Cari Ministri Bianchi e Orlando

Il contributo essenziale e puntuale di Patrizio Bianchi, che apre questo corposo dossier sul rapporto tra giovani e futuro del lavoro, mi sollecita a inviarvi questa lettera aperta. Siete due persone che hanno dimostrato, negli incarichi istituzionali che avete ricoperto sino ad oggi, di saper governare con logiche sistemiche. Purtroppo, molto spesso i Governi che vi hanno preceduto hanno privilegiato le convenienze più immediate, ricavando, comunque, poco o niente di quello che si aspettavano in termini di consenso.

Non so quanto tempo avete a disposizione, ma vi (e mi) auguro che arriviate a fine legislatura. Proprio per questo, mi permetto di invitarvi a prendere decisioni meditate ma rapide riguardanti la crescita culturale e il lavoro che cambia e nello stesso tempo che manca, negli ambiti delle competenze dei vostri Dicasteri.

La pandemia vi costringe a decisioni anche immediate ed efficaci, che avranno bisogno di tanta pazienza e tanto lavoro per risultare convincenti. Ma, grazie ai programmi che dovranno essere definiti in relazione al Next generation EU, si potranno assumere decisioni che travalicheranno l’emergenza pandemica e permetteranno di delineare un migliore futuro per la qualità del lavoro e del benessere della nostra società.

Vi propongo di puntare a tre scelte sistemiche, che potrebbero essere accolte sia dai giovani che dagli adulti con interesse e indiscusso consenso. Il dossier è ricco di approfondimenti e indicazioni, che suggerisco di prendere in considerazione e a cui rinvio per ragioni di sinteticità.

La prima scelta è quella che considero la vera rottura di continuità rispetto ad anni ed anni di discussioni sul rapporto tra il mondo della scuola e quello del lavoro: l’orientamento. Checchè se ne dica, siamo fermi al “fai da te” delle scuole, che si arrangiano, anche in modo lodevole, per cui non mancano best practices. Nel concreto, però, è un’attività quasi inutile, a livello di talk show di qualche ora, non meritevole di essere neanche menzionata nell’impostazione dell’alternanza scuola-lavoro. Ci vuole una scelta sistemica, che valga per tutto il Paese, che preveda persone esperte, dedicate, da impegnare a tempo pieno. E’ necessario l’ausilio di tecnologie informatiche e persino i social, per aiutare i ragazzi e le ragazze a saper scegliere autonomamente su quali studi puntare. Infine, occorre un impegno programmatico e operativo da attuare anno per anno, scuola media per scuola media, in modo da ridurre al minimo le scelte sbagliate e minimizzare il gap tra domanda e offerta del lavoro. E’ un investimento che deve entrare nell’elenco dei progetti del PNRR.

La seconda scelta, ma non per importanza, è l’opzione preferenziale per gli ITS. Anche questa è prevista dai precedenti PNRR e confermata da Draghi. Ma la sua attuazione non è solo un problema di quattrini (e questa volta se ne prevedono molti). E’ un problema di fattibilità e senza una cabina di regia centrale è difficilissimo che in breve tempo si realizzino almeno due ITS per provincia, calibrando il loro numero e la tipologia sulla base della popolazione e delle specificità produttive settoriali. Per questo si dovranno coinvolgere le forze produttive, sociali ed educative locali. Solo così si potranno utilizzare subito e bene le risorse disponibili. Soltanto così anche i giovani crederanno in una scelta alternativa innovativa e con sbocchi lavorativi sicuramente più realistici che non il solito liceo- parcheggio o lo svalutato istituto tecnico vecchio stile.

La terza scelta riguarda due filoni di intervento. Verso i giovani, da inserire gradualmente nel lavoro, attraverso percorsi che iniziano già quando studiano, facendo metà delle ore di lavoro dei lavoratori anziani. Questo consentirebbe di proiettarli verso la pensione un po’ più tardi (superando quota 100) ma dando loro il ruolo di tutors, cioè capaci di trasmettere il saper fare. Facilitare la diffusione di queste modalità d’inserimento con normative e piccoli incentivi, sarebbe un passo in avanti nel buon funzionamento dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Anche su questo, ci sono significativi contributi nel dossier. 

L’altro filone riguarda gli adulti che perderanno il lavoro dopo la pandemia e quando si supererà il blocco dei licenziamenti. Secondo l’ISTAT saranno almeno 460.000; anche se la metà di questi fosse assorbita nel lavoro che faceva prima della crisi, l’altra metà sarebbe in balia di sé stessa. Ci vuole una corsia preferenziale dedicata a loro, in deroga alle modalità ed esclusività del titolo quinto. A questi soggetti va chiesto di frequentare corsi di riqualificazione e vanno assistiti nella ricerca del nuovo lavoro. Si dovrà studiare per ottenere la continuazione della CIGS o della Cassa Covid. Se non si accetta questo vincolo, valgono le regole ordinarie della disoccupazione. Ma siccome questo sarà un passaggio difficile, sia sindacalmente che per ciascuna persona, andrà previsto un soggetto nazionale pubblico-privato che si faccia carico di questo percorso straordinario.

Tre interventi sistemici (per carità non chiamatele riforme) per parlare con   i giovani e i deboli e aiutarli ad affrontare le difficoltà. Non devo suggerirvi come impostare questo progetto. Ma se vi sembra convincente, sarà fondamentale coinvolgere le rappresentanze degli imprenditori e dei lavoratori e sottoscrivere un Patto concertativo, per responsabilizzarli nella piena e diffusa realizzazione delle scelte condivise. In ogni caso, sarà necessario dare un ruolo vero all’ANPAL. Questa realtà dovrà diventare, in modo univoco a livello nazionale ma con propaggini locali, il braccio armato dei due Ministeri per l’attuazione delle tre scelte sistemiche. Finora non è stata né carne, né pesce. Ha avuto mandati scellerati (i navigators) e presidenze improbabili, ma ha risorse professionali al suo interno capaci e sottoutilizzate.

Le esigenze emergenziali sono da soddisfare, ma c’è bisogno anche di dare prospettive nuove ai giovani e non solo ai giovani. La fiducia sul futuro non può essere soltanto evocata, ma va costruita sin da adesso, facendo vedere, magari,  non il “sol dell’avvenire”, ma un po’ di luce sì. E’ tempo di parole nuove, veritiere, coraggiose. E’ un tempo prezioso, non vada sprecato.