{"id":4778,"date":"2022-05-31T11:00:27","date_gmt":"2022-05-31T09:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/l-inflazione-nel-iii-secolo-d-c-spiega-anche-la-nostra\/"},"modified":"2022-05-31T11:00:27","modified_gmt":"2022-05-31T09:00:27","slug":"l-inflazione-nel-iii-secolo-d-c-spiega-anche-la-nostra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/l-inflazione-nel-iii-secolo-d-c-spiega-anche-la-nostra\/","title":{"rendered":"L&#8217;inflazione nel III secolo D.C., spiega anche la nostra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei pi\u00f9 gravi problemi dell\u2019Impero nel III secolo d.C. fu l\u2019inflazione. Ci fu dalla met\u00e0 del III secolo un costante aumento dei prezzi, aumento molto accelerato rispetto al <em>trend<\/em> dei due secoli precedenti perch\u00e9 era patologico.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studi recenti hanno rinvenuto, nell\u2019arco del III secolo, due distinti periodi inflattivi: il primo nell\u2019et\u00e0 severiana mostra una inflazione normale, che ebbe solo un picco in concomitanza con le misure a favore dell\u2019esercito prese da Settimio Severo; poi i prezzi si fermarono e l\u2019inflazione divenne sopportabile. Il secondo periodo, iniziato a met\u00e0 del III secolo con Decio, vide l\u2019inflazione sfuggire ad ogni controllo e ad ogni misura di contenimento, aggravarsi in modo preoccupante durante il regno di Aureliano, ed \u00e8 l\u2019inflazione di cui dovette occuparsi Diocleziano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del processo inflattivo i testi antichi parlano in termini di \u201clicenza di prezzi\u201d, di \u201csfrenata voglia di accaparrare\u201d; il preambolo dell\u2019Editto dei prezzi -legge del 301 d. C.- attribuisce questo comportamento alla mancanza del senso di umanit\u00e0 delle persone. Il processo inflattivo era cos\u00ec grave, si legge nell\u2019Editto, che <em>\u201ci prezzi delle merci vengono estorti non ad un valore moltiplicato per quattro o per otto, ma a tal punto che le strutture della lingua umana non possono definire\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stime dell\u2019inflazione nel corso del III secolo sono state fatte da alcuni autori: Ruffolo valuta un incremento dei prezzi dal 700 al 900%; Bessone scrive che una libbra d\u2019oro (circa 327 gr.) costava 1125 sesterzi d\u2019argento alla fine del II secolo; ma ne costava 50.000, quaranta volte di pi\u00f9, settant\u2019anni dopo ai tempi di Diocleziano; ed Horst riporta che un cammello, che a met\u00e0 del II secolo costava 250 dracme, ne costava 64.000 alla fine del III; il costo di una schiava lievit\u00f2, in Egitto, da 1200 dracme a 90.000. Come si vede da questi pochi esempi, si tratt\u00f2 di incrementi inverosimili, che misero in ginocchio l\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inflazione, quando \u00e8 fisiologica, cio\u00e8 contenuta e controllata, \u00e8 un fattore positivo nello sviluppo dell\u2019economia, perch\u00e9 crea un circolo virtuoso di aumento della disponibilit\u00e0 monetaria che si traduce in aumento del potere d\u2019acquisto delle persone; perch\u00e9 resti un fattore fisiologico e positivo dell\u2019economia, occorre per\u00f2 che la sua crescita sia controllata e non superi un certo livello. La scienza economica valuta, oggi, che un\u2019inflazione annua del 2-3% sia salutare per l\u2019economia di uno Stato, perch\u00e9 stimola produzione e scambi ed evita la stagnazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 interessante indagare le presumibili cause dell\u2019inflazione del terzo secolo; naturalmente non esistono fonti storiche che riferiscano elementi concreti del fenomeno tali che ne consentano la comprensione, per cui occorre procedere ad un\u2019analisi induttiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moderna scienza economica riconduce, come si sa, l\u2019inflazione a quattro possibili cause: la mancanza di beni sul mercato; l\u2019aumento dei prezzi delle materie prime importate; l\u2019eccesso di moneta circolante; e, infine, la tosatura della moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno storico britannico, A. H. Jones ha affermato che la forte inflazione partita nella seconda met\u00e0 del III secolo fu causata dal deprezzamento del denario, che port\u00f2 alla scomparsa dell\u2019oro dalla circolazione monetaria, e alla prassi del pagamento in natura delle imposte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era avvenuto che il denario d\u2019argento, introdotto nel 15 