{"id":4489,"date":"2021-11-08T19:09:00","date_gmt":"2021-11-08T18:09:00","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/un-compito-da-far-tremare-i-polsi\/"},"modified":"2021-11-08T19:09:00","modified_gmt":"2021-11-08T18:09:00","slug":"un-compito-da-far-tremare-i-polsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/un-compito-da-far-tremare-i-polsi\/","title":{"rendered":"Un compito da far tremare i polsi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nelle ultime settimane si sono tenute due conferenze molto attese: il G20 a Roma, in cui le questioni climatiche sono state tra i temi pi\u00f9 dibattuti, e il meeting CoP26 (Conference of the Parties), il ventiseiesimo annuale della \u201cUN Climate Change Conference\u201d che si chiuder\u00e0 il 12 novembre e al quale partecipano circa 120 leader mondiali nel tentativo di dare una risposta congiunta al problema del cambiamento climatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Alcuni punti fermi vanno ribaditi per poter poi valutare i risultati di questi incontri:<\/span><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><span>Il ruolo fondamentale dell\u2019impatto antropogenico sul clima \u00e8 stato confermato dagli studi dell\u2019IPPC (Intergovernmental Panel on Climate Change), un organismo dell\u2019ONU che riunisce esperti in tutte le materie rilevanti per lo studio del cambiamento climatico, dalla geologia allo studio dell\u2019atmosfera e degli oceani, dallo studio delle fonti energetiche alle tecnologie presenti e future, dalla geofisica alle problematiche agricole, ecc. Nonostante il documento recentemente firmato da 500 ricercatori in tutto il mondo (tra cui 145 italiani), le voci di scienziati che dissentano dai risultati dell\u2019IPCC sono decisamente una minoranza.<\/span><\/li>\n<li><span>Nel 2018 l\u2019IPCC ha fornito scenari dell\u2019impatto sulle varie parti del pianeta (differenti latitudini, oceani, biodiversit\u00e0, ecc.) dell\u2019aumento di 1,5\u00b0C o 2\u00b0C di temperatura. Il dibattito COP26 si concentra sulla necessit\u00e0 di contenere l\u2019aumento medio della temperatura del pianeta al 2100 entro 1,5\u00b0C rispetto a quella della temperatura media del pianeta stimata all\u2019inizio della rivoluzione industriale. Per ottenere questo risultato la road map definita negli Accordi di Parigi del 2015 (anche sulla scorta dei risultati dell\u2019IPCC) prevede un obiettivo di zero emissioni nette di CO2 al 2050, con una tappa intermedia al 2030 di dimezzamento delle emissioni.<\/span><\/li>\n<li><span>La dissoluzione della CO2 e degli altri gas serra avviene su tempi lunghissimi (molti decenni o secoli) e quindi il livello di gas serra presente ad oggi nell\u2019atmosfera non si ridurr\u00e0 entro il 2100 per il tramite della riduzione delle emissioni. L\u2019obiettivo \u201cnet zero emissions\u201d \u00e8 quindi di evitare un ulteriore accumulo di gas serra che nel tempo comporterebbe ulteriori aumenti di temperatura. Il problema \u00e8 chiaramente globale, il movimento dei gas serra non conosce frontiere.<\/span><\/li>\n<li><span>Per il raggiungimento dell\u2019obiettivo, si considerano due possibilit\u00e0 (o una combinazione delle due): mitigazione e adattamento. La prima si riferisce a tutte le azioni che possono comportare una riduzione delle emissioni nette, la seconda agli interventi di minimizzazione dell\u2019impatto dei \u201csintomi\u201d del cambiamento climatico (ad esempio, le paratie lungo le coste, la cattura di CO2 in atmosfera, ecc.).<\/span><\/li>\n<li><span>Non esiste soluzione univoca, ossia il traguardo del contenimento della temperatura pu\u00f2 essere ottenuto secondo tempistiche e modi molto diversi tra loro, con un forte livello di interdipendenza tra le leve che potranno essere utilizzate, siano esse tecnologiche, di policy, di cambiamento delle abitudini o altro. In altri termini, si tratta di un problema di tipo \u201ccomplesso\u201d ossia con interazioni non semplificabili e potenzialmente aleatorie (nel senso che la loro controllabilit\u00e0 ex-ante \u00e8 incerta se non impossibile).