{"id":870,"date":"2014-12-16T12:00:39","date_gmt":"2014-12-16T11:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/l-italia-fotografata-dal-censis\/"},"modified":"2014-12-16T12:00:39","modified_gmt":"2014-12-16T11:00:39","slug":"l-italia-fotografata-dal-censis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/l-italia-fotografata-dal-censis\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia fotografata dal Censis"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il 5 dicembre 2014 il Censis ha presentato il 48\u00b0 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese. Scrivere queste note alcuni giorni dopo l\u2019evento ci ha permesso anche la lettura dei capitoli iniziali e di quelli sulle tematiche pi\u00f9 vicine all\u2019attivit\u00e0 di Nuovi Lavori, consentendoci l\u2019estrapolazione di tutti i dati, per noi rilevanti, che in genere non vengono affrontati in una presentazione. Anche quest\u2019anno, infatti, hanno prevalso in quella sede le immagini forti delle analisi, delle tendenze e dei processi in atto nella societ\u00e0 italiana: \u201cIl Paese delle sette giare\u201d, \u201cUna societ\u00e0 satura dal capitale inagito\u201d, \u201cRischio deflazione delle aspettative\u201d, \u201cL\u2019attendismo cinico delle famiglie liquide\u201d e cos\u00ec via. Andiamo con ordine, nella lettura della fotografia 2014 dell\u2019Italia, tra gli innumerevoli percorsi e dati che il poderoso volume ci offre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiamo dalle \u201cConsiderazioni generali\u201d del Rapporto.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo una societ\u00e0 liquida in un sistema liquido. Senza cultura e ordine sistemico, i singoli soggetti si sentono abbandonati in una obbligata solitudine: vale per l\u2019imprenditore come per la famiglia.\u00a0 E si fa strada un fatalismo cinico. Dice il Rapporto del Censis: \u201d La profonda crisi della cultura sistemica induce a una ulteriore propensione della nostra societ\u00e0 a vivere in orizzontale. Interessi e comportamenti individuali e collettivi si aggregano in mondi non dialoganti. Non comunicando in verticale, restano mondi che vivono in se stessi e di se stessi. L&#8217;attuale realt\u00e0 italiana si pu\u00f2 definire come una \u00absociet\u00e0 delle sette giare\u00bb, cio\u00e8 contenitori caratterizzati da una ricca potenza interna, mondi in cui le dinamiche pi\u00f9 significative avvengono all&#8217;interno del loro parallelo sobollire, ma senza processi esterni di scambio e di dialettica. Le sette giare sono: i poteri sovranazionali, la politica nazionale, le sedi istituzionali, le minoranze vitali, la gente del quotidiano, il sommerso, il mondo della comunicazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il Rapporto le sette giare \u201cvanno connesse tramite una crescita della politica come funzione di rispecchiamento e orientamento della societ\u00e0, come arte di guida e non coazione di comando, riprendendo la sua funzione di promotore dell&#8217;interesse collettivo, se si vuole evitare che la dinamica tutta interna alle sette giare porti a una perdita di energia collettiva, a una inerte accettazione dell&#8217;esistente, al consolidamento della deflazione che stiamo attraversando. Una deflazione economica, ma anche delle aspettative individuali e collettive, della mobilit\u00e0 verticale individuale e di gruppo, della rappresentanza degli interessi, della capacit\u00e0 di governo ordinario (malgrado la proliferazione decretizia di tipo verticistico)\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitolo \u00abLa societ\u00e0 italiana al 2014\u00bb \u00e8 intitolato: \u201cUna societ\u00e0 satura dal capitale inagito, rischio deflazione delle aspettative\u201d e ha come sottotitoli: \u201cDesideri sospesi per famiglie e imprese. Contante, soldi fermi sui conti correnti e ri-sommersione nel nero come strategie adattative di fronte all&#8217;incertezza. Investimenti ai minimi dal dopoguerra, ma crescono patrimonio e liquidit\u00e0 delle imprese che ce l&#8217;hanno fatta. \u00c8 l&#8217;Italia del \u00abbado solo a me stesso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la paura della crisi, e convinti che il grosso della crisi sia alle spalle, tra gli italiani prevale l&#8217;incertezza. Quindi le famiglie incrementano i contanti e i depositi bancari. A giugno 2014 questa liquidit\u00e0 \u00e8 cresciuta fino a 1.219 miliardi di euro. Si risparmia perch\u00e9 si ha paura di imprevisti, tipo la perdita del lavoro o una malattia, o perch\u00e9 c\u2019\u00e8 voglia di sentirsi le spalle coperte. Si vogliono tenere i soldi vicini per ogni evenienza. La gestione del contante \u00e8 una risposta all&#8217;incertezza; ma il contante vuol dire anche informale, nero, sommerso, reddito non tassato. In Italia si continua a pensare che per riuscire nella vita servano le conoscenze giuste o il provenire da una famiglia benestante; solo il 7% pensa all&#8217;intelligenza come fattore per l&#8217;ascesa sociale ed \u00e8 il valore pi\u00f9 basso in tutta l&#8217;U. E..