{"id":929,"date":"2015-02-17T06:00:11","date_gmt":"2015-02-17T05:00:11","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/tendenze-dell-autonomiatributaria-degli-entiterritoriali\/"},"modified":"2022-07-04T18:38:28","modified_gmt":"2022-07-04T16:38:28","slug":"tendenze-dell-autonomiatributaria-degli-entiterritoriali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/tendenze-dell-autonomiatributaria-degli-entiterritoriali\/","title":{"rendered":"Tendenze dell\u2019autonomia tributaria degli enti territoriali"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Elemento centrale del processo di riforma dei rapporti finanziari tra i livelli di governo, iniziato negli anni \u201990 e proseguito con la riforma costituzionale del 2001 e la legge delega del 2009, \u00e8 il superamento di un modello di pressoch\u00e9 totale centralizzazione del prelievo tributario con l\u2019attribuzione agli enti territoriali di spazi di autonomia nell\u2019attivazione e nella gestione dei tributi\u00a0 decentrati.\u00a0 L\u2019obiettivo\u00a0 era\u00a0 innanzi\u00a0 tutto\u00a0 di\u00a0 rafforzare\u00a0 l\u2019<em>a<\/em><em>c<\/em><em>c<\/em><em>o<\/em><em>un<\/em><em>ta<\/em><em>b<\/em><em>ility\u00a0<\/em>degli amministratori locali nei confronti dei propri cittadini, garantendo agli enti territoriali un complesso di risorse finanziarie relativamente stabile in relazione alle funzioni da svolgere e riconoscendo spazi di variazione dei tributi al margine sufficienti ad assicurare l\u2019equilibrio dei bilanci e ad offrire servizi aggiuntivi rispetto agli standard statali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In condizioni ideali una riforma di questa portata avrebbe richiesto una stabilit\u00e0 di fondo della finanza pubblica che, soprattutto negli anni pi\u00f9 recenti, certamente \u00e8 mancata. Di fatto, la precariet\u00e0 del contesto generale della finanza pubblica si \u00e8 sovrapposta al processo di riforma, condizionando e limitando l\u2019autonomia fiscale locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa audizione intende offrire un contributo a questa linea di riflessione. Innanzitutto verranno richiamati sinteticamente i risultati e le mancate realizzazioni della riforma del federalismo fiscale in tema di fiscalit\u00e0 regionale e comunale (quella provinciale non viene qui trattata) e come questo quadro sia stato investito dagli interventi \u201cfuori delega\u201d, soprattutto in materia di tributi municipali, in gran parte finalizzati alla correzione dei conti pubblici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si\u00a0 guarder\u00e0\u00a0 poi\u00a0 ai\u00a0 principali\u00a0 tributi\u00a0 a\u00a0 livello\u00a0 comunale\u00a0 (ICI\/IMU\u00a0 e\u00a0 addizionale\u00a0 comunale all\u2019IRPEF)\u00a0 e\u00a0 regionale\u00a0 (IRAP\u00a0 e\u00a0 addizionale\u00a0 regionale\u00a0 all\u2019IRPEF)\u00a0 per\u00a0 illustrare\u00a0 gli\u00a0 spazi\u00a0 di autonomia territoriale che la normativa riconosce attualmente su questi tributi, quali siano state le scelte effettive degli enti decentrati in tema di variazioni di aliquota e agevolazioni negli anni recenti e quali siano infine gli spazi di autonomia fiscale ancora disponibili.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si concluder\u00e0 tentando un\u2019interpretazione delle manovre di comuni e regioni alla luce delle variazioni di risorse finanziarie complessivamente disponibili a questi livelli di governo (come risultato delle riduzioni dei trasferimenti erariali e dell\u2019operare del patto di stabilit\u00e0 interno) nonch\u00e9 della incompleta realizzazione di una componente fondamentale del sistema di finanziamento decentrato qual \u00e8 il sistema dei trasferimenti perequativi.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>R<\/strong><strong>i<\/strong><strong>s<\/strong><strong>ul<\/strong><strong>t<\/strong><strong>a<\/strong><strong>ti <\/strong><strong>e<\/strong><strong> car<\/strong><strong>e<\/strong><strong>nz<\/strong><strong>e <\/strong><strong>d<\/strong><strong>ell<\/strong><strong>a<\/strong><strong> rifor<\/strong><strong>ma <\/strong><strong>de<\/strong><strong>l <\/strong><strong>fe<\/strong><strong>derali<\/strong><strong>smo <\/strong><strong>fiscal<\/strong><strong>e<\/strong><strong> i<\/strong><strong>n <\/strong><strong>am<\/strong><strong>bi<\/strong><strong>to<\/strong><strong> tribu<\/strong><strong>t<\/strong><strong>ari<\/strong><strong>o<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un blocco della riforma del federalismo fiscale rimasto in gran parte incompiuto per mancanza dei provvedimenti attuativi e per gli eventi connessi con la crisi dei debiti sovrani \u00e8 quello del riassetto tributario delle regioni a statuto ordinario. L\u2019operazione di \u201cfiscalizzazione\u201d dei trasferimenti\u00a0 statali\u00a0 prevista\u00a0 nel\u00a0 decreto\u00a0 legislativo\u00a0 68\/2011,\u00a0 nel\u00a0 caso\u00a0 dei\u00a0 trasferimenti\u00a0 