{"id":84,"date":"2013-05-07T12:08:00","date_gmt":"2013-05-07T10:08:00","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/coniugare-le-potenzialita-individuali-con-la-crescita-economica\/"},"modified":"2013-05-07T12:08:00","modified_gmt":"2013-05-07T10:08:00","slug":"coniugare-le-potenzialita-individuali-con-la-crescita-economica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/coniugare-le-potenzialita-individuali-con-la-crescita-economica\/","title":{"rendered":"Coniugare le potenzialita&#8217; individuali con la crescita economica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le origini della crisi nell\u2019area dell\u2019euro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a qualche anno fa la politica monetaria era considerata una disciplina da manuale, quasi una tecnica per coscienziosi esperti di applicazioni computazionali. Nel periodo della cosiddetta \u201cGrande moderazione\u201d, cio\u00e8 fra la met\u00e0 degli anni \u201980 e l\u2019inizio della crisi finanziaria globale, l\u2019inflazione era stata ricondotta sotto controllo. La volatilit\u00e0 macroeconomica era molto contenuta e tutti i banchieri centrali ne traevano gran vanto. Qualcuno presagiva, per la politica monetaria, un futuro di gentile e onorevole oblio. Non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esperienza dei primi cinque anni successivi alla crisi mostra che tutte le Banche centrali hanno adattato le proprie politiche monetarie lungo strade prima inesplorate: certezze sono state abbandonate, un nuovo paradigma non \u00e8 ancora stato formulato, si vorrebbe uscire dall\u2019emergenza per tornare alla normalit\u00e0 dove le regole sono quelle di una disciplina consolidata da una lunga storia, ma non si \u00e8 certi di quale sar\u00e0 la realt\u00e0 che emerger\u00e0 nel lungo periodo. Inoltre, anche se il disegno preciso delle politiche monetarie \u00e8 sempre stato influenzato dal rispettivo contesto istituzionale e storico \u2013 si pensi ai diversi \u201cmandati\u201d delle Banche centrali \u2013 le diverse forme che la crisi assumeva nelle varie parti del mondo rafforzavano questa corrispondenza tra le loro specifiche realt\u00e0 istituzionali e finanziarie e le politiche monetarie che vi venivano perseguite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019area dell\u2019euro, la straordinaria affermazione della moneta unica nascondeva per anni i rischi che venivano accumulandosi. I governi dei paesi membri si sentivano liberati dai vincoli preesistenti: con l\u2019eccezione della Germania e di pochi altri paesi, procrastinavano le riforme strutturali che avrebbero potuto adeguare la competitivit\u00e0 di strutture economiche obsolete alle sfide di una globalizzazione incalzante; scardinavano i limiti introdotti dal Patto di stabilit\u00e0 e crescita e, minando la loro stessa credibilit\u00e0 quali partner di un\u2019Unione monetaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale Unione, gi\u00e0 negli anni precedenti alla crisi, iniziava a dividersi tra paesi con saldi commerciali positivi e bilanci pubblici in ordine, e paesi con deficit sull\u2019estero e deficit di bilancio crescenti, finanziati con flussi di credito privato sempre pi\u00f9 provenienti dal primo gruppo di paesi e utilizzati non per fare investimenti che accrescessero la competitivit\u00e0, ma per finanziare spese improduttive o bolle immobiliari. Nessuno aveva immaginato che l\u2019Unione monetaria potesse divenire un\u2019unione divisa tra creditori permanenti e debitori permanenti dove i primi avrebbero prestato per sempre ai secondi denaro e credibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un profondo mutamento del governo dell\u2019Unione si rendeva necessario, con nuove regole, in cui la solidariet\u00e0 richiesta a gran voce trovasse una contropartita nella cessione di poteri nazionali. Ma anche questo veniva posposto e la sua urgenza veniva minimizzata di fronte alle esigenze di una sovranit\u00e0 nazionale in realt\u00e0 indebolita dalla globalizzazione e dai crescenti livelli del debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi finanziaria mondiale, innalzando drammaticamente e rapidamente la percezione che i mercati avevano del rischio, ha risvegliato brutalmente tutti gli attori da questa lunga, compiaciuta amnesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I deficit sull\u2019estero, quelli di bilancio e i livelli del debito pubblico dei paesi del secondo gruppo divenivano rapidamente insostenibili, non