{"id":437,"date":"2014-03-25T16:00:51","date_gmt":"2014-03-25T15:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/il-lavoro-lo-creano-le-politiche-industriali\/"},"modified":"2014-03-25T16:00:51","modified_gmt":"2014-03-25T15:00:51","slug":"il-lavoro-lo-creano-le-politiche-industriali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-lavoro-lo-creano-le-politiche-industriali\/","title":{"rendered":"Il lavoro lo creano le politiche industriali"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso 12 marzo, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha presentato in una conferenza stampa, sinceramente innovativa per l\u2019Italia, sia nel linguaggio che nelle immagini, le proposte del governo sull\u2019economia e sul lavoro. Ha parlato di \u201ccento giorni di lotta dura per cambiare\u201d il Paese e trascinarlo fuori dalla crisi attraverso misure fiscali e riforme strutturali del mondo del lavoro, dell\u2019economia e del welfare che, a suo dire, daranno all\u2019Italia la spinta necessaria per ripartire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le misure fiscali, che entreranno in vigore a partire dal mese di maggio, prevedono un guadagno di 1.000 euro netti in busta paga per chi guadagna meno di 1.500 euro al mese. I destinatari sono una platea di 10milioni di lavoratori dipendenti che guadagnano fino a 25mila euro all\u2019anno e che vedranno un incremento del loro stipendio di circa 80 euro in pi\u00f9 al mese.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per attuare questa prima misura serviranno 10miliardi all\u2019anno e il premier ha espresso la volont\u00e0 di reperirli sulla base dei risparmi di spesa e quindi senza aumento di tasse. Ad esempio dalla spending review che dovrebbe garantire un introito per il 2014 pari a 7miliardi, dall\u2019ampliamento del deficit pubblico, portandolo al limite europeo del 3% contro la previsione attuale del 2,6% del Pil che dovrebbe garantire altri 6 miliardi, dai risparmi legati al calo dello spread.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono previsti inoltre tagli ai costi della politica, alle pensioni oltre una certa soglia che saranno chiamate a contribuire insieme alle forze dell\u2019ordine e alla Rai. Si risparmier\u00e0 anche sugli stipendi dei dirigenti pubblici. Sul versante delle imprese Renzi ha annunciato invece una diminuzione del 10% dell\u2019Irap per le aziende che verr\u00e0 finanziato con l&#8217;aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26%, ad esclusione dei titoli di Stato, con un gettito previsto di 2,6 miliardi e lo sblocco di ulteriori pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione: 68 miliardi da liberare entro luglio. Ha inoltre parlato di un piano per scuole, di fondi per la tutela del territorio, di piano casa e della diminuzione del costo dell\u2019energia per le piccole e medie imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il lavoro, invece, l\u2019idea dell\u2019esecutivo \u00e8 quella di procedere con una riorganizzazione dell\u2019intero sistema attraverso la semplificazione del contratto a termine (che durer\u00e0 al massimo tre anni e sar\u00e0 applicabile senza causale per un massimo del 20% sul totale dei lavoratori) e dell&#8217;apprendistato, cambiare gli ammortizzatori sociali introducendo l\u2019assegno di disoccupazione, introdurre il reddito minimo e la tutela delle donne in maternit\u00e0, modificando profondamente quanto previsto dalla riforma Fornero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti di questi concetti sono stati ribaditi da Renzi anche nel suo intervento alla Camera dei Deputati il 19 marzo, alla vigilia del Consiglio europeo e adesso attendiamo che prendano corpo nel dettaglio e da annunci si trasformino in proposte concrete da discutere in Parlamento.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volendo esprimere un giudizio che non sia precostituito e dettato dalle logiche di appartenenza ma avendo come esclusivo obiettivo il bene dei cittadini, dobbiamo evidenziare come alcune delle misure annunciate non possono che essere viste con favore, mentre su altre \u00e8 sicuramente necessario un approfondimento, avviare una discussione, un dibattito tra le varie forze politiche e sociali del Paese per giungere al miglior risultato.