{"id":473,"date":"2014-04-08T16:50:52","date_gmt":"2014-04-08T14:50:52","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/capitale-umano-innovazione-e-crescita-economica\/"},"modified":"2014-04-08T16:50:52","modified_gmt":"2014-04-08T14:50:52","slug":"capitale-umano-innovazione-e-crescita-economica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/capitale-umano-innovazione-e-crescita-economica\/","title":{"rendered":"Capitale umano, innovazione e crescita economica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019economia \u00a0italiana \u00a0si \u00a0\u00e8 \u00a0trovata \u00a0a \u00a0fronteggiare \u00a0le \u00a0recenti \u00a0crisi, globale prima, del debito sovrano poi, in condizioni pi\u00f9 sfavorevoli di altri paesi. A causa di carenze strutturali, <em>in primis <\/em>l\u2019elevato debito pubblico e la bassa crescita della produttivit\u00e0, che hanno frenato lo sviluppo sin dalla seconda met\u00e0 degli anni novanta, l\u2019impatto \u00e8 stato in Italia pi\u00f9 grave che altrove: \u00a0all\u2019inizio\u00a0 del \u00a02014\u00a0 la \u00a0produzione \u00a0industriale \u00a0risulta \u00a0pi\u00f9 bassa di circa un quarto rispetto al picco ciclico del 2008; in Francia il livello \u00e8 inferiore del 16 per cento, mentre in Germania l\u2019attivit\u00e0 industriale \u00e8 ritornata al livello pre-crisi gi\u00e0 dal 2011. La disoccupazione \u00e8 aumentata in misura pi\u00f9 marcata, raddoppiando dai minimi del 2007; come in altri paesi, la recessione ha pesato soprattutto sui giovani: il tasso di occupazione per quelli di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 24 anni, escludendo gli studenti dalla popolazione di riferimento, \u00e8 sceso al 42 per cento, dal 60 nel 2007; dal 74 al 65 per cento per la classe di et\u00e0 dai 25 ai 34 anni.\u00a0<\/p>\n<div class=\"Section1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>L\u2019attivit\u00e0 economica mostra di recente segni di ripresa; alla fine del 2013 si \u00e8 interrotta una nuova fase recessiva che durava da oltre due anni. Il quadro economico resta tuttavia fragile. Riprendere una crescita robusta e bilanciata, in grado di creare occupazione stabile e accrescere la produttivit\u00e0 del lavoro, necessita inevitabilmente di azioni su vari fronti, inclusi il consolidamento di bilancio e le riforme strutturali.<\/p>\n<p>La debolezza della produttivit\u00e0 \u00e8 evidente sia in chiave storica sia rispetto ai principali concorrenti; \u00a0si \u00a0\u00e8 \u00a0riflessa \u00a0in\u00a0 una \u00a0sfavorevole \u00a0evoluzione \u00a0della \u00a0competitivit\u00e0 \u00a0esterna. \u00a0Nel periodo 1996-2007 la produttivit\u00e0 oraria \u00e8 cresciuta in media annua dello 0,6 per cento in Italia, pi\u00f9 del doppio nell\u2019area dell\u2019euro (1,4), il triplo in Francia (1,7) e in Germania (2,0). Negli anni della crisi, tra il 2008 e il 2012, la produttivit\u00e0 \u00e8 arretrata nel nostro paese (-0,2 per cento in media all\u2019anno), contrariamente a quanto accaduto in Francia e in Germania (0,3) e nella media dell\u2019area (0,7).<\/p>\n<p>Tali \u00a0andamenti \u00a0riflettono \u00a0principalmente \u00a0la \u00a0mediocre \u00a0crescita \u00a0di \u00a0quella \u00a0che \u00a0gli economisti chiamano produttivit\u00e0 totale dei fattori, che dipende in misura fondamentale dal capitale umano e dalla capacit\u00e0 d\u2019innovazione e organizzazione delle imprese, oltre che dal contesto istituzionale. Queste determinanti cruciali dello sviluppo presentano nel nostro paese carenze \u00a0note \u00a0e \u00a0finora \u00a0irrisolte.