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2008 si \u00e8 registrata una flessione degli investimenti di circa un quarto. Si sono ridotti gli investimenti in hardware, costruzioni, mezzi di trasporto, macchinari e attrezzature. Dal 2007 al 2013 la mancata spesa per investimenti\u00a0 \u00e8 stata superiore a 333 miliardi di euro. L&#8217;incidenza degli investimenti fissi lordi sul Pil si \u00e8 ridotta al 17,8%: il minimo dal dopoguerra (16,4% nel 1947, 17,3% nel 1948, poi 19,1% nel 1949). Ma questa flessione delle spese produttive, dovuta alla recessione e alle aspettative negative, non ha voluto dire un analogo peggioramento dei conti delle imprese che hanno tenuto. Dal 2008 a oggi il margine operativo lordo delle imprese \u00e8 rimasto elevato,\u00a0 il patrimonio netto delle imprese \u00e8 aumentato, come le risorse liquide disponibili, passate dai 238 miliardi di euro del 2008 ai 279 miliardi del 2013 (+17,3%). Il grande capitalismo familiare italiano appare declinante, mentre cresce il microcapitalismo di territorio. Nel primo semestre del 2014 le esportazioni degli oltre 100 distretti industriali\u00a0 sono cresciute quasi 4 volte in pi\u00f9 di quelle dell&#8217;export manifatturiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si dissipa il capitale umano, che non riesce a diventare energia lavorativa; siamo cio\u00e8 un paese dal capitale inagito che non utilizza i propri talenti. Ai 3 milioni di disoccupati vanno aggiunti 1,8 milioni di inattivi scoraggiati e 3 milioni di persone disponibili a lavorare, anche se non cercano attivamente un impiego. Sono quasi 8 milioni di persone: un enorme capitale umano non utilizzato. I giovani tra 15 e 34 anni sono il 50,9% dei disoccupati totali, e i NEET (15-29 anni) crescono da\u00a0 1.832.000 nel 2007 a 2.415.000 nel 2013. Va poi aggiunto il capitale umano sottoutilizzato rappresentato dai 2.500.000 occupati part time involontari ( dato del 2013, raddoppiati rispetto al 2007) e dagli occupati in CIG (1,2 milioni di ore, equivalenti a 240.000 lavoratori sottoutilizzati.\u00a0 Il capitale umano sottoinquadrato, detto anche fenomeno dell\u2019overeducation (lavoratori con posizioni per le quali sarebbe sufficiente un titolo di studio inferiore a quello posseduto), riguarda pi\u00f9 di 4 milioni, il 19,5% dei lavoratori occupati. Tra di essi anche i laureati in scienze economiche e statistiche e anche un ingegnere su tre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitale inagito riguarda anche il patrimonio culturale del paese che viene messo a valore per una parte molto esigua. Paesi con minore patrimonio del nostro (Regno Unito, Francia, Germania, ecc.)\u00a0 hanno quasi tutti, mediamente il doppio degli occupati e del valore aggiunto e conoscono anche, a differenza nostra, un forte sviluppo del settore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La estraneit\u00e0 dei soggetti alle dinamiche di sistema risalta nel rapporto con i media digitali personali. A fronte del 63,5% di italiani che utilizzano internet, gli utenti dei social network sono il 49% della popolazione e arrivano all&#8217;80% tra i pi\u00f9 giovani di 14-29 anni. Delle 4,7 ore al giorno trascorse mediamente dagli italiani sul web, 2 ore sono dedicate ai social network. E il numero di chi accede a internet tramite telefono cellulare in un giorno medio (7,4 milioni di persone) \u00e8 ormai pi\u00f9 alto di quanti accedono solo da pc (5,3 milioni) o da entrambi (7,2 milioni). \u201cLa pratica diffusa del selfie \u00e8 l&#8217;evidenza fenomenologica della concezione dei media come specchi introflessi in cui riflettersi narcisisticamente, piuttosto che strumenti attraverso i quali scoprire il mondo e relazionarsi con l&#8217;altro da s\u00e9\u201d. \u201cNon \u00e8 contraddittorio quindi il dato che emerge da una rilevazione del Censis secondo cui la solitudine \u00e8 oggi una componente strutturale della vita delle persone: il 47% degli italiani dichiara di rimanere solo durante il giorno per una media quotidiana di solitudine pari a 5 ore e 10 minuti. \u00c8 come se ogni italiano vivesse in media 78 giorni di isolamento in un anno, senza la presenza fisica di alcuna