pi\u00f9 finanziati dall\u2019estero e in particolare dal resto dell\u2019Unione il cui governo appariva ormai in tutta la sua insufficienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa breve disamina delle origini della crisi nell\u2019area dell\u2019euro mostra come la risposta della politica economica non pu\u00f2 che essere composita: la politica monetaria svolge in essa un ruolo importante ma assolutamente non esclusivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La crisi e la politica monetaria della Bce<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una fase iniziale, epicentro della crisi fu la liquidit\u00e0, una quantit\u00e0 economica che la teoria aveva da molti anni trascurato, tanto improbabile appariva la sua mancanza. All\u2019indomani del collasso di Lehman Brothers, i mercati monetari smisero di funzionare. La liquidit\u00e0 necessaria alle banche per rifinanziare gli attivi in scadenza era divenuta improvvisamente molto scarsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, le banche si indebitano a breve o brevissimo termine nei confronti di risparmiatori con forte preferenza per disponibilit\u00e0 finanziarie immediate: per la \u201cliquidit\u00e0\u201d. Quando improvvisamente i risparmiatori si rifiutano di rinnovare i propri depositi presso le banche, queste cercano di interrompere il credito che danno all\u2019economia. Se ci\u00f2 non \u00e8 possibile a causa delle lunghe scadenze, per evitare l\u2019insolvenza le banche cercano di liquidare per prime quelle attivit\u00e0 nel proprio portafoglio che sono trattate sul mercato a prezzi di scambio noti e verificabili. Ma il disimpegno finanziario immediato da parte di molte istituzioni finanziarie non pu\u00f2 avvenire simultaneamente, se non in condizioni di grande sofferenza finanziaria generalizzata e, per le banche, al costo di pesanti perdite in conto capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I prezzi delle attivit\u00e0 cadono rapidamente. Si riduce il capitale bancario. Si prosciugano i mercati interbancari. L\u2019economia smarrisce il meccanismo indispensabile per la creazione del reddito e l\u2019allocazione delle risorse: l\u2019intermediazione del risparmio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una seconda fase, a partire dal 2011, fu la mancanza di credito agli emittenti sovrani pi\u00f9 vulnerabili che assunse un ruolo centrale nella crisi. Ad essa, i governi dell\u2019area dell\u2019euro risposero con azioni che, pur individualmente efficaci, rivelavano l\u2019insostenibilit\u00e0 politica di un\u2019Unione nella quale i paesi che pagano e quelli che ricevono sono sempre gli stessi: nell\u2019area dell\u2019euro, il debito sovrano non \u00e8 pi\u00f9 privo di rischio, ma dipende dal sovrano e dalla qualit\u00e0 delle sue politiche. Questo processo, di per s\u00e9 auspicabile, rivoluzionava la struttura del rischio su cui per anni si era fondato il funzionamento dei mercati finanziari europei e, in assenza di un governo complessivo dell\u2019Unione e della sua politica economica, si rifletteva in un\u2019abnorme crescita dei premi al rischio che raggiungevano dimensioni sistemiche: non pi\u00f9 fondate sul merito di credito di debitori pur fragili per le ragioni prima esposte, ma spiegabili solo con il manifestarsi di aspettative sulla fine dell\u2019euro che si autoalimentavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Premi al rischio e misure non convenzionali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma cosa sono i premi per il rischio? La remunerazione richiesta su un contratto finanziario a lunga scadenza deve essere almeno uguale a quella che si potrebbe avere su un contratto a breve termine che viene continuamente rinnovato fino a quella scadenza. Gli investitori a lungo termine richiedono un rendimento che stabilisca come minimo l\u2019equivalenza finanziaria fra le due strategie. Ma, in generale, l\u2019equivalenza non \u00e8 sufficiente. Il creditore pretende un compenso aggiuntivo per i rischi che corre nel non essere rimborsato rapidamente. Questi rischi sono di varia natura; a ciascuno di essi i mercati attribuiscono un prezzo: un premio al rischio. Il puro rischio di differimento temporale della disponibilit\u00e0 del capitale \u00e8 remunerato da un premio per il rischio a termine. Il rischio che il creditore si trovi costretto a una liquidazione anticipata dell\u2019investimento finanziario a scadenza protratta in condizioni di mercato penalizzanti \u00e8 remunerato da