\u00a0 \u00c8 utile discuterne congiuntamente, seppur per sommi capi, anche in ragione delle pronunciate interrelazioni tra le tre variabili e della conseguente possibilit\u00e0 che si creino circoli viziosi.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"Section2\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Una crescita sostenuta della produttivit\u00e0 richiede una forza lavoro che sappia da una parte sfruttare appieno le potenzialit\u00e0 delle nuove tecnologie, dall\u2019altra adeguarsi tempestivamente alle rapide trasformazioni dell\u2019economia mondiale. Ma conoscenze e competenze \u00a0dei \u00a0lavoratori \u00a0hanno \u00a0altres\u00ec \u00a0bisogno \u00a0di \u00a0imprese \u00a0e \u00a0imprenditori \u00a0dinamici \u00a0e competitivi che le sappiano valorizzare e aggiornare, in grado di raccogliere le sfide poste dall\u2019innovazione e dalla globalizzazione. Spetta infine alla politica creare un contesto istituzionale pi\u00f9 favorevole all\u2019attivit\u00e0 d\u2019impresa e alla valorizzazione del capitale umano.<\/p>\n<p>L\u2019analisi congiunta \u00e8 quindi funzionale alla definizione di strategie d\u2019intervento organiche e di ampio respiro. Le criticit\u00e0 che hanno rallentato lo sviluppo sono molteplici e una strategia di riforma deve considerare in un quadro unitario tutte le variabili in gioco e il contributo \u00a0di \u00a0tutti \u00a0gli \u00a0agenti \u00a0del \u00a0sistema \u00a0economico: \u00a0il \u00a0settore \u00a0pubblico, \u00a0le \u00a0imprese, \u00a0i lavoratori.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>I<\/strong><strong>l capitale umano<\/strong><\/p>\n<p>Molti indicatori mostrano da tempo un ritardo del nostro paese nei livelli di istruzione e di apprendimento di studenti e adulti. I risultati dell\u2019indagine PIAAC (<em>Programme for the International \u00a0Assessment \u00a0of \u00a0Adult \u00a0Competencies<\/em>),\u00a0 pubblicata \u00a0dall\u2019OCSE nell\u2019autunno\u00a0 del 2013,\u00a0 evidenziano\u00a0 per \u00a0l\u2019Italia un grado elevato di \u201canalfabetismo funzionale\u201d, ovvero una diffusa carenza di quelle competenze \u2013 di lettura e comprensione, logiche e analitiche \u2013 che rispondono alle moderne esigenze di vita e di lavoro.<\/p>\n<p>Il 70 per cento degli adulti italiani non \u00e8 in grado di comprendere adeguatamente testi lunghi e articolati (siamo ultimi, a fronte di una media del 49 per cento tra i paesi partecipanti) e una quota analoga non \u00e8 in grado di utilizzare ed elaborare adeguatamente informazioni matematiche (contro il 52 per cento nella media degli altri paesi). Ci\u00f2 \u00e8, in parte, dovuto ai modesti livelli di istruzione formale raggiunti, ancora distanti da quelli di altre economie avanzate. Nel 2011 solo il 56 per cento della popolazione italiana nella fascia di et\u00e0 25-64 aveva concluso un ciclo di scuola secondaria superiore, contro il 75 per cento della media OCSE: il divario rimane, ancorch\u00e9 pi\u00f9 contenuto, anche tra le coorti pi\u00f9 giovani (71 contro 82 per cento nella fascia di et\u00e0 25-34 anni). \u00c8 inoltre ancora modesta la quota dei laureati (15 contro 32 per cento nella fascia di et\u00e0 25-34 anni).<\/p>\n<p>\u00c8 limitata anche la diffusione di formazione sul posto di lavoro: secondi i dati della quarta rilevazione europea CVTS (<em>Continuing Vocational Training Survey<\/em>), nel 2010 solo il 56 per cento delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha svolto attivit\u00e0 di formazione professionale per i propri dipendenti. Nonostante il notevole miglioramento \u2013 nel 2005 la corrispondente quota era pari al 32 per cento \u2013 l\u2019Italia continua a collocarsi al di sotto della media europea (66 per cento).