altra persona\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a 86 decreti approvati dal Consiglio dei ministri dal 2011 ad oggi, il Censis parla della \u201ctrappola della promessa che non si traduce in processi reali (amministrativi, economici, sociali), il ricorso alla decretazione, l&#8217;aggiramento da parte della politica dei corpi intermedi e il parlare direttamente ai cittadini non hanno per\u00f2 portato al decollo dello sviluppo e dell&#8217;occupazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni della crisi si sono ampliate le disuguaglianze sociali, il ceto medio si \u00e8 indebolito, le opportunit\u00e0 di integrazione sono diminuite. Ed \u00e8 grave lo slittamento verso il basso delle grandi citt\u00e0 del Sud.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli immigrati imprenditori continuano a mostrare segnali di vitalit\u00e0, soprattutto nel commercio e nell&#8217;artigianato.\u00a0 Nei sette anni della crisi, le imprese con titolare extracomunitario sono aumentate del 31,4%, mentre quelle gestite da italiani sono diminuite del 10%.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima della crisi gli investimenti diretti esteri si erano attestati su un livello superiore ai 30 miliardi di euro all&#8217;anno. Nel 2013 sono stati pari a 12,4 miliardi. \u00c8 diminuita la nostra capacit\u00e0 di attrarre capitali stranieri per quegli investimenti che potrebbero rilanciare la crescita e favorire l&#8217;occupazione. Pesa lo svantaggio competitivo rappresentato dalle lungaggini delle procedure autorizzative per ottenere permessi e concessioni, e da quelle della giustizia civile quando si tratta di far valere un contratto commerciale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli italiani si fidano poco dei poteri europei. Il nostro Paese pesa per il 12% in termini di popolazione sul totale dell&#8217;Unione a 28 Stati, ma nella mappa delle principali istituzioni europee gli italiani che oggi occupano posizioni di vertice sono 178 su 2.242 (l&#8217;8% del totale). Su 700 lobby attive in ambito finanziario a Bruxelles, pi\u00f9 di 140 sono riconducibili al Regno Unito, mentre solo 30 organizzazioni sono italiane, a dimostrazione della nostra scarsa capacit\u00e0 di incidere nelle sedi strategiche di decisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;interesse suscitato all&#8217;estero dall&#8217;Italia, sebbene non adeguatamente sfruttato, non conosce crisi. Siamo la quinta destinazione turistica al mondo, con 186,1 milioni di presenze turistiche straniere nel 2013 e 20,7 miliardi di euro spesi (+6,8% rispetto al 2012). L&#8217;export delle 4 A del made in Italy (alimentari, abbigliamento, arredo-casa e automazione) \u00e8 aumentato del 30,1% tra il 2009 e il 2013.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successo di cibo e vini italiani nel mondo \u00e8 uno degli indicatori pi\u00f9 significativi del fortissimo appeal del nostro stile di vita. L&#8217;Italian food, inteso come \u201crapporto con il territorio, autenticit\u00e0, qualit\u00e0, sostenibilit\u00e0, \u00e8 uno straordinario ambasciatore del nostro Paese nel mondo globalizzato\u201d. Il made in Italy agroalimentare \u00e8 una delle componenti pi\u00f9 dinamiche dell&#8217;export: 27,4 miliardi di euro nel 2013, con un aumento del 26,9% rispetto al 2007.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Capitolo \u201cLavoro, professionalit\u00e0, rappresentanze\u201d del Rapporto si esamina il tema dell\u2019occupazione e di come esso rivesta un dato di debolezza e di emergenza ormai permanente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una costante consolidata nei vari paesi europei \u00e8 che pi\u00f9 \u00e8 alto il tasso di occupazione, pi\u00f9 \u00e8 alta la quota dei contratti part time e dei contratti a tempo determinato. Da noi, nel 2013, il tasso di occupazione ha toccato il 59,8%, con il part time a quota 17,9% e i contratti a termine al 13,2% del totale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi anni di crisi molte aziende hanno avviato processi di ristrutturazione, cambiando l\u2019organizzazione aziendale, assumendo nuove professionalit\u00e0 e riqualificando il personale. Si sono rivisti i processi di lavoro, gli orari, il sistema di valutazione e i meccanismi premiali, con l\u2019obiettivo di rimettere il lavoro in movimento, ripartendo dal valore delle competenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche tra i giovani cresce l\u2019intenzione di crearsi il lavoro, in particolare partendo dalle maggiori opportunit\u00e0 favorite dalle nuove tecnologie: il 22% ha avviato