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La corsa al digitale. L’Italia è tra le prime potenze mondiali

L’Italia è tra i paesi più avanzati al mondo per quanto riguarda i supercomputer, calcolatori capaci di eseguire enormi quantità di calcoli in tempi rapidissimi che svolgono ormai una funzione essenziale dall’industria alla ricerca fino all’intelligenza artificiale

Un primato che pochi conoscono e che proietta il nostro Paese nell’avanguardia tecnologica mondiale. L’Italia si è affermata da tempo come una delle principali potenze mondiali nel campo dei supercomputer, conquistando un ruolo di primo piano in Europa e posizionandosi stabilmente tra i Paesi con la maggiore capacità di calcolo al mondo.

Grazie a infrastrutture strategiche come il supercomputer “Leonardo”, ospitato al Cineca di Bologna, e HPC6 sviluppato da Eni, il Paese dispone oggi di alcuni dei sistemi più potenti esistenti, in grado di elaborare miliardi di miliardi di operazioni al secondo. Non solo: nel capoluogo emiliano sono presenti anche i quattro supercomputer del Centro europeo per le previsioni meteo a medio termine (Ecmwf) e il data center dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, dove confluiscono i dati degli esperimenti del Cern.

E il primato tecnologico non riguarda soltanto la ricerca scientifica, ma che ha implicazioni dirette sull’economia, sull’intelligenza artificiale, sulla sicurezza e sulla competitività industriale, in un contesto globale in cui la potenza di calcolo è diventata essenziale.

Per capire la portata di questo risultato, bisogna prima chiarire che cosa sia un supercomputer. A differenza dei computer tradizionali, progettati per svolgere una o poche operazioni alla volta, i supercomputer sono costituiti da migliaia -in alcuni casi milioni- di processori che lavorano simultaneamente, consentendo di eseguire calcoli estremamente complessi in tempi rapidissimi. Questa capacità permette di affrontare problemi che sarebbero impossibili da gestire con sistemi convenzionali: dalla simulazione del cambiamento climatico allo sviluppo di nuovi farmaci, dall’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale fino all’analisi di giacimenti energetici o alla progettazione di materiali avanzati. In questo senso, i supercomputer rappresentano oggi una vera e propria infrastruttura critica, indispensabile per la ricerca, l’industria e la sicurezza tecnologica di un Paese.

Questo legame è diventato ancora più evidente con la diffusione dell’intelligenza artificiale, che dipende in modo diretto dalla disponibilità di enormi capacità di calcolo. I modelli più avanzati, come quelli utilizzati per il riconoscimento delle immagini, la traduzione automatica o i sistemi generativi, devono essere addestrati su quantità gigantesche di dati e richiedono milioni di miliardi di operazioni matematiche. Senza supercomputer, questo processo richiederebbe anni; con queste infrastrutture, può essere completato in settimane o mesi. Non a caso, la disponibilità di sistemi di calcolo ad alte prestazioni è diventata uno degli elementi chiave nella competizione globale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Chi controlla i supercomputer, in sostanza, dispone della base tecnologica necessaria per sviluppare le applicazioni più avanzate, con ricadute che spaziano dall’economia alla difesa, fino alla capacità di innovazione scientifica e industriale.

Il simbolo più evidente di questo salto tecnologico è Leonardo, il supercomputer ospitato al Cineca di Bologna, uno dei centri di calcolo più importanti d’Europa. Realizzato nell’ambito dell’iniziativa europea “EuroHPC” e sostenuto da investimenti pubblici nazionali e comunitari, Leonardo è in grado di eseguire centinaia di milioni di miliardi di operazioni al secondo ed è utilizzato per applicazioni che spaziano dalla simulazione climatica allo sviluppo di nuovi farmaci, fino all’addestramento di modelli di intelligenza artificiale sempre più complessi.