a.C. dalla riforma monetaria di Augusto, con il rapporto di 1:25 con l\u2019aureo fu, a partire da Nerone, pi\u00f9 volte alleggerito del metallo nobile che conteneva, perdendo il rapporto di equivalenza di 1:25 ma conservando il corso legale di 1:25 sull\u2019aureo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo svilimento continuo della moneta d\u2019argento caus\u00f2 la tesaurizzazione di quelle auree, che scomparvero dal mercato; lo Stato stesso cominci\u00f2 a richiedere che il pagamento delle imposte agrarie fosse fatto con beni in natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A me sembra che Jones offra una spiegazione tautologica: dire che la causa fu il deprezzamento del denario non spiega realmente la causa dell\u2019inflazione, ma rimanda il problema ad altra causa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerando le condizioni dell\u2019Impero nel III secolo, si deve ritenere che l\u2019inflazione sia stata provocata da un insieme di cause concorrenti e concomitanti: la mancanza di prodotti alimentari in primo luogo; poi la circolazione di troppa moneta c.d. divisionale, cio\u00e8 di poco valore; e infine la perdita del valore intrinseco delle monete dal conio nobile, tesaurizzate e sparite dalla circolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo fenomeno, cio\u00e8 la penuria di prodotti sul mercato, fu dovuta a due cause principali: alla scarsit\u00e0 della produzione agricola, a sua volta dovuta allo spopolamento delle campagne e alla pratica di un\u2019agricoltura che si pu\u00f2 definire ancora arcaica, cio\u00e8 con poco impiego di tecniche e tecnologia; e alla distorsione del normale afflusso di beni sul mercato, provocata dallo Stato come soggetto accaparratore di grandi quantit\u00e0 di derrate agricole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studi sulle pestilenze riferiscono che il calo demografico alla met\u00e0 del III secolo fu molto elevato; la popolazione dunque cal\u00f2 -si stima- a 45-50 milioni, ma si suppone che il calo della popolazione impegnata nella produzione agricola sia stato percentualmente maggiore della media complessiva, quindi pi\u00f9 del 25-30%, perch\u00e9 priva del tutto di misure di prevenzione e di cure rispetto alla popolazione cittadina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre ricordare, ancora, che finch\u00e9 vi fu abbondanza di mano d\u2019opera schiavile o comunque a buon mercato, le tecniche produttive in agricoltura non avevano fatto progressi rispetto ai secoli precedenti; la conduzione delle aziende agricole avveniva ancora con metodi e tecnologie vecchie di secoli; e per lungo tempo mancarono coloro che insegnassero il modo di produrre e di condurre proficuamente una <em>villa<\/em>, come invece era avvenuto nei secoli precedenti quando l\u2019attivit\u00e0 agricola era considerata nobile e adatta all\u2019aristocrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 aveva portato un concreto vantaggio alla produzione l\u2019introduzione pi\u00f9 massiccia di affittuari e coloni, perch\u00e9 costoro non avevano capitali per fare investimenti in tecnologia e spesso abbandonavano le terre. Quanto al latifondo la redditivit\u00e0 che esso produceva era impiegata in ulteriori acquisti di terre piuttosto che nel miglioramento delle tecniche di coltivazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste considerazioni va aggiunto un secondo fenomeno, che caus\u00f2 -nel corso del secolo- una grave distorsione del mercato dei prodotti agricoli, in quanto sottrasse, per lungo tempo, ingenti quantit\u00e0 di beni alla libera circolazione e alla autoregolamentazione dei prezzi sul mercato. Avvenne infatti che lo Stato, per sostentare i militari, divenne dapprima un grande acquirente di prodotti che pagava con moneta (svilita); e poi, quando venne meno in tutti la fiducia nella stabilit\u00e0 del potere d\u2019acquisto della moneta corrente, lo Stato medesimo, pressato dai militari e dalla burocrazia, richiedeva il pagamento delle imposte con derrate agricole, con beni in natura. In questo modo una gran parte della produzione agricola aveva un destinatario che assorbiva grandi quantit\u00e0 di prodotti a titolo di pagamento delle imposte e non finiva sui mercati, impedendo la libera formazione dei prezzi. E non basta, perch\u00e9 spesso lo Stato procedeva ad arbitrarie requisizioni di derrate agricole da destinare agli eserciti; le requisizioni, cui nessuno poteva sottrarsi, erano improvvise e sconvolgevano il mercato cui quei prodotti erano originariamente