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Si apre una nuova stagione del diritto del lavoro

Desidero salutare i presenti, i miei studenti, e i rappresentanti della Fondazione Pierre Carniti che ha voluto scegliere la nostra facoltà e il nostro Dipartimento –DISSE – per presentare i vincitori di questo prestigioso premio che oggi verrà assegnato a giovani studiosi di grande valore.

I giovani che oggi sono qui sono studenti del mio corso di diritto del lavoro: a loro ho il compito di insegnare e comunicare l’importanza della nostra materia, il Diritto del Lavoro, che li accompagnerà per tutta la vita. lavorativa.

Una materia interessante e in continua evoluzione. Anche per questo, insegnarla, costituisce per me una grande sfida.

Il mio compito è mettere i miei studenti in grado di studiarla nella sua frenetica evoluzione e di campirne l’importanza per l’impatto che il diritto del lavoro avrà nelle loro vite. Partendo dai principi costituzionali che abbiamo studiato nelle prime lezioni. 

Attraverso il lavoro, la Repubblica garantisce la dignità della persona in riferimento alle formazioni sociali, tra cui vi è l’impresa, in cui l’uomo svolge la sua personalità come ci ricorda l’art. 2 Cost.; garantisce al lavoratore una esistenza libera e dignitosa secondo i parametri dettati dall’art. 36 che afferma il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente; garantisce l’esistenza del sindacato come corpo intermedio e il diritto all’autotutela collettiva (artt. 39 e 40); garantisce  la libertà dell’iniziativa economica privata ancorché nel rispetto di limiti quali la sicurezza, la salute e l’ambiente, come ci dice l’art. 41 cost.; e realizza il diritto a relazioni industriali partecipative secondo i parametri dell’art. 46 e della sua legge di attuazione (l. n. 76/2025) che ho spiegato ai miei studenti quest’anno per la prima volta. 

I miei studenti sono consapevoli della difficoltà che hanno i giovani sia nel competere in un mercato del lavoro dinamico – che richiede elevate competenze -, sia nel contratto di lavoro in contesti caratterizzati dall’uso massiccio della tecnologia, e per questo marcatamente individualisti, tarato sui bisogni individuali che spingono verso l’autonomia individuale a scapito dell’autonomia collettiva.

Essi appartengono alla generazione Z. Per loro non vi saranno tutte le tutele dei loro padri e loro ne sono consapevoli. Per questo auspico una nuova stagione del diritto del lavoro fatta per loro e non contro di loro: penso alle tipologie contrattuali flessibili che andrebbero radicalmente riviste perché eccessivamente penalizzanti per le nuove generazioni; penso al sistema previdenziale che deve fare i conti con il calo demografico; penso alla questione salariale che li spinge a cercare lavoro oltre i confini nazionali dove il lavoro è adeguatamente retribuito.

Per questo motivo, l’iniziativa della fondazione Pierre Carniti merita un plauso: perché da queste tesi di laurea e di dottorato che oggi premiamo possano nascere gli spunti per nuove idee: per il legislatore, per le imprese e per il sindacato, in favore del lavoro delle nuove generazioni.

*Saluto. Professoressa di Diritto del lavoro, Facoltà di scienze politiche, Università Sapienza, Roma

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