Tra noi, neanche il minimo screzio

Fausto Bertinotti, lei e Franco Marini eravate molto diversi? 

«All’apparenza non avevamo nulla in comune: lui un democristiano moderato, centrista, che nella Cisl si batteva contro il sindacato unitario, io nella Cgil e iperunitario. Invece diventammo amici».

Come lo spiega?

«Vallo a sapere. Forse ci accomunava una certa nettezza di posizioni, un tratto del carattere».

E adesso che non c’è più che ricordo ne ha?

«È stato fino all’ultimo un sindacalista. Quella è stata la sua cifra, lo sguardo con cui ha guardato al mondo».

Cos’è stato il sindacato per quelli della vostra generazione?

«Per Franco il sindacato era stata una scuola di vita. Vi guardava come a un’opera di redenzione umana. Una grande storia di popolo, di umili che si mettono insieme per provare a stare meglio, e a cui, quello stare insieme, conferisce magicamente forza e sapienza».

Un rapporto che traeva la sua identità dal mondo del lavoro?

«Marini era legato a Carlo Donat Cattin. Durante la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici nell’autunno 1969 un esponente di Confindustria lo rimproverò: “Si ricordi che lei è il Ministro del Lavoro”. E Donat Cattin disse una frase che oggi nessuno pronuncerebbe più purtroppo: «Io sono il ministro dei lavoratori!».

Marini l’avrebbe detta?

«Non con questa carica provocatoria, ma quello era il comune sentire».

Insomma, erano dirigenti con una radicalità, che si sporcavano le mani?

«Trovo quest’idea dello sporcarsi le mani molto aristocratica, come se il fare fosse il regno della sporcizia e il pensare quello pulito. Ma solo nel fare c’è la redenzione».

Poi vi siete ritrovati, tra il 2006 e il 2008, a presiedere le Camere.

«E non c’è mai stato tra noi il benché minimo screzio».

Pensa che non abbia mai perdonato il tradimento dei suoi per la mancata elezione al Quirinale nel 2013?

«Negli ultimi tempi vi guardava con distaccata ironia. Era un combattente, e sapeva che le ferite si rimarginano, certo gli era bruciato».

Schierò il Ppi nel centrosinistra. Ma non era un moderato?

«A me pare del tutto coerente con la sua vicenda. Lo colloca in un punto moderato, infatti».

 

*da La Repubblica, 09/02/2021