, ma anche puntare al trasferimento dell\u2019innovazione soprattutto verso le aziende meno strutturate, scarsamente attrezzate per raggiungere i traguardi delle transizioni tecnologica, digitale e ambientale. Insomma i nuovi ITS dovranno anche promuovere lo scambio di informazioni e conoscenze e diventare concretamente strumento di innovazione. Spetta al MIUR tracciare i paletti per costruire questo nuovo assetto negli ITS, mentre spetta alle relazioni industriali il compito di accompagnare questi processi anche valorizzando l\u2019apprendistato in alta formazione che si caratterizza per essere il principale strumento di apprendimento duale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La volont\u00e0 dichiarata nel PNRR di favorire le transizioni attraverso l\u2019innovazione delle strutture produttive, attraverso il governo del mercato del lavoro e attraverso la tutela dei lavoratori, va costruita attorno ad un disegno progettuale forte ed innovativo. Dovranno essere le reti a presidiare nei territori i processi di transizione. Sul lato dei profili pi\u00f9 deboli del mercato del lavoro dovranno operare reti che costruiscono legami solidi tra Centri per l\u2019Impiego, Agenzie del lavoro, Istituzioni della formazione professionale, assicurando la presa in carico e la qualificazione o riqualificazione dei lavoratori e dei giovani disoccupati.\u00a0Saranno invece le reti costruite attorno agli ITS a produrre una accelerazione verso l\u2019innovazione, la digitalizzazione e i modelli di sostenibilit\u00e0 delle imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*da Associazione Terzjus 21\/06\/2021<br \/>**\u00a0Consulente senior di IFOA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente pandemia ha messo in evidenza come la variabilit\u00e0 dei mercati, l\u2019imporsi della globalizzazione e le interconnessioni dei sistemi produttivi finiscano per generare una instabilit\u00e0 permanente a cui possono sottarsi soltanto i grandi colossi delle multinazionali. 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