Farmaceutica: un intreccio poco ideale per la salute del mondo

Le case farmaceutiche sono riuscite in 11 mesi a creare un vaccino che normalmente si riesce a fare in 7-8 anni (quello della Sars non si è mai trovato). Com’è successo? Innanzitutto hanno usufruito della dichiarazione dell’OMS di pandemia, la quale consente di abbreviare alcune fasi nella ricerca ed essere più celeri. Ciò comporta maggiori rischi in quanto nella ricerca il tempo marginale finale è quello più importante. Ciò solleva non poche preoccupazioni, ma il desiderio di uscire dal tunnel della mega crisi è tale che ogni critica viene bandita. Speriamo che le avversità e gli effetti collaterali siano modesti. 

Ma c’è un secondo e più importante fattore: l’enormità di finanziamenti e di pre-contratti di acquisto dei vaccini fatti dagli Stati con le case farmaceutiche che hanno usufruito di una ricerca pre-competitiva bio-tech che era stata approntata da tempo. Non si spiegherebbe altrimenti come, per fare un solo esempio, AstraZeneca abbia avviato già 10 anni fa un mega polo bio-medicale a Cambridge (120mila abitanti) che oggi dà lavoro a decine di aziende e quasi 20mila persone. 

Pfizer si è avvalsa della collaborazione di una “piccola” azienda (Biontech con 1.300 dipendenti) fondata da due medici figli di immigrati turchi che hanno studiato in Germania e che detiene la proprietà intellettuale del vaccino brevettato. Chi sono gli azionisti di questa piccola società? Il 62% delle azioni (la maggioranza assoluta) appartiene a At Impf Gmbh, un fondo di private equity con sede a Monaco (Germania) che si occupa di garantire alle società che controlla un supporto di servizi, management e business. Il secondo maggiore azionista col 26% è Medine Gmbh, un altro fondo finanziario di una banca. Poi ci sono altri 4 azionisti tutti appartenenti a holding finanziarie o banche (C. Huber 2008 Gmbh, John Berenberg, Invous Group, Gossler & Co. Kg, Janus Henderson Group Plc una finanziaria quotata alla borsa di Londra e con sede a Londra che opera sui mercati mondiali).  

Gli azionisti di Pfizer (un gigante della farmaceutica) sono tutte le cento più importanti società finanziarie e banche del mondo. I primi 5 azionisti sono tutti americani: Vanguard Group con 8,2% delle azioni, poi il gruppo finanziario speculativo Blackrock con 7,7% (che gestisce 19mila miliardi di dollari), poi State Street Corporation col 5,5%, Capital Group col 4,6% e Wellington Management con 4,5%. Questi primi 5 azionisti controllano il 30% delle azioni. Il restante 70% è di proprietà delle principali 100 società finanziarie e banche del mondo anglosassone e occidentale: 73 sono americane, 10 inglesi, 3 francesi, solo una è italiana (G-Holding spa con 209 dipendenti). Ne ricordo qualcuna: Bank of America, Deutsche Bank, Morgan Stanley, JP Morgan, Ubs, Goldman Sachs, Royal Bank of Canada, Barclays e anche quella Henderson International Income Trust Plc, che è un’azionista di Biontech

Vediamo chi controlla l’anglo svedese AstraZeneca. I primi 5 azionisti (tranne la svedese Investor Aktiebolag col 3,9% delle azioni) sono gli stessi: Blackrock ha il 7,7%, Wellington Management il 5,9%, Capital Group il 4,9%, Vanguard con 3,5%. Anche qui seguono 110 azionisti, che sono il gotha della finanza e delle banche mondiali occidentali. 

E infine chi controlla Moderna, l’ultima arrivata al vaccino (anche questo inedito perché usa la metodologia mRNA come Pfitzer). I primi azionisti sono tutti americani tranne AstraZeneca che è inglese: Flagship Ventures Management Inc è il primo azionista con 14,1% delle azioni, seguono nell’ordine Fmr Llc attraverso i suoi fondi finanziari con 9,5%, AstraZeneca Plc (UK) con 7,6%, Mr Stephane Bancel con 6,8%, Vanguard Group con 6,5% e Blackrock con 5%; poi seguono altri 68 azionisti che sono sempre più o meno gli stessi della finanza mondiale e delle principali banche (Morgan Stanley, Goldman Sachs, Credit Suisse, UB, Janus Handerson, Bank of America, Barclays, Abu Dhabi Inv., Wellington Management, etc..