destinati, provocando l\u2019aumento dei prezzi dei prodotti che riuscivano a giungere sui mercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato romano, nella met\u00e0 del III secolo si reggeva su un apparato gigantesco di militari e di burocrazia: circa 500.000 militari fra esercito e marina, ed un complesso apparato burocratico statale stimato in 100.000 unit\u00e0. Lo Stato doveva, quindi, pagare uno stipendio a circa 600.000 persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il costo del sostentamento dell\u2019esercito \u00e8 stato stimato da uno storico britannico, Duncan Jones essere., per ogni anno, di 123 milioni di <em>denarii <\/em>al termine dell\u2019et\u00e0 di Augusto, di 223 milioni alla morte di Settimio Severo e a ridosso dei 300 milioni alla fine del secolo III. L\u2019incidenza della spesa militare sul Prodotto interno lordo dell\u2019Impero aument\u00f2 percentualmente dal 2,5% in et\u00e0 augustea ad oltre il 4% in et\u00e0 severiana ed aument\u00f2 ancora negli anni dell\u2019anarchia militare.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato anche calcolato da Duncan Jones, nel lavoro citato, che la spesa militare che ai tempi di Augusto consumava il 50% del bilancio statale, nel III secolo assorbiva il 75% di tutte le spese dello Stato romano, il che vuol dire di tutta la raccolta tributaria, ed era una percentuale rilevantissima: lo Stato impiegava in spese militari risorse molto superiori a quelle oggi impiegate dagli Stati dotati di moderni eserciti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando la raccolta tributaria in danaro si trasform\u00f2 in raccolta tributaria in natura, salt\u00f2 la regola base dell\u2019economia liberale, quale era quella di Roma antica, ossia l\u2019autoregolamentazione del mercato che comporta l\u2019adattamento dei prezzi alla quantit\u00e0 dei beni circolanti, alla moneta e alla qualit\u00e0 della moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In buona sostanza, i beni che prendevano la strada del libero mercato erano una quantit\u00e0 insufficiente rispetto a quella necessaria per soddisfare i consumi della popolazione. Se ne deve concludere che la riduzione dell\u2019offerta di beni sul libero mercato fu certamente una concausa dell\u2019aumento dei prezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo fenomeno coinvolto nella genesi dell\u2019inflazione, fu l\u2019eccessiva quantit\u00e0 di moneta divisionale, di poco valore, circolante rispetto alla capacit\u00e0 di spesa che il sistema economico nel suo complesso ancora aveva. Da dove e perch\u00e9 si era originata la grande quantit\u00e0 di moneta divisionale circolante di poco valore?\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo l\u2019indice va puntato sul sistema imperiale delle zecche. L\u2019organizzazione delle zecche imperiali contava su una dozzina di stabilimenti produttivi, dislocati non solo a Roma e nelle citt\u00e0 sedi imperiali, ma anche in altre localit\u00e0, sia in Occidente che in Oriente. Non \u00e8 noto come avvenisse il coordinamento fra tutti gli stabilimenti di produzione monetaria per stabilire la corretta quantit\u00e0 di monete d\u2019oro e d\u2019argento che potevano circolare nell\u2019Impero senza alterare il rapporto fra ricchezza reale e quantit\u00e0 monetaria circolante. Certo \u00e8 che i romani avevano capito che la moneta circolante doveva essere in rapporto di equilibrio con l\u2019economia; quando la conquista della Macedonia, nel 167, fece affluire a Roma l\u2019enorme tesoro dei Macedoni (tanto ricco che i romani furono esentati dal pagamento delle imposte agrarie) i romani notarono che i prezzi subirono un\u2019impennata; la stessa cosa avvenne quando Giulio Cesare torn\u00f2 dalla Gallia con i tesori sottratti alle trib\u00f9 sconfitte. Dunque il principio dell\u2019equilibrio fra ricchezza e moneta circolante, che \u00e8 la regola aurea dell\u2019economia, anche se non compreso e spiegato scientificamente, era noto agli amministratori romani che certamente ne tenevano conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma riesce difficile credere che nei cinquant\u2019anni di anarchia militare l\u2019amministrazione centrale fosse in condizione di tenere sotto controllo la produzione monetaria di una decina di zecche sparpagliate nel vasto territorio dello Stato, molte delle quali in territori che spesso finivano nelle mani degli usurpatori di turno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo l\u2019indice va puntato contro gli usurpatori