{"id":587,"date":"2014-06-10T09:18:52","date_gmt":"2014-06-10T07:18:52","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/l-attesa-piu-lunga\/"},"modified":"2014-06-10T09:18:52","modified_gmt":"2014-06-10T07:18:52","slug":"l-attesa-piu-lunga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/l-attesa-piu-lunga\/","title":{"rendered":"L\u2019attesa pi\u00f9 lunga"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il Rapporto annuale 2014 dell&#8217;Istat, \u201cLa situazione del Paese\u201d, giunto alla ventiduesima edizione, sviluppa una riflessione documentata sulle trasformazioni che interessano economia e societ\u00e0 italiana, con particolare enfasi sul mercato del lavoro, mettendo a sistema i dati raccolti negli ultimi cinque anni di crisi.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora una volta, a destare maggiore preoccupazione sono il popolo dei \u201csenza lavoro\u201d, che conta complessivamente 6,3 milioni di individui, divisi equamente tra disoccupati (3 milioni 113mila) e forze lavoro potenziali (3 milioni 205mila), ovvero gli inattivi pi\u00f9 vicini al mercato del lavoro.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tasso di occupazione scende dal 58,7% del 2008 al 55,6% nel 2013. Il calo dell\u2019occupazione \u00e8 quasi esclusivamente maschile, mentre per l\u2019occupazione femminile, dopo il calo del 2009, si osserva una crescita nel 2011 e nel 2012. Nel 2013, con l\u2019aggravarsi del quadro recessivo anche per le donne, si evidenzia una diminuzione dell\u2019occupazione (-128 mila unit\u00e0, pari a -1,4% rispetto al 2012). Nel complesso dei cinque anni della crisi, l\u2019occupazione degli uomini si \u00e8 ridotta del 6,9%, a fronte di un calo dello 0,1% per le donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 1: Tasso di occupazione di 15-64 anni e occupati per caratteristiche &#8211; Anni 2008, 2012, 2013\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-582\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_1_134.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"694\" height=\"433\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_1_134.jpg 789w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_1_134-300x187.jpg 300w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_1_134-768x479.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 694px) 100vw, 694px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, Eurostat, Labour Force Survey<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CONTINUA L\u2019EMERGENZA GIOVANI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono i giovani la categoria pi\u00f9 colpita dalla crisi: il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) \u00e8 cresciuto fortemente nel 2013 (+4,5 punti percentuali, superando il 40%) e l&#8217;incidenza della disoccupazione di lunga durata (la quota di disoccupati in cerca di lavoro da pi\u00f9 di un anno) \u00e8 salita al 56,4%. La progressiva riduzione dell&#8217;occupazione giovanile rispecchia le crescenti difficolt\u00e0 che incontrano i pi\u00f9 giovani nel trovare e mantenere un\u2019occupazione.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto ai Neet (not in education, employment or trainig), popolazione target della cosiddetta \u201cGaranzia Giovani\u201d che intende sostenerne l\u2019ingresso nel mercato del lavoro, nel 2013 i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che n\u00e9 lavorano n\u00e9 studiano sono complessivamente 2 milioni 435 mila, in aumento di 576mila unit\u00e0 rispetto al 2008.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 2: Neet (a) di 15-29 anni per condizione &#8211; Anni 2008, 2012, 2013 (valori assoluti in migliaia)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-583\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_2_134.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"654\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_2_134.jpg 989w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_2_134-300x149.jpg 300w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_2_134-768x382.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 654px) 100vw, 654px\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>(a)I Neet sono i giovani di 15-29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IN GROSSO AFFANNO L\u2019INDUSTRIA E LE COSTRUZIONI. TENGONO SOLO LE PROFESSIONI NON QUALIFICATE E QUELLE NEL COMMERCIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli andamenti generali dell\u2019occupazione sottendono dinamiche molto differenti per attivit\u00e0 economica e gruppi professionali: la crisi ha accentuato la contrazione dell\u2019industria (in termini sia di valore aggiunto sia di occupati), con maggior impatto sulle costruzioni. Questi due settori hanno assorbito complessivamente