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Contrapporsi all’arroganza non è solo necessario, ma vitale

Alcuni anni fa ho pubblicato su questa newsletter un articolo che poneva una domanda: “Siamo sicuri che rispetto ai cambiamenti climatici il mondo si divide solo tra negazionisti e preoccupati e non piuttosto in tre: negazionisti, preoccupati e fautori (speranzosi)?” 

Ho ripetuto la tesi in convegni, lezioni, ecc. ricevendo sempre questa stessa domanda: “Ma chi sono i fautori?” La risposta è semplice: sono tutti coloro che si ritroveranno un mare caldo e quindi coste appetibili, terreni immensi da coltivare e accesso a quei tesori minerari, terre rare e ricchezze abiotiche che oggi sono ricoperti da ghiaccio; in buona sostanza sono tutti quelli che ad oggi hanno o influenzano i poteri politici ed economici e che partecipano ai summit delle decisioni climatiche ma distinguono profondamente le parole (anche scritte) dalle azioni reali: tutto promettiamo di cambiare, purché nulla cambi.

Ora che è diventato evidente che i ghiacciai si sciolgono anche al polo Nord, (finalmente anche gli speranzosi vedono realizzati i loro desideri e possono uscire dal loro negazionismo forzato) il burattinaio urla: “Mi serve la Groenlandia, la compro”. Il burattinaio mantiene la tradizione dei suoi primi Presidenti, quando i nascenti Stati Uniti comperavano le terre dei nativi americani. “E se non me la vendete me la prendo” e anche con questa dichiarazione continua la tradizione dei suoi predecessori quando hanno dato spazio all’esercito e ai coloni per uccidere i nativi. E comunque non pensiate di contrastarci con due slitte tirate dai cani”; e cerca di seguire la tradizione di chi diceva “Hanno solo archi e frecce”.

È qui che il burattinaio chiede ai burattini del suo teatro di dimenticare i successi della democrazia, dello Stato dei Diritto, ecc. e di muoversi invece secondo le leggi della frontiera. 

Il piatto è troppo ricco e il futuro dei paesi ex-glaciali apre a prospettive enormi. Del resto il turismo norvegese è già figlio di ex-valli glaciali ora riempite da un mare non gelido per la presenza della Corrente del Golfo; le nostre valli alpine, tanto attrattive per turisti e scalatori, sono tutte figlie del lavoro millenario dei ghiacciai ora disciolti; i terreni sotto i ghiacciai sono pieni di ricchezze superficiali e profonde (in Italia l’unica miniera d’oro sta nelle viscere di valli ex-glaciali come la valle Anzasca).

Non solo, ma più si sciolgono i ghiacci a nord e più a sud avanzerà la desertificazione con aumento delle temperature, variazioni delle fasce climatiche e quindi delle specificità produttive di mari e campagne.

A conferma delle possibili disponibilità e delle nuove appetibilità, alcuni settori economici, soprattutto gli immobiliaristi e gli interessati alle ricchezze minerarie e in genere abiotiche (terre rare ad esempio), si stanno muovendo con gradualità ma con costanza e … speranza.

[Dalla mia esperienza diretta i terreni costieri della Bretagna e soprattutto della Normandia e della Piccardia stanno crescendo di prezzo modificando così un trend consolidato negli investimenti sulle coste].

Sono azioni ancora limitate, spesso di nicchia, ma tutte traggono origine dalla convinzione dell’ineluttabilità dei processi padri dei cambiamenti climatici: lo sviluppo insostenibile è ancora troppo conveniente per gli attuali padroni dell’economia e di parte della politica, tanto da essere convinti che il modello continuerà ad essere imperante sui processi e sulle attività sia produttive sia urbane.

Ma dopo questi primi assaggi è scoppiata l’arroganza che, con velocità inaspettata, ha conquistato la scena; sale sul proscenio direttamente il burattinaio che, dopo un crescendo rossiniano, dichiara: “La Groenlandia mi serve”.

Ma andiamo con ordine e chiariamo il crescendo. L’ex ciuffo biondo al vento, prima si schiera come negazionista, poi aumenta tutte le produzioni inquinanti sponsorizzandone e incentivandone le economie con dazi e/o ospitalità territoriali per i trasferimenti, poi esce da tutti i trattati sul clima e infine, certo di aver contribuito in modo egregio non solo alle attuali mutazioni climatiche e allo scioglimento dei ghiacciai ma anche al loro incedere verso il futuro, riafferma (ora che i ghiacciai si stanno sciogliendo) “La Groenlandia mi serve” con tutto il suo patrimonio di minerali, terre rare e terre vergini. Del resto il Canada avrà tutti i territori a nord, la Russia la Siberia, e gli Stati Uniti è vero che avranno i territori dell’Alaska ma è un fazzoletto (almeno al confronto). E quindi … serve a me per motivi economici, strategici ma anche per una sana ripartizione quantitativa delle ex aree glaciali.