che, per dotarsi di eserciti, dovevano pagare i militari e \u2013 essendo fuori dal sistema \u2013 non potevano sempre accedere alle riserve monetarie legali. Dovevano fare ricorso alle emissioni delle zecche sotto il loro controllo militare (e a volte ricorrere alle stesse miniere) per pagare il soldo ai legionari e fare acquisti di armi, cavalli e derrate alimentari. Costoro, senza porsi il problema dell\u2019inflazione, mettevano in circolazione la quantit\u00e0 di moneta che loro serviva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine un terzo elemento che favor\u00ec l\u2019inflazione fu l\u2019immissione in circolazione di moneta nobile con ridotto valore intrinseco, che non rispettava il valore legale della moneta, ma era molto inferiore. L\u2019emissione di moneta svilita in un primo momento giovava ai soggetti emittenti, imperatori o usurpatori che fossero, ma poi, in breve tempo causava l\u2019aumento dei prezzi e si ritorceva anche contro di loro. La ragione di ci\u00f2 \u00e8 che, a quei tempi, negli scambi economici ci\u00f2 che contava era il valore intrinseco delle monete nobili. Il bene che era in cima alla scala e determinava tutti i valori era l\u2019oro, o meglio l\u2019oncia di oro raffinato; all\u2019oro era ancorato il valore dell\u2019argento secondo un rapporto dato dalla quantit\u00e0 estratta in natura; all\u2019oro e all\u2019argento erano ancorate le monete in lega pregiata (bronzo e oricalco-ottone), e via via tutte le altre di valore minore. L\u2019alterazione di questo equilibrio era causa di disordine monetario e distorsione dell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invero, la riduzione della quantit\u00e0 di oro o argento presenti nell\u2019aureo o nel denario permetteva di conservarne il valore legale (o facciale) ma alterava il rapporto di equivalenza con il valore dei beni materiali che era ben noto ai produttori e commercianti.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il fenomeno causato dalla tosatura delle monete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va considerato infine che quanto pi\u00f9 le monete pregiate perdevano valore intrinseco, tanto pi\u00f9 si accentuava la corsa alla tesaurizzazione. Quindi le monete pregiate avevano poca circolazione e sul mercato vi era abbondanze di moneta divisionale. Il fenomeno della tesaurizzazione si verifica quando c\u2019\u00e9 paura del futuro. Le popolazioni del III secolo avevano buone ragioni per temere il futuro: almeno tre o quattro generazioni erano vissute fra epidemie, guerre e carestie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra si possa escludere come causa dell\u2019inflazione l\u2019aumento dei prezzi dei beni importati nel territorio dell\u2019Impero da Arabia, India ed Asia. Uno studioso italiano, D. Foraboschi, ha quantificato il costo degli acquisti fatti dai romani all\u2019estero, partendo da una notazione di Plinio il Vecchio, per il quale, ai suoi tempi (seconda met\u00e0 del I secolo d.C.) su un Pil annuale stimato in 20 miliardi di sesterzi l\u2019anno (equivalenti a 5 miliardi di <em>denarii<\/em>), gli acquisti ammontavano a 100 milioni di sesterzi l\u2019anno, cio\u00e8 25 milioni di <em>denarii.<\/em> Anche Bessone ricorda questa valutazione di Plinio il Vecchio. Era dunque lo 0,50% del Pil che veniva speso in acquisti dall\u2019estero, a met\u00e0 del I secolo. Probabilmente nei due secoli successivi le importazioni aumentarono con l\u2019aumento del benessere, ma la percentuale sul Pil, anche se raddoppi\u00f2, non potette certo superare l\u20191% o l\u20191,50%, percentuale troppo bassa per causare inflazione nel caso che i produttori esterni all\u2019Impero avessero alzato i prezzi dei loro prodotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va considerato anche che dal territorio dell\u2019Impero non defluivano verso Arabia, India e Cina 100 milioni di sesterzi in monete d\u2019oro ed argento, perch\u00e9 i mercanti che portavano nell\u2019Impero i prodotti orientali, tornavano nei Paesi d\u2019origine con le navi cariche di prodotti romani, ceramiche preziose, vetri, rame ed altri beni, acquistati con le stesse monete romane che avevano ricevuto in occasione delle vendite. Non \u00e8 conosciuto il saldo della bilancia dei pagamenti, se positivo o negativo per Roma, ma anche ammettendo che fosse negativo, \u00e8 chiaro che la spesa globale per l\u2019importazione di merci orientali era abbattuta per una buona percentuale dalle esportazioni. Insomma sembra chiaro che il commercio con