circa l\u201989% della diminuzione totale degli occupati. Pi\u00f9 contenute le riduzioni in agricoltura e nei servizi. Se si guarda soltanto all\u2019ultimo anno, tuttavia, il calo dell\u2019occupazione (che continua a persistere nelle costruzioni e nell\u2019industria), \u00e8 divenuto pi\u00f9 consistente anche nel terziario, con una riduzione di occupazione (-191 mila unit\u00e0) concentrata soprattutto nei servizi generali della Pubblica amministrazione e nel commercio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le professioni, le pi\u00f9 colpite sono quelle operaie, che nel quinquennio 2008-2013, subiscono una contrazione del 15,1%. Tra le professioni qualificate si registra un consistente calo del gruppo composto da dirigenti e piccoli o grandi imprenditori (-42%) e di quello dei tecnici (-9,6%). Al contrario, aumentano di poco le professioni intellettuali e di elevata specializzazione con 26 mila unit\u00e0 in pi\u00f9 tra il 2008 e il 2013, con un\u2019intensificazione nell\u2019ultimo anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 3: Occupati per settore di attivit\u00e0 economica e professioni (a) &#8211; Anni 2008, 2013 (variazioni in migliaia)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-584\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_3_134.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"697\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_3_134.jpg 766w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_3_134-300x191.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 697px) 100vw, 697px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>a)Al netto delle forze armate.\u00a0<\/em><\/li>\n<li><em>b)Comprende le attivit\u00e0 immobiliari, le attivit\u00e0 professionali scientifiche e tecniche, le attivit\u00e0 di noleggio, agenzie di viaggio e attivit\u00e0 di supporto alle imprese<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, si registra una crescita delle professioni non qualificate e di quelle esecutive nel commercio, nei servizi e nel lavoro d\u2019ufficio: gli occupati che svolgono un\u2019attivit\u00e0 non qualificata sono aumentati di 350 mila unit\u00e0 (di cui 319 mila stranieri) e quelli impegnati nelle professioni esecutive e nelle attivit\u00e0 commerciali e dei servizi sono cresciuti di 467 mila unit\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>SEMPRE MENO OCCUPAZIONE STANDARD<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2013 il peso dell\u2019occupazione standard, cio\u00e8 a tempo pieno e indeterminato, \u00e8 sceso al 74,2%, dal 77,0% del 2008. Nei cinque anni della crisi il calo delle occupazioni standard ha coinvolto 1 milione 380 mila persone, soprattutto uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dinamiche di utilizzo delle diverse modalit\u00e0 contrattuali non sono state per\u00f2 lineari durante gli ultimi cinque anni. Inizialmente (tra il 2009 e il 2010) la crisi aveva colpito gli atipici per poi trasferirsi anche sull\u2019occupazione a tempo indeterminato. Tra il 2010 e il 2012 al calo dell\u2019occupazione standard si \u00e8 contrapposta la crescita dell\u2019occupazione atipica (contratti a termine e collaboratori) e di quella permanente a tempo parziale. A partire dal IV trimestre 2012 e per tutto il 2013 il lavoro atipico ha ripreso invece a calare, con un decremento di 177mila unit\u00e0 nel quinquennio (-6,4%) e l\u2019incidenza di questa forma di lavoro \u00e8 scesa all\u201911,6%. Il calo del lavoro atipico coinvolge soprattutto i collaboratori (-83 mila unit\u00e0, -17,9%), le donne, l\u2019industria in senso stretto, le attivit\u00e0 finanziarie e assicurative, i servizi generali della Pubblica amministrazione e l\u2019istruzione. D\u2019altro canto il lavoro atipico continua a crescere tra gli stranieri, in agricoltura, negli alberghi e ristorazione, nei servizi alle famiglie e tra le professioni non qualificate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unica forma di lavoro che continua a crescere \u00e8 il lavoro parzialmente standard, vale a dire il lavoro permanente a tempo parziale, che aumenta, rispetto al 2008, di 226 mila unit\u00e0 tra gli uomini e di 346 mila tra le donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi dei dati longitudinali consente di comprendere con maggiore precisione le dinamiche sottostanti la riduzione del lavoro standard e la contestuale crescita di quello non standard. Da un lato, per coloro che trovano un\u2019occupazione, sono pi\u00f9 diffuse queste ultime forme di lavoro, dall\u2019altro si riducono i casi in cui l\u2019occupazione non standard si trasforma in standard.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 4: Occupati per tipologia lavorativa e trimestre &#8211; Anni 2009-2013 (contributi percentuali alla variazione dell\u2019occupazione)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-585\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_4_134.