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Perchè oggi siamo qui, insieme

Dovete ammettere con me, che non c’è posto migliore, che quello di un’aula universitaria, per dare un riconoscimento al lavoro intellettuale di tre giovani studiosi.

Non c’è ambiente più confacente e gratificante per organizzare un incontro tra chi diventerà lavoratore e chi lo è già, se non un ateneo di fama mondiale.

Non c’è argomento più universale e carico di significati esistenziali, cognitivi, relazionali che quello del lavoro che è stato, che è e che sarà.

Potevamo scegliere di realizzare questo evento in una fabbrica, in un centro convegni, in uno studio televisivo. Ma non avrebbe avuto il senso autentico di questa iniziativa. Questo luogo esalta tanto lo studio quanto il lavoro, tanto la ricerca quanto l’applicazione dei suoi risultati.

C’è stato un tempo che tutto ciò ha prodotto reciproche conoscenze e anche lotte comuni. Hanno generato cultura, rilievo sociale e finanche orientamenti politici innovativi. Penso solo ai grandi contributi dati da   giuristi come Gino Giugni allo Statuto dei lavoratori, da economisti come Ezio Tarantelli all’accordo di San Valentino del 1984, da costituzionalisti come Vittorio Bachelet all’integrazione dello Stato liberale con le esigenze di socialità e uguaglianza. Li cito perché furono anche tempi di estremismo “nero” e “rosso” e le loro idee furono prese di mira, non a caso, dalle Brigate Rosse: il primo gambizzato, gli altri due trucidati proprio nella Sapienza.

Nel nostro Paese, ma anche in sintonia con movimenti che si svilupparono in molte parti del mondo, la contaminazione tra studio e lavoro ebbe un clamore inedito e formò intere generazioni.

Le conquiste di libertà e autonomia nello studio e nella ricerca si confusero con i successi della libertà “dal” lavoro e “nel” lavoro. Contratti nazionali di spessore immodificabile furono realizzati, con grande partecipazione alle lotte anche da parte degli studenti di allora. 

Con enorme meraviglia degli stessi operai. Di pari passi, entrambi i progressi consolidarono le basi della democrazia e della partecipazione, poste a fondamento della nostra Costituzione, scritta dalle forze antifasciste.

C’è stato un tempo, più recente, in cui il consolidamento di quelle conquiste ha portato ad un allentamento del confronto, ad un assopimento delle reciproche curiosità. Il rispetto non è mancato, ma le occasioni di incontro sono state più paludate, i percorsi evolutivi hanno perso di intensità.

Ora è tempo per una ripresa di confidenza. Prescindo, perché sono ottimista di natura, da quanto sta avvenendo nel mondo: 60 guerre in corso, una alle nostre porte, una in tregua, un’altra in corso senza sapere perché. Ma da non sottovalutare, come ci ha ricordato in tempi non sospetti Papa Francesco, quando denunciò la terza guerra mondiale a pezzi.  

La pace va ricercata perché le vere sfide non sono quella di dimostrare chi è più potente o quella di chi pretende più territori. Di fronte a noi c’è ben altro: la questione demografica (troppi vecchi, sempre meno giovani), quella ambientale (circolano ancora troppi scetticismi), quella digitale e della Intelligenza Artificiale (croce e delizia del XXI secolo).

Tutte insieme vanno affrontate, perché cambiano non tanto la quantità quanto la prospettiva in cui si colloca lo studio e la ricerca, ma anche la qualità e il senso del lavoro. Non concedono il lusso di mettere la testa sotto la sabbia. Hanno una forza d’urto imprevedibile e se non gestite, distruttiva delle fonti di sussistenza per molti, della validità del sapere che può diventare rapidamente obsoleto, finanche della coscienza del proprio essere, se non presidiata dalla ragione critica.