un premio per il rischio di liquidit\u00e0. Infine, al rischio che il debitore non faccia fronte ai propri obblighi di rimborso alla scadenza nei termini previsti dal contratto corrisponde un premio per il rischio di credito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In condizioni di profonda crisi finanziaria, tutti i premi al rischio aumentano \u2013 come ho detto \u2013 in misura abnorme, perch\u00e9 si esaurisce la disponibilit\u00e0 o la capacit\u00e0 degli operatori di mercato nel sostenerli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le misure straordinarie adottate dalle Banche centrali dei maggiori paesi nei cinque anni dall\u2019inizio della crisi finanziaria possono essere distinte sulla base del tipo di premio al rischio che hanno inteso correggere. Ad esempio, i programmi di acquisto di titoli pubblici su larga scala \u2013 quantitative easing \u2013 messi in atto dalla Federal reserve statunitense agiscono sul premio per il rischio a termine. Il loro obiettivo primario \u00e8 riassorbire la quantit\u00e0 di rischio a termine detenuta dall\u2019economia nel suo complesso e dunque comprimerne il prezzo, il premio corrispondente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un primo tempo la Bce ha adottato misure straordinarie orientate principalmente a ridimensionare il premio finanziario legato al rischio di liquidit\u00e0. Agli albori della crisi, all\u2019indomani del fallimento di Lehman Brothers nel 2008, il rischio di liquidit\u00e0 sul mercato interbancario minacciava alle fondamenta la struttura stessa del sistema dei pagamenti. Il rischio catastrofico si manifest\u00f2 in un\u2019abnorme rivalutazione del premio di liquidit\u00e0 sul credito tra operatori finanziari. In quelle condizioni, la Bce si sostitu\u00ec al mercato interbancario che aveva interrotto il proprio credito a breve e brevissimo termine alle banche. Da allora la Bce ha mutato il proprio strumento di assegnazione della liquidit\u00e0 alle banche, adottando un sistema di credito illimitato a tasso di interesse fisso (ossia Frfa, fixed rate full allotment). In tal modo la Bce ha permesso alle banche di rifinanziare le proprie attivit\u00e0 con il proprio credito piuttosto che attraverso svendite di attivit\u00e0 sul mercato. L\u2019insolvenza di istituzioni bancarie solide e solvibili \u00e8 stata evitata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare assicurazione alle banche che l\u2019accesso alla liquidit\u00e0 della Banca centrale si sarebbe prolungato su un orizzonte coerente con le loro esigenze di rifinanziamento di medio periodo, abbiamo esteso la durata del nostro credito: dai tre mesi standard di prima della crisi, a sei mesi dopo il cataclisma di Lehman Brothers, a un anno nella met\u00e0 del 2009 e, infine, a tre anni alla fine del 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla seconda met\u00e0 del 2011, abbiamo assistito all\u2019emergere di una nuova fonte di stress: quello che fu definito il rischio di \u201cridenominazione\u201d derivante dall\u2019eventualit\u00e0 dell\u2019uscita dall\u2019euro di un qualche paese o addirittura dal collasso della moneta unica. A questa eventualit\u00e0 si associava una particolare forma di premio al rischio di credito che nulla aveva a che fare con la valutazione del merito di solvibilit\u00e0 del debitore, ma che era invece dovuto ad attese immotivate di cedimento sistemico dell\u2019area dell\u2019euro. La Bce ha cos\u00ec lanciato il programma Omt (cio\u00e8 le Outright Monetary Transactions, ovvero Operazioni Monetarie Definitive ) un\u2019iniziativa di politica monetaria orientata all\u2019eliminazione del premio finanziario dovuto a tale specifico rischio sistemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Omt consiste nella possibilit\u00e0 da parte della Bce di acquisti sul mercato secondario di titoli di debito pubblico, con una durata residua fino a tre anni, nella misura necessaria per eliminare il rischio di \u201cridenominazione\u201d (cio\u00e8, quello legato alle aspettative sulla fine dell\u2019euro) dai mercati finanziari. I governi emittenti che ne chiedono l\u2019attivazione sottoscrivono con le autorit\u00e0 europee e, possibilmente, con il Fondo monetario internazionale, un programma di risanamento delle debolezze macroeconomiche e strutturali, Questa \u00e8 condizione necessaria ma non sufficiente perch\u00e8 la decisione, pienamente discrezionale, di avviare, continuare o sospendere l\u2019Omt spetta alla Bce. Inoltre la