a favore delle regioni non si \u00e8 mai realizzata. Il decreto che avrebbe dovuto individuare i trasferimenti statali da sopprimere non \u00e8 stato adottato anche perch\u00e9 tali trasferimenti sono stati oggetto delle manovre di taglio succedutisi negli ultimi anni (dal d.l. n. 78\/2010 in poi). Conseguentemente\u00a0 non\u00a0 \u00e8\u00a0 stata\u00a0 rideterminata\u00a0 l\u2019aliquota\u00a0 base\u00a0 dell\u2019addizionale\u00a0 regionale all\u2019IRPEF &#8211; con speculare arretramento delle aliquote statali &#8211; che avrebbe dovuto realizzare appunto la fiscalizzazione, garantendo un gettito equivalente ai trasferimenti cancellati. A decorrere dal 2013 si sarebbe dovuta anche individuare la compartecipazione al gettito IVA sufficiente da un lato ad assicurare, insieme a IRAP e addizionale IRPEF, il finanziamento delle funzioni relative ai livelli essenziali delle prestazioni (Lep) ai fabbisogni standard in almeno una regione (quella dove il divario tra i fabbisogni da finanziare e la capacit\u00e0 fiscale \u00e8 minore) e, dall\u2019altro, ad alimentare trasferimenti perequativi a favore di tutte le altre regioni tali da garantire anche a esse il pieno finanziamento dei fabbisogni standard.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019applicazione delle misure volte a rafforzare l\u2019autonomia tributaria delle regioni in tema di addizionale all\u2019IRPEF (introduzione di detrazioni per carichi di famiglia e ad incentivo di forma di sussidiariet\u00e0 orizzontale), fissata inizialmente al 2013, \u00e8 stata progressivamente rinviata\u00a0 al\u00a0 2015.\u00a0 Infine\u00a0 pressoch\u00e9\u00a0 non\u00a0 ancora\u00a0 avviata\u00a0 \u00e8\u00a0 poi\u00a0 la\u00a0 costruzione\u00a0 delle\u00a0 varie componenti del sistema perequativo regionale che avrebbe dovuto applicarsi gi\u00e0 dal 2013. Manca la ricognizione dei Lep che le regioni oggi effettivamente garantiscono e dei relativi costi nei settori di intervento pubblico diversi dalla sanit\u00e0 (assistenza, istruzione, trasporti pubblici locali per la parte in conto capitale), operazione prodromica alla determinazione dei corrispondenti fabbisogni standard. Manca la valutazione della capacit\u00e0 fiscale standard su IRAP e addizionale regionale all\u2019IRPEF cos\u00ec come il disegno del fondo perequativo regionale nelle sue due componenti, quella per le funzioni essenziali (basata sui fabbisogni standard) e quella per le restanti funzioni (basata invece sulle capacit\u00e0 fiscali).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto a questa sostanziale inerzia della riforma del federalismo fiscale sul fronte dei tributi regionali,\u00a0 numerosi\u00a0 sono\u00a0 stati\u00a0 gli\u00a0 interventi\u00a0 del\u00a0 governo\u00a0 centrale\u00a0 sull\u2019IRAP,\u00a0 la\u00a0 principale imposta derivata di competenza regionale. L\u2019obiettivo della riduzione del cuneo fiscale sull\u2019impiego del lavoro ha portato a una progressiva esclusione dalla sua base imponibile di componenti del costo del lavoro, a partire dai contributi previdenziali e arrivando con la legge di stabilit\u00e0 2015 alla deducibilit\u00e0 integrale del costo del lavoro a tempo indeterminato. Si tratta di interventi che, indipendentemente dalle altre considerazioni di merito, incidono sulla sua funzionalit\u00e0 come tributo decentrato, riducendo gli spazi effettivi di autonomia regionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel caso del sistema tributario dei comuni la riforma del federalismo fiscale di per s\u00e9 non ha avuto risultati realmente innovativi. Il decreto legislativo n. 23\/2011 ha confermato nella sostanza il \u201cmenu\u201d dei principali tributi gi\u00e0 disponibili alle autonomie locali. Per buona parte la riforma si \u00e8 esaurita in un\u2019operazione di fiscalizzazione dei trasferimenti statali attraverso un ampliamento delle compartecipazioni ai tributi erariali o un innalzamento delle aliquote base dei tributi locali derivati dalla legislazione statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Limitati sono stati invece gli interventi sulla struttura dei tributi propri (al di l\u00e0 dei cambiamenti di nome) e gli ampliamenti dei margini di autonomia effettivamente riconosciuti agli enti locali. Nel complesso il nuovo assetto dei tributi locali uscito dall\u2019attuazione della legge delega sul federalismo fiscale non ha comportato significativi progressi sul piano della semplificazione del sistema tributario locale e nazionale e non ha dato maggiore trasparenza al prelievo locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo impianto sono poi intervenute le misure (decreti n. 98, 138 e 201 del 2011 e legge di stabilit\u00e0 per il 2013) adottati in materia di fisco municipale a partire dalla fine del 2011, e in particolare la nuova disciplina dell\u2019IMU, anticipata in \u201cvia sperimentale\u201d al 2012 dal decreto Salva-Italia. Si \u00e8 trattato di misure