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capiamo benissimo le difficolt\u00e0 che sta attraversando il nostro Paese, le abbiamo denunciate pi\u00f9 volte, ce lo dicono tutti gli indicatori. Per ultimo in ordine temporale l\u2019Ocse che qualche giorno fa ci ha consegnato un quadro sempre pi\u00f9 drammatico sulle condizioni delle famiglie italiane che hanno perso circa 2.400 euro di reddito dal 2007 al 2012. Si tratta di una delle riduzioni in termini reali pi\u00f9 significative nell&#8217;Eurozona dove in media la diminuzione nei redditi \u00e8 pari a 1.100 euro.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tasso di occupazione nel nostro Paese \u00e8 al 55,5% (la quarta pi\u00f9 bassa tra i 34 Paesi dell\u2019Ocse mentre la disoccupazione \u00e8 aumentata a ritmi vertiginosi, ad un tasso di 5.100 lavoratori per settimana e rappresenta pi\u00f9 di quinto dell\u2019aumento totale della disoccupazione nell\u2019Eurozona. A farne le spese pi\u00f9 degli altri sono sempre i giovani, diventati la fascia d&#8217;et\u00e0 con il tasso di povert\u00e0 pi\u00f9 elevato. Tra il 2007 e il 2010, il tasso di povert\u00e0 tra i giovani (18-25 anni) in Italia \u00e8 aumentato di tre punti percentuali, arrivando al 15,4%, e quello degli under 18 di 2 punti percentuali al 17,8%. La percentuale dei cosiddetti Neet, i giovani italiani disoccupati o inattivi che non sono n\u00e9 in educazione n\u00e9 in formazione, \u00e8 aumentata di 5 punti tra il 2007 e il 2012, raggiungendo la soglia del 21,1%. Il terzo dato pi\u00f9 elevato dopo la Turchia con il 26,7% e la Grecia al 27,3%.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono numeri che raccontano le difficolt\u00e0 quotidiane di milioni di persone costrette a pagare il prezzo pi\u00f9 duro della crisi. Meno di 4 disoccupati su 10 ricevono un sussidio e l&#8217;Italia \u00e8 la sola in Europa insieme alla Grecia a non avere un comprensivo sistema nazionale di sussidi a basso reddito. C&#8217;e&#8217; quindi il rischio che le difficolt\u00e0 economiche e le disuguaglianze diventino radicate nella societ\u00e0. Un Paese in cui il 10% pi\u00f9 povero ha perso in media il 6% all&#8217;anno del proprio reddito, mentre il 10% pi\u00f9 ricco ha perso solo l&#8217;1% \u00e8 un Paese dove la disuguaglianza sociale la fa da padrona e dove a pagare sono sempre gli stessi: i giovani, i precari, i lavoratori, i pensionati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo accettiamo la sfida di Renzi e il suo richiamo alla novit\u00e0 e alla volont\u00e0, tutta da verificare, di voler cambiare il Paese. Noi vogliamo fare i conti con questa novit\u00e0, perch\u00e9 noi pi\u00f9 di Renzi vogliamo cambiare e migliorare questo Paese e vogliamo confrontarci con lui nel merito e giudicare questo Governo per quello che sar\u00e0 in grado di fare a partire dal lavoro, dalla giustizia sociale, dalla necessit\u00e0 di rilanciare gli investimenti pubblici e privati, dall&#8217;occupazione, dalla politica industriale che intender\u00e0 mettere in atto. E ci sforzeremo di contribuire al dibattito che si \u00e8 aperto nel Paese avanzando proposte concrete e misurando ogni provvedimento che ci verr\u00e0 sottoposto con l\u2019unico metro che conosciamo e cio\u00e8 quanto e se sia utile a migliorare le condizioni di vita delle persone.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi bene fa il governo ad intervenire sull&#8217;Irpef provando, per la prima volta negli ultimi 20 anni a dare qualcosa in pi\u00f9 in busta paga ai lavoratori ma allo stesso tempo diciamo che non si pu\u00f2 non tenere conto del disagio in cui vivono milioni di pensionati, di partite iva e di disoccupati. Come giudichiamo positivamente l\u2019allargamento degli ammortizzatori sociali ai lavoratori con contratto a progetto ma crediamo che le protezioni debbano riguardare anche gli altri lavoratori atipici, che sono un numero rilevante e per i quali devono essere previste politiche attive per rientrare nel mercato del lavoro.