liquidit\u00e0 creata con tali acquisti verr\u00e0 riassorbita dalla Bce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizionalit\u00e0 collegata al programma sottoscritto dai governi con le autorit\u00e0 europee \u00e8 un elemento cruciale per poter preservare l\u2019indipendenza della politica monetaria. \u00c8 importante per dare alla Bce adeguata assicurazione che gli interventi a sostegno dei prezzi dei titoli del debitore sovrano non si tramutino in un sussidio finanziario a politiche nazionali insostenibili nel medio termine. Per fare un parallelo: cos\u00ec come il credito fornito alle controparti bancarie nelle operazioni di liquidit\u00e0 non pu\u00f2 essere n\u00e9 deve essere interpretato come un\u2019iniezione di capitale a banche in difficolt\u00e0, allo stesso modo, nel comprimere il premio per il \u201crischio di ridenominazione\u201d, la Bce non pu\u00f2 n\u00e9 intende fornire un sostegno finanziario ai governi che ripristini condizioni di solvibilit\u00e0 ove queste non siano gi\u00e0 verificate ex ante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In entrambi i casi, le politiche straordinarie della Bce trovavano il loro fondamento nella necessit\u00e0 di ripristinare il funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria, attraverso la iduzione del premio di liquidit\u00e0 prima, riduzione del premio per il rischio di ridenominazione in seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La diversit\u00e0 delle condizioni finanziarie nell\u2019area dell\u2019euro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso le due fasi della crisi \u2013 quella bancaria e quella del debito sovrano \u2013 il nostro sistema di provvista di liquidit\u00e0 si \u00e8 aggiustato elasticamente per rispondere alla domanda di sostegno espressa dalle banche pi\u00f9 intensamente sottoposte alla pressione dei mercati. Dapprima, tale domanda era diffusa in gran parte dell\u2019area dell\u2019euro. Nel 2008 e 2009 le banche individualmente pi\u00f9 esposte a settori e attivit\u00e0 in sofferenza subivano un ostracismo di mercato, che non dipendeva da dove fossero domiciliate. Poi, nella seconda fase della crisi, gli ostacoli all\u2019approvvigionamento di liquidit\u00e0 si sono andati concentrando territorialmente. Il settore bancario e il mercato finanziario dell\u2019area dell\u2019euro si sono via via fratturati lungo confini nazionali. Questi confini separano settori bancari che, indipendentemente dalla qualit\u00e0 intrinseca dei loro intermediari, sono considerati robusti, perch\u00e9 lo stato dove essi risiedono \u00e8 in grado di far fronte a una crisi bancaria, da quelli considerati fragili, dove i mercati ritengono che tale capacit\u00e0 non vi sia. Questi stessi confini separano quindi i paesi competitivi e con bilanci sani da quelli contraddistinti da fragilit\u00e0 di bilancio e incapacit\u00e0 di crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le misure decise della Bce (Frfa, Ltro, Omt, valutazione e scelta del collaterale, guida sulla permanenza del Frfa) hanno contribuito al superamento di gran parte della frammentazione che aveva caratterizzato la provvista del sistema bancario fino alla met\u00e0 del 2012. Oggi la dispersione nel tasso di crescita dei depositi bancari nei vari paesi dell\u2019area \u00e8 tornata ai livelli del 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progresso sul fronte del credito \u00e8 molto pi\u00f9 lento. Nel primo gruppo di paesi si osservano in generale condizioni di accesso al credito per imprese e famiglie normali o permissive. Nel secondo gruppo si osserva la permanenza, sia pure con intensit\u00e0 decrescente in alcuni paesi, di un restringimento del credito con tassi sui prestiti bancari al dettaglio molto pi\u00f9 alti di quelli praticati dalle banche che risiedono nei paesi del primo gruppo e con condizioni collaterali richieste per la concessione dei fidi pi\u00f9 esigenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019indagine sull\u2019accesso al credito delle piccole e medie imprese (Pmi) nell\u2019area dell\u2019euro appena pubblicata dalla Bce fotografa bene lo stato difficile di questo settore cos\u00ec vitale per l\u2019economia dell\u2019area. Fra i motivi di preoccupazione pi\u00f9 rilevanti citati dalle Pmi intervistate, l\u2019accesso al credito \u00e8 secondo solo alla difficolt\u00e0 nel trovare clienti per i propri prodotti. L\u2019esistenza di ostacoli al finanziamento (legati, cio\u00e8, al rifiuto di concessione di credito) persiste