«La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti…..
C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare…..
L’autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti….
In un clima generale di disimpegno, che affiora ogni volta che siamo convocati alle urne, sentiamo l’esigenza di ribadire l’importanza della partecipazione. Tutti noi parteciperemo, perché corresponsabili del bene comune del nostro Paese.
L’invito agli italiani è di andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali…
Si continui, anche dopo il referendum, l’attenzione sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre di molte difficoltà.
Su questi temi, come su tutti gli altri che interessano la nostra convivenza, ci auguriamo che sia sempre vivo un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca del massimo consenso possibile attorno a soluzioni di bene».
*DA Avvenire, Stralcio dalla relazione alla Conferenza Episcopale Italiana del 26/01/2026
**Presidente CEI e Cardinale, Arcivescovo metropolita di Bologna
