Newsletter

Il dollaro sul vulcano

Il deprezzamento del dollaro rispetto a molte delle altre principali monete internazionali e le vulnerabilità del mercato dei titoli pubblici statunitensi (i Treasury bond) rispetto a shock economici esterni e a tensioni politiche interne hanno determinanti comuni: la sfiducia, nutrita dalla maggioranza degli operatori economici, in merito alla capacità dell’Amministrazione Trump di evitare il surriscaldamento dell’economia, di garantire la solvibilità del debito pubblico, di tenere sotto controllo l’inflazione e di gestire le crescenti fratture sociali e istituzionali nel medio-lungo periodo.


Si spiegano così i segnali di instabilità lanciati dai mercati obbligazionari e valutari degli Stati Uniti al culmine delle recenti tensioni sul caso Groenlandia e a fronte delle dissennate iniziative economiche del primo ministro giapponese.


Questa situazione è molto preoccupante per due ragioni. Primo, vi sono fattori strutturali che potrebbero minare il ruolo del dollaro come moneta internazionale dominante e il ruolo di porto sicuro mondiale (safe asset) dei Treasury bond. Secondo, tali fattori rimangono in ebollizione ma non hanno conseguenze esplosive a causa di un vincolo ineliminabile nel breve termine: non vi sono alternative a livello internazionale.


Gran parte delle risorse finanziarie mondiali rimane investita in attività statunitensi faute de mieux. Al riguardo, basti confrontare le dimensioni del mercato statunitense e di quello europeo dei titoli pubblici. Ciò significa che gli assetti finanziari internazionali sono seduti su un vulcano molto attivo ma con la bocca ostruita.

Questa conclusione implica che, in linea di principio, vi siano due sole opzioni in grado di evitare una grave eruzione nell’economia statunitense: (1) una svolta a 180 gradi delle politiche monetarie e fiscali, che Trump bollerebbe però come inconcepibile; (2) investimenti così elevati ed efficienti in termini di crescita della produttività da innescare un ciclo economico molto espansivo che assorba gli squilibri economici interni ed eviti un’impennata inflazionistica.


La seconda opzione affida il futuro degli Stati Uniti agli oligarchi delle grandi società di intelligenza artificiale e al loro indotto; e, in quanto tale, appare inquietante e velleitaria. Ciò rende comunque comprensibile la nomina di Warsh quale successore di Powell alla Fed. Posto che la sua candidatura non venga bloccata dal Congresso, Warsh potrà far leva sulle sue passate posizioni ortodosse per ergersi a tutore della stabilità monetaria in situazioni critiche. Mettendo invece in pratica dichiarazioni precedenti e successive alla nomina e trincerandosi dietro gli effetti dell’intelligenza artificiale, egli non deluderà le aspettative di Trump.
*da InPiù 02/02/2026

Condividi su:

Scarica PDF:

image_pdf
Cerca

Altri post

Iscriviti alla newsletter

E ricevi gli aggiornamenti periodici

NEWSLETTER NUOVI LAVORI – DIRETTORE RESPONSABILE: PierLuigi Mele – COMITATO DI REDAZIONE: Maurizio BENETTI, Cecilia BRIGHI, Giuseppantonio CELA, Mario CONCLAVE, Luigi DELLE CAVE, Andrea GANDINI, Erika HANKO, Marino LIZZA, Vittorio MARTONE, Pier Luigi MELE, Raffaele MORESE, Gabriele OLINI, Antonio TURSILLI – Lucia VALENTE – Manlio VENDITTELLI – EDITORE: Associazione Nuovi Lavori – PERIODICO QUINDICINALE, registrazione del Tribunale di Roma n.228 del 16.06.2008

Iscriviti alla newsletter di nuovi lavori

E ricevi gli aggiornamenti periodici