ed \u00e8 uno dei maggiori fattori di eterogeneit\u00e0 fra i paesi dell\u2019area, anche se non si limita ai soli paesi sotto stress. Accanto a Grecia, Irlanda e Spagna, infatti, tali ostacoli sono segnalati in misura importante da Pmi operanti nei Paesi Bassi (circa il 45 per cento delle imprese rilevate). Un risultato, questo, che riflette la considerevole eterogeneit\u00e0 delle condizioni di prestito, come anche emerge dalla pi\u00f9 recente indagine sul credito bancario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa frammentazione \u00e8 tanto pi\u00f9 gravosa in un\u2019economia, come quella dell\u2019area dell\u2019euro, dove l\u2019intermediazione finanziaria \u00e8 fondata sulle banche per 3\/4 almeno dei finanziamenti alle imprese . Ed \u00e8 tanto pi\u00f9 penalizzante per quelle imprese, spesso di piccole e medie dimensioni, che dipendono in misura pi\u00f9 rilevante dal sistema bancario. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente grave se si pensa che tale comparto d\u00e0 lavoro a circa 2\/3 dei lavoratori nell\u2019area dell\u2019euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ragioni per cui le banche non prestano sono: mancanza di provvista, investimenti alternativi, mancanza di capitale, avversione al rischio. La Bce ha fatto moltissimo sui primi due fronti assicurando liquidit\u00e0 e riducendo il premio al rischio di ridenominazione sui titoli di stato. Non pu\u00f2 sussidiare i governi comprando titoli di stato. Non pu\u00f2 sussidiare gli azionisti delle banche, evitando la pulizia dei loro bilanci con le necessarie ricapitalizzazioni. Poco pu\u00f2 fare direttamente per ridurre l\u2019avversione al rischio che frena i prestiti bancari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri sistemi finanziari \u00e8 il mercato dei capitali che convoglia gran parte del credito all\u2019economia: le attivit\u00e0 finanziarie sono scambiate in base a prezzi noti e verificabili e spesso sono oggetto di rating: la Banca centrale che volesse provare a ridurre un premio del rischio su queste attivit\u00e0 non incontra grandi difficolt\u00e0 operative nel farlo. Nell\u2019area dell\u2019euro lo spazio del mercato dei capitali \u00e8 molto pi\u00f9 ridotto: la Banca centrale che volesse intervenire dovrebbe acquistare dal sistema bancario i prestiti che esso fa all\u2019economia, prestiti per cui non esiste un mercato se non in dimensioni moltolimitate. Un compito complesso, anche senza considerare il contesto istituzionale con diciassette paesi in cui questo intervento dovrebbe aver luogo.<br \/> Ma anche su questo fronte la Bce ha attivato una serie di misure. Da tempo alle banche \u00e8 permesso offrire come collaterale per i finanziamenti che esse contraggono dalla Bce i prestiti ai loro clienti. N\u00e9 dobbiamo sottovalutare l\u2019efficacia della politica monetaria tradizionale, quando le condizioni generali cambiano: com\u2019\u00e8 noto, nella sua ultima riunione, il Consiglio direttivo della Bce ha portato il tasso di interesse allo 0,50 per cento, minimo storico, dopo otto mesi in cui questo era rimasto invariato allo 0,75 per cento. Ci\u00f2 per l\u2019estendersi della debolezza macroeconomica a regioni dell\u2019area dell\u2019euro nelle quali la trasmissione della politica monetaria non era mai stata in discussione, ma anche per l\u2019apparire di alcuni lievi segni di riduzione della frammentazione sul fronte del credito in alcuni dei paesi sotto stress nell\u2019area. La politica monetaria continuer\u00e0 a essere accomodante. Abbiamo confermato che la disponibilit\u00e0 di liquidit\u00e0 in misura illimitata a tasso fisso continuer\u00e0 almeno fino a met\u00e0 del 2014. Poi abbiamo una facility sui depositi, per cui le banche possono ridepositare il denaro presso la Bce. Il Consiglio dei governatori ha deciso per la prima volta di guardare in maniera aperta alla possibilit\u00e0 di ridurre i tassi di interesse sulla facility dei depositi, al di sotto dello zero, cio\u00e8 in territorio negativo. Ci sono molte complicazioni, ci sono molte conseguenze di cui tenere conto, e il Consiglio dei governatori ha deciso di studiare queste conseguenze in modo da essere pronto ad agire se fosse necessario. Inoltre guarderemo a tutti i dati che arrivano sull\u2019economia dell\u2019area dell\u2019euro nelle prossime settimane e se necessario siamo pronti ad agire ulteriormente. Ancora, sulla frammentazione, mi si permetta di ricordare alcuni dati lievemente incoraggianti sul fronte dei