assunte al di fuori dello schema di attuazione della riforma del federalismo fiscale, fortemente condizionate dall\u2019emergenza economico-finanziaria e dal conseguente sforzo di consolidamento dei conti pubblici che doveva necessariamente coinvolgere anche gli enti locali. L\u2019ampliamento della base imponibile (con inclusione dell\u2019abitazione principale) e la completa \u201ccentralizzazione\u201d dei maggiori gettiti mediante una \u201ccompartecipazione verso l\u2019alto\u201d e il taglio dei trasferimenti erariali erogati ai comuni a titolo di fondo perequativo confermano come gli interventi sull\u2019IMU abbiano perseguito obiettivi di consolidamento di bilancio del\u2019intera pubblica amministrazione. Nel disegno del decreto Salva- Italia l\u2019IMU \u00e8 stata, insieme all\u2019inasprimento dell\u2019IVA, la componente di gran lunga pi\u00f9 importante dell\u2019aumento del prelievo richiesto dall\u2019aggiustamento dei conti pubblici e della (parziale) svalutazione fiscale realizzata attraverso la riduzione dell\u2019IRAP gravante sul costo del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 ben noto, l\u2019assetto dell\u2019IMU uscito dal decreto Salva-Italia si \u00e8 rivelato tuttavia assai precario. Da un lato, la necessit\u00e0 di separare in modo pi\u00f9 riconoscibile e trasparente la componente statale dell\u2019IMU da quella comunale ha portato alla cancellazione della riserva statale inizialmente prevista e all\u2019attribuzione allo Stato del gettito ad aliquota standard derivante da una tipologia specifica di immobili (quelli ad uso produttivo del gruppo catastale D). Dall\u2019altro, la questione dell\u2019esenzione o meno dell\u2019abitazione principale, che ha monopolizzato per lungo tempo il dibattito politico sui temi fiscali, si \u00e8 risolto in un rincorrersi di interventi che lasciano un quadro complessivo della fiscalit\u00e0 immobiliare probabilmente non ancora assestato. Dapprima la cancellazione nel 2013 dell\u2019IMU sull\u2019abitazione principale, con il venir meno di uno dei principi fondamentali del federalismo fiscale quale \u00e8 quello della corrispondenza\u00a0 tra\u00a0 soggetti\u00a0 beneficiari\u00a0 dei\u00a0 servizi\u00a0 e\u00a0 contribuenti,\u00a0 e\u00a0 poi\u00a0 il\u00a0 suo\u00a0 recupero attraverso l\u2019introduzione nel 2014 della TASI e il suo affiancamento all\u2019IMU.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le s<\/strong><strong>cel<\/strong><strong>te <\/strong><strong>d<\/strong><strong>i <\/strong><strong>co<\/strong><strong>mu<\/strong><strong>n<\/strong><strong>i <\/strong><strong>e<\/strong><strong> region<\/strong><strong>i<\/strong><strong> i<\/strong><strong>n <\/strong><strong>mat<\/strong><strong>eri<\/strong><strong>a<\/strong><strong> d<\/strong><strong>i <\/strong><strong>a<\/strong><strong>u<\/strong><strong>t<\/strong><strong>ono<\/strong><strong>m<\/strong><strong>i<\/strong><strong>a<\/strong><strong> tribu<\/strong><strong>t<\/strong><strong>ari<\/strong><strong>a<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire da questo quadro generale pu\u00f2 essere interessante analizzare, sulla base delle evidenze quantitative disponibili, le scelte di autonomia tributaria effettivamente realizzate da comuni e regioni negli anni pi\u00f9 recenti,\u00a0 quelli di attuazione delle riforma del federalismo fiscale. Si vuole in tal modo verificare quali leve di autonomia impositiva siano state attivate dai vari enti diversamente caratterizzati e in quale misura, e se esistano, alla luce della normativa attuale (vedi Appendice 1), ancora spazi disponibili di gettito aggiuntivo. L\u2019indagine \u00e8 circoscritta ai principali tributi assegnati ai comuni (ICI\/IMU e addizionale comunale all\u2019IRPEF) e regionale (IRAP e addizionale regionale all\u2019IRPEF).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3<\/em><em>.1 \u00a0 \u00a0<\/em><em> L<\/em><em>e <\/em><em>s<\/em><em>ce<\/em><em>l<\/em><em>te<\/em><em> d<\/em><em>ei c<\/em><em>o<\/em><em>mu<\/em><em>n<\/em><em>i<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si consideri innanzitutto l\u2019addizionale comunale all\u2019IRPEF. La figura 1 mostra come le scelte dei comuni siano molto eterogenee per quanto riguarda il disegno del tributo (aliquota unica per tutti i contribuenti, previsione di un\u2019esenzione per i redditi bassi, progressivit\u00e0 per scaglioni) e soprattutto\u00a0 il\u00a0 livello\u00a0 della\/e\u00a0 aliquota\/e\u00a0 applicata\/e.