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E pur si muove?

Nel 1632, Galileo Galilei pubblicò il suo “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” difendendo il sistema copernicano eliocentrico contro quello tolemaico geocentrico e violando così un dogma della Chiesa.
Egli fu costretto ad abiurare alle sue teorie per evitare il carcere o la condanna a morte ma confermò la sua tesi scientifica che è la Terra a ruotare intorno al sole pronunciando davanti al Tribunale dell’Inquisizione la frase a lui attribuita dalla storia: “E pur si muove!”.
Da allora questa frase è stata il simbolo della ricerca della verità e vorremo usarla oggi come incipit delle nostre riflessioni settimanali sulla contrapposizione fra il sistema del mondo fondato sull’imperialismo o meglio sugli imperialismi e un sistema fondato sul diritto internazionale e il multilateralismo.
Vorremmo partire dalle risposte che l’Unione europea ha dato o che dovrebbe dare alla rottura dell’ordine planetario denunciata dal primo ministro canadese Mark Carney a Davos (LINK).
Nei primi anni di questo terzo decennio di secolo e nonostante la crescita tumultuosa dei suoi nemici interni ed esterni, l’Unione europea ha risposto positivamente a sei sfide:

  • reagendo con azioni comuni alle emergenze planetarie alla pandemia e poi alle sue conseguenze economiche e sociali di cui sono stati un esempio i programmi SURE e NGEU,
  • avviando un piano per la transizione ecologica con lo European Green Deal nel quadro degli obiettivi dello sviluppo sostenibile adottati a livello internazionale a metà del secondo decennio,
  • definendo un quadro di regole per governare l’infosfera attraverso le direttive servizi e mercato,
  • confermando i principi di un sistema di assistenza sociale più elevato nel mondo con il Piano d’azione sul pilastro dei diritti sociali adottato a Porto,
  • proteggendo i valori dello stato di diritto all’interno dei suoi confini con le condizionalità legate alle sovvenzioni europee e i ricorsi alla Corte di Giustizia,
  • difendendo l’ordine internazionale fondato sulla inviolabilità delle frontiere e sulle scelte sovrane dei popoli con il sostegno all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin.
    “E pur si muove” o “e pur si è mossa” ma ciò non ha impedito che le risposte a queste sei sfide fossero messe in discussione dagli effetti di un sistema paralizzato e dalla crescita dei nazionalismi legati:
  • all’aumento delle diseguaglianze territoriali,
  • alla messa in discussione delle norme in materia ambientale,
  • alle conseguenze perniciose dell’infodemia,
  • all’emergere di nuove forme di povertà relative e relazionali,
  • alle persistenti violazioni dello stato di diritto,
  • alle guerre e alle violenze alle sue frontiere,
  • all’abbandono progressivo dell’immagine di un’Europa che costruisce ponti (scelta come simbolo significativo sulle banconote dell’euro) per sostituirla con politiche di un’Europa dei muri che appartengono ad un drammatico passato.
    Qualcuno di noi aveva sperato o si era illuso che il passaggio dal secondo al terzo decennio di questo secolo avrebbe coinciso con un impegno collettivo per l’affermazione della sovranità europea in un mondo multipolare come era stato preannunciato da Emmanuel Macron alla Sorbona nel 2017 (LINK) in cui aveva denunciato i nazionalismi, l’identitarismo, i protezionismi e i sovranismi.
    Così non è stato perché la nostra crescente inazione rischia di far prevalere il sistema degli imperialismi e cioè dei nemici esterni travolgendo anche il modello di integrazione europea che abbiamo preservato nell’interesse delle cittadine e dei cittadini europei dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e immaginando che esso potesse essere un modello per la comunità internazionale.
    Come ha detto recentemente Mario Draghi in vista dell’attribuzione del Premio Carlo Magno il prossimo 14 maggio ad Aquisgrana ai nemici esterni si aggiungono agguerriti nemici interni.