prestiti. La situazione continua a essere tesa, ma il grado di tensione sembra diminuire in alcuni paesi \u2013 per quanto riguarda la disponibilit\u00e0 dei mutui e in generale gli ostacoli ai finanziamenti che le imprese incontrano, quindi il loro costo, l\u2019ammontare che spesso non viene dato integralmente: bene, su tutti questi fronti, pur restando la situazione tesa, sembra ci sia un minore grado di restrizione in alcuni paesi, tra cui l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tale proposito, efficaci potrebbero essere anche interventi nazionali, peraltro gi\u00e0 collaudati in alcuni paesi, con la partecipazione di governi, banche pubbliche e agenzie di sviluppo. La Bce ha avviato con la Bei e con la Commissione europea iniziative mirate a ridurre la frammentazione del credito nell\u2019area dell\u2019euro. Non va dimenticato lo straordinario progresso su questo fronte che \u00e8 stato compiuto dal Consiglio europeo con l\u2019unificazione dei sistemi di vigilanza nazionali in un meccanismo europeo la cui gestione \u00e8 stata affidata alla Bce e con la creazione di un Meccanismo europeo per la risoluzione delle banche. Sono queste le iniziative pi\u00f9 efficaci per interrompere quell\u2019identificazione tra banca e debito sovrano che \u00e8 alla base dell\u2019attuale frammentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non dimentichiamo che oggi la crescita \u00e8 pi\u00f9 debole in alcuni paesi che in altri, non solo perch\u00e9 il credito \u00e8 scarso; era pi\u00f9 debole anche prima della crisi, nonostante una crescita spesso tumultuosa della spesa pubblica, perch\u00e9 non si erano volute affrontare fragilit\u00e0 strutturali, di cui oggi, dopo la crisi, sentiamo tutto il peso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riforme strutturali per ricominciare a crescere e per una societ\u00e0 pi\u00f9 solidale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le riforme mirano a sciogliere i nodi che imbrigliano la capacit\u00e0 competitiva e soffocano la crescita. Un\u2019efficace promozione e tutela della concorrenza, un adeguato grado di flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro che sia ben distribuito tra generazioni, una burocrazia pubblica che non sia di ostacolo alla crescita, un capitale umano adatto alle sfide poste dalla competizione globale, un ambiente migliore sono fronti su cui, malgrado progressi recenti, non poco resta ancora da fare, sia pure in misura diversa nei singoli paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le politiche di bilancio devono essere mantenute su sentieri sostenibili, al di l\u00e0 delle oscillazioni cicliche. Senza questo presupposto non vi \u00e8 crescita duratura possibile. Specialmente per i paesi con livelli di debito pubblico strutturalmente alti, quindi non temporaneamente elevati a causa della crisi attuale, ci\u00f2 significa non tornare indietro dagli obiettivi gi\u00e0 raggiunti. Non si dimentichi che, in un contesto istituzionale in cui la solvibilit\u00e0 degli stati sovrani non \u00e8 pi\u00f9 un fatto acquisito e la governance dell\u2019Unione \u00e8 ancora incompleta, la mancanza di credibilit\u00e0 della finanza pubblica di un paese sitraduce rapidamente in separazione delle banche di quel paese dal resto del mercato finanziario dell\u2019euro e in mancanza di credito per il settore privato di quel paese: \u00e8 l\u2019esperienza che stiamo vivendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre per\u00f2 mitigare gli effetti inevitabilmente recessivi del consolidamento di bilancio con una sua composizione che privilegi le riduzioni di spesa pubblica corrente e quelle delle tasse, specialmente in un contesto come quello europeo dove la tassazione \u00e8 gi\u00e0 elevata in qualunque confronto internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 indubbio che una crescita duratura sia condizione essenziale per ridurre la disoccupazione, in particolare quella giovanile. In alcuni paesi europei questa ha raggiunto livelli che incrinano la fiducia in dignitose prospettive di vita e che rischiano di innescare forme di protesta estreme e distruttive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crescita del prodotto \u00e8 stata una condizione essenziale per l\u2019affermazione del modello sociale europeo. Lo straordinario sviluppo economico nella cosiddetta \u201cGolden Age\u201d \u2013 cio\u00e8 nei trent\u2019anni che sono seguiti alla Seconda guerra mondiale \u2013 ha consentito un forte miglioramento