E finché ci sarà lui al comando, stiamo certi che la lotta allo sviluppo sostenibile sarà viva e con grande possibilità di vittoria. Del resto il burattinaio è il massimo garante dell’iniqua ripartizione delle ricchezze, della cultura delle repressioni sociali che accetta e garantisce la giustizia sommaria praticata da formazioni paramilitari (siamo sicuri che non siano le squadracce istituzionalizzate e non solo coperte politicamente?). Ma è anche lo strenuo difensore della supremazia dell’io sul noi, dei confini nazionali a garanzia di un blocco alla mobilità sociale ed economica madre della multiculturalità e quindi di ciò che molti vedono e vorrebbero come futuro del mondo.

Il suo impegno non finisce qui limitando o ostacolando la libera informazione, finanziando solo la ricerca e le Università che si allineano alle sue politiche. Se ci fossero dubbi riporto questo: negli aeroporti USA ci sono controlli sui telefoni e sui social per vedere se sei reo di aver scritto qualcosa contro il burattinaio; se sì, addio ingresso.

Al netto della crescita del mondo informatico, prevalgono le convenienze economiche di breve periodo disinteressate a costruire un futuro complesso figlio di confronto e di integrazione delle diversità, delle diplomazie e di valori plurimi ma non delle guerre siano esse informatiche, economiche, militari.

L’unico futuro che il burattinaio vuole finanziare è quello tecnologico in barba ai valori della complessità dei processi, delle azioni, dei pesi e contrappesi, della filosofia e del valore delle diversità.

Per questo il burattinaio ha coagulato intorno a sé, oltre a molti acquiescenti, pochi uomini ma scelti con molta cura: i più ricchi e tecnologicamente i più potenti. Ha garantito loro che il futuro (almeno quello prossimo) si misurerà sulle tecnologie continuando a dare la dignità di intelligenza (e quindi anche della filosofia) all’artificialità, perché sia chiaro che il prodotto (l’intelligenza artificiale) equivale (e forse è superiore) al suo produttore (la comunità scientifica).

Al grido di siamo i più forti,ha garantito ai più potenti che, almeno fino a quando ci sarà lui, potranno continuare a spadroneggiare, inquinare, comprare uomini e Stati.

I temi dell’equilibrio sociale e ambientale sono i reietti per non parlare di quelli che trattano il diritto internazionale. Dalla sua recentissima dichiarazione sui dazi agli Stati europei che hanno inviato soldati in Groenlandia è evidente che l’unico valore che conosce è la guerra, per ora commerciale, poi … ai posteri l’ardua sentenza.

Contrapporsi non è necessario, ‘è vitale’. È vitale per chi ha un’idea di futuro basato sull’armonia, sull’equilibrio, su un mondo sociale che rispetti i parametri e le differenze compatibili (e funzionali) tra Cittadini e Stati. È vitale per chi pensa che il mondo deve essere organizzato sulnoi e non sull’io,su chi ha ben chiara la differenza che la scuola di Francoforte e Fromm hanno ben spiegato, tra ‘avere o essere’.

Purtroppo gli enormi valori culturali dell’Europa non si sono trasformati in unità sistemica, figlia di diversità ma madre di valori complessi, capaci di produrre equilibrio; si sono persi in politiche miopi che non sono riuscite a superare il concetto di Europa come somma di Stati, vigile difenditrice non della legittimità delle proprie identità e storie ma del perpetuarsi delle proprie diversità. Dobbiamo trasformare le molte culture di cui l’Europa è padrona in un’unità complessa, nel valore olistico delle sinergie, delle diversità, delle complementarietà, delle similitudini e delle convergenze.

Le culture europee devono smettere di praticare l’arroganza dell’IO della propria storia nata dalle guerre e dai conflitti; non è più tempo di conflitti e quelle molte storie le dobbiamo utilizzare nella cultura della complessità, nel valore olistico delle diversità.

Basta con l’aritmetica delle somme e delle sottrazioni; arriviamo almeno all’algebra e al valore dello 0 come equilibrio tra i + e i -. Con ulteriori sforzi di buona volontà si può arrivare anche al valore delle equazioni.

Ma questo è il concetto/valore che il burattinaio combatte, e nel suo parterre,oltre ai ricchissimi e ai tecnologicamente potentissimi, ha tanti burattini, capi di stato secondari che sfruttano la tendenza all’acquiescenza degli ultimi per governare negli interessi dei primi.

Quando la scuola di Francoforte ha studiato l’acquiescenza degli ultimi al potere che nella realtà dei processi le erano contrari, l’ha studiata mentre fascismo e nazismo prendevano e consolidavano il potere.

Facciamo attenzione e riflettiamo bene sul da farsi.

È ora che i cittadini ritornino protagonisti, i cittadini della cultura, delle Università, della ricerca scientifica, delle arti e dei mestieri, i cittadini delle città e delle campagne, i cittadini del noi.

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