{"id":539,"date":"2014-05-27T11:28:32","date_gmt":"2014-05-27T09:28:32","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/le-basi-ragionevoli-della-speranza\/"},"modified":"2014-05-27T11:28:32","modified_gmt":"2014-05-27T09:28:32","slug":"le-basi-ragionevoli-della-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/le-basi-ragionevoli-della-speranza\/","title":{"rendered":"Le basi ragionevoli della speranza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La scorsa settimana i lavoratori di Electrolux hanno approvato l&#8217;accordo siglato pochi giorni prima in sede governativa con l&#8217;80,3% di s\u00ec. I lavoratori in libere assemblee hanno, dunque, detto per l\u201980,3% di s\u00ec, approvando l&#8217;accordo Electrolux siglato il 15 maggio a Palazzo Chigi alla presenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. I dipendenti interessati all&#8217;accordo sono complessivamente 4.775.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma da dove si era partiti? Tra settembre e ottobre Electrolux indicava 1700 lavoratori in esubero e l\u2019intenzione di chiudere lo storico stabilimento friulano di Porcia. Le ragioni? Un costo del lavoro insostenibile sulla base dell\u2019attuale situazione del mercato dell\u2019elettrodomestico mondiale. Il c.d. \u201cbianco\u201d (il settore degli elettrodomestici) \u00e8, davvero, una storia italiana.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per molti anni il Bel Paese \u00e8 stato leader mondiale incontrastato del settore per quantit\u00e0, variet\u00e0 ed eccellenza dei suoi prodotti. Un settore industriale che da solo oggi vede al lavoro circa 150.000 addetti anche se il loro numero era almeno doppio circa un decennio fa. Le riduzioni di volumi di prodotto e di numero di addetti che si contano spiegano da soli e con sufficiente chiarezza come sia cambiato il mondo della grande produzione industriale in Italia e nel resto dell\u2019Europa.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019avvento di colossali competitors nel Far East e l\u2019inesorabile efficientamento tecnologico, evidenziano tutte le difficolt\u00e0 di tenuta dell\u2019occupazione nei settori manifatturieri industriali che i Governi di oggi sono chiamati a fronteggiare. Inoltre, le differenti condizioni economiche e sociali di Paesi europei come la Polonia, l\u2019Ungheria ed altri extra europei ma vicinissimi come la Turchia, rappresentano oggettivamente contesti molto vantaggiosi ove delocalizzare intere produzioni.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto logico e comprensibile anche se catastrofico per gli equilibri socio-economici nazionali. Questo spiega la soddisfazione ma anche l\u2019enorme impegno e la determinazione con cui tutti noi abbiamo lavorato a questo accordo che, giustamente, assurge a simbolo di speranza e resistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vertenza Electrolux \u00e8 stata lunga e difficile. Ernesto Ferrario, amministratore delegato di Electrolux Italia ha affermato che \u201cse non fossimo stati in grado di raggiungere l\u2019intesa, oggi ci troveremmo in una situazione davvero difficile sia dal punto di vista della continuit\u00e0 di business sia della protezione dell\u2019occupazione\u201d. Il risultato che \u00e8 stato raggiunto consentir\u00e0 auspicabilmente l\u2019abbattimento di quasi 3 euro l\u2019ora del costo degli impianti, in modo da renderli competitivi con quelli polacchi, come richiesto dall\u2019azienda per non delocalizzare.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo Governo appena insediato ha ricevuto dai vertici Electrolux l\u2019avviso: cos\u00ec non ce la facciamo ad andare avanti; aiutateci a restare in Italia, qui ci sono 3 euro l\u2019ora di troppo. Questo, detto in sintesi, era il senso di una richiesta di aiuto alle Istituzioni di Governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che il Governo si sia mosso tempestivamente e con il piede giusto. La situazione era difficilissima ed i rischi reali altissimi. Tuttavia, intervenire con aiuti pubblici non basta a garantire un futuro allo sviluppo economico ed occupazionale. Occorreva un Piano industriale pi\u00f9 chiaro ed equilibrato in cui si spiegasse perch\u00e9 e come si intendeva restare in Italia rilanciando e rinnovando le produzioni e mantenendo le persone al lavoro.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, questo contributo \u00e8 emerso nel corso di questi primi mesi di Governo che sono coincisi con gli ultimi di una trattativa che si era aperta nell\u2019ormai lontano settembre 2013. Il nuovo Piano industriale \u00e8 stata la premessa indispensabile dell\u2019accordo rappresentandone in qualche modo il telaio. Quelli che seguono sono i punti essenziali su cui si \u00e8 discusso e si sono prodotti significativi avanzamenti nel corso della lunga stretta finale della trattativa.