\u00a0 In\u00a0 termini\u00a0 di\u00a0 confronti\u00a0 intertemporali, risulta evidente la tendenza dei comuni ad affidarsi in misura crescente a strutture pi\u00f9 sofisticate di prelievo (soglie di esenzione o progressivit\u00e0 per scaglioni) a scapito dell\u2019aliquota unica e ad applicare pi\u00f9 diffusamente l\u2019aliquota massima dello 0,8%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tabella 1 guarda alle manovre attuate dai comuni sull\u2019addizionale IRPEF ma questa volta in termini\u00a0 di\u00a0 incrementi\u00a0 di\u00a0 gettito\u00a0 potenziali\u00a0 residui,\u00a0 non\u00a0 ancora\u00a0 utilizzati\u00a0 dagli\u00a0 interventi deliberati nei vari anni. Nel 2014 il 15,9% dei comuni ha esaurito gli spazi di sforzo fiscale. Questa percentuale equivale al 18,5% in termini di popolazione residente. Inoltre il 14,5% dei comuni \u2013 a cui corrisponde il 39,8% della popolazione italiana \u2013 se intende aumentare i gettiti, dovrebbe farlo accrescendo il prelievo sui redditi pi\u00f9 bassi (dato che quelli pi\u00f9 elevati sono gi\u00f9 tassati all\u2019aliquota massima), con conseguenti costi politici assai gravosi. Peraltro la quota dei comuni (e delle popolazioni residenti) che non hanno pi\u00f9 spazi di aumento del gettito sull\u2019addizionale all\u2019IRPEF, o hanno spazi di prelievo sui redditi pi\u00f9 bassi, cresce significativamente nel corso del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le figure 2, 3 e 4 scompongono i dati aggregati ora illustrati sullo sforzo fiscale residuo rispettivamente per aree territoriali, dimensione demografica e livello delle risorse finanziarie comunali pro-capite. Guardando agli spazi residui di incremento di gettito ripartiti per aree regionali \u00e8 molto evidente la separazione tra i comuni localizzati nelle regioni a statuto speciale (in cui i margini di incremento sono mediamente molto elevati) e quelli localizzati nelle regioni a statuto ordinario (in cui invece gli spazi di sforzo fiscale restanti sono molto pi\u00f9 limitati) mentre non emerge con chiarezza alcuna correlazione con la ripartizione nord-sud. Passando dai comuni pi\u00f9 piccoli a quelli maggiori per dimensione demografica le possibilit\u00e0 di accrescere i gettiti sembrano ridursi significativamente, o quanto meno sono collegate a interventi gravosi in termini di praticabilit\u00e0 politica (tassazione pi\u00f9 pesante sui redditi pi\u00f9 bassi). Infine appare chiaro che gli spazi di sforzo fiscale residuo sono inversamente correlati con il livello di risorse complessive pro-capite del comune (i comuni pi\u00f9 \u201cpoveri\u201d esercitano maggiore sforzo fiscale dei pi\u00f9 \u201cricchi\u201d), il che riflette la mancanza di un sistema di attribuzione delle risorse finanziarie (via tagli ai trasferimenti) che abbia contenuti perequativi, cio\u00e8 sia calibrato sulle differenze nelle capacit\u00e0 fiscali tra i diversi comuni.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando all\u2019ICI\/IMU, la figura 5 illustra le scelte di aliquota applicate dai comuni distintamente sull\u2019\u201dabitazione principale\u201d e sugli \u201caltri immobili\u201d (ICI per il 2011, IMU per il 2012-13). Anche qui, come per l\u2019addizionale comunale sull\u2019IRPEF, l\u2019immagine complessiva \u00e8 di una forte eterogeneit\u00e0\u00a0 nelle\u00a0 scelte\u00a0 dei\u00a0 comuni\u00a0 (tra\u00a0 coloro\u00a0 che\u00a0 non\u00a0 applicano\u00a0 alcun\u00a0 incremento\u00a0 di aliquota rispetto a quella base, o addirittura prevedono agevolazioni, e coloro che fissano l\u2019aliquota al di sopra dello standard nazionale). Le maggiorazioni di aliquota sono applicate pi\u00f9 frequentemente\u00a0 nel\u00a0 caso\u00a0 degli\u00a0 \u201caltri\u00a0 immobili\u201d\u00a0 piuttosto\u00a0 che\u00a0 nel\u00a0 caso\u00a0 dell\u2019abitazione principale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 sopra per l\u2019addizionale comunale all\u2019IRPEF, la tabella 2 valuta i margini residui di aumento dei gettiti che possono derivare dalle manovre su ICI (per quanto riguarda l\u2019aliquota ordinaria) e IMU negli anni considerati. Nel passaggio dall\u2019ICI (2011) all\u2019IMU (2012 e 2013) \u00e8 evidente un cambiamento strutturale: la riforma ha comportato un ampliamento degli spazi di autonomia riconosciuti ai comuni sulla tassazione immobiliare (allargamento della base imponibile, margini di variazione delle aliquote anche sull\u2019abitazione principale) con il risultato di\u00a0 conferire\u00a0 loro\u00a0 un\u00a0 potenziale\u00a0 di\u00a0 gettito\u00a0 aggiuntivo\u00a0 rispetto\u00a0 a\u00a0 quello,\u00a0 in\u00a0 gran\u00a0 parte\u00a0 gi\u00e0 sfruttato, previsto precedentemente dall\u2019ICI<span>1<\/span>. La tabella 2 mostra chiaramente gli effetti sulle scelte dei comuni di questo riaggiustamento degli spazi di sforzo fiscale (con solo riferimento agli \u201caltri immobili\u201d in quanto l\u2019\u201dabitazione principale\u201d era esentata dall\u2019ICI): il grado di autonomia ancora non sfruttato, che era quasi esaurito con l\u2019ICI (il 30,2% nella media dei comuni e il 17,8% nella media della base imponibile), cresce sensibilmente con la nuova IMU 2012 (71,9% nella media deicomunie 38,7% nella media della base imponibile)\u00a02. La\u00a0tabella mostra poi come in un solo anno dopo l\u2019introduzione dell\u2019IMU, tra il 2012 e il 2013, il gettito residuo \u00a0 si \u00a0 