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"Section3\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00c8 necessario quindi capire perch\u00e9 famiglie e imprese investano in capitale umano meno che negli altri paesi. Nell\u2019ultimo rapporto sull\u2019istruzione (<em>Education at a glance, 2013<\/em>) l\u2019OCSE ha calcolato, comparando costi e benefici monetari come si farebbe per un titolo finanziario, il tasso di rendimento interno di un investimento in capitale umano. In Italia l\u2019acquisizione di istruzione universitaria renderebbe l\u20198 per cento, un valore inferiore di quasi 5 punti percentuali a quello registrato nella media dei paesi dell\u2019OCSE e di quasi 6 a quello raggiunto dagli altri paesi dell\u2019area dell\u2019euro. Dal punto di vista della teoria economica questo appare come un paradosso: a una pi\u00f9 bassa dotazione di capitale umano dovrebbe infatti corrispondere, <em>ceteris paribus<\/em>, un rendimento dello stesso pi\u00f9 elevato, trattandosi di un fattore relativamente scarso.<\/p>\n<p>L\u2019anomalia italiana pu\u00f2 essere ricondotta a vari fattori che richiedono politiche coordinate che agiscano su molteplici fronti. \u00c8 sicuramente importante accrescere la qualit\u00e0 del capitale umano da cui possono attingere le imprese, rendendo il sistema di istruzione scolastica e universitaria pi\u00f9 efficiente, pi\u00f9 attrattivo anche per studenti e ricercatori stranieri, pi\u00f9 \u00a0differenziato \u00a0e \u00a0specializzato\u00a0 al \u00a0suo\u00a0 interno,\u00a0 con una \u00a0maggiore \u00a0mobilit\u00e0 \u00a0geografica \u00a0di docenti e studenti. \u00c8 poi necessario rimuovere gli ostacoli all\u2019incontro efficiente tra domanda e offerta di competenze, ad esempio migliorando il flusso informativo fra universit\u00e0 e mondo del lavoro o differenziando i curricula universitari adeguandoli alle reali competenze richieste nel sistema produttivo. Scuole e universit\u00e0 dovrebbero essere maggiormente indirizzate a favorire lo sviluppo di esperienze lavorative precoci, in modo da facilitare la successiva transizione nel mercato del lavoro, anche nel quadro del piano <em>Youth Guarantee; <\/em>questo programma dell\u2019Unione Europea si propone di garantire a tutti i giovani sotto i 25 anni non occupati e che non frequentano un corso di studi un\u2019offerta di lavoro adeguata o l\u2019inserimento in un percorso di formazione, entro quattro mesi dall\u2019inizio della disoccupazione.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 infine la responsabilit\u00e0 del sistema produttivo, il quale sembra continuare a prediligere \u00a0\u2013 \u00a0pur \u00a0con \u00a0importanti \u00a0eccezioni \u00a0\u2013 \u00a0tecnologie \u00a0e \u00a0settori \u00a0che \u00a0non \u00a0richiedono competenze \u00a0elevate.\u00a0 Una \u00a0domanda \u00a0di \u00a0lavoratori qualificati relativamente contenuta emerge anche da preliminari evidenze sulla cosiddetta \u201cfuga dei cervelli\u201d. L\u2019Italia \u00e8 sesta per numero di ricercatori che hanno vinto un <em>grant <\/em>ERC (<em>European Research Council<\/em>), le borse di ricerca finanziate dalla Commissione europea; tuttavia \u00e8 l\u2019unico, tra i principali paesi, per cui la maggioranza dei vincitori risiede all\u2019estero.