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci convince affatto l\u2019annuncio di Cottarelli e ci dichiariamo nettamente contrari agli 85.000 esuberi nel pubblico impiego che rischiano di produrre una grande preoccupazione ai lavoratori e alle loro famiglie e quindi un nuovo blocco dell&#8217;economia del paese. E per questo proponiamo a Renzi, insieme alle misure sull\u2019Irpef o sull\u2019Irap, di mettere in atto politiche di sviluppo che creino nuova occupazione e attraggano investimenti. Noi di Sinistra Ecologia Libert\u00e0 abbiamo presentato un &#8220;Green new deal&#8221; in grado di creare un milione e mezzo di posti di lavoro in tre anni con un investimento pubblico di circa 17 miliardi da concentrare nel risanamento delle scuole, nella messa in sicurezza degli edifici pubblici e nella manutenzione del territorio contro il dissesto idrogeologico. Misure che permettono di dare ossigeno all\u2019economia e allo stesso tempo produrre effetti benefici anche sull\u2019ambiente e non devastarlo.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiediamo allora al governo di confrontarci su questo. Di ragionare su quale politica industriale \u00e8 necessaria per contrastare il processo di deindustrializzazione e desertificazione in atto nel nostro Paese, per provare a trovare una soluzione ai quasi 200 tavoli aperti al Ministero dello Sviluppo Economico, all\u2019inarrestabile fenomeno delle delocalizzazioni (un esempio per tutti il caso della Electrolux dove finalmente il Governo si \u00e8 impegnato a fare un provvedimento per reintrodurre la decontribuzione dei contratti di solidariet\u00e0 che \u00e8 un modo per ridurre il costo del lavoro senza abbassare il salario dei lavoratori), dei licenziamenti di massa, della politica delle svendite delle nostre migliori eccellenze con il solo intento di fare cassa, sacrificando qualsiasi ipotesi di rilancio del nostro patrimonio industriale come sta accadendo, per fare un altro esempio, con Finmeccanica dove il cda continua a ribadire la necessit\u00e0 di deconsolidare il settore dei trasporti come unica possibilit\u00e0 di rilancio del gruppo per concentrare tutte le attivit\u00e0 nel settore dell&#8217;aerospazio, della difesa e della sicurezza.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo abbiamo detto pi\u00f9 volte, dentro e fuori il Parlamento, noi non condividiamo l&#8217;idea di svendere aziende come Ansaldobreda e Ansaldo Sts, e giudichiamo grave che il ministro dell\u2019economia Padoan e quello dello Sviluppo Economico Guidi abbiano dato il loro assenso a tale operazione, specialmente nel momento in cui Renzi alla Camera ha parlato di competitivit\u00e0 industriale, di &#8220;rinascimento industriale europeo&#8221;, di inserire in un quadro unitario d&#8217;insieme competitivit\u00e0, energia, clima e occupazione. Esattamente l&#8217;opposto di quel che si vuol fare con Finmeccanica. Tra poco si rinnoveranno i vertici di Finmeccanica e ci piacerebbe sapere come intende procedere il governo. Se pensa di nominare dei semplici liquidatori non siamo per nulla interessati se, invece, si vuol provare a individuare manager e figure professionali in grado di rilanciare l\u2019azienda, capaci di attrarre partnership internazionali e guadagnarsi fette di mercato in settori diversificati, dalla difesa al civile per tenere insieme il patrimonio industriale di questo Paese, sarebbe una scelta intelligente, che guarda al futuro e da noi condivisa.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, su tutto questo incalzeremo il Presidente del Consiglio, affinch\u00e9 il Parlamento riacquisti la centralit\u00e0 che gli \u00e8 dovuta nell\u2019affrontare questi temi. Non vorremmo invece trovarci a discutere di misure volte a precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro, come quelle sui contratti a termine che vedrebbero il rinnovo senza causale e fino a 8 volte in 36 mesi.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, se una critica va fatta alle scelte che sin qui ha fatto il governo sul mercato del lavoro riguarda proprio la liberalizzazione dei contratti a termine che rischia di essere soltanto un modo per estendere la precariet\u00e0 anzich\u00e9 contrastarla. Il decreto sul contratto a termine cos\u00ec come proposto dal governo, comporta il rischio che questo diventi l\u2019unica forma di contratto utilizzato, permettendo alle aziende di assumere quando vogliono e senza alcun vincolo fino a 36 mesi. Il problema non \u00e8 creare nuove forme di lavoro ma cancellare le tante forme di lavoro precario esistenti oggi come il Co.Co.Co., il lavoro a chiamata e le false partite Iva.