sia \u00a0 ridotto \u00a0 fortemente, \u00a0 soprattutto \u00a0 per \u00a0 gli \u00a0 \u201caltri \u00a0 immobili\u201d, \u00a0 come \u00a0 effetto dell\u2019ulteriore utilizzo di leva fiscale deliberato per quell\u2019anno dai comuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le figure 6, 7 e 8 scompongono lo sforzo fiscale residuo sull\u2019IMU 2013 (limitatamente agli \u201caltri immobili\u201d) rispettivamente per aree territoriali, dimensione demografica e livello di risorse finanziarie comunali pro-capite. Come gi\u00e0 per l\u2019addizionale comunale all\u2019IRPEF, gli spazi residui di\u00a0 incremento\u00a0 di\u00a0 gettito\u00a0 sono molto\u00a0 ampi\u00a0 per\u00a0 i\u00a0 comuni\u00a0 localizzati\u00a0 nelle\u00a0 regioni\u00a0 a\u00a0 statuto speciale (con l\u2019eccezione della Sicilia) e pi\u00f9 contenuti per i comuni localizzati nelle regioni a statuto ordinario. Anche in questo caso non emerge con chiarezza alcuna correlazione con la ripartizione nord-sud. La distribuzione dello sforzo fiscale residuo per comuni con differente popolazione indica in modo assai netto che le potenzialit\u00e0 di gettito decrescono quasi monotonicamente con la dimensione demografica, con i comuni pi\u00f9 grandi che hanno gi\u00e0 esaurito tutti gli spazi di incremento nel prelievo per quanto riguarda l\u2019IMU altri immobili. Infine i comuni meno dotati di risorse finanziarie hanno fatto ricorso maggiormente alla leva fiscale mostrando dunque spazi di sforzo fiscale residuo pi\u00f9 limitati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3<\/em><em>.2 \u00a0 \u00a0<\/em><em> L<\/em><em>e <\/em><em>s<\/em><em>ce<\/em><em>l<\/em><em>te<\/em><em> d<\/em><em>elle<\/em><em> r<\/em><em>eg<\/em><em>i<\/em><em>o<\/em><em>n<\/em><em>i<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tabella 3 illustra le manovre adottate negli anni pi\u00f9 recenti dalle regioni sulle aliquote<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">dell\u2019addizionale regionale all\u2019IRPEF. In un quadro generale caratterizzato da una forte eterogeneit\u00e0 nelle scelte regionali, due profili strutturali emergono con chiarezza. Da un lato, le regioni che hanno adottato l\u2019aliquota massima prevista nei vari anni, sia secondo un regime di aliquota unica sia attraverso un sistema di progressivit\u00e0, sono state quasi sempre soltanto le regioni soggette a piani di rientro sanitari, secondo quanto imposto dalle norme. Si tratta di regioni del centro-sud a cui si \u00e8 aggiunto di recente il Piemonte. Dall\u2019altro, \u00e8 evidente una separazione netta tra le scelte delle regioni a statuto speciale e quelle delle regioni a statuto ordinario, dove le prime (ad eccezione della Sicilia, in piano di rientro sanitario) applicano aliquote sempre pi\u00f9 basse rispetto alle seconde. In alcuni casi le regioni a statuto speciale hanno previsto, grazie alla loro speciale autonomia, aliquote super-ridotte sugli scaglioni di reddito\u00a0 bassi.\u00a0 Per\u00a0 il\u00a0 resto,\u00a0 le\u00a0 regioni\u00a0 del\u00a0 centro-nord\u00a0 hanno\u00a0 tutte\u00a0 sfruttato\u00a0 il\u00a0 margine\u00a0 di aumento di 0,5 punti salvaguardando gli scaglioni di reddito pi\u00f9 bassi con aumenti differenziati secondo criteri di progressivit\u00e0, applicati in alcuni casi per classi e in altri per scaglioni3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardando \u00a0 all\u2019evoluzione \u00a0 temporale \u00a0 delle \u00a0 manovre \u00a0 regionali \u00a0 sull\u2019addizionale \u00a0 IRPEF \u00a0 va ricordato che la possibilit\u00e0 di incrementare le aliquote \u00e8 stata ripristinata soltanto nel 2012 (per cui fino a quell\u2019anno le variazioni di aliquota sono riconducibili soltanto all\u2019ingresso di alcune regioni nei piani di rientro sanitario e all\u2019incremento dell\u2019aliquota standard disposto dalla\u00a0 legge\u00a0 statale\u00a0 a\u00a0 decorrere\u00a0 dal\u00a0 2011,\u00a0 con\u00a0 corrispondente\u00a0 riduzione\u00a0 dei\u00a0 trasferimenti erariali). Nel 2012 e 2013 gli interventi regionali sono stati assai limitati, con aumenti contenuti delle aliquote applicate. Nel 2014 invece alcune regioni (Piemonte, Umbria, Lazio, Molise, Basilicata) hanno deliberato incrementi pi\u00f9 significativi del prelievo. Si tratta di manovre che sono presumibilmente da porre in relazione con la contestuale entrata in vigore del pi\u00f9 ampio margine di manovrabilit\u00e0 dell\u2019aliquota, che passa nel 2014 da 0,5% a 1,1% (a cui consegue l\u2019obbligo per le regioni in piano di rientro di adeguare le aliquote ai nuovi massimi), con la modifica dei vincoli del patto di stabilit\u00e0 interno a decorrere dal 2015, modulati non pi\u00f9 in termini di tetto di spesa ma in termini di saldo di bilancio, nonch\u00e9 con la significativa riduzione dei trasferimenti erariali prevista dalla legge di stabilit\u00e0 2015 a decorrere da tale esercizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro