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Colombo:”Con il Sì, la giustizia dipenderà dal governo”*

Dottor Colombo, cosa c’è in questa riforma che la preoccupa più di tutto?

«Perché ci sia giustizia è necessario che si capiscano le regole. Per fortuna abbiamo come prima regola la Costituzione che ci aiuta molto: ma perché possa farlo bisogna capirla. Mi sono chiesto: i cittadini conoscono davvero l’amministrazione della giustizia? Molti, purtroppo, no. Così ho deciso di spiegare perché l’indipendenza della magistratura è in pericolo, fornendo in primo luogo le informazioni necessarie per comprenderlo».

Qual è il cambiamento più grande che questa riforma introdurrebbe nel sistema giudiziario?

«Al di là delle infinite parole che si sentono sul tema, per dare una risposta plausibile alla riforma, parole spesso inesatte o fuorvianti, essa introduce dipendenza dal potere esecutivo».

Perché?

«Il sistema elettorale è l’aspetto più evidente. I componenti del Csm sono sì sorteggiati, ma quelli indicati dalla politica sono stati prima eletti: il risultato è solo pericoloso».

I sostenitori del Sì dicono che separare giudici e pm rende il giudice più imparziale. Perché è un argomento fuorviante?

«Perché non è vero che il giudice sia parziale verso il pubblico ministero. I numeri sono testardi: se nel 40-50% dei casi il giudice dà torto al pm, come si può affermare il contrario? Io ho fatto il giudice per quasi 16 anni, poi il pm. Ho iniziato in collegio: mi è servito moltissimo e, grazie al confronto con altri colleghi, ho acquisito una visione complessiva della giurisdizione».

L’attuale assetto cosa garantisce che andrebbe perso?

«Garantisce una tutela del cittadino che verrebbe limitata. Il pm diventerebbe più potente e perderebbe il senso della giurisdizione, cioè di affermare il diritto e non un interesse di parte per la dimostrazione della colpevolezza».

L’idea della riforma è ridurre il peso delle correnti. Perché è scettico?

«A parte che le correnti non possono essere criminalizzate: è successo che abbiano commesso irregolarità, ma hanno soprattutto promosso dibattito e adeguamento delle leggi alla Costituzione. Ma al di là di ciò, la stragrande maggioranza dei magistrati è iscritta all’Anm, un sindacato in cui ci sono da sempre più anime. Le correnti ci saranno sempre: se accordi illeciti si potevano fare prima delle elezioni, ora si potrebbero fare dopo il sorteggio».

Con queste ipotetiche nuove regole l’inchiesta Mani Pulite sarebbe stata possibile?

«Dipende. Già attraverso una diversa composizione del Csm sarebbe stato possibile influenzarne l’andamento. Il Csm, oltre ad assunzioni e disciplina, segue percorso professionale e trasferimenti…».

Il suo ex collega Di Pietro è un alfiere del Sì. È sorpreso?

«Non sono sorpreso. Del referendum Di Pietro e io dialogheremo in un incontro che si terrà a marzo a Verona».

La fiducia dei cittadini nella giustizia è bassa. Se vincesse il No, quale riforma farebbe subito?

«Le scoperture di organico incidono sui tempi dei processi. L’articolo 110 della Costituzione è chiaro: al ministro spetta fornire i mezzi perché la macchina funzioni. La priorità è stanziare i fondi per l’assunzione di cancellieri, per l’ufficio per il processo, per strumenti telematici adeguati. Se il Parlamento continua a introdurre nuovi reati, come può la giustizia reggere 2,5 milioni di notizie di reato l’anno? Occorre depenalizzare, educare al senso delle regole, affrontare il problema del carcere, grave sia per i detenuti che per la polizia penitenziaria».

Molti esponenti Pd sono passati dal Sì al No. Perché?

«Si vede che nel frattempo hanno capito meglio la Costituzione».

*da Corriere della sera 09/02/2026

**Gherardo Colombo, protagonista del pool Mani Pulite, ha 79 anni. Da quasi 20 ha lasciato la magistratura e scritto numerosi libri. L’ultimo si intitola La giustizia italiana in 10 risposte e spiega, al di là dei tecnicismi, le ragioni del No al referendum del 22 e 23 marzo.

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