{"id":86,"date":"2013-05-07T12:06:34","date_gmt":"2013-05-07T10:06:34","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/le-imprese-di-senso-sono-luoghi-d-educazione\/"},"modified":"2013-05-07T12:06:34","modified_gmt":"2013-05-07T10:06:34","slug":"le-imprese-di-senso-sono-luoghi-d-educazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/le-imprese-di-senso-sono-luoghi-d-educazione\/","title":{"rendered":"Le imprese di senso sono luoghi d&#8217;educazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ci interroghiamo continuamente su come stiano mutando, in quest&#8217;epoca di profondo cambiamento, le competenze richieste a leader e manager, professional e tecnici. Ci chiediamo se e come sia possibile aggiornare il <em>set <\/em>di competenze che fanno la differenza, quelle su cui organizzazioni e imprese hanno <em>performato<\/em>, quelle su cui soprattutto potranno continuare a costruire il loro successo. E&#8217; un dibattito che va ben oltre l&#8217;angusto territorio delle organizzazioni e dell&#8217;economia, investe in profondit\u00e0 la societ\u00e0, anche noi stessi.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando c&#8217;interroghiamo proviamo molte fragilit\u00e0, le scopriamo talvolta come nuove, quasi ci risvegliassimo dal torpore creato da inconsapevolezza e orgogliosa testardaggine; trovano spesso nutrimento nel disagio dello stare <em>insieme<\/em>, del condividere con gli altri spazi sociali e organizzativi. Anche per questo, ci sentiamo un po&#8217; tutti precari, in bilico sulle onde sollevate dalle numerose discontinuit\u00e0 culturali, tecnologiche e scientifiche che viviamo. Con affanno, cos\u00ec, ricerchiamo strumenti per non cadere, qualche appiglio cui aggrappare l&#8217;inquietudine di fondo che ci \u00e8 compagna. Uno scritto di Salvatore Natoli (<em>L&#8217;educazione alla felicit\u00e0<\/em>, Aliberti Editore, 2012) descrive efficacemente la sua pi\u00f9 profonda radice: &#8220;Nella storia del mondo i legami di comunit\u00e0 si sono sempre pi\u00f9 rotti perch\u00e9 le istanze della soggettivit\u00e0 sono cresciute e, con esse, sono cresciute le libert\u00e0; ma un fatto \u00e8 la promozione delle libert\u00e0 senza la distruzione della comunit\u00e0, un altro la promozione delle libert\u00e0 con la distruzione della comunit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, all&#8217;origine c&#8217;\u00e8 sempre la dialettica tra unicit\u00e0 e molteplicit\u00e0 che lungo la storia, anche quella delle imprese, percorre strade conosciute, a volte persino scontate, altre invece pi\u00f9 impervie in cui si procede tentoni. Come scavare in questa inadeguatezza personale e organizzativa? Come sostenere la ricerca affannosa di uno stare bene e del sentirsi al posto giusto? Quali saperi occorrono, quale formazione \u00e8 utile alle persone e organizzazioni contemporanee? Anche qui ritroviamo quel dialogo, talvolta &#8220;scontro&#8221;, altre volte &#8220;incontro&#8221;, tra la prospettiva personale e quella organizzativa. Viene riproposta dalla filosofia di fondo dell&#8217;impresa e dei suoi decisori, dalle politiche, programmi e investimenti sul lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendendo a prestito le illuminanti riflessioni proposte da Gian Piero Quaglino (<em>La scuola della vita<\/em>, Raffaello Cortina Editore, 2011) possiamo dire che la formazione e i suoi interventi traggono origine per lo pi\u00f9 da circostanze esterne, come possono essere le finalit\u00e0 di migliorare competenze e capacit\u00e0, ovvero la necessit\u00e0 di innovare pratiche e modi di agire. Possono scaturire per\u00f2 anche da bisogni interiori, con l&#8217;obiettivo questa volta di diventare uno &#8220;spazio riservato ed esclusivo, appartato e privilegiato&#8221; in cui dare <em>forma al s\u00e9<\/em>. Non sono pi\u00f9 sufficienti le prime due tipologie di formazione per aiutare persone e organizzazioni (se mai lo sono state) a interpretare il &#8220;mestiere di vivere&#8221; anche negli affari. Non basta da sola quella che si propone come &#8220;luogo dell&#8217;esposizione del sapere&#8221; fatta d&#8217;insegnamento, didattica, aule ed esercitazioni; n\u00e9 pu\u00f2 colmare il senso di inadeguatezza la seconda formazione che Quaglino chiama &#8220;luogo della elaborazione della conoscenza&#8221;, quella meno conosciuta e che rinuncia ad insegnare per sperimentare l&#8217;apprendimento che si costruisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo convinti che per mettere mano al <em>set <\/em>di competenze utili in questa contemporaneit\u00e0 dai confini mobili e sfuggenti occorre una <em>terza formazione <\/em>che partadai nostri bisogni, dalla unicit\u00e0 e irripetibilit\u00e0 di ciascuno. Le architetture di apprendimento &#8211; abbiamo documentato in un recente scritto a pi\u00f9 voci (Amicucci F., Gabrielli G., a cura di, <em>Boundaryless learning<\/em>, FrancoAngeli, 2013) &#8211; diventano porose, come richiede il riconoscimento della diversit\u00e0; complesse, per valorizzare le innovazioni della scienza e della tecnologia; inclusive, per ospitare e sollecitare l&#8217;espressione del s\u00e9 di ciascun individuo. Diventano anche senza confini, per testimoniare che la formazione \u00e8 un cammino in cui s&#8217;incontrano persone: con qualcuna ti fermi a parlare, altre le saluti pigramente da lontano, qualcuna cerchi di evitarla prendendo un viottolo scosceso e nascosto, altre ancora se le incontri e non sei distratto ti cambiano la vita e il percorso che avevi in mente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La formazione che ci serve \u00e8 un luogo composito di voci che non si sovrastano, non urlano, non prevaricano. Un luogo innanzi tutto che consente a ciascuno di tirar fuori la propria voce. John Keating, il professore de <em>L&#8217;attimo fuggente <\/em>interpretato da Robin Williams, sollecitava cos\u00ec i suoi allievi: &#8220;Figlioli dovete combattere per trovare la vostra voce, pi\u00f9 tardi cominciate a farlo, pi\u00f9 grosso \u00e8 il rischio di non trovarla affatto&#8221;. Le imprese e i suoi leader possono fare molto in questa direzione. Possono riappropriarsi dell&#8217;idea che anche le organizzazioni &#8211; almeno nella prospettiva che condividiamo &#8211; sono luoghi di educazione e benessere ancor prima di strumenti e combinazioni di risorse per realizzare profitti. Le imprese sarebbero molto pi\u00f9 sensate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(*) Gabriele Gabrielli, Universit\u00e0 LUISS Guido Carli, Presidente Fondazione Lavoroperlapersona<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci interroghiamo continuamente su come stiano mutando, in quest&#8217;epoca di profondo cambiamento, le competenze richieste a leader e manager, professional e tecnici. 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