complessivo che emerge sulle manovre regionali sull\u2019IRAP (tabella 4) \u00e8 molto simile a quanto ora illustrato sull\u2019addizionale regionale IRPEF, con una ancor maggiore stabilit\u00e0 delle aliquote generali applicate nel corso degli anni<span>4<\/span>. Anche in questo caso le regioni a statuto speciale fissano aliquote basse (salvo ancora la Sicilia, in piano di rientro sanitario), con in testa Bolzano e, dal 2013, la Sardegna, che ha applicato una riduzione drastica dell&#8217;aliquota. Le regioni con le aliquote pi\u00f9 alte sono quelle in deficit sanitario, tenute ad applicare le aliquote massime (4,82%) o maggiorate (4,92% <span>5<\/span>), mitigate da esenzioni e agevolazioni settoriali, di portata ampia in alcuni casi (Sicilia) o del tutto assente in altri (Calabria). Le altre regioni a statuto ordinario evidenziano una certa inerzia a intervenire sulle aliquote, anche se si nota un crescente utilizzo della facolt\u00e0 di modulare le agevolazioni specifiche, per particolari territori, settori produttivi, tipologie di imprese, fattispecie di natura sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tabella 5 e 6 riportano i gettiti corrispondenti alle manovre regionali rispettivamente sull\u2019addizionale IRPEF e sull\u2019IRAP per le diverse regioni negli anni pi\u00f9 recenti. A partire da questi dati, le tabelle 7 e 8 illustrano, analogamente a quanto gi\u00e0 discusso per i comuni, i margini residui di incremento dei gettiti non ancora utilizzati dagli interventi deliberati nei vari anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur nell\u2019ambito di una diversificazione tra regioni che rispecchia l\u2019eterogeneit\u00e0 dei regimi adottati a livello territoriale, e con l\u2019ovvia eccezione delle regioni in piano di rientro sanitario, \u00e8 evidente che esistono ancora ampi spazi di incremento di gettito non ancora sfruttati, e ci\u00f2 accade in misura maggiore per l\u2019IRAP (media nazionale 72% nel 2013) che per l\u2019addizionale regionale sull\u2019IRPEF(media nazionale 38% nel 2013).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E<\/strong><strong>le<\/strong><strong>me<\/strong><strong>n<\/strong><strong>ti<\/strong><strong> pe<\/strong><strong>r<\/strong><strong> un\u2019in<\/strong><strong>terpret<\/strong><strong>azion<\/strong><strong>e<\/strong><strong> dell<\/strong><strong>e <\/strong><strong>scel<\/strong><strong>te<\/strong><strong> degl<\/strong><strong>i<\/strong><strong> ent<\/strong><strong>i <\/strong><strong>te<\/strong><strong>rri<\/strong><strong>t<\/strong><strong>orial<\/strong><strong>i<\/strong><strong> i<\/strong><strong>n <\/strong><strong>tema<\/strong><strong> d<\/strong><strong>i<\/strong><strong> autono<\/strong><strong>m<\/strong><strong>i<\/strong><strong>a t<\/strong><strong>ribu<\/strong><strong>t<\/strong><strong>ari<\/strong><strong>a<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come accennato nell\u2019introduzione, il percorso di attuazione della delega sul federalismo fiscale \u00e8 stato perturbato dall\u2019introduzione delle misure di natura emergenziale di consolidamento dei conti\u00a0 pubblici\u00a0 che\u00a0 hanno\u00a0 ampiamente\u00a0 coinvolto\u00a0 l\u2019assetto\u00a0 della\u00a0 finanza\u00a0 decentrata.\u00a0 In particolare, nel caso dei comuni, gli interventi che hanno significativamente ridotto la capacit\u00e0 di spesa degli enti (da un lato tagli dei trasferimenti non compensati da dotazioni di imposte standard\u00a0 e,\u00a0 dal\u2019altro,\u00a0 inasprimenti\u00a0 degli\u00a0 obiettivi\u00a0 del\u00a0 patto\u00a0 di\u00a0 stabilit\u00e0\u00a0 interno)\u00a0 sono\u00a0 stati disposti in combinazione con la ridefinizione dei margini di autonomia impositiva degli enti, soprattutto per quanto riguarda il versante dell\u2019imposizione patrimoniale (passaggio dall\u2019ICI all\u2019IMU).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tabella 9 ricostruisce, per il periodo 2010-2013, la dotazione complessiva di risorse dei comuni in termini di trasferimenti statali e gettiti tributari (ICI, IMU e addizionale energia elettrica) al netto degli obiettivi di patto di stabilit\u00e0 interno ed evidenziando l\u2019evoluzione dello sforzo fiscale complessivo<span>6<\/span>. Nel periodo considerato le risorse \u201cstandard\u201d (al netto cio\u00e8 dei maggiori gettiti derivanti dallo sforzo fiscale su IMU e addizionale comunale all\u2019IRPEF) si riducono di circa 9,7 miliardi, a fronte di uno sforzo fiscale aggiuntivo di circa 5,2 miliardi, di cui 1 miliardo di maggiore addizionale IRPEF e 4,2 di IMU. In altri termini, a livello di comparto, l\u2019esercizio dell\u2019autonomia tributaria ha permesso agli enti di recuperare circa il 54% della perdita\u00a0 della capacit\u00e0 di spesa\u00a0 subita nel triennio. Pi\u00f9 in particolare, lo\u00a0 sforzo\u00a0 fiscale\u00a0 pi\u00f9&#8217; consistente \u00e8 stato esercitato nel 2012, per un ammontare