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una seria riforma del mercato del lavoro deve essere centrata sull\u2019esigenza di far ripartire gli investimenti pubblici e privati perch\u00e9 il tema all\u2019ordine del giorno \u00e8 l\u2019assenza di lavoro che non si crea abbassando i livelli di tutela per i lavoratori (come \u00e8 stato gi\u00e0 sperimentato del resto con le riforme Sacconi e Fornero), ma creando i presupposti affinch\u00e9 aumenti l\u2019offerta, sia attraverso interventi diretti dello Stato, sia favorendo ad esempio l\u2019accesso al credito, che oggi rappresenta un problema vero per le piccole e medie imprese e per il sistema complessivo.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le banche che pur hanno ottenuto parecchi finanziamenti dalla banca centrale europea e a tassi molto bassi per ripianare i loro conti poi non favoriscono forme di credito sia per gli investimenti sia per far ripartire l\u2019economia. Ecco, questo credo sia un tema che il governo deve saper affrontare prima che ci sia un\u2019implosione sociale e venga messa a rischio la tenuta democratica di questo Paese.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ulteriori limiti che avvertiamo sono quelli legati alle risorse che saranno necessarie per finanziare le misure annunciate dal governo che non possono essere reperite tagliando ulteriormente la sanit\u00e0, le pensioni o la spesa sociale. Quei settori hanno gi\u00e0 pagato tanto e troppo negli anni della crisi e a loro non abbiamo pi\u00f9 nulla da chiedere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esattamente tra due mesi si voter\u00e0 per le elezioni europee e avvertiamo tutta l\u2019importanza di questo appuntamento elettorale per provare a mettere in campo idee, programmi e candidature adeguate in grado di contrastare le\u00a0 politiche economiche e sociali che una delle peggiori classi dirigenti europee ci ha imposto.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tentativo sar\u00e0 quello di ricostruire sulle macerie delle politiche di austerity l\u00e0 dove esse sono risultate pi\u00f9 cruenti, partendo dal bisogno di dare al cambiamento e all&#8217;alternativa necessaria una prospettiva che altro non pu\u00f2 essere se non di governo. La sfida \u00e8 il governo dell&#8217;Europa, non la pur nobile testimonianza di una sinistra che vorrebbe ma non pu\u00f2. Sfida e ricambio: delle classi dirigenti, delle politiche di puro rigore, delle decisioni assunte (vedi il fiscal compact).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; su questo snodo che si viene a collocare la sfida per un&#8217;altra idea di Europa, un\u2019Europa sociale che non sia solo legata all&#8217;euro, che apra una discussione che riguardi il superamento del pareggio del bilancio, che discuta di un cambio di ruolo della Bce. Questo dibattito in Italia si pu\u00f2 sviluppare sia alla luce delle elezioni europee che rispetto al ruolo che potr\u00e0 giocare il nostro Paese come presidente di turno dell\u2019Unione europea.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andare quindi in Europa per cambiare le regole e i vincoli. Non mettere in discussione il Fiscal compact per l&#8217;Italia significa\u00a0 mettere in atto per i prossimi anni manovre da 50 mld all&#8217;anno di tagli. Cosa sicuramente impossibile e che render\u00e0 ininfluente qualsiasi tentativo di riforma strutturale che, seppur buona nelle intenzioni, non troverebbe alcun margine concreto di realizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">24 marzo 2014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0 (*)\u00a0Deputato e coordinatore nazione di Sinistra Ecologia Libert\u00e0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 12 marzo, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha presentato in una conferenza stampa, sinceramente innovativa per l\u2019Italia, sia nel linguaggio che nelle immagini, le proposte del governo sull\u2019economia e sul lavoro. 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