Ciò poi che colpisce è l’intreccio di una miriade di società (spesso con pochissimi occupati tra i maggiori azionisti) il cui intento è creare un sistema a “scatole cinesi” per eludere il fisco.

Cosa ci dicono queste informazioni? Che la grande finanza controlla tutte le big farma, incluse le piccole con cui si sono fatti accordi come Biontech. Inoltre, dicono che oggi esisterebbero i soldi (mai così tanti nella storia) per affrontare i problemi giganti dell’umanità: la fame, altre gravi malattie, il riscaldamento globale, l’educazione dei bambini poveri,…anche se è vero che i profitti sarebbero decisamente minori.

Che le aziende di big farma siano sotto il controllo di gruppi finanziari e banche il cui interesse è quello di realizzare il massimo dei profitti per i propri clienti (circa 20 milioni di ricchi nel mondo, per partecipare a certi fondi occorre un budget minimo di centinaia di migliaia di dollari) la dice lunga in quale mondo storto siamo caduti. E’ ovvio che le aziende possano chiedere prestiti alle banche, ma dopo la grande crisi del 1929 fu introdotta (nel 1933) dal democratico Roosvelt una legge (Glass-Steagall Act) che separava le banche tra chi faceva il classico e sano mestiere (raccogliere dai risparmiatori e prestare a famiglie e imprese) e chi invece faceva speculazione finanziaria. Le prime banche potevano essere salvate dagli Stati, mentre delle seconde rispondevano solo gli azionisti. Ciò evitò che le crisi di alcune grandi banche potessero avere gravi conseguenze sull’economia reale. Con l’abolizione nel 1999 del Glass-Steagall Act gli Stati sono stati costretti (nel 2008-09 per esempio) a salvataggi di molte banche speculative introducendo il principio che se speculi e fallisce lo Stato ti salva (per evitare maggiori danni all’intera economia), se guadagni sono profitti tuoi. Ingiustizie e disuguaglianze create da chi dovrebbe fare invece il regolatore a favore dell’economia reale. Alan Greespan, già governatore della banca centrale Usa, scrisse che “la scelta di abolire lo Steagall Act travolgerà l’economia reale”. 

La globalizzazione avviata nel 2001 con l’ingresso della Cina e la liberalizzazione delle speculazioni finanziarie dal 1999 ci hanno portato in un mondo capovolto dove chi inventa il vaccino può guadagnare (con l’aumento delle azioni) 3,6 miliardi (come i coniugi fondatori di Biontech), l’equivalente di 3mila anni di uno stipendio da 100mila dollari al mese e dove i ricchi delle multinazionali del web, dell’e-commerce, del lusso, etc. continuano ad accrescere i propri profitti sfruttando una crisi diseguale che ha fatto crescere i poveri assoluti (per ora) di altri 150 milioni nel mondo (fonte: Banca mondiale). 

Albert B. Sabin, che nel 1957 scoprì il vaccino contro la poliomelite, non lo volle brevettare rinunciando ad arricchirsi per mantenere un prezzo che consentisse la più vasta diffusione. Sabin aveva visto trucidate le sue nipotine (Amy e Debbie) di 5 e 7 anni dalle SS.  Il profitto sui vaccini Pfizer è dell’80% (19 miliardi) in un mondo dove gran parte dei redditi non sono più tassati perché o finiscono nei paradisi fiscali o si riducono le imposte ai ricchi. 

La mega crisi che porterà ad una regressione storica impone scelte politiche di grande portata: non si tratta solo di combattere i virus con test e vaccini ma di aiutare le popolazioni ad una resilienza e ad una educazione che favorisca la salute con drastici cambiamenti. Nel lungo periodo investire sull’educazione, sulla salute, su sani stili di vita, sul lavoro di giovani e donne, sull’ambiente e la giustizia, su un pensiero autonomo e critico è il miglior modo di aiutare i cittadini. 

Ma ciò significa riportare l’etica al primo posto e creare una economia umana.