<\/span><\/li>\n<li><span>L\u2019abbattimento delle emissioni comporta una ristrutturazione radicale dei sistemi di produzione e di consumo attualmente prevalenti, sia nei paesi avanzati che in quelli emergenti o in via di sviluppo. Tale ristrutturazione comporta a sua volta un periodo di transizione durante il quale l\u2019attivit\u00e0 economica e i redditi di famiglie e imprese ne risentiranno negativamente, almeno fino a quando i costi dell\u2019adozione delle esistenti e\/o nuove tecnologie e delle esistenti e\/o nuove fonti energetiche rimarranno pi\u00f9 elevati di quelli su cui basa l\u2019attuale sistema produttivo e nonostante l\u2019impatto economico positivo che avranno gli investimenti programmati per la lotta al cambiamento climatico.\u00a0<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Date queste premesse \u00e8 evidente che il compito davanti a policy makers, investitori finanziari e consumatori \u00e8 di quelli da far tremare i polsi. Non basta infatti decidere di abbandonare il carbone e il gas oppure ritornare nella direzione del nucleare oppure ancora finanziare l\u2019acquisto di veicoli elettrici o puntare sull\u2019idrogeno\u2026 ognuna di queste scelte sarebbe \u201csolamente\u201d complicata ma non risolverebbe la complessit\u00e0 del problema. E soprattutto non la risolverebbe durante il periodo di transizione che \u00e8 proprio quello in cui occorre definire le scelte per i prossimi decenni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un esempio \u00e8 quello della elettrificazione del sistema economico\/produttivo, scelta che appare inevitabile. Per ottenere un abbattimento delle emissioni, andrebbe rivisto radicalmente il mix delle fonti energetiche per la generazione elettrica in favore delle ancora costose fonti rinnovabili, scelta che realisticamente richiederebbe (a livello globale) qualche decennio, a meno di accettare una significativa riduzione dell\u2019attivit\u00e0 economica, soprattutto nei paesi che oggi utilizzano prevalentemente fonti fossili per la generazione dell\u2019elettricit\u00e0 (il collasso economico dovuto alla pandemia ha ridotto le emissioni di CO2 nel 2020 di solo il 7-8%).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0Ma anche ammesso (e non concesso) che si riuscisse a spostare rapidamente la produzione di energia elettrica da fonti fossili a rinnovabili, un progetto di elettrificazione dell\u2019intero sistema economico e quindi anche dei consumi, necessiterebbe di un radicale rafforzamento del sistema di trasporto e distribuzione dell\u2019elettricit\u00e0, oggi tarato su necessit\u00e0 di gran lunga inferiori. Basti pensare all\u2019aumento del consumo di elettricit\u00e0 dovuto per esempio al riscaldamento casalingo (oggi tipicamente a gas). E allo stesso tempo i veicoli elettrici (varie decine di milioni solo in Italia e circa 1,4 miliardi globalmente) necessiterebbero di ricarica frequente, la maggior parte in zone urbane dove andrebbero installate un numero sufficiente di colonnine di ricarica (peraltro ancora molto lenta\u2026).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A fronte di tali cambiamenti nell\u2019utilizzo dell\u2019elettricit\u00e0 occorrer\u00e0 tenere presente i feedback negativi: lavori per la costruzione e installazione delle colonnine di ricarica (smantellando e ricostruendo praticamente tutte le strade urbane, riconvertendo tutte le stazioni di servizio, urbane e non), adeguamento per il passaggio a riscaldamento elettrico, e per tutti i consumi da \u201celettrificare\u201d, con il risultato di emettere un quantitativo enorme di CO2 nel periodo di transizione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ci sono poi altri aspetti della \u201ccomplessit\u00e0\u201d:\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>a) l\u2019eventuale scelta dell\u2019idrogeno come vettore per l\u2019utilizzo di energia in varie applicazioni sia di consumo che industriali. La produzione di idrogeno allo stato attuale e prevedibile della tecnologia richiede grossi quantitativi di energia elettrica (almeno per produrre idrogeno \u201cverde\u201d) e richiederebbe strutture di distribuzione per