delle condizioni di benessere materiale di larga parte della popolazione in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo, questo benessere ha rafforzato il processo di crescita. Sono state poste allora le basi in Europa dei moderni sistemi di welfare, volti alla protezione degli individui dal rischio che la disoccupazione, la malattia o la vecchiaia si tramutassero in una caduta dei loro standard di vita. E\u2019 anche grazie a questi strumenti che la crisi finanziaria e la recessione non hanno avuto gli effetti socialmente devastanti della Grande Depressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti anni fa Rudi Dornbusch diceva, esagerando, che gli Europei erano cos\u00ec ricchi che potevano permettersi di pagare chiunque perch\u00e9 non lavorasse. Non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, ma non vogliamo perdere la solidariet\u00e0 che ispir\u00f2 quel modello in tempi tanto diversi. Per questo oggi dobbiamo adeguare quel modello ai mutamenti richiesti dalle dinamiche demografiche e dal nuovo contesto competitivo globale. Occorre farlo per diminuire la disoccupazione giovanile, per aumentare i consumi, per preservare l\u2019essenza stessa del welfare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra dimensione della sostenibilit\u00e0 della crescita, nel contesto europeo, su cui voglio attirare la vostra attenzione oggi \u00e8 quella della distribuzione del reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quasi vent\u2019anni, \u00e8 in atto una tendenza alla concentrazione dei redditi delle famiglie in Europa che penalizza i pi\u00f9 deboli, come testimoniano le statistiche pubblicate dall\u2019Eurostat. Una pi\u00f9 equa partecipazione ai frutti della produzione della ricchezza nazionale contribuisce a diffondere la cultura del risparmio e, dunque, della compartecipazione. Sentirsi parte integrante della nazione e cointeressati alle sue sorti economiche aumenta la coesione sociale e incentiva comportamenti economici individuali che conducono, nell\u2019aggregato, al successo economico della collettivit\u00e0. Vi sono vari strumenti che i governi possono utilizzare per perseguire questo obiettivo ma prima di tutto la coesione sociale va ricercata rimuovendo le barriere che limitano le opportunit\u00e0 degli individui di perseguire i loro progetti, che ne fanno dipendere i percorsi di vita dalle origini familiari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019eliminazione delle posizioni di rendita, le riforme strutturali assumono un significato pi\u00f9 ampio di quello di mero strumento per la crescita. Stimolando l\u2019inclusione di tutti gli individui nel processo produttivo, fanno s\u00ec che il perseguimento di una pi\u00f9 equa ripartizione dei redditi non sia solo compito dell\u2019azione redistributiva pubblica. In questo senso, le riforme mirano a coniugare le potenzialit\u00e0 individuali con la crescita dell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, in una prospettiva che non pu\u00f2 essere lontana, le virt\u00f9 nazionali \u2013 pur indispensabili per rafforzare la solidariet\u00e0 fra gli stati membri lungo il cammino \u2013 sono condizione necessaria ma non sufficiente a rendere l\u2019Europa un traguardo sentito come proprio da tutti i suoi cittadini. Saranno necessarie, anche riforme che riducano ulteriormente le barriere tra i singoli stati membri, in particolare quelle allo sviluppo di un singolo mercato europeo del lavoro e che affermino un criterio di solidariet\u00e0 condiviso, come \u00e8 stato proposto di recente nel cosiddetto Rapporto dei quattro presidenti. Costruire con passione e con rigore un futuro comune in cui le condizioni per la crescitasiano pi\u00f9 favorevoli, in cui i cittadini sentano valorizzate pienamente le proprie capacit\u00e0, in cui il benessere individuale sia coniugato con quello collettivo. Per raggiungere questo obiettivo siamo tutti impegnati oggi, ciascuno nell\u2019ambito del proprio mandato.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le origini della crisi nell\u2019area dell\u2019euro Fino a qualche anno fa la politica monetaria era considerata una disciplina da manuale, quasi una tecnica per coscienziosi esperti di applicazioni computazionali. Nel periodo della cosiddetta \u201cGrande moderazione\u201d, cio\u00e8 fra la met\u00e0 degli anni \u201980 e l\u2019inizio della crisi finanziaria globale, l\u2019inflazione era stata ricondotta sotto controllo. 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