    Essi si sono riuniti su invito di due fondazioni rappresentate dalla Accademia polacca Ordo Iuris e dal Collegio ungherese Matthias Corvinus sotto il titolo significativo “The Great Reset: restoring member State sovereignty in the European Union” che hanno presentato un loro corposo rapporto a Washington ai circoli internazionali pro-Trump, un rapporto opportunamente diffuso dalla rivista francese Le Grand Continent e commentato da Laurent Warlouzet (LINK).
    Ai nemici interni ed esterni rispondono tuttavia emergenti iniziative con l’obiettivo di rilanciare il tema della sovranità europea anche come reazione alle iniziative di ostilità anti-Unione europea provenienti dalla amministrazione di Donald Trump che non si limitano alla politica commerciale ma che si estendono all’insieme delle politiche internazionali e che sono state aggravate, dopo il National Security Strategy (LINK) pubblicato dalla Casa Bianca il 5 dicembre 2025, dalla National Defense Strategy (LINK) diffusa dal Dipartimento della Guerra il 23 gennaio 2026 dal titolo significativo “Restoring Peace Through Strength For a New Golden Age of America”.
    E pur si muove? Su iniziativa del leader SPD e ministro delle finanze tedesco Lars Klingbeil, che aveva già manifestato sostanziali cambiamenti nella politica di bilancio tedesca per il 2026, è stato rilanciato ora il direttorio franco-tedesco:
  • con la pubblicazione di un rapporto elaborato dall’ex ministro delle finanze SPD tedesco Joerg Kukies e dall’ex governatore della Banca di Francia Christian Noyer “Financing Innovative Ventures in Europe” (FIVE), (LINK)
  • e con la proposta promossa con il suo collega francese Roland Lescure di riunire le sei più importanti economie europee (Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Italia) sotto la sigla Big Six per una iniziativa definita a due velocità sui temi prioritari per rafforzare la competitività europea.
    Il ministro tedesco, d’accordo con il suo collega francese, ha proposto ai colleghi degli altri quattro paesi iniziative comuni in quattro settori
  • del risparmio e degli investimenti, su cui più forti erano state in passato le resistenze tedesche, con particolare riferimento alle start up e alle scale up,
  • del ruolo internazionale dell’euro facendo leva sulla stabilità dell’Unione europea e sullo stato di diritto ma anche su una riduzione della burocrazia, su un miglioramento del contesto imprenditoriale e su un rafforzamento della sovranità europea nei sistemi di pagamento inclusi quelli digitali e cioè un tema su cui sono rimaste paralizzate per anni le proposte della Commissione europea e i rapporti sul completamento dell’UEM,
  • sullo stretto coordinamento degli investimenti nella difesa con un accento sui sistemi d’arma comuni e appalti congiunti in vista del Quadro Finanziario Pluriennale dal 2028,
  • sul rafforzamento della sicurezza nell’approvvigionamento di materie prime critiche attraverso acquisti coordinati, riserve di emergenza e partnership commerciali strategiche a livello globale per rendere più resilienti le catene di approvvigionamento europee.
    Nonostante il fatto che questi quattro settori siano legati a precise proposte avanzate negli anni dalla Commissione europea che ne detiene il diritto quasi esclusivo di iniziativa, i ministri tedesco e francese hanno ritenuto invece di doverla escludere sia nella fase di preparazione dell’iniziativa che è stata preceduta dal rapporto FIVE sia dagli incontri dei sei paesi che pure avvengono all’interno di un quadro comunitario.
    I quattro settori proposti dai ministri francese e tedesco per una iniziativa “a due velocità” sono inoltre ben più ampi di quelli indicati da Mario Draghi nel suo discorso di Oviedo del 24 ottobre 2025 (LINK) in cui aveva denunciato il fatto che per molti anni l’Unione europea non aveva mutato la sua governance rimanendo chiusa in un sistema confederale incapace di dare risposte adeguate a domande europee e aveva lanciato sorprendentemente l’idea di un “federalismo pragmatico” su cui avevamo espresso una nostra valutazione critica (LINK).