poterlo utilizzare che sarebbero totalmente diverse da quelle di un sistema elettrico \u2013 e dunque scegliere di elettrificare oppure di usare l\u2019idrogeno nei consumi finali (per esempio nei veicoli). E\u2019 una scelta che dovrebbe tener presente la necessit\u00e0 di costruire due sistemi di distribuzione diversi e entrambi ad investimento costoso;\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>b) una grossa parte della componentistica degli strumenti elettrici richiede minerali (molti dei quali definiti non a caso \u201cTerre rare\u201d) la cui estrazione comporta forti emissioni di CO2 ed \u00e8 concentrata in pochi paesi (tra cui il principale \u00e8 la Cina). Questo dato minerebbe il criterio di sicurezza dell\u2019approvvigionamento energetico dei grandi paesi sprovvisti di tali risorse, tra cui UE27, USA, Giappone e vari paesi altri paesi avanzati;\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>c) in un mondo elettrificato, resta poi aperto il problema del riciclo e smaltimento sia dei pannelli fotovoltaici che delle batterie e delle loro componenti che delle scorie nucleari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La lista delle problematiche da risolvere a seconda delle scelte di policy e\/o delle tecnologie da adottare non si esaurisce purtroppo in quelle elencate qui sopra,\u00a0 che ne sono anzi solo un piccolo sottoinsieme. Di fatto ogni filiera produttiva dovr\u00e0 effettuare scelte che avranno ripercussioni su altre filiere produttive o sui prodotti destinati al consumo finale, ripercussioni il cui impatto complessivo sulle emissioni (footprint) sar\u00e0 non necessariamente quello desiderato e il cui costo in termini sociali, di occupazione, reddito e crescita economica sar\u00e0 da valutare caso per caso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Quanto descritto sopra non implica la impossibilit\u00e0 di effettuare una riconversione del sistema produttivo e dei consumi ma diviene essenziale una attenta valutazione degli obiettivi e delle tempistiche &#8211; prevedibilmente molto pi\u00f9 lunghe di quanto si consideri oggi, anche nell\u2019incontro Cop26 &#8211; con una successiva accurata gestione del passaggio al nuovo sistema. Per esempio un passaggio troppo veloce a un sistema di consumi \u201cmolto elettrificato\u201d ma non accompagnato da un passaggio altrettanto rapido dell\u2019utilizzo di rinnovabili per la produzione di elettricit\u00e0 finirebbe per rendere inevitabile l\u2019uso del carbone e\/o altre fonti fossili.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In sintesi, la domanda da porsi \u00e8 se gli obiettivi fissati dagli accordi di Parigi siano tecnicamente raggiungibili e soprattutto compatibili con un percorso economicamente e socialmente sostenibile, in particolare per i paesi emergenti ma anche per quelli avanzati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019impatto della ristrutturazione di cui al punto 6) sulla societ\u00e0 e sulla vita di ognuno sono tipicamente trascurate nel dibattito politico e dai media; di conseguenza \u00e8 pressoch\u00e8 ignorato nella percezione popolare, con un feedback malsano sul dibattito politico. Il seguito ottenuto da Greta Thunberg \u00e8 un sintomo e allo stesso tempo una causa della superficialit\u00e0 con cui vengono comunicate le problematiche relative alla oggettivamente \u201ccomplessa\u201d definizione e gestione delle soluzioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Gli incontri a Roma e a Glasgow hanno riportato alcuni importanti successi, tra cui: fine della deforestazione dal 2030 (accordo firmato da quasi cento paesi, incluso il Brasile); l&#8217;India ha fissato un obiettivo di emissioni nette zero per il 2070, insieme all&#8217;impegno di aumentare le fonti di energia rinnovabile nel mix energetico del paese del 50% entro il 2030; circa 40 nazioni hanno preso l\u2019impegno (&#8220;Glasgow Breakthroughs&#8221; ) di dare ai paesi in via di sviluppo l&#8217;accesso all&#8217;innovazione e agli strumenti necessari per fare il passaggio a zero emissioni di carbonio; il Sudafrica ricever\u00e0 circa 8,5 miliardi