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"685\" height=\"436\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_4_134.jpg 766w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_4_134-300x191.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 685px) 100vw, 685px\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>POVERTA\u2019 IN CALO, MA DISEGUAGLIANZA AI MASSIMI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel rapporto Istat emerge inoltre un piccolo paradosso: a fronte di una crescente disuguaglianza economica, il disagio economico delle famiglie appare in attenuazione. Nel 2013 la quota di persone appartenenti a famiglie in condizioni di grave deprivazione scende al 12,5% (7,6 milioni di individui), dal 14,5% del 2012. L&#8217;Istat parla infatti di \u201cdeboli segnali positivi\u201d, ma sottolinea al contempo che \u201cl&#8217;Italia \u00e8 uno dei paesi europei con la maggiore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi primari, guadagnati dalle famiglie sul mercato impiegando il lavoro e investendo i risparmi\u201d. Inoltre, aggiunge l&#8217;Istat, \u201cnonostante l&#8217;intervento pubblico operi una redistribuzione dei redditi di mercato di apprezzabile entit\u00e0, non inferiore a quella dei paesi scandinavi, in Italia il livello di disuguaglianza rimane significativo anche dopo l&#8217;intervento pubblico\u201d.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ASPETTANDO LA RIPRESA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel primo trimestre 2014, il prodotto lordo dell\u2019Italia \u00e8 diminuito dello 0,1% rispetto all\u2019ultimo trimestre del 2013, registrando una performance nettamente inferiore a quella dei principali Paesi europei. Lo fa presente la nota dell\u2019Istat del mese di maggio (\u201cAspettando la ripresa\u201d del 30 maggio 2014).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel breve termine, secondo i segnali provenienti dalle indagini congiunturali sulle famiglie e sulle imprese, il ritmo di espansione dell\u2019attivit\u00e0 economica si manterrebbe modesto e continuerebbe a essere condizionato dal permanere delle difficolt\u00e0 di accesso al credito da parte delle imprese e dalla debolezza del mercato del lavoro. La minore vivacit\u00e0 della domanda estera costituisce un ulteriore rischio al ribasso delle previsioni del Pil, che nel secondo trimestre indicano comunque una ripresa dei livelli produttivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segnali debolmente positivi emergono anche dal mercato del lavoro. A marzo, i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro hanno mostrato un incremento dell\u2019occupazione (+0,3%, per un aumento di 73 mila unit\u00e0), che segna una svolta rispetto alla dinamica negativa che ha caratterizzato il 2013. L\u2019occupazione rimane comunque in diminuzione su base annua (-0,6%, -124 mila unit\u00e0).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali indicazioni favorevoli, tenuto conto dei modesti livelli dell\u2019attivit\u00e0 economica, risultano parzialmente in linea con le informazioni provenienti dalle indagini congiunturali sulle imprese dell\u2019Istat. A maggio, le aspettative sulle tendenze a breve dell\u2019occupazione sono di nuovo migliorate nella manifattura e, in misura modesta, nelle costruzioni. Un calo ha invece interessato i servizi di mercato e il commercio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 5: Attese di occupazione per settore (saldo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-586\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_5_134.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"446\" height=\"376\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_5_134.jpg 552w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images_barbaribi_5_134-300x253.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 446px) 100vw, 446px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: Istat<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Rapporto annuale 2014 dell&#8217;Istat, \u201cLa situazione del Paese\u201d, giunto alla ventiduesima edizione, sviluppa una riflessione documentata sulle trasformazioni che interessano economia e societ\u00e0 italiana, con particolare enfasi sul mercato del lavoro, mettendo a sistema i dati raccolti negli ultimi cinque anni di crisi.\u00a0 Ancora una volta, a destare maggiore preoccupazione sono il popolo dei [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":581,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-587","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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