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"Section4\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><strong>L<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>i<\/strong><strong>nn<\/strong><strong>ovazione e il contributo delle imprese alla crescita<\/strong><\/p>\n<p>Gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&amp;S) e l\u2019innovazione accrescono l\u2019efficienza produttiva \u00a0delle \u00a0imprese \u00a0e \u00a0dell\u2019intero \u00a0sistema \u00a0economico; \u00a0favoriscono \u00a0lo \u00a0sviluppo \u00a0del prodotto e dell\u2019occupazione, aumentando il benessere complessivo. In Italia la spesa in R&amp;S, un\u2019importante misura delle risorse impiegate per la produzione di innovazione, \u00e8 bassa nel confronto internazionale e lontana dall\u2019obiettivo del 3 per cento fissato dalla Commissione europea nella strategia <em>UE 2020.<\/em><\/p>\n<p>Una \u00a0ridotta \u00a0propensione \u00a0alla \u00a0R&amp;S \u00a0si \u00a0riflette \u00a0in\u00a0 una \u00a0scarsa \u00a0capacit\u00e0 \u00a0brevettuale: secondo \u00a0i \u00a0dati \u00a0dell\u2019OCSE,\u00a0 la \u00a0quota \u00a0italiana \u00a0sul \u00a0totale \u00a0dei \u00a0brevetti \u00a0depositati \u00a0presso\u00a0 lo <em>European Patent Office <\/em>era nel 2010 pari al 4,2 per cento, poco pi\u00f9 della met\u00e0 della Francia, un quinto della Germania, meno di un sesto degli Stati Uniti. La rilevanza dell\u2019Italia \u00e8 ancora minore nei settori innovativi delle biotecnologie, dell\u2019ICT e delle nanotecnologie, settori in cui i brevetti italiani sono pari a poco pi\u00f9 del 2 per cento del totale, contro l\u20198 per cento della Francia, il 16 della Germania, il 34 degli Stati Uniti. In quest\u2019ultimo paese lo straordinario sviluppo di tali settori sta ridisegnando la mappa della crescita e la <em>nuova geografia dei lavori<\/em>, come \u00a0recita \u00a0l\u2019ultimo\u00a0 libro\u00a0 di \u00a0Enrico\u00a0 Moretti,\u00a0 professore \u00a0di \u00a0economia \u00a0all\u2019Universit\u00e0 \u00a0di Berkeley, California. L\u2019espansione dei settori innovativi costituisce infatti il principale motore della crescita della produttivit\u00e0 e dell\u2019occupazione: si stima che a ogni nuovo lavoro <em>high-tech <\/em>creato in una data area metropolitana si associno cinque nuovi posti di lavoro in altri settori, spesso anche nei servizi a pi\u00f9 basso contenuto di istruzione e competenze.<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo di indicatori quali la spesa in R&amp;S o il numero di brevetti comporta inevitabilmente \u00a0una \u00a0sottostima \u00a0dello sforzo innovativo, soprattutto nei paesi, come l\u2019Italia, dove dominante \u00e8 la presenza di imprese di dimensione piccola e media, che tipicamente innovano senza registrare ufficialmente spese in R&amp;S. Tuttavia, le innovazioni realizzate da queste imprese sono spesso soltanto incrementali, portano alla realizzazione di prodotti che sono nuovi per l\u2019impresa ma non per il mercato; ne risulta nel complesso affievolito l\u2019effetto sul potenziale di crescita.<\/p>\n<p>Un\u00a0 dato \u00a0incoraggiante \u00a0emerge \u00a0dalle \u00a0start-up\u00a0 innovative \u00a0iscritte \u00a0nel \u00a0registro\u00a0 delle imprese in base al decreto legge cosiddetto \u201cSviluppo <em>bis<\/em>\u201d dell\u2019ottobre 2012: sono circa 1.800 imprese che per oltre il 60 per cento operano nei settori <em>high-tech<\/em>, in particolare nelle biotecnologie \u00a0e \u00a0nell\u2019ICT. \u00a0Ma \u00a0in \u00a0Italia \u00a0l\u2019attivit\u00e0 \u00a0innovativa \u00a0risente \u00a0negativamente \u00a0della modesta \u00a0capacit\u00e0 \u00a0delle \u00a0politiche \u00a0pubbliche \u00a0di \u00a0creare \u00a0un \u00a0ambiente \u00a0dinamico, \u00a0favorevole all\u2019innovazione. Come risulta anche dagli indicatori <em>Doing Business <\/em>della Banca mondiale, l\u2019allocazione \u00a0delle \u00a0risorse \u00a0verso \u00a0le \u00a0imprese \u00a0pi\u00f9 \u00a0innovative \u00a0\u00e8 \u00a0frenata \u00a0da \u00a0un \u00a0contesto istituzionale che ostacola l\u2019avvio e lo svolgimento dell\u2019attivit\u00e0 di impresa e da una regolamentazione talvolta troppo restrittiva.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"Section5\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Il contributo delle imprese \u00e8 imprescindibile, gli imprenditori devono cogliere le sfide del cambiamento, puntando sull\u2019innovazione, sulla capacit\u00e0 di partecipare attivamente alle filiere produttive globali e di essere presenti sui mercati esteri pi\u00f9 dinamici. Alcune lo hanno gi\u00e0 \u00a0fatto, \u00a0altre \u00a0\u2013 \u00a0purtroppo \u00a0una \u00a0maggioranza \u00a0cos\u00ec \u00a0ampia \u00a0da \u00a0condizionare \u00a0le \u00a0statistiche aggregate \u2013 ancora stentano.<\/p>\n<p>Innovazione\u00a0 \u00a0e\u00a0 \u00a0internazionalizzazione\u00a0 \u00a0si\u00a0 \u00a0rafforzano\u00a0\u00a0 vicendevolmente,\u00a0\u00a0 sono\u00a0\u00a0 due componenti di una medesima strategia di successo. L\u2019internazionalizzazione, favorendo l\u2019ampliamento e la diversificazione dei mercati di sbocco, accresce il rendimento netto degli investimenti in progetti innovativi. L\u2019innovazione di processo accresce l\u2019efficienza e quindi la competitivit\u00e0 di costo dell\u2019impresa, quella di prodotto sostiene la competitivit\u00e0 cosiddetta non di prezzo: in entrambi i casi ne beneficia la capacit\u00e0 di accedere a nuovi mercati internazionali e a espandersi in quelli su cui si \u00e8 gi\u00e0 presenti.<\/p>\n<p>\u00c8 noto che la dimensione aziendale, pur con le necessarie qualificazioni del termine, appare cruciale nell\u2019influenzare l\u2019insieme delle decisioni strategiche dell\u2019impresa. La piccola dimensione rende pi\u00f9 difficile assorbire i costi fissi connessi con l\u2019avvio di un\u2019attivit\u00e0 di esportazione o di produzione all\u2019estero e con le asimmetrie informative sulle modalit\u00e0 di accesso ai mercati esteri; non consente di beneficiare delle economie di scala insite nell\u2019innovazione tecnologica e in tutte quelle altre attivit\u00e0 a monte e a valle della produzione \u2013 marketing, pubblicit\u00e0, reti distributive \u2013 che sono fondamentali per accrescere la capacit\u00e0 competitiva.<\/p>\n<p>\u00c8 naturale \u2013 accade in tutti i paesi \u2013 che le nuove idee imprenditoriali in una prima fase prendano la forma di imprese di piccola dimensione; \u00e8 meno naturale che, come accade in Italia, la gran parte di queste aziende rimanga intrappolata in scale produttive ridotte, sembrando priva del notevole potenziale di crescita tipico delle start-up innovative che stanno guidando l\u2019attuale rivoluzione tecnologica nel mondo. L\u2019espansione del perimetro aziendale, il rafforzamento della capacit\u00e0 di innovazione e di internazionalizzazione richiedono alle imprese di saper intraprendere profondi processi di trasformazione, modificando la propria struttura finanziaria \u2013 anche con l\u2019investimento di risorse proprie \u2013 e adeguando gli assetti proprietari, la <em>governance <\/em>e i modelli organizzativi.