Ma il primato italiano non si limita al settore pubblico. Anche il comparto industriale ha sviluppato infrastrutture di livello globale, come HPC6, il supercomputer realizzato da Eni e utilizzato per l’analisi dei dati geologici, la ricerca energetica e lo studio di soluzioni legate alla transizione ecologica. La presenza di queste infrastrutture riflette una sinergia crescente tra Stato, università e grandi aziende, trasformando il supercalcolo in una leva strategica non solo per la ricerca, ma anche per la competitività economica e tecnologica del Paese.

Il controllo della potenza di calcolo è diventato così una questione sempre più centrale anche sul piano geopolitico. Stati Uniti e Cina stanno investendo decine di miliardi di dollari nello sviluppo di supercomputer e infrastrutture per l’intelligenza artificiale, considerati strumenti decisivi per la supremazia tecnologica ed economica del futuro. In questo scenario, anche l’Europa ha avviato una strategia per rafforzare la propria autonomia, riducendo la dipendenza dalle grandi aziende tecnologiche extraeuropee. I supercomputer rappresentano infatti la base su cui si costruiscono tecnologie strategiche che vanno ben oltre la ricerca accademica: dalla progettazione di nuovi sistemi energetici alla cybersicurezza, fino alle applicazioni militari e alla gestione di infrastrutture critiche. In un mondo sempre più basato sui dati, la capacità di elaborarli rapidamente non è più soltanto un vantaggio competitivo, ma una vera e propria forma di sovranità tecnologica.

In questo contesto, l’Italia si è ritagliata un ruolo di primo piano, diventando uno dei principali hub europei del calcolo ad alte prestazioni. La presenza di infrastrutture come Leonardo, insieme ad altri sistemi sviluppati da grandi gruppi industriali e centri di ricerca, ha rafforzato la posizione del Paese all’interno delle reti scientifiche e tecnologiche europee. Una concentrazione di capacità di calcolo che non solo supporta università e ricerca pubblica, ma attira investimenti, collaborazioni internazionali e progetti industriali, contribuendo a consolidare la posizione italiana in un settore destinato a diventare sempre più strategico nei prossimi anni.

Il vantaggio accumulato negli ultimi anni rappresenta però solo una tappa di una corsa tecnologica destinata ad accelerare ulteriormente. La prossima frontiera è quella dei computer quantistici, macchine molto diverse da quelle tradizionali e capaci, almeno in teoria, di affrontare calcoli estremamente complessi in tempi molto più rapidi, sfruttando i principi base della fisica quantistica.

Semplificando: è come se un computer classico dovesse provare ogni combinazione una dopo l’altra, mentre un computer quantistico può esplorarne moltissime insieme, riducendo drasticamente i tempi di calcolo per problemi particolarmente complessi, come la scoperta di nuovi farmaci, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale o la gestione di enormi quantità di dati.

La differenza fra un supercomputer normale e uno quantistico va spiegata. Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione, con centri di ricerca, università e aziende impegnati nello sviluppo di queste tecnologie. Entro la prima metà dell’anno dei due computer quantistici acquisiti con i fondi Pnrr, realizzati da Iqm e Pasqal, al Dama Tecnopolo di Bologna.

“Stiamo lavorando sui computer quantistici, con quattro laboratori a Napoli, Roma, Firenze e Padova, nei quali sviluppiamo qubit con tecnologie diverse perché vogliamo essere in grado come nazione di usare e anche sviluppare questa tecnologia” ha dichiarato Antonio Zoccoli, presidente del Centro Nazionale di Ricerca in Hpc, Big Data e Quantum Computing (Icsc) all’Ansa. L’obiettivo è di riuscire a “ibridare” le tecnologie quantistiche con quelle tradizionali.

“Sempre nella prima parte dell’anno verrà completato l’upgrade di Leonardo chiamato Lisa, mentre a fine anno, o all’inizio dell’anno prossimo, verrà completata l’installazione della AIFactory, uno dei due supercomputer finanziati dall’Unione Europea da 430 milioni di euro che stiamo realizzando in Italia” ha aggiunto Zoccoli. L’obiettivo? Sempre lo stesso, continuare a correre più veloci degli altri in un mondo che viaggia a velocità forsennata

*da Today https://www.today.it/economia/lavoro/primato-italia-supercomputer.html

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