Vaccini, green pass e sindacati

Dopo un’estate italiana passata a discutere sull’uso o meno del green pass per accedere alle mense aziendali, quando in realtà il green pass dovrebbe servire per accedere in ogni luogo, vediamo che cominciano i distinguo, per fortuna, anche nel sindacato confederale.

Prima però vediamo cosa significa essere un sindacato confederale: significa rappresentare gli interessi e i bisogni dei lavoratori e dei pensionati nell’ottica di una crescita e benessere globale di tutto il Paese. La confederalità è il contrario della corporazione, la quale pensa solo alla difesa e tutela dei suoi interessi a scapito di tutti. Ecco, in questo agosto abbiamo visto tante corporazioni, tanta confusione, tantiinteressi di parte e poca confederalità.

La Cisl ha dato, con il suo ultimo manifesto, “Vaccino, unica via”, un segnale chiaro, concreto, senza ombre e dubbi di confederalità. La strada per fare ripartire il Paese, oltre a tutti gli interventi economici e sociali, passa attraverso una cosa sola: il vaccinarsi.

Al di là della capacità dei due soggetti, se saranno in grado, dato i veti politici del centrodestra, di approvare una legge che obblighi al vaccino è compito e missione di un sindacato indicare ciò che è bene per il Paese, i lavoratori e i pensionati. Un sindacato che sia di guida per il movimento dei lavoratori e dei pensionati, che indichi la strada come ha sempre fatto nel passato assumendosi responsabilità anche impopolari: l’accordo del 1984 sulla scala mobile, l’accordo del 1993 con il Governo Ciampi, lo 0,5% di Pierre Carniti, gli accordi Fiat e Fca, i contratti dei metalmeccanici senza la Fiom.

Certo il sindacato non dovrebbe essere solo e non dovrebbe continuare a strizzare l’occhio strabico a no vax, anche se indirettamente, ma il risultato è quello. Sul sito Cgil, infatti, continuate a trovare il mantra landiniano: “La responsabilità di ciò che non fa il Governo non deve ricadere sul sindacato”. Questo è l’esatto contrario della confederalità. Perché, come dicevo prima, è responsabilità “storica” del sindacato confederale essere motore propulsivo dello sviluppo e del benessere del Paese e dei lavoratori e pensionati. Il sindacato confederale in passato è stato esempio di civismo e lotte sociali e ora invece ammicchiamo ai no vax, confondendo il dovere di vaccinarsi con il diritto di non farlo!

 

 

 

Chi ha trasformato il suo sindacato in un movimento, da vent’anni a questa parte, facendo del populismo di pseudo sinistra ha, in realtà, spostato i lavoratori verso la destra e il M5s, con il risultato che oggi ci sono molti lavoratori e anche sindacalisti no vax (anche se molti fanno i distinguo chiunque non si vaccina, salvo patologie, è un no vax e fa il gioco di chi strumentalizza politicamente questa posizione).

È proprio in questi momenti che bisogna avere il coraggio di essere leader sindacale che orienta i lavoratori e non essere seduto in platea in mezzo al pubblico a fare la ola. E poi, comunque, faccio una domanda a Maurizio, ma se il Governo vara l’obbligo vaccinale tu lo sostieni? O sarà di nuovo un pilatesco lavarsi le mani?

Ma bisognerebbe anche avere segnali precisi, non difensivi, da parte di tutte le associazioni datoriali, dal commercio all’industria; occorrono azioni precise indicando ai propri associati come si gestisce il green pass in un negozio o nel bar. Invece si preferisce attaccare il sindacato. Peggio, siamo diventati il Paese che pone problemi anziché offrire soluzioni. Ognuno è bravissimo a nascondersi ponendo problemi a ogni proposta.

Ho sempre sostenuto, facendo il sindacalista, che quando poni un problema devi avere anche una proposta alternativa sennò è meglio tacere. Eppure nella formazione di base la questione del problem solving è uno dei temi principali. Cosa ti chiede un’azienda in un cv? Capacità di lavorare in gruppo e risolvere problemi. Cosa si chiede a una commessa in un negozio? Di gestirlo e gestire la clientela ovvero risolvere problemi.

Invece se si parla di vaccinazioni e conseguente green pass si gioca a creare il problema. Mi viene da pensare che i commercianti preferiscono il lockdown e le chiusure con annessi i vituperati (?) ristori anziché fare una piccola domanda al cliente.

Manca il senso civico, manca la confederalità che non è più solo un termine sindacale ma è colui che pensa a sé stesso collocato nell’interesse del Bene Comune.