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"Section6\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Il\u00a0 \u00a0miglioramento\u00a0\u00a0 della \u00a0competitivit\u00e0 \u00a0delle \u00a0imprese \u00a0passa \u00a0in \u00a0misura \u00a0importante attraverso la valorizzazione e lo sviluppo del capitale umano di cui dispongono, anche in collaborazione con il sistema di istruzione e di ricerca. A questo riguardo, studi della Banca d\u2019Italia mostrano come rapporti di lavoro pi\u00f9 stabili possano stimolare l\u2019accumulazione di capitale umano, incentivando i lavoratori ad acquisire competenze specifiche all\u2019attivit\u00e0 dell\u2019impresa. Si rafforzerebbero l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 innovativa e, in ultima istanza, la dinamica della produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel \u00a0confronto \u00a0con\u00a0 gli \u00a0altri \u00a0principali \u00a0paesi \u00a0avanzati, \u00a0la \u00a0struttura \u00a0finanziaria \u00a0delle imprese italiane \u00e8 pi\u00f9 sbilanciata verso l\u2019indebitamento. \u00c8 un tratto strutturale che dipende anche dalla scarsa propensione delle imprese ad aprire l\u2019azionariato a investitori esterni. Altri aspetti, \u00a0di \u00a0natura \u00a0pi\u00f9 \u00a0congiunturale, \u00a0vi \u00a0hanno\u00a0 contribuito\u00a0 negli \u00a0anni \u00a0precedenti \u00a0la \u00a0crisi: condizioni di offerta del credito molto favorevoli e una marcata attenuazione, dal 2001, delle agevolazioni fiscali per gli aumenti di capitale previste dalla <em>Dual Income Tax<\/em>, poi abolita nel 2004. Il grado di <em>leverage <\/em>delle imprese \u00e8 aumentato di oltre 10 punti percentuali dall\u2019inizio dello scorso decennio, raggiungendo il 47 per cento nel terzo trimestre 2013, contro il 41 della Germania e il 31 della Francia. Alla crescita dell\u2019indebitamento non ha corrisposto un rafforzamento \u00a0della \u00a0capacit\u00e0 \u00a0delle \u00a0imprese \u00a0di \u00a0sostenerne \u00a0il \u00a0costo: \u00a0il \u00a0rapporto\u00a0 tra \u00a0oneri finanziari e margini lordi \u00e8 progressivamente aumentato.<\/p>\n<p>Un maggior contributo del capitale nella struttura finanziaria delle imprese, oltre a renderle meno vulnerabili nelle fasi negative del ciclo, consentirebbe di finanziare pi\u00f9 agevolmente progetti caratterizzati da rischi e rendimenti elevati come quelli legati all\u2019innovazione \u00a0e \u00a0all\u2019internazionalizzazione. \u00a0Gli \u00a0incentivi \u00a0sono \u00a0recentemente\u00a0 mutati \u00a0nella giusta direzione. Limiti pi\u00f9 stringenti alla deducibilit\u00e0 degli interessi pagati sul debito e la possibilit\u00e0 di dedurre, dal 2011, un rendimento figurativo dei nuovi apporti di capitale hanno in buona parte riequilibrato il trattamento fiscale del capitale di rischio rispetto a quello di debito.\u00a0<\/p>\n<p>Le imprese non potranno che trarre vantaggio da questo mutamento di incentivi nelle loro scelte di finanziamento, anche se la difficile fase congiunturale ne rallenta gli effetti. Un segnale positivo emerge dal maggiore interesse per la quotazione in borsa. Dal gennaio 2013 si sono quotate oltre venti imprese italiane, il numero pi\u00f9 elevato dal 2007; altre hanno annunciato l\u2019intenzione di farlo. Le quotazioni hanno riguardato in larga parte societ\u00e0 non finanziarie di piccole e medie dimensioni e si sono concentrate nel mercato alternativo del capitale \u00a0(AIM),\u00a0 che \u00a0ha \u00a0costi \u00a0di \u00a0ammissione \u00a0e \u00a0requisiti \u00a0regolamentari \u00a0inferiori \u00a0rispetto\u00a0 al mercato \u00a0principale. \u00a0Ampliare \u00a0il \u00a0ricorso\u00a0 al \u00a0capitale \u00a0richiede \u00a0alle \u00a0imprese \u00a0un impegno\u00a0 ad accrescere la trasparenza dei bilanci e l\u2019apertura a soggetti esterni.