una start up o intende seriamente farlo nei prossimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima riforma delle pensioni ha prodotto dal 2011 ad oggi questo risultato: + 19,1% di occupati over 50 e &#8211; 11,5% di occupati di chi ha un\u2019et\u00e0 inferiore ai 50 anni. Tra gli inattivi over 50 (17 milioni) ben 14 milioni si dichiarano indisponibili al lavoro Circa 700.000 over 50 (di cui pi\u00f9 della met\u00e0 donne) non cercano lavoro, ma sarebbero disponibili a lavorare a certe condizioni, per potere integrare il reddito o affrontare spese impreviste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre ieri le identit\u00e0 lavorative erano nette, con profili tipo operaio, impiegato, professionista, ecc., oggi sono sempre pi\u00f9 ibride con identit\u00e0 e aree di lavoro che interessano ormai circa 3,4 milioni di occupati (15,1%) fatti di temporanei, intermittenti, collaboratori, finte partite Iva e pestatori d\u2019opera occasionale. Tra gli occupati di 15-24 anni la quota di ibridi supera la maggioranza con il 50,7%. Aumentano anche i tempi di non lavoro, con entrate e uscite dall\u2019attivit\u00e0 lavorativa. Il lavoro diventa una somma di esperienze, spesso intermittenti che non danno pi\u00f9 percorsi di identit\u00e0 professionale. Conseguentemente anche i soggetti di rappresentanza\u00a0 vanno in crisi di identit\u00e0, perch\u00e9 svuotati di ruolo e perch\u00e9 incapaci di portare a unico modello di riferimento realt\u00e0 sociali sempre pi\u00f9 complesse e poliedriche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Capitolo \u201cI soggetti economici dello sviluppo\u201d \u00e8 il manifatturiero italiano ad essere messo sotto esame.\u00a0 Tra il 2008 e la fine del 2014 sono chiuse pi\u00f9 di 47.000 aziende manifatturiere (l\u20198% del totale). Questa tendenza non \u00e8 finita: anche nel 2014 infatti la chiusure sono state 5.700 (-1,1%). Nonostante questa situazione l\u2019export ha risultati molto positivi. In particolare i distretti produttivi hanno avuto incrementi importanti (+ 4,2% nel 1\u00b0 semestre 2014) e nella prima parte del 2014 i valori dell\u2019export distrettuale sono stati superiori a 42 miliardi di \u20ac, i pi\u00f9 elevati di sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 2009 e la prima met\u00e0 del 2014 la nostra quota sul commercio mondiale \u00e8 scesa dal 3,6% al 2,8%, ma stiamo risalendo sul versante export. Siamo l\u2019undicesimo paese esportatore a livello mondiale e al quarto tra i paesi UE; a molti prodotti made in Italy viene associata la caratteristica di qualit\u00e0 e questa diventa la nuova strada per la competizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Censis esegue una radiografia territoriale delle imprese che evidenzia le strade che esse hanno intrapreso per uscire dalla crisi e per svilupparsi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; investire in conoscenza e innovazione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; creare reti manifatturiere pi\u00f9 capillari e la diffusione di nuove competenze utili contro la crisi;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; attuare una commistione tra industria e servizi avanzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Rapporto individua nella \u201cwhite economy\u201d &#8211;\u00a0 l\u2019insieme di servizi, prodotti e professionalit\u00e0 dedicate alla salute e al benessere delle persone &#8211; una nuova opportunit\u00e0 per il sistema paese. Gi\u00e0 oggi questo sistema (servizi di cura, diagnostica, farmaci, ricerca in campo medico e farmacologico, tecnologie biomedicali, assistenza a malati, disabili e anziani) che fattura 186 miliardi di \u20ac all\u2019anno, con 2,7 milioni di lavoratori occupati, fa prevedere una forte crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2013 le spese complessive degli italiani sono su livelli inferiori a quelli dei primi anni 2000. Anche per il 2014 i consumi hanno registrato una variazione negativa, sia nel primo che nel secondo trimestre (-3,6% e &#8211; 2,9%). Dal 2010 tutte le voci sono in negativo, tranne quelle per la telefonia e le comunicazioni.\u00a0 Le famiglie cercano di ridurre gli sprechi, spendere meglio e risparmiare: infatti se per ipotesi esse disponessero di risorse pi\u00f9 elevate, nel 77% dei casi le metterebbero da parte, vanificando in tal modo ogni effetto sulla propensione al consumo.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 5 dicembre 2014 il Censis ha presentato il 48\u00b0 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese. 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