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due terzi degli importanti investimenti previsti dall&#8217;azienda Electrolux, pari a 150 milioni di euro, sono destinati all&#8217;innovazione di processo e di prodotto. Ci\u00f2 significa che l\u2019azienda scommette sui suoi migliori elettrodomestici per la manifattura italiana, segno tangibile che ci sono ancora abbondanti ragioni industriali per fare le cose in Italia. Senza un investimento serio e concreto delle Aziende non si possono approntare politiche pubbliche di sostegno dello sviluppo occupazionale ed industriale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di intervenire a prescindere dalla qualit\u00e0 delle strategie industriali di chi guida le aziende \u00e8 stata spesso coronata da fragorosi insuccessi che hanno visto i loro costi scaricarsi sul contribuente italiano. Sono ragionevolmente convinto del fatto che il gruppo svedese si sia mosso avendo pienamente compreso le ragioni offertegli dal Governo al tavolo di confronto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, l\u2019idea di polarizzare gli oneri concentrandoli esclusivamente tra impresa e Governi appartiene definitivamente al passato. E\u2019 ragionevole e giusto, invece, che i Piani industriali siano sempre pi\u00f9 l\u2019espressione di una rinnovata capacit\u00e0 negoziale delle parti sociali che debbono trovare, entro una cornice caratterizzata da una sempre maggiore corresponsabilit\u00e0, la via del futuro e del rinnovamento. Ecco perch\u00e9 rivendico tutta la giustezza della nostra richiesta alle parti di tornare al tavolo delle trattative sindacali per cercare l\u00ec di migliorare la produttivit\u00e0 aziendale. Infatti, l\u2019accordo tra le parti ci ha dimostrato tutto il dinamismo responsabile di cui \u00e8 ancora capace il modello di relazioni sindacali italiano: taglio del 60% dei permessi sindacali dal 1\/1\/2015, ma mantenimento delle ore di assemblea sindacale. Riduzione delle pause (dopo la trattativa si \u00e8 arrivati alla decisione di ridurre solo quella aggiuntiva di Porcia da 10 a 5 minuti) e aumento della produzione. Infine, ricorso ai contratti di solidariet\u00e0 nelle fabbriche, alla cassa integrazione straordinaria in alcune aree impiegatizie ed alle uscite incentivate volontarie o finalizzate alla pensione; mantenimento integrale del salario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, nessuna chiusura di stabilimento e nessun licenziamento traumatico ma anzi le condizioni per produrre in Italia il meglio dell\u2019azienda Electrolux. Non un piccolo risultato. Abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di usare strumenti come la solidariet\u00e0 come un aiuto ad un percorso di produttivit\u00e0 e difesa del potenziale manifatturiero italiano. Questa \u00e8 una buona via, perch\u00e9 \u00e8 la condivisione di un sacrificio che serve per trovare punto di equilibrio. Quella di Electrolux \u00e8 stata una discussione difficile che poteva prendere diverse strade ma, invece, \u00e8 stata coronata dal successo che nelle assemblee le hanno tributato i lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno della sigla dell\u2019accordo a Palazzo Chigi il Parlamento approvava definitivamente il \u201cdecreto lavoro\u201d.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDecreto lavoro\u201d \u00e8 il titolo chiaro e solido di un provvedimento orientato ai fatti e dai fatti ragionevolmente ispirato: misure efficaci per agevolare la creazione di lavoro buono, in un tempo di crisi ma anche di accelerazione della speranza. Qui, proprio nel \u201cdecreto lavoro\u201d, \u00e8 contenuta una norma che prevede il rifinanziamento della decontribuzione dei contratti di solidariet\u00e0. Con una copertura finanziaria rinnovata ed aumentata e una soglia di intervento che \u00e8 stata innalzata dal 25 al 35%, il Governo ha risposto alla domanda ed alla sfida lanciata dal sistema industriale. La decontribuzione far\u00e0 la sua parte. In tutti quei casi in cui: investimenti seri, accordi di produttivit\u00e0 concreti e garanzie occupazionali sar\u00e0 uno strumento utile. Si tratta di strumenti di sostegno che, gi\u00e0 presenti nell\u2019ordinamento, sono stati ammodernati e potenziati per rispondere alle domande attuali. Ma aggiungo di pi\u00f9, si tratta di strumenti la cui possibilit\u00e0 d\u2019uso richiede un cambio di passo e di mentalit\u00e0 da parte di tutti i soggetti protagonisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un altro dato che merita di essere messo in rilievo: su questo caso specifico Palazzo Chigi, il Ministero dello Sviluppo Economico e quello del Lavoro hanno lavorato insieme ed hanno lavorato bene. Le Regioni, tutte quelle interessate dalla localizzazione degli stabilimenti, non hanno mai mancato di partecipare allo sviluppo delle trattative dimostrando, con l\u2019assidua disponibilit\u00e0 e le proprie rispettive capacit\u00e0 di intervento, consapevoli di quanto alta fosse la posta in gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019azienda ha commentato: \u201cl\u2019accordo ci permette di cogliere tutte le opportunit\u00e0, di servire meglio i nostri clienti e i consumatori\u201d. Semplici e ragionevoli le considerazioni di fonte aziendale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come vorrei che lo fossero quelle della politica: \u201cl\u2019accordo ci permette di dimostrare che esiste una base ragionevole per la speranza di tornare a crescere e a dare occupazione al nostro Paese\u201d.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 facile ma si pu\u00f2 fare.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0(*) Ministro del lavoro e delle politiche sociali<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scorsa settimana i lavoratori di Electrolux hanno approvato l&#8217;accordo siglato pochi giorni prima in sede governativa con l&#8217;80,3% di s\u00ec. 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