    Quel che vale la pena di sottolineare è la dichiarazione di Lars Klingbeil secondo cui queste iniziative hanno l’obiettivo di “superare l’inerzia decisionale europea di fronte alle crescenti tensioni geopolitiche proponendo un’Europa a due velocità facendo avanzare progetti bloccati dal sistema europeo” e soprattutto l’obiettivo di “promuovere in modo decisivo la sovranità europea”.
    Queste proposte saranno sottoposte alla riunione informale dei leader europei il 12 febbraio nel castello di Alden Biesen in Belgio con la partecipazione di Mario Draghi ed Enrico Letta e poi a margine dell’Eurogruppo del 16 febbraio.
    L’idea di Lars Klingbeil dell’Europa a due velocità ricorda la proposta del suo collega ministro delle finanze CSU Wolfang Schaueble – che usava dire che i ministri delle finanze europei fanno parte di un loro personale partito – lanciata nel 1995 alla vigilia dell’UEM di un nucleo duro (Kern Europe) poi corretta con un approccio più flessibile di un “magnete tedesco”.
    A proposito di sovranità europea vale la pena di riportare la testuale risposta del leader PPE Manfred Weber (proveniente dalla CSU come Wolfgang Schaueble) in una lunga intervista alla rivista Der Spiegel (testo originale in tedesco: LINK; traduzione italiana: LINK) in cui – allontanando definitivamente l’ipotesi di una revisione dei trattati durante questa legislatura – lancia l’idea sorprendente di un “trattato di sovranità” come avrebbe detto François Mitterrand “entre ceux qui voudront” e cioè di una alleanza di paesi volontari limitandolo tuttavia alla sola politica estera e della sicurezza:
    “I trattati europei ci vincolano al principio dell’unanimità in politica estera. Questo ci frena. Per questo sono favorevole a un nuovo trattato, un trattato di sovranità, che consenta agli Stati disposti a farlo di collaborare più strettamente in materia di politica estera e di sicurezza. In questo gruppo non si applicherebbe il principio dell’unanimità. E se si dovesse raggiungere la pace in Ucraina, dovremmo schierare forze di pace europee comuni, come nucleo di un esercito europeo”.
    E pur si muove? Al di là delle forti resistenze che potranno emergere dall’Italia di Giorgia Meloni e dalla Polonia di Donald Tusk che – fra i Big Six – sono ostili al superamento del principio dell’unanimità essendo una delle condizioni preliminari per affermare una vera sovranità europea, l’inazione europea rischia di persistere se non ci saranno concreti passi in avanti sulla via dell’unione dei capitali e dell’unione bancaria, se non sarà superato il metodo confederale nella rappresentanza internazionale dell’euro e se non si adotteranno proposte innovative nei partenariati strategici con le diverse aree del mondo dove prevale il sistema ibrido che ne paralizza l’attuazione come rischia di avvenire con l’accordo del Mercosur.
    E pur si muove? Gli impegni sui temi della difesa appaiono ancora più modesti se gli investimenti nei sistemi d’arma e negli appalti non saranno inseriti in una struttura di comando per la gestione delle forze e in un sistema di governance politica come abbiamo proposto di realizzare all’interno di una “Schengen della Difesa” (LINK risposta a Fabbrini) e come viene suggerito dal generale Vincenzo Camporini (LINK).
    E pur si muove? Provenendo dai ministri delle finanze le quattro priorità rischiano di essere fondate su un terreno scivoloso se esse non saranno accompagnate dall’obiettivo di un debito pubblico nel settore della difesa per non pesare sul bilancio europeo e da risorse proprie per sostenere un ambizioso quadro finanziario pluriennale come viene suggerito nel rapporto del Movimento europeo in corso di approfondimento con il Centro di Villa Vigoni (LINK).
    Infine, la sovranità europea non può essere garantita solo nella politica estera e della sicurezza ma deve essere invece fondata su un sistema di democrazia europea attraverso un processo costituente che dovrà essere avviato dal Parlamento europeo dopo le elezioni europee nel 2029 in cui ai cittadini e ai loro rappresentanti si dia la possibilità di scegliere fra l’attuale modello confederale o un sistema di governo federale.


    *Presidente Movimento Federativo Europeo

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