complessivo superiore al 100% dei tagli subiti nell\u2019anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 ovviamente possibile stabilire un legame causale tra riduzione delle risorse ed esercizio dello sforzo fiscale, anche perch\u00e9, a livello di singolo ente, si riscontra nel periodo considerato un\u2019ampia variabilit\u00e0 del rapporto sforzo fiscale\/riduzione delle risorse (figura 10). Se per circa 1\/3 degli enti lo sforzo fiscale esercitato attraverso IMU e addizionale comunale sull\u2019IRPEF ha infatti superato le minori risorse, per oltre la met\u00e0 degli enti lo sforzo esercitato \u00e8 risultato meno della met\u00e0 della contrazione delle risorse; per circa un 10% degli enti infine l\u2019andamento dello sforzo fiscale \u00e8 risultato in controtendenza rispetto alla variazione delle risorse standard. Peraltro, questa eterogeneit\u00e0 nelle risposte date dai comuni, con le loro scelte sulle aliquote, alle variazioni delle risorse \u201cstandard\u201d conferma una volta di pi\u00f9 la necessit\u00e0 e l\u2019urgenza di introdurre un sistema di finanziamento degli enti locali chiaramente basato sui criteri perequativi dei fabbisogni standard e delle capacit\u00e0 standard che fornisca un parametro di valutazione dello sforzo fiscale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dunque da una semplice analisi descrittiva dei dati aggregati come quella qui presentata non si pu\u00f2 concludere che necessariamente la riduzione delle risorse abbia spinto allo sforzo fiscale, \u00e8 certo che diversi elementi ulteriori, tra cui l\u2019andamento della progressione dell\u2019utilizzazione dello sforzo fiscale a disposizione (molto pi\u00f9 accelerato rispetto a quanto accaduto per l\u2019ICI, cfr. figura 9) e alcuni risultati di analisi econometriche condotte a livello micro7 suggeriscono un ruolo rilevante della compressione delle risorse nell\u2019esercizio dell\u2019autonomia favore dei comuni in questi ultimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ambito regionale, al contrario, l\u2019analisi dei dati non evidenzia alcun legame tra interventi di consolidamento\u00a0 dei\u00a0 conti\u00a0 pubblici\u00a0 e\u00a0 manovre\u00a0 regionali\u00a0 su\u00a0 IRAP\u00a0 e\u00a0 addizionale\u00a0 regionale all\u2019IRPEF: le regioni, al di fuori degli incrementi di prelievo imposti dalla normativa nazionale per i territori in piano di rientro sanitario, sono state sostanzialmente inerti, almeno sul piano degli incrementi di gettito, nel manovrare le leve fiscali loro riconosciute. Una motivazione di questo diverso comportamento tra comuni e regioni nell\u2019utilizzo dell\u2019autonomia tributaria risiede presumibilmente nei vincoli sulla spesa per le funzioni extra-sanitarie previsti per le regioni dal patto di stabilit\u00e0 interno, in vigenza dei quali molte regioni non avrebbero avuto spazi finanziari per l\u2019utilizzo del gettito aggiuntivo conseguibile dalle loro manovre. E tuttavia, come sopra evidenziato, gi\u00e0 nel 2014 invece alcune regioni hanno manovrato verso l\u2019alto le aliquote dell\u2019addizionale sull\u2019IRPEF forse in risposta ai tagli dei trasferimenti approvati con la legge di stabilit\u00e0 2015 e in relazione alla riforma del patto di stabilit\u00e0 interno a decorrere dal 2015 non pi\u00f9 in termini di tetto di spesa ma di saldo (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, almeno nell\u2019esperienza recente dei comuni, da un lato la contemporanea somministrazione di tagli e concessione di spazi di sforzo fiscale ha contribuito a un utilizzo compensativo\u00a0 della\u00a0 leva\u00a0 fiscale\u00a0 locale\u00a0 mentre,\u00a0 dall\u2019altro\u00a0 lato,\u00a0 la\u00a0 presenza\u00a0 di\u00a0 rilevanti differenziali sistematici nello sforzo fiscale tra comuni in funzione di caratteristiche strutturali, quali l\u2019ampiezza demografica o la dotazione di risorse, segnalano come l\u2019autonomia tributaria ancora oggi operi come un meccanismo di compensazione della imperfetta perequazione delle risorse locali. Anche da questa prospettiva l\u2019avvio della costruzione degli elementi costitutivi di un sistema di attribuzione delle risorse tra enti locali basato su criteri perequativi (fabbisogni e capacit\u00e0 fiscali standard) non pu\u00f2 essere visto che positivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, l\u2019aver lasciato ai comuni margini assai ampi di scelta della combinazione desiderata IMU-TASI ha contributo ad accrescere ancor di pi\u00f9, se possibile, il grado di complessit\u00e0 del comparto dell\u2019imposizione immobiliare, e i conseguenti di costi di <em>c<\/em><em>o<\/em><em>mpl<\/em><em>iance<\/em>, rispetto agli inconvenienti gi\u00e0 pesanti sperimentati con la sola IMU. L\u2019esplosione di una babele di regimi differenziati tra comune e comune per aliquota, disegno delle detrazioni e regimi agevolativi mostra quanto sia necessario trovare una soluzione equilibrata