La strada maestra è persuasione, incentivi e solidarieta'

Chi ha paura del vaccino va rispettato e ancor più se ha patologie che sconsigliano l’assunzione. Chi strumentalizza il “no” al vaccino e ne fa una bandiera contestativa, sino alla violenza contro persone e istituzioni, va combattuto. Non ci possono essere terze vie. Quanto più i primi prendono le distanze dai secondi, tanto più sarà facile trovare soluzioni che evitino l’obbligo vaccinale per tutti gli italiani sopra i 12 anni. In questo senso, l’estensione del certificato verde anche ai tamponati non vaccinati è una mano tesa ad isolare le posizioni estreme, a ridurre l’area del contagio e raggiungere nel più breve tempo possibile l’immunità di gregge, soglia portata oggi al 90% dei vaccinati.

L’ultimo miglio, com’è noto, è sempre il più faticoso, il più accidentato, il più improbabile. Ma siamo arrivati sulla soglia e non era scontato. L’offensiva dubitativa e oppositiva si era dimostrata subito ricca di argomentazioni: dalla congiura internazionale delle Big Pharma, alla pericolosità dei farmaci di emergenza, dalla servile sottomissione dei medici alla scienza ufficiale, all’attacco alle libertà individuali, alla proposizione di soluzioni meno invasive ma anche meno probabili. Intanto, le terapie intensive si intasavano, l’ossigeno mancava, il personale sanitario dava l’anima e la lista dei morti cresceva. Mi sono sempre chiesto che cosa sarebbero successo se la scelta fosse stata quella di seguire gli argomenti dei no vax più ideololgizzati. E concludevo che, senza dirlo, avremmo assistito ad una passiva attesa del successo dell’immunità di gregge, di questo antico, raccapricciante antidoto della pestilenza.

Consiglio di leggere “La danza della peste” di Charles Kenny (che ha come sotto titolo “storia dell’umanità attraverso le malattie infettive”, Bollati Boringhieri) per documentarsi come i popoli si siano decimati, le città 

 

 

ridotte in borghi, i sistemi sociali ed economici sconvolti. Certo, il progresso è passato anche attraverso queste atroci esperienze, ma riaffidarsi all’evoluzione naturale delle immunizzazioni sarebbe stato anacronistico e colpevole. 

La scienza, per fortuna, ne ha fatto di strada da quando la “peste nera” (Yersinia pestis) distrusse l’impero romano di Giustiniano formato da 26 milioni di sudditi. Nel giro di due anni, la peste ne fece fuori 4 milioni. La scienza e non l’emotività o la bugia di sana pianta (alimentate da social senza etica e intellettuali a cui piace allisciare il pelo) ha avuto un peso decisivo nel convincere la stragrande maggioranza degli italiani della necessità di seguire le sue indicazioni. Lo hanno dimostrato la lotta sul campo dei sanitari, la corsa dei giovani a vaccinarsi e le manifestazioni degli studenti contro il numero chiuso a medicina.

In questo modo, anche il sistema socio-economico ne ha tratto vantaggio. La messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e la massiccia adesione dei lavoratori alla campagna vaccinale sono state vitali per cogliere l’occasione della ripresa dell’economia mondiale e per farsi trovare pronti a reagire alle sollecitazioni della domanda interna. Inoltre, ha anche alimentato uno spirito cooperativo nelle aziende che sarebbe sbagliato non rafforzarlo con un di più di gestione delle residue resistenze alle vaccinazioni. 

Non mi convince l’invocazione dell’obbligo vaccinale per legge, almeno per ora; se poi, ci sarà recrudescenza per l’ennesima variante, si vedrà. In ogni caso, nascerebbe la questione della sua applicazione, di non facile attuazione, a meno che non sia prevista come unica sanzione per il lavoratore autonomo il non esercizio dell’attività e per il dipendente la sospensione del salario o addirittura il licenziamento. Né mi piace che il tampone sia gratuito per il resistente, che non sia affetto da patologie che sconsigliano la vaccinazione. La gratuità del vaccino è sacrosanta. La lotta alla pandemia non prevede discriminazioni reddituali. Invece, chi rifiuta il vaccino, rifiuta anche la gratuità. Quindi, deve pagare ticket, per scelta consapevole, che sia lavoratore dipendente o autonomo.

 

Meglio insistere nel convincimento dei più timorosi e nella ricerca di sistemi incentivanti la vaccinazione non solo con convenienze individuali ma anche con soluzioni solidaristiche verso i meno abbienti o le popolazioni che sono indietro con le vaccinazioni, perché povere (vedere gli articoli di Vendittelli e Pluda). La cooperazione nei luoghi di lavoro diventa la chiave per percorrere l’ultimo miglio.