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"Section7\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Proseguendo \u00a0nel \u00a0consolidamento \u00a0della \u00a0propria \u00a0dotazione \u00a0di \u00a0capitale, \u00a0le \u00a0banche potranno assicurare un pi\u00f9 adeguato sostegno finanziario alle imprese; \u00e8 altres\u00ec importante per gli intermediari possedere un\u2019attitudine nei confronti del credito legata alla qualit\u00e0 delle stesse imprese, al loro impegno a porre in essere i necessari processi di riorganizzazione. Per il finanziamento dei loro investimenti le imprese potranno inoltre ricercare nuove risorse da affiancare \u00a0ai prestiti bancari. \u00c8 nell\u2019interesse delle banche favorire un pi\u00f9 ampio accesso diretto delle imprese ai mercati del capitale, mirando a mantenere un rapporto equilibrato tra impieghi e depositi, condividendo con il mercato i rischi insiti nei finanziamenti alla clientela, evitando l\u2019emergere di conflitti di interesse.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>***<\/strong><span style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Una ripresa robusta e duratura della crescita dell\u2019economia italiana costituisce il necessario presupposto per il progressivo riassorbimento della disoccupazione e per offrire concrete \u00a0prospettive \u00a0occupazionali \u00a0ai \u00a0cittadini \u00a0tutti \u00a0e \u00a0alle \u00a0generazioni \u00a0pi\u00f9 \u00a0giovani \u00a0in particolare, le pi\u00f9 colpite dalle crisi; \u00e8 funzionale a rafforzare la sostenibilit\u00e0 delle finanze pubbliche e la stabilit\u00e0 finanziaria di banche e imprese.\u00a0<\/p>\n<p>La \u00a0ripresa\u00a0 della\u00a0 crescita\u00a0 richiede\u00a0 di \u00a0affrontare\u00a0 risolutamente\u00a0 i \u00a0nodi \u00a0strutturali \u00a0che hanno frenato l\u2019economia italiana gi\u00e0 prima delle crisi e ne hanno aggravato le conseguenze. Non si tratta solo di rimuovere gli ostacoli all\u2019investimento in capitale umano e recuperare i ritardi \u00a0accumulati \u00a0nell\u2019adozione \u00a0di \u00a0nuove \u00a0tecnologie; \u00a0sono \u00a0necessari \u00a0comportamenti \u00a0e politiche \u00a0volti \u00a0a \u00a0stimolare \u00a0gli \u00a0investimenti \u00a0fissi \u00a0\u2013 \u00a0al \u00a0tempo \u00a0stesso \u00a0fattore \u00a0di \u00a0offerta\u00a0 e componente fondamentale della domanda \u2013 e a innalzare le frontiere della conoscenza e della tecnologia, in ultima analisi, la crescita del Paese.<\/p>\n<p>Per lungo tempo, l\u2019influenza negativa di un contesto istituzionale poco favorevole all\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale sulla competitivit\u00e0 e sulla sua capacit\u00e0 di attrarre investimenti dall\u2019estero \u00e8 stata sottovalutata. Va riavviata e intensificata l\u2019azione riformatrice in questo ambito, con l\u2019obiettivo prioritario di snellire un quadro normativo complesso e ridondante, definendo per l\u2019attivit\u00e0 economica regole chiare, facilmente applicabili e stabili nel tempo; utili a stimolare la concorrenza e favorire la riallocazione delle risorse verso le attivit\u00e0 a pi\u00f9 alto potenziale di sviluppo.