Tutto ciò non è futuribile. E’ già nella realtà quotidiana dei luoghi di studio e in quelli del lavoro. Il nuovo non ha le sembianze del già noto, richiede approcci e strumentazioni di nuovo conio.

Però chi studia e chi lavora non può reagire un vecchio luddismo. Sarebbe una battaglia contro i mulini a vento. Non può rinchiudersi in sé stesso, nell’illusione che la tecnologia fornirà conoscenze e sicurezze. Essa crea grandi opportunità e possibilità per realizzare la sostenibilità che deve essere praticata per il futuro dell’umanità. Nello stesso tempo, richiede   responsabilità a chi studia e fa ricerca per poter realizzare ciò che gli piace e a chi già lavora per trovare sempre in quello che fa, un senso positivo e non solo un esercizio strettamente professionale.

Ogni tempo ha avuto i suoi inverni, ma come poi si sono manifestate le primavere è dipeso da come è stato seminato prima e ora è tempo di semina. 

Consentitemi di citare al riguardo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La tecnologia e la scienza sembrano avere oggi bisogno soprattutto di un nuovo e vigoroso apporto di carattere umanistico. Di una nuova ricomposizione dell’unicità del sapere, sempre più avvertita e concretamente sviluppata da discipline che un tempo apparivano estranee le une alle altre. Vi è l’esigenza di rimettere al centro la persona, i valori umani e universali, il senso di comunità che accresce il valore delle relazioni tra le persone, del rispetto e del reciproco riconoscimento di dignità e di diritti.” (Intervento alla cerimonia di conferimento della Laurea magistrale Honoris Causa in “Politica, Istituzioni e Mercato”, in occasione dei 150 anni della Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri”, 10/0372026)

L’IO senza il NOI non può farcela a trovare le risposte giuste alla complessità che sta pervadendo la nostra vita. Bisogna mettere a fattor comune le capacità di ciascuno e umilmente confrontarsi e dialogare nel modo più proficuo per mettere sotto controllo il cambiamento. Far diventare la macchina per l’uomo e non viceversa.

Dunque, siamo qui, non per caso. I tempi nuovi vanno costruiti con pazienza ed impegno. Non sarà il pessimismo che farà fare passi in avanti. Non sarà l’ottimismo di maniera che renderà brillante ciò che sembra opaco. 

Soltanto la ragionevole volontà di non farsi travolgere dagli eventi potrà accompagnare studio e lavoro verso la migliore soddisfazione delle nostre ambizioni.

La Fondazione che ha indetto il bando è intestata a un sindacalista, tra i più innovativi di tutti i tempi moderni. Pierre Carniti, prima di essere stato un eccezionale contrattualista e un vero riformista, è stato un gran secchione, non solo da giovane. Tanto che a lui si adatta a pennello la frase di Michelangelo che a 87 anni, a chi gli chiedeva se era soddisfatto di ciò che aveva realizzato, rispose “io sto ancora imparando”.

In continuità con la visione di Carniti, nel nostro piccolo, vogliamo contribuire a rafforzate i rapporti tra mondo dello studio e della ricerca con il mondo del lavoro. Lo dico a chi insegna a chi ricerca, come a chi impara: diamoci una mano. 

*Vice Presidente della Fondazione Pierre Carniti

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NEWSLETTER NUOVI LAVORI – DIRETTORE RESPONSABILE: PierLuigi Mele – COMITATO DI REDAZIONE: Maurizio BENETTI, Cecilia BRIGHI, Giuseppantonio CELA, Mario CONCLAVE, Luigi DELLE CAVE, Andrea GANDINI, Erika HANKO, Marino LIZZA, Vittorio MARTONE, Pier Luigi MELE, Raffaele MORESE, Gabriele OLINI, Antonio TURSILLI – Lucia VALENTE – Manlio VENDITTELLI – EDITORE: Associazione Nuovi Lavori – PERIODICO QUINDICINALE, registrazione del Tribunale di Roma n.228 del 16.06.2008

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