di dollari dagli Stati Uniti e dai paesi europei per aiutarlo ad abbandonare il carbone, la sua principale fonte di energia (il primo accordo di questo tipo); quasi 100 paesi hanno concordato di ridurre del 30 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020 le emissioni di metano, ritenuto responsabile di circa un terzo degli aumenti della temperatura media globale dalla rivoluzione industriale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Tuttavia, \u00e8 lecito anche domandarsi: concretamente, data la complessit\u00e0 delle questioni si sta facendo abbastanza per raggiungere gli obiettivi e la road-map indicati da IPCC e Accordi di Parigi? Per rispondere a questa domanda, occorre prima di tutto identificare quali siano i paesi maggiori responsabili delle emissioni. Questa valutazione \u00e8 solo apparentemente semplice e dipende dal parametro che si vuole usare: livello totale delle emissioni, emissioni pro-capite, emissioni rispetto al reddito, trend storico o valori attuali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>E\u2019 su questo punto che i grandi paesi (USA, UE; Cina, India, Brasile, Russia) discutono ormai da molti anni e il tema \u00e8 diventato pi\u00f9 strettamente politico. Semplificando: hanno ragione i paesi a basso reddito nel sostenere che non \u00e8 corretto chiedere a paesi a basso reddito di frenare la loro crescita economica?\u00a0 Se alle (legittime) resistenze sino-indiane e anche russe si aggiunge lo scetticismo sul cambiamento climatico del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, si potrebbe delineare un fronte di Paesi emergenti che frena le richieste stringenti di quelli sviluppati: un\u2019eventualit\u00e0 che potrebbe prefigurare la lotta al riscaldamento globale come una guerra tra l\u2019\u201decologismo dei ricchi\u201d contro le necessit\u00e0 quotidiane dei poveri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Come scrive Roberto Menotti su Aspenia: \u201cDalle maggiori economie dovranno comunque provenire le risorse finanziarie per compensare in certa misura quelle meno avanzate a cui si chiede di abbandonare rapidamente le pratiche pi\u00f9 inquinanti. E il nodo centrale di questo processo \u00e8 proprio la tempistica: fissare scadenze che, dal punto di vista della transizione industriale, sono ravvicinatissime come quella del 2030, rischia di erodere il consenso presso componenti significative dell\u2019opinione pubblica\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Su questo fronte pochi progressi sembrano essere venuti fuori dai due incontri clou dell\u2019autunno 2021, il G20 di Roma e il Cop26 di Glasgow. A una settimana dalla chiusura del Cop26 l\u2019accordo rimane lontano: per esempio, Cina, USA e Australia non hanno ancora firmato l\u2019impegno a eliminare progressivamente la produzione di carbone, uno degli obiettivi principali indicati dal Regno Unito per il CoP26. Il Presidente cinese Xi non si \u00e8 presentato n\u00e9 a Roma n\u00e9 a Glasgow, quello indiano Modi era presente solo a Roma dove non ha presentato alcuna proposta sul clima, Putin si \u00e8 collegato con il G20 in videoconferenza ma ha disertato Glasgow, Bolsonaro non sembra essere pronto a concessioni significative.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In sintesi\u2026 c\u2019\u00e8 ancora molto da lavorare e miglioramenti significativi non potranno essere ottenuti in tempi brevi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>* Senior Advisor Oxford Economics<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle ultime settimane si sono tenute due conferenze molto attese: il G20 a Roma, in cui le questioni climatiche sono state tra i temi pi\u00f9 dibattuti, e il meeting CoP26 (Conference of the Parties), il ventiseiesimo annuale della \u201cUN Climate Change Conference\u201d che si chiuder\u00e0 il 12 novembre e al quale partecipano circa 120 leader [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":4488,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-4489","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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