l\u2019estero non pot\u00e9 mettere in ginocchio l\u2019economia romana e causare una fiammata inflattiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione si pu\u00f2 ritenere che non un singolo fenomeno mise in ginocchio l\u2019economia dell\u2019Impero nel III secolo, ma un insieme di fattori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra il 286 d.C. e il 301 Diocleziano attu\u00f2 importanti riforme in campo economico e fiscale: nel 286 procedette, in continuit\u00e0 con la monetazione antoniniana, all\u2019emissione di una moneta d\u2019argento e di un nuovo aureo; poi fece nuovi interventi monetari in un periodo variabile fra il 294 e il 297; nel 287 avvi\u00f2 la riforma fiscale, con l\u2019introduzione del catasto. che fu completata in un decennio; infine nel 301 emise il notissimo Editto dei prezzi che completava la riforma monetaria che non aveva dato i risultati sperati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 opinione condivisa che con le riforme l\u2019imperatore e i suoi colleghi della Tetrarchia volevano introdurre, nel corpo economico e sociale dell\u2019Impero, una legislazione risanatrice dei problemi che si trascinavano da tempo. Con l\u2019insieme dei provvedimenti legislativi infatti furono disciplinati sia molti aspetti dell\u2019economia privata che problemi dell\u2019economia pubblica, cio\u00e8 il bilancio dello Stato e la certezza delle entrate. Furono anche introdotti princ\u00ecpi di maggiore uniformit\u00e0, di parit\u00e0 di trattamento ed equit\u00e0 fra le varie province dell\u2019Impero e fra i ceti sociali, tutto ci\u00f2 naturalmente nei limiti del possibile, considerata la salda stratificazione delle diversit\u00e0 di trattamenti fiscali e dei privilegi anche <em>ad personam<\/em> vigenti. Fu la prima volta che il principio di equit\u00e0 fiscale fu tenuto in considerazione in un provvedimento fiscale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno studio interessante riguarda le misure che potevano essere adottate nell\u2019antichit\u00e0 per fermare l\u2019inflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi (o meglio fino ad epoca recentissima) un governo che debba affrontare una grave inflazione in corso ha diversi strumenti, che pu\u00f2 utilizzare a seconda della causa dell\u2019inflazione. Se la causa \u00e8 costituita dallo sbilancio del rapporto fra esportazioni ed importazione, pu\u00f2 cercare di ridurre le importazioni sia quantitativamente che finanziariamente imponendo dazi che rendano il prodotto estero pi\u00f9 costoso. Se la causa \u00e8 l\u2019eccesso di moneta circolante, pu\u00f2 provvedere al ritiro graduale, operazione semplice perch\u00e9 la moneta \u00e8 cartacea; se la causa \u00e8 l\u2019eccesso di credito bancario, che aumenta la disponibilit\u00e0 nel portafoglio dei cittadini, pu\u00f2 imporre tassi pi\u00f9 alti, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo strumento principe, nelle societ\u00e0 che fondano sul credito bancario le attivit\u00e0 economiche, \u00e8 certamente quello che si definisce \u201cleva finanziaria\u201d, che non coinvolge i rapporti con Paesi esteri in quanto non tocca le importazioni.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo strumento essendo imperniato sul credito, \u00e8 applicabile ad una societ\u00e0 che ha, come le odierne, un sistema bancario sviluppato, che funge da <em>hub<\/em> nella circolazione del danaro. In una societ\u00e0 poco sviluppata finanziariamente, anche oggi, questo strumento non \u00e8 applicabile. La leva finanziaria era strumento attuabile ai tempi dell\u2019Impero?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019antichit\u00e0, e fino a qualche secolo fa, la vita economica della societ\u00e0 non era imperniata sul credito bancario; anche se certamente esistevano banchieri, l\u2019attivit\u00e0 bancaria non era per\u00f2 determinante per l\u2019economia quotidiana della popolazione e per la produzione di beni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno studio interessante sull\u2019attivit\u00e0 creditizia lo ha svolto Lo Cascio (<em>8<\/em>), dal quale si deve dedurre che l\u2019attivit\u00e0 creditizia non avesse un ruolo centrale nell\u2019economia dell\u2019impero romano come invece \u00e8 nelle moderne societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(8) Lo Cascio 2003, p.147<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei pi\u00f9 gravi problemi dell\u2019Impero nel III secolo d.C. fu l\u2019inflazione. 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