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 altres\u00ec cruciale intervenire sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni, che sono chiamate ad applicare tali norme, innalzandone i livelli di efficienza e di efficacia e favorendone la trasformazione da soggetti che, nella percezione di molti imprenditori, costituiscono un ostacolo all\u2019attivit\u00e0 economica, a promotori di sviluppo e innovazione. Al riguardo, gli interventi previsti dall\u2019Agenda Digitale, ai quali va data rapida attuazione, costituiscono un\u2019opportunit\u00e0 di rilievo. Il contributo della scuola e dell\u2019universit\u00e0 resta altres\u00ec fondamentale per generare le competenze richieste dalle nuove strutture produttive; ne ho discusso ampiamente solo poche settimane fa all\u2019ANVUR in occasione della presentazione di un rapporto sulle competenze dei laureandi italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sforzo di cambiamento richiesto ai soggetti pubblici e ai policy-maker deve essere accompagnato da un altrettanto profondo mutamento del settore privato, delle imprese e dei lavoratori. La sfida per le imprese \u00e8 di realizzare un salto di qualit\u00e0 di prodotto e di processo, che le porti a essere pi\u00f9 grandi, pi\u00f9 tecnologiche, pi\u00f9 internazionalizzate, cos\u00ec da agire quali incubatrici di una delle pi\u00f9 rilevanti dimensioni del capitale umano: la capacit\u00e0 d\u2019innovare. Il rafforzamento del capitale delle imprese pu\u00f2 facilitare una pi\u00f9 intensa attivit\u00e0 innovativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso una maggiore patrimonializzazione, anche con risorse proprie, gli imprenditori potranno dimostrare direttamente la fiducia nelle prospettive delle loro imprese, cos\u00ec facilitando il reperimento di risorse aggiuntive da intermediari e risparmiatori. Una maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento permette alle imprese di ridurre la dipendenza\u00a0 \u00a0dal\u00a0 \u00a0credito\u00a0\u00a0 bancario, \u00a0migliorando \u00a0la \u00a0capacit\u00e0 \u00a0di \u00a0resistenza \u00a0agli \u00a0shock \u00a0e contribuendo al tempo stesso allo sviluppo del mercato dei capitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019investimento in conoscenza \u00e8 da tempo presente tra i miei interessi di studio; l\u2019accumulazione di capitale umano e l\u2019innovazione sono tra i temi oggetto di costante analisi da \u00a0parte \u00a0della \u00a0Banca \u00a0d\u2019Italia \u00a0in\u00a0 considerazione \u00a0del \u00a0loro\u00a0 ruolo\u00a0 cruciale \u00a0per \u00a0la \u00a0crescita economica, condizione altres\u00ec necessaria per la stabilit\u00e0 finanziaria. Per concludere, mi sembra opportuno sottolineare che i benefici di questo investimento vanno ben oltre i rendimenti monetari e i contributi alla crescita; si estendono alla societ\u00e0 nel suo complesso attraverso gli effetti positivi indiretti su una serie di fattori di contesto: lo stato di salute, la coesione sociale, il senso civico, il rispetto delle regole, la propensione al crimine. Ne vengono accresciute fiducia e cooperazione tra i componenti della collettivit\u00e0, rafforzato il capitale sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*Governatore della Banca d\u2019Italia, intervento al Convegno biennale del Centro Studi della Confindustria \u201cIl capitale sociale:la forza del Paese\u201d Bari 29\/o3\/201<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019economia \u00a0italiana \u00a0si \u00a0\u00e8 \u00a0trovata \u00a0a \u00a0fronteggiare \u00a0le \u00a0recenti \u00a0crisi, globale prima, del debito sovrano poi, in condizioni pi\u00f9 sfavorevoli di altri paesi. 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