tra esercizio dell\u2019autonomia locale e semplificazione del prelievo a livello territoriale e fa presagire un prossimo possibile intervento di correzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><strong>In allegato \u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icona\" src=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/download\/appendice-tendenze-autonomia-tributaria-enti-territoriali\/'>appendice_Tendenze_autonomia_tributaria_enti_territoriali<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 0.98M<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/download\/appendice-tendenze-autonomia-tributaria-enti-territoriali\/?wpdmdl=5264&refresh=69d4f5b6046dd1775564214\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\"><strong>Note<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">1\u00a0Nel passaggio all\u2019IMU lo sforzo fiscale ICI \u00e8 stato per cos\u00ec dire \u201cinglobato\u201d nello standard IMU: i comuni che avevano esercitato sforzo ICI si sono visti riconoscere le corrispondenti risorse nel passaggio all\u2019IMU standard.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">2\u00a0Nel passaggio all\u2019IMU lo sforzo fiscale ICI \u00e8 stato per cos\u00ec dire \u201cinglobato\u201d nello standard IMU: i comuni che<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">avevano esercitato sforzo ICI si sono visti riconoscere le corrispondenti risorse nel passaggio all\u2019IMU standard.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">3\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0In alcuni casi la ripartizione per scaglioni non risulta conforme a quella prevista per l\u2019IRPEF (Bolzano, Emilia<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">Romagna, Liguria, Marche e Piemonte). Tale conformit\u00e0 diverr\u00e0 obbligatoria a decorrere dall\u2019anno di imposta 2015.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">4\u00a0 \u00a0 \u00a0Anche in questo caso il potere regionale di deliberare aumenti di aliquote \u00e8 stato ripristinato dal 2012 (sospensione disposta dal DL n. 93\/2008, arti 1, comma 7 e soppressa dal DL 201\/2011, art. 13, c. 14, lett. a)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">5 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Tale obbligo \u00e8 previsto per le regioni i cui piani di rientro non presentino tagli di spesa sufficienti. E\u2019 il caso di Molise, Calabria e Campania, in quest\u2019ultimo caso in via permanente per finanziare gli squilibri del settore del trasporto pubblico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">6\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Nella tavola l\u2019intero ammontare dell\u2019addizionale IRPEF comunale viene considerato come sforzo fiscale. Non viene\u00a0 invece\u00a0 incluso\u00a0 nella\u00a0 valutazione\u00a0 dello\u00a0 sforzo\u00a0 fiscale\u00a0 il\u00a0 gettito\u00a0 derivante\u00a0 dall\u2019applicazione\u00a0 di\u00a0 aliquote\u00a0 ICI superiore a quella ordinaria del 4\u2030 che con il DL 201\/2011, che abolisce l\u2019ICI, viene compensato ai singoli enti che lo esercitavano con l\u2019attribuzione di gettito standard IMU insieme con una opportuna rimodulazione dei trasferimenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">7\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Cfr. C. Pollastri e A. Zanardi, \u201cThe determinants of local tax setting in the event of a tax system under reform:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">the case of Italian municipal property tax\u201d (2014).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">8\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Si sottolinea peraltro, che nelle previsioni di finanza pubblica gli effetti delle misure disposte dalla legge di stabilit\u00e0 a carico delle regioni sono iscritte in termini di riduzione della spesa corrente, mentre l\u2019utilizzo della leva fiscale regionale in funzione compensativa dei trasferimenti subiti dalle regioni potrebbe in parte riflettersi su una diversa composizione della composizione delle voci di spesa e di entrata del comparto regionale rispetto alle previsioni.<\/span><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>(*) \u00a0Consigliere dell&#8217; Ufficio Parlamentare di Bilancio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elemento centrale del processo di riforma dei rapporti finanziari tra i livelli di governo, iniziato negli anni \u201990 e proseguito con la riforma costituzionale del 2001 e la legge delega del 2009, \u00e8 il superamento di un modello di pressoch\u00e9 totale centralizzazione del prelievo tributario con l\u2019attribuzione agli enti territoriali di spazi di autonomia nell\u2019attivazione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":928,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-929","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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